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L’offensiva in corso lanciata dal Marocco contro il difensori sahrawi dei diritti umani a causa delle loro opinioni sulla questione del Sahara Occidentale, ha raggiunto il suo apice l’8 ottobre 2009 con l’arresto di un gruppo di attivisti sahrawi. Il gruppo dei Difensori dei Diritti umani, formato da Ali Salem Tamek, Brahim Dahane, Dagja Lachgar, Ahmed Nasiri, Yahdih Etarouzi, Saleh Lebaihi e Rachid Sghayar, e fermato all’aeroporto Mohammed V di Casablanca, è stato portato davanti al Tribunale militare di Rabat. Dopo essere stati arrestati, i sette difensori sono stati interrogati durante 8 giorni dalle diverse agenzie di intelligence marocchine sulla loro visita ai campi profughi sahrawi di Tinduf, nel sud-ovest dell’Algeria.
Continuano intanto sia la censura mediatica sia la ferocia della polizia nei territori occupati del Sahara Occidentale, dove i sahrawi sono sottomessi a qualsiasi tipo di repressione. Non c’è quindi da stupirsi se le autorità marocchine abbiano confiscato lo scorso 6 ottobre 2009 la carte d’identità e gli effetti personali, compresi i telefoni cellulari, ai cinque attivisti sahrawi dei diritti umani Mohammed Daddach, Larbi Messaoud, Ibraham Ismaili, Ahmad Sibai e Atiko Ould-Baray, a cui è stato anche proibito di viaggiare. I cinque attivisti dovevano recarsi in Mauritania in macchina ma gli agenti della polizia marocchina non glielo hanno permesso. Ciò è avvenuto nel posto di blocco di frontiera chiamato Bir Kunduz, nel Sahara Occidentale. Stessa sorte è toccata pochi giorni dopo a Sultana Khaya, attivista sahrawi dei diritti umani, a cui è stato proibito di recarsi in Spagna per un controllo medico. Sultana è stata arrestata il 10 ottobre 2009 all’aeroporto di Laayoune, interrogata e privata dei documenti d’identità, tra i quali il permesso di soggiorno spagnolo.
Un gruppo di militanti sahrawi dei diritti umani ha quindi annunciato il 26 ottobre 2009 la creazione di un comitato chiamato “Comitato per i sahrawi a cui sono stati confiscati i documenti e a cui è stato proibito di viaggiare”. Il compito e il dovere di tale comitato sarebbe quello di recuperare sia i documenti sequestrati (passaporto, carta d’identità, patente e permesso di soggiorno) sia gli effetti personali, e di difendere la libertà di movimento, la libertà di espressione e qualsiasi forma pacifica di lotta contro la sistematica repressione esercitata dalle autorità marocchine contro i difensori dei diritti umani sahrawi nel Sahara Occidentale, nel sud del Marocco e nelle Università.
Sidi Mohamed Daddach, vincitore del premio norvegiese “Rafto” ed ex-prigioniero di coscienza è stato nominato portavoce di tale comitato. Il Sig. Daddach sarà il responsabile delle mail e della corrispondenza.
Indirizzo mail di contatto: csptidc@gmail.com.
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