associazione (8K)
Attività dell'associazione
saharawi
Attualità Saharawi
sahadoc
Documentazione sui Saharawi
stampa
Rassegna stampa
archivio
Archivio notizie
Il popolo Saharawi

Testimonianza della moglie del prigioniero politico sahrawi Mohamed Elmoutaoikil

Circa alle 06:30, mercoledì 20 luglio 2005, a Casablanca, ho sentito alcuni colpi alla porta. Stupita, ho visto irrompere in casa sei agenti, che portavano via di tutto. I miei bambini ed io eravamo spaventati perché gli agenti gridavano mentre andavano verso la nostra camera da letto, dove mio marito, Mohamed Elmoutaoikil stava dormendo.

Quando mio marito si è svegliato è rimasto sorpreso nel vedere più persone sconosciute nella sua camera da letto; questi lo hanno informato di essere agenti di polizia e di volerlo arrestare. Volevano portarlo via in pigiama, ma egli si è rifiutato e si è cambiato. Mentre se ne andavano uno di loro si è accorto che nel soggiorno c’era un'altra persona. L’hanno svegliato e arrestato, dopo aver verificato dalla sua carta d’identità che era originario di El Ayoun.

Sono stati presi entrambi, mio marito e il nostro ospite, Fdaili Gaudi. Gli agenti della polizia vestivano abiti civili. Mio marito e suo amico sono stati messi in un’automobile civile e sono stati seguiti da altri quattro agenti in un’altra auto e da un altro gruppo in una terza autovettura.

Ricordo che la notte prima avevo notato che gente sconosciuta si muoveva intorno alla casa per tutta la notte, ma non avevo capito che fossero agenti di polizia.

Siamo stati separati da mio marito e dal nostro ospite in un atmosfera orribile, senza ordine giudiziario, dagli agenti della polizia che non hanno neppure mostrato le loro credenziali di poliziotti.

Mentre pensavo di visitare mio marito nella Wilaya di Casablanca, circa a mezzogiorno, sono stata sorpresa da circa sedici agenti della polizia in abiti civili che facevano irruzione nella nostra casa per la seconda volta nello stesso giorno. Non mi hanno mostrato le loro carte di identità. Hanno detto soltanto che erano membri della polizia. Sono andati in giro per tutta la casa prendendo tutte le carte di mio marito, libri, vestiti e documenti personali. Hanno preso alcuni nastri audio ed alcuni video ed alcuni altri documenti dei quali non conosco il contenuto. I nastri che hanno preso sono le cassette per l’apprendimento delle lingue dei miei bambini. Hanno messo tutto in disordine. Hanno anche preso l'automobile di mio marito e un file del quale non conosco il contenuto. Volevano anche prendere la mia radiolina, ma mi sono rifiutata.

Nel pomeriggio dello stesso giorno sono andata alla Wilaya di Sicurezza a Casablanca per vedere mio marito. Mercoledì un ufficiale della sicurezza mi ha informata che non avevano visto Mohamed Elmoutaoikil ed il nostro ospite, Mohamed Fadel (Fdaili) Gaudi.

Fino a giovedì, il 21 luglio 2005, non ho saputo nulla di mio marito e mi domandavo quale " crimine " avesse commesso da essere arrestato alle sei e mezzo, una cosa che ha spaventato molto anche i nostri vicini.

Sono stati portati a El Ayoun, in condizioni disumane, come mio marito mi ha detto più tardi, dopo circa due ore di interrogatorio a Casablanca da parte di Hamidou Laanigri, il direttore generale di sicurezza marocchino. Venerdì sono stati mandati dall'avvocato generale nella Corte d'Appello a El Ayoun, che ha continuato l’investigazione per altre 24 ore. Sabato mio marito è stato trasferito nella prigione Nera di El Ayoun, mentre il nostro ospite, Fdaili Gaoudi è stato liberato.

Ho raggiunto El Ayoun, a 1200 chilometri da Casablanca, con i miei bambini. Quando, lunedì, 1 agosto 2005, sono arrivata e ho visto mio marito ed i suoi compagni sono rimasta scossa. È stato invitato dalla polizia a comparire alle otto circa, insieme con Tamek Ali Salem, Noumria Brahim, Lidri Elhoucine e Massaoud Ela Arbi, davanti al magistrato esaminatore nella Corte d'Appello di El Ayoun. Si sono sorpresi di trovarsi in una prigione segreta appartenente al cosiddetto gruppo urbano di sicurezza, GUS, dove è incominciato di nuovo il trattamento duro: sono stati ammanettati con le mani dietro la schiena e bendati. Sono stati messi a due a due sotto i sedili posteriore della grande automobile della polizia. In questo stato umiliante ed inumano sono stati portati a nord per mettere Tamek nella prigione locale di Ait Melloul e gli altri quattro nella prigione di Oukasha a Casablanca.

Ancora insieme con i miei bambini sono tornata a Casablanca, dove è incominciata la vera sofferenza. Per andare da casa alla prigione, devo pagare 60 MDH al giorno, circa 6 euro, a parte le complicate misure e difficoltà che si incontrano in prigione.

Venerdì, il 5 agosto 2005, sono entrata per la prima volta nella prigione di Okasha, mi era vietato mettermi in contatto con mio marito direttamente, hanno posto alcuni recinzioni che creavano una distanza di circa due metri tra noi, mentre alcune guardie che andavano e venivano davanti a noi ascoltavano quello che dicevamo.

Mio marito mi ha detto che non gli era stato permesso di vedere gli altri attivisti arrestati con lui: Noumria Brahim, Lidri Elhoucine ed ElArbi di Massoud, che sono stati distribuiti in diversi distretti della prigione, con un esagerato controllo su di loro. Inoltre mi ha informata che non avevano detto loro che sarebbero stati messi nella prigione di Okasha e che erano soltanto informati che avrebbero dovuto apparire davanti al magistrato esaminatore di El Ayoun. Sono stati portati dal GUS, senza alcuna sosta e in cattive condizioni, da El Ayoun a Casablanca. Non gli è stato permesso di bere, mangiare o andare alla toeletta durante tutto il viaggio. Dopo, per due giorni non sono stati in grado di muovere le mani!!!!!!!

E ancora, noi, le “famiglie degli attivisti”, non siamo state autorizzate a vederli che una volta alla settimana e siamo controllate rigorosamente, diversamente dalle famiglie degli altri prigionieri. Quando arriviamo alla prigione sentiamo che c’è un maggiore movimento e compaiono alcuni agenti che hanno più autorità degli amministratori della prigione. Siamo sicuri che erano agenti segreti di sicurezza. Quando protestiamo contro certi comportamenti illegali ci rispondono che sono ordini superiori. Anche le mie cose personali sono state prese, benché abbia scritto al ministro della Giustizia e al Presidente del Consiglio Consultivo dei Diritti dell'Uomo e mi sia messa in contatto con molte associazioni di diritti umani in Marocco, che a loro volta hanno scritto agli ufficiali. Abbiamo anche fatto due sit-in di protesta davanti alla prigione, ma invano.

Gli attivisti ancora oggi stanno continuando lo sciopero della fame che hanno iniziato il 9 di agosto 2005, chiedendo il miglioramento delle loro condizioni e il loro rilascio. Le loro vite sono in pericolo, ma le autorità marocchine non hanno reagito in alcun modo.

La cosa più fuori del normale è che i partiti e i media marocchini sono in collaborazione segreta con le autorità marocchine.

Spero che la mia testimonianza sia ascoltata dalle organizzazioni per i diritti umani, dai governi e da tutti i democratici del mondo, allo scopo di salvare le vite di mio marito e dei suoi compagni di prigionia che stanno facendo uno sciopero della fame illimitato.

Minatou Bainaho

Moglie del prigioniero politico Sahraui, Mohamed Elmoutaoikil

Appello d’Aichatou Ramdan Chafii,

moglie del difensore sahraui dei diritti umani Alì Salem Tamek.

Mi chiamo Aichatou Ramdan Chafii e sono una donna sahraui esiliata in Spagna dal giugno scorso con mia figlia Tawra. Sono stata obbligata a fuggire dal mio paese e ad abbandonare la mia famiglia a causa delle rappresaglie, torture ed umiliazioni che ho dovuto subire dallo Stato marocchino.

Mio marito, Alì Salem Tamek, noto difensore dei diritti umani, si trova attualmente dietro le sbarre di una prigione marocchina. E’ stato arrestato arbitrariamente al suo ritorno ad El Ayoun, il 18 luglio scorso, accusato questa volta di avere incitato manifestazioni pacifiche che hanno avuto luogo nel territorio del Sahara Occidentale occupato dalle truppe marocchine e nelle città del sud del Marocco ed anche in quelle città in cui c’è una importante presenza di studenti sahraui. Non è questa la prima volta che mio marito è in carcere poiché è già stato detenuto 4 volte , detenzioni in cui egli ha portato avanti 17 scioperi della fame e di cui porta nella sua salute le sequele.

Durante uno dei suoi soggiorni in carcere io e mia figlia abbiamo subito gravi privazioni. Prive della sua presenza, del suo affetto e del suo appoggio, siamo state entrambe sottoposte a pressioni materiali e psicologiche dolorose, e in più siamo state oggetto a rappresaglie e ad atti degradanti, compreso lo stupro in cui sono stata violentata da 5 agenti dello Stato marocchino.

Mio marito è attualmente in sciopero della fame dal 4 agosto scorso per protesta contro la decisione di trasferirlo in un ospedale psichiatrico e contro le condizioni a cui è sottoposto lui ed i suoi compagni prigionieri.

Da quando ci siamo sposati sono stata durante molti anni senza poter vedere mio marito. Nostra figlia, Tawra, è rimasta due anni senza la sua presenza, ciò che rappresenta più della metà della sua vita. Tutto ciò a causa di detenzioni illegali decretate in piena impunità e con la complicità delle più alte cariche del regno del Marocco.

Come donna violentata da agenti marocchini sono scandalizzata dalle dichiarazioni del re Mohamed VI alle forze di repressione del suo Stato, anche a quelle che stanno violando quotidianamente i diritti umani.

Mi sento obbligata perciò ad appellarmi a voi per chiedervi di salvare la vita di mio marito e quella dei suoi compagni prigionieri politici sahraui.

Le autorità marocchine devono liberare senza perdere tempo tutti i prigionieri politici sahraui, i quali non hanno commesso altro delitto che quello di aver esercitato il diritto universalmente riconosciuto alla libera espressione senza aver mai ricorso alla violenza, malgrado le umiliazioni, le torture e la repressione alla quale sono stati e sono sottoposti.

Faccio appello alle organizzazioni e alle associazioni internazionali dei diritti umani affinché intervengano urgentemente e chiedano al Governo marocchino di togliere lo stato d’assedio che regna attualmente nel Sahara occidentale.

Chiedo all’Alto Commissariato delle Nazioni Unite di inviare una commissione internazionale per controllare le gravi violazioni dei diritti umani commesse nei territori del Sahara occidentale, territori de jure ancora sotto amministrazione della Spagna e attualmente ancora in processo di decolonizzazione sotto la responsabilità delle N:U:

Lancio questo appello urgente alla comunità internazionale ed alle organizzazioni internazionali di difesa dei diritti umani affinché intervengano per la liberazione immediata ed incondizionata degli attivisti sahraui dei diritti umani e dei prigionieri d’opinione come Animetou Haidar, Alì Salem Tamek, Mohamed El Moutawakil,, Lidri Houssein,, Brahin Nuomria, Laarbi Massoud, Hmad Hammad e tutti gli altri in carcere per ragioni politiche.

Mi indirizzo specialmente alle donne per chiedere loro di aiutarmi a far uscire mio marito dal carcere e tutti gli altri prigionieri politici sahraui dall’ inferno delle carceri marocchine in cui sono rinchiusi attualmente.

24 agosto 2005

http://www.arso.org/intifadaaichatou240805.htm#fr

S.O.S. Appello delle madri dei prigionieri politici sahraui

Noi, le madri dei prigionieri politici sahraui, vorremmo informare il pubblico nazionale ed internazionale circa l’allarmante situazione dei nostri figli che continuando uno sciopero della fame illimitato da martedì 9 agosto 2005, per protestare contro le circostanze deteriori ed inumane in cui vivono nella prigiona: Okasha a Casablanca, in quella di Ait Melloul e nella prigione nera di El Ayun.

Il loro stato di salute sta deteriorandosi pericolosamente e ci stupiamo del rifiuto degli agenti della prigione a ospedalizzarli. Alcuni dei nostri figli soffrono di malattie croniche che sono intensificate dallo sciopero della fame; di tanto in tanto cadono svenuti e perdono la capacità di muoversi o parlare.

E’ per questo che:

- Esprimiamo la nostra estrema ansia riguardo allo stato di salute dei nostri figli, particolarmente i quattro prigionieri nella prigione di Okasha: Elmoutaoikil, Noumria, Lidri e Massaoud; è impossibile seguire la loro situazione poiché alle loro famiglie è ancora proibito vederli.

- Richiediamo all’amministrazione della prigione e alle autorità marocchine di assumere la responsabilità di ciò che può accadere ai nostri figli dal momento che continuano a rifiutare loro il diritto di vivere.

- Richiediamo il permesso pei i rappresentanti delle società civili di visitare direttamente i nostri figli.

- Denunciamo inoltre il fatto che sia stato proibiti anche a sette membri dell'Associazione Marocchina dei Diritti Umani "AMDH" a visitare i prigionieri nella prigione nera in El Ayun il 23 agosto scorso.

La situazione è molto seria; noi ci appelliamo a tutte le menti libere, donne, uomini ed organizzazioni per i diritti umani affinché si muovano ed intensifichino la loro pressione sulle autorità marocchine per porre fine a questa tragedia.

Siamo molto preoccupate per le conseguenze di questo sciopero particolarmente se dura più a lungo nella completa indifferenza delle autorità marocchine.

Questo sciopero della fame può condurre ad una catastrofe.

Contiamo su voi per salvare i nostri figli; Aiuto, Aiuto, REAGITE SUBITO, PER FAVORE

24 Agosto 2005

Le madri dei prigionieri politici sahraui

I nostri obiettivi Lo scenario Progetti in corsoMailing list Per contattarci Collegamenti ad altri siti Privacy e copyright