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Il popolo Saharawi

L'espulsione della ”Ghandi saharaui” a Lanzarote crea tensione nel Sahara: gli attivisti denunciano le "persecuzioni" marocchine

“Non possiamo uscire in strada a manifestare”

"È la prima volta che il Marocco espelle un saharauiin questo modo". Al telefono parla Jimi El Galia, dell'Associazione Saharaui delle Vittime di Violazioni Gravi dei Diritti umani (Asvdh). El Galia taccia di "illegale" l'uscita "con la forza" di Aminatu Haidar, presidentessa del Collettivo Saharaui di Difensori dei Diritti umani (Codesa), sabato alle Canarie.

lunedì, 16 novembre 2009

Haidar, la saharaui più premiata per la difesa dei diritti dei saharauis, è atterrata venerdì a L'Aaiún dopo un giro internazionale durante il quale è andata a New York per ricevere il "Premio" Coraggio Civile 2009 della Fondazione Train.

Al suo arrivo nella capitale amministrativa del Sahara Occidentale è stata “trattenuta” per ore ed interrogata fino a sabato quando è stata espulsa a Lanzarote, dove la saharaui ha iniziato uno sciopero della fame che non cesserà fino a quando tornerà a casa sua, a L'Aaiún, come ha dichiarato lei stessa.

L’hanno espulsa sosstiene il Marocco, per il suo rifiuto di riempire la scheda di controllo dei passeggeri che colloca lacittà saharaui nel regno alauita e per la sua rinincia alla nazionalità marocchina.

"Il conflitto sta prendendo un aspetto pericoloso, la repressione è sempre maggiore", dice El Galia, che assicura "malgrado tutto vogliamo uscire e manifestare per Aminatu (Haidar) e per il nostro paese, siamo legati piedi e mani."

L'attivista l'ha chiaro: "Ogni dissidenza sarà schiacciata dal regime marocchino immediatamente, non potrebbe ripetersi una Intifada come quella del 2005", in riferimento all'ondata di manifestazioni pacifiche che si ripetute costantemente nel Sahara Occidentale durante quell'anno per reclamare il diritto all'autodeterminazione dei saharauis.

"Il conflitto risale a 1975 quando la Spagna abbandonò la sua ex colonia, ed è passato per molti cicli e questo è partolarmente duro", racconta Hmad Hmad, membro del Codesa. Il noto attivista, è d’accordo con El Galia. L’unica cosa che posso dire è che la situazione è ogni volta peggiore, le strade sono piene di poliziotti e di militari, molti in borghese, e se alziamo la voce ci zittiranno con fermezza; ci perseguitano anche quando usciamo a prendere per il pane."

Hmad non scopre niente nuovo. Lo ha detto il monarca Mohamed VI alcuni giorni fa nel suo discorso alla nazione in occasione del 34 anniversario della Marcia Verde, operazione con la quale Hassan II si annesse il Sahara Occidentale.

Patriota o traditore

Il re alauita ha detto che non c'è "oramai posto per l'ambiguità o la duplicità, o il cittadino è marocchino o non lo è." O si è patriota, disse, "o si è traditore".

Per il monarca, "non esiste una posizione intermedia tra il patriottismo ed il tradimento, come neanche può continuare a godere dei diritti della cittadinanza, quando la si rinnega, cospirando coi nemici della patria."

Avvertenza col la quae, secondo gli analisti, Mohamed VI faceva un'allusione velata ai sette saharauis di L'Aaiún, rappresentanti di associazioni di difesa dei Diritti umani che sono andati a Tinduf il mese scorso, negli accampamenti dei rifugiati, dove hanno chiesto l'indipendenza del Sahara Occidentale.

Tutti questi, il cosidetto Gruppo dei Sette, composto tragli altri, dai noti attivisti Brahim Dahane, presidente dell'Asvdh, o Ali Salem Tamek, di Codesa, sono stati fermati all'aeroporto di Casablanca l’8 ottobre scorso e da allora sono rinchiusi nella prigione di Sale, a pochi chilometri di Rabat, per essere giudicati da un tribunale militare per tradimento alla patria.

Nuove generazioni

La paura di Jimi El Galia è per le nuove generazioni di saharauis. "Noi lottiamo pacificamente, con la nostra voce come arma, ma i più giovani sono stanchi e vogliono un cambiamento, ogni volta si sentono più tamburi di guerra e questo mi preoccupa."

Tuttavia, dice, "può darsi che quella sia l'unica maniera perchè ci prendano in considerazione e che il nostro conflitto smetta di essere un conflitto dimenticato dal la comunità internazionale."

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