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“Alla nostra interrogazione presentata al Ministro degli Affari Esteri sul sequestro di un gruppo di sette difensori dei diritti umani nell’aeroporto di Casablanca avvenuta l’8 ottobre 2009, il Sottosegretario Scotti ha risposto che il Governo sta seguendo la vicenda e ha dato istruzioni al nostro ambasciatore a Rabat di seguire la situazione in stretto raccordo con i partner comunitari. Il Governo intende in questo modo valutare con gli altri paesi europei le iniziative a favore dei sette attivisti Saharawi utili per una positiva soluzione della vicenda”. Lo rendono noto i deputati Carmen Motta (Pd) e Paolo Grimoldi (Ln) componenti dell’intergruppo parlamentare di amicizia col popolo Saharawi, che aggiungono: “ancora una volta, abbiamo sottolineato al Governo che è indispensabile agire con la massima urgenza ed efficacia affinché gli attivisti siano liberati in quanto rischiano un’incriminazione per alto tradimento che, nel Regno del Marocco, è un reato punito con la pena capitale. Inoltre, abbiamo sottolineato la necessità che il Governo intervenga per fermare l’arresto arbitrario ed illegale di tutti gli attivisti Saharawi e per la tutela e il rispetto da parte delle autorità marocchine dei diritti umani e civili nel Sahara Occidentale. In tale contesto abbiamo segnalato la gravissima situazione in cui si trova Aminatou Haidar, militante dei diritti umani nei territori occupati del Sahara Occidentale, simbolo della violenza a cui sono sottoposte le donne Saharawi, che da dieci giorni ha iniziato lo sciopero della fame a Lanzarote, in territorio spagnolo, per protestare contro la sua espulsione e riaffermare il diritto di tornare nel suo paese e dalla sua famiglia dopo che la Spagna, che l’ha accettata senza passaporto, si rifiuta di farla partire nuovamente per El Aiun nel Sahara Occidentale. Anche sul caso di Aminatou Haidar abbiamo chiesto che il Governo intervenga nei confronti delle autorità spagnole e delle autorità marocchine affinché siano rispettati i diritti delle donne Saharawi e di tutto il popolo Saharawi, vittime di inaccettabili restrizioni della libertà personale e di opinione”.
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