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Il popolo Saharawi

Il Marocco garantisce il passaporto a Haidar se chiede perdono a Mohamed VI

02-12-2009

Le armi sono sono ancora affilate e nessuno fa un passo indietro. Il Governo marocchino non ha mosso di un dito la sua posizione, mentre la salute dell'attivista saharaui Aminatu Haidar si debilita ogni giorno di più, poiché è da 17 giorni in sciopero della fame nell'aeroporto di Lanzarote.

Il console del Marocco alle Canarie, Abderrahman Leibek, ha lanciato un chiaro messaggio alla nota patrocinatrice dei Diritti umani: può avere un nuovo passaporto marocchino "in mezz'ora", a patto che chieda perdono al suo Re, Mohamed VI, e riconosca che la sua nazionalità è marocchina.

"Deve chiedere perdono al Re se vuole avere un nuovo passaporto. Se lo fa non c'è problema a darglielo in mezz'ora", ha sentenziato il console in conferenza stampa, per continuare che, in ogni caso, dovrebbe andare lei a prenderlo al Consolato marocchino, nell'isola di Gran Canaria.

Leibek ha anche detto" non crede nello sciopero della fame" di Haidar. "Io posso dire che sto facendo un sciopero della fame e di notte posso saziarmi e mangiare e sto nella sedia a rotelle e faccio la faccia sofferente".

'Gli attori vivono dell'immaginazione'

La Piattaforma di Appoggio ad Aminatu Haidar, non ha dato importanza alle parole del console ed assicurano che "è una saharaui traditore della causa e come tutti i traditori l'unica cosa che fa è intossicare". Non gli diamo nessun credito perché l'unica cosa che fa è cercare di screditare Aminatu Haidar", ha detto l'attore Guillermo Toledo, portavoce della Piattaforma.

Neanche il console si è mostrato impressionato per gli appoggi che sta ricevendo l'attivista saharaui, sia di artisti, che di politici e di altre personalità nel mondo della difesa dei Diritti umani, affermando che a lui quelli appoggi " né gli vanno né gli vengono." "Gli attori e gli scrittori vivono dell'immaginazione e sono molto lontano dalla realtà, ma la politica è un'altra cosa molto distinta", ha aggiunto.

Al suo giudizio, la situazione di Haidar è un "problema politico" voluto dall'Algeria e dal Fronte Polisario e non" di Diritti umani."

Leike ha sottolineato che lui è saharaui ed è stato sette anni nelle prigioni dell'Algeria. Ha affermato che "tutti i saharauis sono vittime del delirio di grandezza" di quel paese che, a suo giudizio," ha creato il problema del Sahara per dominare l'ovest africano" e considerò che" il destino è segnato" perché" il Sahara è già marocchino", poiché "il 95 percento dei saharauis stiamo per l'unità."

Aminatu Haidar vuole ritornare a L'Aaiún, la capitale del Sahara Occidentale, dove vive vicino ai suoi due figli. Lì, il passato 14 di novembre, fu espulsa dalle autorità marocchine per aver scitto nel biglietto di sbarco che la sua nazionalità era saharaui, come aveva fatto in altre occasioni. Nell'aeroporto di L'Aaiún è rimasta 24 ore fermata e sottoposta ad un duro interrogatorio.

Le autorità marocchine l'imbarcarono a forza su un aeroplano di rotta a Lanzarote, dove la Polizia spagnola l'autorizzò ad entrare senza il passaporto, documento indispensabile per i marocchini. Alcune ore più tardi, non le permisero di uscire dalla Spagna e prendere un altro aeroplano di rotta a L'Aaiún, dicendo che non aveva il citato documento, senza il quale era potuta entrare nel paese.

http://www.elmundo.es/elmundo/2009/12/02/espana/1259758185.html

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