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Il popolo Saharawi

LETTERA AI RAGAZZI PER AMINATOU HAIDAR.

8 dicembre 2009

Cari amici, vi mando la mia Lettera ai ragazzi per Aminatou Haidar, che farò circolare nelle scuole e negli incontri con i ragazzi.

Un saluto.

Sabrina Giarratana

LETTERA AI RAGAZZI PER AMINATOU HAIDAR.

Stammi vicino, guidami tu

Spirito Grande di Aminatou

Dammi la forza, dammi coraggio

Per affrontare il mio viaggio.

Cari ragazzi,

oggi vi scrivo per Aminatou Haidar, attivista dei diritti umani sahrawi che ho avuto la fortuna di conoscere a Bologna nell'estate 2006 e di incontrare di nuovo a Bologna nel febbraio 2009. Aminatou non solo ha dato il nome a due delle tre protagoniste del mio libro sui sahrawi, ma ne è anche diventata lo Spirito Guida.

Ma chi è nella vita Aminatou Haidar?

Aminatou Haidar vive nel Sahara Occidentale occupato dal Marocco dal 1975.

E' stata arrestata più volte nella sua vita solo per avere lottato pacificamente per rivendicare il diritto all'autodeterminazione del popolo sahrawi e il rispetto dei diritti umani nel Sahara Occidentale.

La prima volta nel novembre 1987, aveva vent'anni, era studentessa, e dopo avere partecipato a El Ajoun a una manifestazione contro l'occupazione marocchina è stata prelevata dalla polizia ed è sparita per quasi quattro anni. Desaparecida. Scomparsa. Nessuno ha saputo più niente di lei fino al giugno1991, quando è stata liberata.

Nel 2005 è stata arrestata un'altra volta: ha trascorso sette mesi nel Carcel Negro di El Ayoun, poi è stata liberata di nuovo. Grazie ad Amnesty International, che le ha conferito lo status di prigioniero di coscienza, e alla pressione di altre associazioni e personalità in altri paesi, Aminatou ha ottenuto finalmente un passaporto per uscire dal Marocco e per andare a testimoniare in altri paesi, prima in Europa, poi negli Usa e in Africa, la sua storia e la storia del suo popolo.

Ha ricevuto negli ultimi anni importanti riconoscimenti. Nel 2006 il Comune di Napoli le ha conferito la cittadinanza onoraria. Nel 2008 a Washington ha ricevuto il Premio Fondazione Robert Kennedy per i diritti dell'Uomo e il 20 ottobre 2009 a New York il Premio Coraggio Civile della Fondazione Train.

Il 13 novembre scorso, di ritorno ad El Ajoun dagli Stati Uniti, è stata trattenuta dalle autorità marocchine all'aeroporto solo per avere scritto nella carta di sbarco che è cittadina del "Sahara occidentale" e non del "Sahara marocchino".Per questo le è stato requisito il passaporto ed è stata

spedita su un aereo a Lanzarote, isola delle Canarie, dove le autorità spagnole le hanno permesso lo sbarco nonostante fosse senza passaporto. Quando ha cercato di ripartire per El Ajoun, le è stato impedito perché priva di passaporto. Da allora Aminatou è in sciopero della fame all'aeroporto di Lanzarote perché rivuole in suo passaporto. E' un suo diritto riaverlo, è un suo diritto tornare a casa dai suoi figli e da sua madre.

Nonostante si siano sollevate per lei voci importanti dal mondo della cultura al mondo delle istituzioni internazionali (in Italia di tutto questo si è parlato pochissimo, è uscito un articolo sul Manifesto, poi sul Mattino di Napoli, poi sulla Stampa e infine sull'Unità), mettendo in luce il ruolo politico ambiguo della Spagna in questa vicenda (la Spagna vorrebbe risolvere il caso Haidar senza inimicarsi il Marocco, ma i diritti umani vanno rispettati!) nonostante per un attimo ci sia sembrato che la situazione si sbloccasse e Aminatou potesse tornare a casa, la situazione ancora non si sblocca e Aminatou al suo ventiduesimo giorno di sciopero della fame all'aeroporto di Lanzarote rischia la vita.

Potrebbe riavere il suo passaporto solo se chiedesse scusa al Re del Marocco.

Noi, che non siamo né diplomatici né politici, ci domandiamo: e di che cosa dovrebbe chiedere scusa? Del fatto che esiste?Del fatto che esiste il suo popolo? Della sua lotta pacifica per una causa giusta? Del suo coraggio civile in un mondo governato dalla viltà e dall'inciviltà? Della sua anima grande che la porta a mettere a rischio la sua vita per i suoi figli e per tutti i figli del popolo sahrawi e perché questa è l'unica strada per accendere i riflettori sul suo popolo di cui nessuno parla?

Io non so che fine farai cara Aminatou, se sopravviverai al tuo sciopero della fame. Spero e prego da molti giorni Dio e Allah insieme affinché questo avvenga, perché perderti significherebbe un crimine contro l'umanità di cui tutti noi amici del popolo sahrawi porteremmo il peso dentro, anche se non ne abbiamo colpa.

Che cosa possiamo fare noi, allora, da qui? Noi, voi ed io, che non siamo proprietari di mezzi di comunicazione come TV, radio, giornali,ma abbiamo un mezzo di comunicazione comunque potente come le nostre parole e le nostre bocche? Usiamole. Il più possibile e al meglio.

Per dire la verità sul popolo sahrawi. Per dare voce a chi non ha voce.

Aminatou, nell'ultimo incontro fatto a Bologna a febbraio 2009, ci ha lanciato un messaggio importante: ci ha ricordato che noi abbiamo la LIBERTA' di parlare. E' una grande libertà, di cui godiamo senza nemmeno renderci conto, che lei nel suo Paese non ha.

Mettiamo questa nostra libertà al servizio della sua. Facciamo sentire la sua voce attraverso le nostre voci. Ma che siano tante. E' l'unica cosa che possiamo fare, tenacemente e con umiltà, come Aminatou ci insegna tutti i giorni.

Grandi voci hanno già fatto sentire la loro per Aminatou: il premio Nobel per la letteratura José Saramago, il premio Nobel per la pace Rigoberta Menchu Tum.

Ma tutti possiamo farlo. Se avete voglia di far sentire la vostra voce per Aminatou, potete scriverle a questo indirizzo mail: todosconaminatou@gmail.com

Auguro LUNGA VITA AD AMINATOU, qualunque cosa le accada.

Sabrina Giarratana

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Aminatou Haidar l'attivista che rimette i Saharawi al centro del dibattito europeo

Cosa sia la "questione Saharawi" non lo sa quasi nessuno, nonostante in questo momento stia mettendo a serio rischio i rapporti diplomatici tra la Spagna e il Marocco, a causa dell'attivista del Fronte Polisario Aminatu Haidar.

Ma andiamo con ordine. I Saharawi sono una popolazione del Sahara Occidentale che vive da profuga nel deserto algerino, dopo che il Marocco ne ha occupato i territori nel 75. Le relazioni diplomatiche tra il Marocco e i Saharawi, praticamente non esistono, anche perché questi ultimi sono riconosciuti ufficialmente dall'Unione Africana, ma non dall'Onu che da tempo fa orecchie di mercante rispetto a questo problema. Un problema lungo 2700 km, tanti quanto il muro che divide la popolazione saharawi dal proprio ex territorio. Un muro più lungo di quello di Berlino e più di quello di Gaza, che però, per i "grandi" della terra si perde tra la sabbia del deserto africano.

Aminatou Haidar è un'attivista che lotta per l'indipendenza delle popolazioni del Sahara Occidentale (candidata nel 2005 al premio Sakharov per la libertà di pensiero, e nel 2008 al premio Nobel per la Pace, e sempre nello stesso anno ha vinto il Robert F. Kennedy Human Rights Award) che da tre settimane ormai è in sciopero della fame a Lanzarote, dove è stata cacciata dopo essere stata espulsa dal Marocco. Il motivo dell'espulsione è che la Haidar sul suo visto d'entrata invece di aver scritto di essere marocchina aveva scritto di essere residente del Sahara Occidentale (il popolo saharawi, ovviamente, non è riconosciuto dal Marocco), e così il Marocco l'ha espulsa dato che, dicono le autorità marocchine "ha rifiutato la sua nazionalità" e l'hanno messa sul primo volo per le Canarie. La Spagna, ex colonizzatrice in terra sahariana, a quel punto si è dovuta accollare la patata bollente e ha proposto all'attivista la cittadinanza spagnola "a titolo eccezionale"; cittadinanza rifiutata dalla Haidar, con l'accusa alla Spagna di fare il gioco del Marocco.

Zapatero, alla terza settimana di digiuno dell'attivista, ha dovuto ammettere che ci sono "difficoltà" nei rapporti con lo stato africano. "È normale che a volte possano sorgere difficoltà diplomatiche tra la Spagna e i suoi vicini, ma alla fine deve prevalere l'interesse generale". Il problema, però sta proprio nel concetto di interesse generale, che tra Spagna e Marocco sembra non convincere, e nel frattempo a farne le spese è la Haidar. Nel frattempo il ministro degli esteri Miguel Ángel Moratinos ha chiesto al Parlamento di firmare una petizione in cui si chiede alla pacifista di interrompere lo sciopero della fame e al Governo marocchino di assumersi le proprie responsabilità.

E' stata anche paventata l'ipotesi di alimentazione forzata, ma i giudici sono divisi dato che l'ultima legge sull'Autonomia del Paziente permette a quest'ultimo, appunto, se nel pieno delle proprie capacità mentali, di non alimentarsi e questa sembra essere la volontà della Haidar.

Il console Marocchino alle Canarie ha detto che la Haidar "riceverà la cittadinanza in mezz'ora, se solo chiederà scusa al re", ma non sembra questa la volontà della Haidar, che ha già passato sei anni nelle prigioni marocchine. Impotente, anche questa volta, sembra l'Onu davanti all'impasse che si fa sempre più forte dal momento che stamattina la Haidar ha rifiutato qualsiasi visita medica.

Bloccata nell'aeroporto come una moderna Viktor Navorski, il personaggio di Tom Hanks in The Terminal, la Haidar è riuscita dove da anni la diplomazia fallisce, ovvero portare l'attenzione della causa saharawi all'attenzione del grande pubblico e la Spagna di fronte alle sue responsabilità di ex colonizzatrice.

Dal Fronte Polisario (Fronte di Liberazione Popolare di Saguia el Hamra e del Río de Oro) che rappresenta il popolo saharwi, fanno sapere che il rischio è alto. I Saharawi hanno portato avanti la propria battaglia per i propri diritti in maniera pacifica, chiedendo un referendum per l'autodeterminazione, che il Marocco non ha mai voluto concedere (ufficialmente sono in trattative per decidere una data), ma adesso il Fronte minaccia di abbandonare la strada pacifica, nel caso in cui l'attivista dovesse malauguratamente perdere la vita. Il Segretario generale del Fronte e Primo Ministro dell'autoproclamata Repubblica Democratica Araba dei Sahrawi (Rasd), Taleb Omar, ha sostenuto oggi che se la Haidar muore finiranno gli "argomenti per continuare una via pacifica". Un'affermazione forte rischia però di indebolire la lotta dei saharawi, col rischio di farli passare per semplici terroristi agli occhi di chi non ne conosce bene la causa.

http://www.agoravox.it/attualita/mondo/article/aminatou-haidar-l-attivista-che-11440

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