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Il popolo Saharawi

Da un'intervista del 2004 di Fabrizia Ramondino a Saramago

9 dicembre 2009

Vi copio qui sotto un'intervista di Fabrizia Ramondino a José Saramago del 27 marzo 2004, utile da rileggere ora.

E' pubblicata a questo indirizzo: www.premionapoli.it/2008/pespo.html

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Un esilio da non dimenticare

Intervista di Fabrizia Ramondino a José Saramago

Pubblicata dal quotidiano italiano "il manifesto" (27 marzo 2004) e >posta nel quaderno "Sahara Occidentale, la costruzione dell'oblio" di Jean Lamore (L'alfabeto urbano, Associazione Haima, Napoli, 2007).

José Saramago è stato invitato il 15 e 16 marzo 2004 a Pontedera (Italia), per il conferimento della cittadinanza onoraria, Saramago, e sua moglie Pilar Del Rio, sono custodi del libro "Necessità dei volti", che testimonia, attraverso fotografie raccolte durante la resistenza all'occupazione marocchina del Sahara Occidentale, l'eccidio e la diaspora del popolo sahrawi costretto da quasi trentanni a vivere in tendopoli in uno dei luoghi più inclementi del Sahara algerino; e nel contempo l'oppressione a cui è sottoposto il popolo marocchino, vittima e/o carnefice a un tempo a causa del regime di Hassan II e del suo giovane erede. Dal 1991, anno del cessate il fuoco, vige nel territorio dell'ex colonia spagnola una tregua sotto l'egida dell'Onu (controllata dalla Minurso) che prevede la realizzate di un referendum di autodeterminazione. Da allora da un lato la monarchia marocchina ostacola con tutti i mezzi il processo di pace che prevede il referendum, dall'altro James Baker, inviato speciale di Kofi Annan per il Sahara Occidentale, non si è mai impegnato adeguatamente per imporre al Marocco, forte di potenti alleati occidentali, il rispetto degli accordi.

Prima del conferimento della cittadinanza onoraria Saramago ha salutato lo scrittore franco statunitense Jean Lamore, al quale Fatima Mahfoud, rappresentante del Fronte Polisario, e l'assessora alla cultura del comune di Pontedera Daniela Pampaloni, hanno consegnato la terza copia del libro "Necessità dei volti". L'indomani mattina abbiamo incontrato di nuovo Saramago, alla presenza della moglie Pilar Del Rio, per un'intervista.

Fabrizia Ramondino: Come collocare la questione sahrawi nel nuovo scenario internazionale? Si può parlare di un "nuovo ordine mondiale"?

José Saramago: Se pensiamo che ci sono, o ci saranno in seguito, condizioni perché si delinei qualcosa che si possa chiamare "nuovo ordine mondiale", se guardiamo a come questo processo dovrà avere a che fare con tutto il mondo e se pensiamo alla quantità di problemi di ogni tipo presenti oggi, la finzione di questo "nuovo ordine mondiale" è evidente. D'altra parte un "ordine mondiale", non esiste. Gli Stati Uniti pensano ai propri interessi, agiscono concretamente per sfruttare al massimo il pianeta a profitto della propria economia. Questo è tutto. Il problema del Sahara Occidentale, la soluzione del conflitto, è un problema serio e va risolto. È chiaro che non sarà facile farlo. Certo i potenti sono obbligati a fare i conti con l'opinione pubblica mondiale, ma per loro la questione sahrawi non è rilevante. Contro la preparazione della guerra all'Iraq si sono mobilitati milioni di persone nel mondo. Nel caso del Sahara Occidentale non c'è stata a suo tempo ne ci sarà la stessa mobilitazione. Questa è la realtà, eppure dobbiamo fare qualcosa. Non so bene cosa fare o cosa dire al Fronte Polisario e al popolo sahrawi: credo che finché il Marocco manterrà un freno all'integralismo religioso interno e si mostrerà un alleato fedele, le potenze occidentali non saranno disposte a complicare la vita al re e ad avviare una soluzione vera del conflitto. In questo senso le proposte di Baker mi ricordano quello che sta accadendo in Palestina con la "Road Map", un piano che in fondo non significa niente, è un palliativo che non porterà a nulla di significativo per i palestinesi. Il piano Baker, che non propone l'attuazione immediata di un referendum per il Sahara Occidentale, è il massimo che offrono. Immagino che si debba fare di tutto per svegliare l'opinione pubblica, che questa sia la strada migliore.

F. R.: In passato lei ha consigliato ai sahrawi di utilizzare internet come hanno saputo fare gli zapatisti in Messico.

J. S.: Si, mi ricordo. Nella situazione concreta dei sahrawi sarebbe importante farlo con la stessa intensità e efficacia mostrata dagli zapatisti. Dalla selva Lacandona continuano a avere un rapporto con il mondo, sono riusciti ad avere un riconoscimento, anche se per il governo messicano il riconoscimento è stato come dare una caramella a un bambino affinché non dia più fastidio. Internet è uno strumento, e come tale va utilizzato.

Ho in custodia una delle copie di "Necessità dei volti", è un documento straordinario sulla guerra nel Sahara Occidentale e bisogna farlo conoscere, ma se resta da solo non potrà servire. È un documento ammirevole contro la guerra che resterà attuale sempre perché riguarda l'umanità intera, eppure sarà insufficiente se non facciamo anche altro. Bisognerebbe pensare a altre edizioni più economiche, a tirature maggiori, a mettere insieme tutti gli affidatari del libro per iniziative che abbiano un peso reale. E le stesse cerimonie di affidamento dovrebbero riuscire a mobilitare l'opinione pubblica, a coinvolgere i media internazionali. Bisognerebbe pensare a incontri utili a informare moltissime persone, se rimarremo soli falliremo. Quando saremo un numero sufficiente di affidatari dovremo pensare a iniziative molto concrete, visibili ed efficaci. Bisogna fare presto, il "poco a poco" a questo punto non serve.

F. R.: Ma come fare, la stampa non riserva ai sahrawi nessuno spazio. Sembra che per avere spazio nel sistema dell'informazione bisogna trasformarsi in assassini e ammazzare qualcuno.

J. S.: In tre affidatari possiamo fare poco, per ovvi motivi: quando saremo un numero maggiore aumenteranno le possibilità per agire. Andiamo avanti "poco a poco", ma affrettiamo il passo, affrettiamo questo "poco a poco", e creiamo ulteriori possibilità di azione: sono già passati trent'anni, sono già cresciute due generazioni di bambini in esilio. Dobbiamo anche pensare a un contatto con il popolo marocchino, a informarlo su cosa è accaduto e accade nel Sahara occidentale. I marocchini purtroppo sono completamente soggiogati da un regime poliziesco, da un apparato formidabile di censura e disinformazione. Bisogna superare la censura del re e iniziare a dialogare direttamente con il popolo marocchino.

F. R.: Per i sahrawi il cambio politico di questi giorni in Spagna avrà conseguenze positive?

J. S.: Chi farà in Spagna qualcosa per i sahrawi? Non so, finora nessun governo ha voluto dare fastidio alla monarchia marocchina. Re Juan di Spagna si comporta da stupido e chiama fratello o cugino il re del Marocco. Cosa si può sperare? Vince l'ipocrisia, la ragione di stato. Non so ancora se Zapatero farà qualcosa, ne sarei felice. Nei limiti del tempo a disposizione e degli altri impegni che ho, sono qui a continuare la collaborazione con i sahrawi e con "Necessità dei volti". Quella sahrawi è una causa giusta, per questo è importante raggiungere molte persone, anche via internet, e contare sulla mobilitazione delle coscienze. Non bisogna lasciare da soli i sahrawi.

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