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Mohamed Bouzoubaâ, ministro della Giustizia del Marocco, stima che i detenuti arrestati in seguito agli ultimi avvenimenti ad El Ayoun, godano di tutti i loro diritti. L'istruzione dei loro dossier sarà presto riaperta.
Domanda: Da alcuni giorni, lo sciopero della fame dei detenuti sahraui, arrestati per le manifestazioni ad El Ayoun, fa molto rumore. Che cosa succede esattamente?
Risposta: Effettivamente, questi detenuti stanno facendo uno sciopero della fame. L'amministrazione penitenziaria è entrata in loro contatto fin dalle prime ore dello sciopero ed anche prima per conoscere le loro lamentele. Innanzitutto, alcuni di essi hanno precisato che il Ministero della Giustizia doveva negoziare esclusivamente con Ali Salem Tamek, anche lui detenuto nell'ambito di questo affare. È una prima aberrazione. Inoltre, quando discutiamo con loro, siamo meravigliati di vedere che le loro rivendicazioni si riducono alla richiesta di togliere un sedicente embargo sul Sahara ed alla loro liberazione immediata senza nessun processo. Esigenze non solo strambe ma anche e soprattutto inaccettabili.
D: Che cosa ne è delle loro condizioni di detenzione?
R: Tutte le loro domande relative alle condizioni di detenzione sono state prese in considerazione ed interamente soddisfatte. I quattro detenuti della prigione di Casablanca hanno chiesto di essere raggruppati in una stessa cella: abbiamo risposto positivamente alla loro richiesta. Hanno voluto beneficiare di visite dei loro familiari: non abbiamo avuto nessuna obiezione. Tutto sommato, beneficiano di tutti i diritti di cui beneficia qualsiasi altro detenuto. Non facciamo nessuna distinzione al riguardo. Hanno accesso al telefono nelle stesse carceri, godono di un controllo medico regolare da parte di medici che si recano nel carcere e, all'occorrenza, portiamo i detenuti in ospedale quando il loro stato di salute lo esiga. Ho dato personalmente istruzioni affinché nessun detenuto sia leso nei suoi diritti. Tuttavia, è completamente inaccettabile che si ricorra allo sciopero della fame per esercitare un ricatto.
D: Siete oggetto di pressioni straniere in questo affare?
R: Evidentemente, ricevo regolarmente parecchie lettere di associazioni straniere che sembrano avere delle idee molto false sulla Giustizia marocchina in generale e specialmente sulle condizioni di detenzione delle persone arrestate nel quadro degli avvenimenti di El Ayoun. Ci tengo personalmente affinché il mio dipartimento risponda all'insieme di queste lettere. Spieghiamo loro che non si tratta affatto di detenuti di opinione o di prigionieri politici. Sono individui sospettati di avere commesso atti criminali. Ed è soltanto alla Giustizia marocchina attribuito il diritto di pronunciarsi, nel rispetto totale e scrupoloso dei diritti della difesa. Per ciò che riguarda Tamek, ad esempio. Ci si è rimproverato spesso il fatto di averlo trasferito ad Agadir. Ma ciò che si dimentica di dire è che è stato su sua domanda che questo trasferimento ha avuto luogo. È malato e di conseguenza ha chiesto di beneficiare di un controllo medico regolare. Per questo è stato trasferito ad Agadir. Lo stesso dicasi per i detenuti di Casablanca. Sono oggi ad Oukacha per la semplice ragione che le loro famiglie si trovano proprio a Casablanca. Stiamo facilitando loro le visite, dunque.
D: Insomma non siete disposti a cedere davanti alle pressioni.
R: Non è il problema di cedere davanti alle pressioni. Il Marocco non cederà mai. Il nostro dovere è quello di spiegare a tutti quelli che ci criticano che la legge ed i diritti dei detenuti sono inviolabili. Il Marocco non interviene mai nelle decisioni di giustizia dei paesi terzi. È impensabile perciò che possiamo accettare una qualsiasi interferenza straniera nella nostra giustizia.
D: Oggi, la questione è sempre in istruttoria?
R: Adesso che le vacanze dell'anno giudiziario sono finite, il giudice istruttore sta per riaprire il dossier e di conseguenza, tutti gli imputati saranno nuovamente raggruppati ad El Ayoun.
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