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La comunita' internazionale si mobilita per Aminatu Haidar, l'attivista in sciopero della fame da 26 giorni. Il ministro degli Esteri Franco Frattini s' e' detto fortemente preoccupato per le condizioni di salute della donna, espulsa dal Marocco e inviata in Spagna il 14 novembre con l'accusa di aver rinnegato la sua nazionalita' marocchina all'aeroporto di Laayoune, principale citta' del Sahara occidentale. L'attivista saharawi dal 16 novembre e' in sciopero della fale all'aeroporto di Lanzarote. Il segretario generale dell'Onu Ban Ki-moon ha chiesto al capo della diplomazia spagnola di trovare una soluzione "con la massima urgenza".
http://www.repubblica.it/ultimora/esteri/MAROCCO-COMUNITA-INTERNAZIONALE-SI-MOBILITA-PER-HAIDAR/news-dettaglio/3740304
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(11 dicembre 2009)
Aminatu prigioniera di un aeroporto, in nome dei saharawi
di Marina Mastrolucatutti gli articoli dell'autore
Non mangia da ventisei giorni, decisa a far valere il diritto di tornare a casa dai suoi due figli con l'unica arma che ha: se stessa. Con quel suo corpo magro, steso su un materassino nell'aeroporto di Lanzarote, Aminatu Haidar è riuscita a diventare un problema ingombrante. Per le autorità di Madrid soprattutto, che mai vorrebbero vedersela morire come un randagio in terra spagnola. Per lo stesso Marocco che l'ha messa alla porta, vista la sua ostinazione a dichiararsi alla frontiera come saharawi e non marocchina, come vorrebbe la logica dell'occupante. Rabat che ne ha fatto una questione d'onore, da lavare con pubbliche scuse e manifestazioni di pentimento, deve sorbirsi ora i rimbrotti internazionali e una pressione crescente. Hillary Clinton ha chiamato giovedì scorso il ministro degli esteri del Marocco, Taieb Fassi-Fihri. L'Onu e la Ue hanno chiesto a Rabat di rispettare i suoi «obblighi internazionali in materia di diritti umani», lasciando che Aminatu torni a casa.
Quarantasei anni, alle spalle una vita tormentata come il suo paese mai nato, ingoiato dal Marocco nel far west che è stata la decolonizzazione spagnola. Anni in cella, torture, violenza per aver sostenuto il diritto all'autodeterminazione del popolo saharawi. Aminatu Haidar non ha perso in tutto questo tempo la sua forza gentile, la capacità di resistere. Dal carcere, con la complicità di un cellulare fattole arrivare clandestinamente, ha spedito le immagini delle terribili condizioni dei detenuti saharawi: i 2700 chilometri di muro costruiti per isolare il Sahara occidentale non sono riusciti a fermare la sua denuncia. Il suo impegno le è valso nel 2008 il premio Robert Kennedy per i diritti umani, lo stesso anno Aminatu è stata candidata al premio Nobel per la pace, nel 20005 il suo nome era stato proposto per il premio Sacharov.
Oggi il limbo in cui il Marocco ha confinato Aminatu Haidar, costringendola a salire sul primo volo per le Canarie per punirla della sua ostinata difesa dei saharawi, è diventato una tribuna, il suo caso quello di tutto un popolo, come lei rimasto sospeso in una terra di nessuno, tra l'arbitrio del Marocco e una generica solidarietà mai conseguente (la Ue che dà lezioni di diritti umani, per dire, non si è mai posta il problema di firmare con il Marocco convenzioni per lo sfruttamento della pesca nelle acque rivendicate dai saharawi). Parlamentari Usa hanno fatto pressione sulla segretaria di Stato Clinton. Tre premi Nobel, José Saramago, Günter Grass e Dario Fo hanno firmato una petizione promossa da artisti e scrittori chiedendo che il re di Spagna interceda presso Mohamed VI.
Il governo spagnolo tentenna: non vorrebbe coinvolgere Juan Carlos senza la ragionevole certezza che la sua mediazione potesse andare a buon fine. Bisogna lavorare di fino e in fretta. Aminatu quasi non riesce più a parlare. Maria Fernandez de la Vega, vicepremier del governo Zapatero, ha detto che farà di tutto per impedire che muoia in terra spagnola. Lunedì è già in agenda un incontro tra il ministro Moratinos e Hillary Clinton. Quasi trent'anni di lotta non violenta, invocando lo svolgimento di un referendum già deciso ma perennemente accantonato. Aminatu Haidar, con la sua bocca che non ingoia cibo, è il simbolo di questa lotta. «Se muore finiranno gli argomenti per continuare la via pacifica», ha detto Taleb Omar, primo ministro dell'autoproclamata Repubblica democratica araba dei Saharawi. «Noi difendiamo diritti nei quali l'Occidente dice di credere - ha detto Aminatu -. Eppure l'Occidente non difende noi saharawi. La nostra sola colpa è di chiedere la libertà. Ma questo in Marocco è un reato».
11 dicembre 2009
http://www.unita.it/news/mondo/92537/aminatu_prigioniera_di_un_aeroporto_in_nome_dei_saharawi
EST - Marocco, Zapatero interviene sul caso Haidar: pressioni Usa
Roma, 11 dic (Velino) - C'è "un conflitto" in atto tra Spagna e Marocco sul caso dell'attivista saharawi Aminatou Haidar, ma il governo di Madrid si sta muovendo tramite il ministero degli Esteri per trovare una soluzione. Lo ha assicurato il premier spagnolo, José Luis Rodriguez Zapatero, intervenuto sul caso dell'attivista espulsa dal Marocco e in sciopero della fame, ormai da oltre due settimane, nell'aeroporto di Lanzarote, nelle isole Canarie. Del caso si è interessata anche il segretario di Stato americano, Hillary Clinton. La mediazione di Madrid con Rabat non ha portato finora ad alcun risultato e Haidar ha persino rifiutato le cure mediche. La sinistra spagnola ha chiesto nei giorni scorsi un intervento del re Juan Carlos, escluso però da Zapatero. "Tutti sanno che il re è sempre disposto a collaborare e lo fa sempre in perfetta sintonia con il governo - ha sottolineato il premier da Bruxelles, a margine del Consiglio europeo di ieri -. Occorre però agire con prudenza e responsabilità, soprattutto se si tratta della figura del capo di Stato".
Il leader socialista ha quindi assicurato che il governo è fortemente impegnato per la soluzione del caso e proseguirà in questa direzione. Pressioni su Rabat sono intanto giunte anche da Washington, con Clinton che ha chiamato il ministro degli Esteri marocchino, Taieb Fassi-Fihri, chiedendo che sia concesso all'attivista di tornare in Marocco. Del dossier si discuterà lunedì proprio a Washington, dove è previsto un incontro tra Clinton e il ministro degli Esteri spagnolo Miguel Angel Moratinos. Prevista la presenza di Fassi-Fihri.
(bic) 11 dic 2009 14:50
http://www.ilvelino.it/articolo.php?Id=1019791
Il Manifesto 11-12-09
NOTIZIARIO | di a cura della redazione esteri
IN breve
SAHARA OCCIDENTALE
Haidar: «ritornerò ad al aaioun viva o morta»
Prosegue all'aeroporto di Lanzarote nelle Canarie lo sciopero della fame dell'attivista del Sahara Occidentale Aminatou Haidar - ieri al 25esimo giorno di digiuno - per protestare contro la sua espulsione da Al Aaioun, decisa il 13 novembre dalle autorità marocchine. Haidar, 43 anni, Premio per i diritti umani della Fondazione Robert Kennedy, ha affermato, secondo la stampa spagnola, che tornerà ad Al Aaioun «viva o morta». Diversi Premi Nobel, come il portoghese Josè Saramago, politici, attori, fra i quali Penelope Cruz o Javier Bardem, hanno lanciato appelli in suo favore, e hanno chiesto «l'intervento personale» del re di Spagna Juan Carlos presso il re del Marocco. Il governo spagnolo ha chiesto a Rabat di consentire il ritorno della donna nel Sahara Occidentale, occupato dal Marocco dal 1975, senza successo. Secondo El Pais, Haidar ha scritto inoltre al premier britannico Gordon Brown chiedendo l'aiuto di Londra.
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