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"Esprimo grande soddisfazione per la vittoria di Aminatou Haidar (nella foto), la militante sahrawi per i diritti umani, che giovedì sera è rientrata a El Aiun (Sahara Occidentale occupato dal Marocco) in provenienza da Lanzarote (Canarie) dove era rimasta 32 giorni in sciopero della fame per protestare contro la sua espulsione da parte delle autorità marocchine e per rivendicare il suo diritto a ritornare in patria.
Aminatou Haidar è stata ammessa a El Aiun senza condizioni. E' una vittoria del suo coraggio e della sua determinazione.
Niente sarà più come prima nel Sahara Occidentale". Lo ha dichiarato l'On. Carmen Motta (PD), componente dell'intergruppo parlamentare di amicizia con il popolo saharawi, che ha aggiunto: "Le Nazioni Unite e la Comunità Internazionale devono ora prendere in mano risolutamente la questione del Sahara Occidentale e il Consiglio di Sicurezza deve farsi garante del rispetto dei diritti umani nei territori occupati: anche per questo tutti i prigionieri politici saharawi devono essere liberati, a partire dai sette attivisti dei diritti umani in carcere a Casablanca. Anche l'Unione Europea deve fare la propria parte e assumersi le proprie responsabilità.
Il coraggio di Aminatou ha posto la questione della decolonizzazione sotto una nuova luce. Il Movimento di solidarietà deve continuare la mobilitazioni di questi lunghi giorni per esigere il rispetto dei diritti umani nei territori occupati della RASD e l'esercizio del diritto all'autodeterminazione del popolo sahrawi".
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"La notizia della liberazione di Aminatou Haidar, cittadina onoraria di Napoli, ci riempie di grande gioia perche' finalmente e' stata resa giustizia ad una militante coraggiosa per la liberta' del popolo Sharawi''. Lo ha affermato il sindaco di Napoli Rosa Russo Iervolino a proposito della liberazione dell'esponente del popolo Sharawi.
''Certamente il prezzo- continua la Iervolino - che Aminatou ha pagato e' inaccettabile: 32 giorni di digiuno, ricovero in ospedale, il pericolo per la sua vita, il tutto senza alcun motivo che giustificasse questa drammatica situazione''.
''Fa ben sperare, anche per il futuro del popolo Sharawi, la mobiltazione internazione che si e' mossa intorno ad Aminatou ed e' necessario - conclude il sindaco di Napoli - ora che questa attenzione delle istituzioni, della societa' civile e del mondo della cultura, non venga a cadere. Su questo piano Napoli sara' sempre in prima fila".
Dichiarazione del Presidente della RASD
La Comunità Internazionale si è mobilitata in tutto il mondo per il ritorno di Aminatou Haidar a El Aaiun al Sahara Occidental; è cosa fatta e oggi ci rallegriamo di ciò. Bisognerà controllare che siano rispettati tutti i suoi diritti. L'intervento personale del presidente Nicolas Sarkozy sulle autorità marocchine in favore di Aminatou Haidar, è stato più che pertinente, poiché ha contribuito a porre fine a questa situazione insopportabile, creata dalle stesse autorità marocchine.
Ci felicitiamo per questo contributo.Tuttavia è spiacevole constatare che il governo francese elogia la "proposta marocchina di autonomia per il Sahara Occidentale", quando si tratta solo di una proposta per legittimare un fatto compiuto coloniale, e viola il diritto e la legalità internazionale, omettendo di fare riferimento alla proposta di pace fatta dal Fronte POLISARIO per una soluzione giusta pacifica e duratura del conflitto del Sahara Occidentale basata sul rispetto della legalità internazionale, e l'applicazione del diritto internazionale, particolarmente per la messa in atto del diritto universale ed inalienabile dell'autodeterminazione del popolo sahraoui stabilito dalla carta e dalle risoluzioni dell'ONU. Questo atteggiamento partigiano, che accetta l'espansionismo marocchino è lontano dalla neutralità positiva che si addice ad un paese membro del consiglio di sicurezza come la Francia, è sconcertante.
In quanto a pretendere che la legislazione marocaine, debba valere nel del Sahara Occidentale in attesa che sia regolato definitivamente lo statuto del territorio, significa violare il diritto e la legalità internazionale. Si tratta di una posizione inacettabile, addirittura pericolosa. Perché il Marocco nel Sahara Occidental è una potenza occupante, e non può disporre né dell'amministrazione né della sovranità, secondo il diritto internazionale; i testi dell'ONU, della Corte Internazionale di Giustizia l'attestano; l'opinione giuridica di Hans Corell (2002), ancdi piùora .
La Francia deve riconsiderare queste posizioni che confondano l'opinione Internazionale, e vanno contro l'opera di pace nel Sahara Occidental;
Bir Lehlu, 18 di dicembre 2009
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(dal nostro corrispondente)
NEW YORK - Aminatou Haidar l'attivista pacifista del Western Sahara in fin di vita per uno sciopero della fame e' tornata a casa. Dopo 32 giorni di digiuno con l'eccezione di acqua a zucchero, le sue condizioni restano disperate, ma adesso ha ripreso a nutrirsi e i medici dicono che potrebbe farcela. "Questo e' un trionfo della diritto internazionale, dei diritti umani, della giustizia internazionale e per la causa del Western Sahara", ha detto la Haidar prima di partire dall'aeroporto di Lanzarote, alle Canarie dove era stata deportata dalle autorita' marocchine il 16 novembre scorso.
Resta il fatto che, come abbiamo scritto nell'inserto Plus del nostro giornale, il premio di un finanziere a New York puo' davvero costare la vita. Quando l'ho vista, il 20 ottobre scorso alla cena per il Civil Right Award della Train Foundation ho pensato che Aminatou Haidar, pacifista indipendentista del Western Sahara potesse in effetti correre qualche rischio al suo ritorno a casa. Me lo aveva detto lei stessa. "Quando tornero' a casa a Laayoune passero' dei guai per questo premio. Al Marocco non piace questo tipo di pubblicita'. Ma serve la causa della liberazione". La Haidar mi raccontava la sua storia davanti a un piatto di costolette di agnello, spinaci saltati, patate al forno, "gravy" e salsa di menta a casa del leggendario finanziere newyorchese John Train sulla 73 e Quinta. Fino a poche ore fa stava morendo per uno sciopero della fame in un ospedale di Lanzarote, alle Canarie. Protestava perche'al suo ritorno a Laayoune, la polizia marocchina l'aveva arrestata. Il crimine? Aveva indicato il Western Sahara come sua nazionalita' nei documenti di sbarco. Una scusa ovviamente, sufficente a ritirarle il passaporto, separarla dai suoi figli teen-agers e spedirla contro ogni regola, apolide, alle Canarie spagnole la sua ultima tappa prima del rientro. Stremata, disidratata, per sopravvivere, il suo corpo aveva cominciato a consumare il tessuto interno agli organi, distruggendoli. Il bollettino medico dice: ipotensione, nausea, atrofia dello scheletro muscolare, anemia, emoraggia gastrica. Per questo, anche se e' tornata a nutrirsi non e' ancora fuori pericolo.
Il Marocco ha tenuto duro sulla sua sciocca repressione per una questione di orgoglio tribale e di immagine. E perche' i fosfati del Western Sahara sono troppo importanti. Ma ha commesso l'errore di sottovalutare la potenza di immagine di una pacifista a New York che riceve un premio per il coraggio sui diritti civili e subito dopo viene perseguitata. John Train, 82 anni, e' un personaggio eclettico sulla scena newyorchese. Finanziere - fonda nel 1959 la Train Babcock advisers, e' presidente del Montrose Group - filantropo, autore di una ventina di libri libri, fu co-fondatore e primo direttore a Parigi bel 1953 della Paris Review, una rivista letteraria finanziata dall'Aga Kahan, un cenacolo che includeva personaggi come Ernest Hemingway e William Faulkner. Train fra l'altro ha sofferto in prima persona i dolori della repressione: sua figlia Musa e' la vedova del giornalista di Forbes Paul Klebnikov, assassinato per strada a Mosca nel 2004 per le sue inchieste investigative sulla corruzione degli oligarchi. Il premio di Train istituito da una ventina d'anni e' ormai celebre e viene consegnato al Council on Foreign Relations, di nuovo un volano di credibilita' internazionale.
Ma la questione era anche legale. Dopo l'espulsione, la Spagna, forse con leggerezza, e, sembra, d'accordo con il Marocco, aveva offerto alla Haidar lo status di rifugiata politica o un passaporto spagnolo per poter tornare a casa. Ma la Haidar rifiuto' con fermezza: "non voglio diventare straniero nella mia stessa terra" disse prima di cominciare lo sciopero della fame. Come ha osservato Human Right Watch, la sua espulsione dal Marocco era in violazione dell'articolo 12(4) del Patto Internazionale sui diritti Civili e Politici ( ICCPR, ratificato dal Marocco), secondo cui a nessuno puo' essere arbitrariamente negato il diritto di entrare nel suo stesso paese. Le autorita' spagnole potrebbero aver violato l'articolo 2 del quarto protocollo della Convenzione Europea per la protezione dei diritti umani e delle liberta' fondamentali e l'articolo 12 (2) dell'ICCPR secondo cui nessuno puo' essere forzato a non lasciare liberamente un paese. Ma in questi casi, nel breve prevalgono sempre le divisioni storiche, le incomprensioni e gli interessi economici.
Rabat invase il Western Sahara nel 1975 quando la Spagna coloniale lascio' il Paese. La popolazione fu dispersa nel deserto. La Haidar, era ancora bambina. Poi la rivendicazione, anche violenta, dell'autonomia e della sovranita', peraltro riconosciuta da tutti con il movimento del Polisario. Poi il pacifismo della Haidar: entro' anche nella lista per il premio Nobel per la Pace e riporto' l'attenzione del mondo sulle violazioni della sovranita' del Western Sahara. Poi le conseguenze.
Tempo fa la compagnia norvegese Yara aveva annunciato che non avrebbe piu' comprato dal Marocco fosfati in provenienza dal Western Sahara. La Spagna e il governo Zapatero si erano trovati nell'occhio del ciclone per collusione con il Marocco. Nei giorni scorsi Senatori americani si erano mobilitati per difendere la Haidar. Il segretario di Stato Hillary Clinton aveva esercitato pressioni sul ministro degli Esteri spagnolo Miguel Angel Morantinos. Il segretario Generale delle Nazioni Unite Ban Ki Moon aveva inviato una nota di protesta a Rabat e a Madrid. Tutto per questa donna di 42 anni delicata e tenace, sguardo romantico, occhialetti sul naso che alla cena di Train parlava riflessiva in francese. Ricordava la sua marcia nel deserto per tornare a casa, i suoi figli, i suoi amici, il suo divorzio.
http://www.ilsole24ore.com/art/SoleOnLine4/Mondo/2009/12/Aminatou-Haidar.shtml?uuid=75a5df08-ec7b-11de-8611-3bf5bd190b43&DocRulesView=Libero
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