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I 37 militanti sahraui dei diritti umani interrompono provvisoriamente il loro sciopero della fame a partire dal 29 settembre 2005 senza ritornare tuttavia sulla loro determinazione a realizzare le loro rivendicazioni legittime.
Dopo 51 giorni di sciopero della fame nel corso dei quali i prigionieri politici sahraui nelle prigioni di El Ayoun, Ait Melloul e Oukacha hanno vissuto momenti dolorosi che hanno condotto alcuni di loro al limite della vita e portato altri ad essere paragonati a delle larve umane, in un contesto in cui l'assistenza sanitaria era assente, in cui il Ministero della Giustizia marocchino si è chiuso nella sua intransigenza, il tutto segnato dal dolore delle madri e delle famiglie ma anche alle numerose voci di libertà e di onore che difendono la dignità umana.
E partendo dal fatto che la lotta dello sciopero illimitato della fame, con tutti i pericoli di morte e di handicap che ne potevano seguire, non avrebbe dovuto aver luogo se non ci fosse stata l' ostinazione dello Stato marocchino nelle violazioni dei diritti umani, l'offesa alla dignità umana e la sua persistenza nel voler colpire i sahraui, umiliarli mediante una politica sistematica, sempre e ancora in atto, di repressioni, incarcerazioni, torture, processi iniqui, rapimenti all'interno stesso delle carceri, fatti tutti che ricordano l'invasione militare e l'annessione forzata del territorio sahraui verso la fine del 1975.
Ricordando la sacralità dei principi e delle convinzioni per i quali hanno lottato di fronte agli inquisitori e nelle sale dei tribunali,
I prigionieri politici sahraui dichiarano:
* Il loro attaccamento tenace al diritto all'autodeterminazione per il popolo sahraui per cui si appellano all'ONU affinché sia messo in atto urgentemente;
* Constatano la valorizzazione del largo movimento di solidarietà che ha toccato tutte le contrade in cui si trova il popolo sahraui e a cui hanno partecipato organizzazioni ed organismi internazionali importanti, partiti politici, tribune parlamentari e d'informazione e uomini religiosi: Amnesty International, l'Organizzazione Mondiale contro la Tortura, l'Organizzazione d'avanguardia per la Difesa dei diritti umani, l'Associazione Marocchina dei diritti umani, Annahj Dimoucrati, gli orgaismi della società civile e la stampa algerina, il Bureau international pour le respect des Droits Humains au Sahara Occidental, l'Associazione francese di Amicizia e Solidarietà con i popoli dell'Africa, il Partito Comunista Francese, il Parlamento Europeo, il Parlamento Spagnolo, il Parlamento delle Comunità Autonome di Spagna, il Parlamento Svedese, la Fondazione Norvegese Rafto, le Associazioni di solidarietà con il popolo sahraui nel mondo, il Congresso Americano, gli Ecclesiastici Spagnoli, il Consiglio degli Avvocati Spagnoli, la società civile e la stampa spagnola, alcuni organismi giuridici e politici in Italia, Svizzera, Belgio, Portogallo, Paesi scandinavi, Australia ed America Latina, il Comitato Arabo di Solidarietà con il popolo sahraui, l'Alto Commissariato per i Diritti Umani dell'ONU, il Comitato Francese per il controllo del dossier del Sahara occidentale, l' EUCOCO, così come tutti quei governi, organizzazioni, associazioni e persone singole che sono intervenute a sostegno degli scioperanti della fame ed infine lo sforzo faticoso evidente dell'Associazione delle Famiglie dei Detenuti e Scomparsi Sahraui, dell'Unione dei Giuristi Sahraui, del Comitato Spagnolo di Controllo sullo sciopero della fame e del Collettivo degli Avvocati Difensori dei prigionieri politici sahraui.
* Essi apprezzano nel loro giusto valore gli sforzi degli organismi giuridici marocchini (Organisme de Suivi, Osservatorio Marocchino sulle Carceri) miranti ad onorare le rivendicazioni degli scioperanti.
* Chiedono che sia tolto lo stato d'assedio ed il blocco mediatico imposto nelle città del Sahara Occidentale e sia aperto quel territorio a missioni di osservatori internazionali,
* Infine, e rispondendo all'appello delle famiglie, secondo cui la lotta mediante lo sciopero della fame ha avuto un successo senza precedenti, considerano tale successo come migliore garante per realizzare le rivendicazioni dei prigionieri sahraui e cioè la cessazione di ogni forma d'ingiustizia e di abuso a partire dagli arresti arbitrari, dai processi farsa, dalle torture, dalle deportazioni con tutto l' insieme di altre pratiche contrarie alla dignità umana,
* Attirando l'attenzione sul pericolo delle conseguenze che i 51 giorni di sciopero della fame possano colpire la loro salute e che necessita un intervento urgente per garantire la loro salute fisica e mentale, Interrompono provvisoriamente lo sciopero della fame a partire dal 29 settembre 2005 senza tuttavia rinunziare alla determinazione di realizzare le loro rivendicazioni legittime.
Firmato: per i 37 prigionieri politici sahraui in sciopero della fame
il prigioniero di opinione sahraui Tamek Alì Salem, portavoce dei detenuti politici sahraui in sciopero illimitato della fame.
29 settembre 2005.
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