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Il popolo Saharawi

Uccisi tre anziani saharawi da un militare marocchino a Dakla

Dakhla 20/12/2005 (SPS)

Un camion guidato da un militare ha investito e ucciso tre persone a Dakla, una quarta persona è rimasta gravemente ferita. Il Presidente e il Governo della RASD hanno indirizzato un messaggio di condoglianze alle famiglie dei tre defunti e denunciato energicamente questo crimine odioso

Continuano i processo ai saharawi

El Aaiun, 22/12/2005

Lo studente saharawi Sid’Ahmed N’dour è stato processato e condannato a 4 mesi di carcere per aver partecipato alle manifestazione di venerdì a El Aiun. L’accusa è di aver “offeso un funzionario di polizia ed aver partecipato ad una manifestazione non autorizzata”. Il giovane che durante la manifestazione portava una bandiera della Rasd ha dichiarato di aver partecipato alla manifestazione per sostenere il diritto all’autodeterminazione del sio popolo.

Dieci saharawi sono stati processati il giorno 19 dicembre dalla corte coloniale di El Aiun, tra loro quattro ragazze arrestate durante le manifestazioni di venerdì. Daddi Elud, Maalouma Sidi Elarbi Arabi, Mounina Ahmed Ail-lal, Umessad Embarek, sono state liberate dopo tre giorni passati in carcere con varie forme di tortura nel commissariato di polizia e nel tristemente noto centro di PC-CMI. Gli altri sei sono stati trasferiti nel Carcel Negra , si tratta di Echain Mohamed Hassan Emboirik, Ait Abeilou Brahim Hossein Embarek, Inyurni Baha Mohamed Sailamou, Leghzal Taher Mohamed Hamou, Amaidan Cheij Bachir Maulud, Haddi Maulud Aliyen Lehbib

Nel frattempo salgono a 60 i saharawi feriti nelle manifestazioni di venerdìa El Aiun.

Continuano le manifestazioni nelle quattro principali città del sahara occidentale occupato, Dakhla, El Aaiun, Smara et Boujdour. Due persone sono state arrestate mercoledì a Boujdour si tratta di Khaya Bachir et Mahjoub Soudani, durante una manifestazione duramente repressa dalla polizia marocchina. Le manifestazioni di Dakla e Smara hanno visto la partecipazione di molti giovani che con bandiere della Rasd hanno attraversato le vie delle città prima di essere dispersi dalla polizia. Dal 16 dicembre la città di El Aiun vive uno stato di tensione eccezionale dopo l’arrivo di 20.000 militari che operano in borghese per contrastare la rivolta di popolo,

Intervista a Brahim Dahan

Brahim Dahán è il presidente dell’Associazione Saharawi delle Vittime delle Gravi Violazioni dei Diritti Umani dello Stato marocchino ed è considerato dalla polizia marocchina uno dei leaders dell’intifada saharawi. Ha fatto quattro anni di carcere durante il regno di Hassan II. Nel 2003 ha ricevuto un’indennizzo dal governo marocchino con il quale ha aperto un bar. E’ l’unico degli otto attivisti saharawi, incarcerati nella Prigione Nera di El Aiun, in attesa di giudizio.

Ha rilasciato un’intervista telefonica alla rivista spagnola ABC.

Riassunto intervista.

D- Sono migliorate le sue condizioni in carcere dopo l’ultimo sciopero della fame ?

R- Non molto. Abbiamo tre visite dei parenti alla settimana, loro ci portano il cibo. In carcere siamo come sardine e qui c’è traffico di droga e alcol.

D- Cosa si sa del suo processo ?

R- Per il momento nulla. Quello che so è che non ho nulla a che vedere con le accuse che mi hanno fatto. Parlo sempre e continuo a dire che il fronte Polisario è l’unico rappresentante del popolo saharawi. Sono conosciuto da molte organizzazioni : AmnistY Internacional, Human Rights Watch, la Liga Internacional contra la Tortura, diplomatici, giornalisti,…

D- Continuerà la sua attività come attivista quando uscirà dal carcere ?

R- Si ovviamente. Sono venti anni che lotto e questo non è un gioco o un passatempo. I migliori anni della mia vita li ho passati in carcere. I marocchini hanno anche cercato di comprarmi nel 1994 dandomi un lavoro, negozio per aprire un negozio, terreno per me e la mia famiglia . Le mie idee non sono in vendita.

D- Al processo dei sette attivisti ci si aspettava pene più severe ? Cosa ne pensa di queste sentenze ?

R- Questo grazie alla pressione internazionale e alla totale assenza di prove. Sono tutti noti difensori dei diritti umani non criminali. Per quanto riguarda Hammad (è stato condannato a due anni, la più dura) è un’attivista molto influente sul popolo saharawi e conosciuto dalla stampa spagnola.

D- Crede che la pressione internazionale faciliterà un condono ?

R- Il governo marocchino pensava che arrestando gli attivisti più influenti la protesta si sarebbe fermata. Al contrario continuano le manifestazioni in tutte le città

Assegnato ad Aminetu Haidar un premio per il suo impegno.

Madrid 13 Dicembre 05

Aminetu Haidar è un simbolo nella lotta in difesa dei diritti umani del popolo saharawi ottiene il V Premio Juan María Bandrés. La Commissione Spagnola Ayuda al Refugiado (CEAR) e la Fundación CEAR han otorgado el V Premio Juan María Bandrés a la Defensa del Derecho de Asilo y la Solidaridad con los Refugiados alla saharawi Aminetu Haidar, per la sua esemplare lotta pacifica per i diritti del popolo saharawi e per il rispetto della legalità internazionale nel Sahara Occidentale. Lo ha deciso negli stessi giorno che un tribunale marocchino la condannava a sette mesi di carcere. Gli organizzatori sperano che ad Aminetu sia concessa la possibilità di recarsi in Spagna a ritirare il premio.

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