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E’ morto ieri all’ospedale Hasan Ben Il Mehdi di L'Aaiun, l’anziano saharawi Sidi uld Ali uld Barka. Era stato ferito durante le manifestazioni a El Aiun del 16 Dicembre .
Hasan Ben Il Mehdi era stato colpito brutalmente dalla polizia marocchina, aveva 85 anni, sposato e padre di una numerosa famiglia di 16 figli, 12 ragazze e 4 uomini.
Gli abitanti della città occupata di Smara hanno fatto ieri 22 dicembre una gran manifestazione nel viale principale dalla città sventolando bandiere della Rasd e urlando slogan contro l’occupazione marocchina. La polizia dopo aver accerchiato il viale ha caricato brutalmente i manifestanti arrestando due saharawi: Brahim Salem Nah Il Bombi e Sueilim Brahim Amidan . Dopo alcune ore in seguito ad un sit-in organizzato davanti al posto di polizia i due, dopo essere stai picchiati, sono stati rilasciati.
Altri gravi atti di violenza sui saharawi:
La cittadina saharaui Tfarrah Hameim, compagna di un militante del Polisario è stata picchiata davanti ai manifestanti.
Omar Meyara è stato picchiato e insultato dalla polizia nella sua abitazione.
Alle 21 dello stesso giorno Barakat Omar Mohamed Salem El Kersha è stato inseguito in auto dalla polizia che lo ha fermato e portato in una località sconosciuta.
Fino ad un mese fa i siti web visitati dai giovani saharauis nei numerosi cibercafés di L'Aaiún o Dajla erano sempre gli stessi. Aprivano siti nei quali potevano intavolare relazioni virtuali con giovani di un altro sesso, saharauis, arabi o spagnoli; altri con informazione su studi e possibilità di trovare all'estero lavoro e, infine, quelli di associazioni vicine al Polisario. Alla fine di novembre questi ultimi sono spariti. Quando gli internauti saharauis cercavano di aprire www.arso.org, www.wsaharanet o www.spsrasd.info appariva sullo schermo l'indicazione: errore di connessione.
La Direzione di Supervisione del Territorio (DST), la polizia politica marocchina, aveva bloccato l'accesso a quei siti web, come ha denunciato l'Associazione Sahara Marocchino (ASM) che difende la sovranità di Rabat sul territorio ma critica la gestione delle sue autorità. "Davanti alla sua incapacità di zittire la rivolta la DST ha optato per la censura", ha dichiarato.
A differenza di Tunisi, dove Internet è censurato, le autorità marocchine non erano cadute mai in questa tentazione eccetto in un'occasione, per impedire l'accesso al sito web di Giustizia e Carità, il movimento islamista, illegale ma tollerata. Nel sito, il suo leader, lo sceicco Abdesalam Yassin, valutava la fortuna del re Mohamed VI e lo sollecitava a "restituirla" ai marocchini.
Quelle pagine pro Polisario sono strapiene di informazione e fotografie sulla rivolta saharaui iniziata a maggio e continua ancora oggi con grande forza. In esse si incoraggiano i giovani a manifestare, si denunciano gli abusi gli delle forze di sicurezza marocchine ma non si fa nessuna apologia della violenza.
La goccia che ha fatto perdere la pazienza alle autorità marocchine è stata, in settembre, la pubblicazione sul sito dell'Associazione per un Referendum nel Sahara Occidentale di una serie di foto nella quali apparivano i carcerati saharauis ammucchiati nella Prigione Nera di L'Aaiún. La procura marocchina ordinò allora l'apertura di un'inchiesta per "smascherare tutti coloro implicati in un atto vile che attenta alla reputazione dello stabilimento carcerario."
“Si può impedire l'accesso ad un sito Internet solo dietro un giudizio giusto (…) e non con una semplice decisione amministrativa" che "costituisce un grave attentato alla libertà di espressione", ha dichiarato Reporter Senza Frontiere, RSF, in un comunicato. Ricordava anche i trucchi per aggirare la censura. Il più semplice consisteva in ricorrere a www.anonymizer.com, un sito web nordamericano che aiuta a fare saltare i catenacci. A partire da martedì scorso Rabat ha oscurato anche l'accesso a quello sito web.
Nella guerra che oppone la DST ed i simpatizzante dell'indipendentismo saharaui, questi ultimi cercano ora nuove vie per continuare a visitare le loro pagine preferite. "Io mi arrangio con la posta che mi mandano al mio indirizzo", spiega Ahmed, un giovane assiduo di un cyber di L'Aaiún. Un'altra soluzione consiste nel replicare in server spagnoli con nuovi indirizzi i siti webs oscurati.
El Aaiun (Territori occupati), 28/12/2005 I prigionieri politici sahraouis nelle prigioni marocchine del Carcel negra, El Aaiun occupato, Ait Melloul, Kinetra, et celle de Sraghna (Marocco), hanno espresso lunedì la loro solidarietà col detenuto politico in sciopero illimitato della fame iniziato il 12 dicembre nella sua cella nella prigione di Tiznit..
Hanno chiesto l'apertura di una "inchiesta trasparente sulle pratiche repressive nei confronti dei detenuti politici e la traduzione dei responsabile davanti alla giustizia".
I detenuti politici sahraouis hanno chiesto il trasferimento del prigioniero politico El Agdadi Ali, della sua prigione a Tiznit in quella di Ait Melloul dove si trova un gruppo dei detenuti politici sahraouis.
I detenuti politici sahraouis hanno ringraziato inoltre le organizzazioni internazionali dei diritti umani e le forze democratiche di tutto il mondo per la loro solidarietà con la causa sahraouie, e la continua solidarietà con loro e nel chiedere il trasferimento del loro compatriota dalla prigione di Tiznit verso quella di Abbia Melloul.
Il prigioniero politico El Agdadi Ali che si trova attualmente a Tiznit, ha deciso di iniziare uno sciopero della fame illimitato, denunciando le torture a cui è sottoposto nella sua cella da parte del responsabile del centro carcerario con un gruppo dei suoi funzionari.
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