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La stampa marocchina si allarma degli attacchi sempre più frequenti di cui è l'oggetto
La corte di appello di Casablanca ha condannato, giovedì 29 dicembre, due giornalisti, del settimanale TelQuel a due mesi di prigione col beneficio della condizionale ed una multa di 800 000 dirhams (72 000 euri), per diffamazione. Condannato già in primo grado TelQuel era stato denunciato dalla deputata Halima Assali, per una vignetta umoristica del luglio scorso.
Un giornalista raccontava come "donna di canto e di piacere (i) ", era riuscita a farsi eleggere deputata, nonostante la sua "formazione rudimentale e le (sue) attività non sempre ortodosse", aderendo tardivamente ad un partito politica in cerca di candidate. Mai il settimanale non citava il nome della Sig.ra Assali.
Il verdetto è "ingiusto". non "si basa su nessuno fondamento giuridico", ha detta dopo la lettura della sentenza TelQuel, Me Karam. Non era presente in tribunale giovedì, il direttore del settimanale, Ahmed Benchemsi, che aveva, in un editoriale, accusato "il potere di inaugurare un nuovo metodo per imbavagliare la stampa: soffocarlo con multe sproporzionate, ottenute, grazie ai simulacri di processi civili. Lo stato non fa apertamente niente, aspetta che qualcuno denunci un giornale, e poi al processo condanne pecuniarie pesanti ."
Settimanale di attualità, TelQuel è in grado di pagare la multa che gli è stata inflitta, ma la sua vita sarà minacciata se condannato un’altra volta.
Un secondo procedimento sarà esaminato dalla giustizia il 3 gennaio, in seguito, alle accuse di diffamazione di Touria Jaïdi, presidentessa di un'associazione di aiuto all'infanzia. TelQuel—come altri giornali—aveva scritto, a torto, che Touria Jaïdi era stato convocato dalla polizia per rispondere di deviazioni di fondi. Ma, la seguente settimana, il settimanale aveva pubblicato una smentita e presentato delle scuse, senza però riuscire a fermare l’azione giudiziaria.
TelQuel ha lanciato su Internet una campagna di solidarietà che ha raccolto più di diecimila firme. Sono molte in un paese dove la diffusione della stampa francofona resta modesta. Il suo successo è probabilmente dovuto al moltiplicarsi dei processi alla stampa.
A fine gennaio, un terzo procedimento deve essere esaminato dalla giustizia, contro il settimanale in lingua araba El Ayam che ha fatto sensazione, ainizio novembre, con un servizio intitolato "Segreti dell’harem del palazzo tra tre re."
Il pubblico ministero ha sporto querela per diffusione di " notizie false " e pubblicazione "senza autorizzazione" di foto di membri della famiglia reale. Inchieste giudiziali hanno, peraltro, sono aperta contro due altri settimanali di lingua araba, Al Michaal ed Al Bidaoui per articoli che "danneggiano l'islam ed la patria."
In questo contesto, il ministro della giustizia, Mohamed Bouzoubaa, si è distinto annunciando al Parlamento l'esistenza di una cellula responsabile , secondo il quotidiano ufficioso del palazzo reale Le Matin du Sahara, di "seguire articoli diffusi da giornali marocchini allo scopo di seminare disperazione e scoraggiamento."
E’ nostro compito di denunciare "chiunque sia coinvolto in tali atti", ha aggiunto il ministro. Bouzoubaa ne ha approfittato per ricordare che le sanzioni severe, da tre a cinque anni di prigione, sono previste in caso di trasgressione al rispetto alla persona del re, dei, principi e delle principesse.
Riassunto di una articolo di Jean-Pierre Tuquoi su www.lemonde.fr del 31.12.05
Un sondaggio fatto da un settimanale marocchino sull'uomo dell'anno 2005, pone il re Mohammed VI al secondo posto, è stato oggetto di forti critiche da parte di alcune personalità vicine del potere (anche loro fanno parte del sondaggio).
Il sondaggio, che vede al primo posto Driss Benzekri presidente dell'Istanza Equità e Riconciliazione (IER), è stato fatto su circa 100 personalità marocchine dal giornale indipendente Al Jarida Al Oukhra, che lo ha pubblicato nel suo ultimo numero.
"Il re del Marocco è il garante delle istituzioni e delle libertà nel paese, e di conseguenza, non può essere messo in concorrenza con nessuno", ha dichiarato il consigliare del re André Azoulay al giornale arabo pubblicato a Londra e Casablanca Asharq Al Awsat,.
"Dimenticare questo dato costituisce una negazione del minimo buonsenso politica", ha aggiunto M. Azoulay. C'è in Marocco il bisogno urgente di una legge che regoli i sondaggi", ha dichiarato sabato Saâd Al Alami, ministro delle Relazioni col parlamento, al giornale marocchino Al Alam (nazionalista). "Il re del Marocco non può mai essere implicato nella concorrenza per il titolo di uomo dell’l'anno", ha aggiunto il ministro.
Il portavoce del governo e ministro della Comunicazione Nabil Benabdellah ha dichiarato, all’agenzia marocchina Map, che il "presunto sondaggio è un vero errore " e "ha chiaramente come obiettivo la malafede e la volontà di nuocere.
Toufiq Bouâchrine, redattore capo di Al Jarida Al Oukhra, afferma che il suo giornale ha posto la domanda - "Quale è a vostro avviso la personalità che ha segnato per la sua influenza l'anno 2005"? - a 100 personalità. "Abbiamo pubblicato i risultati senza nessuno intervento da parte nostra, e senza nessun commento".
La "nostra inchiesta non costituisce per niente un attentato alla persona del re Mohammed VI", ha sottolineato M. Bouâchrine. "Questa campagna mediatica mostra il grado di conservatorismo e di chiusura dell'élite politica, non abituata ai sondaggi", ha aggiunto.
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