![]() |
Attività dell'associazione |
Attualità Saharawi |
Documentazione sui Saharawi |
Rassegna stampa |
Archivio notizie |
|
|
|
Rabat controlla da 30 anni l'ex-colonia spagnola ma solo come potenza occupante, secondo la legalità internazionale", ha scritto mercoledì il quotidiano spagnolo ABC parlando della visita dal re del Marocco Mohamed VI nei territori occupati del Sahara occidentale, mettendo l'accento sull'assenza di spontaneità nell'accoglienza riservata al sovrano. Un'accoglienza al quale erano quasi esclusivamente presenti i marocchini, alcuni dei quali hanno diffidato i giornalisti a non fare foto delle manifestazioni che dessero l'impressione di non essere spontanee. Dietro l'immagine di celebrazioni "festose" che le autorità vogliono trasmettere c’è la realtà cruda che segna la vita quotidiana della città da quando, dieci mesi fa, è esplosa l'intifada sahrawi.. "Non sei il benvenuto figlio di colui che ha distrutto i Sahraouis“, ”‘'Mohamed Abdelaziz (Presidente della RASD), è il nostro leader"," Bambino di Rabat, non assaggerai il riposo sulla terra dei Sahraouis", sono alcuni delle parole d’ordine dei volantini circolati nei quartieri di El Aaiun che rispecchiano lo stato d'animo della popolazione sahrawi. Secondo la testimonianza del giornalista, la capitale della vecchia colonia spagnola si è svegliata ieri (martedì), assediata da migliaia di agenti delle forze di sicurezza. Quasi tutti i negozi erano chiusi su ordine dei temuti gruppi urbani di sicurezza (GUS), ha precisato. Il quotidiano scrive che il Governo marocchino si è mostrato sorpreso dal fatto che i media spagnoli affermino che il re del Marocco ha iniziato la sua visita senza annunciarla prima. Secondo il Governo marocchino il sovrano non ha l’abitudine di annunciare i suoi spostamenti interni. Tuttavia per i media spagnoli e per la maggioranza della comunità internazionale, Mohamed VI si trova in questi giorni fuori da quello che è considerato ufficialmente come il suo regno, osserva il giornale. Rabat controllo da 30 anni l'ex-colonia spagnola ma solamente in quanto forza occupante e, sebbene il Governo spagnolo lo neghi, la potenza amministrante continua ad essere la Spagna. E sarà così fino a quando non sarà trovata una soluzione al conflitto.
Il quotidiano El Mundo parlando dell’accoglienza a Mohamed VI a El Aaiun, presentata dall'agenzia di stampa marocchino MAP come " molto calorosa" scrive che la realtà è un’altra. Oggi, su circa 350.000 abitanti della capitale del Sahara occidentale, solo un terzo è Sahrawi. Il resto è originario del Marocco e segue le direttive date loro dalla municipalità, ha affermato El Mundo. Secondo notizie raccolte dall'inviato speciale del giornale, le autorità marocchine hanno chiesto a tutti i funzionari e impiegati dello stato di portare le loro famiglie nelle strade per accogliere il re. Coi Sahrawi, il metodo adottato è stato diverso: il ricatto economico, nei confronti delle famiglie bisognose, le persecuzioni e gli arresti degli attivisti dei diritti umani, ha precisato. Molti giornali spagnoli avevano denunciato la repressione preventiva alla visita del re Mohamed VI, mettendo l'accento sulla campagna di repressione che ha preceduto la visita del re del Marocco un territorio su cui, il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite non ha riconosciuto a Rabat lo status di potenza amministrante e di cui continua a esigere l'autodeterminazione. Rievocando l'accoglienza riservata al re Mohamed VI al suo arrivo, lunedì, ad El Aaiun, il quotidiano ABC ha scritto che molti di quelli che erano in strada ieri sono coloni venuti dal Marocco al Sahara occidentale in questi ultimi 30 anni o i loro discendenti. In dispetto delle" pressioni" esercitate dalle autorità di occupazione marocchina di cui sono stato testimoni, un numero importante di abitanti ha preferito restare in casa. Sono le migliaia di Sahraouis che, malgrado gli anni, continuano a non riconoscere l'autorità del Marocco e lottano per il referendum di autodeterminazione, scrive ABC .
Il Consiglio generale degli avvocati spagnoli (CGAE) ha pubblicato un rapporto nel quale parla delle " gravi violazioni delle norme e dei trattati internazionali" commesse dalle autorità marocchine nei processi ai prigionieri politici sahrawi.
Il rapporto è stato elaborato da una missione di osservatori del CGAE che ha assistito nel 2005 a molti processi di attivisti sahrawi dei diritti umani nel Sahara Occidentale.
Nelle sue conclusioni, il CGAE sottolinea che" il Sahara Occidentale è un territorio non autonomo oggetto di un processo di “decolonizzazione incompiuta" questo implica che la sua "occupazione da parte di qualsiasi paese è contraria al Diritto" e che non si può applicare il diritto penale di uno altro Stato.
Affrontando lo svolgimento dei processi i giuristi spagnoli hanno constatato che un" grande" numero di militari e poliziotti appartenenti ai vari corpi di sicurezza marocchina era dislocato attorno al tribunale. Hanno rilevato interventi continui da parte degli agenti di polizia e dei militari, presenti in aula contro gli imputati, li reprimevano e li picchiavano.
La polizia ha fatto uso della forza e della violenza contro la popolazione sahrawi all'esterno del tribunale e contro le famiglie degli imputati dentro al tribunale anche in presenza degli osservatori, sottolinea il documento.
La missione del CGAE ha rilevato dei vizi di forma nelle detenzioni, negli interrogatori, e il non rispetto dei principi che reggono il diritto penale. Una forte presenza militare durante lo svolgimento dell’istruttoria penale, denunce di tortura sugli imputati per estorcere dichiarazioni.
Il rapporto sottolinea che le famiglie non sono state avvisate dell’arresto del loro famigliare e nemmeno del luogo della carcerazione poiché le autorità marocchine sono ricorse a "centri militari e segreti."
A ciò si aggiungono "condanne eccessive rispetto alle accuse " e la privazione per i detenuti del loro diritto ad essere visitati da un medico malgrado le denunce di torture, l'arbitrarietà di questi processi in cui il principio di presunzione di innocenza è stato violato. Dimostrato dalla dichiarazione del procuratore del re che ha chiesto per gli imputati "pene esemplari per il resto della popolazione" adottando un" atteggiamento inquisitorio" .
Questa arbitrarietà è palese nella differenza delle pene, senza che ciò sia giustificato da un" elemento obiettivo".
Tra le altre violazioni censite dal CGAE, c'è quella della Dichiarazione sui difensori dei diritti umani, adottata dall'assemblea generale delle Nazioni Unite il 9 dicembre 1989 secondo la quale “Ciascuno ha il diritto, individuale o in associazione con altri, di promuovere la prot ezio ne e la realizzazione dei diritti umani e delle libertà fondamentali nazionali ed internazionali."
A questo riguardo, il rapporto denuncia che gli attivisti sahrawi dei diritti umani "conosciuti" sono stati trattati come " delinquenti per reati comuni " e condannati per le azioni pacifiche e per reati di opinione. Denuncia anche la non applicazione delle" norme previste negli accordi e trattati internazionali sui prigionieri di coscienza."
Il rapporto mette in risalto l'atteggiamento dei giudici del tribunale che" impressiona per la loro parzialità", hanno violato sistematicamente i diritti degli imputati, concedendo un trattamento di favore all'accusa a scapito dei diritti della difesa.
Il CGAE ha deplorato, infine, il ruolo della Missione delle Nazioni Unite per il referendum al Sahara Occidentale (MINURSO) che ha qualificato come inesistente.
"La MINURSO non assiste ai processi, nonostante gli imputati siano inclusi nel censimento dei votanti da lei stessa elaborato, accetta in silenzio gli ordini della polizia marocchina quando gli vieta l'accesso al tribunale ed assiste passivamente alle aggressioni commesse da quest’ultima contro la popolazione sahrawi.
| I nostri obiettivi | Lo scenario | Progetti in corso | Mailing list | Per contattarci | Collegamenti ad altri siti | Privacy e copyright |