![]() |
Attività dell'associazione |
Attualità Saharawi |
Documentazione sui Saharawi |
Rassegna stampa |
Archivio notizie |
|

Sezione – Italia
Lettera aperta al Signor Ambasciatore del Marocco.
L’organizzazione a nome della quale le scrivo, il BIRDHSO _ Sezione Italia, è fortemente preoccupata per il deterioramento costante della situazione dei diritti umani che sta prevalendo nel Sahara Occidentale, sopratutto dopo che una feroce repressione del Governo marocchino si è abbattuta senza freno sulla popolazione sahraui in seguito alle manifestazioni pacifiche reclamanti il rispetto dei diritti umani nel territorio e l’organizzazione di un referendum di autodeterminazione del popolo sahraui.
Dal 21 maggio scorso, data dell’inizio “dell’intifada per l’indipendenza sahraui”, una serie di manifestazioni pacifiche contro la persistenza dell’occupazione marocchina del Sahara Occidentale sono state represse nel sangue dalle forze di sicurezza marocchine, le reti di polizia e i loro sicari.
Le testimonianze che continuano ad essere raccolte e le informazioni provenienti dal Sahara Occidentale parlano di 300 feriti, di cui alcuni in condizioni gravi, ai quali si aggiungono 110 arrestati ed oltre 40 scomparsi. Per aver preso parte alle manifestazioni che reclamavano la fine dell’occupazione del proprio paese da parte del Marocco i tre giovani sahraui il cui nome segue sono stati condannati a pesanti pene carcerarie, varianti da 15 a 20 anni. Ciò che fa prevedere chiaramente una nuova tappa nella strategia del suo Governo e un ritorno ai vecchi metodi, ora presenti ancor più che nel passato: Hassanna Elhairach, condannato a 20 anni di carcere, Bouamoud Ahmed Salem, condannato a 15 anni di carcere, Daoudi Omar condannato a 15 anni di carcere.
Le seguenti altre persone, sono state condannate, per le stesse ragioni a pene tra 4 ed 8 anni di carcere: - Abdarrahmane Bougarfa, Alouat Sidi Mohamed, El Houssein Ndour, Baba Alarbi, Hama El Karcha, El hafed Touabali, Abdelaziz Edday, Achir Yaya, Enafa Boujemaa, Erradi Malainine, Abbi Bachir Farrah, Kattar Lebay Leboihi .
L’ex-prigioniera politica Aminetou Haidar, scomparsa nelle carceri marocchine tra il 1987 e il 1991, poi liberata in seguito alle proteste internazionali, militante ben nota per la difesa dei diritti umani e attivista sahraui, si trova ora in uno stato di salute critico nella Prison noire di El Ayoun, per aver partecipato ad una manifestazione pacifica. Aminetou è stata percossa e ferita in modo barbaro e trasferita d’urgenza all’0spedale Hassan Bel Mehdi di El Ayoun, il 17 giugno scorso, da dove, senza nemmeno lasciar finire i sanitari di medicarla, è stata condotta a forza nel carcere.
Ali Salem Tamek, altro attivista e simbolo della difesa dei diritti umani nel Sahara occidentale, premio Sakharov 2005, riconosciuto come ex-prigioniero di opinione da Amnesty International, è stato arrestato il 18 luglio scorso all’aeroporto di El Ayoun con un dispositivo militare impressionante, interrogato brutalmente e tradotto in isolamento nello stesso carcere di El Ayoun. Tamek, che aveva partecipato a numerose conferenze sui diritti umani in Europa, stava tornando dalla Spagna dove si era curato per gli esiti dei maltrattamenti subiti durante le sue precedenti incarcerazioni, dovute alle sue opinioni politiche. Le ricordiamo che mentre Tamek era in carcere nel giugno 2003 sua moglie veniva sequestrata insieme alla figlia di 3 anni e violentata da 5 poliziotti marocchini e inoltre davanti alla stessa figlioletta.
Mohamed El Moutawakil, Mohamed Fadel Gaudi, Noumria Brahim, Larbi Messaoud e Lidri El Houssein, ex prigionieri politici, membri del Forum Vérité et Justice e noti attivisti dei diritti umani nel Sahara Occidentale sono stati arrestati il 20 luglio scorso dalle forze di sicurezza marocchine, interrogati sotto tortura e tradotti nello stesso carcere . Le ricordiamo che Noumria Brahim e Lidri Houssein , a causa delle gravi condizioni in cui erano stati ridotti per le torture subite, sono stati ricoverati in rianimazione presso l’Ospedale di El Ayoun prima di essere poi tradotti in carcere.
Oltre al dispiegamento impressionante delle forze di sicurezza, della polizia e delle Guardie di Sicurezza Urbana (GUS), il suo Governo ha inviato nelle principali città sahraui contingenti militari per “dare la caccia” ai militanti sahraui dei diritti umani.
Tra le violazioni di cui questi attivisti sono vittima figurano campagne di persecuzione e di intimidazione, confisca di documenti di viaggio in modo da impedir loro di assistere a riunioni internazionali sui diritti umani, campagne di diffamazione con articoli ignobili della stampa marocchina e trasmissioni pilotate della TV governativa, case saccheggiate, per alcuni la deportazione, ed inoltre la chiusura del territorio e il sequestro di tutta una popolazione le cui condizioni di vita erano già del tutto precarie.
La repressione inaudita e brutale esercitata dalle forze di sicurezza del suo Governo su popolazioni civili disarmate e indifese ha messo in chiaro la necessità di proteggere un popolo in pericolo reale. Le immagini scioccanti riportate da TV europee di donne sahraui brutalizzate, gettate a terra e calpestate con disprezzo dai soldati marocchini, di case saccheggiate e famiglie intere gettate sul lastrico sono il riflesso simbolico e la rappresentazione emblematica della tragedia che sta colpendo il popolo sahraui e che perdura da ormai 30 anni e cioè dall’ occupazione del suo territorio da parte del Marocco.
Di fronte alla mobilitazione di solidarietà manifestata dall’opinione pubblica internazionale verso il popolo sahraui e la moltiplicazione delle denunce e delle condanne in tutto il mondo, il Marocco continua ad espellere i giornalisti, le delegazioni parlamentari e i rappresentanti di organismi non governativi suscettibili di render testimonianza del dramma, considerati testimoni scomodi. In meno di due mesi ben 8 delegazioni straniere si sono viste vietato l’accesso al Sahara Occidentale, tra le quali una delegazione norvegese condotta dal presidente della fondazione Rafto, sig. Arne Lynng, venuta ad El Ayoun come osservatrice al processo dei 16 sahraui arrestati nelle manifestazioni.
Il clima di paura che regna in seno alla popolazione civile sahraui e l’ampiezza della repressione che si sta abbattendo su di lei ormai da molti anni, riflettono la natura di un governo che resta concentrata nel culto della violenza e del terrore eretto a sistema.
Signor ambasciatore,
Ci sono tante ingiustizie, frustrazioni, odi accumulati durante 30 anni in questa regione, che costituiscono, per l’ostinazione del suo Governo a voltare la schiena alla legalità internazionale, un pericolo per la pace, spingente innegabilmente ad una ribellione per un popolo che aspirerebbe invece alla stabilità, alla pace e allo sviluppo.
Il Marocco non può continuare a chiudersi in una logica insensata di rifiuto dell’applicazione del piano dell’ONU per il Sahara Occidentale, e che prevede l’organizzazione di un referendum di autodeterminazione per il quale aveva già firmato l’accettazione.
Signor Ambasciatore,
La preghiamo pertanto, in nome dell’Associazione che mi ha delegato, di esprimere al suo Governo le nostre preoccupazioni per il grave pericolo che incombe sul territorio del Sahara Occidentale e su una situazione che potrebbe sboccare in forme di rabbia esplosiva e di repressioni sempre più gravi. L’immagine del Marocco ne sarebbe ulteriormente fortemente danneggiata
Con i distinti saluti
Bologna, il 31luglio 2005
Per il BIRDSO sezione – Italia
Jacqueline Philippe
Membro dell'esecutivo del Birdhso (Bureau Internazionale per il Rispetto dei Diritti Umani nel Sahara Occidentale) e dell'Ansps (Associazione Nazionale di Solidarietà per il Popolo Sahraui) Referente per l'Italia della Campagna Internazionale di adozione simbolica di un desaparecido sahraui.
| I nostri obiettivi | Lo scenario | Progetti in corso | Mailing list | Per contattarci | Collegamenti ad altri siti | Privacy e copyright |