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(ANSAmed) - ALGERI, 24 MAG - E' durata un paio di mesi l'illusione- peraltro di pochi- che la famiglia maghrebina avesse trovato infine la via dell'unità e che l'Unione del Maghreb Arabo (Uma) potesse rinascere dal letargo in cui giace da anni. Ma lo strombazzato vertice -il primo dal 1994- che avrebbe dovuto riunire domani e dopodomani a Tripoli i leaders dei cinque paesi che l'hanno creata nel 1989 ad Algeri non si farà. Un fulmine a ciel sereno, titolano alcuni giornali algerini, ma in realtà si ripete un copione ben noto nella storia dell'organizzazione regionale scandita da rinvii e annullamenti dell'ultim'ora, da contenziosi e rivalità mai sopiti. Le accuse reciproche di sabotaggio stanno già fioccando virulente specie tra Algeri e Rabat. La partecipazione al vertice della Lega araba di Algeri, in marzo, del sovrano marocchino Mohamed VI aveva fatto intravedere la possibilità che i due paesi fossero disposti finalmente a girare la pagina dell'antico braccio di ferro sul Sahara occidentale, l'ex colonia spagnola di cui Rabat, che l'ha annessa nel 1975, rivendica la sovranità contestata dal fronte indipendentista del Polisario appoggiato apertamente da Algeri. Una lotta armata che ha fatto migliaia di morti. Tutto sembrava andare liscio, dopo i colloqui in tete-a-tete tra il re e il presidente Abdelaziz Bouteflika, seguiti dall'annuncio trionfale da parte del governo algerino, che lo considerava un suo successo, della decisione di Marocco, Libia, Tunisia, Mauritania e Algeria di tornare a riunirsi a Tripoli per ridare vita all'Uma. Persino il colonnello Gheddafi aveva messo da parte i rancori verso il regime di Nouakchott che lo ha accusato di aver fomentato l'anno scorso due tentativi di colpo di stato in Mauritania. Se la grande famiglia araba è uscita ancora una volta disunita dal summit di Algeri, nonostante le dichiarazioni ufficiali, la più piccola famiglia maghrebina sembra oggi più che mai in frantumi. Tutto era pronto nella capitale libica dove dall'altro ieri erano riuniti i ministri degli esteri dei cinque paesi. Ma proprio mentre mettevano a punto l'ordine del giorno del vertice, Bouteflika ha colto l'occasione del 32esimo anniversario del Polisario per ribadire con un tono deciso il suo appoggio al fronte indipendentista e alla Rasd, l'autoproclamata repubblica araba saharaoui democratica, di cui Algeri ospita l'ambasciata e il cui riconoscimento da parte di molti stati africani ha portato nel 1984 all'uscita del Marocco dall'Organizzazione per l'unità africana (oggi Unione africana). "Andrò a Tripoli fedele alle promesse nei confronti del popolo saharaoui che deve ritrovare la liberta e l'indipendenza", ha affermato Bouteflika, ribadendo che Algeri appoggia il piano Baker per un referendum di autodeterminazione della popolazione dell'ex colonia spagnola. Secondo una fonte marocchina che ha preso parte alla riunione dei ministri degli esteri a Tripoli, la delegazione algerina avrebbe proposto di mettere in agenda la questione del Sahara occidentale. Ed è scoppiato l'inferno. Il capo della diplomazia marocchina Mohamad Ben Aissa ha subito commentato che "tali dichiarazioni non aiutano il rilancio dell'Uma", la stampa dei due paesi che aveva rispettato per qualche settimana la tregua si è riscatenata in velenose accuse reciproche, Mohamed VI ha sollecitato invano un passo indietro di Bouteflika e, come peraltro ha fatto in passato suo padre Hassan II, ha detto basta e annunciato la sua defezione che ha portato alla cancellazione del vertice. Proprio come era nell'aria. Si spegne di nuovo dunque il sogno di una struttura su cui costruire un progetto comune, un mercato nordafricano, un interlocutore valido dell'Europa. Sempre che, sottolineano analisti smaliziati, ci sia davvero una volontà in tal senso, capace di superare divergenze di interessi anche economici tra paesi che nonostante le apparenze in comune hanno poco più della lingua, la religione, la vicinanza geografica. Tra loro, ancora una volta, ci sono il petrolio, i fosfati, i diamanti del Sahara occidentale. (ANSAmed). TA 24/05/2005 19:07
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