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Il popolo Saharawi

Ali Salem Tamek rivolge un appello a tutti gli amici

Ali Salem Tamek alcuni giorni fa è stato trasferito dal Carcel Negro di El Ayoun nel carcere di Agadir in Marocco. Le autorità marocchine lo hanno sottoposto ad una visita psichiatrica allo scopo di dichiararlo pazzo, Tamek si è opposto ed ha chiesto di essere curato per le gravi malattie delle quali soffre a causa della prigionia. Ha iniziato uno sciopero della fame. E’ forte, combattivo come lo abbiamo conosciuto nella sua visita in Italia. Ci chiede con forza di sostenere la sua lotta, quella di Aminetou e di tutti gli altri prigionieri politici. Lo chiede a tutti noi. Saluta di cuore tutti gli amici che ha conosciuto durante la sua permanenza in Italia. Tamek ha saputo che anche dall’Italia presto dovrebbero partire delegazioni per il Sahara Occidentale, spera che riescano ad entrare e le attende con ansia.

COSA POSSIAMO FARE PER AIUTARE E SOSTENERE TAMEK E GLI ALTRI PRIGIONIERI POLITICI SAHRAWI?

Possiamo parlare a tanti della loro lotta, delle loro condizioni di vita in carcere, chiedere al Regno del Marocco la loro immediata scarcerazione ed il rispetto dei diritti umani inviando lettere o telefonando ai giornali obbligarli a parlarne, fare pressione sui partiti, sugli enti locali perché prendano posizione e facciano pressione sul Governo del Marocco. Anche se siamo in agosto e in ferie non dobbiamo fermarci. Vi proponiamo di leggere il testo dell’appello, firmarlo (indicando Nome Cognome e città) e rispedircelo via mail al seguente indirizzo: elouali@saharawi.org Provvederemo ad inviarlo alle forze politiche, alla stampa, all’ambasciata marocchina.

Grazie

Il Coordinamento delle Associazioni di Solidarietà con il Popolo Sahrawi dell’Emilia Romagna

Appello

Siamo fortemente preoccupati per l’aggravarsi della situazione dei diritti umani nel Sahara Occidentale a due mesi dall'inizio dell’intifada per l’indipendenza del Popolo Sahrawi che con grandi manifestazioni pacifiche nei i territori occupati, nel sud del Marocco e nelle università di alcune città marocchine, chiede libertà e giustizia. Le forze di occupazione marocchine hanno risposto alle manifestazioni con grande violenza colpendo senza distinzione civili di ogni età, uomini e donne, senza peraltro aver fiaccato la loro volontà a resistere. Si segnalano torture e maltrattamenti sugli arrestati e dure condanne durante i primi processi sommari. Particolarmente colpiti gli attivisti dei diritti umani che da anni si battono contro la repressione.

Le informazioni provenienti dal Sahara Occidentale parlano di 300 feriti, di cui alcuni in condizioni gravi, ai quali si aggiungono 110 arrestati ed oltre 40 scomparsi. Tre giovani Sahrawi sono stati condannati a pesanti pene detentive, varianti dai 15 ai 20 anni per aver preso parte alle manifestazioni che reclamavano la fine dell’occupazione del proprio Paese da parte del Marocco. Si tratta di: Hassanna Elhairach, condannato a 20 anni di carcere, Bouamoud Ahmed Salem, condannato a 15 anni di carcere, Daoudi Omar condannato a 15 anni di carcere.

Altri sahraui sono state condannati, per le stesse ragioni a pene variabili tra 4 ed 8 anni di carcere: Abdarrahmane Bougarfa, Alouat Sidi Mohamed, El Houssein Ndour, Baba Alarbi, Hama El Karcha, El hafed Touabali, Abdelaziz Edday, Achir Yaya, Enafa Boujemaa, Erradi Malainine, Abbi Bachir Farrah, Kattar Lebay Leboihi, Mohamed El Moutaouakil, Houssein Lidri, Brahim Noumria e Larbi Messaoud. Sono tutti difensori dei diritti umani fermati dalle forze marocchine di sicurezza il 20 luglio scorso e sottoposti a durissimi interrogatori.

Due degli uomini, Houssein Lidri e Brahim Noumria, sono stati torturati dai membri delle forze di sicurezza marocchine in un centro di detenzione segreta ad El Ayoun, nel Sahara Occidentale, il giorno del loro arresto. Appesi con le mani legate, una benda sugli occhi e colpiti su parti sensibili del corpo; una sostanza chimica è stata versata sui loro corpi e sono stati ustionati con sigarette e fiamme. Sebbene i due uomini abbiano, fin dal 21 luglio, informato le autorità giudiziali che avevano subito atti di tortura, nessuna inchiesta è stata aperta. Houssein Lidri sarebbe stato torturato di nuovo per parecchie ore il 22 luglio.

Alla vigilia del suo arresto, Houssein Lidri aveva concesso un'intervista alla catena televisiva araba Al Jazira a proposito dell'arresto del militante dei diritti umani Ali Salem Tamek,

L’ex-prigioniera politica Aminetou Haidar, scomparsa nelle carceri marocchine tra il 1987 e il 1991, poi liberata in seguito alle proteste internazionali, nota militante in difesa dei diritti umani e attivista sahraui, si trova ora in stato di salute critico nel Carcel Negno di El Ayoun, per aver partecipato ad una manifestazione pacifica. Aminetou, percossa e ferita, è stata trasferita d’urgenza all’ospedale Hassan Bel Mehdi di El Ayoun il 17 giugno scorso, da dove, senza essere medicata, è stata condotta in carcere.

Ali Salem Tamek, militante per la difesa dei diritti umani, dal lunedì 18 luglio fino a pochi giorni fa è stato detenuto nel carcere di El Ayoun, dopo essere stato prelevato all'aeroporto della città al suo arrivo da Las Palmas (Canarie). Ali Tamek è reduce da un periodo di tre mesi trascorso in Europa per alcuni trattamenti sanitari a seguito delle torture subite nel corso della sua lunga detenzione e degli innumerevoli scioperi della fame a cui si è sottoposto. Ali Tamek è stato liberato solo a seguito di una campagna internazionale sostenuta dalle principali organizzazioni per la difesa dei diritti umani.

Nel corso del suo soggiorno in Europa ha avuto l'occasione di essere ascoltato da parlamentari europei, dai membri della Commissione per i diritti umani delle Nazioni Unite a Ginevra, da esponenti delle forze politiche, amministratori locali, organizzazioni della società civile di diversi paesi. In Italia è stato ricevuto anche dalla Commissione diritti umani della Camera dei Deputati e del Senato della Repubblica.

La repressione delle forze di sicurezza marocchine nei confronti dei manifestanti sahrawi che pacificamente chiedono libertà e giustizia per il Popolo Sahrawi, anche secondo quanto dichiarato da Amnesty International, sono da subito state eccessive ed ingiustificate, per questo la stessa organizzazione già il 21 giugno scorso ha chiesto alle Autorità marocchine di indagare sui responsabili delle torture e dei maltrattamenti inflitti ai civili, ma fino ad oggi non ha ottenuto alcuna risposta in merito.

Amnesty afferma che i militanti dei diritti umani nel Sahara Occidentale sono stati perseguitati ripetutamente negli ultimi anni per la loro azione in favore dei diritti fondamentali delle persone. Ad alcuni è stato impedito di recarsi all'estero per impedire loro di raccontare delle violazioni dei diritti umani, altri sono stati incarcerati arbitrariamente. In molti casi, le attività considerate come illegali riguardano il diritto di esercitare in modo pacifico la libertà di opinione, di diffusione delle notizie e l’espressione della propria opinione sui diritti umani alle organizzazioni estere, come le organizzazioni internazionali di difesa dei diritti umani.

Nel corso dei queste ultime settimane le autorità marocchine hanno impedito anche a parecchie delegazioni internazionali, molte delle quali spagnole, di visitare il Sahara Occidentale rispedendole indietro e dichiarandole “indesiderate”.

La maggior parte delle persone fermate erano membri della Sezione Sahara del Forum Verità e Giustizia l’organizzazione di difesa dei diritti umani, sciolta nel giugno 2003 perché secondo le autorità marocchine si dedicava ad attività illegali che potevano turbare l'ordine pubblico e di recare offesa all'integrità territoriale del Marocco. Le attività descritte come illegali riguardano i membri dell'organizzazione che hanno esercitato il diritto di esprimere pacificamente la loro opinione sull'autodeterminazione del popolo sahraui e di fare conoscere la loro posizione sui diritti umani. Sebbene l'organizzazione sia stata sciolta, i militanti continuano individualmente a lottare contro le violazioni dei diritti umani al Sahara Occidentale.

Chiediamo alle autorità marocchine

* di liberare immediatamente tutti i prigionieri politici sahrawi
* di aprire immediatamente un'inchiesta sulle affermazioni di tortura che riguardano Houssein Lidri e Brahim Noumria e fornire loro le cure mediche di cui hanno bisogno;
* di garantire a tutti il diritto ad un processo equo, impedendo che le confessioni strappate con la tortura siano utilizzate per condannarli;
* di identificare e processare ogni rappresentante dello stato che abbia ordinato, utilizzato o approvato la tortura;
* di rispettare il diritto dei difensori dei diritti umani a raccogliere e diffondere liberamente notizie che riguardano i diritti umani senza timore di rappresaglia;
* di permettere alle delegazioni internazionali di entrare nel Sahara Occidentale.
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