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Il Resto del Carlino Modena

13/03/2005

Andrea e il Sahara: il primo «disabile» alla corsa più dura
LA STORIA Modenese alla maratona del deserto

MODENA — Tre ore di corsa nel deserto, 21 km dalla partenza e altrettanti dalla meta, quando una tempesta di sabbia è stata più forte anche della sua fortissima volontà. Si è così interrotta la partecipazione di Andrea Mazzucchi, atleta dell’Asham Onlus (Associazione sportiva handicap Modena), alla Sahara Marathon, ma non è una sconfitta. Andrea era partito insieme con Claudia Tognoli (26 anni, anche lei dell’Asham) per affrontare la maratona organizzata da cinque anni per testimoniare solidarietà al popolo Saharawi. Affetto da sindrome spastica, è il primo e unico atleta disabile ad affrontare una sfida tanto impegnativa, all’insegna dello slogan ‘La mia corsa libera’. Per Mazzucchi (38 anni, una laurea in Scienze della produzione animale, tre maratone - Roma, Padova e New York - lo scorso anno, in pochi mesi) è stato in ogni modo un successo. «Ritirarmi è stata l’unica cosa normale che ho fatto» spiega con una battuta, Andrea. La ‘spedizione’ dei modenesi, per il suo valore simbolico, è stata patrocinata e sponsorizzata dalla Fondazione Cassa di Risparmio di Modena, dalla Provincia e dai Comuni di Modena e Castelfranco. «Io e Claudia — racconta Andrea — siamo partiti da El Ayun prima degli altri atleti (provenienti da diversi Paesi) per poter raggiungere il traguardo, a Smara, ad un orario accettabile. Tutto sembrava procedere per il meglio, anche se le insidie del terreno erano notevoli: la risposta che ricevevo dal suolo era diversa ad ogni appoggio e mi risultava difficile produrre una corsa rilassata. Dopo alcuni chilometri il vento ha cominciato a soffiare, sempre più forte e improvvisamente siamo piombati in un inferno di sabbia che sferzava il volto e le gambe. Ad Austed, dov’era il controllo della mezza maratona, ho preso la sofferta decisione di abbandonare. Non era più una gara. Il pericolo, considerando anche tutte le ore che avrei dovuto ancora trascorrere correndo in quelle condizioni, era per me troppo grande. Abbiamo poi saputo che otto atleti (cinque Saharawi, due tedeschi ed uno spagnolo) si erano persi e sono stati ritrovati solo a sera. Ho chiesto a Claudia di continuare anche per me la corsa. Lei ce l’ha fatta (ha impiegato circa sei ore), ma è stata davvero dura». La corsa nel deserto è stata, al di là del risultato, un’esperienza unica che ha consentito ai due atleti dell’Asham di portare un segno tangibile di solidarietà a un popolo che da trent’anni vive da profugo e che ha accolto con gentilezza ed entusiasmo i partecipanti alla Sahara Marathon. Andrea e Claudia hanno contribuito all’acquisto di dieci femmine di cammello gravide (il latte serve per l’alimentazione delle persone più anziane) e hanno lasciato ai profughi vestiti e medicinali (c’è bisogno soprattutto di antibiotici). A Dakhla hanno visitato un ospedale, una scuola elementare e una femminile. A Smara l’esperienza più interessante: la visita ad un centro dove i disabili (per la maggior parte bambini e adolescenti) imparano, tra l’altro, ad acquisire un’autonomia di base. Il Governatore di Smara ha organizzato una festa in onore degli atleti e ha espresso un particolare apprezzamento per Andrea Mazzucchi, premiato con la stessa medaglia dei vincitori della maratona. Gli atleti dell’Asham hanno avviato contatti per un progetto per l’integrazione dei disabili attraverso iniziative sportive.

 

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