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18 Marzo 2005 Vita Trentina

Dai territori liberi della R.A.S.D. - Repubblica Araba Sahrawi Democratica


Un esilio da non dimenticare

Il Sahara Occidentale fu colonia spagnola fino al 1975, anno nel quale la dominazione coloniale ebbe termine. Di fatto però la Spagna lasciò campo libero all'invasione militare da parte del Marocco e della Mauritania. Pur essendo questo territorio molto arido, questa zona del deserto del Sahara è molto ricca di giacimenti di fosfati e la sua costa atlantica è tra le più pescose del nord-est dell'Africa. Per oltre 1200 anni vi hanno abitato le popolazioni Sahrawi, d'origine araba, di religione islamica, la cui civiltà è caratterizzata dalle mescolanze di culture arabe, africane e berbere. Da 30 anni questo popolo è costretto all'esilio nell'Hammada (deserto) a sud-ovest dell'Algeria, per evitare un genocidio di massa da parte i militari invasori. Il Marocco per rafforzare la sua presenza ha costruito un muro lungo oltre 2500 Km, con milioni di mine antiuomo ed anticarro (la gran parte di produzione italiana), per bloccare ogni accesso ed impedire le legittime rivendicazioni del Popolo Saharawi all'autodeterminazione e all'indipendenza. Diritti per altro sanciti sin dal 1991 dall'ONU (Accordo di Houston-Texas-USA), il quale prevedeva un referendum il cui obiettivo era quello di determinare la volontà della popolazione autoctona. Consultazione di fatto bloccata a causa di ostacoli posti dal Marocco anche in aperta sfida con la comunità internazionale. Nonostante ciò e pur vivendo in precarissimi campi profughi, il Popolo Saharawi è riuscito a costruire uno stato: la Repubblica Araba Sahrawi Democratica (R.A.S.D.), riconosciuta dall'OUA (Organizzazione dell'Africa Unita) che collabora con l'ONU. Nazione presieduta da Mohamed Abdel Aziz, espressione del Fronte del Polisario (Fronte Popolare per la Liberazione di Saguia el-Hamra e Rio de Oro), che ha combattuto una lunga guerra di liberazione senza aver mai utilizzato metodi terroristici. I 165.000-250.000 profughi sono suddivisi nel deserto dell'Hammada di Tindouf, nelle quattro province "wilaya" di Auserd, Smara, Dhajla e Al Aaiun. Questi sopravvivono grazie agli aiuti internazionali (in particolare dall'Alto Commissariato ONU per i Rifugiati-UNHCR) ed all'impegno di molte associazioni non governative specialmente spagnole ed italiana. E proprio per far conoscere quest'amara realtà (ai più sconosciuta), che da 5 anni è organizzata la "Sahara Marathon". Un ritrovo degli appassionati la più classica delle discipline olimpiche sulla tradizionale distanza di 42,195 km. Manifestazione sportiva di solidarietà promossa dal WHMF (World Umanitarium Marathon Foundation), inserita nel calendario delle Ecomaratone d'Italia, con il determinante coordinamento dell'Associazione nazionale di solidarietà con il Popolo Sarahawi ed il supporto d'alcune regioni italiane tra le quali la provincia di Trento. A quest'edizione vi hanno partecipato 390 atleti, dei quali 190 locali, impegnati su quattro diversi percorsi di 42, 21, 10 e 5 km. Alla maratona sono partiti 80 stranieri e 20 locali. Vincitore virtuale (lo spirito non è assolutamente agonistico) è stato il bolognese Vincenzo Castellano (3°03') già vincitore dell'edizione 2002, seguito dal trentino Cristian Campestrin (3°11') di Strigno (maratoneta della nazionale azzurra) e dal padovano Fabio Mestrieri (3°17'). Tra le donne vittoria della spagnola Leire Elosegui (3°37'), seguita dall'italiana Claudia Tognoli (4°53') e dalla trentina Sabrina Campaldini (5°18') da Canal S.Bovo-Primiero. La corsa si è svolta in una giornata a dir poco terribile per l'improvviso scatenarsi di una tempesta di sabbia, con raffiche di vento superiori ai 75 km/h ed una visibilità quasi nulla. Non ha caso diversi maratoneti hanno dovuto interrompere la corsa per motivi di sicurezza. Tra i trentini, da segnalare la partecipazione alla "Half Marathon" di 21Km di Mario Simoni e Matteo Filippi di Lavis-Pressano. Durante la settimana di permanenza nei carpi profughi sono stati organizzati diversi incontri con le autorità locali, per affrontare assieme i problemi e per meglio capire le necessità di questa gente che si è rifugiata in quest'angolo del mondo definito "l'inferno della terra". In estate, infatti, si raggiungono temperature superiori ai 60°, mentre le notti sono gelide a causa della forte escursione termica. Particolarmente significativa la cerimonia, o per meglio dire la gran festa popolare, durante la quale sono state donate 15 cammelle da latte (con relativo cammellino) alle donne del villaggio di Dahjla. Unica oasi in questo sterminato deserto. Negli altri campi profughi sono state, invece, consegnate diverse tonnellate di materiale sanitario per i presidi medici, mentre altri generi sono stati utilizzati per delle scuole e dei centri di formazione professionale. Tutto questo è stato possibile anche grazie ad una parte della quota d'iscrizione dei maratoneti e dei loro accompagnatori. Da ricordare anche la "mini maratona" per i bambini nel villaggio di Smara, con una partecipazione a dir poco entusiasmante ed uno spettacolo teatrale con dei clown spagnoli. Del resto questa è la filosofia che anima i promotori quest'evento culturale e sportivo. Uno sforzo non solo per aiutare materialmente questo popolo, ma soprattutto per far conoscere al mondo intero, con una corretta informazione, questo enorme dramma umano. Gli Sahrawi sono un popolo meraviglioso che ti donano quanto possiedono senza nulla chiederti in cambio. L'unico loro desiderio è quello di condividere con l'ospite un bicchiere (khes) di the, preparandolo seguendo un preciso rito (nasna-shei), con una teiera (berred) su di un braciere (frnei) nella loro casa-tenda (jaime). Il primo bicchiere che si sorseggia è amaro come la vita, il secondo è dolce come l'amore, il terzo è soave come la morte. Questo è il popolo del deserto ed in ciò sta l'essenza pacifica e la forza di una resistenza quotidiana, alla quale la comunità internazionale deve oggi dare un appoggio definitivo e concreto.


di Roberto Franceschini

R.A.S.D. - dal 26 febbraio al 6 marzo 2005

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