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testi e foto di Michele Novaga
Tindouf (ALGERIA) - Giorgina Paolucci ha 69 anni e viene da Padova. È
la più anziana partecipante alla Sahara Marathon 2005. Insegnante di
educazione fisica in pensione, ha girato mezzo mondo correndo maratone e corse
podistiche. Fa volontariato in un istituto per ciechi e dice: "Essere qui
per me ha una doppia valenza: corro e solidarizzo con la causa Sahrawi".
Paolo Gilardi, milanese trapiantato a Ravenna, è il "decano"
delle maratone: ne ha corse già 110, da Pechino a Reykyavik, da Beirut
a New York passando per San Pietroburgo. Per tutta la durata del viaggio ha
indossato la stessa maglietta col ritratto di un suo amico morto: "Un modo
per sentirlo vicino a me in questo luogo e in questa avventura" dice. Dirigente
di un'importante azienda italiana è convinto che
"Tra tutte le maratone che ho corso, questa è stata la più
intensa: per il tipo di percorso, per le condizioni atmosferiche e soprattutto
per il significato". Giorgina e Paolo sono due dei tantissimi atleti che
lo scorso 28 febbraio si sono sfidati all'ultimo respiro sui 42 chilometri di
tracciato nel deserto dell'Hammada algerino. 150 atleti, provenienti per la
gran parte da Italia e Spagna ma anche da Norvegia, Stati Uniti, Germania e
Svizzera. Tutti qui per correre e superarsi tra sabbia, sassi e vento, arrivati
con due voli charter (da Rimini e da Madrid) carichi di speranza ma anche di
aiuti umanitari per le popolazioni locali: medicine, vestiti, attrezzature sanitarie.
E anche di un fondo per comprare 15 cammelle da latte, per nutrire bambini e
anziani. A salutarli all'aeroporto riminese anche la campionessa olimpica di
canoa medaglia d'argento a Atene 2004, Josefa Idem, nella duplice veste di sportiva
e di assessore al Comune di Ravenna. Giunta alla quinta edizione, la Sahara
Marathon è un progetto annuale del Comitato Atletico e dell'Unione Nazionale
delle Donne Saharawi. Si svolge nei campi profughi del deserto algerino per
far prendere coscienza delle necessità mediche, educative e nutrizionali
dei rifugiati del Sahara Occidentale a tutti i partecipanti stranieri. Il territorio
è occupato illegalmente dal Marocco dal 1975. Da quando cioè l'ultima
potenza coloniale europea, la Spagna, lo ha abbandonato. Da allora, nonostante
varie risoluzioni delle Nazioni Unite e una missione (la Minurso) presente sul
campo dal 1991 allo scopo di convocare un referendum per l'indipendenza, circa
200.000 di loro vivono in esilio nei campi profughi vicino a Tindouf (Algeria)
in tende senza accesso ad acqua ed elettricità. Mentre altri 800.000
vivono nel loro territorio, il Sahara Occidentale, prigionieri dell'invasione
marocchina. Un milione di persone in tutto divise da un muro di oltre 2500 km
disseminato di mine (circa 9 milioni). Il segretario dell'ONU Kofi Annan riferendosi
alla situazione attuale nel Sahara Occidentale ha parlato di "vicolo cieco".
Nonostante le condizioni in cui sono costretti a vivere, comunque, anche molte
donne e uomini Sahrawi hanno voluto partecipare alle gare. Sono stati i protagonisti
della corsa dei cinque e dei dieci kilometri. Ma anche nella mezza maratona
(21 Km) gli atleti Sahrawi si sono distinti conquistando il secondo e il terzo
posto dietro allo spagnolo Juan Josè Garcia arrivato primo con il tempo
di
1ora e 35 minuti. Partita dal campo di El Aiun, la gara ha fatto tappa a Auserd
per poi concludersi a Smara (il più grande campo profughi considerato
la capitale dei Sahrawi in esilio) dopo un tratto di dune sabbiose. Le pessime
condizioni atmosferiche costellate da una tempesta di sabbia con raffiche di
vento superiori a 100 km orari, hanno reso la competizione una gara epica, da
raccontare
ai nipoti. I punti di ristoro non si trovavano più così come le
colonnine azzurre riempite di sabbia dagli organizzatori che indicavano la direzione.
Alcuni, ingannati dalla scarsissima visibilità, si sono persi nella tempesta
di sabbia recuperati a sera, ormai stremati, dalle jeep degli organizzatori
e dal team dei tre medici emiliani presenti sul posto: Maria, Marco ed Eugenio.
Al traguardo di Smara è arrivato per primo Vincenzo Castellano impostosi
con un tempo di 3 ore e 3 minuti che ha preceduto Cristiano Campestrin e Fabio
Mestieri. Gente abituata alle corse dure che fa dello sport una ragione e uno
stile di vita. Vincenzo Castellano ha 45 anni e uno studio odontotecnico a Bologna,
la sua città. Aveva già partecipato a questa maratona nel 2002
e nel 2003. Un primo e un terzo posto suggellati dalla vittoria della sua compagna
Rosy Manari, prima in entrambe le competizioni nella sessione femminile. "Per
me lo sport è un veicolo di valori - dichiara stremato a fine gara -
non è una cosa fine a se stessa ma per me è anche cultura, solidarietà,
ecologia". Vincenzo è l'organizzatore della Maratona del Ventasso
sull'Appennino Reggiano, che insieme a quella dei Cimbri e a quella del Sahara
rientra nel circuito internazionale delle Ecomaratone. Dopo una gara condotta
fianco a fianco con l'amico Campestrin, il duetto di testa si è diviso.
Vincenzo ha continuato a testa bassa fino alla fine meritandosi la medaglia
consegnatagli dalle mani del Primo ministro della Repubblica Araba Democratica
del Sahrawi. E Cristiano Campestrin, nonostante fosse indicato alla vigilia
come favorito dallo stesso Castellano, non ne ha fatto un dramma. Trentino,
32 anni, impiegato in una cooperativa di disabili vive lo sport "come un
modo per conoscere me stesso e gli altri. Mi alleno una volta al giorno tutti
i giorni correndo nella natura. Dai Saharawi ho imparato dignità, rispetto
per la vita e valori veri come la non violenza". Alberto, Pierangelo, Silvana,
Otello, Vanni, Sabrina, Paul e Marta arrivata al traguardo dopo quasi 6 ore
e mezza. E come il sempre sorridente Angelo Tiozzo detto "Lolo", classe
1945, instancabile organizzatore del viaggio che ha voluto correre anche lui
e arrivare fino in fondo sfoggiando il pettorale numero 1. Ma il vero vincitore
è Andrea Mazzucchi, atleta disabile dell'associazione Asham Onlus di
Modena. Seguito sempre da Claudia, una volontaria dell'associazione e da Giulia,
videogiornalista che non si è persa un secondo delle sue mosse, ha voluto
correre per i Sahrawi e in ricordo della moglie Cristina deceduta alcuni mesi
prima.
Indossando una maglietta con su scritto "La mia corsa libera", Andrea,
38 anni, agronomo affetto da sindrome spastica è il primo e unico atleta
disabile ad aver affrontato una sfida tanto impegnativa. "Dopo alcuni km
il vento ha cominciato a soffiare, sempre più forte, e improvvisamente
siamo piombati in un inferno di sabbia che sferzava il volto e le gambe. Ad
Aoserd, dove c'era il controllo della mezza maratona, ho preso la soffertissima
decisione di abbandonare". Ventuno Km carichi di messaggi e significati
"Sono convinto che anche i disabili si debbano integrare nella società
attraverso lo sport, il lavoro e la solidarietà non adagiandosi a ricevere
aiuto. Anche loro devono fare qualcosa per gli altri". L'ora della partenza
è ormai vicina. Il tramonto si staglia rosseggiando sulle dune di sabbia
dell'Hammada che nella lingua locale significa "Troppo freddo per viverci
d'inverno, troppo caldo per starci d'estate". C'è tempo solo per
un ultimo giro di tè. Tre tazzine secondo la tradizione Sahrawi: la prima
amara come la vita, la seconda dolce come l'amore e la terza soave come la morte.
El Ouali è un'associazione di volontariato di Bologna (www.saharawi.org/associazione.htm)
che, dal gennaio 2000, sostiene il popolo Saharawi. Il suo scopo è promuovere
ed organizzare iniziative di solidarietà di aiuto umanitario, economico,
sanitario e medico. Fa parte del Coordinamento Regionale Emilia Romagna delle
associazioni di solidarietà con il popolo Saharawi. Da cinque anni organizza
e promuove la Sahara Marathon con l'"Associazione Nazionale di Solidarietà
con il popolo Sahrawi", con il coordinamento associazioni Emilia Romagna,
all'agenzia "Ovunque Viaggi" ( Modena) e il contributo dell'assessorato
alle Politiche sociali della Regione Emilia Romagna e al patrocinio della Provincia
e del Comune di Bologna e del Comune di Modena.
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