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Liberazione 5 Ottobre 2005
Oggi è la giornata europea di solidarietà con il Sahara occidentale
Nelle carceri marocchine si muore per il Saharawi
Alfio Nicotra
Il prestigio di re Mohammed VI sta affondando nella vergogna del carcere di
Aaiun. Dopo mesi di sciopero della fame trentasette dirigenti del Fronte Polisario,
detenuti arbitrariamente, sono riusciti a squarciare
il velo - opprimente ed odioso - che da tempo era calato sulla occupazione marocchina
del Sahara occidentale. La pubblicazione di un rapporto
sulla violazione dei diritti umani da parte di Amnesty International e ancora
di più di alcune foto - che hanno fatto il giro del mondo - dei dirigenti
saharawi ammassati l'uno sull'altro in una cella maledorante, sembrano aver
risvegliato l'attenzione dei mass media su questo dramma. Le diplomazie invece,
Unione Europea in testa, continuano a fingere che il problema di un popolo senza
più patria non esista. Neanche il governo Zapatero, per non pregiudicare
i lucrosi contratti di sfruttamento dei fosfati, ha avuto il coraggio di invertire
questa tendenza. Eppure la Spagna più di tutti porta la responsabilità
da potenza coloniale, di avere, nel 1975, inopinatamente ceduto - in cambio
di una robusta buonuscita- quei territori ai governo del Marocco e della Mauritania.
E' l'inizio di una guerra di indipendenza violentissima che impone al governo
della Mauritania di siglare gli accordi di pace con il Fronte Polisario nel
1979.
Rabat invece, istillando un nazionalismo sempre più perverso, raddoppia
lo sforzo bellico e lascia che a parlare siano le armi, le espulsioni dei civili,
l'assassinio dei dirigenti e degli intellettuali schierati per l'indipendenza.
I circa 266mila chilometri quadri che si affacciano per un migliaio di chilometri
sull'Atlantico diventano un deserto di sofferenza. Sotto la sabbia si nasconde
uno dei giacimenti di minerali più importanti del pianeta. Sono in buona
parte fosfati che si trasformano in una vera e propria maledizione per le popolazioni
nomadi e stanziali che su quelle dune vi hanno vissuto per secoli.
La resistenza del Fronte Polisario non si affida solo alle armi ma principalmente
al risveglio della coscienza del suo popolo e ad una gigantesca offensiva diplomatica.
Isolata nel contesto internazionale la monarchia marocchina si dichiara disponibile
a sottoporre il destino del Sahara occidentale ad un referendum democratico.
L'Onu consacra l'accordo ma il governo di Rabat ha la lingua biforcuta. Per
anni lavora per logorare gli accordi. Lima e taglia a suo piacimento la liste
degli
elettori al fine di alterarne l'esito, avviando tra l'altro una massiccia una
campagna di colonizzazione. Il referendum è rinviato più volte
fino ad essere definitivamente accantonato. Più Rabat stringe affari
con le multinazionali e i governi occidentali e sempre di più sui Sahrawi
e sulla loro lotta cala il silenzio e la rimozione. Di contro - come ricorda
Gennaro Migliore della segreteria nazionale del Prc- cresce la
solidarietà dal basso «con decine di gemellaggi tra i comuni e
le province italiane e i campi profughi» gestiti dal Fronte Polisario
nel deserto algerino. Una solidarietà tanto forte - fatta di scambi,
visite reciproche e ospitalità per migliaia di ragazzi- a tal punto che
tra le nuove generazioni dopo l'arabo è l'italiano la lingua più
parlata. La diplomazia invece latita, l'Unione Europea non solo è strabica
ma si rifiuta di avere un qualsiasi ruolo per non irritare le politiche di contenimento
dei flussi migratori che il governo di Rabat attua su indicazione di Bruxelles.
Da qui la decisione di scendere in sciopero della fame. Dieci dei trentasette
detenuti di Aaium arrivano fino all'estreme conseguenze e versano tuttora in
coma. Gli altri sono segregati come animali ed isolati dal resto del mondo.
Oggi in piazza Maggiore a Bologna e in piazza del Duomo a Firenze si apriranno
le tende organizzate dai comitati di solidarietà con il popolo Saharawi.
E' la giornata europea di mobilitazione in solidarietà con le vittime
della repressione nei territori occupati del Sahara occidentale. Parlano di
una lotta e di un popolo dimenticato che nonostante tutto rifiuta di piegarsi
alla legge della giungla. Non lasciamoli soli. La loro lotta ci riguarda da
vicino.
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