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Il popolo Saharawi

Il Manifesto 3 Marzo 2006

SAHARA OCCIDENTALE

Se anche la pioggia se la prende con i profughi
Dopo le alluvioni di due settimane fa, la situazione nei campi di Tindouf resta disastrosa



GIULIO MARIA PIANTADOSI
CAMPI DI TINDOUF
L'alluvione che si è abbattuta due settimane fa sugli accampamenti sahrawi ha profondamente sconvolto la già precaria vita dei rifugiati. Le casupole di argilla secca, che erano uno dei pochi segni di normalità nella difficilissima condizione in cui vivono i profughi di questa guerra dimenticata, sono state letteralmente sciolte dalla pioggia. Da trenta anni i rifugiati sahrawi sono abbandonati nell'aspro deserto dell'Hammada in attesa che un referendum di autodeterminazione ponga fine alle travagliate vicende dell'ex-colonia spagnola del Sahara occidentale, occupata dal Marocco dopo la morte di Francisco Franco, nel 1975.
Jadietu ci offre il poco tè che le è rimasto nella tenda di fortuna in cui vive con la sua famiglia. Suo figlio Ali, un giovane 21enne che conosce la sua patria solo dai racconti, ci parla di come hanno perso tutto: «Mentre stavamo dormendo ha cominciato a piovere molto forte. Mi sono svegliato e ho visto che l'acqua filtrava dal tetto, allora ho chiamato mia madre e mio fratello Mohamed e siamo usciti di corsa. Non abbiamo potuto prendere nulla con noi, né vestiti né coperte».
Ci porta nel posto dove era costruita la casa. Non c'è più niente: solo la base dei muri è rimasta in piedi. Tra le macerie, ci dice Ali, sono andate distrutte anche le provviste che il Programma alimentare mondiale (Pam) assegna ad ogni famiglia mensilmente.
Facciamo un giro per l'accampamento di Miyec: tutte le abitazioni sono ridotte come la casa di Ali. Qualcuno ancora fruga tra le rovine sgombrandole dai calcinacci; altri scavano nella sabbia per impastare nuove mattoni di sabbia. Molte famiglie vivono ancora insieme nella stessa tenda e non tutte avranno la possibilità di ricostruire un tetto sotto cui ripararsi.
Di fronte all'ingresso del municipio continuano ad essere distribuite le tende e le coperte inviate dalla cooperazione algerina, spagnola e italiana. I bambini sono quasi tutti in strada perché le lezioni non sono ancora ricominciate. La scuola elementare e la media sono state gravemente danneggiate e gli edifici sono inagibili: per adesso le classi si alternano sotto una tenda. Incontriamo Touba Bouyemaa, la rappresentante della comunità. Ci spiega che qui vivono circa 5000 persone e 3000 di loro sono senza casa. «In una solo notte abbiamo perso tutte le nostre cose. Adesso viviamo in questo deserto ma prima vivevamo in città come le vostre. Non siamo fatti per stare qua, vogliamo tornare nella nostra terra, vogliamo che si tenga il referendum. Far tornare i bambini a scuola è la nostra prima preoccupazione. I bambini devono istruirsi perché sono l'unica speranza per il nostro popolo».
Il dispensario sanitario, ospitato in un'ala del municipio, è pieno di fango secco e dei pezzi di intonaco staccato dalle pareti. Mohamed, medico del dispensario, dice che tutti i programmi di vaccinazione ed assistenza alla maternità sono stati interrotti.
Il grande fiume di fango e detriti che ha attraversato tutto la provincia si è ormai seccato e il vero pericolo sono le costruzioni rimaste in piedi, imbevute di acqua e pronte a crollare da un momento all'altro. Le temute epidemie non si sono verificate ma la scarsità di cibo, la durezza della situazione e l'assenza di medicinali specifici rappresentano una minaccia per la salute dei più anziani come dei bambini.
Il governatore di Auser, la provincia più colpita, prova a tracciare un bilancio: «Fortunatamente non ci sono stati morti ma i danni materiali sono ingenti. Le case continuano a cadere e questo ci impedisce di fare un bilancio definitivo, riteniamo però che oltre il 53% degli edifici sia stato distrutto. Faremo in modo di ripristinare l'agibilità delle strutture pubbliche ma molto dipenderà dagli aiuti internazionali».
Anche a Smara la situazione è desolante: quella che era la provincia più urbanizzata e popolosa, con costruzioni fitte, sembra una città fantasma. La popolazione si è spostata con le tende sui rilievi circostanti, dove l'acqua non potrà più arrivare.
A Rabouni, sede del governo della Rasd, i danni si sono fatti sentire di meno ma anche la residenza del presidente Abdelaziz mostra i segni del passaggio delle intemperie. «La nostra prima reazione - dice il presidente durante l'incontro con i partecipanti di un volo di solidarietà partito dalla Toscana - è stata quella di mobilitare tutte le forze disponibili per evitare gli effetti più disastrosi della catastrofe. Non dobbiamo però dimenticarci che in questi giorni è il trentesimo anniversario della fondazione della Repubblica araba sahrawi democratica e che quindi per noi sono anche giorni di festa, anche se mitigati dal dolore della tragedia che stiamo attraversando».
Ad aprile l'Onu tornerà a riunirsi per discutere della questione del Sahara Occidentale: forse neanche questa occasione segnerà una svolta definitiva nel complesso problema che divide il Maghreb ma i sahrawi sono più che mai determinati ad andare avanti nella loro lotta per l'autodeterminazione.

 

Roma, la provincia con i sahrawi


Inizia oggi alla provincia di Roma una settimana di mobilitazione e di iniziative per l'autodeterminazione e i diritti umani del popolo sahrawi, in occasione del trentennale della fondazione della Repubblica araba sahrawi democratica (Rasd). Il programma prevede una serie di incontri in varie scuole e realtà locali della provincia e si conclude, venerdì prossimo 10 marzo, con un incontro alla sede della provincia (Palazzo Valentini, via IV novembre 119/a). A partire dalle 16:30 interverranno, fra gli altri, Omar Mansur (governatore di El Aaiun), Enrico Gasbarra (presidente della Provincia), Paolo Beni (presidente nazionale Arci) e Massimo Pineschi (presidente del Consiglio regionale Lazio). Presiederà Adriano Labbucci, presidente del consiglio provinciale di Roma. La provincia promuove e finanzia - insieme all'Arci - una serie di progetti di cooperazione nel campo profughi di Al Aaiun. In quest'ambito, è stato costruita l'anno scorso un'arena cinematografica intitolata a Tom Benetollo e si prevede per il prossimo futuro l'apertura di un centro giovanile.

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