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Liberazione 6 Aprile 2006
Le popolazioni del deserto non credono ai miraggi di autonomia evocati dal
re. Ma Rabat non riesce più a gestire la questione Saharawi
Fabio Rosati
Quando le agenzie di stampa qualche giorno fa hanno iniziato a battere i primi
lanci su quanto stava dicendo il re del Marocco Mohamed VI rispetto alla questione
saharawi, più duno ha sperato che il sovrano potesse offrire una
sponda per una soluzione equa a quella che ormai comunemente è riconosciuta
come la tragedia che affligge un intero popolo. Il monarca si trovava in visita
nel Sahara Occidentale, occupato da trenta anni proprio dal Marocco, e in quella
occasione aveva detto: «Concederemo lautonomia al Sahara Occidentale».
E sì che era sembrata una dichiarazione epocale, uno di quei passaggi
destinati a lasciare il segno.
Ma subito dopo lo stesso Mohamed VI si era precipitato a puntualizzare: «Neanche un granello di sabbia passerà nelle mani dei saharawi». Quindi la faccenda resta tutta aperta e insieme ad essa i drammi e le tragedie che da troppo tempo si abbattono sul popolo saharawi. Così come resta lauspicio che la comunità internazionale possa cogliere un piccolo spiraglio in una dichiarazione che tende palesemente a rafforzare la presenza marocchina sul Sahara Occidentale e con essa la politica espansionistica di Rabat. In un quadro che ha visto il sovrano esclusivamente fare propaganda fuori casa e rilanciare lidea del grande Marocco, è comunque una notizia il fatto che Mohamed VI in quello stesso giorno abbia graziato 216 detenuti e liberato, tra questi, una trentina di attivisti politici saharawi che erano stati arrestati con laccusa da parte di Rabat di aver partecipato a manifestazioni non autorizzate e violenze contro pubblici ufficiali. Tra i liberati, non figura però Tamek Ali Salem, sostenitore della causa saharawi e punto di riferimento di un intero popolo nel Sahara Occidentale e nei campi profughi in territorio algerino. Premesso che siamo assai lontani da uno scenario democratico e di libertà, premesso che cè un popolo che occupa illegalmente e uno che subisce laggressione, premesso che i prigionieri politici, in quanto sostenitori della battaglia per i diritti umani, in molte altre parti del mondo sarebbero regolarmente liberi; premesso tutto questo e premesso che è tipico di molti sovrani ricorrere a ostentazioni squisitamente populistiche, non si può tacere il fatto che la mossa di Mohamed VI vuole nascondere la difficoltà che ha ora il Marocco nel gestire la causa saharawi. E anche per questo, ma non solo, sarebbe auspicabile che la comunità internazionale, Unione europea in testa, sempre troppo assente, possa inserirsi con chiarezza e autorevolezza nella faccenda, offrendo una sponda al popolo occupato e creando quelle condizioni favorevoli ad una giusta soluzione della controversia.
La risposta del Fronte Polisario, che è lorganizzazione che si batte pacificamente per la liberazione del Sahara Occidentale, alla passerella del monarca di Rabat non si è fatta attendere. «E un cadavere tirato fuori dalla tomba del padre del re, Hassan II, e unidea retrograda», ha detto il rappresentante del Fronte in Spagna, Hamdi Mansour. «Una manovra ostentatoria», per il governo saharawi, secondo il quale luscita di Mohamed VI avrebbe il chiaro intento di condizionare la comunità internazionale fino ad arrivare a scongiurare lo svolgimento del referendum che dovrebbe decidere il futuro del Sahara Occidentale.
La situazione è complessa, ma il quadro è chiaro: il Marocco non vuole lasciare le terre occupate nel 1975, sia perché coltiva lidea del grande Marocco, sia perché quelle terre insistono su un mare pescosissimo e sono inoltre ricche di materie prime; oggi molti marocchini risiedono nel Sahara Occidentale, di fatto incentivati a lasciare Rabat e spingersi nelle zone colonizzate; molti saharawi - si dice oltre 250mila - sono stati costretti a lasciare la propria patria e trovare rifugio nel Sahara algerino; da anni si parla dello svolgimento di un referendum da svolgersi nel Sahara Occidentale, ma finora è stato impossibile trovare un accordo su chi avrebbe diritto al voto.
Questo dramma, fatto di abusi, torture, negazione dei diritti umani, va avanti da trenta anni nellindifferenza generale del resto del mondo. Tantè che il Marocco, a protezione del suo espansionismo, ha potuto erigere un muro lungo oltre 2700 chilometri, protetto da 160mila soldati armati, 240 batterie di artiglieria pesante, più di 20mila chilometri di filo spinato, migliaia di blindati e milioni di mine antiuomo vietate dalle convenzioni internazionali. Lo chiamano il muro della vergogna, crimine contro lumanità, è una muraglia che tiene lontano un popolo dalla sua terra, è un orrore nellorrore. In questa situazione tutto risulta particolarmente complicato. E non aiutano le parole pronunciate da Mohamed VI: il Marocco si è sempre detto disposto «a lavorare per la ricerca di una soluzione politica che garantisca agli abitanti della regione la possibilità di gestire i loro problemi, nel quadro dellintegrità territoriale inalienabile del nostro paese». Il sovrano inoltre ha sottolineato che, come promesso da lui stesso lanno scorso, in occasione del 30/esimo anniversario della Marcia Verde (colonizzazione forzata del Sahara Occidentale da parte del Marocco), si sta procedendo ora a una «doppia consultazione democratica» sul progetto di autonomia per la regione contesa, da una parte con i partiti politici nazionali e dallaltra con i «figli delle province del Sud», ai quali ha chiesto di «portare avanti una riflessione serena ed approfondita» per valutare questa proposta. Latteso discorso di Mohamed VI è avvenuto al termine di una sua visita a Laayoune e altri centri del Sahara Occidentale, durante la quale il sovrano ha inaugurato vari lavori di infrastruttura e si è riunito con le autorità locali, e due giorni dopo che tre delle principali forze rappresentate nel parlamento di Rabat (Unione delle Forze Socialisti e Popolari, Istiqlal e Partito del Progresso e del Socialismo) hanno sottoscritto una dichiarazione comune appoggiando unanimemente la proposta di autonomia. Il Marocco dovrebbe presentare ufficialmente la sua proposta il mese prossimo allOnu. LOrganizzazione ha finora sponsorizzato due piani per risolvere la questione del Sahara Occidentale, detti Baker I e II, dal nome dellex segretario di Stato americano James Baker, che aveva condotto personalmente la missione di mediazione, e dal 1991 mantiene una forza militare di pace sulla frontiera fra Marocco e Algeria, per controllare il cessate il fuoco. Per il governo saharawi in esilio, quella di Mohamed VI altro non è che «attitudine marocchina alla politica espansionistica». E in effetti, fonti meno istituzionali, ma non per questo meno attendibili, riferiscono della visita del monarca come di «uno show su fondo di terrore». Il Fronte Polisario denuncia come la visita di Mohamed VI abbia generato una autentica «pulizia etnica» nelle due settimane che hanno preceduto il viaggio.
A Laayoune cera un saharawi ogni cento marocchini tra poliziotti, militari
e coloni, oltre 80 persone sono state arrestate illegalmente, «si vive
una situazione di terrore, repressione e asfissia e la visita del re è
stata bellicosa e irresponsabile». Cordoni dei marciapiedi dipinti di
fresco, hotel pieni, spiegamento di forze di sicurezza, decine di enormi ritratti
del monarca nelle strade e nelle piazze, obbligo di appendere le bandiere marocchine
a tutti gli edifici: questo è stato lo show su un fondo di terrore. Uno
show che per qualcuno è suonato come autentica sfida al Consiglio di
sicurezza dellOnu ed alle sue risoluzioni nelle quali si contempla il
diritto allautodeterminazione del popolo saharawi. Adesso che il monarca
si è esposto, per la comunità internazionale è tempo di
spingere per ripristinare una situazione di diritto e di salvaguardia delle
libertà dei popoli. Lappello lanciato nei giorni scorsi da Amnesty
International denuncia situazioni preoccupanti riguardo il rispetto dei diritti
umani e le modalità di svolgimento dei processi a carico dei prigionieri
politici saharawi. Una conferma di quanto accade ormai da oltre trenta anni.
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