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Il popolo Saharawi

Il Manifesto 6 ottobre 06

Ue-Marocco

Sahara occidentale vietato all'Europa

Stefano Liberti

Dopo un anno di preparativi e di frenetici negoziati, tutto era ormai pronto. La delegazione ad hoc del Parlamento europeo doveva recarsi nella parte del Sahara occidentale occupata dal Marocco. Ma all'improvviso è arrivato il diniego. Con una lettera, il presidente della Camera dei rappresentanti marocchina Abdelwahed Radi ha fatto sapere che alcuni componenti della delegazione erano «persone non grate» e che pertanto la visita doveva essere rimandata. E dire che, a differenza dei gruppi di simpatizzanti pro-sahrawi che nei mesi scorsi sono stati espulsi appena giunti all'aeroporto di Al Aaiun (capitale del Sahara occidentale occupato), la delegazione europea aveva concordato un programma insieme al governo marocchino. Come segno di buona volontà, aveva deciso di cominciare la visita da Rabat, per sentire le ragioni della «potenza occupante». Ma a nulla è valso tanto zelo: la missione del Parlamento europeo non potrà mettere piede nella regione, semplicemente perché il Parlamento marocchino ha deciso che «è troppo schierata».

Diretta dall'ex ministro degli esteri cipriota Joanis Kasoulides, la delegazione è composta da sette eurodeputati di tutte le tendenze politiche. Da mesi attendeva il semaforo verde per questa visita, prevista anche dalla risoluzione che il Parlamento europeo ha approvato nell'ottobre dell'anno scorso, in cui si esortava il Marocco a «facilitare l'accesso al territorio del Sahara occidentale agli osservatori indipendenti, ai rappresentanti delle organizzazioni di difesa dei diritti umani e alla stampa internazionale».

Niente da fare: il territorio del Sahara occidentale rimane blindato anche agli europarlamentari. Una decisione presa forse per occultare lo sciopero della fame che, secondo fonti del Fronte Polisario (l'organizzazione indipendentista che, dal governo in esilio di Tindouf, in Algeria, rappresenta i sahrawi), almeno 35 prigionieri politici sahrawi starebbero conducendo ad Agadir e nel famigerato «carcere nero» di Al Aaiun per ottenere migliori condizioni di detenzione.

Occupato da più di trent'anni dalle truppe di Rabat, bloccato in un'impasse politica in attesa di un referendum di autodeterminazione a cui il Marocco si è sempre opposto, il Sahara occidentale è teatro di una «crisi congelata». La missione Onu dispiegata nella regione per vigilare sulla tregua tra Rabat e il Fronte Polisario e per organizzare il referendum è ormai il garante di uno status quo che si fa sempre più insostenibile. E le grandi potenze restano a guardare, poco interessate alla risoluzione del problema, soprattutto dopo che la Spagna ha abbandonato la sua tradizionale linea pro-sahrawi e, per ragioni di realpolitik, si è avvicinata al Marocco.

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