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Il naufragio al largo delle isole Canarie. Il Fronte Polisario accusa le autorità marocchine: «Rabat spinge questi giovani che protestano pacificamente a emigrare per sfuggire alla repressione». Tra le vittime anche un noto attivista per i diritti umani
Cinzia Gubbini
Una nuova tragedia dell'immigrazione irregolare: una decina di persone, ma forse sono molto di più, sono naufragate tra sabato e domenica mentre tentavano di raggiungere le Canarie. Ma stavolta la tragedia del mare assume una venatura politica inedita, complice la nazionalità delle vittime: erano tutti sahrawi, partiti dalle coste del Sahara occidentale, territorio annesso dal Marocco - senza il riconoscimento dell'Onu - ma dichiarato nel '76 Repubblica indipendente dal movimento del Fronte Polisario. Così il portavoce in Spagna del Polisario, Brahim Gali, ha lanciato accuse di fuoco contro il regno del Marocco: «I cadaveri ripescati sono 14, ma sono centinaia i dispersi, e si tratta di giovani sahrawi del movimento di resistenza pacifica che il Marocco spinge all'emigrazione illegale per cercare di salvarsi dalla repressione». Secondo Gali, sono moltissimi i militanti del Polisario che decidono di imbarcarsi su cayuco insicuri per tentare la via spagnola, e parla senza mezzi termini di «rischio catastrofe umanitaria».
L'ormai trentennale conflitto tra il Polisario e il Marocco impedisce anche di avere un'idea chiara di quante persone siano effettivamente morte. Secondo un alto responsabile marocchino a El Aaiun, centro amministrativo del Sahara occidentale, che ha rilasciato una dichiarazione anonima all'agenzia Ap, i corpi trovati morti sulla barca sono dieci, tutti riconosciuti dai loro famigliari. Secondo il Polisario, invece, i morti sono 14 e 21 i dispersi. Ieri è poi arrivata un'altra notizia. La fonte stavolta è la Commissione spagnola per l'aiuto ai rifugiati (Cear) secono cui i morti sono invece 31. Tra di loro ci sarebbe anche Naji Dohatem, 30 anni, «noto attivista per i diritti umani». La Cear appoggia la denuncia del Polisario e invita la Spagna a «esigere immediatamente che il Marocco cessi la repressione». Da parte sua, il rappresentante del Fronte del Polisario accusa apertamente il regno marocchino «di voler svuotare il Sahara di questi giovani, scesi pacificamente nelle piazze per protestare pacificamente contro l'occupazione di Rabat». Ma Gali se la prende anche con l'Europa, e in praticolare con la Sapgna(il Sahara occidentale era una colonia spagnola), colpevole di aver abbandonato il popolo sahrawi «nelle mani del regime totalitario marocchino».
E' piuttosto inusuale sentir parlare di emigrazione dei sahrawi, una realtà poco conosciuta, oscurata anche dalla situazione delicata del territorio. Tuttavia, come spiega Mohammed Fadel Abbak, dell'associazione «Alterforum» di El Aaiun «sono ormai un paio d'anni che i giovani sahrawi scelgono la via dell'emigrazione illegale. La nostra associazione ne ha contati almeno 300». Le ragioni, spiega Abbak «sono duplici. Sicuramente ci sono dei casi di ragazzi che sostengono il Polisario e che decidono di emigrare in Spagna per sfuggire alla repressione della polizia, e che una volta giunti in Spagna tentano di chiedere l'asilo politico. Ma non abbiamo mai avuto notizie che il governo marocchino in qualche modo li aiuti. Anche se non possiamo negare che ci sono delle voci in questo senso. Voci che, come associazione, ci preoccupano molto». Ma, sottolinea Abbak «le ragioni vanno ricercate anche nelle difficilissime condizioni economiche in cui vive la popolazione. Nell'area, la disoccupazione è altissima, raggiunge il 30%. Tra gli emigranti illegali che abbiamo censito ci sono ragazzi diplomati, molto qualificati, che non trovano lavoro».
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