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Il popolo Saharawi

Liberazione 14 Febbraio 2006

Algeria, Sos dai saharawi rifugiati sotto alluvione

Nell’area di Tinduf, in Algeria, è disastro da alluvione per gli accampamenti dei profughi del popolo sahrawi, che continua la lotta con il Marocco. Una pioggia senza precedenti da 20 anni ha colpito 50mila persone, più di 12mila famiglie, distruggendo il 50% delle strutture. Sono partiti i primi aiuti dal governo algerino, e da Ong di tutta Europa. Nel silenzio dell’informazione.

Il Manifesto 15 Febbraio 2005

Piogge torrenziali, è emergenza nei campi sahrawi

SAHARA OCCIDENTALE: Crollate tende e case in terra cruda: 50mila sfollati. E si profila il rischio epidemie

S. LI.

Più di 50mila persone sfollate, migliaia di abitazioni distrutte, le già fragili strutture di utilità generale - scuole, cliniche e ospedali - devastate. Questo il pesantissimo bilancio delle piogge torrenziali che si sono abbattute per tre giorni, da giovedì a sabato scorso, sui campi profughi sahrawi del deserto dell'Hammada, nell'estremo sud-ovest algerino. Secondo la testimonianza di una cooperante dell'organizzazione non governativa (Ong) italiana Cric, «il panorama dei quattro campi colpiti è surreale: pozze d'acqua enormi, che in alcuni punti si trasformano in laghi e fiumi, nei quali i bambini al risveglio dalla notte di burrasca hanno cominciato a sguazzare festosi e che rappresentano a questo punto il rischio maggiore, sorgente delle epidemie nell'acqua contaminata da tutto ciò che nel suo passaggio ha portato con sé».

Questa «emergenza nell'emergenza» rende critica la situazione delle centinaia di migliaia di profughi sahrawi che vivono nei campi allestiti nei pressi della cittadina algerina di Tindouf dal lontano 1975, quando la Spagna ha ceduto il Sahara occidentale al Marocco e alla Mauritania (Nouakchott si è poi ritirata dalla contesa lasciando mano libera alle forze marocchine, che occupano militarmente metà dell'ex colonia di Madrid). In attesa della tenuta di un referendum sullo status del Sahara occidentale, ripetutamente boicottato da Rabat, gli abitanti dei campi di Tindouf trascinano da trent'anni un'esistenza sospesa in condizioni difficilissime, dipendendo di fatto dai programmi di assistenza e di cooperazione internazionale.

Già provati da una penuria di cibo provocata dai tagli degli aiuti alimentari decretati alla fine dell'anno scorso dal Programma alimentare mondiale (Pam) e dall'Alto commissariato delle Nazioni unite per i rifugiati (Unhcr), i profughi sahrawi vivono quindi oggi l'ennesimo travaglio della loro storia: molte delle tende e della case in terra cruda che offrivano loro rifugio sono ormai inutilizzabili; le poche abitazioni rimaste in piedi rischiano di crollare in seguito a nuovi nubifragi che si annunciano per i prossimi giorni.

La mezzaluna rossa sahrawi ha lanciato un appello urgente «a tutti i governi e le organizzazioni internazionali per evitare una catastrofe umanitaria nei campi». Un appello che è stato immediatamente raccolto dal governo algerino, che ha mandato aiuti, dall'Unhcr e dalla Spagna. Già l'altroieri Madrid ha inviato due aerei a Tindouf con 63 tonnellate di alimenti. Anche il governo italiano dovrebbe spedire un aereo con tende, medicinali, acqua e coperte, la cui partenza è prevista per sabato dall'aeroporto di Brindisi.

L'unico possibile effetto collaterale positivo di questa catastrofe naturale è che essa forse costringerà la comunità internazionale a uscire dall'usuale torpore in cui immancabilmente cade ogni volta che deve affrontare la questione sahrawi. Chissà se la grande diplomazia - e in primis i cinque membri permanenti del Consiglio di sicurezza delle Nazioni unite - saprà cogliere l'occasione di quest'emergenza per costringere il Marocco ad accettare la tenuta del voto nel Sahara occidentale e per porre fine a un conflitto che dura ormai da più di trent'anni?

Il Domani Bologna 15 Febbraio 2006

Raccolta fondi per i Saharawi per l’emergenza piogge

Una violenta pioggia si è abbattuta nel fine settimana scorso sugli accampamenti dei profughi Saharawi presso Tinduf, in Algeria. I danni sono enormi: più di 12 mila famiglie, 50 mila persone sono state colpite, sono crollate oltre il 50% delle strutture, anche se non si registrano vittime. Il Coordinamento delle associazioni di solidarietà con il popolo Saharawi dell’Emilia-Romagna ha lanciato una campagna raccolta fondi. La prima parte sarà portata direttamente dai partecipanti alla Saharamarathon che partiranno nei prossimi giorni dall’Italia, il resto con missioni successive.

L’invito è a versare un contributo sul conto corrente 986412 (abi 05387, cab 02418) della Banca Popolare dell’Emilia-Romagna intestato associazione “El Ouali” con causale “Emergenza Saharawi”.

Gazzetta Modena 15 Febbraio 2006

Sahara sott’acqua, volontari e politici andranno tra i 5O mila rifugiati

E il mare arrivo’ nel deser­to. Senza troppo clamore da parte dei mezzi d’informazio­ne, c’è stato un vero e proprio “tsunami nel Sahara”. Tre ­giorni di pioggie ininterrotte (la pioggia è pressochè scono­sciuta dagli abitanti di quella zona) hanno piegato uno dei popoli piü poveri del mondo.

E nel dramma del Sahara­wi, Modena sarà tra i primi a portare soccorsi e solidarietà. Venerdi 24 partono quelli del­la “Maratona del Saharawi” giunta alla sesta edizione ed ideata dal modenese Lolo Tiozzo. Non solo corsa ma so­prattutto incontri e gesti con­creti per conto delle tanti asso­ciazioni e privati che da anni aiutano i 5Omila profughi che vivono nell’Hammada.

La partecipazione è di circa 100 atleti provenienti da: Ita­lia, Spagna Inghllterra, Ame­rica, Norvegia, Svezia, Ger­mania. Questi i modenesi pre­senti: maratoneti: Borghi Emillo e Tiozzo Angelo (orga­nizzatore del viaggio). Medi­ci: Colli Giovanni, Generali Matteo, Giovanardi Chiara, Paltrinieri Anna Lucia. Asso­ciazioni e istituzioni (Ass. Ka­bara Lagdaf - Comune di Mo­dena e Comune di Formigine) Campioli Fabio, Guerrieri Eli­sa, Mendile Salvatore, Pincel­li Giorgio, Restani Giuliano, Rossi Eugenia (consigliere comunale) Ferraroni Maurizio, Orlando Giovanni Franco(as­sessore comunale). TeleRadio­Città: Barbieri Sandro Pro­venzano Cristina.

Qualche giorno dopo arri­verà in Saharawi anche una delegazione istituzionale del­la Regione Emilia Rómagna della quel faranno parte l’as­sessore provinciale Stefano Vaccari, il sindaco di Nonan­tola Pierpaolo Borsari, l’as­sessore di Campogalliano Ric­cardo Nascimbeni. Va ricor­dato che ricorre il decimo an’niversario della sottoscrizione del patti di amicizia o ge­mellaggio sottoscritti da alcu­ni Comuni (Nonantola, Novi, Modena, Campogailiano, For­migine e Carpi) e dalla Pro­vmcia stessa con la comunità saharawi di El Ayoun. I mode­nesi porteranno anche i pri­mi fondi della sottoscrizione aperta per l’emergenza allu­vione (c/c postale 44330694 in­testato ad Ansps indicando la causale “Emergenza monda­zione Saharawb”. Il 28 ci sarà la maratona: 42km in territo­rio desertico (sabbia e piccole dune si alternano ad un ter­rreno ghiaioso completamen­te piatta, il rischio maggiore è legato a lvento e alle possibi­ii tempeste di sabbia) per ri­chiamare l’attenzione mon­diale su un popolo dimentica­to.

19 Febbraio 2006 L'Unità

*Piogge torrenziali nel deserto, devastati i campi saharawi *

L'inondazione ha distrutto il 50% delle abitazioni. Servono cibo, medicinali, tende, acqua pulita. Appello alla solidarietà

di Marina Mastroluca

Un evento insolito. Tre giorni di piogge ininterrotte, hanno cancellato i campi saharawi nel deserto algerino di Tindouf, villaggi di tende e case di fango che non hanno retto all'impatto dell'acqua. Le strade di terra battuta sono diventate fiumi che hanno travolto tutto, trascinando via le povere cose dei profughi. Per un caso fortunato non ci sono state vittime, la gente ha trovato rifugio sulle alture intorno ai campi. Ma tre dei cinque accampamenti sono stati devastati dalle precipitazione assolutamente inusuali. Il 150 per cento delle abitazioni - case spartane di mattoni di fango seccati al sole e tetti di lamiera o tende ormai provate dal tempo donate dall'Alto commissariato Onu per i rifugiati - è andato distrutto nelle wilaya di El Ayun, Awserd e Smara, mentre un altro 25% è stato seriamente danneggiato. Dodicimila famiglie, almeno 50.000 persone, non hanno piü un riparo ed hanno perso anche quel poco che avevano. C'è bisogno di tutto, a cominciare dal cibo, già scarso di norma, dopo i tagli all'assistenza umanitaria decisi di recente. L'UNHCR e il Programma alimentare mondiale hanno provato lunedì scorso a fare una stima delle prime necessità, secondo le prime valutazionici sono "enormi danni alle case, alle scuole, ai centri comunitari e alle aree di mercato". In alcuni casi, come ad El Ayun, le squadre Onu non hanno neanche potuto raggiungere l'accampamento per le pessime condizioni del terreno, divenuto un pantano impraticabile. Manca anche acqua potabile, i pozzi sono stati inquinati dalle piogge e i potabilizzatori non sono sufficienti. Servono tende, coperte, medicinali, attrezzature da cucina. Denaro per far fronte alle necessità piü urgenti. L'Alto commissariato Onu per i rifugiati sta facendo arrivare del materiale dai suoi magazzini in Giordania, mentre il Pam ha disposto l'invio, di cibo e di un team d'emergenza per la sanitizzazione dell'acqua. Era dal '94 che non pioveva tanto forte e anche allora l'alluvione era sembrata un'eccezione capricciosa, di quelle che ancora si raccontano, Un evento quasi epico per i rifugiati saharawi. La pioggia che lo scorso fine settimana ha imperversato nell'area di Tindouf non è stata da meno. La Mezzaluna rossa saharawi ha fatto un appello ai governi e a tulle le organizzazioni umanitarie nazionali e internazionali perché si mobilitino con urgenza per portare aiuto. La situazione è particolarmente grave per le condizioni climatiche - in questo periodo invernale le temperature possono scendere di notte intorno allo zero - e per la penuria di risorse disponibili nell'area. Gli accampamenti sono agglomerati cresciuti nel deserto algerino per ospitare i saharawi fuggiti dal Sahara occidentale, dopo l'occupazione da parte del Marocco avvenuta ormai trenta anni fa -un periodo durante il quale i profughi sono sopravvissuti solo grazie alla solidarietà internazionale, dalla quale dipendono completamente. Per chi volesse inviare aiuti, l'Associazione nazionale di solidarietà con il popolo saharawi ha messo a disposizione il conto corrente n. 44330694, intestato a ANSPS (indicare nella causale "Emergenza inondazione").

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