“I bambini vogliono conoscere il mondo che li circonda. Fin dalla nascita, istintivamente si trovano pronti a ricevere tutti gli stimoli possibili che l’ambiente trasmette. E ormai tutti sanno che i bambini cercano di capire e di conoscere assimilando i dati attraverso tutti i loro recettori sensoriali: l’udito, la vista, il tatto, tutti i canali sono aperti e pronti a memorizzare. Quindi è sbagliato quando gli adulti, per far capire qualcosa a un bambino gli fanno dei lunghi discorsi, invece che fargli vedere e toccare e provare a fare. Vale sempre il famoso proverbio cinese che dice: se ascolto dimentico, se vedo ricordo, se faccio capisco.

Se noi crediamo che l’aumento della conoscenza favorisca lo sviluppo della personalita’ umana, dovremmo trovare i mezzi più giusti per far conoscere ai bambini le caratteristiche di un’attivita’ antica quanto il mondo e ancora attuale quale la ceramica. 

Mettere le mani sui blocchi di argilla plasmabile, manipolarla liberamente, sporcarsi le mani (e spesso anche la faccia), fare, schiacciare, arrotolare, rifare, appicicare pezzi fra loro, staccare, fare la sfoglia, texturizzarla (facilissimo, roba che i bambini capiscono e fanno in un minuto), arrotolare il lucignolo, formare degli oggetti liberamente (nessuno dirà ai bambini che oggetto fare), distruggere e rifare, fare tante palline dalla più piccola alla più grande, fare una torre di palline, impastare tutto e fare un’altra cosa, che cosa? Quello che vuoi. E poi “giocare” con l’ingobbio, con il bassorilievo, con i colori su piastrelle o su oggetti fatti dai bambini, tutte le tecniche elementari sono a disposizione dei bambini di questo laboratorio. Una alla volta spiegate visivamente, i bambini vedono e impastano provando.

Questo laboratorio è attrezzato appositamente per ospitare circa una decina di bambini per volta, ogni operazione del fare è semplificata, le operazioni più complicate o quelle per le quali occorre tempo (come cuocere la ceramica o aspettare che asciughi l’ingobbio), vengono organizzate in un secondo tempo al laboratorio e il bambino che ha dipinto il suo manufatto potrà ritornare a vederlo cotto e potrà portarselo via con sé come ricordo di questa esperienza.

“…Se siamo d’accordo che ognuno fa quello che sa, e che la fantasia e la creatività operano sulla memoria, il problema che segue è il come far memorizzare ai bambini il massimo dei dati, visto che l’allargamento della conoscenza favorisce le facoltà creative. Pare che il gioco sia la condizione ottimale per memorizzare qualcosa…” 

Bruno Munari

Il laboratorio prepara i bambini e dà loro la possibilità di approcciarsi all’arte, di sviluppare relazioni tra di loro, di sviluppare la fantasia e l’approccio alla manualità, di poter aver un luogo in comune dove dipingere, manipolare. Le regole del gioco sono l’apprendimento di alcune tecniche ceramiche semplici e l’uso di diversi strumenti e attrezzi. Fondamentale non è l’opera conclusa,ma i procedimenti attraverso i quali si può raggiungere l’opera.

Percorso principale del laboratorio con bambini “Propedeutica 1”

Si comincia con giochi di manipolazione, dove l’unico strumento a disposizione dei bambini è il loro stesso corpo (non solo le mani…). Il piano di lavoro è costituito da un tavolo di legno. Dopo aver illustrato brevemente ai bambini l’ambiente in cui si trovano (il laboratorio), il materiale con cui si gioca (l’argilla, fogli da disegno e colori), si eseguono giochi semplici che sono in definitiva una vera e propria “ginnastica mentale”. I bambini non manipolano solamente, devono anche parlare, giocare con le parole, integrare la manualità con la concettualità, scoprire con le mani, che non si muovono mai da sole ma sempre comandate dalla loro volontà. Riguardo il materiale, la terra, si mostrerà ai bambini il colore della stessa. Si può esporre con un diverso grado di difficoltà a secondo dell’età dei bambini, il processo di formazione, facendo esempi reali da loro conosciuti. Si mostreranno loro le principali caratteristiche delle argille: la plasticità, cioè la disponibilità delle argille a lasciarsi plasmare, mantenendo la forma data. Si semplificherà dicendo che le argille sono morbide, lavorabili a causa dell’acqua che contengono. 

Una delle cose più importanti del metodo di Munari è la possibilità di dare ai bambini le verifiche sperimentali di ciò che si è detto e spiegato, la possibilità di provare veramente da soli (ma anche guidati, aiutati) e quindi di scoprire altre cose e perfino di “inventarne”. Tra le prime verifiche c’è proprio quella relativa alla presenza dell’acqua. Si può sentire con le mani: è “umida, è fresca…”. Si può soprattutto vedere, dopo aver fatto colpire la terra ai bambini, si farà in modo che essi possano notare la macchia bagnata presente sul tavolo di legno (poroso), nel punto in cui essi hanno manipolato il loro pezzo di terra.

Ecco che allora possono provare a se stessi che davvero c’è acqua nell’argilla e che questa è come “schizzata fuori”, ma senza fare spruzzi, bensì lasciandosi assorbire dal tavolo. Nel corso dei giochi di manipolazione, i bambini, a forza di toccare la terra con le loro manine calde, di tenerla sul tavolo poroso, vedranno che l’acqua se ne va piano piano e la loro terra diventa sempre più dura, si strappa, si secca, quindi non si lavora più. Per questa ragione proprio verso la fine dei giochi di manipolazione si farà provare ai bambini che per far tornare morbida la terra che ha perduto l’acqua basterà aggiungere acqua e impastare tutto, sporcando bene il tavolo e le mani… La terra ha un odore che i bambini sentono e cercano di descrivere, di raccontare, di solito facendo molte smorfie; qualcuno, senza che si dica niente la tocca con le labbra o la lecca “…che schifo: sembra cacca…”. Si mostrera’ a loro come diventa l’argilla cotta, nel suo aspetto rosso/arancio. Si fa presente al bambino che la ceramica è insieme a noi durante tutta la giornata; ci svegliamo al mattino e la troviamo in bagno, nel piano doccia, poi a colazione nelle tazze, a pranzo o cena nei piatti, nei cibi cotti serviti nella ceramica, nelle piastrelle del pavimento, ecc. ecc.

Il secondo incontro comincia già al termine della manipolazione con un accenno ai concetti di traccia e impronta tramite oggetti ed elementi naturali. Dopo aver provato, ripetutamente, su una sfoglia d’argilla i segni per traccia (trascinando, strisciando un qualunque oggetto) e per impronta (spingendo, impremendo come per fare un timbro), i bambini decidono liberamente il tipo di decorazione che vogliono realizzare.

        

Il laboratorio è dunque un luogo di creatività e conoscenza, di sperimentazione, scoperta e autoapprendimento attraverso il gioco: è il luogo privilegiato del fare per capire, dove si fa “ginnastica mentale” e si costruisce il sapere. E’ anche un luogo di incontro educativo, formazione e collaborazione. Uno spazio dove si sviluppa la capacità di osservare con gli occhi e con le mani per imparare a guardare la realtà con tutti i sensi e conoscere di più, dove stimolare la creatività e il “pensiero progettuale creativo” fin dall’infanzia.

Il laboratorio si trova all’interno della casa dello Sport di Smara, in un unico locale di circa 30 mq. E’ arredato con il minimo essenziale (tavoli di legno, scansie e sedie, ed un forno elettrico per cuocere i manufatti dei bambini), perché è il materiale (l’argilla) e il gioco, che devono essere i protagonisti tramite i bambini del laboratorio stesso.
Sono state formate con il metodo munariano tre ragazze che dovranno accogliere i bambini e introdurli alla conoscenza dei materiali e allo sviluppo dei giochi.
L’attività del laboratorio è destinata ai bambini che non hanno la possibilità psichica e fisica di praticare le attività sportive organizzate dalla casa dello Sport e ai bambini che per problematiche diverse non frequentano la scuola. 

Il progetto e la realizzazione del laboratorio è stato realizzato dall’Associazione “El Ouali Bologna, per la libertà del Sahara Occidentale”.