EPILOGO
I campi profughi sahrawi, come si è visto, hanno una struttura
sociale
caratterizzata dalla presenza dello Stato, la R.A.S.D., molto
burocratico, ma con un'economia tipica dei campi profughi, di
sussistenza. All'interno della società si devono, inoltre,
rilevare due
tendenze: quella verso la modernità e quella verso la
tradizione.
Si sono delineati così i principali aspetti che rendono
complessi
questi campi profughi. Per quanto riguarda più specificatamente
la
sanità, questi nodi problematici si riflettono nel seguente
modo.
L'organizzazione sanitaria nei campi è di tipo gerarchico,
basata su
livelli successivi d'intervento con criteri d'accesso definiti, con
un'offerta rilevante in termini di strutture e capacità di
ospedalizzare; al tempo stesso, però, tutta l'organizzazione
è legata
agli aiuti provenienti da altri paesi o dalle istituzioni
internazionali. Alcuni passi per rendersi autonomi da sono stati
compiuti, come la formazione in loco degli infermieri graduati ed
ausiliari, ma molto resta ancora da fare in per garantirsi una relativa
autonomia e soprattutto per garantire un livello efficace di
prestazioni.
Questa tesi si è incentrata, quasi esclusivamente, sulla
descrizione
delle strutture che compongono il sistema sanitario sahrawi, per causa
di forza maggiore, ma interessante sarebbe valutare il livello di
efficacia e quindi di rispondenza ai bisogni della popolazione. Dalla
descrizione fatto sin qui, appare una struttura ben dislocata, ma si
deve considerare che le condizioni materiali delle strutture sono
scadenti, che spesso mancano farmaci e presidi, che anche il personale,
talvolta, non è qualificato a sufficienza. L'offerta di servizi
sanitari è aumentata negli ultimi anni, probabilmente, a causa
dell'aumento degli aiuti in questo settore, ma si dovrebbe valutare
anche se questa offerta è stata legata ad una crescita della
domanda di
servizi sanitari in precedenza.
Come molti altri servizi di tipo sociale e/o immateriali, la salute ed
i servizi sanitari sono induttori di bisogni. Il rischio che si corre
è
quindi quello di offrire prestazioni molto dispendiose di energie per
bisogni non sempre reali o, comunque, potenzialmente indotti. Il fatto
che servizi sanitari sahrawi si avvicinino sempre più ai modelli
occidentali fa pensare che le "donazioni" in materia sanitaria abbiano
portato con se, non solo la strumentazione o la tecnologia, ma anche un
modello di intendere la salute ed i sistemi di cura occidentali che non
sempre sono adattabili a tutti i contesti, o che addirittura
stravolgono, insospettati, stili di vita di intere popolazioni. Il
sistema sanitario sahrawi era nato, nei primi anni di installazione dei
campi, per dare risposta a dei reali bisogni sanitari, conseguenti alla
guerra, alla malnutrizione, alla nuova vita comunitaria, al deserto.
Successivamente, i governi sahrawi hanno tentato di sviluppare la
sanità nella convinzione che i bisogni sarebbero stati sempre
superiori
alle offerte che questo Stato poteva dare. Su questo primo aspetto di
"conflittualità" tra offerta e domanda, si inserisce il secondo,
il
dualismo tra tradizione e modernità. La tradizione, per i
sahrawi, è un
collante che consente di tenere assieme circa 200.000 persone nei campi
profughi, invece di farle fuggire altrove in cerca di vita migliore.
Nella tradizione i sahrawi, trovano i valori della famiglia, della
libertà, della lotta, e dell'unione dello stesso popolo.
La modernità può, invece, essere vista come la
riflessione del mondo
occidentale, consumistico ed individualista, ma con le strade aperte
per chi sa farsi valere.
Negli ultimi anni molti sahrawi hanno avuto molteplici contatti con la
"modernità", cioè con l'Europa, con le città, la
diplomazia
internazionale ed il "benessere". Migliaia di bambini, ogni anno,
trascorrono due mesi in Europa, ospiti delle città gemellate e
delle
associazioni di volontariato, per fare esperienze di contesti diversi
dai propri, per fare il pieno di vitamine e per fare una lunga serie di
accertamenti medici; questi contatti rimangono nella gente in modo
indelebile, e non sempre è facile trovare una mediazione che
consenta
di far fruttare l'esperienza fatta altrove nel proprio contesto di
vita. Gli strumenti occidentali sono entrati nei campi sotto forma di
tecnologia per migliorare la vita in questo desolato deserto: pompe,
generatori, energia solare, strumenti didattici, orologi, pile,
farmaci, sale operatori, ecc., ma anche come generi di conforto: radio,
televisione, lampadine, giocattoli, abiti diversi, ecc.
Nel mondo sanitario si è assistito ad un incremento dell'uso
delle
tecnologie, seppure in modo limitato rispetto a noi, in modo da tentare
di soppiantare il rapporto tra due persone che esiste nella medicina
tradizionale. Seppure questa medicina fa uso di rimedi come erbe, ecc.,
che in un certo senso mediano il rapporto medico paziente, è
sempre
possibile avere un approccio alla malattia che tiene conto
dell'esperienza vissuta dal medico tradizionale, non studiata, dei
valori della religione musulmana, che complessivamente rispetta di
più
l'unità mente-soma dell'individuo.
Attualmente, allora, viste queste conflittualità, nei campi
esiste un
sistema misto: ufficiale (occidentale) e ufficioso (tradizionale). La
gente spesso utilizza entrambi contemporaneamente o selezionandoli in
base alle necessità. Le condizioni di carenza di farmaci,
materiale
talvolta formazione adeguata, fanno si che molta gente sia
insoddisfatta dei risultati della medicina ufficiale, ma, maggiormente
i giovani, si sentono più attratti da questa cultura
"occidentale" per
tagliare i ponti con alcune tradizioni, quasi come per voler negare di
vivere profughi in un deserto.
Capìtolo pròssimo: 7.
Conclusione, 8. Bibliografia,
Indice,