7. CONCLUSIONI
Non è facile definire delle conclusioni ad una tesi su un popolo
in una
situazione estremamente incerta.
Il referendum sarà fatto, ma il problema è quando. In
attesa del
referendum i campi profughi restano tali, con una discreta
organizzazione, ma sempre transitoria (ed in un luogo dei più
inospitali della terra); quando sarà effettuato il referendum e
se
fosse vinto, i sahrawi dovrebbero essere pronti a trasferire tutto
sulla terra a lungo contesa; lì troverebbero enormi
difficoltà nella
ricostruzione e nella riorganizzazione di tutti i servizi di uno Stato
"vero". In attesa del referendum, i campi profughi sono abitati
giornalmente da migliaia di persone con tutti i problemi della vita
quotidiana e quelli che derivano dalla condizione di profughi.
La sanità, l'offerta di un servizio sanitario gratuito per tutti
è
stato un mezzo per garantire la salute alla popolazione ed, allo stesso
tempo, un'evidente impegno del governo per non far fuggire la gente dai
campi. L'organizzazione attuale è frutto di un passaggio dalla
sola
medicina tradizionale, alla prevalenza di quella occidentale, quando al
suo arrivo era vista come possibilità di risolvere tutto, ad una
stabilizzazione in cui una è riconosciuta a livello ufficiale e
l'altra, pur continuando ad offrire servizi alla popolazione, mantenuta
in secondo piano. Questo serve per dimostrare anche ai paesi donatori
di essere uno Stato che "domani", sarà in grado di gestire il
proprio
territorio ed assicurare benessere alla popolazione come qualunque
altro stato occidentale.
La medicina tradizionale è un elemento da non sopravvalutare,
come
panacea, ma allo stesso tempo da salvaguardare perchè frutto
delle
conoscenze acquisite di generazione in generazione, per quel luogo, da
quel popolo. Un altro aspetto da evidenziare nel sistema sahrawi
è
costituito dai Comitati delle dairas; questi hanno una funzione
importantissima e peculiare di questa organizzazione. Sono in grado di
erogare prestazioni direttamente dalla gente comune alla gente comune,
basandosi, principalmente, sulla prevenzione, sono anche uno degli
anelli più efficaci della catena sanitaria.
Fare questa indagine, seppure con metodologia semplice, mi ha permesso
di vedere il mio ruolo di infermiere da una prospettiva più
ampia; la
ricerca della specificità disciplinare dell'infermieristica non
può
prescindere dal prendere in carico il problema dell'assistenza a gruppi
culturalmente diversi. Conoscere infermieri che da anni e quasi da soli
gestiscono le cure di base a migliaia di persone con formazioni
discutibili può far riflettere sui nostri modelli di formazione
e sulle
nostre volontà di insegnamento ai paesi del terzo mondo. In
conclusione
desidero esprimere i miei più sinceri ringraziamenti ad alcuni
Sahrawi
che, in vario modo, mi hanno permesso di fare l'indagine nei campi:
Abdu, Salama, Hassena, Chej. Un ringraziamento particolare anche a
Jaqueline e Silvio Pampiglione del C.E.S.T.A.S. di Bologna per
l'incoraggiamento a fare questa tesi.
8. BIBLIOGRAFIA
- Ann Marriner, I teorici dell'infermieristica e le loro teorie,
CEA, Milano, 1989
- Rapport du Service d'Appui Technique du HCR, Ginevra, 1988
- A. Bozzo e L. Ardesi, Storia dell'oggi: Sahara Occidentale,
L'Unità, Roma 1991
- Marco Galeazzi, La questione del Sahara Occidentale, Fondazione
Internazionale Lelio Basso, Roma, 1985
- Sàhara, numero 3 anno II, Madrid, 1992
Tutta la documentazione fotografica prodotta è personale.
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