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                                                                                                                          CONCLUSIONE

                                                                                              La responsabilità dei governi e dell’opinione pubblica

A conclusione di quanto scritto fino ad ora è chiara, a mio avviso, la volontà del Regno del Marocco, sia sotto la guida di Hassan II che sotto quella di Mohamed VI, di oscurare le violazioni che sono state e si stanno commettendo nei territori occupati. Questo sia attraverso la manipolazione di giornali locali (si sono viste infatti le sorti delle “voci libere”), sia attraverso l’espulsione di delegazioni e osservatori internazionali.
Durante il “Regno Sanguinario”, Hassan II, come si è visto, ha governato nel segno delle violazioni dei diritti umani. Solo in seguito alle denuncie e alle pressioni di organizzazioni internazionali, che il re tentò di smentire  con effimere dichiarazioni, egli fu costretto ad allentare la repressione.
Purtroppo il cambio di regime non ha portato all’atteso mutamento rivolto al rispetto dei diritti umani: Mohamed VI tentò di presentarsi al resto del mondo come un sovrano moderno e illuminato, sforzo inutile alla luce dei gravissimi fatti di cui si è parlato.
Mentre i più elementari diritti del popolo saharawi vengono negati sin dall’occupazione del ’75, la Francia, che da sempre si fa strenua sostenitrice di quei stessi diritti,  appoggia comunque le politiche del prezioso Marocco. Quella che si presenta come una delle principali democrazie del mondo avrebbe la possibilità di dare un contributo decisivo alla questione del Sahara occupato. Infatti questa controversia, discussa spesso dal Consiglio di Sicurezza, è sempre stata inserita nel Capitolo 6 dei conflitti in cui c’è bisogno dell’accordo delle due parti affinché venga applicata la risoluzione delle Nazioni Unite. La Francia ha sempre rifiutato il passaggio del conflitto dal Capitolo 6 al Capitolo 7 che obbliga l’applicazione della risoluzione.
Così mentre nei Territori Occupati continuano le violenze contro le donne, i giovani, i difensori dei diritti umani, Chirac nella sua visita ufficiale nel Regno del Marocco dichiara che: “il Marocco è il faro del compromesso tra Stato religioso e Stato di diritto nel mondo d‘oggi. l’Europa guarda con ansia soddisfatta ai miglioramenti e ai cambiamenti in atto, soprattutto rispetto ai diritti della donna, limitazione della poligamia e del ripudio [1] ”.
In Marocco è avenuto senz’altro un miglioramento delle condizioni della donna: ma purtroppo senza che questo comprenda la situazione della donna saharawi.
La Francia si pone, attraverso il suo appoggio al Marocco, in modo estremamente deplorevole nei confronti del popolo Saharawi, popolo che ha avuto la sola “colpa” di vivere in un territorio non desertico, ma ricco di risorse, quali la pesca, il fosfato e il petrolio. Lo sfruttamento delle risorse naturali, nel Sahara Occidentale, è considerata illegale da Hans Corel, Segretario per gli Affari Giuridici dell’ONU, secondo cui le risorse presenti nei territori contesi possono essere sfruttate solo in seguito ad un accordo tra le parti o se contribuiscono chiaramente allo sviluppo e al benessere di tali territori [2] . Per questo motivo alcune nazioni considerano illegali l’estensione al Sahara Occidentale degli accordi sulla pesca, approvati nel 2006 tra il Parlamento Europeo e il Marocco.
La speranza , quindi, di una soluzione del conflitto è osteggiata soprattutto dagli interessi economici, considerati prioritari dai governi delle potenze mondiali a discapito delle protezione dei diritti umani. Secondo le logiche su cui si basano le relazioni internazionali, il Marocco è considerato un buon alleato e i governi mondiali stanno abbandonando al proprio destino la sorte della popolazione saharawi in  lotta dal 1975 per il rispetto dei più elementari diritti.
Nonostante il loro esempio di resistenza pacifica,  in difesa dei diritti dell’uomo, gli stati “democratici” continuano a non prendano posizioni forti a fianco della causa saharawi.
Nel  giugno del 2004 gli sati Uniti hanno definito il Regno Lauta come il“maggior alleato esterno alla NATO, visto, il sostegno stabile e costante del Marocco nella guerra globale al terrorismo” [3] . Vorrei contrapporre questa dichiarazione all’appello delle famiglie degli attivisti saharawi: “ Viviamo quotidianamente in un clima di terrore e incontriamo quotidianamente i poliziotti che arrestano, torturano e violentano i nostri bambini e le nostre ragazze…E’ una grande responsabilità per le autorità marocchine nel momento in cui il mondo lotta contro il terrorismo , che condanniamo energicamente ed esprimiamo la nostra solidarietà alle vittime di queste meschine e vili azioni ovunque avvengano inclusi gli stati come il Regno del Marocco. Questo regime invece di incamminarsi sulla via della democrazia e della libertà, ricorre alla guerra come i vigliacchi terroristi. Quale differenza c’è tra chi uccide degli innocenti nelle stazioni dove viaggiano dei pacifici cittadini e quelli che uccidono innocenti nelle prigioni marocchine dopo averli torturati e violentati?Consideriamo i torturatori marocchini come criminali tanto quanto gli assassini che fanno esplodere le bombe a Londra, a Casablanca o a Madrid…” [4] .
Fino a quando il popolo saharawi e sopratutto le nuove generazioni resisteranno a non intraprendere azioni violente determinate da una comprensibile disperazione?
Per prevenire una possibile degenerazione della situazione deve essere più alta l’attenzione nei territori occupati e le prese di posizioni da parte dei paesi Europei immediate.
L’attenzione dell’opinione pubblica mondiale alla questione del Sahara Occidentale, può assumere un ruolo fondamentale per la pressione sulle decisioni dei  rispettivi governi. Di questo il Marocco è consapevole; la voce libera di Tamek in Europa è stata punita al suo ritorno con la sua immediata carcerazione.  La voce di Aminatou è ancora nella possibilità di denunciare le violazioni: è principalmente responsabilità delle democrazie occidentali e dell’opinione pubblica permettere che ciò continui ad accadere.
A conclusione di questa tesina mi sento di voler indirizzare un pensiero a chi ha avuto il coraggio di credere nei propri ideali a prezzo della vita, ed in particolare a tutte le ragazze e tutti i ragazzi saharawi che oggi manifestano nelle strade e nelle scuole del Sahara Occidentale occupato.

Appoggio con affetto e riconoscimento la lotta dignitosa e pacifica del popolo Saharawi.

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[1] Reportage sul «Le Figaro», della visita ufficiale di Chirac in Marocco, 27/10/2003.

[2] Per quanto riguarda il petrolio ritiene che sia legittimo da parte del Marocco la ricerca ma non lo sfruttamento di tali risorse (lettera di Hans Corel,  segretario per gli affari Giuridici dell’ONU del 12 Febbraio 2002, (S2002/161).

[3] Amnesty International, Marocco e Sahara Occidentale, sezione Italiana, 29/04/2004.

[4] Appello delle famiglie degli attivisti Saharawi sequestrati dalle forze di repressione. Firmato dalla famiglia di: Aminatou Haidar, Tamek Ali Salem, Mohamed Elmoutaoikil,  Fdaili Gaoudi, Brahim Noumria, Lidari Lhoucine, Laarbi Masoud. El Aaiun, 21 luglio 2005.