Indice

INTRODUZIONE

Una scelta di lotta

La questione del Sahara Occidentale, dimenticata dall’opinione pubblica mondiale e lasciata ai margini nella scena politica internazionale, mi ha sempre colpito per la determinazione del suo popolo e dei suoi rappresentanti di continuare a credere nelle organizzazioni internazionali e in una risoluzione pacifica del conflitto.

Visitando i campi profughi Saharawi, nonostante il disagio sociale determinato da trent’anni di esilio, è ammirevole constatare l’organizzazione pubblica basata sui principi solidali e democratici in cui è fondamentale il ruolo dell’educazione e dell’identità Saharawi. Non mi dilungherò sulla situazione dei rifugiati in Algeria, ma concentrerò il mio studio sulla questione dei diritti umani nel territorio “al di là del muro”, ovvero nel Sahara Occidentale.

La totale mancanza di informazione sulle condizioni della popolazione nei territori occupati, determinata da una mirata politica del governo marocchino di completa omertà, rende senz’altro questa problematica sconosciuta e di conseguenza  distante dall’opinione pubblica mondiale. Inoltre a livello internazionale sembra cieca la volontà dei governi di prendere posizioni forti  sulle continue violazioni dei diritti umani (dall’occupazione Marocchina  ad oggi) nel Sahara Occidentale.

 Questa mia curiosità nel volere approfondire un tema di tale importanza è nata a seguito di incontri avvenuti a Bologna con i due principali attivisti dei diritti umani nei territori occupati, nel giugno del 2005 Ali Salem Tamek e nel giugno di quest’anno Aminatou Haidar : le loro visite in Europa hanno la finalità di mettere in  luce quelle violazioni dei diritti fondamentali oscurate a livello mondiale.

Fin da subito sono stata profondamente colpita dalle loro storie soprattutto per l’immenso coraggio dimostrato, come tutto il popolo saharawi,  nel portar avanti una scelta di lotta pacifica, nonostante siano evidenti le repressioni e le violenze subite sulla loro pelle. Nelle pagine seguenti affronterò le violazioni che sono state commesse sotto il regime di Hassan II per poi passare a verificare se effettivamente il figlio Mohamed VI, come promesso, ha effettuato un radicale cambiamento, che avrebbe dovuto consistere nella denuncia delle violazioni commesse dal padre e nell’inizio di un nuovo processo di democratizzazione. Tale processo è auspicato da alcuni paesi europei, che, come la Francia, aderiscono ai principi stipulati dalla Convenzione sui Diritti Umani. Concluderò infine con le possibili tragiche conseguenze determinate dal protrarsi del disinteresse dell’opinione pubblica e dei governi sulla questione dei diritti violati nel Sahara Occidentale.

 

 Inquadramento storico – politico: un conflitto senza fine.

Il conflitto del Sahara Occidentale si distingue per il suo negato diritto al processo di decolonizzazione avvenuto negli anni ‘70 [1] . Dopo più di trent’anni di occupazione marocchina, nonostante la causa principale del conflitto sia stata generata da un paese occidentale (la Spagna coloniale) e nonostante vi siano state innumerevoli risoluzioni di carattere internazionale (ONU e UA), il Sahara Occidentale è l’unico paese Africano a non avere ancora ottenuto il diritto all’autodeterminazione del proprio popolo.

Territorio di 280.000 kmq che si affaccia sull’Atlantico nell’Africa Nord Occidentale, il Sahara Occidentale è sempre stato rivendicato dai paesi confinanti: a sud dalla Mauritania e a nord dal Regno Alauita con il suo progetto del “Grande  Marocco” [2] . Il problema della “marocchinità” dell’ex Sahara Spagnolo è tuttora sostenuto dal Re Mohamed VI che rivendica per la casa reale ogni iniziativa e decisione sulle “Province del Sud” [3] , nonostante la sentenza dalla Corte Internazionale di giustizia dell’ Aja del 1975. La Corte, fu interpellata dagli stessi paesi confinanti per verificare, prima dell’applicazione del principio dell’autodeterminazione, le origini e i rapporti giuridici con il Marocco e la Mauritania prima dell’occupazione Spagnola.  Si pronunciò con una sentenza secondo cui tale territorio non era “terra di nessuno” ma esisteva un popolo con una propria organizzazione e aggiunse che “gli elementi e le notizie in nostro possesso non consentono di stabilire l’esistenza d’alcun legame di sovranità territoriale tra il territorio del Sahara Occidentale, da una parte, e il regno del Marocco o lo Stato maritano dall’altra” [4] .
Nonostante ci fossero tutte le condizioni per l’applicazione della risoluzione 1514 (XV) 1960, il processo di decolonizzazione del territorio non si effettuò.

Sotto la pressione di Hassan II che, a seguito della sentenza della Corte dell’Aja,  promosse nello stesso anno “la Marcia Verde” (appoggiata da Francia e Stati Uniti) verso le frontiere del Sahara Occidentale, si diede inizio a negoziati segreti tra Spagna, Marocco e Mauritania che determinarono la spartizione e “la nuova colonizzazione” del Sahara Occidentale.

La popolazione civile che vive nei territori occupati sta subendo tuttora le conseguenze della negligenza della Spagna che, nell’accordo firmato a Madrid nel ’75, decise di cedere la sua colonia ai futuri occupanti  (a Nord il Regno Alauita e a Sud la Mauritania).

In seguito la forte repressione e i bombardamenti aerei da parte delle autorità marocchine costrinsero 200.000 Saharawi a rifugiarsi nel deserto dell’Hammada in Algeria [5] . Mentre il resto della popolazione che non riuscì a scappare è rimasta sotto l’occupazione. Ancora oggi, dopo più di trent’anni le intere famiglie che si divisero non si sono ancora ricongiunte.

Con l’ inizio del conflitto tra l’esercito di Hassan II e il Fronte POLISARIO ( Fronte Popolare di Liberazione del Saguia el Hamra e Rio de Oro, fondato nel 1973) [6] la causa del popolo Saharawi echeggiò nell’arena internazionale. Tra il 1979 e il 1980 quarantatre paesi membri dell’ONU, di cui ventisei nel solo continente Africano,hanno riconosciuto la RASD (Repubblica Araba Saharawi Democratica) [7] .

 Nel 1979 la Mauritania firmò la tregua con il FP e si ritirò dai territori occupati nel 1975 e il Marocco subentrò immediatamente occupando così l’intero Sahara Occidentale.

Dopo anni di guerra nel 1990 vennero firmati gli accordi di pace con la mediazione delle Nazioni Unite. Il piano previde il cessate il fuoco, il dispiegamento di forze Onu ma, soprattutto, un referendum di autodeterminazione (indipendenza o integrazione al Marocco). L’accordo di pace contenuto nella risoluzione S/21360 del 18 Giugno 1990 prevedeva “ " un cessate il fuoco…. seguito da uno scambio di prigionieri sotto il controllo del Comitato Internazionale della Croce Rossa (CICR)"e la liberazione “prima dell'inizio della campagna referendaria, tutti di i prigionieri o detenuti politici Saharawi, in modo che possano partecipare liberamente e senza restrizioni al referendum". Questo non è avvenuto bilateralmente.  Il Fronte Polisario che deteneva oltre 2000 soldati marocchini li ha liberati a scaglioni completando la sua parte di accordo nel 2005, come dimostra il rapporto di Kofi Annan ( S/2005/648) del  13 ottobre 2005:  "... Il 18 agosto, grazie agli sforzi di mediazione degli Stati uniti d'America, il Fronte Polisario ha liberato i 404 prigionieri di guerra marocchini ancora imprigionati, questo permette di chiudere uno dei capitoli più dolorosi del conflitto. I prigionieri sono stati rimpatriati in Marocco dal comitato internazionale della Croce Rossa (CICR), che continuerà a collaborare con le parti per tentare di scoprire cosa è successo alle persone che sono ancora scomparse a causa del conflitto.”. Il Marocco si è invece dimostrato reticente nel fornire rapporti trasparenti riguardo ai propri prigionieri militari e civili. Infatti il giurista Emmanuel Roucounas,incaricato dall’ONU di verificare le sorti di 167 saharawi presumibilmente prigionieri, chiese una relazione al governo Marocchino e questi identificò una sola persona della lista dichiarando che era un membro delle forze armate, che aveva disertato e che era stato condannato prima a morte e  poi all'ergastolo. Le altre persone della lista erano: a ) erano morte, b) erano sconosciute, c) avevano raggiunto il fronte Polisario,d) erano state liberate, o e) avevano ricevuto l’amnistia [8] .

 Dal cessate il fuoco (1991) e dall’intervento dei caschi blu, la selezione degli aventi diritto al voto in attesa dello svolgersi del referendum è stata ostacolata e ritardata dal Marocco che intendeva allargare gli aventi diritto al voto nei territori occupati anche a una parte della popolazione marocchina.  Le liste provvisorie vennero presentate dall’Onu nel 1999 [9] . Il Marocco prima pose una serie di ricorsi  poi si pronunciò apertamente per la  rinuncia al referendum e propose “l’autonomia del territorio”. Il primo piano di autonomia venne respinto dal Fronte Polisario nel 2001. Nel 2003 un secondo piano venne proposto dall’inviato speciale di Kofi Annan, James Backer. Il piano, che rimase tutt’ora l’unica proposta di risoluzione dell’ONU, prevedeva cinque anni di autonomia seguiti da un referendum con tre opzioni: indipendenza, integrazione e autonomia; venne accettato dal Polisario e respinto definitivamente  nell’aprile 2004 dal Marocco. Il Re rifiutò ogni soluzione e qualsiasi iniziativa che andasse contro la “marocchinità” del Sahara Occidentale. Dopo le dimissioni di Baker nel 2004 la situazione  sembrò non trovare soluzione e venne definita da Kofi Annan un “vicolo cieco” .

Attualmente l’inviato speciale dell’ONU per il Sahara Occidentale è l’ex-diplomatico olandese Peter Van Walsum; l’italiano Francesco Bastagli è il rappresentante speciale, cioè il capo della MINURSO; il comandante militare è il danese Kurt Mosgaard; tre europei nei posti chiave.

Saprà l’Europa contrastare la politica del Regno Alauita rivolta alla divisione e alla dispersione dell’identità Saharawi? Dispersione simboleggiata dalla costruzione negli anni ’80 del muro [10] lungo 2700 km che divide intere famiglie dei Territori  Occupati da quelle dei campi profughi e che tutt’oggi rappresenta l’evidente sofferenza di del popolo Saharawi.

Inizio pagina

  



[1] Marco Galeazzi, La questione del Sahara Occidentale: profilo storico e documentazione, Fondazione Internazionale, Lelio Basso, Roma, 1985. 

[2] Elvio Mancinelli , L’odissea del popolo Saharaoui, edizione dell’Arco, Bologna, 1998. 

[3] Discorso del Re alla Nazione sulle “Province del Sud”, Marocco, 25/03/06 

[4] Marco Galeazzi,La questione del Sahara Occidentale: profilo storico e documentazione, Fondazione Internazionale, Lelio Basso, Roma, 1985. 

[5] Il Polisario divise i rifugiati in tre poli di aggregazione che rappresentavano le rispettive città abbandonate nei territori occupati. I campi hanno una loro organizzazione interna in cui la donna ricopre un ruolo centrale nell’amministrazione pubblica,La vita negli nelle tendopoli e tuttora precaria; la sopravvivenza è garantita dall’ospitante Algeria e dalla solidarietà internazionale. Luciano Ardesi, Sahara Occidentale: una scelta di libertà, EMI, Bologna 2004 

[6] Nel 1979 l’Assemblea generale dell’ONU insieme all’OUA hanno riconosciuto il Polisario come il “rappresentante del popolo del Sahara Occidentale” raccomandandone a piena partecipazione alla ricerca di “una soluzione di una politica giusta, durevole e definitiva”. Elvio Mancinelli, L’odissea del popolo Saharaoui, edizione dell’Arco, Bologna,1998 

[7] Con il ritiro ufficiale della Spagna fu proclamata dal Fronte Polisario il 27/02/197 la RASD.Nata in rispetto ai principi fondamentali che regolarono sia l’Organizzazione delle Nazioni sia l’Organizzazione dell’Unità Africana, la RASD fu riconosciuta nel ’85 da 62 paesi. Biancamaria Scarcia, La RASD – contro documentazione “El Uali”,CUEN, Napoli, 1986.

[8] Rapporto al CDS ONU, 24 settembre 1997, ( S/1997/742).

[9] Luciano Ardesi, Sahara Occidentale: una scelta di libertà, EMI, Bologna, 2004.

[10] Secondo più lungo del mondo, dopo la muraglia cinese, il muro è stato costruito per osteggiare l’avanzamento della guerriglia saharawi che stava riconquistando alcuni territori occupati. Tutt’oggi altamente sorvegliato dalla milizia marocchina e circondato da mine antiuomo .Infatti Il Marocco non ha firmato il  trattato di Ottawa del 1997 che vieta le mine antiuomo, ed ha installato milioni di queste mine  lungo muro di sabbia fortificato.