Capitolo I
1.1 Il processo storico della formazione del popolo saharawi
1.2 Le ricchezze economiche del Sahara Occidentale
1.3 Genesi del piano di pace
1.1 IL PROCESSO STORICO DELLA FORMAZIONE DEL POPOLO SAHARAWI
Nella seconda metà del secolo scorso il movimento di decolonizzazione
ha fatto apparire un concetto nuovo, quello di popolo, che ha sostituito quello
di nazione.
Nella maggior parte dei nuovi paesi dell'Asia e dell'Africa prima dell'indipendenza,
la nazione in senso stretto non era ancora pienamente costituita e lo stato
precedeva la nazione. Per questa ragione, l'uso della parola popolo è
prevalso, proprio perché anche se più vago, corrispondeva alla
realtà.
La parola popolo designa abitualmente la popolazione di un determinato territorio,
generalmente colonizzato o dominato che viene considerato come un insieme omogeneo
o comunque unificato, tralasciandone gli aspetti di diversificazione.
La parola, infatti, mette l'accento sugli elementi che avvicinano i tratti di
somiglianza, occultandone le differenze e le diversità.
Si tratta, quindi, di un concetto sociologico e ideologico allo stesso tempo.
A partire dal significato della parola, ci si chiede se esiste un popolo saharawi.
(Olmi, cap. 2, 1998; Ardesi, cap. 1, 1986)
La risposta è affermativa se ci si riferisce con essa alla popolazione
che vive sul territorio del Sahara Occidentale così come è stata
costituita dalla colonizzazione spagnola.
Il Sahara Occidentale è una regione di 260.000 chilometri quadrati confinante
a nord con il Marocco, ad est con l'Algeria, a sud con la Mauritania e ad ovest
con l'Oceano Atlantico. ( Hodges, 1983; Martine de Froberville, 1996)
Comunque, il processo storico che ha condotto le diverse popolazioni di questa
zona a formare un vero e proprio popolo, ovvero un insieme relativamente unito
e omogeneo, non è ancora terminato.
Questo processo comprende tre tappe:
-periodo che precede la colonizzazione
-periodo della colonizzazione spagnola
-periodo contemporaneo; la lotta di liberazione
( Hodges, 1983; Martine de Froberville, 1996; Barbier 1982; Bontemps, 1984)
La prima fase si riferisce al Sahara non ancora compreso da confini precisi,
popolato principalmente da berberi venuti dal nord.
Le prime spedizioni Arabe nella regione del Sahara Occidentale risalgono alla
fine del settimo secolo e soprattutto nella prima metà del secolo ottavo.
All'inizio del dodicesimo secolo vi furono due nuove invasioni, quella degli
Arabi Maqil, originari dello Yemen, e quella sostenuta dal sultano marocchino.
Questo favorì un grande mescolamento delle popolazioni essenzialmente
nomadi e l'adozione progressiva dell'Islam e della lingua araba da parte delle
popolazioni berbere.
La società tradizionale saharawi è costituita da diverse confederazioni
di tribù, esse stesse suddivise in frazioni secondo un criterio di discendenza
dallo stesso antenato.
Queste confederazioni, nonostante la suddivisione in tribù guerriere
e religiose, condividono la stessa lingua, l' hassanya, la stessa religione,
l'Islam, un'organizzazione e un modo di vivere simile basato su una società
di stampo patriarcale.
I nomadi del Sahara Occidentale sono monogami e valorizzano molto la figura
femminile, responsabile della gestione dei campi e dell'educazione dei figli.
Il culto per la libertà e il forte spirito di solidarietà, sono
i tratti più importanti del carattere dei nomadi saharawi, i quali per
la loro libertà si sono sempre dimostrati pronti a grandi sacrifici.
Proprio per questo motivo, i saharawi non sono mai stati sottomessi dagli Emirati
del sud (attuale Mauritania), hanno sempre cercato di evitare possibili penetrazioni
del sultano marocchino, né un clan è mai riuscito a dominare gli
altri proprio perché manca nella mentalità saharawi lo spirito
di dominazione se non per difendere la propria libertà.
( Hodges, 1983; Martine de Froberville, 1996; Barbier 1982;
Bontemps, 1984)
EPOCA COLONIALE
Le coste del Sahara Occidentale, ricche di pesce, fosfati e vari tipi di minerali,
attirarono ben presto l'attenzione delle potenze Europee e in particolare della
Spagna, che dopo le conquiste in America Latina iniziava ad interessarsi al
continente africano.
Nel 1767, Carlo Terzo firmò il trattato di Marrakech con il sultano del
Marocco, Mohamed Ben Abdallah, che gli garantiva la libertà di penetrazione
nella regione del Sahara Occidentale.
Fu però nel 1884, che con un decreto reale, il governo spagnolo iniziò
ufficialmente la colonizzazione della regione con il riconoscimento delle altre
potenze europee ottenuto durante la Conferenza di Berlino durante la quale si
spartirono i territori africani.
L'unica potenza europea contraria era la Francia che aveva già il controllo
del Marocco, Algeria, Mauritania, Senegal e voleva completare il suo dominio
nella zona con la regione del Sahara Occidentale.
Iniziarono così le contrattazioni tra Spagna e Francia che si conclusero
nel 1900 con il trattato di Muni che divise la zona seguendo una linea che separò
la penisola di Capo Bianco.
Nel 1904, fu firmato il trattato ispano-francese che prevedeva l'annessione
da parte della Spagna del territorio che andava dalla penisola di Capo Bianco
fino al 26esimo parallelo e garantiva alla Francia il dominio del Marocco eccetto
i territori di Ifni e del Rif.
Certamente, nei primi decenni, la dominazione spagnola non ebbe molta influenza
sulla vita delle popolazioni poiché essa si limitava all'occupazione
di alcuni punti della costa, senza penetrare all'interno del paese. In seguito,
l'azione coloniale si manifestatò in diverse maniere e apportò
delle trasformazioni profonde che lasciarono delle tracce ancora visibili.
Innanzitutto la Spagna delimitò un territorio dandogli per la prima volta
delle frontiere ben determinate e fissate da convenzioni internazionali.
Senza dubbio queste frontiere erano artificiali e discutibili, poiché
erano basate soprattutto su dei meridiani e paralleli, non riflettendo le realtà
sociali e geografiche, ma i rapporti di forza tra le potenze coloniali- Francia
e Spagna - presenti in questa regione. Inoltre, il territorio definito dalla
Spagna in accordo con la Francia comprendeva due zone aventi uno statuto differente:
da una parte, il protettorato spagnolo del nord del Marocco -il Rif-; d'altra
parte, più a sud, il Sahara spagnolo che comprendeva la regione di Tarfaya
e Ifni che costituivano l'Africa Occidentale spagnola (AOE).
Di conseguenza, per ragioni pratiche queste due zone furono amministrate insieme
dalla Spagna, formavano di fatto un solo territorio senza differenze reali e
le popolazioni indigene potevano circolare liberamente da una zona all'altra.
Questa situazione territoriale iniziò ad avere inconvenienti quando,
dopo la seconda guerra mondiale, si fecero sempre più forti i movimenti
indipendentisti in tutto il continente africano.
Proprio per questa ragione, la Francia mise fine nel marzo del 1956 al suo protettorato
sul Marocco e un mese più tardi anche la Spagna liberò la regione
del Rif, conservando però il controllo di Ceuta e Melilla.
Forte dell'indipendenza ottenuta e del successo che i movimenti anticoloniali
stanno ottenendo,il re del Marocco, Mohamed V, reclamò nel 1957 l'annessione
al suo regno del Sahara Occidentale e della Mauritania.
Egli motivò questi intenti rifacendosi alla tesi del "grande Marocco"
lanciata nel 1955 da Allal el Fassi, fondatore del partito nazionalista marocchino,
l'Istiqlal.
Parallelamente, la febbre indipendentista raggiunse il Sahara Occidentale.
Nel novembre del 1957, i saharawi attaccarono le truppe spagnole nella provincia
del Tarfaya, obbligando questi a rifugiarsi nelle città costiere del
Sahara.
La situazione si aggravò ancora di più quando i saharawi si allearono
con l'esercito marocchino di liberazione contro i francesi in Mauritania.
La Francia e la Spagna, con l'appoggio del re Mohamed V, furono quindi costrette
ad allearsi per spegnere questa insurrezione delle forze di liberazione marocchine
e saharawi .
Questa operazione, chiamata Ecouvillon-Ouragan, fu un successo per la Spagna
che riconquistò il controllo sul Sahara Occidentale, per il Marocco che
distrusse l'esercito di liberazione che minava la monarchia e per la Francia
che riportò l'ordine in Mauritania, regione ricca di ferro e minerali.
L'operazione Ecouvillon-Ouragan segnò una tappa importante nella storia
recente del popolo saharawi: da una parte la partecipazione saharawi alle operazioni
dell'esercito di liberazione marocchino sembrò un segno forte della volontà
d'emancipazione di un popolo unico; d'altra parte la dura repressione franco-spagnola
con l'aiuto marocchino rese ancora più forte la loro identità
nazionale e il loro desiderio d'indipendenza.
Dopo questi disordini la Spagna riorganizzò il governo dell'Africa Occidentale
Spagnola (AOS) che comprendeva ora la provincia di Ifni (ceduta al Marocco nel
1969) e il Sahara Occidentale con capitale El-Ayoun.
La Spagna, dopo la grande insurrezione del 1958, iniziò a tenere conto
dell'evoluzione sociale e per rispondere alle pressioni sempre più forti
donò al territorio delle istituzioni che gli permettessero di partecipare
alla sua amministrazione e di apprendere i sistemi moderni.
Oltre ai consigli provinciali, municipali, locali, si costituì un'Assembla
Generale o Jama'a, eletta dai saharawi allo scopo di rappresentarli.
Malgrado i loro limiti, queste diverse istituzioni contribuirono a formare progressivamente
un insieme omogeneo e coerente che prese coscienza della sua unità e
identità.
Nel 1965 le Nazioni Unite formularono il primo invito alla Spagna ad iniziare
il processo di decolonizzazione del Sahara Occidentale (risoluzione 2072XX)
che fu seguito l'anno seguente da una seconda risoluzione (2229XXI) che oltre
a richiedere la liberazione della regione invitava la Spagna ad organizzare
un referendum sotto la tutela delle Nazioni Unite per dare la possibilità
alla popolazione di esprimere liberamente il loro diritto all'autodeterminazione.
Dal 1965 al 1973 le Nazioni Unite adottarono altre sei risoluzioni senza ottenere
però grandi risultati.
Questo atteggiamento così restio della Spagna fece crescere ancora di
più il desiderio indipendentista del popolo saharawi che si organizzò
in un Movimento di Liberazione di Saggia El Hamra e Rio de Oro (MLS) e poi nel
Fronte Polisario che nel 1973 iniziò la sua lotta armata.
Il Fronte Polisario, unica forza dominante nel territorio, era riuscito a mobilitare
l'intera popolazione e a portarla al suo seguito per chiedere la propria indipendenza.
Durante il suo secondo congresso (25-31/08/1974) il Fronte Polisario
nominò El Ouali Mustapha come segretario generale, un bureau politico
di 31 membri e un organo esecutivo di sette persone.
Il popolo saharawi si rendeva conto che il processo di autodeterminazione era
reso molto complicato dalla scoperta nel loro territorio di grandi giacimenti
di fosfati e petrolio che rendevano la regione molto interessante sia per la
Spagna che per il Marocco di Hassan II che aspirava ad essere la potenza guida
nel Maghreb.
Nel 1974 la Spagna si decise ad organizzare un processo di decolonizzazione
del Sahara Occidentale e un referendum di autodeterminazione, sotto l'egida
dell'ONU, con il quale la popolazione saharawi avrebbe deciso il suo futuro.
Contemporaneamente a questa dichiarazione spagnola, il re Hassan II fece sapere
che non avrebbe mai permesso un referendum che conteneva anche l'opzione di
una possibile indipendenza del popolo saharawi.
La decisione della Spagna di portare a termine il processo di decolonizzazione
è, quindi, attaccato dalla volontà marocchina di far valere le
sue rivendicazioni territoriali sulla regione.
Fu proprio la malattia di Franco, nell'estate del 1974, a favorire il re Hassan
II che propose all'Onu e alla Lega Araba di ritardare di un anno il referendum
durante il quale il regno marocchino avrebbe potuto intraprendere un'intensa
attività diplomatica per discreditare le tesi del Fronte Polisario e
acquisire nuovi appoggi a livello internazionale.
Le rivendicazioni marocchine si rifacevano ancora una volta alla tesi di Allal
El Fassi di un Grande Marocco, che comprendeva la Mauritania, ormai indipendente
dal 1961, l'Algeria anch'essa indipendente e il Sahara Occidentale.
Hassan II chiese all'Onu, inoltre, di poter presentare la questione alla Corte
Internazionale di Giustizia dell'Aya che doveva attestare la veridicità
della tesi presentata dal re che sosteneva la sovranità del regno marocchino
sul Sahara Occidentale al momento della colonizzazione spagnola.
Le Nazioni Unite accettarono questa richiesta e presentarono il problema alla
Corte dell'Aya che doveva indagare su questi legami storici di cui parlava il
Marocco. Nel frattempo, anche la Mauritania, iniziò a rivendicare dei
diritti storici sul Sahara Occidentale proponendo di dividere il territorio
in zone d'influenza con il Marocco.
La popolazione saharawi, organizzata nel Fronte Polisario, si pronunciò
in maniera categorica contro queste proposte chiedendo solo che fosse rispettato
il volere delle Nazioni Unite.
La Spagna, dopo aver appreso dalla Corte di Giustizia dell'Aya che la regione
era terra nullius al momento della colonizzazione e che la tesi del grande Marocco
non aveva nessun fondamento, iniziò a valutare la possibilità
di trasferire il potere direttamente al Fronte Polisario.
Il 24 maggio 1975 il governatore spagnolo del Sahara Occidentale, Gomez de Salazar,
annunciò il piano di evacuazione spagnola della regione previsto per
"l'operazione hirondelle" e iniziò una serie di trattative
con gli esponenti del Fronte Polisario.
Il 16 ottobre dello stesso anno, il re Hassan II dichiarò la sua intenzione
di organizzare una -marcia pacifica- di volontari marocchini per recuperare
le province marocchine del Sahara.
Con la Marcia verde pacifica, il suo autore, Hassan II effettuò una doppia
pressione: all'interno, obbligò i partiti dell'opposizione ad approvare
la sua idea della marcia verde in cambio di promesse di democratizzazione del
regime; all'estero, al momento della morte di Franco, la Marcia fu sicuramente
l'occasione giusta per fare pressione sulla Spagna e per approfittare di un
momento di incertezza dovuta alla successione del Caudillio.
Le Nazioni Unite emanarono una nuova risoluzione -n. 377- che prevedeva la partenza
della Spagna dal territorio, un'amministrazione internazionale provvisoria e
la consultazione della popolazione tramite un referendum organizzato dall'Onu.
Hassan II rifiutò anche questa risoluzione convinto di arrivare ad un
accordo diretto con la Spagna.
Il 2 novembre del 1975, Juan Carlos di Borbone, Principe di Spagna e capo di
Stato ad interim a causa della malattia di Franco, arrivò senza preavviso
a El-Ayoun, capitale del Sahara Occidentale, per rassicurare la popolazione,
garantendo che gli impegni presi con l'Onu sarebbero stati rispettati.
Il 6 novembre, il re Hassan II diede inizio alla grande Marcia Verde facendo
penetrare dal nord del paese 350000 marocchini senza incontrare nessuna resistenza
da parte dell'esercito spagnolo.
Il Consiglio di Sicurezza, dopo essere stato informato dell'accaduto, si riunì
per emanare una nuova risoluzione -n.380- nella quale chiese al Marocco di ritirare
immediatamente dal territorio del Sahara Occidentale i partecipanti alla Marcia
Verde ma, in pratica, non accusò il Sultanato di aver commesso un atto
illegale.
Il 14 novembre furono firmati gli accordi tripartiti di Madrid tra Spagna, Marocco
e Mauritania che prevedevano:
-la Spagna metta fine alla sua amministrazione e gestione della regione entro
il 26 febbraio 1976
-si organizzi un'amministrazione provvisoria alla quale parteciperanno il Marocco,
la Mauritania e la Djemmaa, il parlamento saharawi
-l 'opinione della popolazione saharawi venga espressa attraverso la Djemmaa
e sia rispettata
Il re Juan Carlos scelse un compromesso comodo poiché non voleva iniziare
la sua era politica con una guerra e inoltre aveva come priorità la democratizzazione
interna del paese che usciva da anni di chiusura politica, sociale e culturale.
Inoltre, il colpo di Stato in Portogallo, il 25 aprile 1974, che mise termine
al regime di Salazar e al colonialismo portoghese, modificò la congiuntura
atlantico- mediterranea.
Gli Stati Uniti e la Francia fecero una forte pressione sulla Spagna affinché
giungesse ad un accordo con il Marocco, considerato un paese amico soprattutto
per difendere le potenze occidentali dal pericolo di un movimento indipendentista,
il Fronte Polisario, allineato con l'Algeria e la Libia, ma soprattutto dall'eventuale
creazione di uno stato indipendente che sarebbe stato progressista e rivoluzionario.
Gli accordi tripartiti, cioè l'abbandono della Spagna del Sahara Occidentale
e dei suoi abitanti a due nuovi -colonizzatori-, il Marocco e la Mauritania,
l'occupazione militare iniziata con la Marcia Verde, persuadono i saharawi che
la sola linea da seguire è quella di conquistare l'indipendenza con la
lotta armata.
L'intera popolazione si unì attorno al Fronte Polisario dopo l'auto-dissoluzione
della Djemmaa, un'istituzione che era stata creata durante l'epoca coloniale
per dare voce al popolo.
I 67 membri della Djemmaa si unirono così al Fronte Polisario dando vita
al primo Consiglio Nazionale Saharawi.
Tuttavia, il governo spagnolo continuò a sostenere che la decolonizzazione
della regione doveva avvenire attraverso un referendum di autodeterminazione
e che gli accordi tripartiti riguardavano la divisione dell'amministrazione
ma non della sovranità che appartiene solo al popolo saharawi.
Il Marocco, invece, iniziò un'assimilazione brutale della popolazione
saharawi con metodi violenti e repressivi.
Il 26 febbraio del 1976 lo stato spagnolo concluse la sua esperienza nella regione
del Sahara Occidentale lasciando alle sue spalle una situazione che peggiorava
di ora in ora. Immediatamente dopo il Consiglio Nazionale Saharawi proclamò
la nascita della Repubblica Araba Saharawi Democratica -RASD-, uno Stato libero,
indipendente, sovrano, organizzato secondo un sistema nazionale democratico
arabo, d'orientamento Unionista, progressista e di religione islamica.
La RASD si dichiarava tra i paesi non allineati, proclamava il rispetto della
carta delle Nazioni Unite, dell'OUA, della Lega Araba e affermava il suo impegno
nella proclamazione universale dei diritti dell'uomo.
La creazione della RASD sottolineava in maniera molto forte la non validità
degli accordi di Madrid che andavano contro il processo di decolonizzazione
e dimostrava in maniera ineluttabile quale era la vera volontà del popolo
saharawi che avrebbe espresso nel tanto atteso referendum previsto dalla Spagna
ma mai realizzato.
Da questo momento in poi il Fronte Polisario iniziò una lunga battaglia
con Marocco e la Mauritania, che però nel 1979 si ritirò dal conflitto,
e una lunga serie di attività diplomatiche atte a conquistare sempre
più appoggi sulla scena internazionale.
La credibilità del Fronte Polisario cresceva sempre più, tanto
che anche le Nazioni Unite lo riconobbero, con la risoluzione n.3437, come legale
rappresentante del popolo del Sahara Occidentale.
Il regno marocchino, così preso dalle mire espansionistiche nella regione,
sottovalutò la grande forza di mobilitazione, d'organizzazione del popolo
saharawi e, soprattutto, la sua determinazione.
Il Marocco, conquistando il controllo di questo territorio, credeva di poter
bloccare l'espansione sovietica nel nord Africa e di diventare, quindi, con
l'appoggio delle potenze occidentali, lo stato guida del Maghreb.
In effetti, sia gli Stati Uniti che la Francia continuarono più o meno
direttamente ad aiutare il Marocco, soprattutto rifornendolo di armi ed attrezzature
militari
Il popolo saharawi fu aiutato dalla Libia ma soprattutto dall'Algeria, dove
la popolazione scappò dopo l'invasione marocchina.
Nel febbraio del 1976, l'invasione delle forze marocchine fu seguita dalla costruzione
di sei muri, lunghi 2500 Km, per bloccare l'avanzata dell'armata saharawi e
da un processo sistematico di marocchinizzazione dei territori occupati.
Il sistema dei "muri", costituiti con materiali di riporto ricavati
dalla trincea sottostante, preceduti da campi minati, dotati di radar, batterie
d'artiglieria e sistemi elettronici di sorveglianza costituiscono una linea
difensiva continua.
Tra la fine del 1975 e l'inizio del 1976, si inizia a parlare di marocchinizzazione,
gran parte della popolazione urbana saharawi fugge nei campi profughi allestiti
in Algeria ma chi rimane vive l'occupazione violenta e repressiva del Marocco.
Il regime poliziesco ha come scopo principale quello di impedire l'espressione
dei sentimenti nazionalisti. Per questo è necessario spezzare la resistenza
dei saharawi, cancellare la loro identità attraverso l'intimidazione
e l'acculturazione forzata.
Il Marocco è da anni sulla lista nera dei diritti umani violati, ma nel
Sahara Occidentale le violazioni sono generalizzate; qualunque manifestazione
è proibita, non c'è nessun tipo di libertà per i saharawi.
Chiunque evidenzi la propria appartenenza nazionale è sospettato di attività
sovversiva e come tale arrestato, imprigionato e torturato.
Uno dei mezzi più sbrigativi e ricorrenti è comunque quello di
far scomparire le persone a scopo intimidatorio.
Ma la repressione può assumere anche forme più raffinate. La cultura
saharawi è sistematicamente osteggiata: è vietato parlare la lingua
locale hassanìya e portare i costumi tradizionali.
I giovani saharawi sono discriminati nell'educazione e nel lavoro, a meno che
accettino il distacco dalle famiglie per qualche località del nord del
Marocco.
Per rafforzare la propaganda del "Sahara marocchino", il governo di
Rabat ha investito milioni di dollari in alloggi, edifici pubblici, strade asfaltate,
comunicazioni, etc. Tutto ciò non riguarda, però, i saharawi ma
i coloni che, con la prospettiva di premi e sgravi fiscali, sono attratti nel
Sahara. Il loro numero ad oggi dovrebbe essere di 170.000 unità che vanno
ad "annegare" letteralmente la popolazione autoctona, ormai minoritaria.
( Hodges, 1983; Martine de Froberville, 1996; Barbier 1982; Bontemps, 1984 ;
Poscia 1986 )
Forte è comunque l'interesse economico per la regione che, scarsamente
popolata, può costituire una valvola di sfogo all'eccedenza demografica
marocchina e che, grazie alle miniere di fosfati e ai giacimenti di petrolio
potrebbe risollevare la situazione economica del sultanato.
Le coste del Sahara Occidentale sono tra le più pescose dell'Atlantico.
Alla fine degli anni'70 il ricavo toccava 1,3 milioni di tonnellate.
Il Marocco ha consentito a pescherecci di diversa nazionalità di sfruttare
le risorse ittiche dietro compensazioni finanziarie.
Tra il 1986 e 1988 ha rinegoziato con la CEE il suo accordo di pesca operante
con la Spagna dal 1983.
Il Polisario calcola che sulle attività legate alla pesca, che potrebbero
raggiungere un fatturato di un miliardo di dollari l'anno, si potrebbero ricavare
immediatamente 20.000 posti di lavoro, mentre l'estrazione dei fosfati potrebbe
crearne altri 5000.
Più complessa è la questione dei fosfati, in particolare del giacimento
di Bou Craa, uno dei più grandi del mondo, localizzato alla fine degli
anni cinquanta e cominciato a sfruttare industrialmente dagli spagnoli nel 1972
attraverso la costruzione di 100 Km di nastro mobile per il trasporto del minerale
fino al porto di El-Ayoun.
Il minerale di fosfato è la base per la produzione di concimi fosfatici
e, in effetti, l'80-85% della produzione mondiale viene utilizzata a questo
fine; il resto serve nelle industrie di detergenti, alimenti per bestiame, insetticidi,
ceramiche, etc.
I principali giacimenti sono tutt'oggi localizzati in Florida, Carolina, Tennessee
(Usa), nei paesi dell'ex Urss e in Africa del nord.
A partire dagli anni '70 cominciarono a prodursi una serie di cambiamenti.
In termini generali, la domanda mondiale fece registrare un notevole balzo in
avanti, soprattutto per due motivi: alcuni giacimenti in Usa e nell'ex Urss
si esaurirono; inoltre l'introduzione dei concimi nell'agricoltura conobbe un'estensione
importante anche in Europa.
Nel 1973, per la prima volta, la produzione fu inferiore di 3,4 milioni di tonnellate,
rispetto alla domanda del mercato internazionale anche se nello stesso anno
il Marocco, maggiore esportatore mondiale, aumentò la sua produzione
del 14%.
Contemporaneamente, il prezzo del minerale cominciò a lievitare ed è
proprio il re Hassan II che deteneva personalmente la maggioranza dei titoli
azionari del gruppo che si occupava dello sfruttamento, commercializzazione
e trasformazione di tutti i fosfati marocchini/saharawi.
A causa della guerra, le esportazioni sono cessate nel 1976 e sono riprese solo
nel luglio del 1982. Grazie all'annessione del Sahara Occidentale, il Marocco
deteneva nel 1991 i 2/3 delle riserve mondiali di fosfati.
( Hodges, 1983; Martine de Froberville, 1996; Olmi, 1998; Barbier 1982; Bontemps,
1984; www.arso.org )
Le Nazioni Unite, già da tempo impegnate nella risoluzione di questo
conflitto, furono affiancate a partire dagli anni'70 dall'OUA (Organizzazione
dell'Unità Africana creata nel 1963 da trenta capi di stato africani).
Nel 1976, l'OUA riconobbe il Fronte Polisario come movimento di liberazione
del popolo saharawi e iniziò ad impegnarsi in prima persona per il diritto
all'autodeterminazione di questo popolo africano.
( Hodges, 1983; Martine de Froberville, 1996; Olmi, 1998; Gandolfi, 1986; www.arso.org
)
Bisogna sottolineare che i capi di stato africani, dalla creazione dell'OUA,
hanno solennemente riconosciuto il principio di intangibilità delle frontiere
ereditate dalla colonizzazione e hanno domandato a tutti gli stati membri di
rispettare i confini esistenti al momento dell'indipendenza.
Nonostante lo scopo dell'organizzazione fosse proprio di eliminare ogni forma
di colonialismo dal continente, due stati lo misero in discussione: il Marocco
e la Somalia. Per il continente africano, inoltre, questa questione rischiava
di diventare un precedente pericoloso per gli altri territori ancora sotto la
dominazione coloniale, e l'OUA proprio per questo motivo intensificò
la sua azione a fianco dell'ONU per la risoluzione di questo conflitto. Nel
1978 l'OUA diede vita ad un comitato di saggi, costituito da cinque capi di
stato a rotazione, incaricati di esaminare i dati del problema saharawi.
Nel 1979, i capi di stato e di governo dell'OUA, approvarono le proposizioni
del comitato che prevedevano il cessate il fuoco immediato e l'organizzazione
di un referendum generale e libero come espressione del diritto di autodeterminazione
del popolo saharawi.
L'Organizzazione Africana riconobbe, inoltre, la RASD in quanto stato indipendente
e sovrano, tra i suoi membri (risoluzione AHG 104) nonostante l'opposizione.
( Hodges, 1983; Martine de Froberville, 1996; Olmi, 1998; Gandolfi, 1986, Berramdane,
1992 ; www.arso.org )
Nel 1981, alla riunione dell'Oua a Nairobi, Hassan II dichiarò di accettare
un "referendum controllato" ma non riuscì a nascondere il suo
totale rifiuto ad un'eventuale indipendenza del popolo saharawi e a delle negoziazioni
dirette con il Fronte Polisario.
Questa finta apertura di Rabat serviva a rompere il suo isolamento sulla scena
africana e a guadagnare tempo per far entrare sempre più marocchini nei
territori occupati del Sahara Occidentale.
La situazione non migliorò, le autorità marocchine non riconobbero
il Fronte Polisario come legittimo rappresentante del popolo saharawi con cui
poter quindi negoziare, non rispettarono il cessate il fuoco dichiarato dall'Onu
e si opposero alla creazione di un'amministrazione provvisoria imparziale dei
territori occupati.
L'esasperazione degli stati africani di fronte al comportamento del Marocco
raggiunse l'apice tanto che anche la Mauritania, nel febbraio del 1984, riconobbe
la RASD.
Proprio la risoluzione AHG 104 dell'OUA fu la base del piano di pace (le proposizioni
congiunte ONU/OUA) per il Sahara Occidentale che verrà accettato dalle
due parti nell'agosto del 1988.
Il piano di pace invita le parti, Marocco e Fronte Polisario, a intraprendere
delle negoziazioni dirette che portino al rispetto del cessate il fuoco, condizione
necessaria per l'organizzazione poi di un referendum di autodeterminazione del
popolo saharawi che avverrà sotto il controllo dell'OUA e dell'ONU.
Insieme all'OUA, protagonista fondamentale della genesi del processo di pace,
non bisogna dimenticare il Movimento dei paesi non allineati che nel 1985 approvò
la risoluzione AHG 104 dell'OUA. ( Hodges, 1983; Martine de Froberville, 1996;
Olmi, 1998; Gandolfi, 1986, Berramdane, 1992 ; www.arso.org
)
Solo nel 1987, il Marocco iniziò ad avere delle discussioni indirette
con il Fronte Polisario, grazie all'azione del presidente dell'OUA, il presidente
dello Zambia, Kenneth Kaunda e i segretario generale delle Nazioni Unite, Javier
Perez de Cuéllar.
Questa missione chiamata dei Buoni Uffici, ottenne dei grandi risultati, tanto
che il 30 agosto del 1988 sia il Marocco che il Fronte Polisario accettarono
le Proposizioni Congiunte OUA/ONU.
Questo piano di pace prevedeva:
- l'organizzazione di un referendum nel Sahara Occidentale, giusto e imparziale,
che permetterà al popolo di questo territorio di esercitare il suo diritto
all'autodeterminazione e all'indipendenza
- il referendum sarà organizzato e controllato dall'OUA e dalle Nazioni
Unite
- l'elettorato chiamato a pronunciarsi sarà composto da tutti i saharawi
maggiori di diciotto anni contati nel censimento organizzato nel 1974 dalle
autorità spagnole
- durante lo scrutinio la popolazione saharawi sceglierà liberamente
e democraticamente tra l'indipendenza e l'integrazione al Marocco
Il presidente saharawi si dichiarò abbastanza soddisfatto soprattutto
per la scelta di rifarsi al censimento spagnolo che significava evitare possibili
frodi che ci sarebbero state nel caso di un nuovo censimento.
Parallelamente all'azione dell'ONU e dell'OUA iniziò un'intensa dinamica
di pace che vide la comunità internazionale impegnarsi intensamente per
arrivare ad una soluzione della questione.
Un protagonista importante in questo processo fu l'Algeria che nel maggio del
1988 riprese le relazioni diplomatiche con il Marocco, bloccate dal 1976. (
Hodges, 1983; Martine de Froberville, 1996; Berramdane, 1992 ; www.arso.org
)
L'Algeria invitò il Marocco a considerare che se si mostrasse un po'
più accomodante con il Sahara Occidentale avrebbe dei benefici anche
nelle relazioni politico-economiche con gli stati vicini.
Il presidente algerino, Chadli Bendjedid, sottolineò i vantaggi economici
della pace e propose, quindi, la creazione dell'Unione del Maghreb Arabo (UMA).
In questo periodo, fine anni'80, bisogna considerare la caduta del prezzo dei
fosfati e gli alti costi che il regno marocchino stava sostenendo da anni per
la gestione di questo conflitto.
L'Algeria, d'altra parte, pensava che una normalizzazione delle relazioni con
il Marocco avrebbe costituito un mezzo importante per uscire dalla crisi economica
e sociale che stava attraversando.
Lo stesso Fronte Polisario fu molto felice della ripresa delle relazioni tra
Algeri e Rabat, convinto che questo avrebbe favorito un processo di pace più
giusto per il popolo saharawi di cui in qualche modo l'Algeria si faceva portavoce.
Il limite più grande della dinamica di pace fu il rifiuto di Rabat ad
avere negoziati diretti con il Fronte Polisario.
Tutta la comunità insistette sulla necessità di un confronto diretto
tra le parti, tanto che le Nazioni Unite approvarono una nuova risoluzione -
n. 4433- che domandava esplicitamente al Marocco e al Fronte Polisario d'impegnarsi
in negoziati diretti al fine di risolvere la questione del Sahara Occidentale.
( Martine de Froberville, 1996; Kaiser, 1992; Grippi, 1996; Olmi, 1998; www.arso.org
)
Dopo questa risoluzione, il Marocco si dichiarò pronto ad un incontro
con i rappresentanti del popolo saharawi per discutere, non per negoziare. Il
Fronte Polisario, per incoraggiare un possibile dialogo, sospese le azioni militari.
Il 4 gennaio 1989, a Marrakech, avvenne il primo incontro ufficiale tra una
delegazione del Fronte Polisario e il re Hassan II in persona.
Qualche giorno dopo l'incontro, i rappresentanti del Polisario, durante una
riunione del comitato esecutivo, dichiararono che si era finalmente aperto il
processo di pace progettato dall'ONU e dall'OUA.
Anche il re marocchino dichiarò di aver avuto torto a rifiutare per tanto
tempo un incontro diretto con i rappresentanti saharawi, ma si trovò
ad affrontare una forte opposizione interna a qualsiasi possibilità di
pace con il popolo saharawi. ( Martine de Froberville, 1996; Kaiser, 1992; Grippi,
1996; Olmi, 1998; www.arso.org )
Il vero motivo di opposizione era la possibilità di rinunciare ai territori
e alle ricchezze del Sahara Occidentale conquistate con la Marcia Verde.
Il 17 febbraio del 1989, i capi di stato della Libia, Tunisia, Algeria, Mauritania
e Marocco firmarono a Marrakech un accordo costitutivo dell'Unione del Maghreb
Arabo (UMA), ma il Polisario ne fu escluso.
Le relazioni tra le due parti si raffreddarono notevolmente, soprattutto dopo
che Hassan II definì il presidente della RASD Abdelaziz, un capo di stato
senza frontiere e senza territorio.
L'esasperazione del popolo saharawi arrivò al culmine il primo ottobre
del 1989 quando l'esercito del Fronte Polisario attaccò il muro.
( Martine de Froberville, 1996; Kaiser, 1992; Grippi, 1996; Olmi, 1998; www.arso.org
)
Tutte le speranze di pace e di Unione del Maghreb caddero di fronte ad un'azione
di guerra come questa.
Obbiettivo del Polisario fu di dimostrare che ormai esistevano due realtà
antagoniste nel Sahara Occidentale: da una parte l'occupazione di una parte
di territorio da parte di una potenza straniera, il Marocco; dall'altra parte
il popolo saharawi che anche se vive dal 1976 nei campi profughi algerini è
riuscito a creare una società organizzata con una forte personalità
politica. Il presidente saharawi sottolineò, inoltre, che le condizioni
necessarie per la realizzazione del piano di pace sono il ritiro delle truppe
marocchine dal Sahara Occidentale, la liberazione dei prigionieri saharawi e
la gestione transitoria della regione da parte di un'amministrazione congiunta
OUA e ONU. ( Martine de Froberville, 1996; Olmi, 1998; www.arso.org
)
Sulla base di un nuovo lavoro effettuato dalle missioni congiunte dell'ONU e
dell'OUA e tenendo conto dei pareri degli altri paesi indirettamente coinvolti
( Mauritania e Algeria), il segretario generale delle Nazioni Unite in collaborazione
con il presidente dell'OUA, elaborò un piano di pace.
Questo piano di pace era costituito da due documenti: un primo (S/21360) doveva
essere presentato al Consiglio di sicurezza nel giugno del 1990; un secondo
documento (S/22464) avrebbe dovuto essere presentato al Consiglio di Sicurezza
nell'aprile del 1991. ( Martine de Froberville, 1996; Olmi, 1998; Ismail, 1998;
Mancinelli, 1998; Grippi 1996; www.arso.org
)
Il piano di pace riprendeva il principio dell'identificazione e dell'iscrizione
degli elettori sulla base del censimento spagnolo del 1974 e istituiva una Commissione
d'identificazione dei votanti che era composta da tre unità (civile,
militare, di sicurezza) che sotto l'autorità del rappresentante speciale
avrebbero formato la Missione delle Nazioni Unite per l'Organizzazione di un
Referendum nel Sahara Occidentale (MINURSO).
Venne, inoltre, specificato che la MINURSO e il rappresentante speciale avrebbero
iniziato la loro azione solo dopo il cessate il fuoco tra le parti.
Bisogna sottolineare che il testo del nuovo piano di pace presentava delle differenze
rispetto ai precedenti:
- il censimento del 1974 non era più la base esclusiva per stabilire
chi ha diritto al voto
- si parla di un referendum della popolazione del Sahara Occidentale e non più
di popolo del Sahara Occidentale
- la riduzione della popolazione marocchina presente nella regione a 65000 uomini,
praticamente lo stesso numero dei saharawi presenti.
Questi cambiamenti erano stati fatti proprio tenendo conto delle riserve marocchine
e, anche se in un primo momento il Polisario ne era contrario, finì per
accettarli. ( Martine de Froberville, 1996; Olmi, 1998; Ismail, 1998; Mancinelli,
1998; Grippi 1996; www.arso.org )
Il segretario generale delle Nazioni Unite, Perez de Cuéllar, propose
alle parti che il cessate il fuoco fosse proclamato il 6 settembre del 1991.
Nel tal giorno sarebbe entrato in attività il piano di regolamento e
il periodo transitorio: dopo l'entrata in vigore del cessate il fuoco sarebbe
iniziata la riduzione delle forze marocchine e la Commissione d'identificazione
avrebbe cominciato il suo lavoro d'identificazione e iscrizione dei votanti.
Nonostante l'accettazione della data del 6 settembre per il cessate il fuoco,
il Marocco iniziò subito una serie di azioni di ostruzionismo nei confronti
delle attività della MINURSO.
Lo scopo di Rabat sembrava quello di voler prolungare i tempi della missione
quasi per dover affrontare più tardi possibile il problema di un referendum
di autodeterminazione del popolo saharawi.
Le proposizioni congiunte ONU/OUA, accettate nell'agosto del 1988 da entrambe
le parti, indicavano che i rifugiati saharawi al di fuori del Sahara Occidentale
sarebbero stati censiti con l'aiuto dell'Alto Commissariato delle Nazioni Unite
per i rifugiati e, in seguito, sarebbero stati rimpatriati.
Il malessere in Marocco cresceva sempre più, tanto che nel mese di settembre
del 1991 iniziò la così detta Seconda Marcia Verde. ( Martine
de Froberville, 1996; Olmi, 1998; Ismail, 1998; Mancinelli, 1998; Grippi 1996;
www.arso.org )
Nonostante la denuncia di quanto stava accadendo da parte delle autorità
saharawi, nessuno intervenne e nell'arco di pochi giorni circa 35000 marocchini
si spostarono nel Sahara Occidentale con l'intenzione di prendere parte al referendum
di autodeterminazione.
Il re Hassan II giustificò questa azione sostenendo che la sua monarchia
era minacciata, che il suo regno era la vittima di un complotto internazionale
orchestrato dalle Nazioni Unite e che l'unico modo che aveva per difendersi
era affidarsi alla volontà del suo popolo che "liberamente"
aveva scelto di trasferirsi nel Sahara Occidentale e che pretendeva il diritto
di voto al referendum.
Le Nazioni Unite, d'altra parte, definirono questo trasferimento di popolazione
marocchina come una violazione non militare del piano di pace ma un semplice
tentativo di destabilizzare l'organizzazione del referendum.
Dopo questo episodio le Nazioni Unite vennero fortemente criticate soprattutto
per l'ambiguità e la passività con cui avevano gestito la situazione.
( Martine de Froberville, 1996; Olmi, 1998 )
Il segretario generale dell'ONU, Perez de Cuéllar, giunto ormai al termine
del suo mandato, venne accusato di essere stato troppo indulgente con il Marocco.
Cuéllar si limitò a definire la Seconda Marcia Verde come una
violazione non militare che portava a delle circostanze poco incoraggianti per
il processo di pace; non denunciò l'illegalità delle azioni marocchine;
limitò il numero di osservatori ONU nella regione; mantenne in uso il
termine di popolazione del Sahara Occidentale e non di popolo saharawi; minimizzò
il ruolo dell'OUA nell'organizzazione del referendum e nella gestione del conflitto.
Il segretario generale sembrava non vedere e non sentire le azioni che il re
Hassan II continuava ad intraprendere per rallentare l'aggiornamento della lista
dei censiti nel 1974. La commissione d'identificazione, cercando di mediare
tra le parti ma soprattutto di accontentare il re marocchino, propose di allargare
i criteri permettendo l'inclusione sulla lista elettorale degli omessi nel censimento
del 1974 ma i responsabili marocchini la considerarono insoddisfacente.
La commissione presentò, così, una nuova proposta che prevedeva
che, oltre i censiti nel 1974 circa 70000 individui, si potessero riconoscere
come aventi diritto al voto tutti coloro che avevano un legame di parentela
diretto con coloro i quali erano già censiti nel 1974.
Erano, inoltre, considerati elettori tutti coloro nati nel territorio del Sahara
Occidentale o vi risiedevano da almeno sei anni in modo permanente prima del
30 novembre 1974 e coloro che vi sono nati o vi anno soggiornato in modo intermittente
per almeno 12 anni.
Il Marocco voleva l'introduzione di un criterio tribale che avrebbe permesso
l'allargamento senza limite del corpo elettorale.
Questo criterio tribale si fondava sull'accettazione di coloro che hanno almeno
18 anni e che sono membri di una tribù o sotto-tribù del Sahara
Occidentale ed escludeva tutti i saharawi che si trovano nei territori algerini
o in Mauritania. ( Martine de Froberville, 1996; Olmi, 1998; Ismail, 1998; Mancinelli,
1998; Grippi 1996; www.arso.org )
I rappresentanti del Polisario erano d'accordo con l'ultima proposta della Commissione
eccetto l'ultimo criterio d'identificazione dei votanti che prevedeva che fossero
accettati tutti coloro che hanno vissuto nella regione o sei anni di seguito
o dodici a intermittenza prima del 30 novembre 1974.
Era in corso una vera guerra dei criteri, delle cifre che avrebbe dovuto risolversi
entro il gennaio del 1992, mese in cui era previsto il referendum. Nel frattempo,
il primo gennaio del 1992 prese il posto di Perez de Cuéllar il segretario
generale Boutros Ghali che nel suo primo rapporto sulla questione saharawi sostenne
che il Marocco stava facendo tutto il possibile per ritardare la realizzazione
del piano di pace e denunciò le violazioni militari (75) del Marocco
e (2) del Fronte Polisario. ( Martine de Froberville, 1996; Olmi, 1998; Mancinelli,
1998; Ismail, 1998; www.arso.org )
Nonostante queste affermazioni non furono prese le misure necessarie per evitare
altre violazioni del piano di pace; basti pensare che in un territorio di 250000
Km quadrati vi erano solo 375 militari ONU che dovevano controllare le azioni
dell'esercito marocchino composto da 200000 soldati.
Hassan II aggravò ancora di più la situazione quando nel giugno
dello stesso anno annunciò che le prossime elezioni municipali, legislative
e un referendum sulle riforme costituzionali sarebbero state aperte anche ai
saharawi che risiedevano nella regione del Sahara Occidentale. ( Martine de
Froberville, 1996; www.arso.org )
Per il Fronte Polisario questa era una vera e propria dichiarazione di guerra
e dimostrava inoltre il fallimento del processo di pace.
Butros-Ghali intervenne subito, rassicurando che queste elezioni non sostituivano
il referendum di autodeterminazione ma si trattava semplicemente di un referendum
costituzionale marocchino.
Le elezioni si rivelarono un successo per il monarca marocchino che dichiarò
che la sua priorità sarebbe stato lo sviluppo del Sahara Occidentale
ormai incluso nel piano di regionalizzazione del Marocco.
Dopo queste affermazioni la popolazione saharawi insorse in una serie di manifestazioni
e non escluse la possibilità di tornare alle armi.
Il popolo saharawi iniziò ben presto a dubitare dell'imparzialità
di Butros-Ghali poiché i marocchini continuavano senza nessuna punizione
a violare il piano di pace. ( Martine de Froberville, 1996; Olmi, 1998; Ismail,
1998; Mancinelli, 1998; www.arso.org )
D'altra parte essi stessi erano accusati di cattiva volontà in quanto
non accettavano i criteri d'identificazione proposti già da tempo.
Nel 1993 fu approvato dai cinque membri permanenti del Consiglio di Sicurezza(USA,
Cina, Russia, Gran Bretagna e Francia) una nuova risoluzione che prevedeva la
realizzazione entro l'anno del referendum (risoluzione n. 809). ( www.arso.org
)
Ripresero, quindi, le trattative ma senza risultati rilevanti anche perché
il Marocco cercava continuamente di evitare negoziazioni dirette con il Polisario.
Le Nazioni Unite persero ancora credibilità agli occhi saharawi, quando
nel giugno del 1993 cominciò una terza Marcia Verde e poi una quarta
nel giugno 1994. Questo spostamento di popolazione dimostrava il fallimento
del piano di pace e della risoluzione 809.
Parallelamente a tutto ciò cresceva sempre più il desiderio tra
la popolazione saharawi di ritornare in guerra e di vendicarsi di tutti i soprusi
subiti negli anni.
La popolazione marocchina iniziava, invece, a rendersi conto concretamente di
quanto gli stava costando da un punto di vista economico questo lungo conflitto.
Il Marocco stava vivendo un periodo d'incertezza generale, la continua corsa
agli armamenti aveva portato l'economia marocchina sul lastrico, la futura successione
del re Hassan II poneva numerosi dubbi ma soprattutto la popolazione viveva
sempre più nella miseria e nella povertà e ciò stava rendendo
la monarchia molto vulnerabile.
Nella comunità internazionale, Francia, Spagna e gli Stati Uniti cambiarono
più volte il loro atteggiamento nei confronti della questione saharawi
a partire dagli accordi di Madrid nel 1975 a cui avevano contribuito alla realizzazione.
( Martine de Froberville, 1996; Olmi, 1998; Mancinelli, 1998 ; www.arso.org
)
Il governo spagnolo che dal 1982 fu socialista, aveva promesso che si sarebbe
occupato personalmente della realizzazione del referendum di autodeterminazione
nel Sahara Occidentale ma queste promesse furono ben presto dimenticate anche
perché i rapporti con il Marocco erano già molto delicati a causa
del problema di Ceuta e Mellilla.
Gli Stati Uniti cambiarono più volte il loro atteggiamento di fronte
a questo conflitto, passarono dalla neutralità dei primi tempi al favoreggiare
la posizione marocchina a, nel 1993, dare un forte impulso al processo di pace.
L'atteggiamento degli Stati Uniti cambiò a partire dal 1993, durante
l'amministrazione Clinton per diversi motivi.
Innanzitutto, già dalla fine della guerra fredda era diminuito l'interesse
strategico degli Usa per il Marocco e il Sahara Occidentale.
Un altro importante motivo è da ricercare nella natura del governo Clinton,
fermamente impegnato nel rispetto dei diritti umani e democratici nel mondo.
Il raffreddamento delle relazioni tra Washington e la capitale marocchina fu
provocato, inoltre, dal fatto che Rabat approvava ed aiutava gli integralisti
islamici in Algeria ed aspirava alla costruzione di una sorta d'islamismo marocchino.
Parallelamente, migliorarono le relazioni degli Stati Uniti con il Fronte Polisario
e l'Algeria, che dopo la caduta del sistema Sovietico si stava avvicinando sempre
più alle potenza americana.
Per ciò che concerne la Francia, il suo interesse principale era di mantenere
dei buoni rapporti con Rabat per non mettere a rischio le loro relazioni bilaterali
relativamente serene e di fondamentale importanza per l'economia francese.
Dopo un'iniziale neutralità all'epoca degli accordi di Madrid, la Francia
fu molto esplicita nella sua politica a favore del Marocco.
Solo nel 1993, i cambiamenti politici in Francia modificarono la sua posizione
sulla questione saharawi.
Il neo eletto presidente Chirac si rivelò molto più neutrale dei
suoi predecessori dichiarando che anche il popolo saharawi aveva il diritto
di vivere pace e democrazia.
Nonostante questi cambiamenti internazionali, nel 1996 il piano di pace si bloccò
definitivamente.
Nel marzo del 1997 venne nominato James Baker come diretto rappresentante del
Segretariato Generale dell'ONU per la questione del Sahara Occidentale. ( Olmi,
1997, 1998; Bozzo, 1997; www.arso.org ; www.saharawi.org
; www.saharawi.it )
A Huston Marocco e Polisario firmarono un accordo che ridiede vita al Piano
di Pace. Baker riuscì, infatti, a far convenire le due parti sulla base
dei votanti, il ritorno dei rifugiati, il codice di condotta per la campagna
elettorale, lo scambio dei prigionieri di guerra, la liberazione di detenuti
politici, il posizionamento delle forze militari marocchine e saharawi e il
ritiro parziale delle forze armate marocchine.
In seguito agli accordi era stato concordato anche un calendario dettagliato
che avrebbe portato gli elettori del referendum a votare il 7 dicembre 1998.
Nei suoi rapporti periodici al Consiglio di Sicurezza, Kofi Annan ha progressivamente
registrato l'accumulo di ritardi dovuti a una serie di persistenti ostacoli.
La questione che ritorna ad essere al centro delle trattative è quella
relativa all'identificazione dei votanti, anche se in termini più circoscritti
rispetto al 1991, quando il Piano di Pace si bloccò per sei anni.
Infatti, dopo un primo accordo, rispetto al quale successivamente lo stesso
Marocco fece marcia indietro e che identificava il corpo elettorale nelle 75000
persone censite dagli spagnoli nel 1974, il Marocco avanzò la richiesta
di includere 180000 coloni nel corpo elettorale, giustificando tale richiesta
con il fatto che dal 1975 oltre 300000 cittadini marocchini si erano stanziati
nei territori occupati e che di questi almeno 180000 erano di origine saharawi
e, quindi, aventi diritto di voto.
Tale richiesta fu presa in considerazione e in mancanza di documenti di identificazione
antecedenti al 1975 che potessero stabilire la reale collocazione di ciascun
richiedente il diritto al voto, fu preso in considerazione il criterio di appartenenza
al ceppo delle tribù saharawi.
Vennero, quindi, costituite apposite commissioni, nei territori occupati dal
Marocco, in quelli liberati e nei campi profughi in Algeria, composte da rappresentanti
della MINURSO e da alcuni anziani appartenenti alle tribù saharawi e
marocchine.
La funzione delle Commissioni d'identificazione avrebbe dovuto essere quella
di stabilire l'identità dei 180000 aspiranti al voto.
I termini di questo lavoro furono rispettati in maniera sommaria poiché
spesso i rappresentanti marocchini non agirono nella correttezza e nello spirito
di collaborazione. Il Marocco controllava, infatti, il risultato del referendum
e cercava così di mantenere il controllo sull'area mettendo sotto controllo
i telefoni della MINURSO, confiscando i documenti di voto degli aspiranti elettori
in molte città del Sahara Occidentale e negando ad altri il diritto di
farsi identificare dalle Commissioni.
La tattica usata da Rabat continuava ad essere quella di temporeggiare, prolungando
senza fine le trattative ed intralciando logisticamente le operazioni, puntando
sul limite che avrebbero posto le Nazioni Unite al dispendio di soldi e sul
logoramento inevitabile della tenuta morale della popolazione rifugiata nei
campi profughi algerini.
Comunque, anche se con difficoltà e notevole ritardo, secondo il calendario
di Huston doveva concludersi entro il 31 maggio 1998, l'identificazione alla
fine del 1998 si trovava a buon punto. ( Olmi, 1998; www.arso.org
; www.saharawi.org ; www.saharawi.it )
La MINURSO, nel settembre dello stesso anno, dichiarò di avere identificato
147000 persone di cui 61000 si sono presentate nei quattro centri siti nel territorio
occupato dal Marocco nel Sahara Occidentale; 34800 davanti alle quattro Commissioni
nei campi dei rifugiati saharawi in Algeria; 5400 sono state interrogate nei
due centri in Mauritania; 458000 negli otto centri aperti in Marocco. ( Sahara
Press Service; www.arso.org ; www.afapredesa.org
; www.saharawi.it )
Rimase, comunque, da risolvere il nodo delle tribù contestate, l'ultimo
ostacolo per completare definitivamente l'identificazione.
Le tribù contestate, che corrispondono a circa 65000 persone, sono dei
sottogruppi tribali non convocati dalla MINURSO perché non avevano i
requisiti idonei, ma che il Marocco esigeva ora che venissero identificati sostenendo
che avrebbero risposto ai cinque criteri di eleggibilità pubblicati da
Perez de Cuellar prima di lasciare il suo incarico di Segretario Generale dell'ONU
nel dicembre del 1991.
Le 65000 persone appartenevano a tribù che non sono saharawi e che comprendono
immigrati nel territorio del Sahara Occidentale successivamente all'epoca coloniale.
Tra queste ci sono 503 persone che risultano essere state censite nel 1974 dagli
spagnoli e per questo la MINURSO fu disposta a riaprire, nel giugno del 1999,
dei centri per identificarle.
Nello stesso anno il Marocco vide la morte del re Hassan II e l'ascesa del nuovo
re Mohamed VI. (Sahara Press Service; www.arso.org
; www.saharawi.it)
Nel dicembre del 1999 le liste d'identificazione dei votanti sembravano finalmente
pronte ma il Marocco presentò circa 75000 richieste di appello, implicitamente
sottendendo che se fossero state approvate la data fissata per la realizzazione
del referendum, luglio 2000, avrebbe dovuto essere posticipata.
Mohamed VI fece questo perché analizzando la lista dei votanti presentata
dalla MINURO si rese conto che in caso di referendum avrebbe sicuramente perso
e questa sconfitta era inaccettabile per il sultano che annunciò essere
pronto a tutto pur di mantenere la sua sovranità sulla regione del Sahara
Occidentale.
Nel giugno 2000 James Baker invitò le due parti in causa a nuove negoziazioni,
a Londra e a Berlino, ma entrambi gli incontri si rivelarono un fallimento a
causa della forte intransigenza marocchina.
Parallelamente a questi tentativi di negoziazione iniziava a circolare l'idea
di una soluzione che veniva definita "terza via" in alternativa alla
piena indipendenza voluta dai saharawi o alla totale integrazione al regno marocchino.
( Sahara Press Service; www.arso.org ; www.saharawi.it
; www.saharawi.org )
In effetti, il 20 giugno 2001 il Segretario delle Nazioni Unite, Kofi Annan,
presentò una risoluzione (n.1359) che proponeva un accordo quadro per
lo statuto del Sahara Occidentale al quale Baker era giunto dopo numerosi confronti
con il re marocchino, il Fronte Polisario ma soprattutto grazie all'intervento
in merito del presidente algerino Bouteflika. ( Sahara Press Service; www.arso.org
; www.saharawi.org ; www.saharawi.it
)
L'accordo quadro prevedeva che la popolazione saharawi avrebbe esercitato, tramite
i suoi organi esecutivi, legislativi e giudiziari, il suo potere esclusivo nell'amministrazione
locale, nella gestione delle tasse territoriali, nel mantenimento dell'ordine
interno, nella gestione delle politiche sociali, culturali, del commercio, dei
trasporti, dell'agricoltura, della pesca, dell'industria, delle infrastrutture,
dell'inquinamento e dell'elettricità.
Il Marocco avrebbe, invece, esercitato il suo potere esclusivo in riguardo alle
relazioni con l'estero (comprese le convenzioni e gli accordi internazionali),
alla sicurezza nazionale, alla difesa (determinazione delle frontiere terrestri,
marittime, aeree) e alla gestione del commercio delle armi (produzione, vendita,
proprietà e utilizzo).
Inoltre, la bandiera, la moneta, i sistemi postali e di telecomunicazioni del
Regno sarebbero stati gli stessi del popolo saharawi.
Garanti di questo accordo quadro oltre che le Nazioni Unite e l'OUA, furono
la Mauritania ma soprattutto la Francia e gli Stati Uniti che fecero molta pressione
perché questo accordo segnasse la fine di un conflitto che durava ormai
da troppo tempo. (Sahara Press Service; www.arso.org)
Il Fronte Polisario, dopo un'attenta analisi di questa proposta, definì
questo accordo quadro come un tentativo ufficiale di conferire al regno marocchino
tutte le potenzialità necessarie per sopraffare il popolo saharawi che
nel testo della risoluzione si trasformava in "popolazione del Sahara Occidentale"
(risoluzione n.1359).
Il popolo saharawi considerò questo progetto di "accordo quadro"
come un vero attentato ai principi di autodeterminazione del popolo saharawi
ai quali si erano ispirati gli accordi di Huston.
Il Fronte Polisario rigettò categoricamente questo progetto e cercò
di riportare l'attenzione al piano di pace deciso a Huston nel 1997.
Un'altra forte critica al progetto di "accordo quadro" arrivò
dal governo algerino che denunciò questa "terza via" come un
forte attacco all'autonomia e ai diritti inalienabili del popolo saharawi.
Sia il Fronte Polisario che l'Algeria accusarono le Nazioni Unite di volersi
liberare in maniera veloce e sommaria del problema, di essersi fatta influenzare
troppo dal regno marocchino e di non rispettare gli accordi presi a Huston.
Il governo marocchino, da parte sua, cercò in tutti i modi di dare credibilità
a questa possibile soluzione attaccando il governo saharawi e algerino di avere
un atteggiamento poco responsabile. Il Marocco sosteneva che né il Fronte
è Polisario né l'Algeria avessero capito la necessità di
chiudere velocemente questo conflitto che durava ormai da troppi anni e che
significava spese continue e inutili per tutti gli stati coinvolti. Il re marocchino
cercò di rassicurare il popolo saharawi ma specificò che questa
era l'ultima chance e che si sarebbero amaramente pentiti del loro rifiuto.
Le discussioni in riguardo a questa proposta furono aggravate dalla sottoscrizione
da parte del governo marocchino di contratti con compagnie straniere per lo
sfruttamento delle risorse minerali del Sahara Occidentale.
Nel mese di ottobre del 2001, il Marocco stipulò dei contratti per avviare
una serie di studi e valutazioni dell'area considerata che sarebbero state gestite
dall'ufficio nazionale di ricerca e sfruttamento petrolifero (ONAREP).
Le società coinvolte furono la compagnia statunitense Kerr Mc-Gee e la
francese TotalFinalElf. (Sahara Press Service; www.arso.org
; www.afapredesa.org ; www.saharawi.it
)
Nel corso dello stesso anno altri avvenimenti aggravarono i rapporti tra il
governo marocchino, il Fronte Polisario e la comunità internazionale.
La Francia, infatti, aiutò il Marocco nella privatizzazione di Maroc-Telecom;
l'Inghilterra, invece, fece arrivare all'esercito marocchino pezzi di ricambio
per i cannoni. Questi episodi non fecero alto che aumentare lo sconforto e la
rabbia del popolo saharawi che vedeva una soluzione giusta sempre più
lontana. (Sahara Press Service; www.arso.org
; www.saharawi.it )
Il 19 febbraio del 2002, il segretario generale delle Nazioni Unite, nel suo
rapporto sulla situazione in Sahara Occidentale propone quattro opzioni per
riuscire a far ripartire il processo di pace:
- le Nazioni Unite possono ancora una volta provare ad applicare il piano di
pace deciso a Houston
- l 'inviato speciale delle Nazioni Unite potrà cercare di organizzare
nuovi confronti tra le parti coinvolte per cercare un compromesso in riguardo
all'accordo quadro
- l 'inviato speciale potrà, inoltre, chiedere ai governi coinvolti se
sono disposti ad un confronto diretto per parlare della possibilità di
dividere il territorio conteso
- il Consiglio di Sicurezza potrebbe decidere di mettere fine alle attività
della MINURSO diventate sempre più costose. (Sahara Press Service; www.arso.org
; www.saharawi.it )
Nel luglio dello stesso anno, durante una conferenza a Duran, l'OUA rinnovò
il suo appoggio all'applicazione del piano di pace definendosi co-padrino delle
Nazioni Unite, sottolineando come la soluzione di questo conflitto avrebbe facilitato
l'unione del Maghreb arabo nel quadro del programma di integrazione economica
dell'Africa.
Il 23 luglio del 2002 Francia, Usa e Regno Unito presentarono un progetto di
risoluzione in vista della riunione del Consiglio di Sicurezza.
Tale progetto riprende, con alcune sfumature di forma, il progetto di accordo-quadro
che era stato rifiutato dal governo saharawi, dall'Algeria e anche dalla Spagna
e Russia poiché è una soluzione che non gode del sostegno di tutte
le parti interessate.
I rapporti di forza all'interno del Consiglio di Sicurezza rimangono gli stessi,
cinque o sei (Francia, Usa, Gran Bretagna, Italia, Camerun, Guinea) per la risoluzione
e nove o dieci contro (Spagna, Russia, Cina, Colombia, Messico, Irlanda, Norvegia),
anche se le pressioni erano sempre più forti poiché era la terza
volta che il gruppo franco-anglo-americano tentava di far approvare il progetto
dell'integrazione. (Sahara Press Service; www.arso.org
; www.saharawi.it )
Il 26 luglio il Consiglio di Sicurezza decise di abbandonare definitivamente
la soluzione dell'accordo-quadro, prorogò ulteriormente il mandato della
MINURSO fino a gennaio 2003 e chiese a Baker di continuare la sua missione alla
ricerca di una soluzione che avesse come riferimento il diritto all'autodeterminazione
del popolo saharawi.
In realtà il mandato fu nuovamente prorogato fino al 30 aprile 2004 senza
aver ancora trovato un accordo accettabile da tutte le parti coinvolte. ( Sahara
Press Service; www.arso.org )
Il 13 marzo 2004, per iniziativa dell'ONU, si è avviata un'iniziativa
umanitaria tesa a favorire l'incontro tra membri delle famiglie saharawi divisi
dal tempo della guerra e che non si vedevano da almeno 28 anni.
Alcuni saharawi che ora vivono nei campi profughi in Algeria sono rientrati
con un aereo ONU nei territori d'origine per incontrare le loro famiglie mentre
altri connazionali che vivono nei territori occupati dal Marocco hanno raggiunto
i campi profughi per rivedere i famigliari.
Il 30 aprile il Consiglio di Sicurezza ha deciso all'unanimità di prorogare
il mandato della Missione delle Nazioni Unite per l'organizzazione di un referendum
nel Sahara Occidentale per altri sei mesi anche se il Segretario generale, Kofi
Annan, aveva proposto nel suo rapporto presentato il 23 aprile di prolungare
il mandato di altri dieci mesi.
La proposta di proroga fino al 28 febbraio 2005 è molto più lunga
di quelle adottate nell'ultimo anno dal consiglio di Sicurezza. ( Sahara Press
Service; www.arso.org )
La richiesta è stata fatta dopo avere ricevuto una lettera del Marocco
nella quale il governo marocchino respinge l'ultimo piano di pace, noto come
" Piano Baker", ed esclude ogni possibilità che il Sahara Occidentale
sia nel futuro indipendente.
Nella sua relazione, Kofi Annan prospetta due possibili soluzioni:
-la prima possibilità sarebbe di porre fine alla missione delle Nazioni
Unite e rimettere il conflitto all'Assemblea Generale riconoscendo che, dopo
tredici anni ed una spesa superiore ai 600 milioni di dollari, non è
riuscito a trovare una soluzione con l'accordo delle parti;
-la seconda, preferita da Annan, è di lavorare affinché il Fronte
Polisario e il Marocco lavorino per l'accettazione del piano di pace preparato
dal suo inviato personale, l'ex sottosegretario James Baker.
Nella risoluzione 1541 del 29 aprile 2004 votata all'unanimità, il Consiglio
di Sicurezza oltre a rimandare l'ultimatum al 30 ottobre 2004, invita anche
il Segretario generale a presentare un rapporto sulla situazione che contenga
una valutazione della forza necessaria alla MINURSO per adempiere i compiti
che gli sono stati affidati, in vista di diminuirne eventualmente il numero.
Il Marocco, continua, infatti, a non accettare gli elementi essenziali del Piano
di Pace che sono invece stati accettati quasi un anno fa dal Fronte Polisario.
Il governo marocchino afferma che "non può accettare un periodo
transitorio segnato dall'incertezza sullo statuto finale del territorio."
(Sahara Press Service)
Secondo il governo di Rabat, il referendum deve escludere la presentazione dell'opzione
di indipendenza alla popolazione saharawi e si rifiuta di intavolare negoziati
sulla sua sovranità ed integrità del territorio. ( Sahara Press
Service; www.arso.org )
In quest'ultimo anno la Missione delle Nazioni Unite ha continuato a cooperare
con le parti anche per quanto riguarda l'individuazione e l'eliminazione delle
mine e delle munizioni non esplose.
La componente di polizia civile della MINURSO si è ritirata dalla zona
della missione poiché gli schedari e documenti della Commissione di identificazione
dell'ufficio delle Nazioni Unite sono stati trasferiti a Ginevra.
Ad oggi, i militari della Missione delle Nazioni Unite per l'organizzazione
di un referendum al Sahara Occidentale sono 227 osservatori militari e membri
dei contingenti che hanno continuato a sorvegliare il cessate il fuoco nel Sahara
Occidentale in vigore dal sei settembre 1991. La zona posta sotto la responsabilità
della Missione è restata sempre calma anche se sia le forze dell'esercito
reale marocchino come quelle del Fronte Polisario hanno svolto le loro attività
di manutenzione e di addestramento abituali.
La situazione è particolarmente instabile da quando, nel maggio dell'anno
in corso, l'Inviato per il Sahara occidentale delle Nazioni Unite, James Baker,
si è dimesso dal suo incarico.
Il signor Baker lascia in eredità un prezioso lavoro rappresentato dal
Piano di pace approvato dal Consiglio di Sicurezza che ha ribadito il diritto
all'autodeterminazione del popolo saharawi e che rimarrà il punto di
partenza e di arrivo per ogni attività delle Nazioni Unite per giungere
ad una decolonizzazione corretta e definitiva del Sahara Occidentale.