2.1 Il sistema politico sociale della Repubblica Araba
Democratica Saharawi
La struttura politica
I comitati popolari
L'istruzione
I mezzi di comunicazione Saharawi
Diritti umani
La donna Saharawi
La tenda e la vita ai campi profughi
2.2 Il sistema economico Saharawi
UNA REPUBBLICA DI SABBIA
Con poca acqua e con temperature che in estate superano i cinquanta
gradi all'ombra, i circa duecentomila saharawi, aspettando di potersi pronunciare
con il voto per decidere le sorti del territorio conteso con il Marocco, si
sono organizzati creando una vera e propria struttura statale.
Oggi, poiché nei campi è presente la seconda generazione di saharawi
che non ha mai vissuto nella regione del Sahara Occidentale, è sempre
più importante provare a condurre una vita "normale" con il
pensiero fisso sulla transitorietà dell'attuale situazione.
Questa speranza ha portato la popolazione saharawi a dare ai campi i nomi delle
principali città di provenienza: El Aaiun, Smara, Auser e Dakla.
Il popolo saharawi ha fondato il 27 febbraio del 1976 la Repubblica Araba Saharawi
Democratica e si è dato un governo, un primo ministro e un presidente.
Hanno, inoltre, rappresentanti alle Nazioni Unite e nei principali Paesi del
mondo a svolgere attività di lobbying per la loro causa.
Nell'esilio i Saharawi hanno dato vita ad una delle esperienze organizzative
e di progresso sociale e civile più straordinarie della storia moderna
in uno dei deserti più inospitali della terra.
Dopo i primi anni di obbiettiva difficoltà il Fronte Polisario è
riuscito a realizzare il modello organizzativo di quello che sarà il
futuro Stato indipendente.
Ciò che più mi ha colpito quando mi sono recata agli accampamenti
è il livello di efficienza, l'estrema dignità delle strutture
e delle tende-abitazione, l'atmosfera orgogliosa e determinata che vi si respira,
il ruolo fondamentale, insolito per una società islamica, della donna,
la vita armoniosa in comunità e l'intensa operosità per evitare
quel degrado fisico e mentale portatore della remissività e del vittimismo
che potrebbero condurre ad una società basata esclusivamente sull'assistenzialismo.
2.1 SISTEMA POLITICO E SOCIALE DELLA REPUBBLICA ARABA
DEMOCRATICA SAHARAWI
Attualmente nei campi profughi è vigente uno stato fondato su una Carta
Costituzionale che risale al 1976 ma che fu rivista nel 1977, nel 1982 e, infine,
nel giugno del 1991.
Essa si fonda sul principio dell'unità del popolo saharawi, dove per
nazione s'intende la comunità araba sottolineando così la natura
socialista dello stato e l'elemento comunitario che ha sempre costituito un
tratto fondamentale di questo popolo.
La complessa struttura politico-amministrativa della R.A.S.D. si fonda sulla
stretta interrelazione tra l'apparato ideologico e apparato statale, presentando
dei tratti del tutto originali.
La popolazione che vive nei campi profughi è raggruppata in quattro province
(wilayas) a loro volta suddivise in comuni (dairas).
Ogni anno si riunisce un Congresso popolare di base, uno in ogni daira al quale
partecipa la quasi totalità degli abitanti e che elegge il sindaco dopo
aver valutato i problemi e i programmi a questo livello; ogni quattro anni elegge
anche i propri rappresentanti al Congresso nazionale.
Questo a sua volta designa i membri che compongono il Consiglio della Rivoluzione
ed i membri dell'Ufficio politico del Fronte Polisario.
Il Consiglio della Rivoluzione, che esercita il potere esecutivo e determina
gli indirizzi politici fondamentali dello Stato, si fonde con il Comitato esecutivo
del Fronte Polisario, infatti, il segretario del Fronte svolge anche le funzioni
del Presidente della Repubblica. Inoltre, il Consiglio della Rivoluzione procede
alla nomina del Consiglio dei Ministri, la cui competenza è di natura
strettamente tecnica.
L'attività giudiziaria è svolta da un tribunale in ogni daira,
una corte d'appello in ogni wilaya e una suprema corte a livello nazionale.
Tra le strutture del Fronte Polisario e gli organismi della R.A.S.D. esiste
una stretta connessione soprattutto per evitare i rischi di disgregazione prodotti
dall'esodo e per rafforzare così la coesione e la mobilitazione sociale.
La partecipazione popolare e l'iniziativa dal basso si esprimono negli organismi
di base della daira e della wilaya.
Nella daira la popolazione è raggruppata in cellule di dieci membri che
scelgono un responsabile incaricato della formazione ideologica.
L'Assemblea del popolo si riunisce ogni due anni per eleggere un Consiglio popolare
con funzioni amministrative.
Inoltre, nell'ambito della daira sono previsti cinque Comitati popolari, competenti
nei settori chiave: educazione, sanità, affari sociali, approvvigionamento
alimentare, artigianato.
In tal modo la popolazione è inserita in tre strutture: Congresso popolare
di base, cellule che assolvono una funzione ideologica e il Comitato popolare
competente circa le questioni amministrative, economiche e di gestione dei servizi.
Queste tre strutture sono coordinate da un consiglio popolare per l'amministrazione,
un dipartimento per l'orientamento ideologico e da dipartimenti specializzati
che riuniscono i vari comitati popolari e ne guidano l'azione con un direttore
per ogni settore.
La wilaya comprende un Consiglio popolare, formato dai presidenti dei consigli
delle dairas, dai direttori dei dipartimenti e dal Wali, prefetto di nomina
governativa che lo presiede; inoltre fa parte della wilaya un dipartimento di
formazione ideologica, anch'esso retto dal Wali e composto dai presidenti dei
consigli di daira e da altri commissari politici. Non vi è, quindi, una
netta distinzione tra il personale dei due organismi di base poiché chiunque
abbia una carica a livello di daira entra automaticamente a far parte degli
organi della wilaya.
In tal modo, da un lato è sollecitata un'intensa mobilitazione di massa,
dall'altro si garantisce l'efficienza amministrativa, attraverso la partecipazione
collettiva ai processi decisionali e senza dover fare ricorso a mediazioni gerarchiche
o a complessi controlli burocratici.
Questo meccanismo di coordinamento e di consultazione tra le varie istanze è
la prova del carattere democratico ed egualitario della società saharawi.
( www.arso.org; www.saharawi.it;
Sahara Press Service; Ardesi, 1986; Scarcia, 1986 )
La popolazione saharawi si riunisce nei Comitati popolari, composti prevalentemente
dalle donne, che si occupano dei settori più rilevanti e delle attività
svolte all'interno della comunità.
I Comitati esistenti nei campi sono il Comitato dell'artigianato, il Comitato
della sanità, il Comitato dell'educazione, il Comitato della giustizia
e il Comitato dell'alimentazione.
Il Comitato dell'artigianato raggruppa tutte quelle persone che, a conoscenza
di un mestiere creativo e lavorando la materia prima recuperabile ai campi,
realizzano oggetti che vengono inviati all'estero o regalati alle delegazioni
in visita come testimonianza di una tradizione e di una cultura di cui si conosce
ben poco.
Il Comitato della sanità riunisce tutti coloro che hanno qualche esperienza
nella materia; i compiti del Comitato sono principalmente la sorveglianza materno
infantile, la prevenzione, l'igiene ambientale ed il lavoro presso i dispensari.
In ogni daira esiste un dispensario con un infermiere specializzato ma in caso
di malattie di una certa gravità, il malato viene indirizzato all'ospedale
della wilaya e se anche questo non avesse i mezzi necessari per una terapia
efficace si ricorre all'ospedale nazionale.
La struttura sanitaria nella R.A.S.D. è sottoposta a tutte quelle carenze
tipiche di situazioni in cui mancano l'energia elettrica continua, i macchinari
e i medicinali.
Nonostante i grandi sforzi fatti per aumentare la produzione autonoma di carne,
il consumo di proteine animali da parte della popolazione saharawi è
molto limitato.
Secondo uno studio effettuato dal CISP (Comitato Internazionale per lo sviluppo
dei Popoli) nel 1997 in collaborazione con la Croce rossa saharawi e l'Istituto
di Nutrizione di Roma il 70% dei bambini con meno di cinque anni e il 60% delle
donne in età fertile presentano anemia più o meno grave. I bambini
da zero a cinque anni con denutrizione acuta sono il 9,9%, quelli con denutrizione
cronica sono il 46,4% mentre l'anemia colpisce il 71% dei bambini e il 60% delle
donne tra i 18 e i 45 anni.
L'allevamento familiare permette perciò di integrare la razione di carne
e di poter sfruttare anche il latte prodotto dai propri animali.
Secondo la stessa ricerca il tasso di natalità nei campi è del
31% mentre il tasso di mortalità è del 8,2%.
Il Comitato dell'educazione ha un compito di supporto di tutta la politica nazionale
svolta a favore dell'istruzione.
Una prova molto importante dell'azione di questo Comitato è il fatto
che l'analfabetismo praticamente non esiste fra le nuove generazioni saharawi
e per gli adulti si organizzano apposite campagne estive.
In ogni daira vi è una scuola materna; ogni due comuni si trova una scuola
elementare anche se in considerazione della crescita demografica si stanno costruendo
scuole elementari per ogni comunità. I programmi scolastici sono a base
nazionale e dalla terza elementare viene impartito obbligatoriamente l'insegnamento
dello spagnolo.
Le scuole sono miste e questo è sorprendente in una regione che vede
l'acutizzarsi dell'integralismo.
Il Comitato della Giustizia, vista l'assenza di fenomeni di criminalità,
si preoccupa essenzialmente di organizzare le cerimonie dei matrimoni, di fornire
la tenda agli sposi e di risolvere le pratiche di divorzio, piuttosto frequenti.
La religione islamica permette di aver più mogli ma nella realtà
i Saharawi sono tendenzialmente monogami e pur se molto religiosi vivono la
loro fede senza alcuna forma di fanatismo.
Il Comitato dell'alimentazione è il pilastro dell'intera struttura organizzativa
dei Saharawi in esilio; esso gestisce a livello comunale le forniture che arrivano
da paesi, organizzazioni internazionali e associazioni di solidarietà.
Il Comitato è l'unica autorità competente a distribuire a tutti
i profughi, famiglia per famiglia, la spettante quota di aiuti. Tutte le necessità
primarie, materiali degli individui sono soddisfatte dal governo che, attraverso
il Comitato dell'alimentazione della daira, distribuisce dal tabacco per gli
uomini al tè, dallo zucchero alla farina, dal latte in polvere ai vestiti
ed al gas per l'illuminazione e per la cucina. Nelle tende dei campi, infatti,
non c'è elettricità, anche se stanno spuntando i primi pannelli
solari. Manca anche l'acqua corrente, per rifornirsi ci sono le cisterne ma
l'acqua è quasi sempre troppo salata e non ci sono i dissalatori.
Anche i servizi igienici e sanitari dei campi sono un costante problema soprattutto
perché tutto viene rilasciato all'aria aperta all'interno o ai bordi
dei campi, sempre nella speranza che non si inquinino le poche falde acquifere
che sono molto vulnerabili essendo molto in superficie.
(www.arso.org; www.peacelink.it;
www.saharawi.it; Olmi, 1998)
Dall'inizio dell'esilio, una delle preoccupazioni principali dei Saharawi è
stata di mettere in piedi un sistema di istruzione valido e adatto ai bisogni
che la popolazione aveva in quella situazione così precaria.
Fin dalla proclamazione della RASD fu nominato un ministro dell'istruzione e
dell'educazione che aveva il difficile compito di organizzare l'istruzione senza
alcun mezzo materiale.
Il sistema scolastico voluto dal Fronte Polisario doveva apportare dei cambiamenti
necessari e durevoli nella società saharawi e aveva come scopo di far
capire alle nuove generazioni dei concetti fondamentali come l'uguaglianza tra
ragazzo e ragazza, l'unità del popolo, il sentimento nazionale e la responsabilità
individuale e collettiva nella costruzione della società.
Il programma nazionale per l'istruzione e l'educazione in vigore dal 1980 si
basa su quattro principi di base della società saharawi:
-la RASD è africana
-la RASD è araba
-la RASD ha subito una colonizzazione spagnola e resta perciò legata
culturalmente a questa nazione europea
-la RASD è la sintesi di tutti questi aspetti e deve, quindi, riassumerli
e trasmetterli alle giovani generazioni.
Nei campi profughi, l'insegnamento è svolto su tre diversi livelli: l'insegnamento
pre-scolare; l'insegnamento primario nelle scuole elementari presenti quasi
in ogni daira; l'insegnamento secondario corrispondente alla nostra scuola media.
L'insegnamento pre-scolare corrisponde al nostro asilo viene chiamato Tarsia,
si trova in ogni daira e vi accedono tutti i bambini dai tre ai sei anni.
La scuola è, infatti, gratuita e obbligatoria anche se molti bambini
non la frequentano per problemi di salute.
Nelle Tarsia le educatrici cercano di riempire le giornate dei bambini facendoli
cantare, danzare e giocare all'aria aperta e solo le classi dei bambini di quattro
e cinque anni iniziano ad imparare l'arabo scritto.
La gestione dell'educazione pre-scolare è affidata totalmente alle donne
del comitato dell'educazione.
La scuola primaria si trova in ogni wilaya e vi studiano i bambini dai sei ai
nove anni.
Il programma nazionale prevede che ogni classe della scuola primaria abbia esposto
in classe un tabellone obbligatorio dove sia indicata la lista degli studenti
e le loro date di nascita, la piramide delle età degli alunni, le materie
che devono essere insegnate e la suddivisione dei programmi per mese da settembre
a giugno, il programma d'insegnamento settimanale, l'impiego del tempo per giorno
diviso in otto periodi e la piramide di riuscita della classe dopo le prove
mensili.
La scuola secondaria è una scuola residenziale e accoglie i ragazzi dai
nove ai diciassette anni.
Gli alunni della scuola residenziale dividono il loro tempo tra le lezioni,
lo sport, le attività culturali etc.
I ragazzi partecipano, inoltre, attivamente alle attività di manutenzione
delle scuole, alla produzione di conserve, alla creazione di giochi artigianali
e alla coltivazione degli orti di proprietà delle scuole.
Il sistema scolastico fa il possibile per rendere il più autonomi possibili
i giovani saharawi.
Attualmente, dopo la scuola secondaria, i ragazzi, nonostante vivano in un campo
profughi, hanno diverse scelte:
- La scuola di formazione professionale El Ouali che forma giovani
meccanici, elettricisti, impiegati, sarti e cuochi.
- La scuola delle donne chiamata 27 febbraio aperta a tutte le donne
che offre una formazione decisamente diversificata che va
dalla formazione militare ai corsi di taglio e cucito.
- La scuola di formazione pedagogica che fa parte dell'istituto
27 febbraio.
- Trasferirsi all'estero dove i giovani saharawi possono continuare gli
studi per poi tornare nei campi e mettere in pratica ciò che hanno
appreso.
La scuola saharawi è fortemente impegnata, inoltre, in attività
di sostegno per i portatori d'handicap fisici, mentali e i malati cronici.
Gli insegnanti saharawi sono tutti estremamente giovani e con diverse formazioni.
Alcuni insegnanti sono stati formati in Spagna, altri hanno frequentato solo
dei corsi estivi nei paesi europei, altri hanno studiato in America Latina o
in Africa.
Alcune donne saharawi hanno semplicemente concluso i loro studi con i corsi
di formazione pedagogica alla scuola 27 febbraio.
Durante i primi anni d'esilio, i responsabili dell'istruzione preferivano utilizzare
dei manuali rudimentali creati da loro stessi ma con il passare del tempo iniziarono
a servirsi del materiale scolastico straniero, soprattutto per l'insegnamento
dell'arabo e dello spagnolo.
Il sistema scolastico saharawi cerca, quindi, di istruire i ragazzi partendo
dai temi della realtà quotidiana della vita ai campi profughi.
La formazione manuale e intellettuale è fondamentale per rendere le nuove
generazioni autosufficienti e capaci di gestire il prossimo ritorno in patria.
Il popolo saharawi ha sempre ritenuto fondamentale dare alle nuove generazioni
un'educazione incentrata sulla tolleranza, sull'importanza del dialogo interculturale
e sull'amicizia tra i popoli.
Per ottenere questo il governo della RASD si è sempre impegnato a tessere
reti di amicizia e cooperazione con associazioni di volontariato, amministrazioni
locali straniere per organizzare le cosiddette "vacanze per la pace",
durante le quali i piccoli ambasciatori di pace saharawi trascorrono i due mesi
più caldi all'estero dove ricevono cure mediche ed assistenza di ogni
genere.
(www.arso.org; www.saharawi.it;
Perregaux, 1987; Dodds, Inquai, 1983 ; Fadili, 1998)
I MEZZI DI COMUNICAZIONE SAHARAWI
Nonostante le difficili condizioni climatiche e le poche risorse a loro disposizione,
il popolo saharawi è riuscito a creare una radio che trasmette nei campi
nonostante le continue interferenze da parte del governo marocchino.
La radio si trova nella capitale della RASD a Raduni, nella città di
Al Ayoun e trasmette in tutte le wilayas e anche nelle zone occupate.
Le trasmissioni non durano molto, non coprono l'intera giornata, ma cercano
di offrire tante informazioni alla popolazione dei campi e di intrattenerla
e con molta musica.
Proprio nel mese di aprile di quest'anno è iniziato un progetto promosso
dal COSPE (Cooperazione per lo Sviluppo dei Paesi Emergenti), dalla Regione
Emilia Romagna, da Radio Kappa Centrale e da Radio National a Raduni che ha
come obbiettivo, oltre al rafforzamento del sistema di comunicazione già
esistente nei campi, la creazione di un network della comunicazione sociale
a livello regionale e internazionale per incentivare la circolazione delle informazioni.
Questa nuova radio, chiamata RADIOFORPEACE, è uno strumento flessibile
e alla portata di chiunque possieda una radiolina con l'opzione SW. RADIOFORPEACE
gestisce una comunicazione bi-direzionale: da un lato verrà realizzato
un punto di informazione su ciò che concerne
i Saharawi in Europa; accanto ad esso, un punto di riferimento per ciò
che riguarda le attività di cooperazione, con la possibilità di
fornire informazioni e di dare voce alle strutture impegnate nel settore e sul
campo. D'altro lato, si darà spazio a contenuti informativi provenienti
dai campi particolarmente rilevanti ai fini della sensibilizzazione dell'opinione
pubblica in Italia e in Europa, ma si daranno anche informazioni legate alle
necessità concrete della popolazione saharawi come informazioni sulle
campagne di sensibilizzazione e prevenzione sanitaria, in modo particolare verso
le donne, ma anche nell'ambito della progettazione sanitaria saharawi.
RADIOFOPEACE è diventato, quindi, uno strumento molto importante per
la popolazione saharawi che può così allargare la rete dei media
a loro disposizione.
Nei campi esiste anche una piccola esperienza di "Telewilaya" che
trasmette con molte difficoltà film e documentari per la popolazione.
Un altro importante mezzo di comunicazione è il giornale SAHARA LIBRE,
totalmente saharawi prodotto e stampato nei campi profughi.
Un mezzo di comunicazione diventato fondamentale per il popolo saharawi e per
la sua lotta è Internet.
In rete i saharawi parlano soprattutto attraverso i siti delle associazioni
che dall'estero seguono le vicende politiche del Sahara Occidentale e sostengono
la lotta per l'autodeterminazione.
Il governo della RASD usa Internet per far conoscere la sua lotta ma anche la
cultura, le tradizioni, la musica etc. del suo popolo.
Anche se nei campi le condizioni sono difficili, non c'è né energie
elettrica né linee telefoniche, il Polisario lavora costantemente per
far arrivare in tutto il mondo notizie sulla situazione nei campi e nelle zone
occupate dal governo Marocchino.
L'agenzia di stampa che pubblica i comunicati ufficiali sugli avvenimenti riguardanti
la questione saharawi è la Sahara Press Service.
( www.arso.org; www.radiokcentrale.it;
Sahara Press Service )
Dal 1975, il conflitto politico-militare che coinvolge il Sahara Occidentale
è caratterizzato principalmente dalle repressioni atroci, dalle violenze
generalizzate esercitate dallo stato marocchino nei confronti della popolazione
saharawi.
La stessa invasione dell'esercito marocchino dei territori del Sahara Occidentale
rappresenta la prima grave violazione del diritto di ogni popolo all'autodeterminazione
e all'indipendenza.
Le violazioni dei diritti dell'uomo e delle sue libertà fondamentali
da parte del governo marocchino sono state numerose e tutte verificate e confermate
da prove inconfutabili.
Si tratta di arresti e processi arbitrari di uomini saharawi accusati di favoreggiare
il Fronte Polisario, di torture e trattamenti inumani nei carceri di Rabat,
di assassini politici avvenuti soprattutto nelle zone occupate. Ogni attività
associativa o politica è vietata ai pochi saharawi rimasti nei territori
occupati che sono, inoltre, assolutamente vietati alla stampa straniera.
Molti sono i saharawi scomparsi durante gli anni di lotta armata di cui non
si hanno notizie ma si pensa che alcuni siano ancora prigionieri del governo
reale e altri siano morti nelle fosse comuni ritrovate a Lamsayad e a Jdeyria
o siano stati lanciati da elicotteri in volo dall'esercito reale.
Il Marocco ha commesso, inoltre, gravi crimini ecologici e culturali: il patrimonio
naturale del Sahara Occidentale è stato parzialmente distrutto dalle
truppe marocchine che per nutrirsi hanno cacciato diverse specie di animali
e abbattuto gran parte dei pochi alberi esistenti.
Le Forze Armate hanno anche avvelenato e distrutto diversi pozzi d'acqua nelle
zone rurali del Sahara Occidentale per obbligare così la popolazione
a trasferirsi nelle città dove sarebbe stata più controllabile
dall'esercito.
Dal 1975 lo stato marocchino ha imposto di cambiare tutti i nomi della regione
occupata, ha impedito di utilizzare nomi personali che s'ispiravano alla cultura
saharawi, ha praticamente tolto ogni lavoro ai saharawi imprigionati nel loro
stato ai quali è stata tolta ogni possibilità di fuggire all'estero.
Queste gravi violazioni hanno già da tempo ricevuto l'attenzione di associazioni
internazionali per il rispetto dei diritti umani che cercano di sollevare il
problema lanciando campagne informative e di sensibilizzazione.
Proprio a Roma nel 1993 è nato un Osservatorio Europeo per il rispetto
dei diritti dell'uomo nel Sahara Occidentale che si occupa di verificare e denunciare
le violazioni dei diritti umani da parte del governo marocchino, di coordinare
le campagne di sensibilizzazione in riguardo ma soprattutto di battersi per
la liberazione dei prigionieri politici saharawi.
Un importante protagonista di queste lotte per il rispetto dei diritti umani
è il Bureau Internazionale dei Diritti Umani nel Sahara Occidentale (BIRDHSO),
un'associazione indipendente con sede a Ginevra, in Svizzera.
BIRDHSO s'impegna costantemente nella difesa della dignità umana del
popolo saharawi, nella denuncia di tutte le azioni contrarie ai principi della
Dichiarazione Universale dei Diritti Umani, nell'iniziare e sostenere iniziative
inerenti a tali problematiche e nel coordinare i rapporti tra ONG di difesa
dei diritti umani e società civile. L'Ufficio, inoltre, raccoglie e verifica
le informazioni che riceve e le diffonde il più largamente possibile.
Grazie alle pressioni internazionali delle associazioni umanitarie che portano
avanti la causa saharawi, nel 1991 il re Hassan II iniziò a liberare
alcuni prigionieri politici tra cui molte donne.
Il Fronte Polisario ha liberato fino ad oggi 1743 prigionieri di guerra marocchini
mentre lo stato marocchino continua a detenere 150 combattenti saharawi mentre
sono più di 500 i civili scomparsi di cui non si hanno notizie.
Il governo saharawi e le tante associazioni che si battono per il rispetto dei
diritti umani accusano già da tempo le Nazioni Unite di essere sempre
più incapace di gestire tale situazione.
La MINURSO, la missione dell'ONU che doveva organizzare e controllare la realizzazione
del referendum per l'autodeterminazione del popolo saharawi, oltre a non essere
riuscita a realizzare ciò che era previsto nel piano di pace, non ha
mai preso posizione in riguarda alle violazioni dei diritti fondamentali dell'uomo
che venivano e vengono violati davanti ai loro stessi occhi.
La comunità internazionale sensibile a tali problematiche continua a
chiedere alle Nazioni Unite, già da anni, la creazione di un commissione
internazionale incaricata di stabilire la verità sulle violazioni dei
diritti umani commessi dal 1975 dallo stato marocchino nei confronti della popolazione
saharawi.
In realtà, associazioni come Amnesty International e la Federazione Internazionale
dei Diritti dell'Uomo (FIDH) continuano a denunciare il Marocco non solo per
quanto riguarda il suo comportamento nel Sahara Occidentale ma anche per le
brutali violazioni dei diritti umani alle quali sono sottoposti gli stessi cittadini
marocchini.
(www.arso.org;www.peacelink.it;www.birdhiso.org;
www.radiokcentrale.it;www.amnestyinternational.it;www.afapredesa.org
Un ruolo decisivo è svolto dalla donna, la cui condizione è diversa
dalle forme tradizionali prevalenti in altre società islamiche.
La donna saharawi, in un contesto di monogamia, è impegnata in tutti
i campi dell'attività produttiva e della vita civile oltre a ricevere
anche un'istruzione militare.
Le donne si sono sempre occupate di tutto, dalle strutture organizzative e amministrative
all'igiene, all'educazione fino alle costruzioni edili.
Senza dubbio, sono riuscite a raggiungere risultati inaspettati soprattutto
per quanto riguarda la conservazione della cultura saharawi e l'educazione.
Al loro arrivo nei campi il grado di alfabetizzazione era del 5% mentre oggi
ha raggiunto il 95%.
Le scuole "27 febbraio" e "9 giugno" tenute dalle donne
per le donne e i bambini sono simboli del loro incredibile successo.
Le donne saharawi hanno fondato nel 1979 una vera e propria organizzazione popolare
di tutte le donne della RASD, l'Unione Nazionale delle Donne Saharawi (UNFS).
A livello nazionale l'Unione cerca di migliorare le condizioni di vita delle
donne, dei minori, dei portatori d'handicap e degli anziani.
Sul piano internazionale, l'Unione cerca di sensibilizzare la popolazione straniera
alla loro causa, si batte per il rispetto dei diritti umani e coopera con le
grandi organizzazioni femministe come l'Unione delle donne Arabe, la federazione
delle donne democratiche, l'organizzazione pan africana delle donne etc.
Nei campi, le donne dell'UNFS si occupano soprattutto dell'istruzione, della
formazione delle donne e della vita culturale della comunità.
Organizzano, infatti, conferenze, seminari su argomenti specifici, mostre fotografiche
e di artigianato, cercano di stimolare il più possibile le giovani donne
dando loro tutti gli strumenti necessari per poter condurre una vita normale
una volte tornate in patria.
Da due anni l'UNFS, grazie alla solidarietà internazionale e all'impegno
delle donne saharawi, ha un sito internet e ciò perché hanno capito
che lo sviluppo delle nuove tecnologie della comunicazione, le possibilità
di Internet e la presenza di donne in rete rappresentano una nuova opportunità
per la loro lotta.
L'internazionalizzazione di queste donne nomadi è veramente impressionante
tanto che nella maggior parte dei siti femministi mondiali la loro presenza
è assicurata.
Il sito Mujeres in red (donne in rete) è una rete di donne, dall'America
Latina al Sahara, per la causa delle donne saharawi.
Il gruppo Sahara-Update dà informazioni e notizie su queste donne politicizzate
e sulle loro attività.
Con il nuovo strumento telematico, le donne saharawi sono anche in grado di
comunicare e avere un approccio differente nei confronti dell'occupante marocchino.
Sul sito di Arso, le donne saharawi chiesero di comunicare con le loro "sorelle
marocchine" poiché tra donne che lottano per la sopravvivenza, le
discussioni potrebbero essere, di fatto, più costruttive della guerra.
Da una conferenza all'altra, le donne dell'UNFS percorrono il mondo raccontando
il loro popolo e chiedendo autodeterminazione, diritti umani e indipendenza
nazionale.
Nel rapporto Eucoco 2000, si legge che "l'indipendenza ha costituito il
quadro fondamentale per la promozione e la partecipazione attiva della donna
saharawi moderna".
Però, "le donne saharawi hanno paura di vivere a loro volta, la
dolorosa esperienza di tante donne, in particolare algerine, che dopo aver lottato
attivamente, come gli uomini, sono state ringraziate e gentilmente pregate di
tornare a casa una volta acquisita l'indipendenza".
( Galanti, 1986; Perregaux, 1993; www.arso.org)
Tutta la popolazione saharawi ospite dei campi profughi vive in tende tutte
uguali, costruite in loco con stoffa dell'ONU o dei paesi europei.
Le tende hanno una dimensione variabile tra i 15 ed 30 metri quadrati, arredate
di stuoie e tappeti per base e dei materassi sintetici disposti a perimetro
della tenda per sedersi e per dormire.
Non ci sono sedie e tavoli, si sta seduti sui materassi o per terra anche per
mangiare.
Dentro le tende si può trovare qualche mobiletto per riporre le poche
cose disponibili, molte coperte per il rigido inverno, cuscini e il necessario
per il tè, la bevanda tradizionale saharawi.
Una tenda viene costruita ogni volta che si forma un nuovo nucleo familiare
e vicino a questa si costruisce anche una casetta in mattoni (fatti di argilla
ed esitati al sole), coperta con metallo che servirà da cucina. Da qualche
anno molte famiglie hanno iniziato a costruire anche dei bagni con fosse a dispersione
nel terreno e delle ulteriori costruzioni, sempre di mattoni di argilla, che
vengono utilizzate in inverno per proteggersi dal freddo. Questo costruire è
aumentato molto da quando il processo di pace è divenuto stagnante e
molte persone che sono stanche di vivere questo tipo di vita hanno deciso di
adeguare un poco la loro abitazione al trascorrere degli anni.
Il governo non incentiva queste costruzioni, come fa con la tenda che viene
concessa, ma non le ostacola in nessun modo.
Oltre a queste costruzioni (tenda, cucina, bagno) di ogni nucleo familiare,
riunite in quattro quartieri per daira (barrios) disposti in quadrato, in una
daira si trovano anche il centro della daira, dove si fanno le feste e dove
hanno sede gli uffici amministrativi, il dispensario, una stanza per le riunioni
e i magazzini dei materiali.
Ci sono poi delle costruzioni facenti parte dell'organizzazione provinciale,
come le scuole, l'ospedale, la caserma della polizia, i magazzini, l'amministrazione,
la reception per le delegazioni di stranieri che sono in visita ai campi e gli
orti.
Normalmente nei campi vivono donne, bambini, anziani e uomini adulti impegnati
in qualche settore come l'amministrazione, l'agricoltura, la polizia e il trasporto
di acqua; gli altri uomini sono al fronte, nei territori liberati del Sahara
Occidentale.
Durante l'inverno ed i brevi periodi di primavera ed autunno, la gente è
attiva tutto il giorno; soprattutto le donne che devono svolgere tutti i compiti
di gestione della tenda, compresa la manutenzione che deve essere frequente.
In estate, invece, molte attività si svolgono di notte ed al mattino,
lasciando il pomeriggio per il riposo.
(www.arso.org; www.saharawi.it;
www.saharawi.org)
2.2 IL SISTEMA ECONOMICO SAHARAWI
In teoria, ogni famiglia che vive nei campi, dovrebbe avere le stesse cose,
ma in realtà, si possono notare spesso delle differenze che esistono
tra tenda e tenda in virtù di qualche soldo o qualche capra o pecora
in più che viene allevata ai margini della tendopoli con i magri avanzi
dell'alimentazione degli uomini.
Alcuni saharawi ricevono ancora una pensione dal governo spagnolo per i lavori
effettuati durante l'epoca coloniale o perché i genitori hanno collaborato
con l'esercito spagnolo, il che consente di avere dei soldi per acquistare,
a dei piccoli bazar gestiti da privati ma con materiali e prezzi imposti dal
governo, piccole cose ed alimenti diversi per le feste e le occasioni particolari.
Inoltre, qualcuno che si era gia rifugiato nei campi profughi riuscendo a portare
con se del denaro, ha acquistato un fuoristrada e lavora facendo viaggi verso
Tindouf, la città algerina prossima ai campi, o verso la Mauritania per
trasportare persone o merci e facendosi pagare un po' di soldi.
Il sistema economico nei campi è definibile come di "socialismo
reale", una situazione che aldilà dell'ideologia è data dalla
contingenza dei fatti e che consiste nella dipendenza quasi totale dagli aiuti
umanitari dei vari organismi internazionali, dal governo algerino e dalla solidarietà
internazionale che fornisce gli aiuti direttamente al governo saharawi che provvede
alla distribuzione.
L'approvvigionamento dei campi avviene tramite il sostegno dell'Ufficio per
gli aiuti umanitari dell'Unione Europea (ECHO), delle agenzie dell'ONU (UNCHR,
WFP), di governi e di Organizzazioni Non Governative, nonché dalla Mezzaluna
Rossa algerina che sin dal primo momento ha assistito i rifugiati e collabora
per i trasporti di tutti gli aiuti provenienti dall'estero.
La pianificazione è concordata tra i vari soggetti finanziatori ed esecutori
con la Mezzaluna Rossa saharawi che gestisce gli aiuti alimentari e logistici
in coordinamento con il Dipartimento della Cooperazione del governo saharawi.
Tutti gli approvvigionamenti, quindi, provengono dall'esterno e nel 1995 si
è creato un consorzio di ONG europee per l'aiuto alimentare che definisce
le necessità e realizza progetti finanziati principalmente da ECHO.
La moneta che circola, di cui il governo ha negato l'esistenza fino a poco tempo
fa, è il dinaro algerino; effettivamente, però, essendo il fenomeno
diffuso ma di piccole dimensioni, si può affermare che non esiste moneta
se non per acquistare beni di tipo "occidentale", come le lampadine
a batteria, le radio, i pannelli solari, farmaci introvabili nei campi etc.,
che devono essere acquistati a Tindouf o ad Algeri.
Lo sviluppo di una vera e propria economia autonoma, fondata sullo sviluppo
agricolo e della pastorizia, non è stato possibile a causa delle condizioni
climatiche della zona di rifugio, della scarsezza e dell'elevato tasso di salinità
dell'acqua e della durezza del suolo.
Tuttavia alcuni tentativi di produzione esistono, anche se non si può
parlare di una produzione che sfami l'intera popolazione.
Nel settore agricolo sono stati fatti molteplici esperimenti tramite l'intervento
esterno di Organizzazioni Internazionali.
Il bilancio tra produttività e costi di mantenimento delle strutture
non è incoraggiante ma le Organizzazioni Internazionali hanno tenuto
conto del grande valore formativo che questi esperimenti hanno avuto e continuano
ad avere per gli stessi saharawi.
Infatti, molti giovani saharawi, stimolati da queste iniziative, hanno conseguito
una laurea e successive specializzazioni nel settore con l'obbiettivo di essere
in grado, una volta tornati in patria, di gestire lo sviluppo agricolo.
Nelle quattro wilayas, nonostante le tante difficoltà incontrate, si
stimano oggi circa 90/100 ettari coltivati a cipolle, carote, rape, zucche,
cocomeri, pomodori con una produzione che varia dalle 400 alle 700 tonnellate.
Un grande ostacolo al pieno sfruttamento rimane soprattutto la mancanza di adeguati
mezzi per la conservazione e la distribuzione dei beni prodotti.
Nella R.A.S.D. esistono due tipi di allevamento: l'allevamento di stato e quello
privato. L'allevamento di stato consiste in numerose mandrie di dromedari (in
totale circa 60000 capi) di proprietà del governo.
Il sistema di allevamento è quello transumante, praticato nei territori
circostanti ai campi.
Uomini e mandrie si spostano periodicamente alla ricerca dei punti di abbeverata
e dei pascoli in relazione all'alternanza delle stagioni.
Nei periodi piovosi i nomadi si dividono, mentre durante la siccità si
riuniscono intorno ai pozzi.
Sempre con i fondi degli organismi internazionali esiste un centro avicolo che
riesce a produrre tra i 45000 polli tra quelli per carne e per uova. Quasi ogni
famiglia possiede alcune pecore e capre e talvolta anche dromedari. Secondo
gli ultimi censimenti ci sarebbero nei campi almeno 150000 tra ovini e caprini
e un migliaio di dromedari privati.
Durante il giorno gli animali vengono lasciati liberi in gruppi comuni, vaganti
alla ricerca dello scarso pascolo naturale; dopo il tramonto vengono rinchiusi
in recinti di fortuna collocati alla periferia delle dairas.
L'alimentazione di questi animali viene integrata dai scarsi residui dell'alimentazione
umana e solo occasionalmente con un po' di mangime mentre la fibra se la procurano
ingerendo una gran quantità di carta.
Per i dromedari sono invece predisposti dei ricoveri più ampi in muratura
e anche l'alimentazione è migliore poiché prevede foraggi e mangimi.
Nella macellazione ufficiale le carni degli animali sono sottoposte ad un controllo
sanitario al fine di evidenziare eventuali malattie trasmissibili.
La macellazione familiare, invece, è effettuata direttamente dagli allevatori
nei pressi dei recinti o dentro le abitazioni fuggendo così a qualsiasi
controllo, inoltre le viscere spesso infette sono gettate in pasto a cani ed
uccelli provocando in questo modo il perpetuarsi di malattie anche gravi dell'uomo.
Allo scopo di risolvere questo problema è stata iniziata una campagna
di sensibilizzazione della popolazione mediante emissioni radiofoniche ed incontri
diretti nei centri di salute o di quartiere.
Queste piccole esperienze di allevamento e coltivazione sono doppiamente importanti
per la popolazione saharawi perché permettono loro di produrre dei beni
per il loro sostentamento ma soprattutto permettono loro di partecipare, di
attivarsi e, quindi, di abituarsi alla vita reale. Le giovani generazioni, infatti,
rischiano di adagiarsi a questa
situazione di profughi in cui si sono trovati a vivere e a non essere pronti
ad una vita normale e autonoma una volta tornati in patria.
Proprio per questi motivi e per evitare qualsiasi forma di assistenzialismo,
il governo saharawi ha sempre contribuito a progetti di allevamento o di coltivazione
che impiegassero la popolazione locale