Questo mio elaborato incentrato sullo studio della storia, dell'organizzazione
sociale e politica del Popolo saharawi si conclude senza poter citare la risoluzione
da tanti anni attesa che prevede l'effettiva realizzazione del referendum di
autodeterminazione che permetterebbe il rientro in patria dei profughi saharawi.
L'ultima risoluzione adottata all'unanimità dal Consiglio di Sicurezza
dell'ONU il 28 aprile dell'anno in corso non fa altro che prorogare di altri
sei mesi il mandato della Missione delle Nazioni Unite nel Sahara Occidentale.
Studiando in maniera attenta questo conflitto in attesa di soluzione mi sono
resa conto che il problema del popolo saharawi sembra simile a quello di altri
popoli ma, in realtà, presenta alcune singolarità:
- si è ribellato per ultimo al colonialismo occidentale ed ha condotto
una guerra di liberazione esclusivamente sul proprio territorio, in difesa dall'aggressione
dei paesi confinanti;
- non ha ottenuto la sovranità sul proprio territorio alla fine della
dominazione coloniale, contrariamente a quanto è avvenuto per le altre
ex-colonie;
- è alla ricerca di una soluzione pacifica e legalitaria del proprio
problema: ne è prova il rifiuto del terrorismo quale arma di propaganda;
- ha dato prova di grande forza morale e unità sociale rendendo visibili
ed organizzati i campi profughi nel deserto, nonostante le incredibili difficoltà
logistiche e climatiche;
- non si è affidato solamente alla solidarietà internazionale,
ma ha saputo reagire fieramente, organizzando una rete diplomatica capillare
che ha portato ovunque la sua immagine e la sua causa.
Difficile potersi immaginare cosa accadrà allo scadere del nuovo mandato.
Le dimissioni di James Baker, l'inviato personale per il Sahara Occidentale
del Segretario Generale, non rappresentano un buon presupposto per il futuro
del popolo saharawi.
Il Fronte Polisario rimane dell'idea che l'unica soluzione accettata dalla popolazione
sarà la realizzazione del referendum di autodeterminazione dopo il quale
verrà accettato qualsiasi esito, anche nel caso in cui prevalga la volontà
di integrazione al Marocco.
Il Fronte Polisario ha scommesso tutto sul referendum, perché la Repubblica
Araba Democratica Saharawi potrebbe uscirne rilegittimata ed entrare direttamente
nel grande Maghreb Arabo aprendo le sue frontiere e portandovi le sue risorse,
oppure sparire travolta nel fallimento del suo progetto politico centrato sull'autodeterminazione
e l'indipendenza.
Scopo del mio elaborato era anche di dimostrare come sia peculiare la gestione
di questo conflitto anche dal punto di vista degli aiuti umanitari.
Come ho mostrato nella mia tesi, diverse ONG italiane non si sono limitate a
gestire interventi d'emergenza per il popolo saharawi, un popolo di profughi,
ma hanno iniziato a portare avanti anche progetti di sviluppo che sembrano essere
una contraddizione visto che sono destinati a dei profughi che vivono una situazione
di emergenza momentanea.
In realtà, le stesse ONG si sono rese conto, spesso su invito del governo
saharawi o degli organi competenti, che visto il prolungamento della permanenza
nel deserto algerino di un intero popolo, era necessario creare sviluppo, alleviare
la sofferenza dell'attesa con progetti di sviluppo che migliorassero le condizioni
di vita della popolazione.
Un altro aspetto emerso dalla mia ricerca è come sia stata propria la
società civile italiana, in particolare, mi sono soffermata sulla società
civile emiliano romagnola, organizzata in comitati o associazioni di solidarietà
a farsi promotrice di iniziative di sensibilizzazione e raccolta fondi per il
popolo saharawi.
L'interesse ed il conseguente intervento degli Enti Locali emiliano romagnoli
ha le sue origini proprio nelle spinte ricevute dai comitati di solidarietà
al popolo saharawi nati nel territorio regionale negli anni.
La Regione Emilia Romagna ha iniziato quindi a coordinare e gestire diversi
interventi nei campi profughi algerini e parallelamente a portare avanti iniziative
politiche volte a sensibilizzare sia il governo italiano che non ha ancora riconosciuto
la Repubblica Araba Democratica Saharawi sia altre amministrazioni locali italiane.