“Sapienza Università di Roma”
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Facoltà di Ingegneria
Tesi di laurea in Ingegneria per l’Ambiente e il
Territorio
VALUTAZIONE DELL’INCIDENZA E DELLA
SOSTENIBILITA’ DELLA TECNOLOGIA FOTOVOLTAICA NEI PAESI IN EMERGENZA.
Caso studio: I CAMPI PROFUGHI SAHARAWI
Laureando:
Carlo Tacconelli
Matricola 1048143
Relatore:
Correlatore
Prof. Rodolfo Araneo Prof. Andrea
Micangeli
Anno accademico 2006-2007
Indice
1) IL
FOTOVOLTAICO……………………………………… 1
- l’effetto
fotovoltaico………………………………………..
1
- struttura
e principio di funzionamento di una cella FV… 3
- tipologia delle celle ………………………………………... 4
-
silicio monocristallino……………………………………
5
-
silicio policristallino…………………………………….. 5
-
silicio amorfo……………………………………………. 6
-
nuove tecnologie………………………………………… 7
- caratteristiche elettriche di una
cella……………………. 11
- materiali e ricerca, vantaggi e
svantaggi………………… 15
- componenti di un sistema fotovoltaico ………………….. 17
- tipi
di sistemi……………………………………………...
18
- generatore………………………………………………... 19
- sistemi di accumulo………………………………………. 21
- regolatore di carica……………………………………….
23
- inverter…………………………………………………… 24
2) ANALISI
DELLA SOSTENIBILITA’ AMBIENTALE ED ECONOMICA………………………………………………..
28
- un nuovo
modello di generazione energetica……………. 28
- vantaggi
della tecnologia FV:…………………………….. 29
- la modularità…………………………………………….
29
- la generazione decentrata……………………………….
30
- l’affidabilità e durata……………………………………. 30
- l’aumento dell’occupazione……………………………... 30
- la scelta e il controllo……………………………………
30
- il recupero del territorio………………………………… 30
- la rispondenza ai carichi………………………………… 32
- l’elettrificazione nei Paesi in Via di
Sviluppo…………...
32
- la qualità dell’energia…………………………………... 32
- i costi evitati …………………………………………….. 33
- impatto ambientale………………………………………… 34
- costi
ambientali …………………………………………….. 36
- produzione e
smaltimento pannelli FV………………….. 36
- impatto
sistema di accumulo elettrochimico…………….. 37
- bilancio
energetico………………………………….…… 37
- impatto
economico…………………………………….…… 40
- costi di
produzione dell’energia fotovoltaica…………. 40
-
incidenza dei costi di un impianto Stand Alone………….
41
3) STATO
DELL’ARTE DEL FOTOVOLTAICO NEI PAESI IN VIA DI SVILUPPO…………………………………….... 44
-
le tappe della solarizzazione rurale……………………... 45
- sistemi
isolati (stand alone)……………………………… 45
- schema impianto…………………………………. 47
- manutenzione…………………………………...…... 48
-
principali applicazioni………………………………..….. 48
-
pompaggio dell’acqua……………………………… 48
- presidi medici………………………………………. 49
-
produzione elettrica su piccola scala………………. 50
-
potabilizzazione dell’acqua……………………...…. 51
4) I SAHARAWI……………………………………………… 52
- Il Sahara Occidentale…………………………………….
52
- la colonizzazione……………………………………….
53
- il
movimento di liberazione nazionale (Fronte Polisario) 54
- la
ripresa delle rivendicazioni di Marocco e Mauritania 56
- la nascita della RASD …………………………………
57
- il piano di pace dell’ONU …………………………….. 58
- Situazione
attuale: i campi profughi in Algeria………… 59
- Utilizzo del FV nel contesto Saharawi: il
villaggio di Dakhla
- piccole utenze domestiche ……………………………... 64
- orti fotovoltaici………………………………………… 65
- presidi
medici………………………………………….. 66
5) PROGETTAZIONE
E DIMENSIONAMENTO DI UN ORTO FOTOVOLTAICO COMUNITARIO NEL VILLAGGIO DI DAKHLA…………………………………………………….. 67
- caratteristiche climatiche e
irraggiamento solare………. 70
- analisi
del sito……………………………………………... 76
- caratteristiche del sito…………………………………..
76
- stima del fabbisogno d’acqua…………………………...
78
- accumulo idraulico……………………………………...
79
- dimensionamento del sistema di
pompaggio……………. 81
- note sulla producibilità di un
impianto………………….. 83
- calcolo del fabbisogno energetico dell’utenza……………
86
- analisi dei carichi………………………………………. 86
- dimensionamento impianto fotovoltaico……………........ 87
- generatore…………………………………………….… 87
- batterie………………………………………………….. 89
- regolatore di carica…………………………………...... 91
- considerazioni economiche: “AzzeroCO2”……………… 93
- schema riassuntivo costi…………………………………
94
- valutazioni finali…………………………………………... 95
- Conclusioni
e prospettive………………………………….. 97
-
Ringraziamenti………………………………………….….
98
- Bibliografia……………………………………………..….. 99
- Sitografia
………………………………………………….. 100
Introduzione
Allo stato attuale, la popolazione mondiale ottiene
l’energia di cui necessita quasi esclusivamente (90% circa) dai combustibili
fossili, che la forniscono attraverso il processo di combustione, con formazione
di anidride carbonica e altri “gas serra”; si registra così una progressione
del riscaldamento terrestre per effetto serra. Gli effetti nocivi dei processi
di combustione costringono la società ad una maggior consapevolezza dei
meccanismi causa-effetto legati alla produzione di energia e ad adottare
opportune strategie che permettano di creare un modello di sviluppo compatibile
con le risorse disponibili e con l’equilibrio ambientale del pianeta. Occorre
infatti promuovere un sistema energetico accettabile sia sotto il profilo
ambientale che sotto quello economico, sostenendo l’utilizzo delle fonti
rinnovabili di energia e l’uso razionale delle risorse.
La fonte energetica indubbiamente più diffusa sul
nostro pianeta è quella solare, disponibile gratuitamente ed in misura di molto
superiore al fabbisogno energetico della popolazione mondiale. Da sempre
l’energia solare è stata utilizzata per soddisfare le necessità umane;
innanzitutto come fonte di luce e calore e quindi, attraverso i processi di
fotosintesi, per l’accrescimento delle colture alimentari ma anche come motore
primario dell’energia meccanica che movimenta le masse d’aria riscaldate che
generano i venti.
Tra le diverse tecnologie messe a punto per lo
sfruttamento dell’energia solare, quella fotovoltaica consente di trasformare
direttamente la “luce” del sole in energia elettrica, ed è la più innovativa e
promettente a medio e lungo termine. Questa sorgente di energia si rinnova ad
ogni sorgere del sole sul nostro pianeta e non dipende da giacimenti
localizzati. La conversione fotovoltaica potrà giocare un ruolo di effettiva
rilevanza sullo scenario energetico mondiale, con un conseguente abbassamento
dei costi, anche alla luce degli orientamenti normativi in campo internazionale
che stimolano fortemente lo sfruttamento sostenibile delle fonti rinnovabili
sul pianeta.
In questa tesi si è svolto un lavoro di ricerca e
progettazione di sistemi fotovoltaici nelle tendopoli Saharawi; in questa
regione situata al sud-ovest dell’Algeria, a pochi chilometri dal confine con
il Sahara Occidentale, una delle zone più dure del deserto del Sahara, l’impiego
del fotovoltaico (FV) è molte volte l’unica soluzione possibile. Infatti, la
rete elettrica algerina non copre tutte le wilayas (villaggi).
Il popolo Saharawi presente nei campi vive ormai da
più di trent’ anni dell’assistenzialismo della cooperazione internazionale. Per
tale motivo il suo sviluppo economico è limitato al piccolo commercio in nero,
e le risorse disponibili per l’alimentazione appaiono ridotte. A causa delle
situazione politica la popolazione vive quotidianamente la difficoltà di una
vita condotta in campi profughi, nella disoccupazione e nell’impossibilità di
un concreto sviluppo economico.
In questo lavoro, a partire dai dati ricavati nella
missione fatta nel mese di settembre 2007, verrà dimensionato un sistema FV per
il pompaggio dell’acqua per l’irrigazione di orti a Dakhla, la wilaya più
isolata dei Campi Profughi Saharawi.
Attualmente è in fase di svolgimento un progetto
pilota al fine di valutare l’effettiva realizzabilità proponendosi come obiettivo
generale l’aumento dell’autonomia alimentare della popolazione Saharawi.
L’iniziativa della creazione di orti per la
produzione agricola, si inserisce negli ultimi anni come uno dei più importanti
interventi per lo sviluppo economico della popolazione e non soltanto per la
semplice assistenza: questo tipo di investimento è l’unico in grado di
garantire sul tempo un reale aumento dell’autonomia della popolazione Saharawi.
Un criterio determinante nella scelta della
tecnologia da introdurre è stato quello della sostenibilità socio-culturale, ambientale
e tecnologica non senza porre attenzione al riscontro economico.
La tesi è strutturata in 5 capitoli: dopo aver
illustrato le caratteristiche principali della tecnologia fotovoltaica e il suo
utilizzo nei Paesi in Via di Sviluppo, si cercherà di fornire un quadro del
contesto storico-sociale dei Saharawi, comprensivo di una descrizione delle
applicazioni tecnologiche più comuni.
Infine, nell’ultimo capitolo verrà analizzato il fabbisogno energetico e verrà svolta la
progettazione e il dimensionamento di un sistema di pompaggio dell’acqua per
l’irrigazione di un orto comunitario, per l’occasione ribattezzato “orto
fotovoltaico”.

Ai miei genitori e “a tutti quelli che
hanno gli occhi
ed un cuore che non basta agli occhi”
IL SISTEMA
FOTOVOLTAICO
Attraverso l’effetto fotovoltaico la luce del sole
viene direttamente convertita in energia elettrica. Per rendere possibile questa
trasformazione occorrono dei semiconduttori come, ad esempio, silicio,
arseniuro di gallio, telluriuro di cadmio, diseleniuro di indio e rame. Il
silicio cristallino è il semiconduttore più comunemente utilizzato. Il silicio
è un elemento chimico molto diffuso sulla terra (nella sabbia), ed è
considerato pressochè inesauribile.
I semiconduttori utilizzati per realizzare le celle
fotovoltaiche devono essere estremamente puri , e pertanto, storicamente, i
produttori di moduli si sono orientati sull’utilizzo degli scarti
dell’industria elettronica. Seppure caratterizzati da una purezza (e, di
conseguenza, da un costo) ben superiore a quella necessaria per il silicio di
grado solare, infatti, gli scarti dell’industria elettronica (ben consolidata e
diffusa) costituiscono ancora la fonte privilegiata dal punto di vista tecnico
economico.
L’effetto fotovoltaico
Ogni atomo di silicio dispone di quattro elettroni
nell’orbitale più esterno (elettroni di valenza) attraverso i quali forma
quattro legami covalenti con altri quattro atomi di silicio. Il reticolo
cristallino che ne deriva è molto stabile. Fornendo agli elettroni di valenza
una certa quantità di energia sotto forma di luce o di calore essi sono in
grado di “saltare” dalla banda di valenza alla banda di conduzione, lasciando
uno spazio vuoto nel reticolo cristallino detto lacuna.
Il risultato di questo fenomeno (privo di una
direzione privilegiata per il movimento delle cariche) è un flusso sia di
elettroni che di lacune (in realtà la lacuna non si muove, ma viene occupata
dall’elettrone più esterno di un atomo adiacente che a sua volta lascia una
lacuna nello spazio da esso precedentemente occupato, come se la lacuna si
fosse spostata). In condizioni normali questo movimento disordinato di cariche
di segno opposto è ostacolato da continui fenomeno di ricombinazione tra
elettroni e lacune, ed ha come unico effetto la produzione di calore. Per
limitare nel cristallo di silicio i fenomeni di ricombinazione degli elettroni
e per produrre un effetto utile dal punto di vista elettrico che sia in grado
di dare un orientamento preferenziale al movimento degli elettroni si può
ottenere un campo permanente sovrapponendo due strati di silicio “drogati” con
altri elementi chimici. In particolare, arricchendo uno dei due strati con
atomi di fosforo, che hanno cinque elettroni di valenza, si determina un eccesso
di elettroni debolmente legati all’atomo perché non coinvolti in legami di
valenza. Aggiungendo poi alcuni atomi di boro (con tre elettroni di valenza),
si crea una zona con lacune in eccesso.
Se ora questi due strati, detti rispettivamente N e
P, vengono sovrapposti (ottenendo cosi una giunzione p-n), si genera un movimento
di elettroni verso la zona P, che all’equilibrio crea una situazione di non
neutralità elettrica. Nella zona P infatti si concentrano più elettroni e,
nella regione di contatto dove è avvenuto il flusso, lo strato presenta una
carica negativa; la zona N risulta, invece, carica positivamente. Si è così
ottenuto un campo elettrico di bassa entità, ma stabile, all’interno del
cristallo di materiale semiconduttore.
Quando una cella di silicio drogato viene esposta ai
raggi solari, gli elettroni di valenza, assorbendo i fotoni acquistano
l’energia necessaria per saltare nella banda di conduzione e migrare nella zona
N: parallelamente, le lacune si “muovono” verso la zona P. Questo fenomeno è
detto EFFETTO FOTOVOLTAICO.

La cella è caratterizzata dalla presenza su entrambe
le superfici, posteriore ed anteriore, di contatti metallici con la funzione di
raccogliere il flusso di elettroni, e convogliarli all’estremità superiore
della cella stessa, dove viene misurata la tensione. Se il circuito è aperto,
ovvero la cella non è collegata ad alcun carico elettrico, quella che si misura
è la tensione di circuito aperto (Vca): diversamente, se il circuito
è chiuso può circolare la corrente elettrica I.
In alcuni casi, gli elettroni non riescono a
raggiungere i contatti metallici, e si dirigono direttamente verso una lacuna
di segno opposto, colmandola (fenomeni di ricombinazione).
Si definisce allora distanza di diffusione il tratto
che deve essere percorso all’interno del reticolo cristallino da un elettrone
per potersi legare ad un atomo.
All’aumentare di questa distanza, aumenta la
probabilità che le cariche che circolano liberamente nella banda di conduzione
raggiungano i contatti metallici e diano luogo ad un effetto utile.
Questa distanza dipende dalla composizione della
cella: per un semiconduttore drogato con un atomo diverso ogni 10 miliardi di
atomi di silicio, tale grandezza è di circa
Nelle immediate vicinanze della giunzione, la
probabilità che le cariche si mantengano separate e contribuiscano quindi ad
incrementare il flusso di corrente elettrica è sufficientemente alta: al di
fuori di questa area, la probabilità di successo diminuisce all’aumentare della
distanza da tale zona.
Struttura e funzionamento di una cella fotovoltaica
Una cella è costituita da due diversi strati di
materiale drogato: lo strato rivolto verso l’esterno è drogato con fosforo (
presenza di elettroni debolmente legati), mentre lo strato posteriore è drogato
con boro (presenza di lacune nella struttura cristallina). Attraverso la
migrazione di cariche che si ottiene alla giunzione, tra i due strati si genera
un campo elettrico che orienta il flusso di elettroni eccitati dalla luce del sole.
Per raccogliere il flusso elettrico vengono
realizzati dei contatti metallici sui lati anteriore e posteriore della cella;
mentre il contatto sul lato posteriore viene esteso a tutta la cella, quello
sul lato frontale, esposto alla luce, viene disposto a forma di griglia o con
delle sottili ramificazioni, come compromesso tra la necessità di minimizzare
le resistenze elettrice e quella di garantire una sufficiente trasparenza dello
strato anteriore alla luce.
I fenomeni di riflessione vengono ridotti applicando
sulla superficie anteriore un sottile strato anti-riflesso a base di nitruro di
silicio o diossido di titanio.
La radiazione solare induce una separazione di
cariche ed eventualmente una corrente elettrica che va ad alimentare una
determinata utenza. Fenomeni di ricombinazione, di riflessione e la presenza
dei contatti metallici sulla superficie anteriore posso incidere negativamente
sull’efficienza della cella. Inoltre, buona parte della radiazione solare (ad
onde corte e ad onde lunghe) non può essere utilizzata ai fini dell’effetto
fotovoltaico. Una parte di questa radiazione viene infine dissipata sotto forma
di calore.
Di seguito si riporta una schematizzazione del
bilancio energetico di cella fotovoltaica:
100% irraggiamento solare
- 3% fenomeni di riflessione e presenza dei
contatti metallici
-23% fotoni troppo poco energetici
-32% fotoni troppo energetici
-8,5 % fenomeni di ricombinazione
-20% gradiente elettrico
all’interno della cella
-0,5% perdite termiche dovute
alla resistenza nei contatti
= 13% energia elettrica utilizzabile
Tipologia di celle fotovoltaiche
Il mercato delle celle fotovoltaiche è senza dubbio
dominato dai semiconduttori in silicio. Il motivo di quest’ampia diffusione è
dovuto essenzialmente alla grande disponibilità di silicio sul nostro pianeta.
Inoltre, lo sviluppo dell’industria elettronica, che utilizza massicciamente
questo elemento, ha incentivato il progressivo miglioramento dei metodi di
trattamento e lavorazione del materiale e ha contemporaneamente reso
disponibili scarti di produzione che possono essere riutilizzati con profitto
nell’industria del fotovoltaico.
Per ottenere silicio in forma pura la sabbia deve
essere fusa insieme a polverino di carbone. Mediante questo processo è
possibile ottenere silicio con un grado di purezza del 98%. Il silicio viene,
quindi, ulteriormente raffinato mediante un processo chimico durante il quale
viene dapprima ridotto, finemente macinato e, successivamente, trattato in un
forno con acido idrocloridrico.
Il prodotto di questo trattamento è un liquido a
base di idrogeno e tricloro-silano, avente una temperatura di ebollizione pari
a
Le impurità vengono separate dal silicio attraverso
un processo di distillazione per fasi successive. Quando il grado di purezza raggiunge
quello desiderato, il tricloro-silano viene ridotto a silicio in presenza di
idrogeno ad una temperatura di
A questo punto il silicio può essere sottoposto a
diversi trattamenti per conseguire le celle.
I diversi tipi di celle fotovoltaiche differiscono
per i processi di produzione. In generale la tipica cella fotovoltaica è
costituita da un sottile wafer di spessore pari a 0,25-
CELLE IN SILICIO
MONOCRISTALLINO
Il metodo Czochralski è quello maggiormente
utilizzato per produrre celle in silicio monocristallino destinate alle
applicazioni più comuni. Questo processo prevede la fusione dei cristalli di
silicio, opportunamente orientati, ad una temperatura di 1420°C: una volta
estratto dal bagno di fusione (all’interno di un crogiolo di grafite), il
silicio viene sottoposto a raffreddamento controllato (al fine di ottenere la
formazione di un unico cristallo) ed assume una forma cilindrica. I cilindri
così ottenuti hanno diametro di
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Dopo aver apposto i contatti sulla superficie
posteriore del wafer, e fissate le connessioni elettriche, la cella viene
trattata superficialmente con uno strato anti-riflesso.
Il processo cosiddetto “float-zone” è invece un
processo di lavorazione che consente di ottenere silicio con gradi di purezza
superiore, e celle fotovoltaiche più efficienti (incremento dell’1-2%); tuttavia,
questo procedimento è molto costoso. Il silicio, avvolto in una bobina, viene
fuso dal basso verso l’alto mediante un campo ad alta frequenza. A partire dai
nuclei di silicio posti all’estremità superiore della barra viene prodotto
silicio monocristallino puro, attraverso un processo di raffreddamento. Le
impurità, in questo caso, si separano depositandosi nel bagno di fusione.
L’efficienza di tali celle è del 15-18%.
CELLE IN
SILICIO POLICRISTALLINO
Il casting è la tecnica maggiormente utilizzata.
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Il silicio impuro è riscaldato fino a temperatura di
Al termine del processo di drogaggio vengono inseriti
sulla superficie posteriore della cella i contatti. Le connessioni elettriche
sono, quindi, fissate sulla superficie anteriore, a sua volta trattata con un
processo anti-riflesso.
L’efficienza è del 13-15%.
CELLE IN
SILICIO AMORFO
Per il processo produttivo, differiscono in maniera
sostanziale dai prodotti in cristallino. La tecnologia dei film sottili di
silicio amorfo è più recente di quelle precedenti ma ha raggiunto ormai una
discreta diffusione. Differisce poichè il materiale attivo è disponibile in forma di gas e viene depositato
su diversi tipi di superfici di sostegno. La pellicola che si deposita
raggiunge uno spessore di pochi micron, a differenza dei 250-350 μm delle
celle in cristallo. Una tecnologia di questo genere consente interessanti
applicazioni potendosi integrare laddove i più tradizionali pannelli soffrono
dei vincoli dovuti alla loro struttura rigida; tuttavia la tecnologia del film
sottile non offre le stesse garanzie di stabilità nel tempo del rendimento
delle celle. I rendimenti specifici delle celle mostrano una crescita significativa
negli ultimi anni; i costi per kWp risultano piuttosto alti se
paragonati a quelli dei moduli in silicio cristallino, ma occorre
considerare che i moduli in silicio amorfo
presentano spesso caratteristiche che ne consentono usi specifici quali l’installazione
su strutture flessibili, la composizione in strutture di forma particolare o la
costruzione di pannelli srotolabili.
I laboratori di tutto il mondo hanno svolto
un’intensa attività di ricerca nel campo dei nuovi materiali, allo scopo di
ottenere prodotti adatti all’impiego per la produzione di energia elettrica da
effetto fotovoltaico con costi ridotti e buone efficienze. Nel corso
dell’ultimo decennio, sono stati proposti e studiati diversi nuovi materiali
per la realizzazione di celle fotovoltaiche, ma solo alcuni di essi sono usciti
dalla fase di sperimentazione in laboratorio.

Campo fotovoltaico in silicio amorfo
Nuove
tecnologie
CELLE A FILM
SOTTILE
Sono composte da strati di materiale semiconduttore
(non sempre è presente il silicio), depositati generalmente come miscela di gas
su supporti a basso costo (vetro, polimeri, alluminio) che danno consistenza
fisica alla miscela. La deposizione di un gas consente l’utilizzo di una
ridotta quantità di materiale attivo. I processi produttivi per la
commercializzazione dei film sottili inoltre possono essere fortemente
automatizzati.
Tra queste tecnologie si sono affermate, oltre alla
tecnologia di produzione delle cella tradizionale in silicio amorfo, quelle per
la produzione di celle a film sottile in CDTE (telloruro di cadmio), di celle
in GaAs (arseniuro di gallio-rendimento di laboratorio 35%) e di celle in CIS (diseleniuro doppio di rame ed iridio). Queste tecnologie consentono
il deposito del materiale attivo in strati molto sottili (5-10 μm) e
presentano alcune peculiarità, tra cui la possibilità ad esempio di realizzare
celle in CIS con deposito su superfici flessibili.

Quando gli strati di deposizione del materiale
attivo sono più d’uno, si parla di celle multigiunzione. Al fine infatti di
migliorare l’efficienza delle celle si utilizzano celle composte, costituite da
diversi materiali semiconduttori disposti a strati, uno sull’altro, che permettono
di sfruttare le differenti porzioni dello spettro solare convertendole in
elettricità. Questa configurazione, che permette di aumentare l’efficienza
complessiva della cella, viene anche definita come Split Spectrum Cell o VMJ
(Vertical Multijunction Cell).
La ricerca attualmente è mirata anche ad
esplorare metodi utili ad abbassare il costo delle celle a film sottili
prodotte con materiali innovativi, attraverso la produzione di
supporti-pellicola meno costosi, lo sviluppo di sistemi per il recupero dei
semiconduttori a fine vita delle celle, la realizzazione di film di
semiconduttori più sottili.
FOTOVOLTAICO A
CONCENTRAZIONE
Il componente alla base delle tecnologie e dei
sistemi solari a concentrazione è un "collettore concentratore", vale
a dire un dispositivo in grado di raccogliere e convogliare la radiazione
solare verso un ricevitore. Il ricevitore può essere di tipo termico, FV o termo-FV.
In relazione alla geometria e alla disposizione del
concentratore rispetto al ricevitore si hanno i
concentratori parabolici lineari, a torre con ricevitore centrale e i
concentratori parabolici puntuali o a disco. Soprattutto negli ultimi 5-10
anni, i sistemi solari a concentrazione sono stati oggetto di profonde
innovazioni che ne hanno migliorato le prospettive, rendendo superati quei
luoghi comuni secondo i quali tali sistemi risulterebbero inadatti alle alte latitudini
o inaffidabili a causa dei complicati sistemi di inseguimento del sole.
I più recenti sistemi solari a concentrazione
sono molto diversi da quelli prodotti appena qualche anno fa. L'affidabilità
sta aumentando e concentrazioni elevate della radiazione solare possono essere
ottenute anche con sistemi completamente statici.
L'applicazione dell'ottica senza immagini ha
svolto un ruolo determinante nel migliorare la qualità delle tecnologie
utilizzate. Questa disciplina scientifica ha aperto la strada alla
realizzazione di sistemi a concentrazione sempre più versatili, più economici e
più
efficienti (fino a 3 o 4 volte) di quelli
progettati e costruiti sulla base della più nota e tradizionale ottica con
immagini. Con l'applicazione combinata dell'ottica con immagini e dell'ottica
senza immagini, la radiazione solare può essere, attraverso fasi successive,
intensificata fino e oltre a 10.000 soli anche in sistemi molto compatti. Anche
la
recente disponibilità di nuovi materiali (alcuni
utilizzati finora solo nell'industria spaziale) ha consentito di migliorare le
prestazioni dei sistemi a concentrazione: rivestimenti a film sottile, nuovi
materiali riflettenti, metalli ultraleggeri, materiali resistenti alle elevate temperature
(questi ultimi importanti per la costruzione di ricevitori capaci di operare a
temperature dell'ordine di 1.000-
Queste innovazioni sono, in alcuni casi, in una
fase di avanzato sviluppo, in altri sono applicate in impianti che possono
considerarsi quasi commerciali, rendendo particolarmente vivo in tutto il mondo
l'interesse per gli impianti solari a concentrazione, come si è potuto constatare
nel corso del seminario internazionale "New Advances in
Concentrating Solar Power" tenutosi a
Verona in occasione di Solarexpo2000.
In Italia il tema del solare a concentrazione, dopo circa 15 anni, è tornato ad essere di grande attualità a seguito di un finanziamento di 100 milioni di euro assegnato all'ENEA per un Piano strategico di sviluppo del solare termoelettrico su larga scala.

Concentratore solare
I sistemi FV a concentrazione sono stati oggetto
di interesse sin dalle prime applicazioni terrestri del FV per la possibilità
che essi offrono di ridurre la superficie di celle necessaria sostituendola con
una superficie di raccolta dell'energia del sole composta da specchi, in
genere meno costosi. Programmi di sviluppo di
questa tecnologia furono stimolati dalla primi crisi petrolifera (1973),
soprattutto negli Stati Uniti. Si stima che dal 1975 al 1992 siano stati spesi
a livello mondiale oltre 40 milioni di dollari per lo sviluppo di questi
sistemi, senza tuttavia cogliere un concreto successo commerciale. Tale impegno
economico ha comunque rappresentato una piccola frazione rispetto a quello che
si è investito per lo sviluppo dei moduli piani, tecnologia ormai affermatasi commercialmente
per le piccole applicazioni remote. Negli anni '90 la ricerca sul FV a concentrazione
è comunque continuata, portando ad importanti sviluppi tecnologici
che sembrano promettere un'applicazione su larga
scala di questi sistemi, partendo da taglie da 100 kW, per arrivare, nel tempo,
alla realizzazione di centrali da centinaia di MW. Le celle FV a concentrazione
in silicio oggi disponibili sono progettate per operare fino ed oltre 500 soli
ed hanno efficienze che superano anche il 26%. La radiazione concentrata può
inoltre essere filtrata rimuovendone una parte della componente termica con incrementi
di efficienza dell'ordine del 30%.
I dati sulla radiazione solare diretta, la sola
in genere utilizzata nei sistemi solari a concentrazione, sono oggi molto più
accurati rispetto al passato ed hanno consentito di riscontrare che anche alle alte
latitudini un sistema a concentrazione riceve l'80% della
radiazione solare annuale di un pannello solare
piano. In aggiunta agli sviluppi tecnologici, varie altre considerazioni di
carattere generale stanno rendendo attraente questa tipologia di PV.
Il silicio di grado solare proviene dagli scarti
del silicio per uso elettronico, la cui produzione annuale, ora di 16.000 t,
non dovrebbe subire incrementi significativi nei prossimi 10-20 anni. Questa dipendenza
del silicio solare da quello elettronico pone un serio limite alla ulteriore
crescita dei moduli PV piani. D'altro canto la produzione
diretta di silicio solare non è, ad oggi,
fattibile sul piano economico ed altri tipi di celle, come quelle GaAr
(Gallio-Arseniuro), anche se sperimentate con successo, sono ben lontane dalla
maturità commerciale.
Il FV a concentrazione richiede celle molto più
sofisticate e quindi più costose (la spesa, tuttavia, è ampiamente compensata
dal minor costo degli specchi) ma non porrebbe limiti alla disponibilità di
silicio, in quanto le quantità richieste si ridurrebbero di un fattore 1000.
LE CELLE
SOLARI “DYE-SENSITIZED”
Il principio di funzionamento di queste celle,
individuato già nel 1990 dal chimico svizzero Michael Graetzel, si basa su un
processo simile a quello della fotosintesi. Mentre in una cella convenzionale
il silicio svolge tutte e tre le funzioni necessarie al funzionamento del
sistema assorbendo la luce solare, resistendo al campo elettrico necessario a
separare gli elettroni dalle lacune e conducendo le cariche libere (elettroni
e lacune) ai collettori delle celle, nella celle Dye-sensitized ciascuna delle
tre funzioni è assegnata ad una sostanza diversa.
La cella Dye-sensitized utilizza un colorante
organico (in pratica un fotosensibilizzatore) per assorbire la luce creando
una coppia elettrone-lacuna.
Uno strato di ossido metallico nanoporoso ad
elevata area superficiale viene utilizzato quale conduttore di elettroni mentre
si utilizza un elettrolita liquido come conduttore delle lacune. Ulteriori
sviluppi di queste celle prevedono la sostituzione dell’elettrolita liquido
generalmente usato per la funzione del trasporto delle lacune con polimeri
conduttori. Ciò potrebbe consentire un’ulteriore riduzione dei costi e quindi
un importante passo verso la competitività dell’elettricità solare
fotovoltaica. Infatti, l’obbligo di assolvere a tutte e tre le funzioni
contemporaneamente comporta, nelle celle tradizionali, la necessità di
disporre di semiconduttori estremamente puri con un costo di conseguenza molto
elevato. Il team Ricerca e Sviluppo della STMicroeletectronics, società
italo-francese leader nella produzione di semiconduttori, è impegnato nello
sviluppo degli approcci di ricerca del professor Graetzel. L’azienda ritiene
sia possibile produrre sistemi fotovoltaici con semiconduttori organico-polimerici
ad un costo di 200 € al kWp pari a circa 20 volte meno dei sistemi
attuali al silicio, l’efficienza dovrebbe essere del 5-10% e quindi per avere 1
kWp di picco servono dai 20 ai
Proprietà elettriche delle celle
In letteratura si indica come curva
caratteristica di una cella fotovoltaica la curva che interessa il quarto
quadrante del sistema cartesiano del quale vengono diagrammate corrente e tensione.
L’effetto provocato dall’irraggiamento può
essere rilevato misurando la tensione ai due morsetti di una cella fotovoltaica
(tensione di circuito aperto Vca). Se il circuito viene chiuso su un
amperometro è possibile misurare la corrente di corto circuito. Per costruire
l’intera curva caratteristica di una cella occorrono un resistore variabile
(shunt), un voltmetro ed un amperometro.
Per confrontare il comportamento di celle
diverse è necessario definire univocamente le condizioni rispetto alle quali
devono essere eseguite le misurazioni.
In base alle norme IEC 60904/ DIN EN 60904 tali
valori di riferimento (STC) sono:
·
Irraggiamento:
1000 W/m2
·
Temperatura
di esercizio della cella:
·
Distribuzione
spettrale della radiazione solare conforme alle IEC 60904-3 e massa d’aria AM= 1,5
La curva di potenza è caratterizzata dai
seguenti tre punti:
- Punto di massima potenza o MPP ( Maximum Power
Point): è il punto in corrispondenza
del quale la cella eroga la massima potenza. Le variabili che descrivono questo
punto sono la potenza Pmp , la tensione Vmp, e la
corrente Imp di massima potenza. La potenza, in questo caso, è
espressa in “watt di picco” (Wp) per indicare che è stata misurata
in condizioni standard (STC);
- La corrente di corto circuito Icc,
che per celle in silicio monocristallino ( 10cm x 10cm) è circa 3A (maggiore
della Imp di circa il 15%);
- La tensione di circuito aperto Vca,
che per celle in silicio monocristallino (10cm x 10cm) è circa compresa tra
0,5V e 0,6V, mentre celle amorfe delle stesse dimensioni hanno una Vca di 0,6V e 0,9V.

La curva caratteristica delle celle amorfe
differisce da quella delle celle in silicio cristallino considerevolmente: il
punto di massima potenza si ha in corrispondenza a circa 0,4V ed, in generale,
l’intera curva è più piatta (minore efficienza significa infatti anche minore
corrente).
Per ottenere la medesima potenza conseguibile
con una cella di dimensioni standard in silicio cristallino occorre, una
superficie amorfa maggiore. Anche l’inverter e l’inseguitore del Punto di Massima
Potenza devono avere caratteristiche diverse da quelli impiegati per le celle
cristalline.
E’ importante sottolineare che la curva
caratteristica di una certa cella fotovoltaica si modifica al variare di due
parametri: l’irraggiamento e la temperatura di esercizio della cella stessa.
In particolare, al crescere dell’irraggiamento,
Un altro parametro importante ai fini della
valutazione delle prestazioni della cella è il “Fill Factor” o “Fattore di
Forma” (FF) dato dal rapporto tra la potenza della corrente di corto circuito
per la tensione di circuito aperto.
Il fattore di forma FF indica quindi quanto
l’area sottesa dalla curva caratteristica si discosta da un rettangolo di area
Icc x Vca.
FF=
(Imp x Vmp) / (Icc x Vca)
Valori tipici del fill factor per celle in
silicio cristallino sono compresi tra 0,75 e 0,85, mentre per il silicio amorfo
il FF è pari a 0,5-0,7.
SENSIBILITA’ ALLO SPETTRO SOLARE
A seconda del tipo di silicio e della tecnologia
impiegati, le celle sono caratterizzate da una diversa sensibilità alla
distribuzione spettrale tipica della radiazione solare, che ha un picco di
potenza nel campo del visibile (0,38µm <λ< 0,78µm). In particolare,
le celle in silicio cristallino sono più sensibili alla radiazione nella banda
delle onde lunghe (ordine del micron), mentre le celle a film sottile
reagiscono in modo più efficiente alla radiazione nel campo del visibile. Le
celle in silicio amorfo rispondono invece in modo ottimale alla radiazione
nella banda delle onde corte. Nelle celle a giunzione multipla, tipicamente le
celle a film sottile con strati sovrapposti di silicio amorfo caratterizzati da
una diversa sensibilità allo spettro solare, viene coperta in modo ottimale la
gran parte della distribuzione spettrale. Inoltre, questo tipo di celle si
comporta in modo molto efficiente in condizioni di scarsa insolazione.
In una cella a tripla giunzione, ad esempio, lo
strato superficiale assorbe la luce di colore blu lasciando passare le altre
componenti della radiazione. Lo strato intermedio assorbe la luce di colore
giallo-verde mentre, in ultima istanza, il terzo strato è fotosensibile alla
luce di colore rosso.
EFFICIENZA DELLE CELLE FOTOVOLTAICHE
L’efficienza
di una cella fotovoltaica è calcolata come rapporto tra la potenza di picco (Pp)
e la potenza irraggiata dal sole, ed è pertanto uguale a:
η= Pp/ (E x A)
Dove:
E è l’irraggiamento solare espresso in W/m2
A è l’area della cella (nel caso di un modulo, è
l’area del modulo espressa in m2)
L’efficienza riportata nelle schede tecniche dei
moduli fotovoltaici è sempre riferita alle condizioni standard (STC).
E’ importante osservare che l’efficienza di una
cella varia con l’irraggiamento e con la temperatura di esercizio della cella.
In casi diversi dalle condizioni standard, il
valore dell’efficienza è dato come differenza tra l’efficienza nominale (ηstc)
e la variazione di rendimento (Δη) che si ha a seguito di una
variazione delle condizioni di prova:
η= ηstc-
Δη
Il fattore S è espresso come rapporto tra
l’irraggiamento effettivo e l’irraggiamento che si avrebbe in condizioni
standard (1000 W/m2). Tramite il fattore S così definito, è
possibile valutare il valore approssimato dello scostamento dell’efficienza dal
suo valore nominale, a temperatura costante, utilizzando la seguente formula
approssimata:
Δη= -0,04 x ηstc x S
Con un irraggiamento di 500 W/m2, S
assume un valore di 0,5: pertanto considerando, a titolo di esempio, una cella
in silicio cristallino con ηstc pari al 15,4%, si ha che la
corrispondente diminuzione di efficienza è approssimativamente pari a
Δη= -0,04 x 0,154 x 0,5 = 0,004
Il nuovo valore dell’efficienza sarà, quindi,
all’incirca del 15%.
Un risultato diverso è conseguibile utilizzando
celle a tripla giunzione, la cui efficienza aumenta anche del 30% rispetto al
valore nominale in condizioni di scarso irraggiamento.
Come accennato in precedenza, il rendimento
della cella è sensibile anche alla temperatura di esercizio della cella. Le
celle in silicio cristallino raggiungono la massima efficienza a basse
temperature (all’aumentare della temperatura l’efficienza, invece, diminuisce
rispetto al valore nominale). La risposta delle celle alla variazione di
temperatura cambia, tuttavia a seconda del tipo di cella e del materiale
impiegato.
In prima approssimazione, nel caso di celle
cristalline si stima una variazione percentuale del rendimento pari allo 0,45%
per °C (fattore di temperatura).
La variazione di rendimento registrabile a
temperature diverse da quella standard (
Δη= -0,45% x (25°C- ΔT) x
ηstc
Il fattore di temperatura (variazione
dell’efficienza per °C) dipende a sua volta dal grado di irraggiamento: con
bassi valori dell’irraggiamento, nelle celle cristalline, l’effetto temperatura
è piuttosto contenuto ( con E= 1000 W/m2 il fattore di temperatura è
pari a -0,15% per °C)
Diversamente, il fattore di temperatura delle
celle in silicio amorfo in condizioni di scarso irraggiamento ha segno positivo
e può arrivare fino a +1,4% per °C
Materiali e ricerca, vantaggi e svantaggi
Le differenti tecnologie per la produzione delle
celle fotovoltaiche e le diverse celle che di conseguenza i produttori sono in
grado di offrire, presentano pregi e difetti specifici.
In termini generali, si può affermare che i
rendimenti migliori appartengono ai pannelli in silicio monocristallino
seguiti a breve da quello policristallino, sebbene alcuni nuovi materiali
abbiamo mostrato in laboratorio rendimenti estremamente promettenti. Il calo
del rendimento avviene generalmente a fronte di una diminuzione, in verità non
proporzionale, dei costi del prodotto. I pannelli monocristallini inoltre sono
quelli che garantiscono la miglior prestazione nel tempo in termini di durata,
affidabilità e costanza nei rendimenti. Il processo produttivo che porta alla
creazione di tali celle è tuttavia complesso e alquanto energivoro, ragioni
queste del costo elevato del prodotto.
La nuova tecnologia del silicio amorfo è
caratterizzata da una marcata versatilità d’impiego. La possibilità di
depositare il materiale attivo su substrati di diverso tipo da usare anche
quali elementi strutturali nelle facciate degli edifici rappresenta
un’opportunità considerevole per la diffusione di questo tipo di celle.
L’integrazione del pannello negli edifici costituisce inoltre un passo avanti
verso la loro indipendenza energetica e la produzione di energia da fonte
solare su larga scala. Resta tuttavia da superare l’ostacolo costituito dal
basso rendimento di queste celle e dal degrado delle prestazioni che i
pannelli in amorfo mostrano già dopo 10 anni.
Anche l’ingegnerizzazione degli stessi moduli di
silicio ha subito, negli ultimi anni, modifiche sostanziali con l’introduzione
della tecnologia laser a contatti sepolti (LGBG) per le celle fotovoltaiche al
silicio. La tecnologia attualmente più usata per la realizzazione delle celle
al silicio prevede che i contatti metallici vengano saldati sulla superficie
della cella, comportando alcuni svantaggi fra cui una riduzione dell’area
captante. La tecnologia LGBG si basa invece sulla possibilità di “nascondere” i
contatti all’interno della cella. Un laser viene utilizzato per creare dei
solchi sulla superficie della cella all’interno dei quali viene poi fuso il
metallo a base di rame che fungerà da conduttore per l’elettricità prodotta.
Tale processo, inventato da Martin Green e Stuart Wenham nel 1984, è stato poi
applicato per la realizzazione di celle commerciali dal 1992. Attualmente le
celle LGBG raggiungono un’efficienza del 17%, ma gli esperti prevedono di raggiungere
a breve il 20%. Un discorso a parte deve essere fatto per i nuovi film sottili,
per i quali non sono disponibili dati di rilevanza statistica che consentano di
trarre delle conclusioni generali. I nuovi prodotti rappresentano tuttavia una
promessa per il futuro in termini di riduzione dei costi e aumento delle
prestazioni del sistema. La divisione di Scienze dei Materiali (MSD) del
Lawrence Berkeley National Laboratory, in collaborazione con alcuni gruppi
della Cornell University e dell’Università Ritsumeikan del Giappone, ha
scoperto che il valore del gap di banda di un particolare semiconduttore, il
nitruro di indio (InN), non è pari a 2 elettronvolt (eV) come si riteneva
finora, ma è molto più basso e dell’ordine dei 0,7 eV. Questa scoperta permetterebbe
la costruzione di un singolo sistema di semiconduttori con leghe di indio,
gallio e azoto, virtualmente in grado di convertire l’intero spettro della luce
solare (dall’infrarosso all’ultravioletto) in corrente elettrica. La
limitazione principale infatti dell’efficienza delle celle, siano esse
realizzate in silicio o con materiali diversi, è causata dall’intervallo, o
gap, fra le bande di energia del semiconduttore, che non è in grado di
assorbire i fotoni di bassa energia. Il nitruro di indio e gallio dovrebbe, in
teoria, permettere di coprire l’intero spettro della luce solare. Finora,
questo materiale non era stato preso in considerazione anche perché i suoi
cristalli presentano numerose irregolarità. D’altro canto, i vantaggi sono
molti: dal costo non eccessivo all’elevata capacità termica e dalla resistenza
alla radiazione, proprietà ideali per una cella solare
Il quadro fin qui presentato è riassunto
sinteticamente nella tabella seguente che espone i punti di forza e le
principali debolezze dei diversi tipi di celle fotovoltaiche attualmente
disponibili sul mercato, ovvero ancora in fase di prototipo di laboratorio.
CARATTERISTICHE RIASSUNTIVE
DELLE TECNOLOGIE DI PRODUZIONE DEI PANNELLI
|
|
SILICIO MONO |
SILICIO POLI |
SILICIO AMORFO |
GaAs |
CIS |
|
Dimensioni lato cella |
8- |
12- |
Variabili (standard comm. |
Variabili |
Variabili |
|
Spessore cella |
250-350 μm |
250-350 μm |
pochi μm |
5-10 μm |
5-10 μm |
|
Rendimento cella |
14-17% |
10-14% |
4-6% singolo 7-10% tandem |
25% |
8-10% |
|
Vantaggi |
- Alto rendimento - Stabilità - Tecnologia affidabile |
- Costo minore - Fabbricazione più semplice - Migliore occupazione
dello spazio |
- Buon rendimento in caso
di irragg. diffuso - Adatto a supporti
flessibili |
- Alta resistenza alle alte
temperature - Adatto ad applicazioni
aeronautiche |
- Molto stabile - Utilizzabile su substrati
flessibili |
|
Svantaggi |
- Costo - Energia grigia - Elevata quantità di
materiale necessario - Complessità di produzione |
- Minor rendimento - Sensibilità alle impurità |
- Basso rendimento
complessivo - Degrado iniziale delle
prestazioni - Scarsa stabilità negli
anni |
- Tossicità - Scarsa disponibilità del
materiale - Costi estremamente
elevati |
- Tossicità |
|
COSTI MEDI per kWp |
5,4 |
4,5 |
3,6 |
n.d. |
6,5 |
Componenti e schema d’impianto
Le
configurazioni tipiche che possono essere realizzate con il fotovoltaico sono:
1) Sistemi autonomi isolati dalla rete (stand-alone o isolati)
2) Sistemi connessi alla rete elettrica
(grid-connected)
3) Sistemi ibridi
1) I
sistemi autonomi sono impianti completamente indipendenti dalla rete
elettrica che si affidano esclusivamente
all’energia solare per assolvere alla
richiesta di energia di
qualsiasi portata e qualsiasi grandezza.
Sono realizzati particolarmente in zone remote dove potrebbe risultare
difficile collegarsi alla rete o dove l’allacciamento ad essa risulterebbe
troppo costoso.
L'elettricità generata dai sistemi autonomi semplici può essere usata in vari
modi, principalmente in sistemi in corrente continua (DC) senza le batterie. In
questo caso l’energia prodotta dai moduli viene direttamente utilizzata dal
carico: come per esempio in un sistema di pompaggio delle acque. La pompa
solare sommersa lavora nelle ore
diurne riempiendo i serbatoi e smette al
tramonto. I sistemi autonomi possono essere anche installati con batterie al
fine di accumulare l’energia prodotta dai moduli ed avere un sistema
completamente funzionante anche nelle ore notturne o in periodi di cattivo
tempo. Con questo sistema si possono illuminare strade e case, far funzionare
ventilatori e molte altri vari apparecchi in corrente continua già presenti in
commercio.
Nel caso di utilizzo di apparecchiature in corrente alternata (AC) bisognerà
aggiungere al sistema un inverter, che, posto tra le batterie ed il
carico, trasforma la tensione da continua in alternata consumando solo una
piccola parte di corrente per il suo funzionamento.
I sistemi stand-alone con batterie funzionano collegando i moduli fotovoltaici
alla batteria e la batteria al carico attraverso un regolatore di carica, che
permette un controllo dell’intero impianto mantenendo sempre efficiente la
carica stessa degli accumulatori. I moduli fotovoltaici caricano la batteria
durante il giorno che poi
alimenta
il carico in base al fabbisogno.
Questi
sistemi possono essere usati anche come back-up in caso di black-out.
Principali
vantaggi dei sistemi autonomi :
- l’energia è prodotta dove e quando è necessaria e come back-up durante la
notte o nei
giorni di cattivo tempo
- sono facili da trasportare, installare ed utilizzare
- tutti i moduli fotovoltaici richiedono soltanto un controllo e una pulizia
occasionale
- sono silenziosi e non inquinano
2) I sistemi connessi alla rete sono impianti
fotovoltaici collegati direttamente alla comune rete elettrica attraverso un
particolare inverter appositamente studiato per queste connessioni.
Il loro funzionamento è molto semplice: il sistema produce nelle ore diurne la
quantità di energia in base alla richiesta dell’utente (non ci sono limiti di
potenza per le installazioni, ma generalmente gli impianti per abitazioni possono
partire dal minimo di 1kWp fino al 3-5kWp, e per attività
commerciali 20-30kWp fino a 100kWp). Questa energia è
però disponibile solo nelle ore diurne. Nel caso la produzione del campo
fotovoltaico non venga utilizzata completamente, l’elettricità fornita dai
moduli viene immessa nella rete elettrica e rivenduta alla società fornitrice.
Al contrario se l’elettricità fornita dai moduli non è sufficiente in momenti
di maggiore utilizzo, la differenza
viene automaticamente
fornita dalla
rete.
In questo modo i sistemi connessi alla rete riducono il consumo di elettricità
della rete e permettono quindi di avere un rimborso direttamente dalla società
fornitrice nella bolletta.
3) I sistemi ibridi consistono in una
combinazione di moduli fotovoltaici con altre fonti di energia elettrica (ad
esempio generatori eolici, generatori idroelettrici, ecc..) per caricare
batterie e soddisfare il fabbisogno energetico, considerando le caratteristiche
e altri dettagli del luogo di installazione.
I sistemi ibridi, che non sono collegati alla rete elettrica principale, sono
sistemi autonomi e funzionano in modo indipendente
ed
affidabile.
Le migliori applicazioni per questi sistemi sono in aree remote, come ad
esempio, villaggi rurali, stazioni di telecomunicazioni, ecc…
Il sistema fotovoltaico è composto da alcuni
elementi fondamentali: il generatore, i sistemi di condizionamento e di
controllo della potenza, l’inverter, le strutture di sostegno e, nel caso degli
impianti isolati, gli accumulatori.
Il generatore è composto da un insieme di moduli
fotovoltaici collegati in serie ed in parallelo, in modo da ottenere i valori
di tensione e corrente desiderati. Il generatore è generalmente suddiviso in
stringhe di pannelli. Il trasferimento dell’energia dall’impianto all’utenza
avviene attraverso ulteriori dispositivi necessari per la trasformazione della
corrente continua in corrente alternata e per la regolazione della potenza in
uscita. Poiché l’impianto fotovoltaico produce solo nelle ore di luce, se si
vuole garantire una completa autonomia ad un’utenza isolata dalla rete, il
sistema deve essere in grado di accumulare l’energia in surplus prodotta
durante le ore di maggiore insolazione, per poi utilizzarla a richiesta
dell’utenza. Lo stoccaggio dell’energia viene realizzato mediante accumulatori
che devono soddisfare parametri specifici.
GENERATORE
La singola cella fotovoltaica costituisce il
componente elementare dell’impianto ma, per essere in grado di fornire una
potenza elettrica significativa, essa deve essere collegata in serie ad altre
celle fino a formare il modulo fotovoltaico, di potenza media compresa tra i
50 e i 200 Wp. Per aumentare ancora la potenza elettrica è
necessario collegare tra loro più moduli, in serie o in parallelo. Più moduli
collegati in una struttura comune vengono indicati con il termine di pannello,
mentre un insieme di pannelli collegati elettricamente in serie costituisce una
stringa. Infine, il collegamento in parallelo di più stringhe, fino a raggiungere
la potenza elettrica desiderata, costituisce il generatore.
L’impianto fotovoltaico nel suo complesso non è
costituito dal solo generatore, ma necessita di una serie di componenti
ausiliari di connessione alle utenze e/o alla rete di distribuzione, di
accumulo energetico e di trasformazione. Ciascuno dei dispositivi posti a valle
del generatore ha una sua specifica efficienza che condiziona la resa complessiva
del sistema..

Fig.
a)
Cella; b) Modulo; c) Stringa; d) Campo fotovoltaico.
Come già detto, le celle di silicio cristallino,
che assorbono il 60% circa del mercato dei pannelli fotovoltaici, sono
costituite da sottili fettine di semiconduttore opportunamente drogato con uno
spessore di qualche centinaio di micron e lato di circa
Sono commercializzate anche soluzioni a doppio
vetro, che consentono trasparenze talvolta essenziali per l’integrazione
architettonica dei pannelli, o pannelli con bassa trasmittanza termica e
quindi buone proprietà isolanti, che ne consentono l’utilizzo quali elementi di
tamponamento.
Le celle realizzate in silicio amorfo consentono
invece la deposizione del semiconduttore su diversi materiali e supporti fino a
realizzare prodotti leggeri e deformabili. Non è necessario l’utilizzo del
substrato di EVA e il modulo ha un aspetto molto gradevole, presentandosi come
una superficie uniforme con riflessi anche colorati. Un’altra soluzione particolarmente
interessante dal punto di vista architettonico è rappresentata dalle tegole
fotovoltaiche costituite da strisce già formate in tegole preaccostate su una
struttura di supporto.
Tutti i moduli fotovoltaici si configurano
esternamente come componenti a due terminali caratterizzati da uno specifico
valore di tensione e di corrente. Il collegamento tra le celle viene
realizzato a mezzo di sottili bandelle metalliche elettrosaldate; quelle
terminali vengono generalmente fatte uscire dal retro forando il supporto
posteriore in corrispondenza della cassetta di terminazione, che si presenta
come un contenitore plastico fissato sul retro del modulo contenente la
morsettiera che rende disponibili le due polarità.
I moduli sono poi generalmente completati con
una cornice esterna in alluminio anodizzato che facilita le operazioni di
montaggio e consente di distribuire gli sforzi dovuti al serraggio dei dadi o
ad altre sollecitazioni. Il modulo risulta inoltre protetto da infiltrazioni
poiché la cornice viene fissata con collanti siliconici.
Alcune soluzioni commerciali prevedono la
fornitura di moduli senza cornice esterna; l’aspetto della struttura risulta
più snello e questi pannelli meglio si prestano ad integrazioni
architettoniche, anche se presentano alcuni problemi di montaggio e di
isolamento.
|
CARATTERISTICHE DEI MODULI COMMERCIALI |
|
Superficie: 0,5 – |
|
Potenza: 50 – 180 W |
SISTEMI DI ACCUMULO
Laddove sia necessario immagazzinare l’energia
prodotta dal sistema fotovoltaico per renderla disponibile nelle ore di basso o
nullo irraggiamento, l’impianto deve essere completato con una batteria di
accumulatori di opportuna capacità che consentano anche di far fronte ai
carichi di punta richiesti dall’utenza senza dover sovradimensionare il generatore.
A prescindere dal tipo di accumulatore scelto, questa integrazione rappresenta
sempre un elemento critico del sistema poiché richiede un’accurata manutenzione
per evitare un decadimento veloce delle prestazioni. I requisiti principali
degli accumulatori adatti all’accoppiamento con i generatori fotovoltaici
possono essere riassunti come segue:
●
buone capacità di assorbimento e cessione di energia in piccole e grandi
quantità;
●
elevata intensità di corrente in uscita;
●
lunga durata;
●
ridotta manutenzione;
●
ridotta autoscarica.
Tra le batterie disponibili sul mercato le più
idonee risultano quelle al piombo acido che hanno registrato negli ultimi anni
un incremento di prestazioni ed affidabilità dovuto soprattutto al largo
impiego di una tecnologia analoga adottata nell’industria automobilistica.

Batteria al piombo acido
Infatti, sebbene le caratteristiche peculiari
delle batterie per impiego nel settore del fotovoltaico le differenzino, per
specifiche costruttive e per prestazioni elettriche, da quelle utilizzate nel
settore dell’autotrazione, le due tecnologie condividono alcune scelte costruttive.
In termini di prezzo, è necessario evidenziare
che le batterie risultano, più ancora dei moduli fotovoltaici, i componenti più
costosi dell’impianto; richiedono infatti una sostituzione al termine della
loro vita utile che risulta generalmente di 6 ÷ 8 anni, contro una vita utile
dei pannelli di 30 anni. È necessaria inoltre una periodica manutenzione.
Oltre alle batterie al piombo acido, il mercato
offre, per l’impiego nei sistemi fotovoltaici, le batterie al nichel/cadmio che
però risentono ancora dell’effetto memoria, hanno una maggiore autoscarica e
presentano il problema dello smaltimento finale del cadmio, ma offrono una
vita utile più lunga.
In ogni caso, qualunque sia la scelta in merito
al tipo di accumulatore, particolare attenzione deve essere riservata
all’alloggiamento dello stesso. È da preferire, qualora sia possibile, la
collocazione all’interno di locali esenti da umidità, polveri sospese e fumi,
con temperature comprese tra i +5 e i +
È molto importante anche l’aerazione del locale,
dato che il processo di carica e scarica sviluppa una miscela esplosiva di
ossigeno ed idrogeno che può essere portata, mediante opportuna ventilazione,
al di sotto del limite di esplosività.
Si riportano nella tabella a seguire i costi
indicativi di alcuni accumulatori al piombo, ricordando che il costo
dell’accumulatore risulta proporzionale alla sua capacità, intesa come carica
espressa in amperora [Ah] erogati alla temperatura di
|
Tipo |
Capacità [AH a 10 ore] |
Tensione (V) |
Costo al pubblico [€] |
|
Piombo ermetico |
65 |
12 |
100 |
|
Piombo acido |
67 |
12 |
170 |
|
Gel |
65 |
12 |
150 |
REGOLATORE DI CARICA
Per evitare scariche troppo profonde degli
accumulatori così come cariche eccessive, si impiegano opportuni regolatori di
carica .
Nei sistemi stand-alone la tensione nominale del
generatore FV deve essere più alta di quella di ricarica delle batterie per far
si che la tensione di MPP ( Maximum Power Point), alle alte temperature, sia sufficiente
per la ricarica considerando anche le cadute di tensione nei cavi e nei diodi
di stringa pari circa all’1-2% del totale. In questo caso,, il regolatore di
carica misura la tensione della batteria e la protegge da fenomeni di
sovraccarica attraverso una delle seguenti azioni:
-scollegando il generatore FV quando si supera
la tensione di soglia della batteria
corto
circuitando il generatore con un regolatore di shunt
-regolando la tensione con un regolatore dotato
di MPPT

Regolatore
di carica Regolatore
di carica
con
display per carichi di
piccola potenza (max 40W)
elevati (20A).
Per evitare che nei periodi di bassa insolazione
la batteria si scarichi alimentando il generatore FV si usa un diodo che blocca
le correnti inverse, e che solitamente è integrato nel regolatore di carica.
Per ottimizzare le operazioni degli accumulatori
ed aumentarne sensibilmente la vita, sono necessari dei regolatori di carica
molto flessibili che siano in grado di adattarsi alle diverse condizioni di
carica e di temperatura delle batterie.
Le principali mansioni di un moderno regolatore
di carica sono:
- ottimizzazione della carica dell’accumulatore
- prevenzione da sovraccarica
- prevenzione da fenomeni di scarica
indesiderati
- protezione da scarica profonda
- informazioni sullo stato di carica
Inoltre un buon regolatore deve offrire:
• Affidabilità.
• Semplicità costruttiva: per correnti inferiori
a 30–40° (tensioni 12/24V) il mercato offre regolatori compatti e totalmente elettronici,
mentre per generatori di taglia maggiore si ricorre a regolatori a controllo
elettronico con attuazione elettromeccanica.
• Regolazione ON-OFF: consiste nella completa
connessione o sconnessione del generatore fotovoltaico dalla batteria quando la
tensione della stessa oltrepassa una prestabilita soglia.
• Regolazione con MPPT.
INVERTER
I convertitori sono apparecchi elettronici in
grado di convertire le grandezze elettriche tensione e corrente di un circuito
in valore e/o forma. Fra le varie tipologie di convertitori statici di potenza,
quelli in grado di convertire la corrente continua in corrente alternata
vengono, in genere, identificati con la dizione tecnica inverter.
Negli impianti collegati alla rete, la tensione
continua da convertire in alternata è quella del generatore FV mentre, in
quelli stand-alone, è quella presente al nodo generatore-batteria di accumulatori.
Per gli impianti grid-connected, l’inverter deve essere in grado di immettere
energia nella rete di distribuzione collegata al sistema elettrico nazionale.
Le funzioni svolte dalle principali sezioni in
cui è logicamente possibile suddividere un inverter sono le seguenti:
• Maximum Power Point Tracker (MPPT). Questo
dispositivo ha lo scopo di individuare istante per istante quel particolare
punto sulla caratteristica I-V del generatore PV per cui risulta massimo il
trasferimento di potenza verso il carico posto a valle. Il MPPT si rende
necessario perché, come abbiamo in precedenza visto, la curva caratteristica
I-V di una cella FV, non rimane costante ma varia istantaneamente al
modificarsi delle condizioni di irraggiamento solare e col variare della
temperatura: queste continue variazioni provocano continuamente lo spostamento
del punto di massima potenza.
• Ponte di connessione. E’ il cuore
dell’inverter e permette di passare dalla corrente continua alla corrente
alternata facendo uso di dispositivi semiconduttori (transitori, tiristori,
ecc) pilotati con sequenze di impulsi di comando controllati.
• Trasformatore. Le funzioni del trasformatore
sono due: la prima di adeguamento del livello di tensione di circuito primario
con il valore richiesto dal carico e la seconda la separazione galvanica (o
metallica) tra generazione FV e utenza. Nei casi in cui non
sia richiesta la separazione galvanica tra i
circuiti a monte e a valle del trasformatore, la presenza di quest’ultimo non è
strettamente necessaria in quanto l’innalzamento o la diminuzione della
tensione del generatore ai valori richiesti dal carico può essere realizzata
elettronicamente.
• Protezione di massima corrente. Provvede a
sezionare l’uscita dei circuiti di potenza quando viene superata una
determinata soglia di corrente. In genere ogni macchina è dotata anche di un
dispositivo di protezione con intervento magnetotermico
utilizzato come rincalzo a salvaguardia
dell’inverter stesso.
• Protezioni di interfaccia con la rete
elettrica. Gli impianti grid-connected devono essere in grado di disconnettersi
automaticamente in caso di malfunzionamento di quest’ultima come, ad esempio,
quando avviene una interruzione della fornitura di energia elettrica.

Inverter
Al
giorno d’oggi appartiene all’equipaggiamento standard degli inverter
disponibili sul mercato anche un’interfaccia per PC oppure un display interno
che rilevi tutti i dati notevoli di funzionamento dell’inverter. Per la
connessione in rete esistono inverter che presentano diversi schemi di
connessione, raggruppabili essenzialmente in tre categorie:
•
Inverter centrale, per moduli o per stringa .
•
Inverter con o senza trasformatore (interruzione galvanica).
•
Inverter con controllo trifase della rete o ENS (dispositivo di interruzione dell’
erogazione da parte dell’inverter, inaccessibile ai gestori della rete).
Gli inverter senza trasformatori hanno in linea
di principio un rendimento più alto dal momento che si evitano le dispersioni
relative al trasformatore. Questo tipo di apparecchiature lavorano con tensioni
di ingresso più alte anche se questo comporta maggiori provvedimenti per la
sicurezza. Importante, per la definizione delle misure di sicurezza da applicare
per il circuito a corrente continua, è la presenza o meno di
un’interruzione galvanica tra ingresso e uscita
dell’inverter.
Per la protezione da un contatto indiretto
(contatto con una parte conduttiva che per errore è sotto tensione) all’interno
del circuito di corrente continua si possono usare materiali isolanti della
classe II. Se i moduli non posseggono la classe II per la protezione dai
contatti indiretti è necessario che la tensione a vuoto del generatore PV non superi
mai 120 VCC e l’inverter utilizzato deve avere un'interruzione sicura
tra l’ingresso a corrente continua e la tensione alternata della rete;
l’inverter deve anche avere la capacità di lavorare con tensioni di input
adeguate a tensioni di sistema molto più basse. La maggior parte degli inverter
disponibili sul mercato hanno un sistema di controllo dell’isolamento che
verifica lo stato dei cavi in corrente continua.
La produzione annuale di energia di un impianto
FV è definita tra l’altro anche dal grado di efficienza dell’inverter scelto e
dalla sua capacità di adeguamento alla potenza del generatore FV. In generale gli
inverter possono essere sottodimensionati. L’adeguamento di potenza tra
l’inverter e il generatore, cioè il rapporto tra la potenza
nominale dell’inverter e quella del generatore
deve essere scelta in modo che l’inverter ottenga un grado di efficienza
massimo sul funzionamento annuale. Un sovradimensionamento del generatore presenta
il vantaggio che l’inverter lavora più spesso in campi di carico parziale e
quindi con maggiore grado di rendimento di
trasformazione. Il rapporto ottimale di
adeguamento dipende fra l’altro anche dal
sito e dall’orientamento del generatore FV
(frequenza dell’intensità di irraggiamento) e dall’andamento della curva del
grado di efficienza del rendimento dell‘inverter in questione. Nel caso di un
generatore dall’orientamento ottimale la potenza nominale di CC dell’inverter dovrebbe
essere dall’80 al 100% della potenza nominale del
generatore.
|
|
Sono tre i diversi sistemi per l’erogazione di
energia all’interno del gruppo degli impianti connessi in rete:
• Inverter centrale con connessione in serie e
parallela dei moduli PV dalla parte del circuito in continua. La raccolta
dell’energia avviene esclusivamente dalla parte della corrente continua.
Fig. Diversi tipi di
inverter
• Inverter a stringa (inverter orientato ai
moduli) con connessione in serie dei moduli PV dalla parte della continua e connessione
in parallelo dalla parte dell’inverter. In alcuni inverter di questo tipo si
possono collegare anche due o più stringhe.
• Inverter integrati nei moduli per singoli
moduli PV con connessione in parallelo dell’inverter dalla parte dell’inverter.
La raccolta dell’energia avviene esclusivamente dalla parte dell’inverter.
Lo schema a inverter centrale è il più
utilizzato perché contiene i costi. Negli impianti con inverter centrale il
generatore FV è composto da diverse stringhe in parallelo, ognuna composta da
moduli connessi in serie. Le stringhe vengono raccolte nella scatola di
connessione del generatore e collegate mediante una linea principale
all’inverter. La connessione in parallelo di più inverter di minore potenza in combinazione
master-slave fa aumentare il grado di efficienza a carico parziale ma porta a
un aumento dei costi di investimento.
Negli impianti con inverter a stringhe non è
necessaria la scatola di connessione, poiché le stringhe si collegano
direttamente all’inverter. Questo riduce il tempo di installazione dalla parte
del circuito in continua.
Gli inverter integrati nei moduli sono di
piccola taglia, con potenze da 100W a 500W. Questi vengono montati direttamente
sul retro del modulo o nelle sue immediate vicinanze. In questo modo si evita
tutta la parte delle connessioni in corrente continua. Il costo specifico di un
inverter centrale è in parte molto inferiore a quello degli inverter integrati
nel modulo e inoltre gli inverter di bassa potenza hanno un grado di efficienza
inferiore. Dall’altra parte un sistema con inverter centrale richiede una
maggiore quantità di installazioni dalla parte del circuito in corrente
continua, che a confronto con la tecnologia di installazione in alternata
presenta costi maggiori. Gli inverter integrati nei moduli rendono superflua la
presenza della scatola di connessione (compresi tutti gli altri relativi dispositivi
necessari) e inoltre i circuiti di continua vengono in parte o completamente
sostituiti da circuiti in alternata, meno costosi. L’impiego di inverter a
stringhe oppure integrati nei moduli rende necessario un sistema di rilevamento
e di controllo dei dati e può rendere la manutenzione più onerosa. D’altro
canto la regolazione "individuale" del punto di massima potenza MPPT
può aumentare il grado di rendimento di tutto il sistema, soprattutto quando si
parla di integrazione nell’edificio, poiché ogni elemento può funzionare al massimo
indipendentemente dagli altri che in quel momento si trovano sottoposti per
esempio ad altre condizioni di irraggiamento. Risulta anche più facile in
questo modo realizzare un ampliamento dell’impianto per fasi.
ANALISI
DELLA SOSTENIBILITA’ ECONOMICA ED AMBIENTALE
Un nuovo modello di generazione
energetica
Negli ultimi 50 anni la
generazione energetica centralizzata è stata considerata il mezzo più
efficiente per produrre e distribuire elettricità ad un ampio numero di
consumatori. In effetti il contributo offerto dall’economia di scala alla produzione
di energia da centrali a combustibili fossili (e ad energia nucleare) permette
di ridurre i costi di produzione, anche alla luce della relativa disponibilità
di combustibili fossili a basso costo e dei sostegni per lo sviluppo delle
infrastrutture per la distribuzione dell’energia.
Tuttavia lo sfruttamento dei combustibili
fossili per la produzione energetica non potrà continuare a lungo sia a causa
della progressiva riduzione della disponibilità dei combustibili stessi sia per
l’aumentata consapevolezza in merito all’impatto ambientale associato allo
sfruttamento delle fonti non rinnovabili ed ai processi di combustione. Il
modello attuale di generazione energetica, basato appunto sulle grandi centrali
a combustibili fossili, richiede inoltre una rete di distribuzione energetica
che copra l’intero territorio. I costi di questa sovrastruttura sono elevati in
termini di investimento e di spesa di manutenzione. Anche la rete degli
elettrodotti presenta inoltre alcune problematiche ambientali che ultimamente
sono state oggetto di attenzione pure da parte dell’opinione pubblica.
Quanto sopra esposto fa supporre che nell’ottica
di uno sviluppo sostenibile della nostra società, il modello energetico dovrà
in futuro essere orientato verso la generazione distribuita sul territorio. La
produzione dovrà essere affidata anche agli impianti di piccola-media taglia
che potranno soddisfare la richieste delle utenze poste nelle vicinanze
dell’impianto energetico riducendo la loro dipendenza dalle grosse reti di
distribuzione ed evitando il trasporto dell’energia sulle lunghe distanze e le
perdite associate.
La generazione elettrica a piccola scala,
connessa alla rete elettrica di distribuzione, viene detta generazione (o
microgenerazione) distribuita. Questo tipo di produzione, e quella degli
impianti fotovoltaici in particolare, presenta alcuni aspetti che giustificano
una produzione della tecnologia su larga scala.
Il modello proposto dalla generazione elettrica
distribuita consente di ridurre i costi imputabili alle infrastrutture, dovuti
al sempre crescente carico elettrico che la rete è chiamata a sopportare,
soprattutto alla luce dei picchi di carico; ne derivano alcuni disservizi quali
la sospensione della fornitura di energia a partire dagli utenti industriali
fino a quelli civili.
La generazione distribuita in un quadro di ampio
sviluppo può permettere di ritardare, se non di evitare, eccessivi aumenti nel
dimensionamento della rete. La decentralizzazione permette inoltre di evitare
le perdite di carico dovute alla rete che, nel caso dell’elettrificazione di
utenze e territori rurali, raggiungono valori prossimi al 25%.
In questo nuovo modello di generazione
energetica sul territorio si inseriscono a pieno titolo anche gli impianti
fotovoltaici. Lo sfruttamento ottimale della fonte energetica solare per la
produzione di energia elettrica prevede l’installazione di numerosi impianti di
dimensioni medio-piccole in grado di sfruttare le potenzialità dei diversi
siti. La dimensione ridotta ben si adatta agli impianti fotovoltaici; per tale
ragione non ha senso considerare l’economia di scala relativa alla taglia
d’impianto. Eventuali riduzioni di costo e vantaggi economici si avranno solo
se aumenteranno i volumi di produzione dei pannelli piuttosto che le taglie
degli impianti. Oltre ad inserirsi a pieno titolo tra le tecnologie adatte
alla microgenerazione, il sistema fotovoltaico offre numerosi aspetti positivi
che si concretizzano in altrettanti vantaggi associati all’uso della “risorsa
sole”.
Nel seguito si analizzano brevemente tali
aspetti e si danno degli spunti di riflessione, con la speranza che
l’inquadramento della tecnologia anche al di fuori delle sue caratteristiche
tecniche possa fornire un quadro più ampio e consentire un’esatta valutazione
complessiva delle potenzialità del sistema.
Parlando in termini generali e senza alcun
riferimento a specifiche situazioni che andranno valutate singolarmente, è
possibile variare la taglia di un impianto fotovoltaico aggiungendo o
rimuovendo alcuni moduli o alcune stringhe di pannelli. La dimensione del
sistema può quindi essere adeguata alle esigenze dell’utenza e ai suoi
fabbisogni energetici.
L’adeguamento non è così semplice se si
utilizzano altre tecnologie quali i gruppi elettrogeni diesel.
La modularità e la capacità di rispondere a
richieste diverse in termini di produzione energetica rendono la tecnologia
fotovoltaica uno strumento estremamente versatile che può essere facilmente
impiegato per soddisfare la richiesta energetica di una calcolatrice tascabile
così come di un capannone industriale.
Inoltre la tecnologia fotovoltaica, in virtù
della sua modularità, può essere impiegata con ottimi risultati nel settore
dell’arredo urbano.
In sintesi, si può sottolineare nuovamente che
il fotovoltaico consente di generare corrente laddove questa deve essere
impiegata; si riducono in tal modo le perdite dovute al trasporto e alla
trasformazione. Il fotovoltaico è quindi uno degli strumenti migliori per la
generazione diffusa di energia e consente la riduzione dei carichi sulla rete.
L’AFFIDABILITA’ E
Gli impianti fotovoltaici sono di facile
manutenzione, i costi relativi sono di molto inferiori a quelli che competono
alle altre tecnologie di produzione energetica, sia da fonti rinnovabili sia da
fonti non rinnovabili.
La tecnologia si basa su una proprietà
intrinseca del silicio e il processo di trasformazione energetica è semplice,
non richiede né l’utilizzo di parti in movimento, né la disponibilità di
serbatoi di stoccaggio del combustibile.
La vita utile dell’impianto è superiore a 30
anni e le sue prestazioni rimangono inalterate anche dopo 20 anni di attività.
Le norme tecniche a tutela e a garanzia della qualità assicurano la rispondenza
dei prodotti agli standard richiesti.
L’AUMENTO DELL’OCCUPAZIONE
Come ogni altra tecnologia altamente
specializzata, quella del settore fotovoltaico crea una domanda di personale
qualificato e apre nuovi settori di produzione tecnologica. È difficile stimare
quali saranno i volumi di questa domanda di manodopera che seguirà da vicino le
variazioni del mercato. Un’incentivazione del settore si tradurrà quindi in un
aumento della richiesta di manodopera e di occupazione.
La taglia dell’impianto in grado di soddisfare
le richieste di una famiglia o di una piccola comunità non è di certo
confrontabile con quella delle grandi centrali termoelettriche. È però più
facile per l’utente operare delle scelte personali di gestione dell’impianto
favorendo il risparmio energetico. Tali scelte si rifletteranno infatti
direttamente in un ritorno economico. Con l’impianto fotovoltaico l’utente
diventa anche produttore e la gestione dell’energia diventa più consapevole,
consentendo di evitare alcuni sprechi.
IL RECUPERO DEL TERRITORIO
Molto spesso, nella gestione del territorio, si
assiste al difficile ripristino di spazi urbani che derivano dalla dismissione
di particolari strutture a carattere industriale o di siti che erano stati
precedentemente destinati ad attività specifiche quali il deposito di rifiuti
da discarica o simili. Proprio le discariche controllate, ad esempio, non
possono essere sede di nuove costruzioni. È possibile recuperare questi spazi
in vari modi; tra le opportunità di recupero si deve ricordare anche quella di
utilizzare lo spazio per l’installazione dei pannelli fotovoltaici a mezzo di
strutture facilmente smontabili che consentano la manutenzione ottimale della
discarica. Esperienze in tal senso sono state fatte negli Stati Uniti con
notevoli successi. I generatori fotovoltaici sono facilmente rimovibili ed
esercitano un basso carico sul terreno senza creare particolari problemi alla
gestione della discarica stessa ma consentendo invece un recupero secondario del
territorio. Un altro esempio di recupero degli spazi urbani marginali mediante
l’impiego della tecnologia fotovoltaica è quello degli impianti installati al
di sotto delle linee di corrente ad alta tensione, dove non solo non è
possibile edificare, ma non è neppure possibile utilizzare in sicurezza
macchine operatrici che superino restrittivi limiti d’altezza.
A parte i due casi particolari descritti sopra,
anche lo sfruttamento di tetti, tettoie e pensiline per la posa dei pannelli
rappresenta un esempio di recupero e valorizzazione del territorio urbano. Per
dirlo con uno slogan, insomma, “il fotovoltaico si accontenta degli spazi
marginali”.

Le richieste di energia elettrica di una
generica utenza possono essere descritte in maniera accurata ed esaustiva
quando si disponga della curva di carico associata. La curva di carico mostra
il consumo di energia elettrica dell’utente nell’arco della giornata (ovvero
nell’arco del mese o dell’anno, in funzione del livello di dettaglio scelto).
Analogamente l’impianto fotovoltaico è
caratterizzato da una curva di produzione che evidenzia l’energia prodotta dal
generatore nell’arco della giornata al variare dell’insolazione.
In molti casi è possibile ottenere una buona
sovrapposizione tra la curva di carico giornaliera e la curva di produzione
dell’impianto; anche tra le curve mensili è possibile una buona sovrapposizione
in determinati tipi di applicazioni. L’impianto produce energia quando ce n’è
più bisogno; è questo il caso tipico degli impianti di climatizzazione. I
condizionatori consumano più energia quanto più la radiazione solare scalda
gli ambienti; parallelamente, l’impianto fotovoltaico produce più energia
quanto più la radiazione solare è intensa.
L’ELETTRIFICAZIONE NEI PVS (PAESI IN VIA DI
SVILUPPO)
Il fotovoltaico consente l’elettrificazione
delle utenze isolate nei confronti delle quali rappresenta talvolta l’unica
opzione, soprattutto quando si tengano in considerazione anche gli aspetti
ambientali. È già stato sottolineato infatti come in alcune situazioni, laddove
ad esempio sussistano vincoli paesaggistici o ambientali che non consentono la
realizzazione di elettrodotti aerei o interrati per il trasporto dell’energia,
la generazione elettrica a mezzo della tecnologia fotovoltaica offre soluzioni
ben integrabili nell’ambiente e certamente affidabili. Inoltre, in queste
situazioni spesso l’impianto fotovoltaico ha anche forti implicazioni sociali.
Ad esempio, l’illuminazione di una scuola in una zona rurale permette
un’educazione serale e attività comunitarie; l’alimentazione di un frigorifero
aiuta l’efficacia dei programmi di immunizzazione alle malattie endemiche.
Due miliardi di persone al mondo non dispongono
di energia elettrica: per i Paesi in Via di Sviluppo (PVS) la tecnologia
fotovoltaica rappresenta una valida risposta. La bassa densità dell’utenza
caratteristica di questi territori non giustifica infatti l’elettrificazione
del territorio a mezzo di infrastrutture stabili di distribuzione energetica.
L’energia prodotta in prossimità del sito di
utilizzazione ha un valore maggiore di quello dell’energia fornita dalle
centrali tradizionali e trasportata a mezzo elettrodotto fino all’utente.
Vengono infatti evitate le perdite di trasporto. La produzione di energia
elettrica nelle ore di insolazione permette di ridurre la domanda alla rete
durante il giorno proprio quando si registra la maggiore richiesta.
L’obiettivo, sebbene ambizioso e certamente di lungo periodo, è quello di “livellare”
i picchi giornalieri delle curve di domanda, ai quali solitamente corrispondono
le produzioni energetiche più costose. Il fotovoltaico è quindi un’alternativa
interessante, in particolare alla luce della crescente diffusione dei sistemi
di condizionamento negli edifici residenziali e commerciali.

I COSTI EVITATI
Dal costo di
installazione dell’impianto fotovoltaico, nel caso la soluzione adottata sia
quella di un’integrazione dei pannelli nella copertura dell’edificio o in
facciata, si possono correttamente detrarre i costi dei materiali edili che i
pannelli vanno a sostituire. Ad esempio, nel caso della copertura, la
superficie coperta dai pannelli non necessiterà di tegole o di altri tipi di
copertura a finitura del tetto. Analoghe considerazioni possono essere fatte
per i vetri delle facciate.
Impatto ambientale

L’impiego del sistema fotovoltaico per la
produzione energetica presenta notevoli vantaggi di carattere ambientale,
legati principalmente alla riduzione delle emissioni inquinanti in atmosfera.
Il tema risulta di particolare rilevanza sia per
gli aspetti relativi alla salute umana, legati ad alcuni agenti inquinanti che
agiscono prevalentemente a livello locale, sia per la salute dell’intero
pianeta minacciata dal progressivo aumento della concentrazione di anidride
carbonica in atmosfera. Tale aumento è infatti riconosciuto quale uno dei
principali fattori responsabili dei cambiamenti climatici in atto, come è
dimostrato anche dalle crescenti preoccupazioni che hanno portato, tra l’altro,
a raggiungere un ampio consenso sulla necessità di un impegno mondiale per la
riduzione delle emissioni di gas aventi effetto serra.
In fase di esercizio un impianto fotovoltaico
non produce alcuna emissione chimica, termica o acustica, poiché la produzione
di energia elettrica ha luogo direttamente a partire dall’irraggiamento
solare, senza parti in movimento o consumo di combustibile.
Viceversa una centrale tradizionale che impiega
combustibili fossili produce emissioni inquinanti in atmosfera. I principali
gas emessi sono: anidride carbonica (CO2), monossido di carbonio
(CO), ossidi di azoto (NOx) e anidride solforosa (SO2).
Vengono inoltre emesse in atmosfera altre sostanze, quali ad esempio le polveri
sottili.
Attualmente, nella realtà italiana, per produrre
1 kWh elettrico, tenendo conto del parco elettrico esistente, del mix di
combustibili utilizzati e delle perdite di rete, viene bruciato l’equivalente
di circa 2,56 kWh di combustibili di origine fossile, con l’emissione di circa
In conclusione, un sistema fotovoltaico presenta
l’indubbio vantaggio di produrre energia elettrica senza emettere, in fase di
esercizio, alcuna sostanza inquinante in atmosfera. In altri termini, la produzione
di energia elettrica a partire dall’irraggiamento solare in sostituzione delle
fonti fossili consente un risparmio netto di emissioni atmosferiche
inquinanti.
Il quantitativo di emissioni evitate è funzione
della producibilità annua dell’impianto, ovvero della potenza installata e del
rendimento medio dei pannelli, nonché dell’insolazione media. Di seguito si
espongono i valori medi di riduzione annua delle emissioni atmosferiche
conseguibili adottando un pannello fotovoltaico da 1 kWp in silicio monocristallino
con un rendimento medio del 13%. A titolo comparativo vengono presentate le
riduzioni conseguibili in diverse località italiane. Le emissioni evitate sono
state calcolate prendendo a riferimento i quantitativi medi precedentemente
indicati per il parco elettrico italiano.
Calcolo delle emissioni annue evitate per kWp
installato (kg/ kWp)
|
Gas effetto
serra |
CO2 |
SO2 |
NOx |
|
Italia settentrionale |
804 |
1,7 |
2,3 |
|
Italia centrale |
985 |
2,1 |
2,8 |
|
Italia meridionale |
1.120 |
2,3 |
3,2 |
I costi ambientali
Impiegare l’energia solare nella produzione di
elettricità, come più volte sottolineato, presenta evidenti vantaggi
ambientali. Tuttavia anche un sistema fotovoltaico può comportare alcuni
impatti negativi sull’ambiente.
Mentre la fase di esercizio dell’impianto non
comporta emissioni nocive nell’ambiente, le fasi di produzione dei pannelli,
di installazione degli stessi e di smantellamento al termine della vita utile
dell’impianto possono essere fonte di inquinamento per l’ambiente. In particolare
i costi ambientali sono imputabili al consumo di materie prime e di energia
nonché alla produzione di rifiuti durante tutto il ciclo di vita del sistema.
Viene di seguito presentato un esempio degli
impatti ambientali che possono derivare dalle fasi di produzione ed esercizio
degli impianti fotovoltaici, suddivisi per componente.
L’IMPATTO AMBIENTALE DEI PANNELLI FOTOVOLTAICI
L’impatto ambientale relativo alla produzione
dei pannelli comprende tutti i costi ambientali connessi alle operazioni di
estrazione del silicio, di lavorazione dello stesso per la produzione delle
celle fotovoltaiche, di assemblaggio di queste ultime in pannelli, di uso degli
stessi e, infine, del loro smaltimento al termine della vita utile
dell’impianto.
L’estrazione del minerale comporta un consumo di
combustibili fossili per garantire il funzionamento dei macchinari nonché
alcuni rischi per la salute umana, tipici delle attività minerarie in generale
(la polvere di silice può causare danni alle vie respiratorie).
Le operazioni di purificazione del silicio
comportano la contestuale produzione di materiali pericolosi quali ad esempio
il silano, mentre il drogaggio implica l’emissione in atmosfera, anche se in
quantità minima, di composti tossici quali ad esempio il diborato e il
fosfito. Il processo produttivo, affinato nell’industria della microelettronica,
dalla quale proviene gran parte del silicio usato nell’industria fotovoltaica,
è tuttavia costantemente oggetto di monitoraggio e controllo.
Nella fase di crescita dei cristalli, il consumo
di energia è piuttosto elevato poiché la lavorazione della silice richiede un
passaggio in forno a temperature molto elevate (circa
La fase di esercizio dei pannelli non determina
alcun impatto sull’ambiente in termini di consumo energetico o di emissioni di
inquinanti. L’occupazione del suolo, in questa fase, è invece rilevante. La
superficie impegnata da un impianto fotovoltaico è funzione della potenza
installata: in media sono necessari
Al termine della vita utile dell’impianto i
pannelli devono essere opportunamente smaltiti. Il silicio, una volta esaurita
la sua funzione, non è biodegradabile e neppure riciclabile per usi
alternativi.
L’IMPATTO AMBIENTALE DEI SISTEMI DI ACCUMULO
Gli impatti ambientali legati alle fasi di
produzione, di utilizzo e di smaltimento delle batterie, sono funzione oltre
che della scelta del sistema di impianto (gli accumulatori vengono impiegati
esclusivamente in sistemi stand alone), anche del tipo di batterie adoperate.
Gli accumulatori più frequentemente impiegati nei sistemi fotovoltaici
comprendono le batterie al piombo acido e quelle al nichel/cadmio. In entrambi
i casi il principale costo ambientale è quello relativo alla produzione di
rifiuti tossici e pericolosi per l’ambiente e per la salute umana. La
produzione delle batterie comporta infatti l’uso di metalli pesanti (piombo,
cadmio, ecc.) e altre soluzioni potenzialmente dannose (es. acido solforico
diluito). Il piombo, ad esempio, può influire sui processi biochimici vitali e
danneggiare il fegato, il sistema nervoso e l’apparato riproduttivo, mentre
l’acido solforico può provocare ustioni e contaminare, se disperso sul
terreno, suolo e acque con effetti potenzialmente nocivi per flora e fauna.
Tuttavia, è possibile rendere controllabile il
processo di smaltimento dei composti citati. Al termine della loro vita utile,
gli accumulatori possono essere immessi in un ciclo industriale di recupero che
comprende la frantumazione e la successiva separazione dei vari componenti, la
fusione e la raffinazione della componente metallica e la neutralizzazione
della componente liquida.
IL BILANCIO ENERGETICO
L’analisi degli impatti ambientali indotti
dall’adozione della tecnologia fotovoltaica durante tutto il ciclo di vita dei
prodotti pone in evidenza che la produzione degli impianti comporta una costo
energetico non nullo.
L’input energetico cumulato, ossia l’apporto di
energia primaria nell’intero ciclo di vita dei pannelli, è stato stimato, in
diversi studi sull’argomento, pari al 10-20% dell’energia prodotta dagli
stessi pannelli nell’arco della vita utile dell’impianto, in funzione della
tecnologia considerata (Aguado, 1998).
Al fine di determinare il “peso” degli input
energetici, appare poco significativo riferirsi al valore assoluto in energia
spesa per la produzione dell’impianto. Generalmente si fa piuttosto
riferimento al rapporto tra l’energia prodotta dallo stesso impianto durante
tutta la sua vita utile e la quantità di energia richiesta per la produzione
delle sue componenti ed in particolare, in questo caso, dei pannelli. Si danno
di seguito alcune definizioni.
● L’energia grigia è la
quantità di energia necessaria al ciclo completo di fabbricazione di un modulo,
a partire dall’estrazione delle materie prime, al loro trasporto, fino alla
conclusione della lavorazione.
● Il tempo di recupero energetico è
il tempo necessario al modulo per produrre una quantità di energia pari a
quella richiesta per la sua produzione, ossia pari alla sua energia grigia.
● Il fattore di rimborso energetico
è il rapporto tra la durata di vita di un modulo e il suo tempo di recupero energetico.
I valori degli indici relativi alle diverse
tipologie di pannelli, ipotizzando una produzione specifica annua di 1.200
kWh/kWp e una vita utile di 30 anni, sono riportati in tabella.
|
|
UNITA’ |
MONOCRIST. |
POLICRIST. |
AMORFO |
|
Energia
grigia |
kWh/kWp |
5-8 |
3,5 - 7 |
2,5 - 4 |
|
Tempo
di recupero energetico |
Anni |
2,1 - 3,3 |
3,9 - 6,6 |
2,9 - 5,8 |
|
Fattore di rimborso energetico |
/
|
7,5 - 12 |
3,7 - 6,4 |
4,3 - 8,6 |
Nella tabella che segue l’input energetico e il
fabbisogno di materiali primari dei sistemi fotovoltaici sono posti a confronto
con quelli relativi alle altre tecnologie di produzione energetica.
|
Catena Energetica |
Efficienza energetica % |
Consumo
ferro kg/GWhel |
Consumo
rame kg/Gwhel |
Consumo
bauxite kg/GWhel |
|
Fotovoltaico |
10 - 18 |
1.022 - 1.717 |
267-1.588 |
2.500 - 4.000 |
|
Carbon fossile |
4 - 6 |
2.887 - 3.708 |
14 -19 |
50 - 94 |
|
Petrolio |
2,5 - 3,5 |
1.782 - 2.009 |
14 -16 |
32 - 39 |
|
Gas naturale |
1 - 1,5 |
1.904 |
16 |
55 |
Dal confronto emerge che il sistema fotovoltaico
presenta un consumo di energia primaria ed un fabbisogno di materiale per
unità energetica prodotta superiori rispetto alle centrali alimentate a
combustibili fossili. Il motivo principale va ricercato nella bassa densità
energetica dell’irraggiamento solare sulla superficie terrestre che richiede,
a parità di energia prodotta, grandi superfici collettrici di energia e quindi
un alto consumo di materie prime.
Le emissioni specifiche rilasciate in atmosfera
durante l’intero ciclo di vita degli impianti sono invece nettamente inferiori.
La maggior parte delle emissioni nelle centrali tradizionali deriva infatti
dagli inquinati emessi a seguito dei processi di combustione delle fonti
fossili.

Emissioni atmosferiche prodotte nell’intero
ciclo di vita dei principali combustibili
Impatto economico
Il costo dell’energia fotovoltaica, malgrado la
riduzione dei prezzi registrata negli ultimi anni, non è ancora competitivo
rispetto alle fonti tradizionali. Da un punto di vista meramente economico non
vi è quindi un sostanziale vantaggio a fare ricorso a tale fonte energetica in
integrazione (utenze già connesse in rete) o sostituzione (utenze isolate) alle
altre fonti.
Nell’elettrificazione in Paesi in Emergenza o in
Via di Sviluppo, pur risultando l’investimento piuttosto oneroso rispetto a
sistemi alternativi (gruppi elettrogeni, ecc.), l’impianto fotovoltaico può
rappresentare l’unica opportunità di fornitura dell’energia elettrica per
queste utenze quando si vogliono tenere in considerazione anche gli aspetti
dell’impatto ambientale e dell’integrazione nel territorio. In tali situazioni,
la fornitura di energia elettrica a mezzo degli impianti fotovoltaici può
risultare una proposta valida qualora si tengano in considerazione anche i
costi di elettrificazione di zone a bassa densità abitativa. La manutenzione di
tali impianti è più onerosa rispetto a quella richiesta dagli impianti connessi
alla rete e deve essere effettuata con maggiore attenzione, pena un cattivo
funzionamento.
COSTO DI PRODUZIONE DELL’ENERGIA FOTOVOLTAICA
Il costo dell’energia prodotta può essere
agevolmente calcolato partendo dalla determinazione del costo del sistema
fotovoltaico ripartito su base annua e suddividendo tale voce di costo per il
numero medio di kWh prodotti nel corso dell’anno. Il costo annuale di un
impianto fotovoltaico è dato, a sua volta, dalla somma della ripartizione su
base annua del costo dell’investimento iniziale e dei costi annuali di
gestione. La formula tipicamente utilizzata è la seguente:
Costo kWh = (Ai + G) / N
dove
Ai = costo dell’investimento
ripartito su base annua, calcolato in funzione della durata dell’impianto
(stimata prudenzialmente in 30 anni) e del tasso di interesse reale (pari al
5%);
G = costo di esercizio e manutenzione;
N = rappresenta il numero di kWh prodotti
dall’impianto in un anno.
L’opportunità del ricorso ai sistemi
fotovoltaici, per utenze isolate, è determinata dalla distanza della rete di
distribuzione dell’energia elettrica. Il costo di allacciamento è infatti
correlato alla lunghezza della linea elettrica aggiuntiva che è necessario
realizzare per raggiungere l’utenza.
Nel nostro caso, la scelta del FV stand alone,
come sistema di produzione dell’energia necessaria, è fortemente motivata dalle
caratteristiche che presenta il particolare utente (villaggio), ossia: località
isolata, bassa potenza richiesta, assenza di rete elettrica, ecc.
Nella tabella sono esposti i costi di
installazione di un impianto fotovoltaico di potenza pari a 1 kWp.
COSTI D’INVESTIMENTO
|
Componente |
Costi (e/KWp) |
Costi (e/kWp) in percentuale |
|
Moduli |
3.900 |
46% |
|
Opere edili
e strutture di sostegno |
700 |
8% |
|
Inverter e
controlli |
800 |
10% |
|
Opere
elettriche |
550 |
7% |
|
Accumulatori |
1.700 |
20% |
|
Installazione |
750 |
9% |
|
TOT.
GENERALE (IVA esclusa) |
8.400 |
100% |
|
IVA (10%) |
840 |
|
|
TOT.
GENERALE (IVA inclusa) |
9.240 |
Incidenza delle voci di costi di un impianto fotovoltaico isolato
dalla rete
I dati rappresentano i valori medi desunti dall’analisi del
mercato italiano e dalle esperienze progettuali del CETA. (Centro di Ecologia
Teorica e Applicata)
La manutenzione di un impianto fotovoltaico
isolato è generalmente più onerosa rispetto a quella di un impianto collegato
alla rete, per la presenza del sistema di accumulo. Il costo di gestione
generalmente rappresenta circa il 3% del costo d’impianto.
COSTI DI GESTIONE
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Voce di costo Costi |
[€/anno] |
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Manutenzione impianto |
210 |
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TOT. GENERALI |
210 |
Agli impianti isolati è concessa la detrazione
ai fini IRPEF del 36% del costo rimasto a carico del contribuente, in dieci
quote annuali.
È di seguito presentato il risultato del calcolo
relativo al costo dell’energia prodotta con un impianto isolato di piccola
potenza, espresso per kWp installato. Si ipotizza una producibilità annua di
circa 1.250 kWh. Si considera che l’impianto non benefici di contributi in
conto capitale ma che l’utente si avvalga della detrazione a fini IRPEF. Il
costo considerato si intende comprensivo di IVA al 10%.
Costo medio dell’energia prodotta da un impianto fotovoltaico
isolato dalla rete
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Costo dell’investimento ripartito su base annua
(IVA inclusa) [€/anno] |
590 |
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Costi di gestione [€/anno] |
210 |
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Detrazione IRPEF (primi 10 anni) [€/anno] |
( - ) 330 |
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Tot costi* [€/anno] |
668 |
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Producibilità annua dell’impianto [kWh/anno] |
1.250 |
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COSTO DEL kWh [€/kWh] |
0,53 |
Il totale dei costi annui non corrisponde alla somma algebrica
delle voci di costo in quanto la ripartizione è fatta su 25 anni di vita
dell’impianto mentre solo per i primi 10 è possibile avvalersi della detrazione
IRPEF.
Il calcolo del tempo di ritorno per questi
impianti porta a conclusioni insostenibili sotto un’ottica esclusivamente
imprenditoriale dell’iniziativa. Tuttavia il calcolo del tempo di ritorno è di
per sé privo di significato in quanto il valore da attribuire al costo
dell’energia acquistata dalla rete per identificare il ricavo annuo
dell’impianto in funzione dei costi evitati è un dato che dipende in stretta
misura dalla distanza dell’impianto dalla rete e dai costi presunti di
elettrificazione. A prescindere dalle considerazioni economiche, vi sono poi
dei casi in cui il ricorso all’energia fotovoltaica è imposto dalle condizioni
che caratterizzano alcune utenze isolate.
In conclusione, nonostante i bassi rendimenti di
conversione che questa tecnologia offre e i costi d’impianto che richiedono
elevati capitali iniziali, i sistemi fotovoltaici presentano vantaggi
indiscutibili e forniscono un importante contributo allo sviluppo sostenibile,
coniugando le esigenze della nuova società industriale, sempre più energivora,
con la tutela e il rispetto per l’ambiente.
Tabella riassuntiva degli elementi a favore della tecnologia
fotovoltaica
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Beneficio |
Descrizione |
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Modularità |
Aggiungendo o rimuovendo
alcuni moduli l’impianto di generazione può essere dimensionato in funzione
della domanda di energia da parte dell’utenza. |
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Emissioni evitate ed
impatto ambientale |
Gli impianti fotovoltaici
non presentano impatti ambientali significativi nella fase di esercizio,
l’energia solare non fa rumore e non emette sostanze odorose. I pannelli, se
ben integrati, non deturpano l’ambiente. |
|
Recupero ambientale |
Il fotovoltaico consente di
riutilizzare e recuperare superfici e spazi altrimenti inutilizzati; il
fotovoltaico si “accontenta degli spazi marginali”. |
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Generazione diffusa
sul territorio |
Il fotovoltaico consente di
generare corrente laddove questa deve essere impiegata riducendo le perdite
dovute al trasporto e alla trasformazione. |
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Affidabilità e durata |
Gli impianti fotovoltaici
consentono una manutenzione facile e poco onerosa. La vita utile
dell’impianto è superiore a 30 anni. |
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Rispondenza ai carichi |
In molte situazioni
l’impianto fotovoltaico produce energia quando ce n’è più bisogno; è questo
il caso tipico degli impianti di climatizzazione. |
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Scelta e controllo |
Con l’impianto fotovoltaico
l’utente diventa anche produttore e la gestione dell’energia diventa più
consapevole, consentendo di evitare alcuni sprechi. |
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Occupazione |
La diffusione della
tecnologia fotovoltaica sul territorio crea una domanda di personale
qualificato e apre nuovi settori di produzione tecnologica. |
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Elettrificazione dei
PVS |
Per i Paesi in Via di
Sviluppo (PVS) la tecnologia fotovoltaica rappresenta una valida risposta
alle richieste energetiche. L’esiguità dell’utenza non giustifica infatti
l’elettrificazione del territorio. |
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Qualità dell’energia |
L’energia prodotta da un
impianto fotovoltaico è qualitativamente superiore a quella prodotta dagli
impianti tradizionali quando si tengano in considerazione anche le perdite
evitate nel trasporto. |
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Costi evitati |
Nell’integrazione
architettonica, il costo di alcuni materiale edili può essere detratto da
quello dell’impianto fotovoltaico. |
STATO
DELL’ARTE DEL FOTOVOLTAICO NEI PAESI IN VIA DI SVILUPPO
Nel mondo sono un miliardo e mezzo le persone
che non hanno accesso all’elettricità. Si tratta quasi esclusivamente di
abitanti delle comunità rurali dei Paesi in sviluppo e la mancanza di
elettricità ha un impatto diretto sulla qualità di vita di queste persone.
Infatti, pessime condizioni igieniche, scarso sviluppo sociale ed economico,
accesso limitato all’educazione caratterizzano spesso l’esistenza di chi vive
senza energia elettrica. La soluzione “tradizionale” consiste nella costruzione
di grandi centrali elettriche, a fonti fossili (carbone, petrolio, gas
naturale) o nucleari, e di una costosa rete capillare che porti l’energia nei villaggi
isolati. Le centrali termoelettriche o nucleari e le dighe di grandi dimensioni
hanno però ampiamente dato prova della propria insostenibilità ambientale.
Entra allora in gioco l’energia dal sole.
Il fotovoltaico è una tecnologia che ha
dimostrato la propria validità non solo come fonte energetica pulita nei paesi
industrializzati, ma anche come soluzione sostenibile per fornire energia in
maniera locale e distribuita a chi non ne ha.


Popolazione mondiale
(in milioni) che non aveva accesso all’energia elettrica nel 2002 e stima per
il 2030
LE TAPPE DELLA SOLARIZZAZIONE RURALE
Si iniziò a discutere di fotovoltaico per
applicazioni rurali negli anni ’70. La quasi totalità dei progetti realizzati
in quell’epoca erano di carattere dimostrativo e avevano lo scopo di
sperimentare la tecnologia per il pompaggio dell’acqua e l’elettrificazione di
edifici di uso comune: cliniche rurali, piccoli negozi, edifici comunali. Gran
parte di questi progetti non ebbero un esito positivo a causa della mancanza di
formazione di tecnici locali e un’informazione insufficiente per gli
utilizzatori finali. Ciò fece capire come per garantire il successo di un progetto
fosse indispensabile coinvolgere le popolazioni locali nella manutenzione degli
impianti e prevedere una loro partecipazione anche minima ai costi di
operatività, in maniera tale da aumentare il senso di proprietà e
responsabilità.
Negli anni ’80 nacque un nuovo approccio grazie
alla diminuzione dei costi del fotovoltaico e al lavoro di organizzazioni non
governative che, per prima cosa, cercavano di rispondere direttamente ai
bisogni delle famiglie. I progetti includevano la realizzazione di
infrastrutture locali per l’installazione e la manutenzione degli impianti, programmi
di informazione per gli utilizzatori finali, creazione di crediti rurali, formazione
di imprenditori per la nascita di micro-imprese. A partire dalla anni ’90
avvenne il grosso salto di qualità: vennero lanciate molteplici iniziative su
grande scala da cui presero anche avvio dei veri e propri mercati fotovoltaici
locali, nati dalla cooperazione fra ONG (Organizzazioni Non Governative) del
mondo industrializzato, ONG locale e, talvolta, governi nazionali.
La tecnologia fotovoltaica che gode di
consolidata e riconosciuta applicazione nei PVS è sicuramente quella dei
sistemi isolati. Grazie alla forte autonomia ed alla capacità di generare
energia elettrica esattamente nel luogo in cui serve, infatti, tale
applicazione ha saputo conquistarsi una nicchia di mercato anche in tempi in
cui i costi dei moduli ne rendevano, in generale, molto poco appetibile
l’acquisto.
In moltissimi casi, laddove il collegamento alla
rete nazionale (o locale ) risulti problematico dal punto di vista economico,
ambientale, logistico o paesaggistico, i sistemi isolati si propongono come una
brillante soluzione.
Gli impianti fotovoltaici isolati (stand alone)
In questo tipo di impianto l’energia generata
alimenta direttamente il carico elettrico; quella in eccesso viene accumulata
nelle batterie che la rendono disponibile nei periodi in cui il generatore
fotovoltaico non produce corrente. Questi impianti rappresentano la soluzione
più idonea per soddisfare la richiesta di energia di utenze isolate per le
quali il costo di elettrificazione, cioè l’approntamento di una linea elettrica
di distribuzione per l’allacciamento diretto dell’utenza alla rete, sarebbe
certamente alto.

Utenza isolata non allacciata alla rete
Nei sistemi fotovoltaici isolati
l’immagazzinamento dell’energia in genere viene effettuato mediante
accumulatori elettrochimici. La presenza di batterie di accumulo permette di
far fronte a punte di carico, senza dover sovradimensionare i generatori,
nonché di garantire la continuità dell’erogazione di energia, anche in caso di
basso irraggiamento o guasto temporaneo dei generatori. Inoltre la batteria di
accumulo svolge, spesso, il compito di realizzare l’accoppiamento ottimale
fra il generatore fotovoltaico e il resto del sistema. Mentre per un impianto
FV connesso alla rete si vuole massimizzare l’irradiazione annuale e quindi la
producibilità dell’impianto, dal momento che i surplus e i deficit vengono
compensati dalla rete, per un impianto FV autonomo dotato di accumulatori
elettrochimici si desidera massimizzare la radiazione giornaliera e minimizzare
il divario tra il mese più favorevole e quello meno favorevole. In particolare,
per determinare la potenza nominale del generatore fotovoltaico in modo da assicurare
l’autosufficienza dell’impianto, è necessario imporre che la produzione
d’impianto nel mese più sfavorevole risulti maggiore dell’assorbimento. Ciò
comporta un surplus di energia nei mesi più favorevoli che non verrà assorbito
dagli accumulatori ma sprecato. Il dimensionamento degli accumulatori
costituisce perciò un punto critico della progettazione, condizionando la
resa, l’affidabilità e la vita utile dell’impianto. La capacità energetica in
kWh degli accumulatori deve garantire un certo numero di giorni di autonomia
(pari di solito a 3-5 giorni); la tensione degli accumulatori, per motivi di
sicurezza e di compatibilità con gli inverter commerciali, viene spesso
limitata a 48V, pertanto la capacità assume valori dell’ordine del migliaio di
amperora (Ah).
Lo sviluppo tecnologico in questo settore,
legato all’industria automobilistica, ha permesso di ottenere accumulatori al
piombo acido con bassa autoscarica, lunga vita (maggiore di 6 anni) e
manutenzione ridotta (o addirittura nulla).
SCHEMA DI IMPIANTO
I
componenti fondamentali di un sistema fotovoltaico isolato sono:

Schema di un impianto fotovoltaico isolato
1. Modulo
FV: trasforma l’energia solare in energia elettrica.
2. Regolatore
di carica: apparato elettronico posto tra i pannelli e gli accumulatori per
ottimizzarne la carica e la scarica ed erogare energia con possibilità di
programmazione e controllo del sistema.
3. Accumulatori:
solitamente al piombo, immagazzinano l’energia elettrica.
4. Inverter:
trasforma la corrente continua proveniente dai moduli in corrente alternata
convenzionale a 230V di tensione.
5. Utenze:
apparecchi alimentati dall’impianto FV.
MANUTENZIONE DELL’IMPIANTO
La manutenzione di un impianto fotovoltaico
isolato richiede alcune attenzioni in più rispetto a quelle riservate agli
impianti collegati alla rete elettrica di distribuzione. Oltre ai normali
controlli previsti anche per gli impianti grid connected e alla pulizia
periodica dei pannelli, particolare cura deve essere riservata alla
manutenzione e gestione degli accumulatori. La vita utile delle batterie varia,
a seconda dell’elettrolita usato, tra 5 e 8 anni, ma preme sottolineare che la
durata degli accumulatori stessi è vincolata ad un controllo attento delle loro
condizioni di funzionamento e di conservazione.
Tipiche applicazioni di un sistema stand
alone nei PVS
POMPAGGIO DI ACQUA.
Il pompaggio d’acqua per
uso civile – uno dei principali problema nei PVS – costituisce una delle
applicazioni più riuscite del FV, Le configurazioni adottate negli impianti di
pompaggio FV dipendono dalla fonte dell’acqua e dal suo uso finale. Nel caso di
sollevamento d’acqua per riempire un serbatoio da cui attingere in un secondo
tempo, il sistema deve essere composto da pannelli FV e da una elettropompa,
scelti in base alla profondità del pozzo e alla portata d’acqua desiderata. Nel
caso in cui invece non sia previsto l’accumulo idraulico si rende
indispensabile l’uso di batterie elettriche. Il ricorso a pompe sommerse nei
pozzi molto profondi rende necessario l’utilizzo sia dell’inverter che
dell’accumulo elettrico. Le batterie elettriche non hanno soltanto il compito
di accumulo, ma anche la duplice funzione di garantire l’elevata corrente di
spunto della pompa in fase di avvio, e quella di stabilizzare la tensione dai
pannelli FV.
PRESIDI MEDICI
Il fotovoltaico accresce la qualità del sistema
sanitario nelle aree rurali perché garantisce delle diagnosi più appropriate
grazie alla luce artificiale e all’uso dei microscopi elettronici e permette
sfruttare in pieno le potenzialità offerte dalla telemedicina. Nelle cliniche
rurali sono conservati i vaccini che devono essere tenuti a basse temperature e
in caso di malfunzionamento nella catena di refrigerazione l’efficacia del
vaccino viene perduta senza che dottori e infermieri se ne accorgano. Le unità
di refrigerazione più diffuse nel terzo mondo sono quelli a cherosene, ma da una
ricerca condotta dall’OMS (Organizzazione Mondiale della Sanità) in tre Paesi
africani è risultato che nel 35% dei casi questi dispositivi mantenevano i
vaccini a temperature superiori a quelle dovute. Si è anche riscontrato che i
refrigeratori a energia fotovoltaica erano più affidabili, mantenendo in media
il vaccino alla temperatura richiesta per periodi di tempo ben superiori
rispetto ai refrigeratori a cherosene. Gli elettrogeneratori a fonti fossili
possono essere fonte, poi, di ulteriori problemi nelle cliniche rurali.

Bambini
della riserva ecologica di Xixuaú-Xipariná nella foresta amazzonica ( Brasile)
PRODUZIONE DI ENERGIA ELETTRICA
In generale, l’adozione di sistemi FV per
alimentare una comunità rurale isolata rappresenta per i PVS un valido
strumento per avviare lo sviluppo delle aree rurali. Questo è un settore di
sviluppo al quale gli organismi internazionali, negli ultimi anni, ne hanno riconosciuto
l’importanza stanziando diversi finanziamenti. I sistemi
FV, proprio per le potenze in gioco molto basse,
sono compatibili con le utenze rurali.
Un confronto analitico tra un gruppo elettrogeno
Diesel ed un impianto FV equivalente è stato fatto dalla NASA Lewis Centre. La conclusione
di tale studio è che gli impianti FV sono competitivi con i gruppi elettrogeni
Diesel quando il costo del sistema FV installato è inferiore a 5 $/Wp.
Infine, il confronto del costo del kWh prodotto
tra diverse alternative possibili per una stessa località, è quello che determina
la scelta finale.

Installazione
di moduli FV a Palmarin, Senegal
POTABILIZZAZIONE DELL’ACQUA
Nei PVS la costruzione di impianti di
trattamento dell’acqua è uno tra i problemi più diffusi e più delicati.
L’inadeguata conoscenza della qualità dell’acqua è un fattore problematico
perché non permette di sapere quali sono i trattamenti più adatti alla
potabilizzazione della risorsa idrica. Altro ostacolo difficile da superare è
la carenza di personale specializzato per la manutenzione e la gestione degli impianti
e le scarse risorse economiche disponibili. Esistono numerosi procedimenti per
la potabilizzazione dell’acqua, uno di questi sfrutta le capacità
dell’ipoclorito di sodio.
Infatti, il risultato che si ottiene versando un
certa quantità di questo composto liquido nell’acqua è la seguente:
NaClO + H2
O → HClO +
Na+ OH-
Il cloro in acqua forma acido ipocloroso (HClO),
vero agente disinfettante, che tende a dissociarsi in ioni H+ e ClO- in
condizioni di pH elevato. Mentre il cloro gassoso reagisce con l’acqua formando
ioni H+, l’ipoclorito forma ioni idrossido. È possibile produrre ipoclorito di sodio
circa al 5% anche per elettrolisi, attraverso quindi una fonte di energia a
corrente continua come un alimentatore oppure una batteria. Perciò in questo
senso è possibile fornire la potenza elettrica necessaria con un pannello FV.

Aquaclor solar, sistema per
l’autoproduzione di cloro, diffuso nei campi Saharawi
I SAHARAWI: STORIA DI UN POPOLO
Il Sahara Occidentale
Il Sahara Occidentale è un territorio di circa 266000 Km2 che
si affaccia sull’Atlantico per un migliaio di chilometri, confina con il
Marocco, l’Algeria e
La struttura sociale
delle comunità nomadi del Sahara Occidentale è una storia marcata da costanti
correnti migratorie rendono l'entità territoriale di questo Paese, così come di
altri paesi africani, difficilmente definibile se non con il ricorso ai confini
tracciati dalle colonie. E' quindi dal XIV secolo che si può constatare una
netta distinzione politica che separa la regione dal resto del Maghreb.
A partire dal XIII sec. i Maqil, nomadi
provenienti dall'oriente arabo, si sono insediati progressivamente nel
territorio che si estende dall'Oued Draa all'attuale Mauritania, entrando in
simbiosi con i berberi, anch'essi nomadi. E' da questa unione che nasce
l'attuale popolazione del Sahara Occidentale.
Ciò che fa oggi del Sahara Occidentale
una "nazione" e un popolo, come per altri Paesi, africani e non, non
è il riferimento a frontiere del passato precoloniale ma la volontà di un
popolo che si identifica nella medesima impronta sociale e linguistica.
Verso
Alla fine del XV sec.
L'occupazione spagnola si limita al litorale ed è solo alla fine XIX sec. che
la sua presenza diviene effettiva, nel quadro della corsa alla colonizzazione
dell'Africa. Nel
In seguito, altri trattati vengono conclusi tra
trattato di Parigi (27 giugno 1900):
fissa le frontiere meridionali e orientali del Rio de Oro;
convenzione di Parigi (3 ottobre 1904):
fissa la frontiera settentrionale includendo il Saguiet El Hamra e la zona di
Tarfaya fino all'Oued Draa; convenzione di Madrid (27 novembre 1912): conferma
le frontiere e limita quelle dell'enclave di Ifni.
Paesaggio del Sahara
Occidentale
La scarsa penetrazione
della Spagna nelle zone interne della colonia, garantisce libertà d'azione alla
popolazione sahrawi impegnata contro l'occupazione.
Il leader religioso (cheick) Ma El
Ainin, che si stabilisce nella zona del Saguiet El Hamra (fiume rosso) e fonda
Smara, rendendola centro religioso e politico, dirige azioni di resistenza
contro l'occupazione coloniale sia al nord che al sud del Sahara; in un primo
tempo trova l'appoggio del sultano del Marocco per rifiutarlo immediatamente
dopo, quando il sultano decide la collaborazione con
Il
E' la scoperta dei giacimenti di
fosfati di Bou Craa negli anni Cinquanta ad aprire una fase di colonizzazione
più intensa e ad una trasformazione della società tradizionale. Lo sfruttamento
economico delle nuove risorse richiede nuova forza lavoro e comporta la sedentarizzazione
della popolazione. La scuola è un privilegio raro e solo a pochissimi sahrawi è
permesso di studiare in Spagna.
La fine degli anni
Cinquanta, con la maturazione dei movimenti indipendentisti africani e arabi,
rappresenta il punto di svolta nella storia della regione.
Il 2 marzo del 1956 il Marocco ottiene
l'indipendenza e reclama ufficialmente i territori del Sahara Occidentale sotto
l'occupazione spagnola, in vista della realizzazione del "Grande
Marocco", ottenendo la zona di Tarfaya (10 gennaio 1958).
La Spagna amministra il Sahara come una
provincia interna, rappresentata da tre deputati nel Parlamento spagnolo e
governata da un delegato del gen. Franco.
La proclamazione d'indipendenza della
Mauritania il 28 novembre 1960 aggiunge un nuovo soggetto nella questione della
rivendicazione del territorio del Sahara.
Il 16 ottobre 1964 il Comitato per la
decolonizzazione dell'ONU adotta una risoluzione che demanda alla Spagna
l'applicazione, per Ifni e il Sahara Occidentale, della risoluzione
dell'Assemblea Generale ONU datata 14 dicembre 1960 sul diritto
all'indipendenza dei Paesi sotto dominazione coloniale. Due risoluzioni
analoghe sono adottate, in tempi successivi (16 dicembre 1965 e 20 dicembre
1966), dall'Assemblea Generale ONU con il comune obiettivo di sollecitare
IL MOVIMENTO DI LIBERAZIONE NAZIONALE
(1957-1973)
La guerra del 1957-58 contro la presenza coloniale
spagnola rappresenta un'autentica manifestazione del nazionalismo sahrawi; la
guerra è persa e il popolo sahrawi è di nuovo oggetto di sterminio e
persecuzione ma si rafforza la coscienza nazionale e politica.
Malgrado la persistenza del controllo
coloniale e la repressione sistematica da parte del Marocco, a partire dai
primi anni Sessanta infatti, si inizia una riorganizzazione delle forze
indipendentiste nelle città, nei centri abitati e presso i rifugiati nei paesi
vicini.
Tale processo si traduce materialmente
nella formazione di un'organizzazione politica indipendentista e clandestina il
cui obiettivo è di riunire e canalizzare le forze e la aspirazioni popolari: il
Movimento di Liberazione del Sahara, che si svilupperà nei territori
all'interno e si espanderà a tutta
la colonia.
Le prime azioni del Movimento non hanno
carattere militare e prendono la forma di resistenza civile: scioperi,
manifestazioni, insegnamento della lingua araba e della storia nazionale sahrawi.
Il coprifuoco decretato nel 1969 e la
serie di carcerazioni ed espulsioni dello stesso anno muovono l'ONU a
richiamare
Il 17 giugno del 1970, quando il
governo coloniale convoca a El Ayoun una manifestazione sahrawi per esprimere
l'adesione alla Madre Patria (
Un generale spagnolo ordina alle forze
di polizia e alla legione (El Tercio) di fare disperdere la folla, composta da
migliaia di persone: è un massacro, seguito dalla persecuzione e carcerazione
di centinaia di militanti.
La manifestazione di El Ayoun viene
duplicata a Smara e Dakhla (i maggiori centri del Sahara Occidentale).
La notizia del massacro porta la
controversia e la lotta del popolo sahrawi per la libertà a conoscenza della
comunità internazionale.
Riorganizzatosi, il 10 maggio 1973 il
Movimento si trasforma in un'organizzazione armata denominata Fronte Popolare
per


Mine antiuomo disinnescate all’interno del Museo dell’esercito di
liberazione popolare
e un soldato saharawi
La lotta armata è
annunciata il 20 maggio, in contemporanea con lo sviluppo di un'azione politica
volta a organizzare il popolo in favore dell'indipendenza nazionale, spiegare a
livello internazionale la situazione della colonia e sollecitare l'appoggio
morale e materiale alla causa.
Dopo anni di intensa azione su tutti i
fronti,
Nell'ottobre del
Il rapporto della
missione ONU composta da rappresentanti della Costa d'Avorio, Cuba e Iran,
viene reso pubblico il 15 settembre 1975 e, a proposito dell'opinione della
popolazione, rileva che "la quasi unanimità si pronuncia a favore
dell'indipendenza e contro le rivendicazioni di Marocco e Mauritania",
aggiungendo che "il Fronte Polisario all'arrivo della missione si è
manifestato come la forza politica predominante nel territorio. Attraverso
tutto il territorio la missione ha assistito a manifestazioni di massa in suo
favore." La missione conclude con un'espressione a favore del referendum,
rimandando alla Spagna la responsabilità per l'effettiva decolonizzazione.
La sentenza della Corte di Giustizia, nel proprio parere datato 16 ottobre
1975, afferma che il Sahara Occidentale non era terra di nessuno (terra
nullius) al momento della colonizzazione spagnola e riconosce l'esistenza di
legami giuridici di alleanza tra il Marocco e alcune tribù del Sahara
Occidentale, così come con
Lo stesso giorno della
pubblicazione del parere della Corte, Hassan II annuncia l'organizzazione di
una grande marcia pacifica, la "marcia verde", composta da 350.000
persone, verso il Sahara Occidentale, per riaffermare le rivendicazioni del
Marocco. Questa mossa serve a premere sulla Spagna, che, anche a causa della
delicata situazione di passaggio di poteri (il gen. Franco muore il 20 novembre),
preferisce essere sollevata dalla responsabilità del referendum.
Il 14 novembre 1975 viene firmato un
accordo tra
Il territorio del
Sahara Occidentale viene dunque spartito tra i due Paesi africani a partire dal
14 aprile 1976.
L'esercito marocchino, già impegnato nel territorio
prima dell'accordo di Madrid, continua l'azione di invasione occupando gli
spazi abbandonati dall'esercito spagnolo; Smara è occupata, così come altri
centri. La resistenza del Fronte cerca di opporre un freno immediato, le zone
occupate dal Marocco sono abbandonate dalla popolazione che si sposta verso
zone libere.
Anche l'esercito mauritano sferra
l'attacco e dopo 10 giorni di bombardamenti prende il controllo di Guera.
L'ONU approva due risoluzioni (10
dicembre 1975) in contraddizione tra loro, sostanzialmente non prendendo
posizione; l'Inviato Speciale mandato il 2 febbraio non può che constatare
l'impossibilità di una consultazione libera della popolazione.
Il 27 febbraio

Bandiera della RASD
Il Marocco invece, raddoppia lo sforzo bellico per occupare tutto il territorio
dell'ex Sahara Spagnolo. Nel 1980 infatti il Polisario ha già recuperato una
parte di territorio anche ai marocchini, ma Hassan II inizia la strategia dei
muri di sabbia. Questi 6 muri, costruiti in tempi successivi dal 1981 al 1986
si snodano su un percorso di
IL PIANO DI PACE (1990-91)
Appare evidente che nessuna delle due parti in
conflitto può sperare in una vittoria militare sull'altro ma occorre attendere
fino al 20 giugno 1990 perché le speranze di pace comincino ad essere concrete:
il nuovo Segretario Generale dell'ONU, Perez de Cuellar, annuncia il piano
disegnato dall'ONU e dall'Organizzazione per l'Unità Africana per realizzare il
referendum nel Sahara Occidentale.