Mettere in scena l'identità


I nativi rifiutano il doppio inganno della museificazione e della omologazione. La terza via si presenta come una sfida decentrata, delicata, creativa in cui ogni soggettività ed ogni etnia assume i tempi, i modi e i gradi della trasformazione. Il mutamento culturale appartiene alla storia di ogni cultura (37) .
Massimo. Canevacci (1995)

4.1) Tutte le piste portano a Smara
4.2) Descrizione ed analisi delle manifestazioni
4.2.1) Le immagini come testo: rappresentazione di un'autorappresentazione
4.2.2) Passato e presente-tradizione e modernità
4.2.3) Abiti
4.2.4) 'Spettattori'
4.2.5) 20 de Mayo


4.1) Tutte le piste portano a Smara
Ogni anno il deserto dell'Hammada, la sera del 19 maggio, si trasforma in un'unica, indifferenziata autostrada. Tutte le piste portano a Smara. Nell'oscurità della notte i Saharawi cercano passaggi su ogni mezzo disponibile, jeep, macchine, autobus. Non è difficile trovarsi a salire su un mezzo pubblico di Guadalajara o dell'ATAG(38) diretto verso la tendopoli di Smara. Questo è il luogo deputato per le parate, che si svolgono in occasione delle manifestazioni pubbliche. Il 20 maggio si celebra l'anniversario della prima azione militare del Fronte Polisario(39) (20 maggio 1973). Ho avuto l'occasione di partecipare alle celebrazioni per il XXV anniversario del 20 de Mayo (1998) ed alla manifestazione organizzata per la visita del Segretario Generale delle Nazioni Unite, Kofi Annan (30 novembre 1998). Entrambe, con dinamiche diverse, sono uno dei mezzi più evidenti con cui i Saharawi mettono in scena, agiscono la loro identità in cambiamento di fronte alla comunità internazionale ed a quella locale. Come vedremo dalle successive analisi non dobbiamo immaginarci una messa in scena dove i ruoli di attore e spettatore sono immutevoli, ma dove le relazioni sono fluide e più complesse.
I giorni che precedono il 20 de Mayo sono interamente dedicati alla preparazione di questi due eventi. Tutti sono mobilitati a cooperare e spesso lasciano i loro impieghi usuali: bisogna accogliere gli ospiti, le delegazioni straniere, bagnare il terreno dove avrà luogo la parata, perché non si sollevi troppa polvere (e quindi permettere la "visibilità" della manifestazione), cucire vestiti e bandiere, organizzare le attività parallele quali concerti ed incontri sportivi, preparare l'accampamento con le tende tradizionali, dove si terrà il mercato, allestire mostre ed organizzarsi in famiglia per la trasferta. La visita di Kofi Annan, importante da un punto di vista storico, ma anche segno della crisi nel processo di pace, è durata solo poche ore e non prevedeva un programma così articolato di attività parallele. Lo stato d'animo con cui i Saharawi hanno preso parte a questi eventi sono stati completamente opposti, almeno nel sentire generale. Il 20 maggio 1998 i Saharawi pensavano che il referendum si sarebbe tenuto l'8 dicembre dello stesso anno o comunque non sarebbe stato rinviato ancora a lungo. Nel dicembre 1998 la visita di Kofi Annan segna l'inizio di un'ennesima fase di stallo che, a distanza di quasi due anni, lascia intravedere oggi la possibilità di una ripresa del conflitto fra il Fronte Polisario ed il Marocco, dopo dieci anni di tregua.
Parlando del 20 de Mayo, Lehbib Abidin(40) lo definisce "una specie di coreografia momentanea, qualcosa di organizzato, suddiviso in minuti, che permette allo straniero, al mondo di vedere." Poco più avanti aggiunge: "Non possiamo però vedere la giornata del 20 de Mayo come qualcosa di slegato, come una serie di blocchi a se stanti che sfilano l'uno dopo l'altro; si tratta di un blocco unico che mette in mostra nei suoi aspetti differenti quella che è oggi la nostra vita, la nostra quotidianità." Queste poche righe, a mio avviso, sono una chiara e sintetica interpretazione delle celebrazioni per il 20 de Mayo e delle manifestazioni per la visita di Kofi Annan. Il Fronte Polisario mette in scena per un pubblico di stranieri, ma parimenti anche di Saharawi, l'identità del proprio popolo. Un'identità che è fatta soprattutto della loro quotidianità attuale, dove coerentemente si integrano e si contraddicono la storia ed i costumi passati con la guerra e l'esperienza dei campi profughi attuali. Una tale operazione non serve solo a dare visibilità alla causa saharawi nel mondo, ma a riconfermare ai Saharawi stessi l'esistenza e le ragioni del progetto politico e sociale di cui sono autori ed attori, attraverso l'azione del Fronte Polisario.

4.2.1) Le immagini come testo: rappresentazione di un'autorappresentazione
L'antropologia visuale, come ci illustra per esempio Massimo Canevacci (1995)(41), è o dovrebbe essere, per sua natura, una delle discipline maggiormente attenta e partecipe del cammino che molti popoli nativi hanno intrapreso nella lotta per documentare e rendere visibili cambiamenti ed 'aggiustamenti' culturali, dovuti all'incontro con l'altro, in particolare, ma non solo, con l'Occidente. I mezzi di riproduzione visuale, sono forse gli aspetti della tecnologia che maggiormente hanno suscitato l'interesse di molte popolazioni native e che sono stati fatti propri da esse. Esiste naturalmente una documentazione fatta dai Saharawi su tutte le più importanti manifestazioni organizzate negli ultimi anni. Nel campo 27 de Febrero c'è un piccolo centro audiovisuale, nato grazie ad un progetto del COSPE dove sono raccolti materiali fotografici e soprattutto video girati dai Saharawi sin dall'inizio del conflitto.
Le manifestazioni di cui tratteremo sono delle grandi messe in scena pubbliche, dei rituali politici ed identitari, la cui analisi non può non riguardare anche l'antropologia visuale. Per l'analisi che condurrò sul 20 de Mayo e sulla visita di Kofi Annan mi servirò del materiale fotografico da me prodotto nel corso di questi due eventi. Si tratta quindi di una soggettiva rappresentazione/interpretazione dell'autorappresentazione agita dai Saharawi. La mia presenza in questo capitolo è più evidente che negli altri, dove ho registrato dei documenti, poi analizzati a posteriori. Le foto che analizzerò, sono alla loro origine frutto di una prima scelta, parziale e soggettiva, operata nel momento stesso in cui ho scattato. Risultano impraticabili (e comunque non sono cercati) tentativi e pretese di mimetizzazione e registrazione oggettiva dei fatti, ed è evidente come l'esito di questa studio sia il frutto della rappresentazione di una rappresentazione. Inoltre le fotografie, più che altrove in questa ricerca, vogliono essere testo e non illustrazione. I testi che le accompagneranno non saranno quindi didascalie più o meno articolate, ma le riflessioni scaturite dall'osservazione delle immagini; la loro analisi ed interpretazione.
Paul Rabinow in un provocatorio articolo(42) , prendendo in considerazione la posizione degli antropologi interpretativi afferma che sia l'antropologo che il nativo sono intenti ad interpretare il significato della vita quotidiana. I problemi della rappresentazione sono centrali per entrambi, e sono i luoghi dell'immaginazione culturale. Le rappresentazioni non sono, però sui generis: servono come mezzo per dare un senso ai mondi della vita (che esse contribuiscono a costituire)(43) … La rappresentazione, in questo caso la parata ed il suo contorno, nel momento stesso in cui mettono in scena, danno forma visuale ad un'idea, ad una struttura, concorrono a strutturare concretamente, a reificare quell'idea. La struttura pensata, attraverso la sua rappresentazione, si consolida e trova ulteriori ragioni del suo esistere. Attraverso le immagini proverò a spiegare come questo avviene.

4.2.2) Passato e presente - tradizione e modernità
Elementi della vita nomade passata e dell'attuale processo storico, che vede i Saharawi costruttori di uno stato moderno, si ritrovano nelle manifestazioni politiche, spesso posti di fianco a simboleggiare la continuità e la consapevolezza della loro storia. I radicali cambiamenti imposti alla società saharawi dagli avvenimenti storici e dal progetto del Fronte Polisario, impongono alla leadership politica di mantenere visibile la tradizione da cui provengono. Se da un lato elementi simbolici quali il cammello e la jaima sono proposti come affascinanti elementi esotici per gli osservatori internazionali, sono anche messaggi diretti alla popolazione. Il Polisario è sempre stato attento, pur nella radicalità del suo progetto, che prevede lo smantellamento della struttura sociale e politica tradizionale, a mostrare rispetto verso le istituzioni del passato. Diversamente l'atteggiamento del movimento nazionalista guidato da Mohammed Basiri che ha preceduto il Polisario, è stato di totale rottura, soprattutto nei confronti degli cheikhs
tribali, accusati di collaborazionismo con la Spagna(44) .
Manifestazioni per il '20 de Mayo', XXV anniversario dell'inizio della lotta armata del Fronte Polisario.
Fig.1: M. Abdelaziz, Segretario del Polisario, rivolto verso la tribuna in cui si trovano rappresentanti politici e di organizzazioni solidali con la causa Saharawi, tiene le redini di un cammello. Il cammello ha rappresentato nel passato il principale mezzo di trasporto e di sostentamento di tutte le popolazioni nomadi del deserto ed anche l'unità di misura per transazioni economiche, per la stipulazione di patti ed il pagamento di debiti. Oggi, per chi vive nei campi profughi, rappresenta ancora una delle poche forme di sostentamento autoprodotte, ma è soprattutto il simbolo della vita nomade del passato; della sua durezza, ma anche dello spirito di libertà che i Saharawi hanno sempre rivendicato come proprio elemento identitario.
Fig.2: La jaima tradizionale e la bandiera della R.A:S:D: sono poste una di fianco all'altra nella creazione dell'accampamento creato per il '20 de Mayo': L'abitazione tradizionale del periodo nomade e la bandiera quale simbolo della casa/tenda comune che i Saharawi sognano per il loro futuro. Oggi i Saharawi vivono in tende fornite dall'UNDP (Programma delle Nazioni Unite per lo Sviluppo) ed adottano la jaima tradizionale solo in occasione di manifestazioni pubbliche.
La bandiera per tutti i movimenti nazionalisti, ma non solo, è l'elemento identitario per antonomasia e risulta quasi sempre assumere il ruolo d'icona sacra per il gruppo che si riconosce in essa. La bandiera della R:A:S:D: presenta oltre ad una precisa simbologia dei colori, due elementi che ne affermano l'appartenenza al mondo arabo e l'adozione dell'Islam come religione ufficiale: rispettivamente la mezzaluna e la stella. I fondatori del Polisario, come dei movimenti nazionalisti precedenti, sognarono inizialmente di unire il punte sono racchiusi i cinque pilastri mondo arabo contro le potenze colonizzatrici. La mezzaluna è presente specialmente nelle bandiere di alcuni paesi del Maghreb: Algeria.
Mauritania e Tunisia. Nella stella a cinque dell'Islam:
1-professare che non esiste nessun Dio all'infuori di Allah e che Maometto è il suo Profeta,
2-pregare ritualmente cinque volte al giorno rivolti verso la Mecca,
3-recarsi almeno una volta nella vita in pellegrinaggio alla Mecca (Hajj),
4-osservare il digiuno dall'alba al tramonto nel periodo del Ramadan,
5-dare una percentuale dei propri guadagni per opere di carità o pubblica utilità in cui rientra il valore dell'ospitalità.
Il colore nero rappresenta la sofferenza del colonialismo e dell'esilio; il rosso la lotta per la libertà, il bianco la lealtà ed il verde la speranza per il futuro. Il giorno dell'indipendenza il nero ed il verde vedranno le loro posizioni invertite a simboleggiare l'inizio di una nuova era.
Fig.3: Tre donne avvolte nelle tradizionali melfe, da cui spuntano maglioni e felpe arrivate probabilmente con gli aiuti internazionali, osservano da lontano la tribuna politica.
Mentre le prime due immagini documentano un'operazione di messa in scena di elementi simbolici da parte degli organizzatori della manifestazione, quest'ultima coglie un momento, privato, distante dall'ufficialità e dalle strategie comunicative del Fronte Polisario. Rispecchia comunque uno dei tasti su cui fa maggiormente leva la propaganda saharawi per dare un'immagine di modernità all'opinione pubblica internazionale: la libertà delle donne nella società saharawi dal periodo nomade alla costruzione della R.A.S.D.. La questione femminile è un punto delicato per ogni comunità islamica che si affaccia all'occidente. Le donne saharawi partecipano attivamente all'amministrazione dei campi profughi e si stanno a poco a poco facendo largo anche negli organi governativi. D'altro canto questa immagine può essere letta anche con una sfumatura differente dettatami da una conversazione con Mariem Salek(45) , direttrice della scuola femminile del campo 27 de Febrero. 'Le donne saharawi non sono come le altre donne dei paesi arabi che hanno partecipato alla guerra, ma una volta terminata, sono state messe da parte dagli uomini, perdendo il loro lavoro. Noi cerchiamo e cercheremo di non dare agli uomini la possibilità di fare questo. Quando vinceremo il referendum vogliamo che questa scuola continui ad essere viva, sia presente nella capitale ed in altri centri. Non dimenticheremo questa esperienza'. Le donne saharawi con l'esperienza dei campi profughi hanno avuto lo spazio per ottenere importanti riconoscimenti e conquiste. Oggi aspettano che si attui il referendum per tornare a casa, ma allo stesso tempo osservano attentamente i loro politici, perché in futuro continuino a favorire la loro emancipazione.

4.2.3) Abiti
Fig. 4-5: Le due manifestazioni politiche a cui ho assistito avevano un carattere ed una messa in scena differente anche dal punto di vista degli abiti indossati dai dirigenti del Polisario qui rappresentati dal loro segretario M. Abdelaziz.
In occasione del 20 de Mayo XXV anniversario dell'inizio della lotta armata, M. Abdelaziz, che qui discute con Said Abadu (fig.4), Ministro dei Moujahidin del governo algerino(46), indossa abiti militari. Diversamente (fig. 5), durante la prima e per il momento unica visita di Kofi Annan nei campi profughi (novembre 1998), indossa l'abito tradizionale saharawi (darrà). La visita del Segretario Generale delle Nazioni Unite è legata al delicato processo d'identificazione che deve stabilire gli aventi diritto al voto nel referendum. L'identità saharawi è al centro di aspre contese con il Marocco, che mentre in passato si ostinava a dichiarare che i Saharawi non esistevano, oggi istruisce i coloni a vestire metaforicamente e non, i panni dei Saharawi per partecipare al voto(47) .
Risulta chiaro quindi l'utilizzo di abiti militari in occasione di una manifestazione che, pur mettendo in scena diversi aspetti della vita dei Saharawi oltre a quello militare, commemora l'inizio della lotta armata; mentre ci si mostra vestiti tradizionalmente di fronte alle Nazioni Unite, che dagli anni 60 hanno emanato risoluzioni favorevoli all'indipendenza del Sahara Occidentale, riconoscendo l'identità dei Saharawi ed il loro diritto all'autodeterminazione e che oggi regolano questo delicato processo. Se durante il 20 de Mayo, con la parata e gli abiti militari, i Saharawi facevano intendere di essere pronti a riprendere il conflitto, in occasione della visita di Kofi Annan indossano gli abiti della 'legalità', della loro identità già riconosciuta e del processo di pace che li deve portare a decidere del loro futuro.
4.2.4) 'Spettattori'
Fig. 6-12 Il 20 de Mayo e la visita di Kofi Annan rappresentano due momenti in cui il Fronte Polisario mostra il popolo saharawi alla comunità internazionale ed al popolo saharawi. Inizialmente l'impressione è che tutto quello che passa di fronte ai miei occhi sia stato studiato perché solamente i cosidetti 'internazionali' ne fruiscano. Riguardando le fotografie del 20 de Mayo alla luce di quanto visto e fotografato sei mesi dopo, ne è scaturita una nuova lettura, più articolata. Non c'è una chiara distinzione fra attore e spettatore; sia i saharawi che gli internazionali ricoprono entrambi i ruoli; sono 'spettattori'.
Il 20 de Mayo era organizzato in modo tale che la parata sfilasse fra due ali di folla e che, sottostante la tribuna dove sedevano e dai cui parlavano i rappresentanti del Polisario e di paesi ed associazioni 'amiche', si trovassero giornalisti, cooperanti e delegazioni straniere. A prima vista sembra di potere dare una chiara lettura di quello che sta succedendo: ci sono un regista, il Polisario; degli attori, i Saharawi e degli spettatori, le delegazioni straniere. Sembra di trovarsi di fronte allo schema classico della comunicazione, che prevede un emittente, un messaggio ed un ricevente. In realtà neppure la comunicazione è così semplice e tantomeno il teatro che ci viene in aiuto per chiarire questo punto. La pratica attoriale prevede quasi sempre dei periodi di prove in cui una compagnia lavora su un nuovo testo o performance. Solitamente non ci sono incontri con il pubblico sino alla Prima. Durante le prove è ormai uso comune che sia presente tutta la compagnia, non solo per conoscere meglio il lavoro dei propri colleghi-compagni, ma anche per 'recitare il pubblico' in sua assenza. La presenza di qualcuno che guarda le prove è fondamentale per chi sta recitando, perché la propria azione non venga risucchiata nel buio della sala vuota, ma ritorni indietro attraverso lo sguardo e la presenza riflettenti degli attori non coinvolti in quella scena. Del resto anche fisici e filosofi del linguaggio si domandano se il suono possa esistere indipendentemente dalla presenza di un qualcuno o qualcosa in grado di percepirlo e di essere così suo testimone e quindi suo demiurgo.
Qualcosa di simile ho potuto registrare nelle due manifestazioni presenziate. Tralasciando i discorsi degli ospiti stranieri, la cui funzione si esplicita nelle parole di solidarietà ai Saharawi, mi sono reso conto del duplice ruolo svolto dai giornalisti e dalle troupe televisive ospiti. Evidentemente registravano quanto accadeva, per ritrasmetterlo nel mondo, tramiti ed ipotetici occhi critici, costruttori dell'opinione pubblica internazionale, ma non solo. Il loro muoversi ai bordi e dentro la sfilata per registrare immagini, suoni e parole rappresentava uno spettacolo per i Saharawi di cui gli attori erano solo in parte consapevoli. Più di altri, giornalisti televisivi e fotografi sanno per esperienza e formazione che nel momento stesso che riprendono e scattano, che guardano, sono a loro volta guardati, osservati, studiati. In questo caso il loro soggetto era stato scritto in parte anche dal Polisario, che lasciava libertà di movimento ed azione in ogni ambito della manifestazione (fig. 6-7). Pure io potevo muovermi tranquillamente con la mia macchina fotografica, pur essendo un osservatore privato e non un giornalista. La nostra presenza, il nostro agire era un chiaro messaggio rivolto dal Polisario al popolo: 'non siamo soli e questo anche grazie alle vittorie diplomatiche che i vostri rappresentanti hanno ottenuto in questi anni in cui avete dato loro fiducia'.
Ne ho ricevuto la conferma durante le manifestazioni per la visita del Segretario Generale delle Nazioni Unite. Il Fronte Polisario ha adottato in questa occasione un protocollo visivamente opposto, con gli stessi fini e risultati. La brevità della visita non permetteva di allestire nulla di articolato come in precedenza. Il luogo dell'azione è il medesimo: la lunga arena della tendopoli di Smara. Gli elicotteri dell'ONU atterrano lontano (fig.8), ma visibili, dalle due ali di folla, che attendono. Mohamed Abdelaziz aspetta Kofi Annan a poche centinaia di metri, insieme ai giornalisti. La prima stretta di mano fra i due, all'interno dei territori della RASD, viene registrata da questi. L'elemento chiarificatore, a mio avviso, di questa analisi giunge ora: I due Segretari Generali(48) salgono sulla prima jeep, seguiti dai giornalisti (fig.9). Questa volta non sono più i Saharawi a sfilare, bensì noi, con in testa i due politici. Le prime centinaia di metri il corteo di Toyota passa in mezzo ai soldati schierati (fig.10), poi fra i cammelli (fig.11) ed infine fra due ali di gente(49) (fig.12). Spiccano i cartelli che ringraziano Kofi Annan e l'ONU, quelli che chiedono giustizia (fig.12) e quelli che denunciano lo stato di ultima colonia dell'Africa per il Sahara Occidentale. Le persone sulle jeep sono il motivo e 'l'attrazione' per le persone ai lati e viceversa. Il Fronte Polisario è riuscito intelligentemente a creare un gioco di specchi ed a capovolgere visivamente dei ruoli, che in realtà non sono distinti, ma si definiscono nella loro complessità: Saharawi e stranieri sono entrambi 'spettattori'.

4.2.5) 20 de Mayo
(fig.14) 'Hermanas, hermanos
Een nombre de todos vosotros doy la bievenida a nuestros honorables invitados por sus participacion con nosotros en este historico acontecimiento. El aniversario que conmemora el transcurriri de un cuarto de siglo del desencadeniamento de la lucha Armada en Saguia Hamra y Rio de Oro. Vuestra presencia hoy, entre nuestro pueblo es la mas sincesra expresion de solidaridad con nuestra justa causa. Es una actitud que os agradecemos, a la vez que os deseamos una agradable estancia con nuestro pueblo.'

Questo è l'inizio del testo, distribuito agli ospiti, pronunciato da Mohamed Abdelaziz in apertura delle attività per il 20 de Mayo, dove sono sfilati davanti agli occhi dei Saharawi e degli ospiti stranieri, spezzoni della realtà della RASD.
Durante la mattinata ha luogo la parata militare con le diverse divisioni dell'esercito. Fra queste si vedono le rappresentanti del corpo femminile di polizia (fig.15), gli sminatori (fig.16) e gli incursori subacquei (fig.17).
La figura 3 ha già raccontato alcuni aspetti della personale lotta di emancipazione e dei timori delle donne saharawi. Nel suo discorso Mohamed Abdelaziz non ha mancato di
parlare di questa questione: 'Deseamos expresar nuestra admiraciòn a la mujer saharaui por todos los esfuerzos aportados y todos sus sacrificios en los diversos frentes de la lucha, cuestion que ha contribuido a vencer infintas dificultades en la vereda militante la que hizo posible la mujer saharaui. Arranque el reconocimiento y el respeto. Por ello: Felicidades intrépida mujer saharaui' In un passo precedente, parlando delle linee ispiratrici del futuro Stato saharawi affermava: 'Serà el pais de la igualdad entre el hombre y la mujer, … Non a caso le donne marciano con la bandiera della RASD (fig. 15), cosa che non accade con gli altri corpi militari. Si riafferma una volta di più il loro ruolo fondamentale nella costruzione del futuro saharawi, uno dei fiori all'occhiello della propaganda del Polisario ed una delle questioni più delicate dell'eventuale indipendenza, come affermava Mariem Salek(50).
Il problema delle mine (fig.16) affligge il Sahara Occidentale come moltissimi altri paesi nel mondo. Malgrado dichiarazioni d'intenti e nuove leggi bandiscano in sempre più paesi la produzione ed il commercio di mine, in realtà la loro vendita continua ad essere una delle voci più 'remunerative' del bilancio di tanti paesi occidentali e non solo. Si è calcolato che lungo il muro, fatto costruire da Hassan II nel Sahara Occidentale, vi siano circa 10 milioni di mine(51).
Sembra un paradosso; ad un certo punto passa un gruppo di incursori (fig. 17) con tanto di muta, bombola e pinne in pieno deserto. Si vuole fare intendere che in caso di ripresa del conflitto i Saharawi saprebbero impegnare il Marocco anche dal mare.
Ritorniamo all'accampamento per pranzare, riposarci ed aspettare le cinque del pomeriggio, quando riprenderanno le attività con le 'esibizioni civili'.
Cominciano a sfilare i bambini (fig.18- ), altro elemento fondamentale della politica e della propaganda del Polisario. Sono in rappresentanza delle scuole presenti nei campi profughi: alcuni indossano abiti militari e sventolano le bandiere della RASD (fig.18), altri passano su biciclette giunte con aiuti umanitari (fig.19) altri ancora sono il gruppo che per un anno ha abitato a Rimini (fig.20), ospitati da famiglie dell'associazione Hammada(52) . Durante il loro soggiorno in Italia hanno seguito gli studi con un modulo studiato per loro ed hanno costituito una squadra di calcio. Da pochi giorni sono rientrati nei campi profughi e sfilano con le loro tenute sportive, insieme ai bambini rimasti nel deserto, che incontreranno il giorno dopo per l'assegnazione della coppa 20 de Mayo(53) . Dopo di loro alcuni bambini saharawi, sotto la tribuna politica e gli occhi delle telecamere internazionali mettono in scena l'attuazione del referendum (fig.21, 22), sancito dai piani di pace dell'ONU, che dopo quasi 10 anni non ha ancora avuto luogo. I bambini, simbolo del futuro e frutto di una politica demografica del Fronte Polisario volta ad accrescere il numero dei Saharawi, ripongono le schede referendarie nello scatolone da cui esce la bandiera della R.A.S.D indipendente.
Segue la sezione folclorica: Sotto il palco vi sono alcuni musicisti ed alcune cantanti che danno il via alle danze tradizionali (ragsa taklidia), prima interpretate dalle nuove generazioni (fig.23) e poi dagli adulti (fig.24). Le danze del 20 de Mayo sono danze di festa, come quelle agite durante matrimoni e battesimi(54) . Le bambine portano sul capo le trecce tradizionali (dafra taklidia)(55) , ma sebbene eseguano danze tradizionali, sono vestite con i colori della bandiera nazionale. Indossano un abito nero, simbolo dell'oppressione e della sofferenza, mentre i colletti hanno i restanti colori. Sulle donne spiccano le trecce e le mani decorate con henna. Alcune di loro (fig.25) portano delle bambole (admiet), vestite in bianco e nero ed anch'esse con le trecce, come le donne. Vi sono poi alcuni guerrieri a cavallo (fig.26) ed infine, tornando al presente, chiude la manifestazione un
gruppo di studenti/esse che hanno usufruito in passato di borse di studio in Algeria, Cuba, Spagna, Italia, … (fig.27). Indossano abiti civili e richiamano l'attenzione per il turbante e le borse da viaggio/lavoro di fattura occidentale.. Il turbante, indossato in modo da coprire interamente il volto, come si usa quando c'è una tempesta di sabbia e le borse possono essere viste come i segni distintivi della loro condizione e di quella di tutti i Saharawi: rimangono una popolazione nomade, obbligata dal loro presente storico a muoversi per tutto il pianeta e non solo nel deserto del Sahara.


  1. Massimo Canevacci, Antropologia della comunicazione visuale, p.163, costa &nolan, Genova, 1995.
  2. Fra gli aiuti umanitari, che i Saharawi ricevono, vi sono i mezzi pubblici in disuso dei "paesi amici".
  3. Tony Hodges da una precisa descrizione della prima operazione militare del Fronte Polisario in T. Hodges, Historical Dictionary of Western Sahara, pp.112-113, The Scarecrow Press, Inc., Metuchen, N.J.,London, 1982.
    'La prima azione militare del Fonte Polisario ebbe luogo, ad El-Khanga, il 20 maggio del 1973, dieci giorni dopo la sua fondazione (10 maggio 1973). El-Khanga, un piccolo presidio militare spagnolo, nel nord-est del Sahara Occidentale, era composto da un'esigua guarnigione di Saharawi al comando di un ufficiale spagnolo, assente al momento dell'attacco. Il gruppo dei guerriglieri era composto da sette uomini, fra cui il segretario generale del Fronte Polisario, El-Ouali Mustapha Sayed, armati con alcuni vecchi fucili ed una pistola subacquea. Il successo avrebbe dovuto essere garantito dal fattore sorpresa dato che il gruppo aveva sufficenti munizioni per cinque minuti di fuoco. Dopo aver posto l'accampamento vicino ad El-Khanga, due guerriglieri, fra cui El-Ouali furono mandati a cercare dell'acqua. Sulla via del ritorno si imbatterono in un gruppo di soldati di El-Khamga; furono arrestati e portati al presidio. Dopo aver realizzato cosa fosse accaduto, i rimanenti cinque guerriglieri decisero di attaccare la sera, dopo il tramonto. Malgrado avessero fatto prigionieri due persone sospette, il cui arresto era già stato comunicato alla base spagnola più vicina, la guarnigione Saharawi non aveva idea che l'attacco fosse imminente. Quando avvenne, si arresero senza sparare un colpo. I due prigionieri furono liberati, nuove armi furono rubate ed i soldati Saharawi arrestati, una volta messi a conoscenza degli obbiettivi politici del Fronte Polisario, furono lasciati liberi.'
  4. Lehbib Abidin, responsabile del Museo Nacional del Pueblo Saharaoui, parla del 20 de Mayo nell'intervista,.riportata nel paragrafo 3.2.3) Intervista a Lehbib Abidin.
  5. M. Canevacci, Una tipologia di ricerca sulla comunicazione visuale, pp. 143-175, in op. cit.
  6. Paul Rabinow Le rappresentazioni sono fatti sociali. Modernità e postmodernità in antropologia pp. 293-326 all'interno della raccolta di articoli curata da James Clifford e George E. Marcus Scrivere le culture: Poetiche e Politiche in etnografia, Meltemi, Roma, 1997.
  7. P. Rabinow, p. 320 in op. cit.
  8. Mohammed Sidi Ibrahim Bassiri, nato circa nel 1942-44 nei pressi di Tan Tan, appartenente ai Reguibat, fu il leader del primo movimento moderno anti-coloniale nel Sahara Occidentale: Harakat Tahrir Saguia el-Hamra wa Oued ed Dahab (Movimento per la Liberazione del Saguia el-Hamra e Oued ed-Dahab o MLS). Il progetto di Bassiri prevedeva non solo l'indipendenza dalla Spagna, ma anche una radicale rivoluzione sociale. L'MLS secondo molti ha fatto l'errore, che ilPolisario non ha commesso, di attaccare apertamente l'autorità degli cheikh conservatori, generalmente favorevoli alla Spagna. Il 17 giugno 1970 Bassiri organizzò una manifestazione a Zemla (un sobborgo di El-Ayoun) in concomitanza con le manifestazioni ufficiali organizzate nella giornata della 'Lealtà' verso la patria Spagna. L'allora governatore generale, Generale José Maria Pérez de Lema y Tejero tentò di fare sciogliere la manifestazione, mandando come mediatori gli cheikh Saharawi. I manifestanti, fatto unico nella storia dei Saharawi, accolsero gli cheikh a sassate. Il rispetto dovutogli dal loro status, era venuto meno in quanto collaboratori della Spagna. Poco dopo giunse l'esercito che sparò sulla folla facendo 12 morti e numerosi feriti. Alle tre del mattino del 18 giugno, Bassiri fu arrestato e da allora non si sono più avute sue notizie.
  9. Ho incontrato Mariem Salek durante entrambi i miei soggiorni nei campi profughi. La frase riportata fa parte di una conversazione avuta durante la mia seconda visita nel dicembre del 1998.
  10. Said Abadu fu una delle figure di spicco del FLN durante la guerra d'indipedenza contro la Francia, ed in qualità di Ministro dei Moujahidin, partecipa alle celebrazioni del 20 de Mayo. La sua carica prevede che si occupi di amministrare i rapporti fra il governo da una parte ed i moujahidin (i combattenti della guerra di liberazione algerina) ed i loro parenti dall'altra; oltre a mantenere vivo il ricordo della guerra di liberazione. Attraverso il suo ministero si è istituzionalizzata l'indipendenza algerina.
  11. Si veda al riguardo il quadro fotografato nel campo 27 de Febrero dove è rappresentata una mano che fuorisce da una darrà sorreggendo un uovo.
  12. Mohamed Abdelaziz, Segretario Generale del Fronte Polisario e Kofi Annan, Segretario Generale delle Nazioni Unite.
  13. Durante il 20 de Mayo, analogamente avevano sfilato primi i corpi dell'esercito e dopo la gente si veda sezione 4.2.5) 20 de Mayo.
  14. Mariem Salek, direttrice della Scuola Femminile del campo 27 de Febrero. Riporto alcune battute di un'intervista avuta con lei nell'analisi della figura 3 di questo stesso capitolo.
  15. Del muro e delle mine si parla anche nel terzo capitolo all'interno dei paragrafi 3.3.1) Museo della Guerra e 3.3.2) Intervista a Mohamed Sidi Aupa
  16. Hammada è il nome dell'area di deserto algerino amministrata dalla RASD in esilio. Associazione di solidarietà con il popolo Saharawi "Hammada" c/o "Casa della Pace, della Solidarietà e dei Diritti
  17. Umani", via Luigi Tonini 5, 47037 Rimini, tel.+ fax. 0541/50555.
  18. Molti dei bambini rimasti nel deserto si presentano in campo scalzi o con al massimo una scarpa per il piede con cui calciano abitualmente; gli 'Italiani' arrivano indossando magliette di nylon e scarpette. Dopo pochi minuti questi ultimi, in difficoltà per le condizioni ambientali, cominciano a spogliarsi di maglie e scarpette. L'incontro si conclude 4-0 per la squadra di 'casa'.
    . Esistono altri tipi di danza, che hanno una connotazione rituale più forte. Due o più uomini danzando mimano uno scontro, esorcizzando così il conflitto. Attraverso un altro tipo di danza, i Saharawi raccontano la loro storia passata.
  19. Le trecce rappresentano uno dei simboli identitari delle donne saharawi. Si veda il paragrafo 5.4.3) Analisi delle opere, fig. 4.