È difficile trarre conclusioni appropriate in merito alla questione
del Sahara Occidentale, soprattutto considerando il fatto che il conflitto non
è stato ancora risolto. Inoltre, la problematica può essere presa
in considerazione partendo da due punti di vista radicalmente opposti: quello
del Marocco e di coloro che ne sostengono gli interessi, e quello dei saharawi
e del Fronte Polisario, sostenuti dalle organizzazioni umanitarie internazionali.
Sebbene la questione sia stata manipolata a favore di svariati giochi di potere,
il Fronte Polisario è riuscito ad informare la comunità internazionale
della grave situazione in cui si trova la sua Nazione.
Ci si può, dunque, schierare da una o dall'altra parte, ma per quanto
mi riguarda tutto il mio appoggio va alla causa saharawi, alla causa di un popolo
che lotta da più di trenta anni per vivere liberamene nel paese che gli
spetta di diritto.
Risulta piuttosto forte, e neppure del tutto corretto, sostenere che ci sia
un menefreghismo generale intorno a questa problematica, ma nonostante ci siano
alcuni Stati ed organizzazioni che vigilano attentamente la situazione, i passi
fatti avanti sono ancora troppo pochi, e gli aiuti diplomatici scarsi ed inefficaci.
La guerra del Sahara è congelata dal 1991, ma per quanto ancora pensiamo
che resterà tale?
Nel mondo attuale, che chiamiamo globale e multiculturale, e dove i concetti
di etico ed umanitario prendono sempre più piede, sembra non esserci
un reale spazio di applicazione per queste tendenze. L'Occidente, quella che
viene chiamata la civiltà per eccellenza, si fa diffusore di questi concetti,
senza però attivarne del tutto i meccanismi.
Non metto in dubbio la complessità di governare uno Stato e tanto meno
quella di cercare un punto di incontro tra tutti gli interessi statali; non
voglio neppure addentrarmi in complesse considerazioni politiche od economiche.
Ma quello che posso fare è esprimere la mia opinione in merito alla questione
del Sahara e dire che una soluzione esiste. L'ONU si è pronunciato più
e più volte in favore del referendum di autodeterminazione, ed è
stato pure dimostrato che la nascita di una nuova nazione, come la RASD, non
danneggerebbe affatto l'equilibrio occidentale, ed in particolar modo europeo,
anzi lo favorirebbe ulteriormente. La paura di perdere importanti pezze di appoggio
economiche deve essere sventata, come altrettanto va fatto con quella della
nascita di squilibri politici.
A parte questo, quello che bisogna fare è stimolare lo sviluppo di una
coscienza internazionale in merito al problema e l'informazione ne è
la base. È necessario che tutti prendano coscienza dell'esistenza di
guerre come quella del Sahara; questo è il punto di partenza che permetterebbe
di incamminarsi sulla strada di un maggior attivismo.
Oggi si intravede una soluzione a questo conflitto, che come tanti altri si
sarebbe potuto evitare con un po' più di astuzia e soprattutto con una
migliore informazione. È proprio l'informazione il punto cruciale, perché
le problematiche ed i pregiudizi non nascono dalla scarsità di notizie,
ma sorgono perché si ignora totalmente la loro esistenza.
Sensibilizzare l'opinione pubblica sulla causa del popolo saharawi è
il primo passo che si può muovere, aspettando che le organizzazioni internazionali
che se ne occupano arrivino finalmente ad applicare le risoluzioni da anni lasciate
in attesa.
Quello che spero è che la causa saharawi vinca al più presto,
sostenuta dall'appoggio della comunità internazionale, ed in particolar
modo da quello di colei che viene eretta a baluardo della civiltà, l'Europa.
È giusto che, come noi godiamo della nostra libertà, questa venga
restituita una volta per tutte anche a coloro a cui era stata tolta.