Indice

PARTE 1
INTRODUZIONE ANTROPOLOGICA

 

 

I. GEOGRAFIA E DESCRIZIONE FISICA DEL TERRITORIO
II. ORIGINI STORICHE DEL POPOLO SAHARAWI
III. STRUTTURA DELLA SOCIETA' SAHARAWI E SUA CULTURA
1. caratteristiche etniche e sociali
2. ordine sociale tradizionale nel Sahara spagnolo
3. analisi strutturale di una cabila sahariana
4. l'economia nel Sahel prima dello stanziamento spagnolo
5. riti di passaggio nomadi
6. ultime considerazioni sulle cabilas sahariane

 

I. GEOGRAFIA E DESCRIZIONE FISICA DEL TERRITORIO

Il Sahara Occidentale è un paese collocato al nord-est del continente africano, all'altezza del Tropico del Cancro. Al nord confina col Marocco, all'est con Algeria e Mauritania, al sud con la Mauritania e ad ovest con l'Oceano Atlantico. Il suo confine settentrionale è stato determinato seguendo il parallelo 27° 40' di latitudine nord, dove si incontra col Marocco.
La superficie totale, come riportato nella maggior parte dei testi, è approssimativamente di 266.000 kmq.; risulta difficoltoso stabilire esattamente l'estensione del Sahara Occidentale a causa dell'imprecisione della sue frontiere. Lo stesso Governo spagnolo non conosceva con esattezza il suo territorio coloniale, e la prova è data dalle discrepanze dei dati forniti da alcuni dei suoi organi ufficiali: il Ministero di Informazione e Turismo stimava che la superficie fosse di 278.000 kmq.; per il Ministero di Affari Esteri per di 280.000 kmq.. Certamente la differenza non è molta, ma questa imprecisione generale caratterizzerà sempre le conoscenze che abbiamo del Sahara Occidentale e del suo popolo.
La provincia è divisa in due zone distinte: al nord troviamo il Saguia el Hamra, che letteralmente significa "fiume rosso"; prende, infatti, il nome dal fiume che la percorre, che trasporta sabbia rossa. E' un territorio ricco di fosfato (concentrato nei giacimenti di Bu-Craa) e probabilmente anche di petrolio e gas. Il sud è chiamato Rio de Oro, che con i suoi 184.000 kmq. è il territorio con le migliori coste per praticare la pesca; tuttavia, i porti sono pochi e di epoca coloniale, e la popolazione non ha potuto dedicarsi alla pesca anche a causa delle banchine di sabbia che insidiano la navigazione costiera. Alcuni studiosi distinguono un'ulteriore zona, quella di Zemmur, situata al centro-ovest, importante per la presenza di pozzi e riserve di acqua nel sottosuolo.
Il litorale sahariano è piuttosto monotono e semplice, essendo dominato nella costa dalle alte scogliere. La rete fluviale è quella tipica delle zone aride africane, dove le acque correnti sono quasi inesistenti; un'eccezione è data dal Saguia el Hamra, che nasce a sud di Tindouf e scorre in direzione dell'Oceano Atlantico per circa 300 km.
L'elemento fisico fondamentale è l'hammada, cioè un altopiano desertico, a circa 500 metri di altitudine, che presenta alcune depressioni; si trovano, inoltre, una zona di dune, una pianure alluvionale ed alcune depressioni argillose che contengono limo coltivabile o depositi salini.
Il Sahara Occidentale è caratterizzato da un clima tipicamente desertico, che però varia molto a seconda della regione climatica; se ne possono distinguere essenzialmente due:
- litorale: reso più mite dall'influenza delle correnti dell'Oceano. La variazione delle temperature è piuttosto scarsa durante tutto l'anno; la temperatura media in inverno si aggira sui 15°, mentre quella estiva non supera i 20°-22°. Queste temperature, nettamente inferiori a quelle medie del deserto, sono la conseguenza dell'influenza della acque dell'Atlantico e dei venti alisei; l'umidità dell'aria è molto alta e tende a diminuire man mano che ci si addentra nell'interno.
- continentale: caratterizzato da alte temperature in estate e basse in inverno, che registrano nella zona intorno a Smara quasi i 50° di massima ed i 3° di minima. Le precipitazioni in questa zona sono ridotte ed irregolari; soffiano i venti alisei ed a volte il scirocco.
La vegetazione sahariana si trova maggiormente nelle regioni più umide. Nelle zone del litorale prevalgono le piante grasse; all'interno si possono trovare con più facilità acacie, alberi e cespugli.
La fauna appare molto diversificata: sulla costa abbondano iene, sciacalli e volpi, mentre nella zona di montagnosa si vedono ghepardi, linci… Tuttavia, lo stanziamento massiccio delle truppe militari spagnole ha provocato anche l'estinzione di varie specie animali, a seguito della ricorrente pratica della caccia abusiva e con l'unico scopo di depredare.
Importantissima è la fauna domestica costituita da cammelli, capre, pecore e qualche cavallo.
L'agricoltura saharawi è molto povera e dipende esclusivamente dall'esistenza dei pozzi, sistemati dagli spagnoli durante l'era coloniale. Ad essi confluiscono le carovane e i nomadi per abbeverare il bestiame. I nomadi, in alcuni casi, si convertono in agricoltori coltivando l'orzo, il grano o il mais nelle zone umide.
L'allevamento è la principale fonte di ricchezza dei saharawi. Il dromedario, in particolare, è l'animale più importante, perché fornisce carne, latte, pelle, pelo per i tessuti, escrementi per i combustibili, etc. Fondamentali sono anche le capre e le pecore.
La pesca è sempre stata la ricchezza più importante del Sahara. Questo territorio, infatti, possiede un banco peschereccio di grandi dimensioni, nel quale vivono 200 specie di pesci, molluschi, cefalopodi e crostacei.
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II. ORIGINI STORICHE DEL POPOLO SAHARAWI

Per quanto riguarda il periodo fino alla fine del VII sec., cioè quando comincia l'infiltrazione arabo-islamica nel territorio, non ci sono ancora studi precisi. Conviene, quindi, prendere come punto di partenza il periodo compreso tra i secoli XI-XII, quando si consolida l'islamizzazione del nord Africa in seguito all'avvento degli arabi dallo Yemen che si integrano con i berberi della zona originando le tribù saharawi. In particolare, nel XI secolo, si spingono verso la parte settentrionale del continente africano gli arabi delle tribù Beni Hilal e Beni Maquil, che, una volta arrivati fino alle coste atlantiche, continuano la loro emigrazione verso il sud nei secoli XIV e XV. I Beni Hassan, un ramo della tribù dei Beni Hilal, sono coloro i quali si addentrarono più al sud, dominando diversi gruppi berberi e producendo in tal modo una simbiosi fra le due etnie, in particolare con il gruppo berbero Sanhaja. Da allora e fino al 1500 si determina un lento e complicato processo di integrazione delle genti arabe con le popolazioni preesistenti: in tal modo, dalla fusione dei Sanhaja e dei Beni Hassan, si forma un popolo che parlerà un dialetto arabo, l'hassaniya (questo dialetto è usato tuttora, ma la scrittura è quella dell'arabo classico), e che occupa la regione del Sahara fino alla Mauritania dell'est. In questo ceppo etnico si può vedere il primo embrione del futuro popolo saharawi, che letteralmente significa "originario del deserto".
Nel XIV secolo cominciano le prime esplorazioni di spagnoli e portoghesi che cercavano di conquistare le isole Canarie. Alla fine del 1400 le Canarie sono spagnole e comincia la ricerca di oro e schiavi anche nel Sahara Occidentale.
Fu, però, il secolo XIX il secolo dei viaggi e delle esplorazioni vere e proprie. E con le prime spedizioni si ebbero anche i primi resoconti sulla zona. Da ricordare è la prima vera spedizione ad opera di Leopold Panet nel 1850, che raccolse le sue osservazioni fatte durante i spostamenti dal Marocco al Senegal.
Negli anni Sessanta del 1800 si crearono numerose compagnie private che avevano come obiettivo l'esplorazione dei territori coloniali. Sorse la Società di Pesca Canario-Africana, alla quale il Governo spagnolo concesse nel 1881 il privilegio di pesca sulla costa africana. Due anni più tardi entrerà in competizione anche la Compagnia Commerciale Ispano-Africana di Barcelona, che, con Bonelli a capo, cominciò a sviluppare le relazioni commerciali della Spagna con l'Africa mediante lo stabilimento di industrie e la creazione di un servizio marittimo regolare. Così nel 1884 si occuparono diversi punti del litorale e si crearono piccole industrie. Ad Emilio Bonelli, uno dei primi colonizzatori, si deve anche una prima mappa del territorio compreso tra Capo Bojador e Capo Blanco, con le corrispondenti localizzazioni tribali.
Riconosciuta al Governo spagnolo la possibilità di stabilire nell'area sahariana uno stabilimento per la lavorazione del pesce, sorge il pericolo francese. Infatti l'espansione delle limitrofe colonie francesi era crescente, ed anche quella delle società commerciali spagnole; Madrid decide, così, di fondare la prima colonia del Rio de Oro nel 1884. Il Governo, consolidando le imprese di Bonelli, inviò una circolare alle potenze straniere dichiarando sotto il suo protettorato la costa occidentale dell'Africa compresa tra Capo Bojador e Capo Blanco.
Ma la colonia è solo una piccola zona che per espandersi dovrà lottare contro il sultano del Marocco. Alcune tribù, fra cui alcune saharawi, mantenevano rapporti col Marocco, ma si facevano rappresentare solo a determinate condizioni ed in situazioni particolari, tali da non poterle considerare assoggettate.
Tra 1900 e 1912 gli accordi tra Spagna e Francia definiscono le loro aree di influenza, stabilendo confini precisi e delimitando quindi anche il Marocco che si trova confinante. Nasce in questo periodo il movimento anticoloniale saharawi, con le tribù guerriere degli Uld-Delim e il loro predicatore religioso (Marabù). Lottano contro il comune disegno imperialistico di Parigi e Madrid. Se, infatti, la Spagna aveva distrutto gran parte del patrimonio culturale saharawi, era la Francia che nel 1913 aveva assalito e devastato Smara, principale centro politico e religioso. Nonostante gli accordi sui confini, la Spagna si occuperà a lungo solo della costa ed i francesi sconfineranno dall'Algeria nel Sahara Spagnolo.
Con la fine delle ostilità, nel 1934, gli Uld Delim entrarono a far parte delle truppe iberiche, e anche l'altra tribù guerriera, gli Erguibat si sottomisero alla dominazione spagnola.
Questi avvenimenti accelerarono la disintegrazione della struttura tribale indigena e la sedentarizzazione successiva, anche se la guerra civile spagnola provocò una battuta d'arresto nel processo di colonizzazione del Sahara occidentale. Inoltre, con l'insediamento di un'amministrazione che attribuisce alla popolazione uno stato civile ed un documento d'identità, si consolida l'identificazione della popolazione autoctona nei confronti del solo interlocutore spagnolo e si consolida anche il sentimento dell'appartenenza territoriale al Sahara Spagnolo.
Dal 1934 al 1960 queste colonie vengono affidate prima ad un prefetto e poi a dei militari che lasciano statica la situazione. Negli anni Sessanta e Settanta il territorio viene colonizzato intensamente, si cerca la collaborazione con la gente locale, si effettuano numerose riforme. La scoperta dei giacimenti di fosfato portano lavoro anche per gli indigeni che lasciano sempre di più il loro nomadismo e si aggregano nelle città. Contemporaneamente sorgono anche alcuni movimenti indipendentisti.
Nel 1970, dopo un periodo di clandestinità, si manifesta apertamente il Movimento di Liberazione del Sahara, guidato da Mohammed Bassiri, ma con una durissima repressione viene sciolto. Un secondo movimento di indipendenza si coagula attorno a El-Wali Mustafa Sayed, studente saharawi in Marocco, e nel 1973 si fonda il Fronte Polisario (Fronte Popolare di Liberazione di Seguiat el-Hamra e Rio de Oro) con obiettivi di lotta contro il nemico e con l'uso delle armi.
Nel 1974 il Polisario indica come obiettivo l'indipendenza del Sahara dai colonizzatori. La Spagna era entrata a far parte dell'ONU nel 1955 e dal 1965 dovette fare i conti con i dettami dell'Assemblea Generale, che adottò una decina di risoluzioni indicando a Madrid di compiere ogni sforzo per giungere alla liberazione del territorio. Nell'agosto 1974 la Spagna informa il Segretario Generale dell'ONU della sua intenzione di tenere un referendum, sotto gli auspici delle Nazioni Unite, per l'autodeterminazione del popolo Saharawi; per questa ragione indice un censimento della popolazione, che risulta composta da 20.126 europei e da 73.497 indigeni.
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III. STRUTTURA DELLA SOCIETÁ SAHARAWI E SUA CULTURA

1. CARATTERISTICHE ETNICHE E SOCIALI

Gli abitanti della regione del Sahara Occidentale sono i saharawi, concetto riservato per definire la popolazione nativa del Sahara. Il numero esatto degli abitanti di questa regione è difficile da stabilire; il problema deriva dal carattere nomade che tradizionalmente hanno sempre avuto gli aborigeni e dall'imprecisione delle frontiere politiche, la cui definizione era totalmente estranea alla cultura e alla storia della sua popolazione. Ad ogni modo, la popolazione nativa saharawi è stata censita l'ultima volta dal Governo spagnolo nel 1974. Il censo rilevò che la popolazione autoctona era di 73.497 abitanti, fra i quali la popolazione sedentarizzata era l'81,9% e il restante 18,1% erano nomadi. Questi dati indicano il progressivo radicamento delle abitudini spagnole nel Sahara. La popolazione spagnola, invece, era di 20.126 abitanti. Dal momento della ritirata spagnola dal territorio nel 1976, non è stato effettuato più nessun censimento; bisogna sottolineare che nel momento dell'occupazione marocchina, un numero consistente di saharawi fuggì verso le frontiere algerine dove oggi si trova accampato nei campi profughi che il Fronte Polisario ha stabilito a Tindouf: il loro numero è approssimativamente tra i 100.000 e i 150.000 abitanti.
La lingua comune dei saharawi è l'hassaniya, dialetto prossimo all'arabo letterale.
Il popolo saharawi possiede tratti simili agli abitanti delle isole Canarie e dell'attuale Mauritania. Fisicamente sono gente di elevata statura, l'altezza media è di 168 cm., ma è facile anche incontrare individui che raggiungono i 190 cm. La tipologia più frequente per quanto riguarda l'aspetto fisico è la seguente: pelle scura, ma non eccessivamente pigmentata, occhi neri, capelli neri e ricci, barba rada, naso piuttosto lungo ed aquilino, bocca grande. Ovviamente si possono trovare anche casi in cui la pelle è bianca, i capelli chiari e gli occhi castani: questa è la tipologia nordica, sicuramente non molto frequente, e che può essere stata originata dall'unione tra genti locali con i coloni europei.
Caratteristiche peculiari dei saharawi sono l'agilità e la resistenza, attributi che permettono la sopravvivenza agli uomini del deserto.
Nel deserto la struttura della popolazione sahariana prevede la divisione in diverse frazioni e tribù (cabilas), di cui la principale è quella degli Erguibat, guerrieri localizzati geograficamente tra il Rio de Oro e la frontiera mauritana.
L'unità sociale delle tribù saharawi è la famiglia, rappresentata dalla tenda (jaima) e l'unità elementare di produzione è il clan. Autorità personale, ma non istituzionale, viene esercitata dal chej, capo lignaggio che si distingue per le sue caratteristiche di onore, valorosità, generosità, ospitalità e buon giudizio; generalmente è una persona di una certa età con grande conoscenza ed esperienza, sia dei mezzi e modi di sussistenza della cabila, sia delle leggi tradizionali, e la sua autorità si manifesta nell'arbitrare i conflitti all'interno delle frazioni. Il potere gli viene attribuito dal riconoscimento del gruppo, pertanto risulta piuttosto debole, ed è inoltre limitato dalla Yemàa. Esiste un'assemblea, appunto la Yemàa, incaricata di supervisionare le tribù e dirigere la difesa dei saharawi davanti agli attacchi di altre tribù vicine. Le tribù guerriere (Erguibat e Ulad Delim) si trovano situate in prossimità delle frontiere, mentre le altre tribù, tra cui quelle intellettuali (Ulad Tridarin e Arosien), sono situate nelle zone costiere o intermedie.
Dal punto di vista politico-sociale, il saharawi è libero, unito ai suoi simili tramite legami diversificati in base ad una scala familiare e tribale. Ogni tribù è specializzata in una funzione sociale che le conferisce un rango proprio e definito. Questa stratificazione è la seguente:
a) categorie servili: forniscono la forza-lavoro necessaria alla pastorizia;
b) categoria professionale: gli artigiani;
c) tributari: famiglie di pastori o pescatori che dipendono da qualche tribù guerriera che li difende in cambio del pagamento di un tributo;
d) intellettuali, chiamati anche "tribù del libro", che monopolizzano la funzione ideologica, legittimando l'ordine stabilito;
e) guerrieri: monopolizzano la funzione politico-militare. Sono i più importanti e difendono le proprie tribù davanti ai possibili attacchi di altre tribù.
Per il popolo saharawi vige il diritto musulmano malichita. Il saharawi è monogamo; il ruolo che svolge la donna all'interno della società è consistente e con un grado di libertà e importanza superiore a quello di altre tribù delle regioni islamiche dell'Africa.
Un'ultima rapida, ma indispensabile, occhiata va data alle cabilas (ovvero, le tribù) che occupavano il Sahara in epoca precoloniale, perché sono loro che determinano la futura evoluzione verso la concezione statale e nazionale.
- Erguibat: sarà quella più numerosa nel territorio durante il secolo XIX. Prendono il loro nome da Sidahamed Erguibi, arrivato nel Sahara nell'anno 909 dell'egira (1503), e discendente di Maometto; è una tribù guerriera.
- Arosien: anch'essa è una cabila chorfa, cioè i cui discendenti rimontano a Maometto; il loro stile di vita è volto all'orazione e predicazione.
- Toubalt: cabila chorfa di notevole cultura, che possiede anche testi scritti, e che risale al XIII secolo.
- Filala: altra cabila chorfa di gran prestigio religioso.
- Ulad Bu Sba: si dice che il fondatore fece il miracolo di convertire le sue pecore in leoni per difendersi dai nemici. Questa cabila, chorfa e guerriera, giunse nel Sahara dopo essersi ribellata al sultano marocchino nel 1672. La sua decadenza comincia nel secolo XX come conseguenza delle guerre contro gli Erguibat.
- Ulad Delim: gruppo arabo o hassan la cui discendenza si rifà direttamente agli invasori arabi Beni Hassan. Sono uomini guerrieri poco numerosi che si considerano come lignaggio puro, essendo Hassan diretto discendente di Maometto.
C'è una caratteristica speciale di queste cabilas che va citata: i loro fondatori, o i primi nuclei, trovarono nel deserto la protezione dai sultani del Marocco, visto che cercavano l'indipendenza politica durante i secoli.
Tra i gruppi tekna, ovvero gli aggruppamenti berberi (e non arabi) di cabilas senza un antenato comune, ma con legami di parentela e zone di origine simili, si riscontrano le seguenti cabilas:
- Izarguien: cabila guerriera berbera, la cui storia è piena di campagne contro i nemici marocchini.
- Ahel Berikallah: cabila religiosa e studiosa alleata, nell'XI secolo, agli almoravidi.
- Ulad Tidrarin: cabila tributaria, installata nel Sahara dal XIV secolo.
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2. ORDINE SOCIALE TRADIZIONALE NEL SAHARA SPAGNOLO

Cominciamo col dire che i legami di parentela rivestono un'importanza fondamentale nel definire la struttura societaria saharawi.
I parenti, con significato generale, si chiamano qariyb; all'interno di questa categoria si distinguono i parenti per linea maschile e quelli per linea femminile. I nomi spesso vengono formati utilizzando in apertura la parola ben o walad (in dialetto hassaniya "ulad"), che significano "figlio", in modo da richiamare l'unità sociale appartenente oppure l'area islamica in cui si vive.
Possiamo constatare che l'interesse principale dell'arabo è quella di precisare la sua posizione esatta rispetto ai suoi contemporanei e discendenti, piuttosto che relazionarsi con i suoi antenati lontani in generale, dei quali tiene conto solo della linea del nonno paterno.
I diversi gradi di parentela influiscono anche sui legami matrimoniali, che seguono rigorosamente le proibizioni coraniche.
Il lignaggio, infatti, si determina in modo ascendente, al contrario di come si usa nella genealogia europea; si considerano, cioè, le generazioni successive alla propria, piuttosto che dar peso ai propri avi. Gli appartenenti allo stesso lignaggio si conoscono fra loro come cugini, o meglio, come "figli dello zio paterno"; significa che in questo modo fanno parte della categoria i parenti fino ad arrivare al fondatore della frazione. Il lignaggio, per l'abitante del deserto, è qualcosa che assume un grande interesse funzionale, piuttosto che storico o teorico, poiché ad esso vanno vincolati i principi sociali più importanti: la categoria sociale, religiosa e intellettuale dell'unità sociale alla quale si appartiene e la natura del diritto vigente. Il lignaggio, inoltre, stabilisce il principio di solidarietà più forte di tutti: quello del debito di sangue. Non appare strano il fatto che quasi sempre questo sia anche vincolato al culto di santi dell'Islam; ogni lignaggio si vanta di possedere una serie di personalità importanti di carattere religioso.
L'unità sociale permanente di maggiori dimensioni nel Sahara Occidentale è, come detto in precedenza, la qabiylat dal verbo arabo qaabala, che significa "incontrare, ricevere"; in spagnolo viene chiamata cabila, seguendo la pronuncia della popolazione del nord, vicina al Marocco. Le caratteristiche di una cabila sono che ognuna ha un fondatore dal quale discendono la maggior parte degli individui che la compongono; possiedono autorità propria, espressa dall'esistenza di un capo e di un'assemblea, la quale può stabilire leggi e prendere decisioni. Il lignaggio e la cabila sono intimamente legati. La cabila quasi sempre porta il nome di un fondatore di un ramo importante, di un lignaggio abbastanza famoso; quanto meno, è un membro che si è distinto per la sua santità o il suo valore di guerriero. All'interno di ogni cabila sono presenti diverse frazioni; si dice che i figli del fondatore della cabila sono coloro che hanno originato le varie frazioni.
Dopo questa spiegazione strutturale del lignaggio, manca solo specificare il motivo per il quale questo risulta così importante: per risolvere affari importanti, tra cui il più significativo è quello del debito di sangue.
Il debito di sangue, o di morte, è quello che tutto un gruppo contrae quando uno dei suoi componenti uccide un membro dello stesso gruppo o di un altro. Secondo la tradizione araba, viene quantificato in 100 cammelli, ma può variare a seconda di quanto viene stabilito nell'assemblea della cabila; il pagamento, ovviamente, non può essere effettuato dalla famiglia, in senso stretto, di colui che ha ucciso, perché sono pochi i nomadi che possiedono una tale quantità di animali, quindi viene ripartito fra i tutti i parenti più prossimi.
Altri pilastri della società saharawi sono la solidarietà e il sacrificio.
La solidarietà si costituisce mediante un patto verbale e stabilisce legami del tipo individuo-individuo, individuo-gruppo, o gruppo-gruppo.
Il sacrificio, invece, è un mezzo a cui si ricorre per formalizzare patti, iniziare riconciliazioni e alleanze, o puramente per accompagnare commemorazioni religiose. Due sono i tipi di sacrificio: o il sacrificio di una capra, o quello di un cammello (ovviamente di maggior valore), che vengono effettuati davanti alla persona che deve ricevere questo tipo di soddisfazione. Entrambi servono a stabilire relazioni tra le cabilas forti (in linea di massima sono quelle situate al settentrione sahariano) con i loro inferiori.
Per quanto riguarda l'aspetto politico della cultura nomade, la funzione di governo è attribuita ai notabili di ogni frazione, cioè alle persone più rispettate per la loro età, valore, saggezza o ricchezza; questi costituiscono la g^am'iyyat, (g^emaa'a in dialetto hassaniya), cioè la riunione in assemblee che si celebrano sporadicamente. Ha funzioni non solo legislative, ma anche di governo; si possono affiancare in particolari situazioni un'assemblea selezionata a cui vengono affidati poteri esecutivi nel momento di concludere patti o negoziazioni, oppure un capo militare se ci si trova in situazione di pericolo o in guerra.
Un ultimo chiarimento deve esser fatto intorno al tema della struttura sociale dei saharawi. La società indigena nel Sahara occidentale è costituita di 4 livelli:
1- in quello più alto si trovano coloro che discendono dal Profeta, gli uomini di fucile (i guerrieri), e gli uomini dei libri (letterati o giureconsulti esperti in questioni coraniche);
2- poi si collocano i tributari, pastori e agricoltori, che versano i loro tributi agli appartenenti al primo livello in cambio di protezione e per ricompensare la loro saggezza;
3- al di sotto si trovano le caste degli artigiani e dei cantori;
4- ed infine i negri, siano schiavi o liberti. Questa casta ormai è praticamente scomparsa.

Le condizioni di vita sono variate, però, in modo notevole da quando le autorità spagnole sono intervenute attivamente nel Sahara Occidentale. Non ci sono più "uomini di fucile" in guerra perpetua; la schiavitù dei negri è in via di estinzione; e i cantori sono scomparsi.
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3. ANALISI STRUTTURALE DI UNA CABILA SAHARIANA

Prendiamo come esempio particolare la cabila degli Ulad Tidrarin, tributari intellettuali, studiata a fondo da Caro Baroja(1) , ma i loro caratteri generali sono riscontrabili in tutte le diverse tribù del Sahara Occidentale. Le caratteristiche fondamentali della struttura di una cabila sahariana sono, quindi, le seguenti:
I - il numero di uomini è maggiore di quello delle donne; ciò si attribuisce alla più alta mortalità delle donne adulte, dovuta probabilmente alle complicanze del parto;
II - il numero di giovani e bambini è proporzionale a quello dei vecchi, ma ci sono grosse differenze da famiglia a famiglia per quanto riguarda il numero di figli che vive con i genitori: da 1 a 9;
III - la tipologia di famiglia più comune è quella costituita da un uomo, una donna e i loro figli. E' abbastanza frequente anche che con il capo famiglia viva sua madre o la vedova di suo padre;
IV - la norma generale è che il marito abbia diversi anni in più rispetto a sua moglie (più di 10);
V - sono abbastanza rari la poligamia e il divorzio. La società poligamica di origine arabo-islamica presenta nel Sahara un caratteristica speciale: la poligamia sincronica di 4 spose autorizzata dal Corano, è con frequenza sostituita dalla poligamia successiva. Un numero elevato di spose successive darà un maggior numero di figli; bisogna, però, far notare che la serie di matrimoni successivi si conclusero con la fine dell'epoca coloniale;
VI - esiste una marcata predilezione per alcuni tipi di endogamia, eredità della società araba e semitica. Soprattutto sono frequenti i matrimoni tra zio e nipoti, o tra cugini da parte di padre, favorendo in questa maniera la solidarietà familiare;
VII - le famiglie che possiedono schiavi negri sono più o meno il 15% della popolazione.
Rispetto al punto di vista strettamente economico, possiamo indicare che:
I- il tipo di allevamento più frequente è quello del cammello, accompagnato da quello di capre e pecore. Altra fonte importante nel Sahara Occidentale sono le saline, indispensabili per una popolazione negra dall'abbondante traspirazione;
II - apporto economico complementare è l'agricoltura, praticata basicamente nelle zone di terra colpite di più dalla pioggia, considerando che le oasi con acqua permanente sono molto scarse;
III - il numero di grandi proprietari è piuttosto scarso e concentrato per lo più nella frazione considerata come predominante;
IV - si osserva una scarsa differenziazione in compiti e professioni, anche se, certamente, gli insediamenti moderni sembrano produrre una divisione del lavoro sociale;
Il commercio è adattato ad un quadro di produzione piuttosto semplice, dove l'economia non suppone un'accumulazione di capitale e la moneta era sconosciuta prima dell'epoca coloniale
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4. L'ECONOMIA DEL SAHEL PRIMA DELLO STANZIAMENTO SPAGNOLO

Il Sahel è la zona che va dal fiume Draa fino al meridiano 16, con asse il parallelo 15, ma, in realtà, il termine Sahel ormai si usa per denominare l'Africa occidentale spagnola. All'interno di questa zona esistono una moltitudine di regioni caratterizzate anche da tipologie di popolazioni diverse. Ad esempio, nella parte più a nord, si incontrano popolazioni sedentarie e di gente che a volte abbandona le sue case per praticare una specie di transumanza; scendendo a sud la popolazione è costituita principalmente da semi-nomadi o grandi nomadi, soprattutto nel territorio confinante con la Mauritania.
Gli elementi più significativi per la sussistenza nel Sahel sono l'acqua e la vegetazione, entrambi molto scarsi. Di minore importanza, ma comunque indispensabili, sono le specie animali silvestri, come gazzelle, rinoceronti, antilopi, etc. Quello che sicuramente colpisce l'attenzione è l'abbondanza di reperti di epoca preistoria come asce o punte di frecce, testimoni di un epoca in cui esistevano grandi pasti che permettevano la vita ad una popolazione di cacciatori-consumatori.
In tempi più moderni la caccia non rappresenta più la fonte primaria di sussistenza, dato che la fauna si è piuttosto diradata; il nomade saharawi si è, così, sedentarizzato, dedicandosi prevalentemente all'allevamento. La sua alimentazione consiste per lo più nella carne di cammello, facendo attenzione a nutrirsi prevalentemente di esemplari femmina che non possono essere fecondate, perché inutili a generare altro cibo. Dal punto di vista economico, a fini commerciali, è di primaria importanza conoscere l'età del cammello, a cui gli acquirenti fanno molta attenzione, controllando bene anche la dentatura dell'animale. La capra e la pecora, sebbene non rivestano la stessa importanza del cammello, si prestano alla stesse classificazioni e distinzioni.
L'economia sahariana è ancorata a 3 settori: la pastorizia, di cui abbiamo già fatto presente le finalità; la guerra, che era il modo per accrescere il proprio bestiame; il commercio.
Uno dei caratteri peculiari della società sahariana è proprio il forte spirito commerciale. Prima dell'occupazione francese della Mauritania, rivestivano un ruolo fondamentale il commercio di sale e di schiavi, scomparsi entrambi con la colonizzazione del territorio. Il commercio attuale si può definire come essenzialmente pastorale; il bestiame viene scambiato con 3 prodotti imprescindibili per un abitante del deserto: stoffe, zucchero e tè. E' stata introdotta anche la circolazione del denaro, che va a sostituire le diverse forme di baratto e, soprattutto, comporta una valorizzazione dell'allevamento del cammello. Come conseguenza dell'aumento dei prezzi dell'allevamento, all'interno delle distinte cabilas i suoi componenti si sono differenziati anche in base a criteri economici: è stato introdotto il concetto di ricchezza materiale, e un uomo viene definito ricco se possiede 50 o più cammelli.
Tutta l'attività economica conserva, comunque, la sua proiezione verso la vita spirituale e concretamente verso la religione e l'etica. I saharawi, in quanto popolazione di religione musulmana, fondano la loro vita sui 5 pilastri dell'Islam:
1. shahadda o atto di fede, dove si professa ad alta voce che "non vi è dio al di fuori di Iddio (Allah), e Maometto è il Profeta di Dio";
2. salam o preghiera rituale, che viene effettuata 5 volte al giorno;
3. zakat o elemosina rituale, che consiste nel dare una percentuale dei propri guadagni per specifici tipi di opere di carità o pubblica utilità;
4. digiuno nel mese di Ramadan, dall'alba al tramonto;
5. pellegrinaggio alla Mecca, almeno una volta nella vita.
A causa della povertà o lontananza della città santa, sono pochi quelli che si possono permettere il pellegrinaggio; al contrario, i ricchi sembrano osservare al dettaglio tutti i precetti, ed in maniera più consistente quello dell'elemosina rituale.
Uno dei cardini economico-giuridici degli usi tradizionali del Sahara è quello dell'usufrutto, e consiste nel fatto che una persona dà ad un'altra un cammello, una capra o una pecora, affinché questa seconda persona ne tragga beneficio, a condizione di mantenerli e restituirli al suo proprietario quando questo li richiede indietro. Normalmente si stabilisce a favore di parenti e amici poveri, o musulmani bisognosi in generale.
Come chiarito in precedenza, la popolazione è diventata per lo più sedentaria con lo stanziamento delle autorità spagnole, e vive in nuclei urbani come Aaiun, Capo Jubi e Villa Cisneros; sono in maggioranza impiegati e commercianti che sanno parlare lo spagnolo, e pescatori in contatto con gli abitanti delle Canarie. Nella pratica, non esiste una popolazione agricola sedentaria di oasi, come accade, invece, nelle zone dell'Africa occidentale francese, poiché nel Sahel ci sono appena oasi come generalmente si concepiscono. Tuttavia, si possono trovare cabilas dedicate all'agricoltura, e normalmente sono quelle occidentali, dove la pioggia è più frequente e di conseguenza la vegetazione è più florida e il terreno malleabile. Si dedicano prevalentemente alla semina, sebbene le zone coltivate siano ridotte a causa delle difficoltà climatiche ed a causa dell'arretratezza dei mezzi e tecniche usate. I luoghi dove si semina vengono chiamati graras e in quasi tutte le zone dove si semina ci sono silos per conservare i raccolti.
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5. RITI DI PASSAGGIO DEI NOMADI

Un primo sguardo è da dare sull'educazione dei figli. Innanzitutto ai bambini viene praticata la circoncisione durante quella che si chiama la "Pasqua della carne", cioè quando hanno raggiunto l'età della ragione. In secondo luogo, come vuole la tradizione islamica, l'insegnamento comincia con l'apprendimento a memoria dei versetti del Corano, e successivamente si insegna a scriverli su di una tavoletta di legno. Sempre conformemente alla religione musulmana, si pratica uno dei riti di passaggio più importanti, quello del primo digiuno durante il mese di Ramadan; le ragazze lo praticano per la prima volta dopo i 15 anni; i ragazzi dopo aver compiuto i 17. Il primo Ramadan segna per i ragazzi anche un'altra tappa fondamentale: da questo momento andranno a dormire fuori dalla tenda dei genitori, con qualche parente più vecchio. La ragazze, invece, permarranno nella tenda dei genitori fino al momento del matrimonio.
E' proprio il matrimonio l'atto che tiene la maggior importanza all'interno della società nomade. Dobbiamo, però, fare una prima distinzione tra "matrimonio pubblico" e "matrimonio privato". Il primo è quello di un uomo giovane con una ragazza; il secondo, invece, è quello tra un uomo già sposato varie volte e una donna con esperienza simile, cioè il matrimonio tra divorziati, vedovi, etc. I progetti matrimoniali si iniziano in date che sembrano inverosimilmente lontane dalla realizzazione; quando una bella donna dà alla luce una figlia ci sono già persone che ne richiedono la mano, e se questo non accade subito, comunque va a succedere entro i 2 anni di età. La bambina rimane in famiglia fino a che non raggiunge l'età per poter celebrare le nozze; in questo momento si stipula un contratto, orale o scritto, che viene convalidato da un giudice ad Aaiun. Caratteristica del matrimonio pubblico è che nel momento in cui l'uomo chiede ufficialmente la mano della donna, le famiglie si riuniscono in una jaima, e a segnalare la fine delle trattazioni vengono emesse dalle donne alcune grida e gli uomini suonano dei tamburelli. Dopo la notifica del contratto matrimoniale ad Aaiun, avviene il matrimonio vero e proprio, celebrato conformemente al diritto musulmano, e la donna va a vivere nella tenda dell'uomo. Nel caso del matrimonio privato, invece, l'uomo ricorra ad una intermediaria che, per così dire sonda il terreno, e porge la richiesta alle donne della famiglia di colei che desidera; queste si riuniscono e decidono se il matrimonio è fattibile o meno.
Un ruolo fondamentale nella vita del nomade viene rivestito dalla morte. Il vuoto che lascia un morto tra coloro che sopravvivono è molto sentito, per poco importante che sia stato in vita. Se colui che è scomparso ha discendenti, verrà commemorato per sempre nei lignaggi della cabila, mentre se no c'è li ha, la sua memoria verrà conservata solo dagli uomini che lo conobbero in vita. Quando un uomo muore, la famiglia chiama una sorta di notaio e la maggior parte di parenti maschi, che si riuniscono nella tenda; sotto la direzione del notaio profumano con diversi aromi il corpo del morto, al quale chiudono le narici e le orecchie con piante odorose. Poi lo avvolgono in una tela bianca e lo conducono al cimitero più vicino; una volta uscito dalla tenda il cadavere, le donne non potranno seguirlo fino al cimitero ed assistere all'interramento. La tenda verrà smontata e non verrà più collocata nello stesso posto. Nella sepoltura di un uomo si collocano due pietre: una sulla testa e una sui piedi; in quella di una donna le pietre sono tre: una sulla testa, una sul ventre e una sui piedi. La sepoltura è un luogo di culto per la famiglia. In seguito le donne preparano un pasto per gli uomini, mentre loro stesse cominciano ad osservare un lutto che durerà 4 mesi e 10 giorni, durante i quali appena escono, non portano gioielli e rimangono con la faccia coperta.
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6. ULTIME CONSIDERAZIONI SULLE CABILAS SAHARIANE

Tutto il bagaglio storico delle cabilas sahariane contribuisce a fare in modo che ognuna si senta di occupare nel mondo una posizione centrale e, specialmente, privilegiata dal punto di vista che potremmo definire spirituale. Nel Sahel la lontananza è qualcosa che predispone alla cattiveria e la vicinanza è qualcosa che garantisce la bontà. Si potrebbe dire che esiste uno spazio dove regna l'ordine morale, che è quello familiare, il proprio, e uno spazio dove vige l'immoralità, dove si sviluppa la vita delle genti di mala condizione. La vita nel Sahara oscilla, così, continuamente fra una dimensione di realismo radicale, dove vige l'ordine più rigido, e una dimensione mitica, più personale.
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J. Caro Baroja, Estudios saharianos, Madrid, Ediciones Júcar, 1990. pp. 131-190.