I. LA COLONIZZAZIONE SPAGNOLA
1. il periodo coloniale
1.1 fissazione delle frontiere
2. evoluzione amministrativa del Sahara
3. evoluzione politica e sociale del Sahara
II. LA DESTABILIZZAZIONE MAROCCHINA
1. politica estera del Marocco
III. FINE DELLA PRESENZA SPAGNOLA NEL SAHARA
1. nascita di gruppi nazionalisti saharawi (1970-1974)
2. antecedenti della consegna del Sahara a Marocco e Mauritania
3. internazionalizzazione del conflitto
4. il culmine del conflitto
4.1 Marcia Verde
4.2 Accordi Tripartiti di Madrid
5. gli avvenimenti previi alla ritirata spagnola
5.1 legge di decolonizzazione
5.2 l'ONU nel momento critico del conflitto
5.3 la cessione del territorio
PARTE 3. POLITICA ESTERA AFRICANA DELLA SPAGNA E SUE RIPERCUSSIONI NELL'AZIONE MAROCCHINA
La politica estera spagnola, inizialmente, si è concentrata principalmente
su tre aspetti fondamentali: il dominio dello Stretto di Gibilterra, la federazione
con il Portogallo e l'unione con gli Stati ispano-americani. Il dominio dello
Stretto esigeva inevitabilmente l'incorporazione nello Stato spagnolo del Nord
Africa.
In questa parte analizzeremo i caratteri della politica estera spagnola in merito
alle sue colonie africane. In particolare, presteremo attenzione alle misure
adottate nei confronti del Sahara Occidentale durante il periodo di colonizzazione,
conclusosi con gli Accordi di Madrid del 1975.
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I. LA COLONIZZAZIONE SPAGNOLA
Le prime iniziative spagnole moderne per impossessarsi del Sahara sono di due
tipi: private e statali. Focalizzeremo la nostra attenzione su quelle statali,
che permisero di stipulare patti con le tribù native e sottoporre il
territorio all'amministrazione spagnola.
I primi militari spagnoli arrivano nel territorio nel gennaio 1884 sotto la
guida di Emilio Bonelli, che viene nominato commissario regio della zona ed
inizia a stabilire relazioni di amicizia con le distinte tribù della
zona.
Nel 1886 la Società Spagnola di Geografia Commerciale invia nella zona
di Saguia el Hamra una spedizione che avrà il merito di portare a termine
dei patti, notificati da un notaio, con le tribù autoctone. Nel documento
firmato dalle autorità spagnole e dalle tribù sahariane si dichiarava
che i capi nativi si ponevano sotto la protezione del governo spagnolo.
Sempre nello stesso anno, nuove spedizioni spagnole arrivano nel Rio de Oro
e vengono stabiliti nuovi accordi tra il governo spagnolo e le tribù
sahariane.
Questi trattati giocheranno, posteriormente, un ruolo decisivo per la Spagna,
dato che serviranno a tenere lontane dai confini di questo territorio altre
potenze straniere. Inoltre, bisogna segnalare che la firma dei patti col governo
spagnolo fu conseguenza della decisione adottata unanimemente da tutta la popolazione,
che allo stesso tempo beneficiava di maggior stabilità interna, dato
che in questo modo si impedivano le forti lotte interne per il potere tra le
tribù vicine. Inoltre, esistono anche altre ragioni per cui i saharawi
accolsero con favore l'ingerenza spagnola: durante diverse generazioni i saharawi
vissero nell'assenza totale di contatti con entità estranee, quindi videro
di buon occhio le innovazioni e novità che sarebbero giunte assieme agli
spagnoli; in più, crebbe il desiderio di poter contare su alleati potenti,
che però non avevano intenzione, o per lo meno non la dichiararono, di
stabilire un potere reale e un governo estraneo nel loro territorio. Non si
dimentichi, che erano ancora recenti i tentativi marocchini di dominare la zona
nord e che i francesi facevano valere il loro potere nel sud.
Tuttavia, la Spagna non seppe approfittare al meglio dell'occasione. I saharawi
erano disposti a cedersi alla Spagna, ma il Governo spiegò che non era
conveniente l'acquisizione di nuovi possessi ultramarini, dato che già
Cuba stava dando sufficienti problemi. Di conseguenza non vennero ratificati
dal Parlamento diversi trattati, tra cui quello che conferiva sovranità
sul territorio che oggi corrisponde al sud del Marocco e quello che avrebbe
permesso di appropriarsi della Mauritania. Pertanto, non si poté prendere
in considerazione questi trattati nel momento in cui si discusse del futuro
del Sahara.
Nell'ultimo decennio del 1800 le potenze europee davano molta importanza al
controllo del Sahara, ma la rinuncia spagnola al territorio può essere
spiegata con motivazioni di tipo economico. Secondo Morillas(1),
il dirigenti politici spagnoli di allora avevano interessi nella Società
Generale di Credito Mobiliare Spagnolo, di capitale in maggioranza francese,
il quale vedeva pregiudicati i suoi interessi in Africa se la Spagna avesse
proceduto all'occupazione di quei territori.
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1.1 FISSAZIONE DELLE FRONTIERE
Nel 1886 iniziano le conversazioni tra i governi spagnolo e francese per fissare
i limiti dei possedimenti di entrambi i paesi nel Nord Africa. La Spagna, a
questo punto, era piuttosto interessata a definire le sue colonie e a mantenere
dei punti strategici in Africa, visto che aveva già perso Cuba, Porto
Rico e le Filippine.
Nella Conferenza di Berlino del 1884, sorta come conseguenza dei diversi scontri
avvenuti tra i paesi europei nel momento dell'occupazione del continente africano,
si discusse se la scoperta di un territorio era ragione sufficiente per ottenere
il diritto di possessione dello stesso, oppure era necessario l'occupazione
effettiva per poter sfruttare il territorio. La conferenza decise che l'occupazione
effettiva era l'unico mezzo valido.
Dopo la Conferenza di Berlino, i francesi erano molto interessati nel stabilire
i confini esatti della zona che loro potevano colonizzare e che il governo spagnolo
non doveva occupare. Si arrivò, così, alla Convenzione di Parigi
del 1900 ed alle successive convenzioni ispano-francesi del 1904 e 1912;
tutti queste trattative determinarono una riduzione sensibile della zona spagnola
nel Nord Africa, ristringendo anche i limiti demografici, culturali, economici
e sociali dei saharawi.
Per quello che concerne alla regione di Villa Bens (tra il Rio Draa e il parallelo
27° 40' N), il convegno del 1912 le attribuì il regime giuridico
di protettorato, mentre il resto del territorio a sud del parallelo 27°
40' N (Sahara spagnolo) non aveva qualità di protettorato, ma di territorio
di libera azione del governo spagnolo, cioè colonia. Definendo come protettorato
la regione di Villa Bens, questo territorio non sarebbe stato amministrato direttamente
dal governo spagnolo, ma tramite un califfo nominato dal sultano del Marocco.
Tutto ciò fu stabilito, nonostante il fatto che questo territorio prima
non fosse mai stato marocchino; i trattati supposero, pertanto, un inaspettato
regalo di terra al Marocco.
Nel 1934 l'ultimo sultano si consegnò al governo spagnolo, facilitando
un clima di pace e calma nel Sahara. I rapporti tra la popolazione saharawi
e il governo spagnolo si situavano in un quadro pacifico e disteso che perdurò
fino agli anni Cinquanta, momento in cui sorsero per la prima volta intenzioni
pro-indipendentiste. Ad ogni modo, fino a quel momento, la Spagna di Franco
procedette con l'occupazione totale del territorio, dotandolo di una struttura
amministrativa che permettesse una felice convivenza nella zona. Esemplificative
sono le parole del Capo di Stato, Franco, durante una sua visita al Sahara Occidentale:
"I vostri fratelli di Spagna non vengono qua ad alterare la vostra pace, la vostra libertà e le vostre signorie, vengono ad aiutarvi, a portarvi il progresso della civilizzazione, le cliniche, i medici, tutti i mezzi di cui dispone la scienza affinché i vostri dolori e malesseri possano essere curati[ ]"(2).
Il processo di delimitazione delle frontiere, comunque, si concluderà
appena nel 1956, quando Francia e Spagna firmarono un nuovo accordo, in cui
il Marocco ottenne l'indipendenza. Questo è anche il momento in cui nascono
i primi movimenti nazionalisti nel Sahara, reclamanti l'indipendenza del territorio.
E' curioso notare che la vera colonizzazione del Sahara avvenne proprio nel
momento in cui nel mondo si apriva il processo di decolonizzazione. In realtà,
si dovrebbe parlare di occupazione, dato che, appena nel 1958, il territorio
del Sahara e di Ifni vennero eretti a province spagnole, perdendo lo status
di colonia. La "provincializzazione" del Sahara si articolò
definitivamente con la Legge del 1961, che introdusse una nuova organizzazione
ed un regime giuridico nel Sahara, dove l'amministrazione si sarebbe svolta
sotto le dipendenze della Presidenza del Governo.
La politica spagnola, mostrerà ben presto le sue contraddizioni. Nel
novembre 1960, solo due anni dopo la decisione di provincializzare i territori
africani, la delegazione spagnola dell'ONU ammise la possessione da parte della
Spagna di Territori Non Autonomi (TNA), questo vuol dire, colonie.
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2. EVOLUZIONE AMMINISTRATIVA DEL SAHARA
L'organizzazione e il regime giuridico saharawi si stabilì, come detto
sopra, a partire della legge 8/1961. Questa tracciò la via dell'amministrazione
del Sahara. L'organo rappresentativo dello Stato spagnolo nel territorio era
il Governatore Generale, che aveva sede a El Aaiun e che governava la provincia
in qualità di rappresentante del governo. La provincia del Sahara godrà
anche dei diritti di rappresentazione nel Parlamento.
Il regime giuridico pubblico e privato terrà in conto le caratteristiche
peculiari, ispirandosi alle Leggi Fondamentali della Nazione. Il Governo e l'amministrazione
della provincia del Sahara verranno esercitate dagli organismi radicati nel
territorio e saranno alle dipendenze del Presidente del governo.
Nonostante la complessità, l'amministrazione saharawi godrà di
un grado di autonomia superiore al resto delle province spagnole. Il massimo
rappresentante dell'amministrazione era il consiglio comunale.
Nel 1967, con l'intenzione di dare un maggior grado di autonomia alla provincia
del Sahara e conseguire una maggior rappresentatività dei saharawi nel
Parlamento spagnolo, si costituì per decreto la Yemàa o
Assemblea Generale del Sahara. Questa era creata per svolgere una doppia funzione:
a) essere un organismo superiore rappresentativo dell'amministrazione locale;
b) promuovere di propria iniziativa gli affari che considera di interesse generale
del territorio.
Strutturalmente la Yemàa si divideva in presidente, vicepresidente
e un numero variabile di rappresentanti appartenenti a:
- presidente di un comune o sindaci di El Aaiun e Villa Cisneros;
i chiuj o capi tribù;
- 40 rappresentanti, eletti ogni 4 anni da maschi di minimo 21 anni all'interno
di ogni sub-frazione e un segretario.
I compiti fondamentali che la Yemàa doveva assumere erano i seguenti:
a) esaminare ed emettere dettami su tutti quegli affari di interesse generale
del territorio, come piani di opere pubbliche, insegnamento, agricoltura e allevamento,
e in generale tutto ciò che riguardava lo sviluppo economico-sociale;
b) essere informata sulle disposizioni di legge o decreti che dovevano vigere
nel territorio, potendo, rispetto a questi, formulare le osservazioni o suggerimenti
che considerava opportuni;
c) suggerire al governo l'adozione di mezzi e norme giuridiche necessarie per
il compimento delle Leggi dello Stato.
Nell'agosto 1967 si celebrarono le prime elezioni nelle quali si dovevano eleggere
i primi rappresentanti del popolo saharawi e nel settembre dello stesso anno
si costituì il primo governo della Yemàa.
Nel 1973 un'ordinanza approvò una nuova struttura della Yemàa.
Quest'ultima venne definita come l'istituzione basica che definiva gli interessi
della propria unità o gruppo sociale. Si distingueva, infatti, tra Yemàa
di unità familiare, costituita dai capi famiglia, e la Yemàa
di gruppo sociale, ovvero la tribù.
Nel 1974, nell'intento di frenare i movimenti nazionalisti che sorsero nel Sahara,
il governo spagnolo elaborò uno Statuto per il Sahara(3),
che concedeva al popolo saharawi un maggior grado di autonomia, cercando, così,
di frenare il crescente indipendentismo. Questo Statuto, però, non venne
mai applicato. Le ragioni radicano nelle pressioni marocchine; Hassan II inviò
una lettera minacciosa a Franco, nella quale si diceva che "qualsiasi
azione unilaterale spagnola rispetto al territorio del Sahara ci obbligherebbe
a preservare i nostri legittimi diritti riservandoci il diritto di agire di
conseguenza". A questa lettera seguì una debole risposta di
Franco, che insistette nel dire che le sue decisioni non supponevano una nuova
politica nel territorio, ma si trattava solo di adattarsi alla dottrina dell'ONU,
accettata anche dal Marocco, con cui il governo spagnolo desiderava continuare
ad intrattenere contatti.
La Yemàa rimase l'unico organo rappresentativo saharawi davanti
al governo di Madrid fino al suo scioglimento avvenuto nel novembre 1975, in
seguito alla Proclamazione di Guelta, nella quale decise di sciogliersi
ed appoggiare la nascita della Repubblica Araba Saharawi Democratica.
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3. EVOLUZIONE POLITICA E SOCIALE DEL SAHARA
Alla fine degli anni Sessanta praticamente non rimanevano territori coloniali
in Africa, mentre prendeva sempre più piede l'incipiente socialismo dell'Egitto
di Nasser e il trionfo della rivoluzione algerina: fatti che fecero arrivare
il loro eco alla popolazione del Sahara.
Nel 1956 si chiude una tappa nella storia del Sahara Occidentale. A partire
da questo momento inizia un periodo caratterizzato da conflitti interni, lotte
di confine e sviluppo del nazionalismo saharawi.
Nel 1956 hanno importanza due fatti: il Marocco conquista l'indipendenza e comincia
a rivendicare il territorio del Sahara Occidentale, e la Spagna entra nell'Organizzazione
delle Nazioni Unite.
L'entrata della Spagna nelle Nazioni Unite supponeva l'accettazione della Dichiarazione
della Carta dell'ONU relativa ai territori non autonomi.
Fino al 1960 la Spagna non considerava i territori del Sahara e di Ifni come
autonomi; una volta entrata nell'ONU, piuttosto che concedere la libera determinazione
ad entrambi, optò per convertirli in province spagnole e nominò
procuratori che difendessero gli interessi di questi territori davanti al Parlamento
di Madrid. Queste misure evitarono, momentaneamente, che l'ONU facesse pressione
sul governo spagnolo.
Con la scusa di aiutare il vicino mauritano nella lotta per l'indipendenza dalla
Francia, le truppe marocchine occuparono il Sahara. La Francia si accorse del
pericolo che questa situazione veniva a creare e stabilì conversazioni
col governo spagnolo; si elaborò un'operazione congiunta per espellere
le truppe marocchine dal territorio, l'operazione Ecouvillon del febbraio
1958, che con la collaborazione delle tribù native, riuscì a sistemare
la situazione nella zona.
La situazione posteriore fu condizionata da due fatti importanti: l'inizio dello
sfruttamento del fosfato di Bu Craa, con capitale straniero e l'approvazione
nel seno delle Nazioni Unite della risoluzione 1514, nella quale si riconobbe
il diritto alla libera determinazione di tutti i popoli.
Dopo aver ratificato questa risoluzione, l'Assemblea Generale delle Nazioni
Unite raccomandò al governo spagnolo che organizzasse una votazione nel
Sahara sotto la supervisione dell'ONU. La Spagna, come risposta, dichiarò
che la popolazione saharawi desiderava rimanere all'interno dell'ambito territoriale
spagnolo.
All'inizio degli anni '60 vennero implicati direttamente anche altri due Stati
nel contenzioso del Sahara Occidentale: la Mauritania, il cui presidente dichiarò
che anche il suo paese possedeva diritti sul Sahara spagnolo, e l'Algeria, che
non ammetteva una ripartizione del territorio fra Marocco e Mauritania, ma anzi
favoriva la via dell'esercizio della libera determinazione.
Alla fine del 1966 l'ONU approvò una risoluzione che ordinava al Governo
spagnolo di accelerare il processo di decolonizzazione del Sahara, organizzando
un referendum e consultando il Marocco, la Mauritania e qualsiasi parte interessata
nel conflitto. La Spagna votò contro l'approvazione della risoluzione,
considerando che questa non era stata approvata con 1/3 dei votanti presenti,
e reiterò che avrebbe concluso il processo di decolonizzazione con la
partecipazione del popolo saharawi. Tuttavia, nel 1967, dà il suo voto
favorevole ad un'altra risoluzione che conteneva conclusioni analoghe; la posizione
spagnola nell'ONU produsse una reazione molto sfavorevole tra i saharawi, apparendo
ogni volta più chiara la prospettiva di annessione ai paesi vicini. In
quel momento, ciò che influiva di più sulle continue oscillazioni
della politica estera spagnola era l'intromissione del Marocco, espressamente
citato, però, in tutte le risoluzioni ONU. Quello su cui, però,
il Marocco non aveva nessun potere per indirizzare a suo favore, era il contrasto
esistente tra Carrero Blanco, vicepresidente del governo spagnolo dal 1967,
e il ministro degli Affari Esteri, Castiella. Il Ministero degli Affari Esteri
era obbligato a mantenere le sue promesse fatte davanti alle Nazioni Unite nell'Assemblea
Generale del 1960, dove si erano approvate le risoluzioni relative alla Dichiarazione
sulla concessione dell'indipendenza ai paesi e popoli coloniali. In più,
nel 1966 la Spagna aveva accettato di iniziare alcune conversazioni con il Segretario
Generale col fine di nominare una missione di visita per valutare i desideri
della popolazione autoctona rispetto al suo futuro. Carrero, invece, era totalmente
contrario a questa avanzata verso l'autodeterminazione ed alla missione di visita,
che venne bloccata e non arriverà al Sahara fino al maggio 1975.
Riflesso dell'inquietudine della popolazione saharawi è una Carta
aperta del popolo saharawi al Governatore Generale, dove si esponeva la
preoccupazione derivante dagli avvenimenti nel seno dell'ONU, rifiutando l'annessione
a qualsiasi nazione vicina e sollecitando il governo spagnolo a concedere al
popolo di governarsi da solo.
Dal 1965, anno dopo anno, le Nazioni Unite ricorderanno alla Spagna che il Sahara
non è un territorio autonomo e che deve esercitare il suo diritto all'autodeterminazione.
Nel frattempo, la politica estera spagnola continuava sulla stessa linea e provocava
sempre più diffidenza tra i saharawi in merito al loro futuro. Nel gennaio
1969 venne poi firmato il Trattato di Fez, nel quale si restituisce al
Marocco il territorio di Ifni; nell'ottobre dello stesso anno si produce anche
l'attesa crisi di governo e Carrero sostituisce Castiella con Lòpez Bravo
nella guida del Ministero degli Affari Esteri.
Il Marocco, invece, con l'inizio degli anni '70, aveva cominciato un avvicinamento
all'Algeria, accordando i rispettivi limiti di frontiera e stabilendo lo sfruttamento
congiunto del ferro di Tindouf, così come si stabilì di coordinare
l'operato di entrambe le nazioni per liberare ed assicurare la decolonizzazione
dei territori occupati dalla Spagna. Riconobbe, finalmente, la Mauritania come
Stato indipendente, di cui aveva rivendicato il territorio fino a poco tempo
prima.
Nella gioventù saharawi, nel frattempo, cominciava a radicarsi un movimento
di liberazione del Saguia el Hamra e Rio de Oro, il cui leader era Bassir Mohamed
uld Hach Brahim uld Lebser, o più facilmente chiamato Bassiri.
Bassiri nacque a Tantan 1942; non a caso, anch'egli proveniva dalla zona artificialmente
consegnata al Marocco nel 1958. Tantan era una piccola città, centro
importante del nazionalismo saharawi, che dal momento della consegna al Marocco
era diventata la base dei patrioti che si opponevano alle pretese dell'esercito
di liberazione maneggiato dal trono marocchino. La presa di coscienza nazionale
saharawi fece di quella zona un focolare di irredentismo, agitazione e propaganda
nazionalista; infatti, l'occupazione brutale e la repressione marocchina fecero
presto ricordare l'amministrazione e l'esercito di Franco.
Bassiri studiò prima in Marocco e poi in Siria ed Egitto, dove frequentò
un corso di giornalismo; quando ritornò dall'Oriente disponeva, già,
di idee precise e di una grande volontà di lottare per la liberazione
del Sahara. A fine anni '60, comincia il suo lavoro di proselitismo, che avrà
buon fine nella creazione di un suo partito sotto il nome di organizzazione
avanzata o avanguardia per la liberazione del Sahara, germe del futuro Fronte
Polisario. L'obiettivo principale del movimento non teneva in considerazione
né la lotta armata né l'indipendenza immediata, solo si cercava
un'autonomia interna, continuando sotto l'amministrazione spagnola, che col
tempo avrebbe portato alla futura indipendenza; si cercava, inoltre, il protagonismo
popolare sopprimendo i dirigenti tradizionali che erano manipolati dai colonizzatori.
Sorsero presto i primi scontri, nel momento in cui il movimento decise di manifestare
per la sua autodeterminazione. Il Governatore Generale ordinò di sciogliere
la manifestazione, ma gli agenti di polizia non disponeva né dei mezzi
necessari né della tecnica utile a questo scopo, e si videro attaccati
dai manifestanti. In queste condizioni, il Governo centrale perse il controllo
della situazione e, di fronte alle petizioni del suo Governatore Generale della
provincia sahariana, decise di inviare una legione nel territorio. La manifestazione
venne brutalmente repressa e dal quel momento il nazionalismo saharawi considerò
imprescindibile passare alla lotta armata, cercando appoggi all'estero. Bassiri
non era un agitatore rivoluzionario, ma un teorico della liberazione araba con
carattere pacifista; tuttavia, venne identificato come l'anima del movimento
nazionalista, e il governo del Sahara ordinò la sua sparizione. Le voci
dicono che venne espulso dal Marocco e che più tardi sarebbe morto in
un attentato contro Hassan II.
Alcuni giovani saharawi riuscirono ad entrare nell'Università di Rabat,
dove si formarono intellettualmente e cominciarono ad apportare un contributo
importante al nazionalismo saharawi. Tra di loro distaccò la personalità
di El Ueli uld Mustafa uld Saied, conosciuto come Lulei, che sarà il
futuro leader del movimento nazionalista.
Visto che la permanenza a Rabat risultava controproducente e rischiosa, Lulei
si trasferì in Mauritania. Verso i primi di maggio del 1973, diversi
militanti nazionalisti si riunirono attorno a lui in una specie di congresso
itinerante, ed apportarono le voci dei diversi gruppi dispersi per il territorio
sahariano. Il 10 maggio 1973 si celebrarono le ultime sessioni di questo congresso
e venne proclamata la nascita del Fronte Popolare di Liberazione del Sahara,
che poco più tardi assumerà la denominazione di Fronte Popolare
di Liberazione di Saguia el Hamra e Rio de Oro.
Il contesto internazionale nel 1973 era dominato dall'intensificazione dell'azione
politica nel mondo arabo. Questo fu l'anno in cui l'imperialismo rafforzò
la sua presenza davanti all'Islam, proclamando ufficialmente la sua determinazione
nel combattere apertamente per preservare i suoi interessi nel mondo arabo del
petrolio, nello stesso tempo in si interessava sempre più al continente
africano, nell'intento di compensare le perdite subite in Medio Oriente.
In generale la crisi della politica colonialista spagnola nel Nord Africa si
originò a causa del ritardo con cui si adottarono le misure per permettere
una soluzione al contenzioso col Marocco. La potenza coloniale non mosse nessun
passo significativo durante i primi anni Settanta, nonostante all'interno del
Ministero degli Affari Esteri cominciassero ad alzarsi diverse opinioni contro
questa politica immobilistica, che segnalavano la necessità di non ritardare
ulteriormente la soluzione al problema del Sahara. L'opinione pubblica spagnola
continuava a vivere nell'ignoranza totale sulla questione del Sahara, favorita
da una legge del 1968 che dichiarava "materia riservata" tutte le
informazioni relative al territorio.
La politica estera spagnola si centrò da allora nell'intenzione che i
paesi implicati nelle rivendicazioni saharawi si scontrassero tra di loro, ottenendo,
in questo modo, una destabilizzazione nel Nord Africa. L'importante era che
evitare che i governi mauritano e marocchino coincidessero nelle loro pretensioni
di annessione del territorio o si alleassero.
Ad ogni modo, le misure adottate dalla Spagna furono insufficienti per detenere
sia la pressione delle Nazioni Unite, sia l'espansione del sentimento nazionalista
fra i saharawi.
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II. LA DESTABILIZZAZIONE MAROCCHINA
Nel 1956 Franco abbandonò il territorio del Marocco in seguito alla
Dichiarazione congiunta ispano-marocchina dell'aprile 1956, nonostante
le proteste formulate dall'Esercito. Era il risultato logico di una politica
suicida di appoggio al nazionalismo marocchino mossa da due idee scarsamente
realiste e che ben presto si dimostrarono false: da un lato, l'ingenua credenza
che l'appoggio ai nazionalisti marocchini avrebbe danneggiato solo la Francia,
e, dall'altro, l'immagine imbastita dalla propaganda del regime di un armonia
ispano-marocchina, con un figlio piccolo (Marocco) che non avrebbe messo in
discussione l'autorità del suo amorevole padre, la Spagna(4).
Si pose, così, fine al protettorato spagnolo e si riconobbe l'indipendenza
marocchina. Tutto dava ad intendere un futuro di collaborazione molto stretta
e sincera, ma si vide subito cosa il Marocco indipendente intendeva per amicizia
con la Spagna.
Allal El Fassi, presidente del partito nazionalista marocchino, l'Istiqlal,
elaborò la sua teoria sul Grande Marocco, che avrebbe compreso
tutti i possedimenti spagnoli del Nord Africa, tutta la Mauritania e buona parte
dell'Algeria e del Mali, arrivando fino al fiume Senegal. Dal 1957 l'Istiqlal
lancia una dura campagna in favore del Grande Marocco, chiedendo al governo
spagnolo l'integrazione dell'enclave di Ifni al governo marocchino.
Il governo di Mohamed V cominciò anche a far pressione sulla Francia
affinché questa gli cedesse la Mauritania; ma il progetto fallì
con la creazione, nel 1958, della Repubblica Islamica di Mauritania, riconosciuta
dal Marocco appena nel 1970. Questo fallimento indusse il Marocco a riscattare
il suo supposto territorio algerino. Propose all'Algeria di aiutarla per ottenere
l'indipendenza, a cambio di cessioni territoriali, ma la proposta non fu accettata.
Dal 1962 ebbe inizio la guerra delle dune tra Marocco ed Algeria, che
si concluse con un ulteriore scacco del Marocco.
Falliti, quindi, i progetti espansionistici in Mauritania ed Algeria, il Marocco
centra tutta la sua attenzione sul Sahara. Gli unici tronfi che conseguì
il sogno del Grande Marocco furono, appunto, quelli a scapito della Spagna;
nel 1958 ottenne Villa Bens, nel 1969 Ifni ed, infine, nel 1975 il Sahara spagnolo.
La lotta nel territorio di Ifni inizia nel dicembre 1957 e Mohamed V ottiene
in parte l'appoggio nordamericano, visto che gli Stati Uniti, informati giornalmente
sugli accadimenti nella zona di Ifni, vietarono alla Spagna di utilizzare il
materiale militare d'aiuto che gli avevano consegnato. Pian piano, la lotta
si sposta verso il Sahara, rivendicando, da parte del Marocco, allo stesso tempo
il Sahara spagnolo e la Mauritania francese. Questo provocherà un'azione
congiunta degli eserciti francese e spagnolo, denominata operazione Teide e
Ecouvillon, che condurrà alla liberazione del Sahara. Ad ogni
modo, il territorio di Ifni fu ceduto dalla Spagna al Marocco, in base al Trattato
di Fez del 1969, secondo il quale "lo Stato spagnolo retrocede al
Regno del Marocco il territorio che questo gli aveva precedentemente ceduto
in applicazione dell'articolo 8 del Trattato di Tetuàn del 1860"(5).
La cessione ebbe un grave costo politico ed economico. Politicamente, la Spagna
si privava di un arma per far pressione di fronte alle continue rivendicazioni
marocchine sugli altri territori spagnoli (Canarie, Ceuta e Melilla). Economicamente,
si perdeva un'importante frangia marittima di grande ricchezza peschiera ed
un porto. Si provò a compensare questa perdita economica con la firma
del Trattato di Fez (1969) che stabiliva la possibilità per la
Spagna di sfruttare dodici miglia delle acque per un periodo di dieci anni,
e di promuovere la creazione di società miste spagnole e marocchine per
la pesca. Tuttavia, dopo quattro anni dalla firma del trattato, il Marocco lo
impugnò, riducendo le acque territoriali spagnole ed ampliando le sue.
Sorsero, così, discrepanze sull'estensione delle acque marocchine e si
produssero incidenti a causa della cattura di pescherecci spagnoli. Nonostante
questo, l'allora ministro degli Affari Esteri, Lòpez Rodò, continuò
a parlare della necessità di una comprensione sul tema del Sahara all'interno
di un contesto di amicizia tra i due paesi. In definitiva, il costo della cessione
dell'Ifni fu carissimo.
Il territorio di Villa Bens, invece, venne consegnato al Marocco nel 1958, in
seguito ad una riunione segreta avvenuta a Sintra tra i ministri degli Affari
Esteri spagnolo e marocchino, che firmarono l'accordo di cessione della zona
sud del protettorato. Dobbiamo tener in conto che la zona sud del protettorato
possiede una costa ricca in pesca, esistono giacimenti petroliferi e si trova
in una posizione strategica: giusto davanti alle isole Canarie. Pensando a questo,
quali avrebbero potuto essere le motivazioni della cessione di un territorio
tanto ricco? Una prima risposta potrebbe essere che fu una condizione imposta
dagli Stati Uniti. Una seconda risposta è che la cessione fu il riscatto
che la Spagna dovette pagare per la liberazione dei prigionieri spagnoli della
guerra di Ifni. In terzo luogo, è stata avanzata l'ipotesi che fu la
contropartita spagnola a Rabat in cambio della collaborazione marocchina per
disarticolare le bande armate che operavano nel Sahara. Quest'ultima ipotesi
sembra la più probabile, dato che Hassan I (1961-1963), effettivamente,
trasmesse informazioni alla Spagna e alla Francia su queste bande armate. In
tutti i casi, le spiegazioni non giustificano l'abbandono di una terra di alto
valore strategico ed economico, terra che, tra l'altro, non fu mai marocchina,
bensì saharawi.
Dicevamo all'inizio, che la collaborazione con la Spagna non venne mai intesa
in senso amichevole da parte del Marocco, che anzi cercò di allontanarsi
il più possibile dall'aura spagnola. Innanzitutto, il Marocco optò
per unificare il paese a costo delle minoranze presenti nel territorio, cioè
coloro che parlavano castigliano o i dialetti berberi, beneficiando la maggioranza
francofona ed araba. Già precedentemente, lo stesso governo spagnolo
promosse un'unificazione culturale arabizzante, tanto che nel protettorato spagnolo
l'arabo si convertì nella lingua ufficiale di tutti gli indigeni. La
politica estera spagnola cercò sempre di stabilire un clima amichevole
con il vicino marocchino, ma si dimostrò ogni volta più irrealistica.
E' da notare poi, che nonostante la colonizzazione spagnola in Marocco fosse
stata decisamente meno repressiva e sanguinosa rispetto a quella francese, il
Marocco indipendente scelse di introdursi nell'area culturale ed economica francese.
In più, oltre ad unificare il Marocco, la Spagna lo rafforzò ed
ingrandì, anche grazie alla consegna di numerose armi all'Esercito Reale
Marocchino.
Ci sono pochi casi nella storia che certificano un modo di agire così
maldestro e poco lungimirante. Le grandi potenze insegnano tutto il contrario:
la stessa Francia provò nel suo Marocco a dividere gli arabi ed i berberi;
la Germania fu divisa dai vincitori della guerra nel 1945, fino alla sua riunificazione;
l'Inghilterra ha sempre diviso i territori sotto il suo controllo, come Ulster,
Cipro
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1. POLITICA ESTERA DEL MAROCCO
Il Sahara Occidentale, come la maggioranza dei paesi africani e come conseguenza
della ripartizione coloniale tra i paesi europei, possiede delle frontiere che
in nessun modo delimitano una regione naturale. Fu proprio questa mancanza di
limiti naturali che provocò molteplici scontri tra i paesi situati nel
Nord Africa.
La Mauritania, dopo l'indipendenza, rivendicò in alcune occasioni il
territorio nordafricano con l'intenzione di frenare l'irredentismo marocchino;
l'Algeria, invece, non reclamò mai il territorio, ma cercò sempre
di evitare che le tesi marocchine giungessero a buon termine.
Il Marocco, al momento della fine del protettorato francese nel 1956, accettò
e riconobbe la legittimità delle sue frontiere. Questa attitudine, comunque,
non evitò che alcuni gruppi politici, come l'Istiqlal, iniziassero
una campagna a favore di quello che chiamarono il Grande Marocco. Hassan
II, una volta salito al trono, provò ripetutamente ad ampliare le frontiere
geografiche del suo territorio.
Le rivendicazioni marocchine sul Sahara Occidentale iniziano negli anni Sessanta,
sebbene le sue petizioni acquistarono maggior forza a partire dal 1974, quando
Hassan II reclama ufficialmente alla Spagna la consegna del Sahara. In questo
anno giunse a Madrid il ministro degli Affari Esteri per trattare un accordo
con le autorità spagnole, ma la Spagna non accettò l'inizio di
conversazioni in cui si rivendicasse parte del territorio nazionale. Allo stesso
tempo il governo spagnolo inviò al Segretario Generale dell'ONU, Kurt
Waldheim, una lettera nella quale si notificava che solo gli abitanti autoctoni
del Sahara avevano diritto ad esercitare il loro voto.
In seguito alla dichiarazione spagnola, e con l'intenzione di evitare che si
celebrasse il referendum, il governo marocchino, nel settembre 1974, annunciò
la sua intenzione di sottoporre la questione del conflitto al Tribunale Internazionale
di Giustizia dell'Aia. L'Assemblea Generale dell'ONU stabilì che la mediazione
del Tribunale Internazionale di Giustizia avrebbe permesso di scegliere il processo
più adeguato per portare a termine la decolonizzazione del territorio.
L'annuncio marocchino sorprese il governo mauritano che, se fino a quel momento
aveva accettato la tesi delle Nazioni Unite di procedere all'autodeterminazione,
cambiò idea e rivendicò, anch'esso, il suo diritto ad ottenere
parte del territorio saharawi. Il terzo paese africano implicato nel contenzioso,
l'Algeria, adottò una postura di cautela, senza dimenticare che la scarsa
distanza che separava le frontiere di entrambi i paesi dal Sahara la convertiva
in parte interessata nella soluzione del conflitto.
Così, un territorio che fino a quel momento dipendeva dal governo spagnolo,
si vide coinvolto in un conflitto nel quale le parti implicate erano ormai troppe.
Ma, analizziamo ora le mosse del governo marocchino. Innanzitutto, Hassan II
agì sempre conseguentemente alla politica spagnola, o meglio, seppe sfruttare
a suo favore la decadenza della politica estera della Spagna.
Dopo Ifni e Villa Bens, Hassan II si rese conto della facilità con cui
ogni territorio posseduto dalla Spagna in Africa cadeva mano a mano in suo potere;
in più era evidente la degradazione della posizione africana della Spagna,
che arrivò a tal punto che addirittura la guardia personale del capo
di Stato della Guinea Equatoriale (la Guinea Equatoriale, ricordiamo, era possedimento
spagnolo) era formata da soldati marocchini, invece che da soldati spagnoli.
Nel processo di decolonizzazione del Sahara troviamo, da una parte, il governo
marocchino appoggiato praticamente da tutte le forze politiche del paese; dall'altra
parte, c'era il popolo spagnolo che ignorava ciò che stava accadendo
nella colonia, l'evidente declino fisico ed intellettuale del vecchio dittatore
ed un governo titubante sulla linea da seguire, visto che si stava producendo
una profonda divisione tra il Ministero degli Affari Esteri e l'Esercito, che
erano partitari dell'indipendenza dei saharawi, e la Presidenza e l'Alto Stato
Maggiore, a favore delle pretese marocchine.
Il Marocco articolerà la sua offensiva diplomatica su diversi fronti:
1- Fronte bilaterale con la Spagna: nel 1975 Rabat decide di "scongelare"
le sue rivendicazioni su Ceuta, Melilla e gli altri isolotti. Il rappresentante
marocchino dell'ONU redige una lettera dove sostiene che Ceuta, Melilla e gli
altri isolotti sono colonie ed hanno una situazione simile a quella di Gibilterra;
per pronta risposta Piniès, rappresentante spagnolo nell'ONU, dichiarò
che il Marocco stava tentando di rompere l'unità nazionale e l'integrità
territoriale della Spagna. Questo reclamo marocchino ebbe, però, un forte
risalto negli organismi internazionali ed in tutto il Terzo Mondo, tanto che
la pressione diplomatica di Hassan II venne appoggiata da attentati terroristici
a Ceuta e Melilla. Comunque, già a partire dall'estate del 1975 Hassan
II si concentrò sul suo obiettivo immediato, il Sahara, lasciando perdere
le altre mire sui territori spagnoli.
2- Fronte regionale: Hassan cerca di coinvolgere i suoi vicini, ma non ottiene
nessun appoggio per le sue rivendicazioni sul Sahara; proverà nuovamente,
con esito, a coinvolgere la Mauritania.
3- Fronte internazionale: coinvolse principalmente l'ONU. Inizialmente il Marocco
dichiarò di essere contrario solo al fatto che il processo di autodeterminazione
fosse organizzato unilateralmente dalla Spagna; quando si approvarono le risoluzioni
in cui si parlava, non solo di autodeterminazione, ma anche di indipendenza
del Sahara, il Marocco cominciò ad avanzare le sue pretese annessioniste.
Cominciò a sostenere che la decolonizzazione non implicava necessariamente
l'autodeterminazione, visto che era in ballo anche l'integrità nazionale
del Marocco stesso. La tesi di annessione fallì, però, nell'Assemblea
Generale delle Nazioni Unite.
4- Fronte delle tensioni Est-Ovest: la diplomazia marocchina provò a
convincere i dirigenti spagnoli che gli consegnassero il Sahara, servendosi
del fantasma comunista. Gli argomenti di Hassan furono i seguenti: in primo
luogo, il pericolo che un Sahara indipendente nell'orbita algerina avrebbe supposto
per il suo trono (cosa certa) e per le Canarie (totalmente falso); in secondo
luogo, l'interesse per la Spagna di un Marocco forte e pro-occidentale (l'interesse
della Spagna doveva essere totalmente opposto, visto che con un Marocco debole
e contro l'Occidente, gli aiuti degli Stati Uniti si sarebbero riversati tutti
in Spagna); in terzo luogo, i vantaggi economici che si sarebbero mantenuti
ed ampliati nel Sahara e nel Marocco stesso; in quarto luogo, la tranquillità
dei presidi di Ceuta, Melilla e degli isolotti; in quinto luogo, l'appoggio
per recuperare Gibilterra. Questi argomenti, che risultano piuttosto inconsistenti,
attecchirono, però, nelle più alte istanze politiche.
Come continuazione delle pressioni diplomatiche sul fronte internazionale, nel
1974 Hassan II decise di rivolgersi al Tribunale dell'Aia e sottoporgli la questione
se il Sahara aveva intrattenuto legami giuridici con il Marocco prima della
colonizzazione spagnola.
Questa pressione diplomatica fu rafforzata ulteriormente da una considerevole
pressione militare. Nell'estate del 1974 il Marocco minacciò di ricorrere
alle armi se la Spagna avesse continuato nel suo impegno di realizzare un referendum
nel Sahara nel quale il Marocco non sarebbe potuto intervenire, cioè
non avrebbe potuto manipolarlo a suo favore. Di fatto sul confine apparsero
dei battaglioni marocchini, generando un'enorme tensione che produsse la prima
fuga della popolazione civile spagnola. Possiamo affermare con certezze che
Hassan II non si sarebbe mai imbarcato in una guerra contro la Spagna, superiore
in quanto ad esercito. Il vero obiettivo della pressione militare era rendere
nervosi i governanti spagnoli e fornire un alibi ai settori del regime franchista
inclini alla consegna del Sahara al Marocco.
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III. FINE DELLA PRESENZA SPAGNOLA NEL SAHARA
1. NASCITA DI GRUPPI NAZIONALISTI SAHARAWI (1970-1974)
Nel 1973 sorgono con forza una serie di gruppi che, appoggiati da diversi paesi, difendono e proclamano le loro tesi indipendentiste nel Sahara e proclamano il rifiuto della presenza spagnola nell'ambito territoriale che considerano loro.
FRONTE POLISARIO
Il 10 maggio 1973 si crea nella clandestinità il FRONTE POLISARIO
( Fronte Per la Liberazione di Saguia el hAmra e Rio De Oro). Questo rivendica
Bassir Mohamed come imam, ovvero guida spirituale, del suo movimento.
Inizialmente, il Fronte Polisario contò con l'appoggio militare e politico
del regime mauritano, che ospitò i rivoluzionari saharawi, nell'intento
di ostacolare le pretese di annessione del territorio da parte marocchina.
L'Algeria appoggiò il gruppo nazionalista a partire dal 1975. Il Governo
marocchino, invece, al conoscere la creazione di questo gruppo politico, al
principio, reagì con indifferenza dato che non ammetteva nessun rappresentante
del popolo saharawi.
Il programma costitutivo del Fronte Polisario era stato elaborato e concepito
unicamente considerando l'aspetto della lotta armata, lasciando per il futuro
la confezione di un programma più completo di azione nazionale. Il Manifesto
del 10 maggio 1973 affermava che:
"è stato comprovato che il colonialismo spagnolo vuole mantenere il suo dominio sul nostro popolo arabo, cercando di annegarlo nell'ignoranza e nella miseria, e lo ha separato dal Maghreb arabo e dalla nazione araba; in seguito al fallimento di tutti i mezzi pacifici utilizzati dal movimento, il Fronte Polisario è nato come espressione unica delle masse, optando per la violenza rivoluzionaria e la lotta armata come mezzi attraverso i quali il popolo arabo saharawi, africano, possa recuperare la sua libertà totale e far fallire le manovre del colonialismo spagnolo[ ] Invitiamo tutti i popoli rivoluzionari a mobilitare le proprie file per affrontare il nemico comune. La libertà si ottiene con il fucile. Il Comitato Esecutivo."(6)
Nel Programma Politico seguente distaccavano i seguenti punti:
- è un partito integrante della rivoluzione araba;
- sostiene la lotta dei popoli contro il colonialismo, il razzismo e l'imperialismo;
- considera che la collaborazione con la rivoluzione popolare algerina è
una tappa transitoria e costituisce un elemento essenziale per arrestare le
manovre contro il Terzo Mondo.
Il Fronte Polisario rifiutava qualsiasi ingerenza di Stati vicini africani e
rivendica un Sahara libero e indipendente. La prima azione militare, premessa
basica del movimento, contro una postazione spagnola ebbe luogo il 20 maggio
1973.
Nel primo periodo della lotta armata le azioni combattive non sono né
tanto frequenti, né ben organizzate: il Fronte Polisario non dispone
di accampamenti fissi, che sarebbero localizzati immediatamente, e non può
neppure nascondersi tra i grandi gruppi di nomadi, che ormai non esistono più.
Le operazioni di attacco, che più che cercare uno scontro diretto tentano
di sollevare la coscienza nazionale, vengono effettuate sempre di notte, calcolando
con precisione i tempi per avvicinarsi all'obiettivo e per poter allontanarsi,
poi, verso una posizione ottimale dove montare un'imboscata alle forze di persecuzione.
Alle azioni armate si unisce, nelle città, la propaganda, per lo più
manuale o scritta a macchina. Questa diffonde alcune idee elementari, ma facilmente
assimilabili, nazionaliste e rivoluzionarie, come l'importanza della fede dell'Islam,
la necessità di liberarsi dal colonialismo, la costruzione della nazione
araba per liberare i saharawi dal dominio coloniale e dall'analfabetismo e sottosviluppo.
Tuttavia, nei primi tempi, viene segnalato come unico nemico da combattere la
potenza coloniale, senza far alcun riferimento al pericolo che potrebbe provenire
dalle nazioni vicine.
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IL MOREHOB
Un altro movimento che ha caratteristiche simili a quelle del Fronte Polisario
è il "MOvimiento Revolucionario de los HOmbres Azules", ovvero
MOREHOB. Questo gruppo, fino a che il Sahara si convertì nel protagonista
internazionale, era stato un movimento di grande consistenza all'interno delle
organizzazioni clandestine che lottavano nel territorio saharawi.
Il cervello di questo movimento era Edouard Moha, nome fittizio che nascondeva
una personalità mossa da complessi interessi per nulla trasparenti. Il
movimento era una creazione dei servizi informativi marocchini, stabilito ad
Algeri nel 1973 a seguito di un abile trucco di intossicazione informativa che
aveva ingannato gli algerini facendosi passare per un movimento di liberazione.
Si è detto, addirittura, che Moha era un uomo di paglia al servizio del
Marocco, tesi che può aver credito visti i suoi articoli divulgativi
contro il Fronte Polisario.
Il MOREHOB rifiutava tanto le pretese spagnole di rimanere nel Sahara, quanto
le tesi di annessione marocchine, e contava, fino alla fine del 1973, con l'appoggio
dell'Algeria. L'Algeria ha dimostrato sempre il suo appoggio a quei gruppi che
rivendicavano l'indipendenza del Sahara: permettendo al Marocco di annettere
un territorio di importanza strategica come il Sahara, avrebbe perso un ruolo
protagonista nel futuro del Nord Africa. In più, dobbiamo segnalare che
in principio l'Algeria non diede il suo appoggio alla causa saharawi; per questo
motivo, sebbene il Fronte Polisario fisserà la sua attenzione sulla rivoluzione
algerina ed ispirerà alcuni punti del suo programma al modello algerino,
non bisogna esagerare il ruolo di influenza che l'Algeria ha tenuto durante
la nascita e il primo sviluppo del Fronte Polisario.
Negli anni cruciali del conflitto nel Sahara, però, il movimento del
MOREHOB perse rilevanza politica.
MOVIMENTO 21 AGOSTO
Parallelamente all'intensificazione del conflitto, sorse in Marocco un nuovo
partito, il Movimento 21 Agosto, il cui obiettivo era quello di portare avanti
una lotta senza quartiere contro il nemico spagnolo fino al riconoscimento del
diritto legittimo e il ritorno alla Nazione marocchina del Sahara occupato,
Ceuta e Melilla. Questo partito, a differenza di quelli analizzati anteriormente,
si caratterizzò per la sua propaganda a favore del progetto marocchino.
In seguito, il movimento si denominò Fronte di Liberazione Unito (F.L.U.)
e firmò comunicati congiunti col MOREHOB. Nel 1975, la sua presenza nel
contesto politico del conflitto fu quasi inesistente, scomparendo posteriormente.
IL PUNS
La Spagna giocò anche bene una carta con la creazione di gruppi politici
nel Sahara. Il Partito dell'Unione Nazionale Saharawi si creò nel 1974
e fu l'unico partito politico riconosciuto legalmente dal governo spagnolo.
Nel primo Congresso celebrato a El Aaiun si tracciarono i punti basici della
politica da seguire nel Sahara:
- conseguire l'indipendenza sahariana mediante un processo di libera determinazione;
rifiutare ogni pretesa straniera;
- conservare e rafforzare le tradizioni religiose e sociali, adattandole alle
istituzioni di uno Stato moderno;
- dotare il paese di un'economia moderna;
- promuovere l'educazione a tutti livelli, rendendola obbligatoria e gratuita;
- riorganizzare il sistema di giustizia islamica;
- considerare l'Islam come religione ufficiale e l'arabo come lingua nazionale;
- garantire impieghi per tutti i cittadini;
- valorizzare la personalità della donna sahariana;
- mantenere relazioni di amicizia e cooperazione con tutti i paesi, specialmente
con i paesi islamici e con quelli della stessa zona geografica del Sahara;
- mantenere rapporti di amicizia e cooperazione reciproca con la Spagna;
- dare alla gioventù sahariana l'opportunità di giocare un ruolo
fondamentale nella costruzione di un Sahara moderno;
- creare e amministrare cooperative agricole nel paese;
- condurre una politica di sicurezza sociale e assistenza.
Questo manifesto sembra quello che un partito politico presenta per vincere
le elezioni. Si difende l'indipendenza del Sahara, ma non si espongono i mezzi
per portarla a termine. Si rifiuta l'ingerenza di qualsiasi paese straniero,
ma si sapeva bene che era il governo spagnolo il responsabile della creazione
di questo gruppo politico.
La differenza chiara tra il PUNS e il Fronte Polisario era che, sebbene entrambi
desiderassero l'indipendenza del Sahara, il primo optava per un processo lento
e con la cooperazione della Spagna, mentre il secondo voleva una lotta rapida
e senza nessun aiuto della potenza amministratrice.
Il PUNS perse tutta la sua credibilità quando nel 1975 il suo leader
politico fuggì in Marocco e rese vassallaggio al re marocchino.
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2. ANTECEDENTI DELLA CONSEGNA DEL SAHARA A MAROCCO E MAURITANIA
La ritirata spagnola dal territorio avviene dopo due anni in cui l'attività
di attacco del Fronte Polisario è ininterrotta. Tra il 1974 e il 1975,
infatti, il Fronte aveva costituito già un'importante organizzazione
militare, provvista di un buon armamento, con piccoli accampamenti nella zona
di Tindouf, che passa ad essere in questo momento il punto di maggior importanza,
dove si preparano i combattenti. Il movimento nazionalista si è esteso
tra tutti i strati della popolazione e, soprattutto, si è installato
all'interno di un gruppo che fino ad allora era tenuto nel silenzio e marginato:
la donna. La coscienza di una nazione e la necessità di difenderla si
è, quindi, generalizzata.
Come dice Aguirre(7), c'è un'idea base in tutto
il lungo processo della crisi del Sahara che non è stata debitamente
risaltata:
"solo un regime dittatoriale e autoritario sorto dall'imposizione nella guerra civile, nella cui ideologia erano incrostati il timore e la repulsione a qualsiasi apertura democratica, avrebbe potuto essere capace di consumare la consegna di un territorio sotto le sue dipendenze ad un'altra nazione, i cui interessi erano potenzialmente conflittuali con quelli spagnoli, con il fine di evitare che in questo territorio si stabilisse uno Stato di ideologia dissidente rispetto alla propria."
E tutto ciò si sommò ad altre circostanze che sconsigliavano
caldamente di intraprendere tale azione:
a) la negoziazione di principi, promesse e linee politiche mantenute durante
i venti anni precedenti;
b) l'abbandono avrebbe portato all'invasione e repressione di un popolo diverso
per etnia e cultura;
c) l'abbandono giuridico del popolo, che fino a quel momento era stato soggetto
a leggi spagnole e provvisto di documentazione spagnola;
d) l'infrazione di tutte le risoluzioni degli organismi internazionali;
e) la guerra e l'instabilità che stava per sorgere nel nordest africano;
f) il discredito internazionale che stava per ricadere sull'ultimo governo di
Franco;
g) la consegna di un territorio e dei suoi abitanti a due nazioni che rivendicavano
diritti su di loro, ma diritti che nel panorama internazionale nessun aveva
riconosciuto e che il Tribunale dell'Aia negava;
h) la più completa dimenticanza degli interessi e delle impostazioni
geopolitiche nazionali, che avrebbe portato a considerare come altamente positivo
mantenere nel sud del Marocco uno Stato amico, ispanofono, alleato ed unito
per la sua economia alla Spagna, per contrappesare tutta l'azione potenzialmente
pericolosa del regno alawita;
i) l'abbandono degli interessi economici spagnoli nel Sahara, regalandoli ai
capricci della nuova potenza occupante;
j) finalmente, il disgusto, l'inquietudine, l'agitazione e il pregiudizio che
si produrrà nelle Canarie con l'arrivo di più di 15 mila evacuati
senza possibilità di alloggio o di lavoro, così come la perdita
delle imprese e commerci lì stabiliti.
A partire dal 1966, diversi contatti verranno realizzati segretamente tra i
delegati di Hassan II e il ministro di vari governi di Franco, Solìs
Ruiz. Ma la comprensione ufficiale non era a quel tempo possibile a causa del
forte condizionamento che supposero i compromessi spagnoli davanti alle Nazioni
Unite mantenuti da Castiella.
Le ragioni della consegna del Sahara hanno a che fare anche con il buco che
si creò nel sistema difensivo occidentale sul fianco nord dell'Atlantico.
Con la caduta, in Portogallo, del Regime dittatoriale di Marcelo Caetano nell'aprile
1974, che portò all'instaurazione di uno Stato democratico, per gli Stati
Uniti era fondamentale rafforzare il fianco atlantico africano; per questo era
necessario consolidare la posizione di Hassan II e soprattutto impedire che
il Sahara si convertisse in uno Stato indipendente sotto ispirazione ed influenza
di un Algeria rivoluzionaria e di una Libia ostile all'Occidente. A tutto ciò,
bisogna aggiungere gli interessi della Francia, tesa a mantenere sia la stabilità
marocchina proveniente dalla epoca coloniale, sia le privilegiate relazioni
economiche, confrontandosi con la presenza algerina e sostituendo la debole
azione spagnola nella zona.
Nella primavera 1975 prende sempre più piede nel governo spagnolo l'idea
della necessità di annettere il territorio del Sahara al Marocco: un
Sahara indipendente, dominato dal Fronte Polisario e sostenuto dall'Algeria,
sarebbe servito al M.P.A.I.A.C. (Movimento per l'Autodeterminazione ed Indipendenza
dell'Arcipelago Canario) per accentuare la sua influenza nelle isole. Tanto
più, che con la consegna del territorio si sarebbe ottenuta dal Marocco
la concessione di due basi militari ed il completo abbandono delle rivendicazioni
su Ceuta e Melilla.
L'influenza di circoli civili, politici ed economici è anche presente
nella questione, sebbene abbia tenuto un carattere di minor rilevanza. Diverse
imprese spagnole erano implicate con l'economia marocchina, come, ad esempio,
la F.E.S.A., fertilizzanti spagnoli, che trattava tanto il fosfato di Bu Craa,
che quello marocchino. In quanto ai benefici personali, invece, il Ministro
dell'Informazione della RASD, Mohamed Salem uld Salec, nel 1977 dichiarò
che il Fronte Polisario disponeva di una lista di venticinque personalità
spagnole, politici e uomini della finanza, alcuni dei quali avevano formato
parte degli ultimi governi di Franco, che avevano ricevuto grandi quantità
di denaro affinché il governo favorisse l'annessione del Sahara.
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3. INTERNAZIONALIZZAZIONE DEL CONFLITTO
Nel piano delle relazioni internazionali, il problema dell'autodeterminazione
del popolo saharawi è stato, dal 1960, all'ordine del giorno nelle diverse
Assemblee, tanto delle Nazioni Unite come nell'OUA.
Tra il 1960 e il 1973 le Nazioni Unite adottarono risoluzioni relative al conflitto
del Sahara. Se inizialmente il Marocco rifiutava qualsiasi risoluzione che reiterasse
la necessità di un referendum, a partire dal 1966 la tattica marocchina
cambia e passa a reclamare l'esercizio del diritto all'autodeterminazione del
popolo saharawi.
Nel dicembre 1973 si approvò la risoluzione 3162, molto importante per
gli avvenimenti futuri. Affermava la legittimità della lotta dei popoli
coloniali ed esprimeva la totale solidarietà con la popolazione del Sahara.
Nel paragrafo terzo di questa risoluzione l'ONU denuncia la sua preoccupazione
in merito alla non applicazione del principio di libera determinazione da parte
del Governo spagnolo; nel paragrafo quarto si obbliga la Spagna, come paese
amministratore del Sahara, ad effettuare consulte con i governi di Marocco e
Mauritania o con qualsiasi altro paese interessato per determinare la celebrazione
di un referendum. Per ultimo si comunica al governo spagnolo che deve
"creare un clima politico favorevole affinché il referendum si sviluppi in forma completamente democratica e parziale[ ] e prenda le misure necessarie affinché solo gli abitanti autoctoni esercitino il diritto alla libera determinazione e all'indipendenza , con l'obiettivo della decolonizzazione del territorio."(8)
Dopo l'approvazione di questa risoluzione in Marocco inizia un'estesa campagna diplomatica, rivendicativa del territorio, che avrà culmine nella Marcia Verde dell'ottobre 1975. Il Marocco sapeva che una soluzione militare al conflitto non avrebbe favorito i suoi interessi, così mise in atto una tattica affinché il governo spagnolo accettasse di negoziare sul futuro del Sahara. Il Marocco, nonostante avesse dichiarato tutto il contrario, non accettava la celebrazione di un referendum e interpretava la risoluzione 1514 che diceva:
"si può considerare che un territorio non autonomo abbia raggiunto la pienezza del proprio governo:a) quando passa ad essere uno Stato indipendente e sovrano, b) quando stabilisce una libera associazione con uno Stato indipendente e c) quando si integra in uno Stato indipendente."(9)
Per il Marocco, l'applicazione corretta e legale dei principi della decolonizzazione
non implicava necessariamente ed automaticamente la condizione di Stato indipendente.
Le rivendicazioni marocchine si alzarono sempre più di tono, anche perché
il popolo marocchino divenne cosciente della necessità di ottenere il
Sahara per essere uno Stato forte ed indipendente e appoggiò le rivendicazioni
del suo sovrano.
Due fatti principali vanno a marcare la linea internazionale del conflitto:
a) la visita della missione della Nazioni Unite;
b) la relazione del Tribunale Internazionale di Giustizia dell'Aia, del 16 ottobre
1975.
Il Marocco ricorse all'Assemblea Generale delle Nazioni Unite, spalleggiato
dalla Mauritania, nell'intento di bloccare la celebrazione del referendum di
autodeterminazione, sebbene la Spagna non fosse d'accordo di chiedere un contributo
anche al Tribunale di Giustizia. Il Governo spagnolo, infatti, rifiutò
di sottomettere la questione ad una via contenziosa, dato che non si trattava
di un conflitto tra Stati, ma di un problema di decolonizzazione, per il quale
l'ONU aveva già indicato la soluzione conveniente, cioè l'autodeterminazione.
Marocco e Mauritania, però, ottennero maggiori appoggi, soprattutto all'interno
dei paesi della Lega Araba, che riaffermavano la necessità di rivolgersi
al Tribunale dell'Aia. Il gruppo arabo, africano ed asiatico, con l'appoggio
degli Stati Uniti, non vedeva nel referendum annunciato dalla Spagna, che un
nuovo tentativo coloniale.
Per questi motivi, nel dicembre 1974, Burkina Faso, Siria ed Iraq, presentarono
un progetto di risoluzione, che nell'Assemblea Generale delle Nazioni Unite
venne approvato come la risoluzione 3292, nella quale si sollecitava la mediazione
del Tribunale Internazionale di Giustizia affinché emettesse un giudizio
sulle seguenti questioni: era il Sahara Occidentale nel momento della colonizzazione
spagnola un territorio senza sovranità? E se sì, quali erano i
vincoli giuridici tra questo territorio e il regno del Marocco e il complesso
mauritano?
Con questa risoluzione si decretò anche il rinvio del referendum di autodeterminazione
finché il Tribunale non avesse soddisfatto gli interrogativi. Si creò
allo stesso tempo una missione da inviare nel Sahara nel maggio 1975, il cui
compito era quello di analizzare la situazione nel territorio ed elaborare una
relazione che riflettesse tutto ciò che stava accadendo nel Sahara. Per
la prima volta, la Spagna era disposta ad aprire il territorio del Sahara ad
un'ispezione internazionale.
Inizialmente si studiarono ed analizzarono le caratteristiche generali del territorio
e si denunciò la mancanza di sviluppo economico della zona; poi si diede
molta rilevanza alle opinioni espresse dalla popolazione autoctona, segnalando
che la popolazione saharawi si era pronunciata a favore dell'indipendenza. Il
rapporto con le conclusioni della missione, che non verrà reso pubblico
fino all'ottobre dello stesso anno coincidendo con la relazione del Tribunale
dell'Aia, fece risaltare il fatto che la popolazione appoggiava i suoi rappresentanti,
che erano il Fronte Polisario e il PUNS, favorevoli entrambi all'indipendenza
del territorio e che rifiutava le rivendicazioni territoriali di Marocco e Mauritania.
Secondo il rapporto, "dopo la sua visita al territorio la Missione può
giungere alla conclusione che la maggioranza della popolazione del Sahara Spagnolo
è chiaramente a favore dell'indipendenza"(10).
Il rapporto dichiara anche che "Il Fronte Polisario, che era considerato
come clandestino fino all'arrivo della missione, è apparso come la forza
politica dominante nel territorio; da tutte le parti la missione ha assistito
a manifestazioni di massa a suo favore"(11).
La Missione conclude informando delle possibilità che esistono per risolvere
il conflitto ed annuncia le condizioni basiche per la celebrazione di un referendum
nel territorio, che sono le seguenti:
1. ritirata delle forze armate e dell'amministrazione spagnola
2. ritorno degli esiliati politici e dei rifugiati
3. instaurazione e mantenimento della pace e dell'ordine nel territorio.
4. precisa, inoltre, che la decolonizzazione del territorio potrà essere
portata a termine se le parti interessate nel conflitto accettano le condizioni
di seguito:
5. la sistemazione della situazione volta ad ottenere una pace duratura nel
territorio dovrà raggiungersi con l'accordo e la partecipazione di tutte
le parti: amministratrice, governi dei paesi limitrofi e rappresentanti della
popolazione saharawi;
6. riconoscere la responsabilità della potenza amministratrice rispetto
al territorio durante la fase cruciale del processo di decolonizzazione e fornirle
tutta la cooperazione necessaria per aiutarla nel compimento del suo compito;
7. evitare l'adozione di qualsiasi iniziativa volta a cambiare lo status quo
del territorio;
8. stabilizzare il numero di militari nella zona e nelle frontiere ed evitare
di rafforzarli in quanto a dotazione, armamenti, equipaggi, etc.
Conclusa la visita nel Sahara, la Missione si incontra a Madrid con Arias Navarro
e Cortina. Già dall'inizio sorgono i primi indizi del cambiamento politico
del governo di Franco. La prova si ha nella dichiarazione di voler abbandonare
il territorio, mentre precedentemente, davanti all'ONU, era stata assicurata
l'assistenza all'autodeterminazione. Il sacrificio del popolo saharawi era già
stato deciso nelle alte sfere.
La Missione prosegue la sua visita in Marocco, che pienamente cosciente che
un referendum avrebbe fatto fallire le sue pretese di annessione , pose delle
condizioni allo svolgimento della votazione: accettava la consultazione popolare
previa ritirata delle truppe spagnole, con conseguente sostituzione dell'amministrazione
coloniale con una delle Nazioni Unite, e le uniche opzioni da eleggere sarebbero
state o l'annessione al Marocco o continuare con la colonizzazione spagnola.
Successivamente, la Missione visitò l'Algeria, incontrandosi con il Presidente
Boumedian e visitando anche i campi del Fronte Polisario vicino a Tindouf, e
poi la Mauritania, dove ebbero luogo manifestazioni popolari pro-saharawi.
Per quanto riguarda, invece, la relazione del Tribunale Internazionale dell'Aia,
questa emise il suo verdetto in base alla documentazione presentata dalle parti
implicate nel contenzioso. La documentazione spagnola a favore della sua tesi
fu abbondante e, oltre ad affermare la carenza di legami tra il Sahara e il
Marocco e l'indipendenza dei suoi abitanti rispetto al sultano, stabilì
il protagonismo saharawi nelle sue relazioni con la Spagna attraverso i fatti
storici, cioè i trattati di protettorato firmati tra Bonelli e gli altri
capi spedizione ed i saharawi. L'esposizione marocchina, al contrario, fu di
una povertà sorprendente.
Il successivo verdetto del Tribunale chiarì che il Sahara Occidentale
non era terra nullius nel momento della sua colonizzazione da parte dello Stato
spagnolo. L'Avviso Consultivo del Tribunale diceva, infatti:
"Nel momento della sua colonizzazione da parte della Spagna - che il Tribunale identifica con il periodo a partire dal 1884 - il Sahara Occidentale non era un territorio senza padrone, giacché lo abitavano alcune popolazioni che, sebbene nomadi, erano organizzate socialmente e politicamente in tribù e sotto l'autorità di capi competenti per rappresentarle. La stessa Spagna [ ] riconosceva che prendeva il Rio de Oro sotto la sua protezione, in base agli accordi conclusi con i capi delle tribù locali."(12)
Il Sahara, quindi, era occupato da tribù autoctono che stabilirono patti
con la Spagna ma mai persero la loro sovranità sul territorio. Inoltre,
il governo spagnolo non sostenne mai davanti al Tribunale dell'Aia che il Sahara
era stato terra nullius nell'epoca dell'instaurazione spagnola, bensì
dichiarò che esistevano alcune autorità locali con le quali vennero
firmati dei trattati di protettorato tramite la spedizione di Bonelli e le successive.
Dopo aver risposto negativamente al primo interrogativo, il Tribunale passò
alla seconda questione, ovvero quali erano i vincoli giuridici di questo territorio
con il Regno di Marocco e il complesso mauritano:
"Gli elementi e le informazioni forniti alla Corte dimostrano l'esistenza nel momento della colonizzazione spagnola di vincoli giuridici di sottomissione tra il sultano del Marocco ed alcune tribù che vivevano nel territorio del Sahara Occidentale. Indica ugualmente l'esistenza di diritti, inclusi certi diritti relativi alla terra, che costituivano vincoli giuridici tra il complesso mauritano e il territorio del Sahara. Tuttavia, la Corte ha deciso che gli elementi e le informazioni ricevute non stabiliscono nessun vincolo di sovranità territoriale tra il territorio del Sahara Occidentale da una parte, e il regno del Marocco e il complesso mauritano dall'altra."(13)
La Corte stimava che il nomadismo della maggior parte degli abitanti del Sahara
nel momento della colonizzazione aveva dato luogo ad alcuni vincoli giuridici
tra le tribù del territorio ed alcune tribù delle regioni vicine,
che possedevano nel Sahara alcuni diritti, incluso sulla terra. Concludeva dicendo
che questi diritti costituivano vincoli giuridici tra il Sahara e il complesso
mauritano.
Il Tribunale, però, reiterò insistentemente che i vincoli giuridici
esistenti tra il Sahara e i suoi vicini non erano vincoli di sovranità.
La Corte aveva, così, emesso un verdetto "politico" ed accomodante,
riconoscendo alcuni vincoli giuridici sul Sahara, come quelli che esistono fra
tutti i paesi confinanti del mondo.
Più precisamente, fu il rapporto numero 107 del 16 ottobre 1975 che esaminò
la relazione tra il Sahara e il Marocco, concluse che:
"gli elementi esaminati fino ad ora non stabiliscono nessun vincolo di sovranità territoriale tra questo Stato e il Sahara occidentale. I suddetti elementi non dimostrano che il Marocco abbia esercitato un'attività statale effettiva ed esclusiva nel Sahara occidentale. Tuttavia, indicano che un vincolo giuridico di sottomissione esisteva durante il periodo pertinente tra il Sultano ed alcune, ma solo alcune, popolazioni nomadi del territori."(14)
In definitiva, affermava che il sultano del Marocco non esercitò mai
la potestas sul Sahara, ma che solo esercitò auctoritas su alcune, non
tutte, tribù del Sahara.
Il Tribunale Internazionale di Giustizia, pertanto, smentì la postura
di Marocco e Mauritania ed affermò che:
"le conclusioni del Tribunale sulla natura dei vincoli giuridici tra il territorio e rispettivamente il Regno del Maroccoe il complesso mauritano differiscono sensibilmente dalle opinioni emesse a questo rispetto dal Marocco e dalla Mauritania. Nell'opinione del Tribunale, questi vincoli non implicavano né sovranità territoriale, né co-sovranità, né l'inclusione territoriale in un'entità giuridica."(15)
Queste dichiarazioni supponevano un forte colpo diplomatico per gli interessi
marocchini, ma il Marocco non interpreterà questa risposta come una sconfitta
politica, al contrario, la utilizzerà per rivendicare con maggiore insistenza
il territorio. Hassan II, alcune ore dopo il verdetto, si rivolse alla nazione
tramite la televisione e la radio per annunciare che la Corte aveva affermato
l'esistenza di vincoli giuridici e di sottomissione tra la popolazione del Sahara
e il regno del Marocco. Per Hassan II non c'era differenza tra il termine vincoli
giuridici e vincoli di sottomissione; dichiarò, quindi, che "non
ci resta altro che recuperare il nostro Sahara, le cui porte ci sono state aperte."(16)
Dopo che il Tribunale si era pronunciato, nel contesto internazionale sembrava
chiara la soluzione che doveva essere applicata nel conflitto del Sahara Occidentale:
il governo spagnolo non poteva più ritardare la convocazione del referendum
di autodeterminazione. Ma fu sufficiente l'annuncio da parte del governo marocchino
di una marcia che attraversasse il deserto e si situasse sul confine del Sahara
perciò che tutti i principi fino allora mantenuti dalle autorità
spagnole crollassero.
Molti fattori di carattere interno provocarono dubbi nella politica spagnola
e queste titubanze vennero sfruttate dal sovrano marocchino, Hassan II, che
giocò astutamente le sue carte politiche. Non dimentichiamo, inoltre,
che il re aveva a suo favore i mezzi di comunicazione occidentale, che determinano
l'essenziale dell'informazione nel mondo, posto che l'annessione del Sahara
al Marocco aveva la benedizione di Stati Uniti, Francia, numerosi paesi arabi
e africani e di parte del governo spagnolo.
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Durante l'estate e l'autunno del 1975 si intavolarono negoziazioni tra Il Fronte
Polisario ed il governo spagnolo, che portano al riconoscimento da parte dell'amministrazione
coloniale del Fronte come forza nazionale fondamentale, ma non esclusiva del
Sahara. Si susseguirono, inoltre, manifestazioni ufficiali a livello del Governo
Generale per incorporare il Fronte nella scena politica. Il Fronte continua,
così, a guadagnare adepti tra le file del governo, mentre il PUNS era
ormai completamente screditato, dato che il suo Segretario Generale aveva disertato
in Marocco con altri membri del movimento durante la visita delle Nazioni Unite.
L'11 settembre il Polisario emette un comunicato a Parigi dove afferma la positiva
attitudine della Spagna, dichiarandosi disposto a ristabilire le relazioni di
amicizia e di cooperazione con il popolo spagnolo. Si giungerà, così,
ad un accordo di pace tra il Governo Generale del Sahara ed i dirigenti del
Fronte Polisario; tuttavia, come scherzo del destino, era già troppo
tardi. Pochi giorni più tardi il Tribunale dell'Aia avrebbe pronunciato
la sua relazione e, allo stesso tempo, Hassan II avrebbe annunciato la Marcia
Verde. Il nazionalismo saharawi aveva finalmente terminato il suo combattimento
contro la presenza coloniale, ma immediatamente cominciò un altro, molto
più lungo e duro, contro l'invasione marocchina e mauritana, nel quale
la popolazione civile dovrà sopportare dolorose perdite.
E' precisamente il periodo compreso tra il 16 ottobre del 1975 e il 14 novembre
del 1975 che costituisce una tappa fondamentale per il futuro del Sahara. Gli
avvenimenti tanto nel Sahara come nel contesto internazionale precipitano, provocando
la ritirata definitiva del governo spagnolo nel febbraio 1976.
Inizio Pagina
Il 16 ottobre, dopo la pubblicazione della relazione del Tribunale dell'Aia,
Hassan II annunciò al mondo l'inizio di una marcia pacifica nella quale
parteciperebbero 350.000 marocchini e che arriverebbe fino alla frontiera con
il Sahara.
L'annuncio della Marcia Verde suscitò la chiara opposizione del governo
spagnolo e allo stesso tempo il rifiuto dei principali movimenti nazionalisti
saharawi, il PUNS e Fronte Polisario; la Mauritania, invece, espresse la sua
compiacenza per la decisione marocchina.
La posizione di Hassan II venne ribadita nel seno delle Nazioni Unite per bocca
del capo della diplomazia marocchina, Ahmed Larari, provocando le proteste energiche
dell'ambasciatore spagnolo Jaime de Piniès. Anche il Segretario Generale
dell'ONU, Kurt Waldheim, decretò che la misura adottata dal governo marocchino
era considerata come un grave problema che avrebbe provocato nuovi scontri ed
espresse nuovamente il suo desiderio di continuare le conversazioni con i paesi
direttamente implicati nel conflitto.
In Spagna, nel frattempo, si riuniva il Consiglio dei Ministri, presieduto dal
Capo di Stato, Francisco Franco, il cui stato di salute era sempre più
preoccupante.
Il 18 ottobre Jaime de Piniès richiedeva al Presidente del Consiglio
di Sicurezza dell'ONU la convocazione urgente dello stesso affinché potessero
essere adottate le misure necessarie ad impedire l'invasione del Sahara. Il
Consiglio di Sicurezza veniva convocato il giorno 20 a New York.
In Spagna, finalmente, la Presidenza del Governo e il Ministero degli Affari
Esteri convergevano nell'idea di accelerare il processo di autodeterminazione.
Lo scopo della Presidenza del Governo ero quello di potenziare al massimo il
processo di autodeterminazione del Sahara, cercando di conseguire la creazione
di uno Stato indipendente sotto la supervisione del governo spagnolo, che permettesse
continuare esercitando un controllo sul territorio e allo stesso tempo conservare
i benefici economici.
Da questo momento, però, la Spagna realizzerà un doppio gioco:
a Madrid si proverà a negoziare con il Marocco e a New York, invece,
si difenderà ad oltranza la tesi dell'autodeterminazione. Questo atteggiamento
verrà riconosciuto posteriormente dai rappresentanti spagnoli: "[
]è
vero che, di fronte all'imprecisione delle prime risoluzioni del Consiglio di
Sicurezza e alla malattia di Franco, il consiglio dei Ministri cambiò
la sua politica e si decise a cercare un accordo diretto con il Marocco? Rispose
Solìs: sì"(17) .
A Madrid, dopo un Consiglio dei Ministri, il Governo spagnolo optò per
negoziare con Marocco e Mauritania il futuro politico del Sahara. Erano giunte,
infatti, alcune voci su una marcia che avrebbe concepito l'avanzamento massiccio
di civili marocchini verso il sud con destinazione El Aaiun. Solìs è
inviato al Sahara con una missione chiara: evitare che la Marcia Verde marocchina
inizi e, nel caso in cui questa possibilità non sia fattibile, iniziare
le negoziazioni tra i due governi. Il giorno 21, Hassan II e Solìs ebbero
un colloquio in Marocco e decisero iniziare le negoziazioni; posteriormente,
un inviato marocchino visiterà Madrid per intavolare ed ultimare le negoziazioni.
E' importante risaltare che questo fatto supponeva una vittoria marocchina,
ottenendo che la Spagna accettasse negoziazioni sul futuro del Sahara. Il Marocco
conosceva perfettamente il vuoto politico esistente in Spagna e non dubitò,
in nessun istante, a giocare l'unica carta di cui disponeva: forzare l'inizio
delle negoziazioni ed ottenere il maggior beneficio possibile.
Nel frattempo, nel Sahara gli scontri sono sempre più frequenti e le
azioni terroristiche vengono portate aventi sia da marocchini sia da rappresentanti
del Polisario. Tutti questi avvenimenti non avevano eco nella vita spagnola,
dato che in precedenza il governo aveva approvato una legge secondo la quale
il Sahara diventava materia riservata e non si potevano dare informazioni a
riguardo. Inoltre, le difficoltà sorte nel Sahara coincisero con il peggioramento
dello stato di salute di Franco, e provocarono un vuoto di potere significativo.
Non si deve , nemmeno, dimenticare che la credibilità spagnola aveva
sofferto un mese prima un grave danno a causa della fucilazione di cinque terroristi,
in applicazione della Legge Antiterrorista. La Spagna si vide sottomessa ad
una forte pressione internazionale che la lasciò isolata. La stabilità
politica del governo spagnolo, quindi, era molto lontana e il sovrano marocchino
seppe vedere molto bene questo tarlo.
Il 25 ottobre, l'ambasciatore spagnolo delle Nazioni Unite, Jaime de Piniès,
scelse di abbandonare l'incarico ed inviò anche una lettera al Presidente
del Governo Aria Navarro, nella quale gli raccomandava di abbandonare il doppio
gioco politico che stava portando avanti ed optare per una soluzione che beneficiasse
il governo spagnolo.
Il 26 ottobre Kurt Waldheim, Segretario Generale dell'ONU, iniziò la
sua mediazione nel conflitto. Per le Nazioni Unite la soluzione del contenzioso
doveva realizzarsi in base all'uscita spagnola dal territorio, la posteriore
nomina di un amministrazione temporanea nel Sahara, e la decisione da parte
del popolo saharawi, mediante referendum, di quale doveva essere il suo futuro.
Nei giorni successivi, il Segretario viaggiò in Algeria, dove ottenne
l'appoggio del Presidente, ed a Madrid, dove arrivarono anche i ministri degli
Affari Esteri marocchino e mauritano.
E' precisamente il 29 ottobre la data in cui iniziano le negoziazioni tripartite
tra i Governi di Spagna, Marocco e Mauritania. Queste conversazioni soffrirono
molteplici interruzioni e si portarono a termine senza contattare l'Algeria
e, soprattutto, senza informare le Nazioni Unite della sua esistenza. A partire
da allora, comincia anche l'evacuazione dei primi civili dal Sahara , che si
denominò Operazione Golondrina; tutto ciò provocò una mancanza
di organizzazione e controllo politico nella zona, che fu abilmente usata dalle
forze armate marocchine.
Tuttavia, lo svolgimento regolare delle negoziazioni viene interrotto quando
si presenta a Madrid il ministro degli Interni algerino.
Il 30 ottobre, Kurt Waldheim trasmette il piano tracciato dalle Nazioni Unite
ai governi implicati nel conflitto. La Spagna si mostra favorevole alla mediazione
dell'ONU, mentre sorgono discrepanze tra i governi algerino e marocchino che
bloccano la possibile applicazione immediata del piano.
L'ultimo giorno del mese di ottobre si pubblica il rapporto del Segretario Generale
delle Nazioni Unite, che informa che tutti i paesi sono interessati ad arrivare
ad una rapida soluzione del contenzioso. Coincidendo con la pubblicazione del
rapporto, il principe Juan Carlos, in qualità di Capo di Stato in funzioni,
visitò il Sahara Occidentale ed espresse la sua volontà di proteggere
i diritti legittimi della popolazione civile saharawi, garantendo la pace nel
territorio.
Come nuovo rappresentante spagnolo nelle Nazioni Unite venne nominato Fernando
Arias Salgano, il quale espose al Consiglio di Sicurezza la dichiarazione del
governo spagnolo:
1- la detenzione della marcia verde marocchina è conditio sine qua
non per qualsiasi soluzione pacifica al problema;
2- nessuna soluzione pacifica può concepirsi fuori dall'ambito delle
Nazioni Unite;
3- a compimento della risoluzione del Consiglio di Sicurezza si sono tenuti
a Madrid contatti e conversazioni con Marocco, Mauritania ed Algeria, con lo
scopo di trovare una soluzione pacifica;
4- è necessario che il Consiglio di Sicurezza riesca a bloccare la marcia
e che il Segretario Generale continui con le sue consultazioni. Se la marcia
non verrà fermata, il governo spagnolo la respingerà con tutti
i mezzi in suo possesso, incluso l'impiego delle forze armate.
In questo discorso si riaffermava la linea di difesa ad oltranza del popolo
saharawi e la necessità dell'applicazione del diritto all'autodeterminazione.
Queste tesi, però, con il susseguirsi dei fatti, sembravano difficili
da sostenere e non vennero portate a termine in nessun momento. Il governo spagnolo
aveva già deciso la consegna del territorio al Marocco ed alla Mauritania,
optando per una soluzione pacifica, ma senza rispettare le risoluzioni approvate
nell'ONU e nell'OUA.
Simultaneamente, il Segretario Generale Kurt Waldheim, comunicava ai rappresentanti
dei paesi immersi nel conflitto quali erano le linee guida del piano da applicare
nel Sahara ( Piano Waldheim):
1- la Spagna farà una dichiarazione annunciando la sua ritirata dal territorio
e richiedendo che le Nazioni Unite assumano la responsabilità della decolonizzazione
del territorio;
2- il governo marocchino sospenderà la Marcia Verde;
3- tutte le parti interessate si impegneranno ad astenersi da qualsiasi soluzione
che possa aggravare la situazione;
4- il Segretario Generale proporrà la creazione di un'amministrazione
temporanea delle Nazioni Unite che sostituirà quella spagnola.
Il stesso giorno della pubblicazione del Piano Waldheim, il Presidente
della Yemàa fuggiva dal Sahara e si rifugiava a Rabat, rendendo
vassallaggio al re marocchino. Ovviamente, questa azione screditò il
ruolo che la Yemàa stava svolgendo nel territorio e perse tutta
la sua credibilità di fronte al Governo spagnolo.
In Marocco, Hassan II, annunciò la proroga della Marcia Verde fino al
4 novembre, il cui obiettivo finale era arrivare fino a El Aaiun. Il sovrano
rifiutava l'intervento delle Nazioni Unite, così come tutti i piani possibili
e le proposte che erano state prese in considerazione fino ad allora, nonostante
le reiterate raccomandazioni dell'ONU, che culmineranno con la risoluzione 380
del 6 novembre 1975, stesso giorno in cui la Marcia Verde oltrepassò
la frontiera del Sahara. Con questa risoluzione
"il Consiglio di Sicurezza:
Deplora la realizzazione della Marcia.
Ordina al Marocco che ritiri immediatamente tutti i partecipanti alla marcia
dal territorio del Sahara Occidentale.
Ordina al Marocco e a tutte le parti interessate che cooperino pienamente con
il Segretario Generale nel compimento del mandato che gli è stato confermato
dal Consiglio di Sicurezza."(18)
Sembra che l'invasione fu progettata da un Gabinetto di studi strategici localizzato
a Londra e finanziato dall'Arabia Saudita. Ovviamente, il Dipartimento di Stato
nordamericano era a conoscenza del progetto, anzi i preparativi della marcia
erano stati effettuati con la collaborazione di alcuni consiglieri nordamericani
ed una ridotta partecipazione marocchina per ridurre il rischio di indiscrezioni.
Il 6 novembre, alle ore 10.33, a seguito dell'ordine del Primo Ministro Ahmed
Osman di proseguire, i primi volontari tagliano la linea di confine nella postazione
abbandonata di Tah, nella strada che conduce ad Aaiun. La stampa marocchina
ed internazionale aveva seguito punto per punto l'avanzamento della marcia.
Verso la sera del 6 novembre si poteva calcolare che già più o
meno 50.000 partecipanti si erano stabiliti dentro il territorio del Sahara
Occidentale, dove iniziarono a montare un immenso accampamento.
La Marcia Verde era avanzata di una decina di chilometri con il beneplacito
del governo spagnolo. Qualche giorno prima, infatti, il Primo Ministro Osman
aveva pattuito con il governo spagnolo che la marcia poteva procedere per 10
Km nel territorio e durare 48 ore, ma l'accordo venne presto invalidato: il
governo marocchino informò che la marcia sarebbe proseguita. La Spagna
inviò, quindi, il Ministro Carro in Marocco per negoziare con Hassan
II; si concluse, così, il giorno 9 novembre l'accordo per la consegna
del Sahara. Carro presentò al sultano una lettera del governo spagnolo
che esprimeva il desiderio di riannodare le conversazioni, sebbene imponesse
una sola condizione: la cessazione della Marcia Verde sul Sahara. La risposta
marocchina non si fece aspettare: il re accettò l'arresto della marcia
ed affermò che la sistemazione definitiva del problema del Sahara passava
attraverso la consegna al Marocco ed alla Mauritania di tutte le responsabilità
e l'autorità militare e civile che esercitava sul territorio.
Una volta ottenute le garanzie che la consegna del territorio sarebbe avvenuta,
Hassan II pronunciò un discorso ai partecipanti dicendo che gli obiettivi
politici erano stati raggiunti. Il Marocco dimostrava di nuovo la sua grande
abilità di negoziazione e seppe utilizzare correttamente le sue armi
contro il governo spagnolo.
La Marcia Verde, non fu altro che il mezzo per far pressione ai governanti spagnoli,
allo stesso tempo che servì come valvola di sfogo delle tensioni interne
marocchine, con conseguente rafforzamento del trono marocchino. Servì
anche come una copertura magnifica per il governo spagnolo, che trovò,
in questo modo, un pretesto sufficiente per la negoziazione e la consegna del
Sahara. Non si deve dimenticare che, allo stesso tempo che la situazione si
aggravava nel Sahara, a Madrid si vivevano ore tese a causa dell'aggravamento
dello stato di salute del capo di Stato, Francisco Franco, e bisognava chiarire
il futuro politico spagnolo.
Sul piano diplomatico la Marcia Verde rese un'altra volta manifesta la fragilità
della politica estera spagnola. Le relazioni internazionali della Spagna si
basavano su tre pilastri: America Latina, Occidente (in particolare Stati Uniti)
e paesi arabi. Eccetto il blocco ispano-americano, gli altri due pilastri della
politica estera caddero strepitosamente:
- l'Occidente, spazio chiaramente sottomesso agli Stati Uniti, girò le
spalle alla Spagna nella crisi del Sahara. Gli USA proibirono alla Spagna di
utilizzare gli armamenti nordamericani (praticamente tutto ciò che possedeva)
contro il Marocco. In più, la diplomazia americana conseguì il
totale isolamento internazionale della Spagna e la mancanza assoluta di appoggi
da parte dei presunti alleati, Gran Bretagna e Francia, dove Giscard appoggiò
espressamente il Marocco. D'altra parte, non ci si poteva aspettare qualcosa
di diverso visto il comportamento che ebbe Franco nella guerra di Yom-Kipur(19)
nel 1973, negando il suo aiuto agli Stati Uniti.
- La politica estera spagnola si appoggiava anche sulla cosiddetta "amicizia
tradizionale ispano-araba", che in nessun momento decisivo si concretizzò.
Gli amici arabi appoggiarono un paese che solo per metà era arabo, come
il Marocco; in particolare distaccarono per il loro favore ad Hassan II i paesi
che contarono con l'aiuto spagnolo nella guerra di Yom-Kipur, come Giordania,
Arabia Saudita, Libano, Sudan,
Al contrario, i paesi considerati come
meno "amici" non appoggiarono la Marcia, e sono Somalia, Yemen ed
Algeria.
Ci si potrebbe chiedere se sarebbe stato meglio cercare un'alleanza contro natura
con l'URSS. In un mondo, allora, bipolare, dove fu negato l'appoggio del blocco
nordamericano, sarebbe stato logico un avvicinamento all'altra grande potenza.
Si sarebbe creato, in questo modo, un nemico forte composto dal Portogallo rivoluzionario,
dalla nuova Spagna, dall'Algeria e dal Sahara spagnolo. Ma anche l'URSS aveva
interessi nel fosfato marocchino, visto che era un suo importatore; di fatto,
quindi, non mise un grande impegno nell'appoggiare l'Algeria e i saharawi nelle
Nazioni Unite.
Il 9 novembre, come abbiamo detto, Hassan II annunciò che la Marcia Verde
era terminata e cominciò la ritirata dal territorio. Nel seno delle Nazioni
Unite, l'inizio di un accordo tra le parti confrontate nel conflitto venne accolto
con soddisfazione e l'11 novembre venne pubblicato, finalmente, il progetto
definitivo del Piano Waldheim. A continuazione dei punti già stabiliti
in precedenza, si decretò che:
"1- al momento della ritirata definitiva spagnola dal territorio, l'ONU
assumerà per un periodo di 6 mesi la responsabilità dell'amministrazione
del territorio;
2- le Nazioni Unite creeranno un'Amministrazione temporanea per il Sahara Occidentale.
Per il necessario mantenimento dell'ordine, disporrà di quelle forze
che l'ex potenza amministratrice lascerà provvisoriamente nel territorio
e che saranno collocate sotto lo statuto delle N.U.;
3- si stabilirà un gruppo di consulta assieme al Segretario Generale
dell'ONU, con la responsabilità di aiutarlo in quei campi che appartengano
alla responsabilità dell'Amministrazione temporanea, di modo che si elabori
la formula che permetta alla popolazione del territorio di esprimere la propria
volontà."(20)
Il Piano Waldheim, quindi, non concepiva la ripartizione del territorio
tra Marocco e Mauritania.
Le negoziazioni tra Spagna, Marocco e Mauritania continuarono anche dopo la
pubblicazione del Piano Waldheim nei giorni tra il 12 e il 14 novembre,
e culminarono con la firma di un Accordo che venne denominato Dichiarazione
dei Principi tra Spagna, Marocco e Mauritania sul Sahara Occidentale.
Il Ministero di Informazione e Turismo spagnolo diffuse il 14 novembre il seguente
comunicato:
"conformemente alle raccomandazioni del Consiglio di Sicurezza, le delegazioni di Spagna, Marocco e Mauritania si sono riunite a Madrid con il miglior spirito di amicizia, comprensione e rispetto dei principi della Carta delle Nazioni Unite [ ] Le negoziazioni sono giunte a risultati soddisfacenti rispondendo al desiderio di comprensione tra le parti ed al proposito di contribuire al mantenimento della pace e della sicurezza internazionali"(21)
Nel comunicato non si rivelavano i punti basici dell'accordo, né si
annunciava che il Sahara avrebbe smesso di essere amministrato dal governo spagnolo
e, piuttosto, sarebbe passato sotto amministrazione congiunta dei Governi marocchino
e mauritano, senza la mediazione delle Nazioni Unite.
Questa dichiarazione diede luogo alla firma del cosiddetti Accordi Tripartiti
di Madrid, che non furono dati a conoscenza fino alla loro pubblicazione nel
Bollettino Ufficiale dello Stato della Legge di Decolonizzazione del Sahara.
Non vennero neppure pubblicate le misure economiche adottate dai tre paesi nel
suddetto accordo.
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4.2 ACCORDI TRIPARTITI DI MADRID(22)
Nel primo punto la Spagna dichiarava di porre fine alla sua presenza nel Sahara,
cosa che non equivale a decolonizzare il territorio, dato che in questo modo
il Sahara non acquista la sua indipendenza, ma entra in una nuova fase di colonizzazione,
in questo caso sotto dominio marocchino e mauritano.
Nel punto quarto si dichiara che le negoziazioni si sono svolte in conformità
con l'articolo 33 della Carta delle Nazioni Unite. Analizziamo dunque il contenuto
di questo articolo:
"le parti di una controversia, la cui continuazione rischia di mettere
in pericolo il mantenimento della pace e la sicurezza internazionale, dovranno
cercare una soluzione alla stessa, prima di tutto, mediante la negoziazione,
la mediazione, la conciliazione, l'arbitraggio, etc.
il Consiglio di Sicurezza, se lo considerasse necessario, farà pressioni
alle parti affinché sistemino le loro controversie attraverso i mezzi
citati."(23)
I tre paesi dichiararono di esser giunti ad un accordo in base ai principi
della Carta delle Nazioni Unite, e con il miglior contributo al mantenimento
della pace e della sicurezza internazionale. Ma la firma di questi accordi non
contribuì, in nessuna maniera, al mantenimento della pace nel territorio:
il Marocco e il Fronte Polisario continuarono una guerra che, oltre ad avere
gravi conseguente nel territorio stesso, provocava un totale squilibrio nel
Nord Africa ed impediva la creazione e lo sviluppo economico del Maghreb.
Il documento entrò in vigore il 20 novembre 1975, data che coincise con
la morte di Franco. Assieme al documento ufficiale degli accordi, si firmarono
altri allegati che non uscirono allo scoperto, ma che riviste specializzate
pubblicarono con posteriorità. Questi allegati facevano riferimento alle
condizioni economiche del trattato, rispetto ai temi della pesca, dei limiti
della acque frontiere,etc. Vennero, infatti, riconosciuti i diritti di pesca
nelle acque del territorio di 800 imbarcazioni spagnole per un periodo di 20
anni; un documento stabilì la mutua cooperazione economica tra Spagna
e Marocco: il Marocco concedeva i diritti di pesca nelle sue acque atlantiche
a 600 imbarcazioni spagnole per 15 anni e a 200 nelle acque mediterranee. In
altri campi della cooperazione si prevedeva lo stabilimento di varie società
di investigazione geologica che si sarebbero occupate delle indagini minerarie
nel territorio del Sahara e del Marocco. Si stabilì, infine, un accordo
di assistenza tecnica per inserire nella produzione la miniera di fosfato di
Mescala (Marocco), ed un altro per iniziare un progetto di una industria siderurgica.
Un documento differente sancì le conversazioni tra Spagna e Mauritania
in merito agli aspetti economici derivati dal trasferimento dell'amministrazione.
Nulla di tutto ciò che era previsto negli accordi economici si portò
a termine. Si può dire che il governo spagnolo consegnò il territorio
e i suoi abitanti in mano dei suoi nemici, senza percepire alcun guadagno o
compensazione. Cosa distinta, ovviamente, furono i benefici personali, di cui,
però, non si ha documentazione.
Ma uno degli aspetti di cui l'opinione pubblica spagnola era più interessata,
era sapere quale sarebbe stato il futuro del fosfato del Sahara. Dopo gli Accordi
Tripartiti si firmarono le condizioni per cui l'Office Cherifien de Phosphates
avrebbe comprato il 65% del capitale sociale di FOSBUCRAA, lasciando all'INI
il 35%.
La guerra, comunque, paralizzò la produzione del fosfato, che dal 1976
non viene praticamente più sfruttato a causa dei ripetuti sabotaggi a
cui fu sottomessa la cintura trasportatrice da parte del Polisario. Per tanto,
è una ricchezza neutralizzata, da cui la Spagna non ha tratto, nuovamente,
nessun beneficio.
Dal punto di vista del Diritto Internazionale si è sostenuta la nullità
giuridico-internazionale degli accordi, per diversi motivi:
1- Gli accordi sono nulli perché nel momento della loro redazione esiste
un'evidente mala fede, violando così il principio di buona fede che vige
nella redazione delle relazioni giuridico-internazionali.
2- Violano l'articolo 73 della Carta delle Nazioni Unite (1945), che non permette
alla poetenza amministratrice di staccarsi unilateralmente dal territorio, né
di trasferire la sua amministrazione ad altri Stati.
3- Violano l'articolo 53 del Convegno di Vienna (1969) che stabilisce che è
nullo qualsiasi trattato che, nel momento della sua celebrazione, sia in opposizione
con una norma imperativa del diritto internazionale generale. Una norma imperativa
del diritto internazionale generale è una norma accettata e riconosciuta
dagli Stati facenti parte della comunità internazionale. Può esser
considerata tale l'affermazione del diritto dei popoli alla libera determinazione.
4- I firmatari degli Accordi mancarono di legittimità, in quanto la Spagna
non aveva sovranità sul territorio (era solo la potenza amministratrice),
e il Marocco e la Mauritania potevano solo favorire il compimento del principio
di autodeterminazione sul territorio.
5- L'insediamento o il mantenimento con la forza di un dominio coloniale costituisce
un atto internazionalmente illecito, che a giudizio della Commissione di Diritto
Internazionale delle Nazioni Unite deve essere qualificato come crimine internazionale.
Francisco Villar, diplomatico spagnolo, afferma giustamente che
"con la firma di questo accordo si impedì alla Spagna di compiere
il ruolo storico di facilitare l'accesso di un nuovo Stato indipendente alla
comunità internazionale, normale culmine di qualsiasi opera colonizzatrice,
e si pose un piccolo popolo nelle mani dei suoi vicini disposti ad annullare
la sua identità con la forza delle armi."(24)
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5. GLI AVVENIMENTI PREVII ALLA RITIRATA SPAGNOLA
Dopo la firma degli Accordi Tripartiti di Madrid, il cammino intrapreso dall'amministrazione
spagnola per portare a termine l'abbandono definitivo del Sahara ( 26 febbraio
1976) sarà molto lungo, e il prezzo da pagare per la consegna del territorio
sarà molto alto.
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Precedentemente alla firma degli accordi, il Consiglio dei Ministri spagnolo
inviò al Parlamento un progetto di Legge di Decolonizzazione del Sahara.
L'elaborazione di questo progetto conferma la tesi che il governo spagnolo aveva
deciso molto tempo prima la consegna del territorio al governo marocchino.
Questa Legge, che nel momento della pubblicazione passerà ad essere la
Legge 40/1975, era composta da un solo articolo nel quale si affermava: "si
autorizza il Governo a realizzare gli atti e ad adottare le misure che siano
utili per portare a termine la decolonizzazione del territorio non autonomo
del Sahara,salvaguardando gli interessi spagnoli".
Questo progetto passò al Parlamento con carattere di urgenza, affinché
la sua approvazione coincidesse con la firma degli Accordi Tripartiti. Il Parlamento
non era assolutamente a conoscenza degli Accordi di Madrid nel momento in cui
votò la Legge 40. Il Ministro Antonio Carro difese l'approvazione della
Legge affermando che "l'operazione di decolonizzazione non colpisce
l'integrità territoriale spagnola[
] la sovranità non è
negoziabile perché il Sahara non ha formato parte del territorio spagnolo"(25).
Infatti, nella Legge 40, si chiariva previamente che
"lo Stato spagnolo aveva esercitato, come potenza amministratrice, competenze sul territorio non autonomo del Sahara, che durante alcuni anni era stato sottomesso in certi aspetti della sua amministrazione ad un regime particolare con analogia a quello provinciale e che mai aveva formato parte del territorio nazionale."
Annunciando che la sovranità del Sahara non era negoziabile si cercava
di frenare i costanti attacchi ricevuti dall'opinione pubblica, contraria alla
firma degli Accordi di Madrid. Se la sovranità non era negoziabile, la
Spagna non consegnava il territorio a Marocco e Mauritania, solo gli cedeva
l'amministrazione temporanea.
La Legge di Decolonizzazione fu approvata e pubblicata sul Bollettino Ufficiale
il 20 novembre.
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5.2 L'ONU NEL MOMENTO CRITICO DEL CONFLITTO
Il 4 dicembre 1975 vennero approvate due risoluzioni tra di loro discordanti:
- risoluzione 3458 A: approvava il progetto presentato dai paesi partitari della
tesi saharawi, nel quale si chiedeva al governo spagnolo che adottasse tutte
le misure necessarie, consultando tutte le parti interessate, per garantire
che i sahariani originari del territorio potessero esercitare pienamente e liberamente
il loro diritto inalienabile alla libera determinazione, sotto la supervisione
delle N.U.
- risoluzione 3458 B: approvava il progetto redatto da marocchini e mauritani
che dichiarava:
"1- si prende nota degli Accordi Tripartiti di Madrid;
2- si riafferma il diritto inalienabile di tutte le popolazioni sahariane originarie
del territorio alla libera determinazione, conformemente alle risoluzioni ONU;
3- si chiede alle parti degli Accordi di Madrid di vigilare per il rispetto
delle aspirazioni liberamente espresse dalle popolazioni sahariane;
4- si chiede all'amministrazione provvisoria di adottare tutte le misure necessarie
per assicurare che le popolazioni sahariane originarie del territorio possano
esercitare il loro diritto inalienabile alla libera determinazione per mezzo
di una consulta libera organizzata con la partecipazione dei rappresentanti
delle N.U."
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5.3 LA CESSIONE DEL TERRITORIO
Il processo di travaso delle competenze politiche ed amministrative del Sahara,
si accelerò dopo l'approvazione delle risoluzioni 3458 A e B. Il Governo
spagnolo desiderava abbandonare nel minor tempo possibile il Sahara, dato che
la situazione politica dopo la morte di Franco era fragile e delicata; l'ultima
cosa che si desiderava erano nuovi scontri con il governo marocchino.
Alla fine del mese di dicembre, il Consiglio dei Ministri spagnolo inviò
nel Sahara i governatori aggiunti che avrebbero esercitato il potere politico
provvisorio fino alla ritirata definitiva della Spagna. Vennero eletti Ahmed
Bensuna per parte marocchina e Abdallah Uld Cheif per parte mauritana.
Hassan II, una volta raggiunto il suo obiettivo, riconobbe che la guerra con
lo Stato spagnolo sarebbe stata una possibilità molto remota: conosceva
bene la potenza militare spagnola e sapeva perfettamente che, se si fosse giunti
ad una guerra, la Spagna avrebbe sicuramente ottenuto la vittoria, dato che
possedeva l'esercito meglio dotato. Hassan II riconosceva, quindi, che l'unico
cammino possibile per i suoi interessi era stato quello di far pressione al
suo avversario, aspettando che accettasse le negoziazioni sul futuro del Sahara.
Il sovrano marocchino si rese benissimo conto che non ci sarebbe stato momento
migliore per esporre l'affare sahariano, se non quello in cui la politica spagnola
era così debole ed instabile.
Il 28 novembre un altro fatto importante accade nel Sahara: la Yemàa,
massimo rappresentante del popolo saharawi, si riunisce nella città di
Guelta Zemmur ed elabora il seguente comunicato:
"1. non si riconosce la Yemàa come il rappresentante del popolo
saharawi e non si accetta la firma degli Accordi Tripartiti di Madrid;
2. affinché non si faccia uso da parte del colonialismo spagnolo di questa
istituzione fantoccio, la Yemàa, ed in vista della manovre realizzate
dai nemici del popolo saharawi, l'Assemblea Generale decide, con l'unanimità
dei suoi membri, la sua dissoluzione definitiva;
3. l'autorità unica e legittima del popolo saharawi è il Fronte
Polisario, riconosciuto dall'ONU, per mezzo delle conclusioni della missione
inviata dalle N.U.
4. riaffermiamo la nostra determinazione di continuare la lotta per la difesa
della nostra patria finché conseguiremo la totale indipendenza e salvaguarderemo
la nostra integrità territoriale."(26)
Questo manifesto venne denominato la Proclamazione di Guelta e fu firmato
da tre membri del Parlamento spagnolo, 67 membri dell'Assemblea Generale saharawi
e 60 capi tribù.
Nel mese di dicembre viene accelerata l'Operazione Golondrina e si produce
una fuga massiccia della popolazione saharawi verso la frontiera algerina, per
rifugiarsi negli accampamenti che il Fronte Polisario aveva stabilito a Tindouf.
Le truppe marocchine, a partire dal 9 dicembre, consolidano la loro presenza
nel Sahara. Posteriormente anche le truppe mauritane iniziarono l'occupazione
della zona sud. Il 21 dicembre si ammainerà definitivamente la bandiera
spagnola nel Governo Generale della capitale El Aaiun.
Nel gennaio 1976 il governo spagnolo ricorse nuovamente all'ONU richiedendo
al Segretario Generale dell'ONU che inviasse nel Sahara un rappresentante per
visionare la situazione nella zona. Venne inviato l'ambasciatore svedese Olof
Ridbeck.
Nel febbraio 1976 viaggia a Madrid per conversare con le autorità spagnole
ed in seguito visitò le città più importanti del Sahara.
Le conclusioni a cui arriva non sono molto favorevoli alla possibilità
di celebrare un referendum nelle condizioni attuali del territorio. I governi
marocchino e mauritano, al veder messa in pericolo nuovamente la loro presenza
nel Sahara, rifiutano la mediazione del rappresentante dell'ONU nel conflitto.
Questo rifiuto concluse la missione dell'ambasciatore svedese.
Il governo spagnolo annunciò, a seguito dell'ennesimo fallimento dell'ONU,
quale sarebbe stata la tesi che avrebbe seguito dopo il suo ritiro dal Sahara
il 26 febbraio: la Spagna accettava la firma degli Accordi di Madrid, ma ripeté
insistentemente il suo desiderio che il popolo saharawi decidesse, mediante
referendum, quale doveva essere il suo futuro. Fino al momento in cui non si
celebrerà il referendum, la Spagna non considererà concluso il
processo di decolonizzazione del Sahara.
Il 26 febbraio la Spagna pose fine alla sua presenza nel territorio e il suo
ambasciatore ONU, Jaime de Piniès, lesse all'Assemblea il seguente comunicato:
"conformemente con ciò che è stato previsto negli Accordi
del 14 novembre 1975, il Governo spagnolo, con data di oggi, dà fine
alla sua presenza nel territorio del Sahara e valuta necessario dare conferma
del seguente:
a) la Spagna si considera slegata da tutte le responsabilità di carattere
internazionale con relazione all'amministrazione temporanea che si stabilì
nel territorio;
b) la decolonizzazione del Sahara Occidentale terminerà quando l'opinione
della popolazione si sarà espressa validamente."(27)
Con questa dichiarazione si chiude una tappa storica della Spagna. E' curioso
che l'idea esposta in questa affermazione sia che la decolonizzazione del Sahara
non è conclusa. Il territorio è entrato in una nuova fase di colonizzazione,
in questo caso sotto i governi marocchino e mauritano.
Nel febbraio 1976 la Missione permanente del Marocco nell'ONU inviò un
messaggio al Segretario Generale nel quale il presidente della Yemàa
annunciava che questa aveva approvato all'unanimità la nuova incorporazione
del Sahara al Marocco ed alla Mauritania. Il Marocco credeva che la convocazione
della Yemàa avrebbe legittimato la presenza marocchina nel Sahara,
ma questa convocazione non può essere considerata valida, visto che l'Assemblea
si dissolse nel novembre 1975. I tentativi marocchini di evitare che gli organismi
internazionali l'obbligassero a celebrare un referendum nel Sahara fallirono
ancora una volta.
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