I. LA SITUAZIONE DELLA RASD DOPO IL 1991
II. LA SITUAZIONE DEL MAROCCO DOPO IL 1991
III. IL PROBLEMA DEL SAHARA NELLA COMUNITA' EUROPEA
IV. LA SPAGNA DI FRONTE ALLA PROBLEMATICA DOPO IL 1991
V. LA SITUAZIONE AGGIORNATA ALL'APRILE 2005
Con l'approvazione della risoluzione 690 del 1991 e l'istituzione della MINURSO,
il conflitto passa nelle mani dell'ONU, e l'Organizzazione stabilisce che il
referendum si sarebbe dovuto tenere nel gennaio 1992. Tuttavia, la celebrazione
del voto saharawi viene rimandata a causa dell'opposizione del Governo di Hassan
II, che vuole aggiungere alla lista dei votanti altre 170.000 persone, che risulteranno
essere praticamente tutte aliene ad una eventuale discendenza saharawi. Così,
appena nel 1994, la Commissione d'Identificazione che si occupava del censimento
dei referendari, elabora i criteri per essere ammessi al voto; neanche in questo
caso, però, si riuscì ad arrivare ad un compromesso fra le parti
in causa, visto l'ennesimo blocco da parte del Marocco.
Nel 1997, sotto gli auspici dell'ONU, e con Sir James Baker come Inviato Speciale
del Segretario Generale (Kofi Annan), viene riattivato il Piano di Pace. Le
due parti del conflitto si riuniscono con Baker per concludere un accordo a
Houston nel mese di settembre. Questi accordi sono conosciuti come gli Accordi
di Houston e prevedevano la continuazione dell'identificazione degli elettori,
l'accantonamento di truppe marocchine e saharawi, la liberazione di detenuti,
lo scambio di prigionieri di guerra e l'accordo su un codice di condotta da
far vigere per il periodo della campagna elettorale e per quello successivo
della transizione. La Commissione porta a termine l'identificazione dell'elettorato
e fissa la data per la celebrazione del referendum per il dicembre 1998. Ma
il overno marocchino richiede l'identificazione di ulteriori 65.000 persone,
che secondo Hassan II rientravano nel censimento spagnolo del 1974; il referendum
viene spostato al dicembre 1999, ma verrà ulteriormente rimandato al
luglio 2000. Ovviamente, anche in quella data il governo di Rabat tornò
a bloccare il processo, esibendo il suo diritto al ricorso per contestare l'esclusione
dal voto di migliaia di persone.
Nel frattempo il governo marocchino comincia a chiedere aiuto alla Francia,
che, davanti al Consiglio di Sicurezza dell'ONU mette in dubbio la continuazione
del Piano di Pace e nel 2000, l'ONU comincia a suggerire di trovare una nuova
via di soluzione al di fuori del Piano di Pace e del referendum. L'obiettivo
marocchino era in quel momento una negoziazione diretta tra Marocco e RASD,
cercando in questo modo una soluzione politica, e ignorando il diritto all'autodeterminazione
del popolo saharawi. Questo, però, era inaccettabile per il Fronte Polisario.
Il Consiglio di Sicurezza, quindi, proroga il mandato della MINURSO fino al
2003, cercando nel frattempo una soluzione definitiva.
Infine, nel 2003, James Baker ha proposto un nuovo piano di pace che prevede
alla fine di un periodo di 5 anni di autonomia un referendum di autodeterminazione
al quale potranno partecipare anche i coloni residenti nei territori occupati.
Durante i cinque anni di autonomia il Fronte Polisario dirigerebbe un governo
autonomo e il governo marocchino dovrebbe farsi carico della politica estera
e del controllo della sicurezza interna; al Fronte Polisario spetterebbe, inoltre,
il controllo parziale degli affari interni ed il potere di sviluppare a suo
giudizio l'economia interna, rimanendo sempre i commerci esteri sotto il controllo
del Marocco. Il Polisario ha accettato la sfida. Ma il Marocco ha respinto fino
ad oggi questa proposta, dicendo che è disposto solo ad accettare una
mera gestione amministrativa saharawi del territorio; in pratica non vuole che
il Fronte Polisario abbia a che fare in alcun modo con la politica interna del
territorio.
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I. LA SITUAZIONE DELLA RASD DOPO IL 1991
La RASD dal momento della sua creazione ad oggi ha ottenuto il riconoscimento
internazionale della metà dei paesi del mondo. Il fatto che questi paesi
siano per lo più africani è piuttosto logico, data la loro vicinanza
geografica ed evoluzione politica similare.
Fino ad oggi non è stata ancora riconosciuta né dagli Stati Uniti,
né dai paesi della CEE. E' evidente, inoltre, che l'ammissione della
RASD nell'ONU costituirebbe il passo definitivo per l'inclusione di questo paese
nella società internazionale, ma non è cosa facile perché
dovrebbe essere riconosciuta dalla maggioranza degli stati membri ed avere il
voto favorevole di tutti i membri permanenti del Consiglio di Sicurezza dell'ONU(1).
Non occorre ricordare che Francia e Stati Uniti sono membri del Consiglio di
Sicurezza con diritto al voto.
Una scusa che viene usata in alcuni casi per evitare di riconoscere la RASD
è che questo paese non possiede una viabilità economica per mantenere
i suoi abitanti. Cosa totalmente falsa, basti pensare alle grandi ricchezze
del sottosuolo (fosfato in primis e tanti altri minerali ed idrocarburi), e
al banco peschereccio, il più ricco al mondo.
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II. LA SITUAZIONE DEL MAROCCO DOPO IL 1991
Hassan II ha sempre usato, dal principio della guerra, la carta della lotta
al comunismo per legittimare l'occupazione del Sahara Occidentale, ma nel momento
in cui il mondo cominciò a cambiare, con la disgregazione dell'Unione
Sovietica, il sultano rimase a corto di argomenti. Hassan II pensò, allora,
di trasformarsi in bastione contro l'integralismo, la nuova psicosi che preoccupava
l'Occidente. Questo è il più attuale dei grandi temi con cui la
Francia giustificherà la sua amicizia con il nuovo sultano, Mohamed VI.
Praticamente, si tratta di una semplice ripresa della vecchia tesi originaria,
secondo cui la monarchia marocchina incarnava il baluardo che tutelava l'Occidente
dal pericolo venuto dall'Est.
Comunque, all'interno della società marocchina, il costo della guerra
che Hassan II aveva portato avanti, ha minato la sabbia sotto i piedi dell'attuale
sovrano (Mohamed VI), scavato il divario tra ricchi e poveri e resa più
concreta la possibilità che proprio il Marocco diventi la culla di un
futuro integralismo nel Maghreb.
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III. IL PROBLEMA DEL SAHARA NELLA COMUNITA' EUROPEA
Prima di spiegare come si muove la Comunità Europea rispetto al conflitto
del Sahara, bisogna chiarire il ruolo che la Francia ha nel Nord Africa.
I differenti governi francesi hanno sempre portato avanti una strategia che
gli ha permesso di controllare il Nord Africa; nel XX secolo, però, la
Francia si trova di fronte un nuovo competitore nella lotta per il dominio africano:
gli Stati Uniti. In questo contesto, la Francia cerca di ampliare la sua zona
di influenza tentando di assorbire nell'aura francofona il Sahara Occidentale,
come aveva fatto con la Guinea Equatoriale. Ma per portare avanti questo progetto
era necessario integrare il Sahara Occidentale al Marocco, e questo non era
tanto facile, visto che il governo marocchino aveva dimostrato di essere tanto
pro-francese quanto pro-statunitense.
Nel 1975 cominciano le prime vere negoziazioni con il Marocco, nelle quali il
governo di Giscard d'Estaing stabilisce accordi di cooperazione militare, che
avrebbero fornito ad Hassan II un cospicuo equipaggiamento bellico. In questa
epoca (1974-1975) gli interessi francesi sulla zona del Nord Africa dominavano
la politica estera, ed in più si installò anche una consistente
collaborazione economica(2).
Dopo il 1975, il Marocco continua ad essere, ed è tuttora, dominato economicamente
dagli investimenti francesi; investire in Marocco risulta più redditizio
perché le imposte in questo paese sono basse e la flessibilità
del mercato lavorativo assicura un ampio margine di beneficio. Inoltre, Hassan
II si preoccupò molto di attendere bene i governanti e la stampa francese,
per poterla minipolare a suo favore nel contesto internazionale.
Quando, nel 1981, cambia il governo in Francia e diventa presidente Mitterand,
questo riduce consistentemente la partecipazione militare nella sfera del conflitto
del Sahara, ma mantiene comunque le forti relazioni economiche con Rabat.
Detto questo, nell'Unione Europea la Francia ha un peso consistente e la situazione
risulta complicata perché il Consiglio Europeo adotta costantemente posizioni
di appoggio al governo marocchino. Bisogna far notare che il Consiglio Europeo
generalmente va in sintonia con quello che dicono i più importanti capi
di Stato delle nazioni che ne formano parte, ed la preoccupazione del Consiglio
Europeo è quella, attualmente, di creare una zona libera di scambio,
europea e mediterranea.
In cambio, il Parlamento Europeo si trova in una situazione più propensa
al Sahara Occidentale e molti deputati appoggiano il diritto all'autodeterminazione
e all'indipendenza del popolo saharawi, condannando le violazioni dei diritti
umani da parte del Marocco. Tuttavia, il Parlamento Europeo non ha potere morale,
né tanto meno politico, per influire sul Consiglio Europeo e la sua corrispondente
Commissione.
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IV. LA SPAGNA DI FRONTE ALLA PROBLEMATICA DOPO IL 1991
La politica estera della Spagna rispetto al conflitto si può riassumere
in questo senso: parole per i saharawi, opere per i marocchini.
Attualmente, in merito alla questione la Spagna potrebbe assumere una delle
seguenti tre posture:
1. restare neutrale, cosa che non aggraverebbe le relazioni col Marocco, ma
che, nell'ambito di una futura vittoria da parte saharawi, comporterebbe la
perdita di relazioni privilegiate, economiche politiche e culturali, con l'eventuale
Stato indipendente;
2. allinearsi col Marocco, scelta da scartare, visto che il Marocco è
da sempre il nemico naturale della Spagna, e il consolidamento del potere di
questo Stato creerebbe una vera e propria potenza nordafricana, con gravissimi
pericoli politici ed economici per gli interessi spagnoli;
3. prendere posizione a favore dei saharawi. Questa scelta sarebbe quella più
ovvia, visto che nel corso della storia, le grandi potenze hanno sempre appoggiato
le loro ex-colonie per consolidare la loro influenza politica economica e culturale
su quei territori. D'altra parte, la Spagna ha importanti interessi economici
in Marocco, che in questo caso potrebbero venir pregiudicati; ma non bisogna
dimenticare che è il Marocco che dipende di più dalle esportazioni
verso la Spagna, che quest'ultima verso il Marocco.
Ad ogni modo, sono le Nazioni Unite che hanno messo in marcia il Piano di Pace
nel Sahara Occidentale; di conseguenza il confitto deve essere risolto nell'ambito
dell'ONU.
La Spagna, comunque, può agire nel foro europeo; è il paese europeo
che conosce meglio il problema del Sahara Occidentale, e per questo è
il più indicato a prendere iniziative nell'ambito europeo, senza aspettare
di vedere che postura assumeranno la Francia e gli Stati Uniti.
L'iniziativa più importante che potrebbe intraprendere sarebbe quella
di promuovere la celebrazione di un conferenza internazionale sul Sahara Occidentale;
la sola proposta di questa conferenza susciterebbe un'importante dibattito internazionale,
raggiungendo due obiettivi: affondare la politica marocchina, che cerca di mettere
a tacere la questione, ed in secondo luogo, permettere alla causa saharawi di
ricevere maggiori appoggi dalle cancellerie europee, che fino a questo momento
si sono mantenute in un discreto silenzio, aspettando che qualcuna delle potenze
europee implicate prenda l'iniziativa.
Si potrebbe contrastare il fatto che questa possibile conferenza internazionale
intorpidirebbe il Piano di Pace delle Nazioni Unite, che si sta sviluppando
attualmente; ma è piuttosto evidente che il Piano di Pace non procede,
essendo continuamente violato (sorvoli marocchini sul territorio liberato, elevate
condanne di prigione per i manifestanti pacifici saharawi, etc.), bloccato (ritardi
nello svolgimento del referendum) e falsificato (tentativo di aggiungere civili
marocchini alla lista elettorale). Inoltre, sembra che l'ONU rimanga sempre
immobile davanti alle diverse violazioni delle sue risoluzioni; questo organismo
internazionale non si mosse, per esempio, quando Israele occupò nel 1961
parte della Palestina ed annesse Gerusalemme, né quando la Turchia occupò
Cipro nel 1974, né in molti altri casi. Con questi precedenti non sorprende
che l'ONU non abbia ancora preso provvedimenti efficaci contro il Marocco, nonostante
questo continui a violare le risoluzioni. Risulta chiaro, quindi, che una presa
di posizione europea sarebbe molto più utile alla causa.
Un'altra cosa che la Spagna potrebbe fare sarebbe quella di promuovere un "gruppo
di contatto" all'interno del Consiglio Europeo, che si occupi del conflitto
del Sahara, composto, ovviamente, dalla Spagna, ma anche dalla Francia, che
si trova implicata, e dall'Italia, che, come paese mediterraneo ed ex potenza
della Libia, potrebbe essere interessata su ciò che succede nel Mediterraneo
e, particolarmente, nel Maghreb.
Un'ultima iniziativa, potrebbe essere quella di condizionare le relazioni politiche
ed economiche con il Marocco. E' evidente che la pretesa del Marocco di entrare
nell'Unione Europea deve essere condizionata in base all'effettivo stabilimento
di una democrazia reale e formale nel regno, con il riconoscimento dei diritti
fondamentali, e la cessazione dell'occupazione del Sahara Occidentale. Poi,
l'Unione Europea è il primo destinatario delle esportazioni marocchine,
cosa che suppone che l'economia marocchina dipende in grande misura dal mercato
europeo; l'Unione Europea, può, quindi, per agevolare una soluzione al
conflitto, bloccare o ostacolare queste relazioni economiche.
Tuttavia, essendo il conflitto nelle mani dell'ONU, l'azione della Spagna si
deve svolgere sul piano internazionale. Quello che lo Stato spagnolo deve fare
è adottare un'iniziativa giuridica molto importante nelle relazioni con
la RASD: il suo riconoscimento diplomatico come Stato.
Si tratterebbe del primo riconoscimento da parte di un paese del cosiddetto
Occidente, che tra l'altro appartiene ad organizzazioni come l'OTAN e l'Unione
Europea; questo darebbe agli altri Stati di questa area la possibilità
di seguire l'esempio spagnolo e riconoscere, a loro volta, la RASD.
Il riconoscimento della RASD, darebbe, poi, ottimi vantaggi in materia di pesca.
Se la Spagna riconoscesse la RASD, il banco di pesca sahariano non apparterrebbe
più al Marocco, ma allo Stato saharawi, pertanto il Marocco non potrebbe
più imporre alla flotta spagnola nessuna limitazione di pesca in quelle
acque. E' da escludere che in questo caso il Marocco proceda ad un conflitto
navale con la Spagna, visto che conosce molto bene la sua inferiorità
in questo campo.
Di conseguenza, il riconoscimento della RASD è una misura giuridicamente
corretta e politicamente molto conveniente, perché può apportare
solo benefici alla Spagna.
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V. SITUAZIONE AGGIORNATA ALL'APRILE 2005
Per quanto riguarda la posizione del nuovo governo socialista spagnolo, emblematica risulta l'intervista fatta al Presidente del Governo Zapatero, che parla in questo modo delle relazioni estere con il Marocco:
"[ ]Siamo passati ad uno stato di relazioni eccellenti e non c'è nessuno così insensato in Spagna da non considerare molto importante mantenere buone relazioni con il Marocco[ ] I servizi di informazione marocchini hanno collaborato e collaborano nella lotta contro il terrorismo islamico. Per la lotta antiterrorista, per l'immigrazione e per la sua importanza per la stabilità e la modernizzazione del Maghreb, le relazioni con il Marocco sono importanti, ed in più là abbiamo 800 imprese spagnole e molti interessi economici."(3)
In merito alla questione del conflitto del Sahara spiega che
"[ ]Con l'Algeria abbiamo buone relazioni. Questo Paese ha avuto certe frizioni con il Marocco, che la Spagna vuole contribuire a limare[ ]Per quanto riguarda il Sahara, sono già passati trenta anni senza risolvere questo conflitto. I principi che si sono difesi fino ad ora non sono serviti per niente a cambiare le cose, né hanno aperto uno scenario positivo per il popolo saharawi, né per la soluzione finale allo status dell'identità saharawi con Marocco ed Algeria. La posizione del Governo spagnolo è molto chiara. Prima hanno avuto luogo solo discorsi che non condussero a niente, ora c'è un'implicazione attiva. L'unica soluzione al conflitto storico del Sahara è l'accordo guidato e protetto dalle Nazioni Unite. E questo accordo deve passare per il Marocco e il Fronte Polisario. Alla Spagna ed al popolo saharawi, con il quale abbiamo un compromesso storico e morale, quello che interessa è l'accordo, perché nel disaccordo già ci siamo da trenta anni."(4)
La posizione del presidente è stata ribadita più volte anche
dal ministro degli Affari Esteri Moratinos, che insiste nella necessità
che il mediatore dell'ONU per il Sahara Occidentale (Alvaro de Soto, nominato
da Kofi Annan), sia in grado di avvicinare le posizioni tra Marocco e Fronte
Polisario e creare il terreno più propizio per l'applicazione del Piano
Baker.
Il Fronte Polisario, da parte sua, continua a criticare la posizione della Spagna,
che si manifesta a favore del Marocco.
Mohamed VI, invece, reitera la promessa di negoziare con tutte le parti una
soluzione politica giusta, definitiva ed accettabile da tutti.
L'ultima risoluzione che il Consiglio di Sicurezza dell'ONU, dal 1991 l'unico
responsabile del conflitto del Sahara, ha approvato in merito alla questione
del Sahara Occidentale è la risoluzione 1598 del 28 aprile 2005. In questa
riafferma il suo impegno ad aiutare le parti a raggiungere una soluzione politica
giusta, duratura e mutuamente accettabile che preveda la libera determinazione
del popolo del Sahara Occidentale; ha deciso, inoltre, di prorogare il mandato
della Missione delle Nazioni Unite per il Referendum del Sahara Occidentale
(MINURSO) fino al 31 ottobre 2005, ed afferma la necessità che si rispettino
pienamente gli accordi militari stabiliti con la MINURSO in relazione con la
cessazione del fuoco. La risoluzione conclude con la decisione del Consiglio
di Sicurezza di continuare ad occuparsi della questione.
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1 i membri permanenti del Consiglio di Sicurezza dell'ONU sono Cina, Francia,
Federazione Russa, Regno Unito e Stati Uniti.
2 Ad esempio, le azioni, circa 2.000, di una delle maggiori imprese marocchine,
la Telmo (Telephonie Moderne), erano quasi elusivamente proprietà della
compagnia francese CIT-Alcatel, mentre solo 6 erano in mani marocchine.
3 Cfr. l'articolo completo sul sito www.elpais.es.
4 Ibidem.