Le origini storiche del Fronte Polisario
1. Le radici storico-culturali del Sahara
Occidentale
2. La colonizzazione spagnola
3. Il Movimento di Liberazione del Sahara
4. Il Fronte Polisario, 1973-1974
1. Le radici storico-culturali del Sahara Occidentale:
Il territorio denominato oggi “Sahara Occidentale” è
situato nel Nord-Ovest del continente Africano e insieme al Marocco, all’Algeria,
alla Mauritania, alla Tunisia e alla Libia costituisce quella parte di territorio
nordafricano denominato “Maghreb”. La sua superficie è di
Questi confini sono puramente artificiali: durante
La capitale del Sahara Occidentale è El Aioun, situata a Nord-Ovest nei territori occupati dal Marocco. A Sud-Est della capitale si trova Bou
Craa, sede di uno tra i più grandi giacimenti di fosfati del mondo, scoperto nel 1947.
Esistono all’interno del Sahara Occidentale due grandi regioni: a Nord la regione denominata “Saguiat el Hamra” (“fiume rosso”, dall’omonimo fiume di sabbia rossa) e a Sud quella chiamata “Rio de Oro”. La prima costituisce uno dei deserti più inospitali del pianeta ed è, infatti, la zona contigua all’Hammada algerina, un ampio deserto pietroso, dove sono sorti dal 1975 i campi profughi sahrawi, nei pressi della città algerina di Tindouf. La seconda è sempre un deserto ma sabbioso, più simile al territorio della confinante Mauritania. L’acqua rimane tuttavia reperibile ad una profondità non eccessiva, grazie alla presenza di falde acquifere nel sottosuolo [2] . La costa è per tutta la sua estensione molto pescosa [3] e ha sempre rappresentato una risorsa molto importante, anche se ad usufruirne non sono stati mai direttamente le popolazioni del territorio [4] .
Per comprendere il processo di formazione del popolo Sahrawi è necessario delineare le tappe più importanti della sua storia. Fra queste merita rilievo nel VII sec. l’apporto di una migrazione di beduini, provenienti per la prima volta dalla penisola Araba. Essi sono di religione musulmana e fra la fine del VII secolo e l’inizio dell’VIII sec. d.C, attraversando l’Ifriqia (l’attuale Tunisia), giungono in Marocco e, varcando lo stretto di Gibilterra, s’insediano anche in Spagna.Tuttavia, come ha osservato il Donini, non sono soltanto le prime ondate migratorie delle popolazioni arabe a portare l’Islam all’interno del deserto e in genere nell’Africa occidentale: ciò avvenne, a differenza dell’Africa mediterranea, lentamente, ad opera dei primi berberi islamizzati e non tanto tramite gli Arabi. “Esistevano rotte commerciali che l’avvento dell’Islam in Nordafrica e poi in Spagna contribuì a rivitalizzare. […] I primi islamizzatori della parte occidentale del Bilad al-Sudan [5] furono mercanti berberi che, risalendo piste carovaniere, indussero alla conversione capi tribù e mercanti neri (soprattutto tra i Sonike, l’etnia dominante in Ghana), i quali vedevano l’Islam come un fattore di prestigio […]. Ci vollero secoli prima che questo Islam elitario investisse anche la generalità delle popolazioni urbane, le campagne […] ” [6] .
In realtà gli arabi non sono molto interessati ad una zona inospitale come quella desertica e la lenta diffusione della religione musulmana ad opera di tribù berbere islamizzate avviene per due fattori:
1) le popolazioni nomadi del deserto sono più disposte ad abbandonare le loro credenze animiste e a seguire una predicazione proveniente da una tribù berbera, quale è quella dei Sanhaja. “All’inizio del XII sec. vi fu una nuova invasione, sostenuta inoltre dal sultano marocchino, che provocò la reazione dei Sanhaja. Questo favorì un mescolamento delle popolazioni essenzialmente nomadi e l’adozione progressiva da parte dei berberi dell’Islam e della lingua araba” [7] ;
2) il diffondersi di un commercio regolare attraverso il deserto. La penetrazione araba modifica di molto il sistema tribale delle popolazioni sottomesse. In quanto sistema di vita per il credente musulmano, l’Islam determina una nuova simbiosi tra religione e cultura che genera una nuova organizzazione sociale. In seguito alla penetrazione araba i Berberi devono dividersi con gli Arabi i commerci: l’oro dall’Africa nera e gli schiavi neri vengono trasportati fino nel Magrheb, centro nevralgico per il commercio con il Mediterraneo. E’ evidente come la sfera economica sia fondamentale per la diffusione della nuova religione.
L’islamizzazione del Maghreb prosegue e anzi diviene più definitiva con la seconda migrazione araba del XII sec. Gli arabi Maqil, provenienti dallo Yemen, giungono nella regione dopo aver attraversato il Nord Africa, passando lungo la parte settentrionale del Sahara e poi dall’Egitto fino in Tunisia, fondendosi progressivamente e non senza resistenze con la popolazione locale di lingua berbera. Il risultato è una simbiosi tra il mondo berbero e il mondo arabo. Spesso i termini “beduino”, “nomade” e “berbero” vengono usati indifferentemente poiché il nomadismo come cultura di vita appartiene sia al beduino che al Berbero. E’ tuttavia interessante conoscerne i significati originari. Il termine “beduino” viene dall’arabo “badawi”: “abitatore della steppa”. In tutto il mondo arabo indica i nomadi delle steppe e dei deserti, non ha valore etnico preciso, come il termine “nomade”. La causa per cui il nomade si spostava era duplice: o per portare il bestiame a pascoli più freschi (si spostava solo una parte del gruppo) o per la cacciagione, di cui seguiva gli spostamenti. Il termine “berbero” invece ha un ulteriore valenza: i Berberi sono le popolazioni autoctone dell’Africa Settentrionale (vivevano in larghe zone dalla Tunisia al Marocco), la cui lingua continuava quella degli antichi Libi. Oggi esistono tanti dialetti ma la lingua scritta è l’arabo (ad eccezione dei Tuareg che hanno invece conservato una loro scrittura) [8] .
Le popolazioni berbere si dividevano all’epoca in tre gruppi principali: gli Zenata, all’interno dell’attuale Tunisia, i Masmuda nella regione dei monti dell’Atlante, in Marocco, e i Sanhaja che vivevano in un’area desertica compresa tra il Sud dell’attuale Marocco, l’attuale Mauritania e l’attuale Mali [9] .
Nello specifico è dalla fusione tra i Beni Hassan, arabi
appartenenti ai Maqil, e il gruppo berbero dei Sanhaja, (il quale si è scontrato
con l’altro gruppo berbero a loro ostile, gli Zenata, facendolo rifugiare
a Nord), che si può individuare la radice etnica del popolo Sahrawi (“abitante
del deserto”); una nuova fusione, il cui ceppo etnico è misto tra la componente
araba e quella di “carattere autoctono regionale”. Da una parte i berberi
fanno da tramite per la cultura religiosa musulmana e dall’altra le tribù
arabe impongono definitivamente l’uso della lingua araba. Un singolare risultato
a tal proposito è il nascere del dialetto arabo della hassaniya, il quale ancora oggi costituisce
la lingua parlata dai Sahrawi. Tale dialetto è di fondamentale importanza
per la cultura sahrawi se si considera il suo utilizzo nella letteratura popolare
orale, nella poesia, nelle feste e nei riti. La hassaniya è molto simile all’arabo
classico ma molto diversa dai dialetti parlati oggi in Marocco o in Algeria,
mentre è diffusa in quasi tutta
L’organizzazione sociale delle qabail (“tribù”) è ben delineata e i valori tradizionali condivisi ne sono la base. Tali valori fanno riferimento alle attività svolte dalle tribù, le quali non sono quindi sottomesse a nessun potere centralizzato. Al vertice della gerarchia si collocano le tribù chorfa (“religiose”, perché vantano la loro discendenza da uomini santi o direttamente dal Profeta Muhammad), le quali in virtù del loro prestigio religioso possono contare su un riverente riconoscimento, forse superstizioso, dovuto alla loro devozione [10] . Subito dopo vengono le tribù guerriere: i Tekna, gli Ouled Delim e i Reguibat Lguasem [11] , seguite infine dalle popolazioni tributarie, che praticano la pesca o l’agricoltura, e che versano un tributo per ottenere in cambio protezione.
Esiste una scala sociale anche all’interno di ogni tribù, i cui ultimi posti sono costituiti dai maallamin e da gli igguen, rispettivamente gli artigiani e i musicisti, e dagli haratin, cioè gli schiavi (servi, generalmente neri) o ex-schiavi. Queste ultime tre categorie non sono emarginate: gli schiavi spesso entrano a far parte della famiglia stessa; i musicisti e gli artigiani si mettono al servizio delle famiglie di bidan (“uomini bianchi”: le qabail infatti si consideravano uomini bianchi [12] , in cambio di protezione e di cibo. La zona di nomadizzazione di tutte le tribù è quella sahaeliana che andava dal sud del Marocco all’Adrar della Mauritania.
Ogni gruppo ubbidisce solo al proprio shaykh (“anziano”), scelto sulla valutazione dei suoi meriti personali
e per i suoi servizi resi alla società; la carica non è perciò ereditaria.
L’importanza del ruolo dello shaykh
non è superiore rispetto a quello della Jama’a:
l’assemblea composta dai rappresentanti delle maggiori famiglie, ovvero “i
notabili” di ogni tribù. A questa assemblea spetta il potere legislativo,
esecutivo e giudiziario tramite l’applicazione dell’orf, il codice orale dei comportamenti, e sulla base del codice islamico;
essa ha anche il compito di nominare i Qadi (“giudici”). La legge seguita è
Esiste inoltre una assemblea di notabili, che sono i capi (shyukh) delle singole tribù: l’Ait Arba’in (“consiglio dei quaranta”), cioè i quaranta capi delle tribù). Questa assemblea si riunisce per specifici motivi: per la formazione di un unico esercito in caso di minaccia esterna, per risolvere la disputa circa un terreno fertile e per altre questioni contingenti. Il suo principio ispiratore si può individuare nell’offrire un minimo di coesione in una società quasi del tutto nomade.
L’indipendenza che le tribù chorfa rivendicano autodefinendosi libere per la loro discendenza da Maometto, il fiero rifiuto di sottomissione ad altri stati, la conflittualità intertribale, l’inesistenza di una effettiva struttura sovratribale e il nomadismo sono i caratteri dominanti del popolo del Sahara Occidentale. “Le popolazioni del Sahara Occidentale erano molto attaccate alla loro indipendenza e alla loro libertà. Questo gusto dei nomadi per l’indipendenza caratterizzava i rapporti delle tribù sia tra loro che con l’esterno. A Nord mantenevano e difendevano la loro indipendenza nei confronti del sultano marocchino [...], a Sud si battevano con la grande tribù degli Yahya ben Othman dell’Adrar mauritano e inoltre respingevano le incursioni degli europei che provenivano dal mare” [14] . Questo spirito di indipendenza non era anarchia: in sintesi, sono proprio gli elementi di coesione e di omogeneità che consentono di parlare di una specificità delle tribù che abitano il Sahara Occidentale in questo periodo, rispetto a quelle che vivono nelle aree dell’attuale Marocco e della attuale Mauritania.
I primi europei ad entrare in contatto con il Sahara Occidentale sono i Portoghesi e gli Spagnoli nel 1500 ma l’interesse verso lo sfruttamento delle coste per la loro pescosità o verso il controllo del territorio interno per le piste carovaniere si verifica solo nel 1800. Riguardo la nozione di territorialità, è da notare che “nel periodo pre-coloniale il concetto di sovranità era sganciato da ogni nozione territoriale. Esso era infatti condizionato dal riconoscimento di una più alta autorità da parte di tribù, in cambio di determinati vantaggi, come la protezione da nemici esterni” [15] .
Prima dell’arrivo dei coloni spagnoli non esiste nel Sahara Occidentale alcuna autorità sovratribale. I piccoli gruppi di nomadi migrano in vaste aree in cerca di pascoli per il bestiame e questo non contribuisce alla nascita di strutture statali: i Sahrawi nel periodo pre-coloniale non hanno mai costituito una nazione. Il loro nazionalismo, che ha varie fasi di maturazione, è il frutto di un processo storico che ha le sue radici nella storia recente, e nasce come reazione al colonialismo spagnolo da loro subito e cioè all’incirca dalla fine degli anni ’50 in poi [16] .
Esistono documenti che testimoniano la resistenza delle tribù del Sahara Occidentale alla penetrazione coloniale sin dal 1800 ma ciò si svolge con dinamiche non diverse da quanto accade nell’intera area e cioè: mobilitazione anti-occidentale in particolare sulla base della diversità religiosa, lotta politica per l’inserimento delle tribù della regione negli spazi della politica coloniale. E’ ancora solo una forma di resistenza priva di una dimensione nazionale.
La colonizzazione spagnola iniziata
nel 1884 (dopo il già menzionato Congresso di Berlino) gioca un ruolo determinante
nella formazione del popolo sahrawi. Tuttavia nei primi decenni non ha molta
influenza sulla vita delle popolazioni poiché si limita all’occupazioni di
alcuni punti della costa, senza penetrare all’interno del paese. Ma in seguito
l’azione coloniale si manifesta in diverse maniere, apportando profonde trasformazioni.
La tipologia del colonialismo spagnolo si caratterizza, come abbiamo visto,
in tre fasi [17]
. La prima si sviluppa con una serie
di missioni, nel 1884, che l’esploratore italiano Emilio Bonelli compie per
conto della Spagna; queste missioni, di interesse puramente commerciale, si
arrestano alla zona costiera del Rio de Oro. La seconda fase si sviluppa,
all’inizio del ‘900, attraverso le varie intese tra Francia e Spagna che portano
alla spartizione del territorio tra le due potenze. Tuttavia gli accordi rimangono
solo sulla carta:
La colonizzazione spagnola del Sahara Occidentale ha quindi una particolare caratteristica: la sua sfasatura cronologica rispetto alla colonizzazione del resto del Maghreb, perché praticamente si consolida quando questa si avvia alla sua fine.
Prima del 1934 gli Spagnoli si limitano ad occupare
solo i porti, in particolare tre luoghi della costa: Tarfaya (appartenente
al protettorato marocchino di Tetouan), Villa Cisneros [19]
e
E’ solo dal ‘34 che
Il Governo di Madrid determina questi
cambiamenti sia per inserire la colonia nei sistemi moderni, sia per rispondere
alle pressioni esterne. In particolare nel 1934 aumentano le pressioni francesi
“per la spartizione di una zona considerata
“nada” (parola tradotta dallo spagnolo che significa “niente”, ossia una zona
dove non c’è niente), la quale era però rifugio dei combattenti anticolonialisti”
[21]
.
La resistenza delle popolazioni dell’Africa Occidentale contro
Quindi nei territori spagnoli i nomadi riescono a mettere in atto delle offensive contro i francesi, mentre a costoro è negato dagli spagnoli il diritto di inseguimento. Ed è in quest’ambito che si forma una prima resistenza sahrawi che inizialmente prende di mira solo le tribù marocchine e mauritane sottomesse alla protezione francese, per poi colpire anche le unità mehariste tramite la tecnica dei ghazzu (razzie), consci di divenire man mano sempre più forti grazie alle armi e alle munizioni sottratte ai francesi [25] .
Quindi dal 1934 è l’occupazione effettiva del territorio a dotarlo di una organizzazione amministrativa e militare spagnola e a determinare un inquadramento politico la popolazione. L’insediamento di un’amministrazione porta una stato civile, l’introduzione del documento di identità e l’obbligo di visto per raggiungere i territori francesi: così per gli autoctoni si avvia “l’autoidentificazione verso l’interlocutore spagnolo” [26] e, con il rispetto dei confini coloniali, si modifica anche il significato di territorio, passando dal più generico concetto di “spazio” a quello più specifico di “appartenenza ad un territorio”, ovvero quello del “Sahara spagnolo”.
Dopo
la seconda guerra mondiale i rapporti tra
Infatti,
a partire dal 1945, il controllo della Spagna su Ifni e sul Sahara aumenta
[27] e le cause di questo rinnovato interesse sono da ricercare
in due ambiti: prima di tutto nel risveglio del nazionalismo marocchino ;
infatti il partito nazionalista dell’Istiqlal, il cui fondatore fu Allal al-Fassi,
era negli anni ‘50 anni molto attivo nella lotta anticoloniale e nel recupero
dei territori soggetti ancora alla dominazione francese e spagnola. L’ideale
del “Grande Marocco”, elaborato da questo partito, esigeva di unire al Marocco
il Sahara, le Canarie, parte del sud algerino,
La
colonizzazione effettiva del Sahara Occidentale prosegue fino a conoscere
una accelerazione nel suo ultimo decennio, in particolare dagli anni sessanta
in poi. Nell’ aprile del
E’
questo uno dei momenti più delicati per la resistenza delle tribù sahrawi:
il biennio del 1956-
E’ in questo frangente che le popolazioni del Sahara Spagnolo vedono nella monarchia di Mohammed V il portavoce, l’espressione dello slancio anticoloniale. Tuttavia gli eventi successivi dimostrano come le loro speranze siano infondate: eccetto una limitata attività dell’Istiqlal, l’azione liberatrice del Governo del Marocco non avrà seguito.
Di qui l’alleanza ispano-francese nella forte repressione anticoloniale del 1957-1958 [30] , nota come operazione Ecouvillon-Ouragan a seguito della quale gli eserciti europei rioccupano le postazioni perse durante la guerriglia e spingono l’ALP e le popolazioni a fuggire nel Sud del Marocco o nella vicina Mauritania.
La cooperazione prestata dal Marocco consiste nell’impiego delle Forze Armate Reali (FAR) per mettere sotto controllo la zona sud del Marocco, dove ciò che resta dell’ALP e la popolazione sahrawi cercano asilo a seguito dei bombardamenti. L’azione repressiva del FAR completa il quadro [31] e ottiene la cessione, dalla Spagna al Marocco, della regione di Tarfaya fino alla valle del Draa [32] ; tale cessione è stipulata con l’accordo di Cintra tra i due paesi, nel 1958.
La regione di Tarfaya viene così ceduta al Marocco ma non sarà così anche per il Sahara [33] : il governo spagnolo mantiene la regione sotto la sua amministrazione tramite il provvedimento delle Cortes del gennaio 1958. Tale provvedimento istituisce le province del Sahara e di Ifni, equiparabili alle altre province spagnole.
La nascita delle province e non più di due colonie è
un gesto obbligato della Spagna verso l’ONU. Infatti “
La trasformazione del Sahara Occidentale da colonia
a provincia rappresenta l’escamotage con cui
Nella
decade dal 1958 al 1968, grazie all’improvviso interesse spagnolo per le risorse
minerarie del Sahara Occidentale, vengono eseguiti investimenti;
Sul piano politico vengono inviati tre rappresentanti delle Cortes, viene creato un Cabildo (un Consiglio provinciale), due consigli comunali, uno a
El-Ayoun [35]
e l’altro a Villa Cisneros e anche
due consigli locali a Smara e a
Nel 1967 è definita e ricreata
Queste diverse istituzioni aiutano lo sviluppo di un insieme sahrawi coerente, omogeneo, con coscienza della sua identità. Ad accrescere tale formazione di identità intervengono anche altri fattori. Anzitutto, la sedentarizzazione della popolazione e la conseguente urbanizzazione causata sia dalle due ondate di siccità, quella del 1961-1964 e quella del 1968-1973, che decimano i capi di bestiame [38] , sia dallo sfruttamento dei fosfati di Bou Craa. Il giacimento viene scoperto nel 1947 e subito si creano Compagnie per l’estrazione dei minerali e si avviano lavori per l’estrazione e per lo sfruttamento del materiale [39] , anche se l’effettivo funzionamento del giacimento inizia solo nel 1972. Questi fattori comportano un immediato intensificarsi del processo di colonizzazione, con l’arrivo di coloni spagnoli nelle città.
Altro fattore è costituito dal frazionamento delle tribù
più grandi [40]
:
I Sahrawi vivono ora realmente in contatto con l’amministrazione spagnola, con il suo sistema giuridico. Questa realtà urbana dominata dagli spagnoli prima era una realtà esterna alla loro vita di nomadi; dagli anni ’60 invece i Sahrawi condividono tra di loro un umiliante condizione di inferiorità rispetto agli spagnoli.
Dunque
la colonizzazione intensiva degli anni ’60 fa nascere una nuova coscienza,
collettiva quanto anti-coloniale grazie alla quale iniziano nuovi movimenti
di aggregazione e di resistenza.
Inizio Pagina
3. Il Movimento di Liberazione del Sahara
Il Movimento di Liberazione del Sahara affonda le sue radici proprio in questo primo nazionalismo anti-europeo. Nel periodo in cui il Marocco chiede l’indipendenza dalla Francia, le popolazioni del Sahara Occidentale compiono azioni contro la legione spagnola in collaborazione con l’ALP. Quando infatti nel 1956 il Marocco ottiene l’indipendenza “i sahrawi si arruolano nell’Armata di Liberazione di stanza nel sud del Marocco; gli obiettivi sono: la liberazione dell’enclave di Ifni, del Sahara Spagnolo e della Mauritania occupata dai francesi” [42] .
L’ALP non è voluto dalla monarchia di Mohammed V ma è da questa solo tollerato per un proprio eventuale tornaconto: qualora l’ALP avesse ottenuto successi territoriali, il re avrebbe rivendicato a nome del Marocco i territori conquistati . Nel 1957-1958 l’Esercito di liberazione fa alcune conquiste: riesce a spingersi fino in Mauritania dopo varie incursioni nei pressi di Tindouf contro i francesi, nell’enclave di Ifni gli spagnoli sono costretti a ritirarsi nella capitale e anche nel Sahara Occidentale sono costretti a ritirarsi lungo la costa [43] . L’adesione dei sahrawi all’ALP non significa il loro consenso all’annessione del Sahara Occidentale al Marocco; si tratta piuttosto di un’ “adesione ad un ideale comune di liberazione del colonialismo” [44] . Questa esperienza si conclude con la cruenta operazione Ecouvillon-Ouragan già citata (10-24 febbraio 1958) a seguito della quale l’ALP è costretto ad abbandonare in gran parte il territorio del Sahara spagnolo. Una parte dell’Armata viene integrata nelle FAR, un’altra continua ad esistere per qualche anno nel Sud del Marocco, in particolare nella regione di Tarfaya. Ma la “pacificazione” della zona è provvisoria: il MLS ne è la prova.
Per un certo verso anche
Per
quanto riguarda il Marocco, il nuovo sovrano Hassan II, succeduto al padre
Mohammed V nel 1961, riconosce l’indipendenza della Mauritania nel 1969 [46] e la potenziale importanza di questo atto non sfugge
ai sahrawi: se
Il Movimento di Liberazione del Sahara (MLS) viene fondato da Mohammed Sidi Ibrahim Bassiri a Smara, nel 1968.
Mohammed
Bassiri, giornalista e intellettuale sahrawi, aveva studiato in Egitto e in
Siria ; e una volta tornato in Marocco, nel 1966, aveva fondato il giornale
Al Chihabb (“
A lui si deve la nascita di una nuova e più consistente espressione del nazionalismo sahrawi, il quale accoglie subito grandi consensi ed in particolare ha un’ampia base tra i giovani sahrawi dei centri urbani. L’adesione è maggiore in quelle città dove più forte era stata la colonizzazione e la spinta economica. Infatti in questo periodo gli abitanti del Sahara Occidentale godono dell’accesso alle principali informazioni politiche attraverso la diffusione “dell’arabo [utilizzato] come una comune lingua franca” [48] e delle radio a transistor. Le radio permettono ai sahrawi di ascoltare, ad esempio, le risoluzioni ONU, le affermazioni dei paesi vicini relative alla decolonizzazione del territorio, le lotte per l’indipendenza degli altri paesi. La leadership del nuovo movimento anticoloniale è molto diversa nella formazione e nell’esperienza rispetto a coloro che parteciparono alla guerriglia del 1957-1958.
Il Movimento ha tre principali obbiettivi: l’autonomia interna, un accordo tra il Governo spagnolo per decidere un tempo massimo entro cui proclamare l’indipendenza del Sahara Occidentale, con l’evacuazione della legione spagnola; infine viene richiesto che nessuna risorsa mineraria venga sfruttata senza il consenso dell’MLS [49] . Non costituisce però un partito politico: è una organizzazione clandestina, con una leadership informale, così come era informale il modo di prendere decisioni.
Harakat Tahrir [50]
decide di uscire allo scoperto due anni dopo la sua
nascita, in occasione di una manifestazione che diventa tristemente famosa
per la dura repressione spagnola. Il 17 giugno del 1970 ad El Ayoun sono in
corso i festeggiamenti per ricordare l’annessione del Sahara Occidentale alla
“madrepatria” spagnola. Contemporaneamente a questi festeggiamenti, nel quartiere
di Zemla, il MLS insorge insieme alla popolazione sahrawi, con una pacifica
manifestazione per presentare pubblicamente in un memorandum le loro richieste
al Governo spagnolo [51]
. Il governatore generale Josè Maria Perez de Lema y
Tejero, presente al raduno pro-spagnolo come principale ospite, acconsente
ad incontrare i dimostranti sahrawi solo nel pomeriggio. Ma a seguito di tale
incontro si verifica una violenta repressione da parte della legione spagnola
[52]
: il fuoco è aperto sulla folla, ci sono circa dieci
morti, centinaia di feriti, numerosi arresti tra cui quello di Bassiri, che
diventa il primo desaparecido sahrawi
[53]
, e del quale non si avranno più notizie. Il governo
spagnolo dichiarerà di averlo affidato al governo marocchino, il quale a sua
volta negherà [54]
.
Inizio Pagina
4. Il Fronte Polisario, 1973-1974:
Il Movimento di Liberazione del Sahara rappresenta il
precursore del Fronte Polisario. L’esperienza di Bassiri è finita ma il Movimento
di Liberazione ha costituito la svolta della coscienza nazionale sahrawi:
appare a tutti chiaro che
Infatti dal 1963 il Sahara Occidentale era stato incluso dall’ONU nella lista dei territori ai quali doveva essere applicata la risoluzione 1514: tale risoluzione appartiene alla Dichiarazione sull’Assegnazione di Indipendenza ai Paesi e ai Popoli Coloniali, del 1960, nella quale le Nazioni Unite proclamano il diritto di autodeterminazione dei popoli.
Nel dicembre del 1966 l’Assemblea Generale aveva già
adottato un’altra risoluzione che però prevedeva procedure di decolonizzazione
diverse tra il Sahara ed Ifni. Per l’enclave semplicemente si raccomanda alla
Spagna di decidere insieme al Governo del Marocco e in accordo con la volontà
della popolazione, mentre per il Sahara Occidentale si chiede al governo coloniale
di fissare una data a breve termine entro cui decidere le procedure per attuare
un referendum, in consultazione con il Marocco e
Con il Trattato di Fez del 1969, Ifni ritorna al Marocco.
Non c’era motivo per cui non dovesse avvenire l’annessione: Ifni era semplicemente
una enclave spagnola nel territorio del Marocco, in cui
E’ opportuno soffermarsi sia sulla diversa applicazione di queste risoluzioni, sia sulla loro ambiguità che tornerà utile al Marocco nel 1975, nel momento in cui avvierà l’occupazione del Sahara Occidentale. Entrambe le argomentazioni sono approfondite nella seconda parte; al momento è sufficiente avvertire che, con i primi passi dell’azione dell’ONU in aiuto del Sahara Occidentale, il disinteresse spagnolo nei confronti dell’azione internazionale sarà colto dai fondatori del Fronte Polisario.
Tra il 1967 e il 1973 l’Assemblea Generale adotta altre sei risoluzioni; tutte ribadiscono la necessità di un referendum (dal 1969, con la reintegrazione di Ifni al Marocco, le risoluzioni riguardano solo il Sahara Occidentale) e tutte hanno il voto contrario della Spagna. Importante è la risoluzione 2983, del 1972: per la prima volta viene esplicitamente riconosciuto il diritto delle popolazioni del Sahara Occidentale all’indipendenza [58] .
Il Frente Popular de Liberacion para Saguiat el-Hamra y Rio de Oro (Frente Polisario) si configura, nei primi anni ’70, in un movimento clandestino di resistenza Sahrawi, composto soprattutto da studenti e da intellettuali.
A capeggiare questo movimento è Mustapaha Sayed El Wali.
El
Wali, o Lulei come era soprannominato, nasce in una poverissima famiglia nel
Pur essendo ispirati soprattutto dalla Resistenza Palestinese come movimento di liberazione, e consci delle risoluzioni dell’ONU e della passata azione del MLS, inizialmente essi non dispongono l’istituzione del Sahara Occidentale come stato indipendente: il loro primo obbiettivo è la fine della legislazione spagnola. E per raggiungere questo scopo si impegnano a cercare l’appoggio dei partiti marocchini di opposizione alla Monarchia, primo fra tutti l’Istiqlal di Allal el-Fassi: il primo partito nazionalista del paese e sostenitore dell’ideologia del “Grande Marocco” [60] .
In quegli anni il Marocco attraversa un delicato periodo
in politica interna: Hassan II intraprende da subito una politica conciliante
nei confronti della Spagna, che lo porta a scontrarsi con le altre forze politiche
a lui opposte. “La collaborazione economica
e politica, piuttosto che l’inseguimento delle tradizionali pretese territoriali,
diventò il marchio delle relazioni del re con Madrid, con grande disappunto
dei nazionalisti del Marocco” [61]
. La tattica collaborazionista conviene ad entrambi i
paesi: il regime di Franco non avrebbe avuto nessun vantaggio nel veder sorgere,
nel Sahara Occidentale, un nazionalismo radicale sulla scia di Nasser o Ben
Bella; d’altra parte
E’ tra il 1972 e il 1973 che il gruppo di El Wali vive una evoluzione politica, diventando rapidamente un vero e proprio movimento schierato per la liberazione del popolo sahrawi, pronto ad intraprendere la lotta armata.
In questi anni il gruppo di studenti di Rabat, disilluso
dall’atteggiamento dilatorio dei partiti nazionalisti marocchini, inizia a
cercare sostegno proprio tra i Sahrawi nel Sud del Marocco, nel Sahara Occidentale
stesso e negli altri centri della diaspora sahrawi, come a Tindouf in Algeria
e a Zouerate in Mauritania. Questa ricerca di appoggio porta all’organizzazione
di un meeting clandestino a Tan Tan, nel Sud del Marocco, nell’ottobre del
1971. Partecipano circa un centinaio di sahrawi per discutere della formazione
di un nuovo movimento di liberazione del Sahara Occidentale [64] . Nella primavera del 1972 iniziano anche i primi appelli
ai governi stranieri, quali
Le richieste formali di aiuto, l’esperienza del meeting di Tan Tan, il contatto con gli stessi sahrawi, consolidano il carattere autonomo e autogestito del gruppo di El Wali. Gli studenti di Rabat adottano una visione molto più nazionalista rispetto all’inizio della loro attività nel 1970 e ciò avviene anche grazie ad una relazione diretta con i Sahrawi del Sahara Occidentale, che permette di stabilire rapporti con i precedenti membri dell’Harakat Tahrir, i quali avevano avuto una visione più di indipendenza che di integrazione al Marocco.
Nel frattempo in Marocco si vive, come si è detto, un periodo di tensione politica, a causa dei due falliti tentativi di assassinio del re: è scontro aperto con i partiti politici nazionalisti e nei campus universitari si hanno tumulti politici [66] ; la tensione non lascia immune il gruppo di El Wali, il quale inizia a subire restrizioni di libertà.
Nel marzo del ’72 la polizia marocchina mette fine a una dimostrazione anti-spagnola non-autorizzata a Tan Tan, arrestando alcuni studenti tra cui lo stesso El Wali. Sempre a Tan Tan, due mesi dopo, vengono arrestati quarantacinque studenti sahrawi durante una fiera annuale [67] .
Questi avvenimenti confermano quanto teme il gruppo di El Wali: in territorio marocchino sarebbe stata impraticabile la costituzione di un movimento di liberazione. Presa coscienza della situazione che si è man mano creata, gli attivisti intraprendono delle “missioni investigative” per rafforzare i contatti con gli esuli sahrawi. A questo scopo Mohammed Lamine Ould Ahmed, Mohammed Ali Ould el-Wali [68] e Beyadillah Mohammed Sheikh si recano ad El-Ayoun mentre El Wali si reca a Tindouf, dove prende contatto con i Sahrawi del posto e gli ufficiali del Fronte di Liberazione Nazionale dell’Algeria (FLN). Ma l’incontro che si rivelerà decisivo per la nascita del Fronte si svolge a Zouerate; qui El Wali incontra Mohammed Ould Ziou e Ahmed Ould Qaid, entrambi veterani dell’Armata di Liberazione e del MLS, stabilitisi in Mauritania dopo la guerra del ’57-’58 [69] . I rapporti tra questi ultimi e il governo della Mauritania sono buoni e riescono ad ottenere i permessi di residenza per Lulei e alcuni suoi compagni. Il confronto con i veterani porta subito ad una riflessione politica, che fa emergere la distanza dalle posizioni dei partiti marocchini.
La nascita del Fronte è vicina. E’ dunque a Zouerate che El Wali assembla il piccolo gruppo di esuli sahrawi del Sud del Marocco e il gruppo originario di studenti di Rabat al nucleo di esuli sahrawi che già esisteva intorno a Ould Ziou [70] .
Durante un congresso segreto, che poi è considerato
il primo congresso del Fronte, tenuto in una zona segreta al confine tra il
Sahara Occidentale e
Il Congresso elegge El Wali Segretario generale ed istituisce un Comitato esecutivo insieme ad un Manifesto del Fronte. Il Fronte si autodefinisce “[…] l’unica espressione delle masse, che opta per la violenza rivoluzionaria e la lotta armata come mezzi con i quali il popolo africano arabo Sahrawi può ottenere la sua totale libertà e fermare la manovra del colonialismo spagnolo” [72] . In realtà il Fronte ancora non è radicato nel popolo sahrawi ma intende farsi subito espressione della sua volontà collettiva, per questo si autodefinisce “espressione delle masse” [73] .
L’attività del Fronte si manifesta anche con la pubblicazione di una rivista clandestina, “20 de Mayo” [74] , diffusa nei paesi sotto la colonizzazione spagnola per sostenere il suo obiettivo principale: la guerriglia, tattica con la quale il Fronte intende agire.
Nel maggio del 1973 il Manifesto fondatore del Fronte, che pure si era estremizzato rispetto la sua fase iniziale, non cita l’indipendenza come un suo obiettivo, ma l’espressione adoperata è quella di “totale libertà” , che risulta piuttosto ambigua [75] .
La sua prima azione viene eseguita dieci giorni dopo la creazione del Fronte stesso. L’obbiettivo è una piccola postazione presso El-Khanga, nel Nord-Est di Saguiat el-Hamra, i guerriglieri del Polisario, tra i quali c’è anche El Wali, sono circa una dozzina, mal equipaggiati [76] e la loro forza si basa interamente sulla sorpresa. L’azione prende tuttavia una piega diversa da quanto immaginato: due guerriglieri del Fronte vengono catturati dalla pattuglia nemica, composta per altro da Sahrawi, e quindi viene deciso di anticipare l’attacco alla sera stessa per liberarli. Il tutto accade con molta rapidità, la guarnigione Sahrawi si arrende subito e non è sparato nemmeno un colpo. Il Fronte libera i due suoi guerriglieri nonché i soldati Sahrawi solo dopo averli istruiti riguardo alla sua causa. Questa prima azione non rappresenta un gesto isolato o disperato bensì l’esatto contrario: diviene un simbolo, l’inizio di una rivoluzione.
La rapidità e la sorpresa sono le caratteristiche con
cui il Fronte esegue i suoi attacchi anche negli anni successivi. Dopo due
anni dalla sua nascita le battaglie combattute dal Fronte sono circa venti,
e di piccola entità. Il Governo spagnolo fin quando gli è possibile nasconde
questa situazione, ma nel Dicembre del 1974 il silenzio è rotto quando il
Polisario effettua un’ imboscata abbastanza seria ad Agjeijimat, un’importante
base spagnola presso Tifariti, vicino il confine tra Saguiat el-Hamra e
L’azione più eclatante del Fronte è però quella che
prende di mira il nastro trasportatore della FOSBUCRAA, nell’ottobre del 1974.
Durante la notte vengono incendiate due stazioni di controllo del nastro,
a circa
Nonostante tutte queste azioni la guerriglia del Fronte
prosegue con difficoltà. Le complicazioni sono date dalla lentezza nel reclutare
sahrawi poiché non è più possibile arruolare giovani nomadi, come accaduto
fino a quel momento: non esistono più nomadi. La maggior parte dei militanti
è composta da sahrawi delle città, che quindi non praticano una vita nomade.
Altro ostacolo è causato ovviamente dalle forze armate spagnole. Queste sono
numerose e ben equipaggiate, mentre i militanti del Fronte Polisario non possiedono
armi moderne, e sono numericamente scarsi [77] . Soprattutto il Fronte non ha, quasi per niente, aiuti
esterni. A tutti gli appelli lanciati ai paesi arabi nella Primavera del 1972
soltanto
Altro paese interessato alla questione è l’Algeria. Il Governo di Algeri non dà, in questi anni, alcun supporto significativo al Fronte, vietando il transito delle armi libiche sul suo territorio e permettendo persino l’arresto di El Wali durante una sua visita ad Algeri, nel 1973.
Tra il 25 e il 31 agosto del 1974 si svolge il secondo congresso del Fronte che costituisce certamente un momento di cambiamento importante per il Fronte. E’ in questa occasione che i militanti si schierano a favore della piena indipendenza. Gli obiettivi rivoluzionari che il Polisario si propone vengono definiti chiaramente all’interno di un nuovo Manifesto: “ il popolo Sahrawi non ha alternativa se non lottare fino all’ottenimento dell’indipendenza, della sua ricchezza e della piena sovranità sul suo territorio” [80] . El Wali viene rieletto Segretario generale. Il Comitato esecutivo si riorganizza in due comitati specializzati, uno per gli affari politici e l’altro per il coordinamento della guerriglia. Si redige inoltre un “programma di azione nazionale” in cui vengono rimarcati gli scopi della lotta armata: ciò che più conta è il combattere “[…] per la liberazione nazionale, contro ogni forma di colonialismo e per l’ottenimento di una completa indipendenza e per la creazione di un regime repubblicano nazionale con l’effettiva partecipazione delle masse” [81] .
Altro fatto importante è il riconoscimento, da parte
del Fronte, dei confini coloniali del Sahara Occidentale. Quando il 25 maggio
del 1963 ad Addis Abeba, in Etiopia, era stata redatta dagli stati africani