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Epilogo: dalla storia all’attualità.

Un processo incompiuto e una situazione di stallo.

            Dal 1976 al 1991 la guerra tra il Fronte Polisario e le forze armate marocchine prosegue. Alla fine degli anni ’70 ai primi anni ’80, il Fronte Polisario e la Rasd riescono a riportare importanti vittorie, sia in campo militare che diplomatico. Infatti, nel 1979 il Marocco subisce durissimi attacchi nei territori occupati e nel proprio territorio (a 200 Km. da Agadir) da parte del Polisario. Per il Fronte la situazione si ribalta quando, nel 1980, inizia la costruzione marocchina dei muri elettrificati. I muri sono sbarramenti che dividono il territorio del Sahara Occidentale in due zone: la parte comprendente la costa e i giacimenti di Bou Craa (il “triangolo utile” che il Marocco vuole proteggere è Smara- Bou Craa- El Ayoun) e l’altra costituita da solo deserto. La costruzione termina nel 1987 e al Polisario rimangono solo i territori di confine con l’Algeria e la Mauritania. Nonostante i continui attacchi del Polisario i muri dividono ancora oggi le tendopoli di Tindouf dai territori occupati.

            Per quanto riguarda la Rasd, i suoi successi in ambito internazionale sono indiscussi. Abbiamo visto che nel 1979 firma la pace con la Mauritania. Nel 1981 la Rasd è ammessa all’OUA come 51° membro, per poi entrare effettivamente all’interno dell’Organizzazione solo nel 1984, scelta che comporta l’abbandono del seggio da parte del Marocco.

            Altre date segnano poi eventi importanti per il popolo sahrawi. La cronologia permette di considerarle in continuità con l’evento che segna l’ingresso almeno potenziale della Rasd nella comunità internazionale.

            Nel 1982, il ruolo dell’OUA diviene di primo piano nella vicenda. Durante la Conferenza Generale ad Addis Abeba, l’OUA valuta positivamente la temporanea rinuncia al seggio della Rasd e vara la risoluzione AHG/RES.104, che diventerà il modello di riferimento anche per le successive risoluzioni ONU. L’importanza della risoluzione è data da un diverso piano di intervento per l’autodeterminazione del popolo sahrawi, da conseguire tramite negoziazioni dirette tra le due parti in causa e sotto l’egida dell’OUA e dell’ONU.

            Nel 1988 Perez de Cuellar, Segretario Generale dell’ONU, riesce a stabilire un piano di pace accettato da entrambe le parti e ad organizzare un incontro diretto tra le due diplomazie. Tuttavia il Marocco sminuisce il risultato raggiunto definendo l’incontro come una semplice udienza del Re e rifiutando, quindi, di riconoscere sia il Fronte che la Rasd. Nonostante ciò l’ONU riesce a far accettare i principi di base del Piano di Pace da entrambe le parti. Viene inoltre nominata la “Missione delle Nazioni Unite per il Referendum del Sahara Occidentale” (MINURSO), con un Rappresentante Speciale: la Missione ha l’incarico di assicurare le condizioni per un corretto svolgimento del referendum di autodeterminazione, che già era previsto al momento del ritiro della Spagna dal paese e che non si era potuto effettuare.

            Nel Settembre del 1991 entra in vigore il cessate il fuoco previsto dal Piano di Pace. Da subito il Marocco non rispetta il Piano, attaccando le zone liberate dal Fronte, Tifariti e Bir Lahlu, dove era previsto l’arrivo della MINURSO e dei profughi sahrawi per lo svolgimento del referendum. Tuttavia nel 1992 il referendum viene rimandato a data da definirsi. Il Marocco riesce ad ottenere il rinvio chiedendo una modifica dei criteri di selezione dei votanti. L’ONU cede per la seconda volta nella questione del Sahara Occidentale, alle richieste del Marocco.

            Nel 1997 Kofi Hannan, Nuovo Segretario Generale dell’ONU, nomina come Rappresentante Speciale per il Sahara Occidentale James Baker, il quale riesce a preparare un nuovo Piano di Pace in accordo con le due parti. Il Piano Baker raggiunge l’accordo per la collocazione delle forze militari, per lo scambio dei prigionieri di guerra e dei detenuti politici.

            Nonostante questi importanti sviluppi, lo svolgimento del referendum per l’autodeterminazione del popolo sahrawi ancora non è stato svolto.

Gli organismi internazionali, ONU e OUA, non sono stati finora in grado di fornire una valida attuazione del piano d’intervento. Dagli anni ’90 assistiamo ad una situazione di stallo: il Marocco continua a non dar seguito agli accordi presi e a boicottare le missioni dell’ ONU.

            Gli Accordi di Madrid che hanno costituito il via libera all’occupazione marocchina del Sahara Occidentale, sembrano all’origine di questa decolonizzazione mancata: la Spagna in cambio di cospicui privilegi economici, ha ceduto l’amministrazione al Marocco, piuttosto che permettere l’autodeterminazione del popolo sahrawi.

            Ciò che viene da chiedersi è se questi interessi economici tra Spagna e Marocco esistano ancora e se a tutt’oggi rappresentino un ostacolo sul cammino dei sahrawi verso l’autodeterminazione.   

Perchè gli organismi internazionali non riescono a incidere sulla politica di alcuni Stati, quali la Francia e gli USA, che hanno finanziato perfino la costruzione dei muri? La Spagna sembra aver rinunciato da tempo ad una posizione di primo piano; ma oggi fa parte dell’Europa. Quale ruolo potrebbe assumere l’Europa, nella risoluzione di questa controversia?

            Intanto, da più di trent’anni, l’occupazione marocchina prosegue ed è la causa di violazioni continue dei diritti umani e della diaspora del popolo sahrawi.