Parte seconda:
La proclamazione della Rasd
(28 febbraio 1976)
1. Verso gli Accordi di Madrid
2. Gli Accordi di Madrid e l’occupazione marocchina del
Sahara Occidentale
3. La posizione dell’ONU e l’occupazione del Sahara
4. La fondazione della Rasd: il significato politico e le istituzioni, 1973-1976
1. Verso gli Accordi di Madrid:
Nell’ottobre
del 1964 il Comitato per
Nell’Autunno del 1962, dopo uno scambio di visite tra Ahmed Balafrej, Ministro degli Esteri marocchino e membro dell’Istiqlal e il Vicepresidente del Governo spagnolo, il Generale Munoz Grandes, viene annunciato un vertice fra il Generale Franco e Hassan II. L’incontro costituisce il primo summit spagnolo-marocchino dopo la fine del Protettorato spagnolo nel Nord del Marocco, nel 1956, e si svolge a Madrid nel Luglio del 1963 [3] . “Lo spirito di Barajas” [4] prevede di stabilire un rapporto durevole per affrontare varie questioni ancora aperte fra i due Stati, quali l’enclave di Ifni, i presidi a Ceuta e Melilla, il confine delle acque per i diritti di pesca [5] e il Sahara Occidentale.
Dopo
il summit di Barajas,
Tony Hodges sottolinea come, per i dieci anni successivi, i negoziati sulle questioni territoriali siano stati condotti in maniera privata e diretta tra il generale Franco e Hassan II, senza pressioni esplicite da parte marocchina [6] . Hassan II aspetta che siano le Nazioni Unite ad avanzare alla Spagna la richiesta di decolonizzazione riguardo Ceuta e Melilla, non spinge il suo Governo ad avanzare la rivendicazione direttamente. Per il Sahara Occidentale ed Ifni la questione viene invece sollevata dal governo marocchino ma solo alcune volte e in occasione di convegni diplomatici.
Nel 1965, la creazione, da parte marocchina, del Ministero per gli affari della Mauritania e del Sahara Occidentale, con al vertice Moulay Hassan Ben Driss, un cugino del re, determina una prima frizione nelle relazioni fra i due paesi. Nel ’66 il Ministro acconsente alla creazione del Fronte di Liberazione del Sahara sotto dominazione Spagnola (FLS), che invia una delegazione alle Nazioni Unite, capeggiata dallo sceicco Mohammed Laghdaf, figlio di Ma El Ainin, in vista della prima risoluzione sul Sahara Occidentale. La nascita del Fronte provoca un incidente diplomatico: il Ministro degli Interni marocchino, il Generale Mohammed Oufkir, indispettisce Madrid affermando che le tribù del Sahara Occidentale sono pronte a liberarsi dal dominio straniero. Il Fronte è in realtà di ispirazione sahrawi, costituito da un esiguo gruppo di esuli in Marocco, non appoggiati dalla Monarchia. In effetti, la fondazione del Fronte è la risposta al disinteresse che Rabat manifesta nei confronti della popolazione del Sahara spagnolo.
Il FLS viene sciolto nel 1969, al momento della cessione di Ifni al Marocco, ed anche il Ministero per gli affari della Mauritania e per il Sahara Occidentale termina la propria attività in quell’anno [7] .
Nel 1966 l’ONU approva una risoluzione indirizzata alla Spagna, che spinge il Marocco a rivedere le relazioni con i paesi confinanti. Le Nazioni Unite chiedono alla Spagna di porre in essere le premesse per lo svolgimento di un referendum per l’autodeterminazione nel Sahara Occidentale, sulla base di consultazioni con il Marocco e di “tutte le parti interessate” [8] .
In
seguito alla Risoluzione ONU il Marocco avvia una calcolata deténte diplomatica
ed economica, oltre che verso
I primi passi del Marocco in questo senso sono il già citato trattato di Ifrane, con il quale chiude la controversia territoriale con l’Algeria [9] e il riconoscimento della Repubblica Islamica della Mauritania, nel 1969:
“L’interesse di re Hassan sulla questione del
Sahara Occidentale diminuisce negli ultimi anni ’60, insieme al suo entusiasmo
per la causa del Grande Marocco. Egli iniziò ad accettare che [sue] le pretese
territoriali sulla Mauritania e parti dell’Algeria fossero utopistiche e che
costituissero un ostacolo alla cooperazione, potenzialmente benefica, con
il nuovo governo militare in Algeria, capeggiato da Houari Boumedienne, il
quale aveva preso il potere da Ben Bella nel
Questo nuovo atteggiamento di Hassan si concretizza in alcuni colloqui con Boumedienne, durante un summit dell’OUA in Algeria, nel Settembre del 1968, nei quali vengono auspicate soluzioni prossime alle irrisolte questioni tra i due paesi. Hassan II spiana così la strada per un incontro ufficiale con Boumedienne, nel gennaio del 1969, durante il quale viene firmato ad Ifrane un accordo ventennale tra i due paesi. In tale accordo il Marocco e l’Algeria si impegnano a raggiungere soluzioni riguardo “tutte le questioni in disaccordo tra loro, tramite commissioni bilaterali” [11] .
Nel Maggio del 1970 segue un nuovo incontro a Tlemcen, in Algeria, al fine di istituire una commissione comune per la definitiva delimitazione della linea di confine tra i due paesi, comportante infine il riconoscimento dell’intangibilità delle frontiere. Il Marocco rinuncia dunque alle sue pretese territoriali in Algeria ma in cambio ottiene la partecipazione ad una società, in comune tra i due Stati [12] , per lo sfruttamento della miniera di ferro nella zona di Gara Djebilet, alcuni km. a Sud-Est di Tindouf [13] . D’altra parte l’Algeria si fa promotrice della società algero-marocchina anche per esportare il ferro delle sue miniere all’Atlantico, attraverso il Sud del Marocco e diminuire, in questo modo, i costi e la tempistica d’esportazione.
La distensione diplomatica tra i due paesi prosegue: nell’estate del 1970 è ipotizzata la costruzione di un metanodotto dall’Algeria alla Spagna, attraverso il Marocco; nel maggio del 1972 viene stipulato un accordo per la costruzione di una linea ferroviaria da Gara Djebilet a Tarfaya e viene definitivamente stipulata la convenzione sul confine [14] ; nel 1973 è firmato un accordo commerciale di lunga durata tra i due paesi.
Anche nei confronti della Mauritania il Marocco avvia una politica estera improntata allo stabilimento delle relazioni diplomatiche.
Nel Settembre del 1969 Hassan II riconosce ufficialmente la repubblica Islamica di Mauritania. Il Re e il Presidente Mokhtar Ould Daddah si incontrano per la prima volta a Rabat, in occasione di un summit delle nazioni islamiche. Il colloquio ha luogo durante una cena, in presenza anche del presidente Boumedienne, ed ha un esito positivo. L’indomani Ould Daddah dichiara che non esistono ostacoli per lo sviluppo di relazioni bilaterali tra Marocco e Mauritania. Inizia una serie di incontri tra le due diplomazie che portano ad ottimi risultati: nel febbraio del 1970 il Marocco nomina il primo ambasciatore in Mauritania, nel giugno dello stesso anno si arriva alla stipula di un “trattato di amicizia, vicinanza amichevole e cooperazione” [15] e poco tempo dopo alla firma di quattro accordi di cooperazione nel commercio, nell’industria, nella pesca e nei trasporti aerei e marittimi.
Agli
inizi degli anni ’70 si assiste dunque ad un riavvicinamento graduale, da
parte del Marocco, nei confronti dell’Algeria e della Mauritania. Fino a questo
momento le intese sono bilaterali ma nel settembre 1970 si giunge all’Accordo
di Nuadhibou, in Mauritania, che rappresenta il primo accordo tripartito tra
i tre paesi [16]
. Il comunicato congiunto, emesso alla conclusione della
Conferenza, per quanto riguarda il territorio del Sahara Occidentale, ribadisce
la volontà dei tre paesi di ottenerne la decolonizzazione e di favorire il
diritto all’autodeterminazione dei suoi abitanti, secondo quanto espresso
dalle risoluzioni dell’ONU [17]
. In realtà le posizioni assunte in questi anni dal
Marocco e dalla Mauritania “nascondono
l’intenzione di ottenere l’assenso dell’Algeria ad una soluzione negoziata”
[18] che escluda l’indipendenza del Sahara Occidentale.
In cambio della distensione dimostrata verso
Quindi il summit di Nuadhibou preannuncia in realtà
una possibile tensione tra i tre stati e lo sviluppo della Conferenza è emblematico
riguardo le posizioni assunte dai tre paesi: il Marocco e
Luciano Ardesi sottolinea, però, come Algeri aspiri ad un ruolo di leadership nella regione e, quindi, come sia conveniente per il Governo algerino sottrarre al dominio marocchino una zona come quella del Sahara Occidentale, ricca di risorse minerarie e fondamentale passaggio verso il mare per la sua produzione mineraria nella zona di Tindouf [21] .
In realtà in questo periodo l’Algeria non ha una posizione ancora “di parte” riguardo la questione del Sahara Occidentale: se da un lato partecipa attivamente all’intesa con il Marocco e più in generale alla cooperazione regionale ed non sostiene ancora il Fronte Polisario [22] , dall’altro si dimostra favorevole alla realizzazione delle soluzioni auspicate nelle risoluzioni ONU e non rivendica diritti sul territorio del Sahara Occidentale.
Anche il Marocco e
Tuttavia il disappunto del Marocco continua a manifestarsi.
Per Hassan II l’Algeria e
Durante un nuovo vertice nel Luglio del 1973 ad Agadir, in Marocco, questo malcontento di Hassan II continua a manifestarsi: il presidente algerino e quello mauritano manifestano la loro riluttanza, a differenza del Marocco, nell’abbandonare il principio di autodeterminazione per il Sahara Occidentale.
La politica di Hassan II nei confronti del Sahara Occidentale risulta, ad una prima analisi, contraddittoria. Il Re dichiara, e non solo a Nuadhibou [25] , di voler seguire le risoluzioni dell’ONU ed inoltre il Governo marocchino esprime il voto favorevole a quasi tutte [26] le risoluzioni pro-referendum adottate dalle Nazioni Unite tre il 1967 e il 1973. Tuttavia Hassan II avanza anche un’ufficiosa rivendicazione all’Algeria e alla Mauritania riguardo il territorio sahariano e la sua politica di distensione verso i due paesi è attentamente finalizzata ad ottenere il loro consenso.
Hassan II è consapevole che le Nazioni Unite non avrebbero
accettato la richiesta di “riunificazione” del Marocco, specialmente da quando
Hodges evidenzia anche come Hassan II ignori ancora il nascere di un nazionalismo sahrawi. Egli probabilmente sottovaluta i cambiamenti sociali ed economici in atto all’interno del Sahara spagnolo all’inizio degli anni ’70, ed è convinto che qualora ci fosse un referendum il risultato sarebbe scontato: è sicuro del voto favorevole della popolazione per il ritorno al Marocco, per lui “il carattere marocchino del Sahara è storicamente e geograficamente scontato” [28] .
Con la sua nascita, nel Maggio del ’73, il Fronte Polisario smentisce questa convinzione.
Finora si è analizzato l’interesse del Marocco e della Mauritania per il Sahara Occidentale ma le ragioni di questo interesse esulano da qualsiasi motivazione storica. Dietro le rivendicazioni del Marocco e della Mauritania in nome dei “diritti storici” dei due paesi all’annessione territoriale del Sahara Occidentale, si celano ragioni di politica interna e soprattutto motivazioni di carattere economico. In particolare, il controllo del giacimento di fosfati di Bou Craa, da parte del Marocco, avrebbe permesso al paese di essere il terzo produttore mondiale e il primo esportatore mondiale.
Le miniere di
Bou Craa iniziano ad essere sfruttate nel 1972, dopo la costruzione del nastro
trasportatore (la cui lunghezza è di circa
L’ambizione espansionistica del Marocco, paese con difficoltà
economiche, si rivolge al Sahara Occidentale per questioni di profitto commerciale.
In un territorio con un così alto potenziale economico,
e che non riguarda solo i fosfati [32] , la possibile nascita di uno Stato sahrawi indipendente
non è in alcun modo considerata positivamente, né dai due stati confinanti
né dagli stati occidentali a loro alleati,
Le esportazioni cessano nel
2. Il Sahara fra l’indipendenza e gli Accordi di Madrid:
In seguito alla forte pressione internazionale proveniente
sia dalle rivendicazioni marocchine e mauritane, sia per le sollecitazioni
alla decolonizzazione formulate dall’ONU,
Il progetto spagnolo prevede il rapido passaggio ad una formale indipendenza del Sahara Occidentale, allo scopo di evitare la formazione di forze realmente nazionaliste. Tutto avviene molto rapidamente: l‘attuazione del disegno spagnolo risente di una accelerazione, oltre che per le pressioni internazionali, anche a causa dell’inizio della lotta armata del Fronte Polisario, nel 1973 [35] .
Per Hassan II la manovra della Spagna è un colpo inatteso. Dopo la conferenza di Nuadhibou, e a seguito dei vari incontri tenuti con Ould Daddah e Boumedienne, il Re ritiene che il suo tentativo di barattare la rinuncia all’idea del “Grande Marocco” con il sostegno dei due paesi alle sue pretese sul Sahara Occidentale non è più fattibile. Il Sovrano marocchino tenta allora un’altra strada: quella dei negoziati con Madrid, per raggiungere un accordo sul Sahara Occidentale simile a quello raggiunto per la restituzione dell’enclave di Ifni. Ecco perché la concessione di una relativa autonomia alla colonia è inaccettabile per Hassan II, e la sua replica è immediata. Nel Marzo del ’73, poche settimane dopo la petizione della Jama’a, il Sovrano marocchino firma tre emendamenti che colpiscono gli interessi della Spagna in Marocco, nonché alcune migliaia di spagnoli ivi residenti: vengono ampliati i confini marocchini delle acque, sono espropriati i terreni posseduti da stranieri e revocati i permessi, concessi sempre a stranieri, per lo svolgimento di determinate attività [36] . “Lo spirito di Barajas” non ha più motivo di esistere.
Tuttavia
Nel luglio del ’74, si svolge a Madrid un incontro tra gli ambasciatori del Marocco, dell’Algeria e della Mauritania. Ad organizzarlo è il Ministro degli Esteri spagnolo, Cortina Mauri, il quale comunica l’intenzione del suo Governo di avviare lo statuto di autonomia per il Sahara Occidentale. Un mese dopo, nell’agosto del ’74, il governo di Madrid informa l’ONU [38] della sua volontà di organizzare, entro 12 mesi, un referendum. Nell’autunno seguente viene eseguito il primo censimento della popolazione, dal quale viene fuori la cifra di 20.126 Europei e 73.497 Sahrawi, residenti nei centri urbani o in prossimità di questi [39] .
La principale conseguenza della politica spagnola è una crescente tensione tra Madrid e Rabat. Hassan II vede vanificati i suoi disegni ed inizia ad assumere toni minacciosi nei confronti della Spagna. La reazione del Re deve essere contestualizzata anche nella crisi della politica interna marocchina, acutizzatasi in particolare dopo i due attentati al Re, del ’71 e nel ’72, ai quali partecipa l’Esercito, tradizionalmente fedele alla monarchia, attento, in questa occasione, a cogliere la frattura fra il Palazzo e la società [42] . Hassan II ha bisogno di ricreare fiducia e credibilità intorno alla Casa reale. Per farlo, convoglia l’attenzione sul tema dell’integrità della nazione: il recupero del “Sahara marocchino” diventa il suo escamotage che il Sovrano utilizza per dar nuovo credito al potere ‘alawita.
Da questo punto di vista, il successo dell’operazione è indubbio: quasi tutti i partiti si alleano con il Sovrano [43] , che ottiene anche il sostegno dell’Esercito, non senza subire, però, una forte epurazione al suo interno.
Per Hassan II il rischio è molto alto: la perdita del Sahara Occidentale equivale ormai alla perdita del trono. Il re promuove la mobilitazione patriottica con una campagna di stampa anti-spagnola dai toni molto duri. Le sue dichiarazioni hanno lo stesso vigore. Il giorno dopo l’annuncio spagnolo all’ONU, il Re afferma che l’eventuale referendum annunciato dalla Spagna sarebbe nullo. La scelta, afferma Hassan II, è fra il mantenimento dello status quo o il ritorno del Sahara Occidentale al Marocco; la possibilità dell’indipendenza per il territorio del Sahara Occidentale non è dal Re nemmeno presa in considerazione.
Il Governo marocchino è però consapevole
che lo scontro con
Nel dicembre del 1974 l’ONU invita dunque Madrid a rinviare la tenuta del referendum, fino alle conclusioni della Corte dell’Aja. Nel gennaio del 1975, il Governo spagnolo annuncia il rinvio del referendum [44] . Bisogna ricordare che la pressione esercitata nei confronti dell’ONU non viene solo dal Marocco ma anche dalla Mauritania: il Governo mauritano mantiene, infatti, il proprio sostegno a quello marocchino. L’appoggio di Nouakchott a Rabat è dato da un ultimo accordo segreto, stipulato tra i due paesi poco prima della richiesta del Marocco alla Corte dell’Aja, nell’ottobre del ’74. L’accordo viene raggiunto a Rabat durante un vertice dei paesi arabi e riguarda la spartizione del Sahara Occidentale tra i due paesi.
La risoluzione 3292 delle Nazioni Unite
accoglie la richiesta marocchina del dicembre del ’74 con 88 voti a favore
e 43 astenuti, tra cui
Nel Maggio del 1975 gli osservatori dell’ONU visitano il Sahara Occidentale [45] . In occasione del loro arrivo, si svolgono manifestazioni a favore dell’indipendenza [46] . Ad El-Ayoun la commissione è accolta da una grande manifestazione del Polisario: il Fronte è ben attivo, ha iniziato a raccogliere adesioni per l’autodeterminazione e del resto, in questo momento di attesa per il responso della Corte Internazionale, la sua propaganda riesce ad attecchire maggiormente tra la popolazione.
Il parere consultivo della Corte dell’Aja è reso noto
il 16 ottobre del 1975 [47]
.
Inoltre il rapporto della Commissione dell’ONU afferma che “[…] la missione ha constatato che la popolazione, o almeno la quasi unanimità delle persone che ha incontrato, si è pronunciata categoricamente a favore dell’indipendenza e contro le rivendicazioni territoriali del Marocco e della Mauritania” [50] . Dunque è rilevata l’inconsistenza di partiti come il PUNS e riconosciuto invece il Fronte Polisario come forza politica in cui si riconosce la maggioranza della popolazione.
Esponenti marocchini tentano di avvalorare l’idea che
Durante l’attesa del responso della Corte Internazionale il Re non è rimasto inattivo. Il 16 ottobre 1975, medesimo giorno della sentenza della Corte, il Re annuncia di voler organizzare una pacifica marcia popolare di 350.000 persone, diretta ad oltrepassare il confine con la colonia spagnola per “liberare” il Sahara Occidentale. L’iniziativa incontra il sostegno delle forze politiche e della popolazione. Ai partecipanti alla marcia viene richiesto di portare una copia del Corano e bandierine verdi, il colore dell’Islam, che dà il nome all’iniziativa.
Il Governo di Madrid considera
Viceversa il capo del Governo, Arias Navarro, “è favorevole ad un compromesso che consenta di mantenere buoni rapporti con il mondo arabo e pensa sia possibile accordarsi col Marocco sullo sfruttamento economico del territorio” [53] . Navarro vuole evitare uno scontro militare che avrebbe, come conseguenza principale, l’inimicizia nel mondo arabo. Inoltre spera che giungendo ad un accordo con Hassan II, il Marocco abbandoni le rivendicazioni su Ceuta e Melilla. Navarro è appoggiato dalle correnti franchiste, legate agli interessi economici della FOSBUCRAA, e da Francia e Stati Uniti, preoccupati della salvaguardia dei capitali investiti nella società di estrazione di fosfati.
In effetti, le forti pressioni di Francia e Stati Uniti
giocano un ruolo importante. I due Stati non solo hanno investito importanti
capitali nella FOSBUCRAA, ma preferiscono la presenza del Marocco nel Sahara
al posto di uno nuovo stato progressista e non allineato [54] . Anche il contesto internazionale spinge
Il 30 ottobre, il Principe Juan Carlos di Borbone, assume
temporaneamente i poteri di Capo di Stato, a causa delle pessime condizioni
di salute di Franco. Il 2 novembre si reca ad El-Ayoun per confermare all’Esercito
la disponibilità a mantenere gli impegni precedentemente presi con
Dal 24 ottobre al 5 novembre, in un’ondata di nazionalismo, migliaia di persone si accampano alla frontiera con il Sahara Occidentale. Le truppe spagnole vengono fatte arretrare dal confine per evitare eventuali scontri [56] . Il 6 novembre, pochi giorni dopo le affermazioni di Juan Carlos , i marciatori marocchini entrano per alcuni kilometri nel territorio del Sahara Occidentale.
La condanna di Algeri arriva subito. Il tentativo di
Boumedienne di distogliere il presidente mauritano dal suo proposito non ottiene
alcun risultato: nel giro di una settimana
I Governi di Madrid e Rabat raggiungono inoltre un’intesa segreta su alcune questioni chiave, come la cooperazione economica [60] . Per quanto riguarda la delimitazione delle acque, il Marocco concede il diritto di pesca alla Spagna nelle sue acque per 15 anni lungo la costa atlantica con un massimo di 600 barche; e lungo la costa mediterranea con massimo di 200. Viene proposto l’obbiettivo di risolvere le problematiche relative all’indennizzo delle terre di proprietà spagnola in Marocco (colpite dagli emendamenti del Marzo del ’73 [61] ) ed infine i due paesi decidono di dar vita a delle “joint ventures” nel settore delle ricerche minerarie [62] .
La
reazione di condanna dell’Algeria non si fa attendere. Il 14 novembre, il
portavoce del Ministero degli Esteri algerino afferma che l’Algeria non può
ripudiare “la più preziosa conquista
dei popoli ed il principio cardinale dell’ONU rappresentato dal diritto all’autodeterminazione”
[63]
. Algeri ribadisce che solo l’ONU può
procedere ad una equa e giusta decolonizzazione del Sahara Occidentale. Nel
novembre del
3. La posizione dell’ONU e l’occupazione del Sahara Occidentale
Dopo aver disposto il rientro dei marciatori “poiché gli obbiettivi sono stati raggiunti”, Re Hassan II disloca l’esercito all’interno del Sahara Occidentale, dando il via all’occupazione marocchina del territorio. Nel dicembre del 1975 inizia l’evacuazione dell’esercito spagnolo ed il passaggio di consegne da una amministrazione all’altra. Le forze spagnole abbandonano il Sahara definitivamente il 28 Febbraio del 1976.
L’iniziativa marocchina provoca la condanna delle Nazioni
Unite. Sei giorni dopo l’annuncio marocchino di voler compiere
Quando il 6 novembre si svolge
In
questa fase l’ONU assume un atteggiamento contraddittorio. Il 10 dicembre
il Consiglio di Sicurezza vota una prima risoluzione, la numero 33/31, di
ispirazione algerina, nella quale
Tony Hodges nota come anche altre risoluzioni
adottate dall’ONU, prima degli anni ’70, contengano una certa equivocità che
ritorna utile al Marocco nel 1975. La risoluzione 1514, applicata al Sahara
Occidentale nel 1963, afferma il diritto di autodeterminazione per tutti i
popoli. Questa risoluzione stabilisce anche che “qualsiasi proposito rivolto alla parziale
o totale distruzione dell’unità nazionale e integrità territoriale di un paese
è incompatibile con i propositi e i principi della Carta delle Nazioni Unite”
[72] . Quindi il Marocco, proprio sulla base della risoluzione
Hodges sottolinea poi come il principio di autodeterminazione
sia favorito anche dalla Dichiarazione del Cairo del 1964, e di come, anche
in questo caso, il Marocco avesse tentato di trasformare il documento in una
carta a suo favore.
Si evince, dunque, come l’ONU non riesca,
in questa fase, a fornire una indicazione univoca ed operativa. Prima
4. La fondazione della Rasd: il significato politico e le istituzioni
L’avvio del disimpegno spagnolo nel Sahara Occidentale avrebbe dovuto aprire la strada al riconoscimento del movimento di liberazione, cioè del Fronte Polisario, come unico legittimo rappresentante del popolo sahrawi in lotta per la propria indipendenza. Il Fronte avrebbe dovuto prendere parte ai negoziati per l’indipendenza, come nella maggior parte dei casi di lotta per l’autodeterminazione nazionale.
Nel caso del Sahara Occidentale questa fase è del tutto ignorata dalla Spagna e superata dalla politica dei fatti compiuti, formalizzata negli Accordi di Madrid e messa in atto nell’occupazione e spartizione del territorio. Non a caso il Fronte risponde costituendosi esso stesso in Stato, con la proclamazione della RASD.
La
protesta del Polisario contro
Dalla fine del 1975 alla primavera del 1976 si verifica
un esodo di massa in condizioni drammatiche, sotto i bombardamenti dell’aviazione
marocchina, nonostante
Già a fine novembre del ’75,
Quella stessa
notte il Fronte Polisario avvia un dibattito interno che ha luogo presso l’oasi
di Bir Lahlu, la prima località liberata dal Fronte, ed il cui esito è la
proclamazione della Repubblica Araba Sahrawi Democratica (Rasd), è il 27 febbraio
1976. Il Fronte dà vita alla Repubblica con il preciso intento di colmare
il vuoto istituzionale derivato dal ritiro spagnolo. La nuova repubblica si
definisce araba, islamica, democratica e socialista e si designa inoltre non
allineata. Gli obbiettivi proposti dalla nuova Repubblica sono: l’unità dei
popoli del Maghreb, la costruzione del socialismo, non in senso ideologico
bensì come richiamo alla giustizia sociale, e la presa di possesso delle proprie
risorse e ricchezze naturali.
Pochi giorni dopo la fondazione della Rasd, il 4 marzo,
viene completata la formazione del Governo, al cui vertice è designato Mohammed
Lamine Ould Ahmed [81]
. Si tratta del primo governo in esilio della nuova
Repubblica.
Nel maggio del ’76 viene completato
il trasferimento dei profughi nei campi a pochi chilometri da Tindouf, nel
deserto della Hammada. Il Polisario riprende poi, con maggiore determinazione,
gli attacchi armati e definisce la propria strategia. Le azioni militari hanno
un certo esito ma non riescono ad impedire alle truppe marocchine l’occupazione
dei maggiori centri urbani, tra i quali la città di Smara, occupata dalle
truppe marocchine il 27 Novembre ’76. La battaglia di Guelta Zemmour è poi
particolarmente cruenta: il Fronte si ritira dalla città sotto i bombardamenti
al napalm dell’aviazione marocchina. Anche la resistenza nello scontro di
Il
Fronte perde dunque le città più importanti ma la ripresa dei suoi attacchi
nel Maggio del ‘76 e la sua strategia sono sorprendenti. La tattica adoperata
dai combattenti sahrawi è quella della guerriglia [82] , adattata alle condizioni locali. La loro conoscenza
del territorio (privo di strade) è supportata dall’introduzione di un mezzo
di trasporto utilissimo:
Grazie alle sue incursioni che prendono di mira il nastro
trasportatore di Boua Craa, il Fronte riesce a far cessare le esportazioni
di fosfati. Tuttavia è contro
Le azioni più eclatanti sono rivolte contro Nouakchott,
la capitale mauritana. Il primo attacco è sferrato il 9 Giugno del ’76: durante
la ritirata del Polisario El Wali, leader del Fronte, perde
Tra il 26 e il 30 Agosto del ’76 si svolge il terzo Congresso del Fronte Polisario, che in ricordo di El Wali, porta il suo nome. Il Congresso è il primo a partecipazione popolare, con il fine immediato “di approfondire la coscienza e la mobilitazione del popolo nella sua lotta per l’indipendenza” [88] , il che equivale alla libera partecipazione popolare alla guerra di liberazione. Viene approvato il Programma di Azione Nazionale che riprende i punti del precedente Congresso. E’ prevista la realizzazione del socialismo, tramite la democrazia e un equo sistema di ripartizione della ricchezza e l’eliminazione di ogni forma di sfruttamento. E’ ribadito anche l’impegno dell’insegnamento in arabo, obbligatorio e gratuito, e il rispetto della tradizionale cultura religiosa.
Il Congresso fissa alcuni obbiettivi anche sul piano
diplomatico.
Viene inoltre definita la struttura del Fronte. Importante
è chiarire una sua caratteristica: il Fronte e
Il Polisario ha una sua organizzazione articolata “in
livelli”. Alla base della struttura si trovano delle cellule, le quali, volendo
fare una corrispondenza con l’organizzazione statale, corrispondono ai Comitati
di base della Rasd. All’interno della compagine del Fronte si riflette la
struttura della Rasd anche tramite la suddivisone in due Dipartimenti: quello
delle da’ira e quello delle wilaya. I responsabili delle cellule di
base appartengono, infatti, ad un “livello superiore” della struttura, ovvero
al Dipartimento di Orientamento delle dà’ira.
Questo Dipartimento è a sua volta integrato in quello delle wilaya. Procedendo nella successione, dal
Dipartimento delle wilaya scaturisce
l’Ufficio Politico del Fronte. L’Ufficio Politico ha un suo Segretario, il
quale partecipa all’istanza più alta che è costituita dal Comitato Esecutivo.
L’Ufficio Politico ed il Comitato Esecutivo sono le massime istanze del Polisario.
Il Comitato Esecutivo del Fronte è poi incluso nel Consiglio del Comando della
Rivoluzione, che elegge il Presidente della Repubblica e il Governo. Il Segretario
generale del Fronte rappresenta anche il Presidente della Repubblica, che
Presiede anche il Governo. La validità di questa triplice carica presieduta
da una sola persona non vige da subito. Nel ’65 Lamine è Capo di Governo e
Abdelaziz Presidente della Repubblica e Segretario generale del Fronte. E’
con le successive modifiche alla Costituzione del ’76 che il Presidente della
Repubblica diviene anche Capo di Governo [92] .
Anche lo Stato anche ha una struttura suddivisa “in
livelli”. Alla base sono previsti dei Comitati popolari, per l’Educazione,
Il potere legislativo è proprio invece di un organo a parte: il Consiglio Nazionale sahrawi, che include 25 membri dell’Ufficio politico del Fronte e i 20 presidenti delle dà’ira, eletti dai Consigli popolari [93] . Il Consiglio nazionale è il Parlamento della Rasd.
Il sistema del Fronte e della Repubblica prevede quindi una stretta interrelazione tra apparato ideologico-politico e apparato statale. Questo tipo di struttura è una scelta mirata di “reciproca autonomia”, dettata dall’esigenza di evitare rischi di disgregazione a causa dell’esodo e per rafforzare la coesione sociale e la mobilitazione popolare. Un sistema doppio ma integrato che in questi anni ha sempre dimostrato funzionalità ed efficienza.
La duplice struttura del Fronte e della Rasd ed i principi
enunciati nel Congresso del ’76 si riflettono nell’organizzazione dei campi
presso Tindouf. Per impedire alla popolazione di sentirsi esuli profughi [94] e per evitare lo smembramento socio-culturale tipico
di questo tipo di situazioni, nelle tendopoli è ricostituita la stessa struttura
virtuale che