Innanzitutto vorrei ringraziare, non so se è possibile farlo su un lavoro
di tesi, se non lo è mi scuserete, il mio relatore, per avermi dato la
possibilità di approfondire la questione sahrawi. Avviare questa analisi
è stata una sfida appassionante, lo dico senza retorica, alla ricerca
di materiale che sembrava inesistente, raccolto anche grazie allincontro
di persone disponibili e attivamente impegnate, che mi hanno stimolato ed incoraggiato,
Patrizio Esposito, Alessandro Rabbiosi, Francesco Correale e Luciano Ardesi.
Il loro incontro è stato prezioso.
Il mio intento era ripercorrere gli avvenimenti e le date che hanno caratterizzato
la storia del popolo sahrawi, aggirando il formidabile ostacolo della censura.
Gli anni cruciali per il Sahara Occidentale(metà anni 70) vanno
di pari passo con la decolonizzazione delle ultime colonie (Angola, Mozambico,
Namibia, ecc.). E fin troppo semplice ricordare che le conseguenze del
colonialismo e le nuove forme del neocolonialismo pesano su i nuovi stati indipendenti,
ma il Sahara Occidentale è lunico paese in attesa ancora oggi di
decolonizzazione, non può esercitare la sovranità sul suo territorio.
Partendo da un quadro storico sugli anni della decolonizzazione, ho ripercorso
e analizzato gli anni dellimprovviso disinteresse spagnolo a favore delle
espansionistiche rivendicazioni marocchine. Il popolo sahrawi, costretto allesilio
in territorio algerino, ha proclamato la Repubblica Araba Sahrawi Democratica
e il Fronte Polisario si è lanciato nelle lotta armata. La forza e labilità
della guerriglia hanno visto luscita di scena della Mauritania, e hanno
spinto il Marocco ad adottare una nuova linea di difesa, la costruzione dei
muri che halimitato lazione della guerriglia. Parallelamente
alla lotta armata il
Fronte Polisario ha condotto una responsabile e vittoriosa battaglia diplomatica
in sede ONU e OUA che le ha permesso di non cadere nel dimenticatoio dellagenda
delle Nazioni Unite. Nei primi anni 90 il segretario generale dellONU
Perez de Cuellar scrive il primo piano di pace per la realizzazione del referendum
di autodeterminazione per il popolo sahrawi. Proclamato il cessate il fuoco,
dopo quindici anni la lotta armata si conclude. E linizio di uninfinita
attesa, in una
condizione né di pace né di guerra, che continua ancora oggi,
che rivela debolezze, carenze e assurde complicità, e che rischia di
allentare e distruggere la pazienza fin troppo lunga della popolazione sahrawi.
Nel silenzio della censura la questione non fa che peggiorare.
La propaganda marocchina parla del Fronte Polisario come di un gruppo di integralisti,
terroristi che hanno in ostaggio nel deserto migliaia di persone. La loro storia,
ben diversa, non può essere oscurata e dimenticata. Per lOccidente
la fedeltà del Marocco è innegabile, e così, Hassan II
prima e Mahamed VI oggi, sono liberi di agire su quel territorio. Spero che
il mio lavoro possa, seppur minimamente, contribuire alla diffusione della causa
sahrawi,incredibilmente poco conosciuta.
Era mia intenzione riordinare la sua storia e conoscere meglio quel popolo,
costretto in un invivibile spazio desertico da quasi trentanni. La sua
lotta è un ottimo esempio di forza, costanza e determinazione, e ho scelto
di soffermarmi sulla fatica e limpegno delle donne, da cui credo si possa
imparare molto. Le donne sahrawi potrebbero essere angosciate dal passato recente,
dal presente e dallincertezza del futuro, ma non è così
e riescono a gestire la quotidianità con scioltezza, oltre che con impegno,
perfettamente consce del futuro che vogliono e lavorando per realizzarlo, senza
aspettare che gli avvenimenti precipitino e le travolgano.
Gli incessanti rinvii del tanto atteso referendum per lautodeterminazione
mettono a dura prova la straordinaria pazienza di questo popolo, e ne dimostrano
la volontà di realizzarlo. Il cessate il fuoco, che ha sospeso un conflitto
che durava da quindici anni, doveva essere un passaggio breve e precedente il
referendum, che nel primo calendario stabilito dalle Nazioni Unite doveva tenersi
nel gennaio 1992. Animati da desiderio di pace, i sahrawi hanno mantenuto il
cessate il fuoco, nonostante lONU si sia arresa ai ricatti del Marocco.
La situazione rischia di degenerare in ogni momento, la popolazione carica di
speranze si è più volte illusa di poter rientrare nel SaharaOccidentale.
Da allora sono passati 13 anni. Gli organismi internazionali, le istituzioni,
lONU, lOUA, lUE, il governo spagnolo e tutti i governi occidentali,
a cui hanno dato fiducia, sono troppo occupate nel discutere, divagare e falsificare
gli accordi stabiliti, nel momento stesso in cui si proclamano garanti dei dirittidelluomo.
Il popolo sahrawi, invece, partecipa, a pieno titolo, alla battaglia per i diritti
umani, in nome dei diritti delle minoranze e delle culturepiù deboli
e minacciate. Problemi ancora tutti aperti nello specifico africano e non solo
in quello
Che fare? E necessario contrastare lintransigenza marocchina, lunico
a poterlo fare realmente è lo stato francese, grande alleato della monarchia
marocchina, che per troppo tempo ha visto nel Fronte Polisario il braccio armato
dellAlgeria. Oggi il Marocco rappresenta il bastione contro lintegralismo,
così la Francia giustifica la sua indefettibile amicizia con Mohamed
VI. Ma il costo della guerra portata avanti da Hassan II ha minato la sabbia
sotto i piedi dellattuale sovrano, scavato il divario fra ricchi e poveri,
e reso ogni giorno più concreta la possibilità che proprio il
Marocco diventi la culla di un futuro integralismo nel Maghreb.
La Francia, paese democratico per eccellenza, è famosa per la sua libertà
di stampa, ma i legami tra i media francesi ed il Marocco sono così ben
stretti da non permettere che uninformazione favorevole o imparziale a
proposito del popolo sahrawi, possa essere pubblicata. E quanto denuncia
il giornalista francese Jean Lamore nel suo libro Diario del Polisario:
la stampa francese, che ha quasi sempre taciuto i crimini della monarchia, va
ancora più lontano nella sua opera di sottomissione, disinformando lopinione
pubblica fino ad assumere un ruolo diverso, quello di profanatore della
storia. Ancora il Lamore ci fa sapere che in Francia una rivista notissima
come Athéna, espressione della posizione del governo, fa ricorso
alle tesirevisioniste di Bernard Lugan per trattare la questione del Sahara
Occidentale. Bernard Lugan, professore delluniversità di Lione
III, è conosciuto per le sue tesi razziste e revisioniste ed è
diventato unaspecie di isotopo della menzogna, la sua firma è il marchio
di riconoscimento per quanti conservano un personale risentimento nei confronti
delle indipendenze raggiunte dalle antiche colonie, scrive Lamore.
In tempi di globalizzazione, informare, nonostante la grande disponibilità
di mezzi dinformazione, subalterni però al news management, sta
diventando sempre più difficile. Solo le gesta belliche dei paesi democratici
come USA - Gran Bretagna contro il dittatore Saddam Hussein prima e poi contro
il popolo irakeno o le
favole nuziali degli uomini, occupano ed interessano i lettori, la cui curiosità
sembra affievolirsi. Il mio obbiettivo è stato conoscere il popolo sahrawi,
cioè documentare la situazione paradossale di un popolo teso ancora alla
conquista dei propri diritti di esistenza e di vita, nonostante il riconoscimento
degli organismi internazionali. E questo perché credo che conoscere
come diceva un filosofo italiano del secondo Ottocento equivale
a trasformare.
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