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Capitolo 1



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Premessa storica

Premessa storica Il Sahara Occidentale, ex Sahara spagnolo, è il territorio situato nel Nord Ovest del continente africano, con una superficie di 266.000 kmq, confina a Nord con il Marocco, a Nord Est con l'Algeria, a Sud e Sud Est con la Mauritania e a Ovest con l'Oceano Atlantico. Affidato alla Spagna nel Congresso di Berlino (1884-1885), venne occupato effettivamente solo nel 1934, in seguito alla sollecitazione dell'avanzata francese sui confini dei paesi vicini (Algeria, Marocco e Mauritania). La Francia premeva per un controllo effettivo della Spagna perché il territorio era diventato una roccaforte della resistenza che minacciava anche la presenza francese nelle sue colonie confinanti. L'occupazione spagnola del territorio mise fine al sistema politico esistente allora: il Consiglio dei Quaranta (Ait Arbein), un'Assemblea Federale delle tribù. Da allora la Spagna cominciò a governare il territorio applicando misure amministrative che miravano alla distinzione dei sahrawi dai cittadini dei paesi vicini, quindi li obbligò a portare i documenti d'identificazione, prima inesistenti, e ad avere l'autorizzazione per attraversare i confini; per garantire il suo controllo sulla popolazione nomade la costrinse alla concentrazione forzata nelle grandi città applicando la politica della "terra bruciata": nel 1958, con l'aiuto di Francia e Marocco(1) , condusse un'operazione militare (Huracàn - Ecouvillon) contro i residui della resistenza sahariana che fu utilizzata anche contro i nomadi e il loro bestiame allo scopo di obbligarli ad entrare nelle città. Proprio a causa della natura nomade della popolazione che si spostava da un luogo all'altro senza preoccuparsi di frontiere e confini, il numero della popolazione non fu mai precisato, solo dalla seconda metà degli anni '50 la Spagna fece alcune stime del numero della popolazione (2) , e nel 1974 un censimento determinò il numero della popolazione in 73497 persone. Invece le stime del 1989 hanno fissato la popolazione in 186488 abitanti (3) la maggior parte dei quali vive nei campi profughi nel Sud Ovest dell'Algeria. I confini del Sahara Occidentale (4) furono tracciati in varie fasi di trattative fra la Gran Bretagna e la Francia nel 1890, poi fra Spagna e Francia negli anni 1900, 1904 e 1912 e fra la prima e Marocco nel 1958:

Nel 1956, il Marocco cominciava le rivendicazioni di alcuni territori nei paesi vicini, fra cui il Sahara Occidentale e la Mauritania, come era indicato nel discorso del leader del Partito Istighlal sopraindicato. Nel 1963, le Nazioni Unite inclusero il Sahara Occidentale nella lista dei territori non autogovernati.(6) Nel 1965 il re del Marocco creò un Ministero per le questioni della Mauritania e del Sahara (sciolto nel 1969) poiché anche la Mauritania era oggetto delle sue rivendicazioni. Nel 1966 il Marocco e la Mauritania votarono alle Nazioni Unite (nella commissione della decolonizzazione) a favore dell'autodeterminazione per il popolo sahrawi, il Partito dell'Indipendenza marocchino (il partito padre dell'idea della creazione del Grande Marocco) protestò contro la nuova politica del suo governo a proposito del Sahara Occidentale. Nello stesso anno il Consiglio dei Ministri dell'OUA adottò la sua prima risoluzione sul Sahara Occidentale, chiedendo la libertà e l'indipendenza per questo territorio, e anche l'Assemblea Generale per la prima volta adottò la risoluzione n°2229 con la quale invitava la Spagna a consentire alla popolazione la possibilità di esercitare il suo diritto di autodeterminazione tramite l'organizzazione di un referendum di consultazione, e ribadì la sua domanda in tutti gli anni successivi. Nonostante il processo di decolonizzazione abbia avuto inizio in modo intensivo dopo la seconda guerra mondiale, e in particolare in seguito all'emanazione della risoluzione storica numero 1514(XV) del 14 dicembre 1960 sul diritto di autodeterminazione dei popoli, e nonostante tutti i paesi della regione abbiano avuto la loro indipendenza, almeno formale, la Spagna continuò la sua occupazione del Sahara, e continuò a tergiversarsi nel rispondere agli appelli dell'Assemblea Generale. Il mancato adempimento alla legalità internazionale da parte della Spagna fu dovuto al desiderio di sanare la sua economia sfruttando la ricchezza del territorio e in modo particolare i giacimenti di fosfati e le coste pescose, dato che la Spagna era considerata uno dei paesi dell'Europa Occidentale più arretrati di allora. Il 17 giugno 1970 la popolazione del Sahara manifestò contro un progetto spagnolo che mirava all'integrazione definitiva del Sahara con la Spagna. La reazione delle forze coloniali fu immediata e violenta. Ci furono alcuni morti e centinaia di feriti e arrestati, fra loro il capo della rivolta Mohamed Brahim Bassiri. Nel mese di settembre, si tenne una riunione dei presidenti di Algeria , Marocco e Mauritania a Nouadhibou (Mauritania) e fu emanato un comunicato in cui si leggeva: "Dopo un approfondito esame della situazione nel Sahara sotto dominazione spagnola, i tre capi di Stato hanno deciso di intensificare la loro stretta collaborazione per accelerare la decolonizzazione di tale regione: ciò in conformità alle pertinenti risoluzioni dell'ONU. A questo proposito è stato istituito un comitato tripartito di coordinamento, incaricato di seguire sul piano politico e diplomatico il processo di decolonizzazione del territorio". Alcuni partiti nel Marocco, fra i quali l'Istiqhlal pubblicarono una dichiarazione nella quale affermarono che "il carattere vago del comunicato relativo al vertice di Nouadhibou può dare luogo a diverse interpretazioni e suscita le più grandi preoccupazioni per quanto riguarda l'avvenire dei nostri territori sahariani" (7) . Il 10 maggio 1973, nacque il Frente Populare para la liberaciòn de Saguia el Hamra y Rio de Oro (POLISARIO), movimento nazionale anticoloniale che condusse la guerra contro la Spagna obbligandola nel 1974 ad accettare il principio dell'autodeterminazione. Nel 1974, dopo vari richiami dell'Assemblea Generale dell'ONU, la Spagna dichiarò la volontà di organizzare un referendum per l'autodeterminazione della popolazione del Sahara Occidentale. La dichiarazione fu per il re del Marocco la bacchetta magica con cui sperava di risolvere tutti i problemi del suo regime dopo gli incubi degli anni '70: infatti il Marocco aveva conosciuto allora momenti d'instabilità, le difficili condizioni di vita avevano condotto gli ufficiali dell'esercito a ribellarsi contro il Monarca provocando i colpi di Stato di Sjirat nel 1971, e il fallito attentato contro l'aereo del re nel 1972, che portarono decine di loro all'esecuzione. Il re colse al volo l'opportunità data dalla decisione della Spagna e cercò di creare un appoggio popolare al suo regime invece di contare solo sull'esercito, che ormai era diventato il rischio principale che avrebbe potuto mettere in discussione la continuità del trono. Quindi lanciò una campagna interna per suscitare il sentimento popolare usando come strumento il "recupero" del Sahara e "la completezza dell'integrità territoriale del Marocco", coinvolgendo anche l'opposizione alla quale promise interessi economici e cariche politiche e approfittando dell'ignoranza sul tema da parte della popolazione e del sogno di migliaia di poveri marocchini di costruire un futuro migliore nella nuova terra promessa. A livello internazionale dichiarò la sua opposizione a qualsiasi soluzione sul futuro del Sahara che non portasse alla sua annessione al Marocco, e si rivolse alla Corte internazionale di giustizia tramite le Nazioni Unite sollevando la rivendicazione sul territorio, mentre la Mauritania fece una simile rivendicazione su una parte di esso, ed entrambi intesero bloccare il processo di autodeterminazione avanzato dalla Spagna. La proposta di sottomettere la questione del Sahara Occidentale a un parere della Corte internazionale di giustizia allo scopo di determinare quale fosse il suo status al momento della sua colonizzazione nel 1884, fu sollevata dal ministro degli esteri marocchino di allora, Ahmed Laraki, durante la (XXIX) sessione dell'Assemblea Generale (nella sessione ordinaria dell'Assemblea Generale nel 1974). Il rappresentante della Mauritania rivendicò la presenza di legami storici, etnici e culturali e dichiarò il suo appoggio alla proposta del Marocco di sollevare la questione alla Corte internazionale di giustizia, sostenendo che comunque fosse stato il suo giudizio, il diritto di autodeterminazione del popolo sahrawi non sarebbe stato oggetto di alcun impedimento. Il rappresentante dell'Algeria sostenne l'idea del Marocco di sottoporre la questione alla Corte dell'Aja, con la speranza che tale procedura facilitasse un accordo sulla decolonizzazione del Sahara, e dichiarò che il suo paese non aveva nessuna rivendicazione sul territorio e che il problema sarebbe stato risolto rispettando il concetto di confini ereditari (8). La decisione di sollevare il parere alla Corte internazionale di giustizia fu presa dall'Assemblea Generale, in seguito ad una raccomandazione della Quarta Commissione, con la risoluzione n° 3292(XXIX) del 13 dicembre 1974 (9) , questo parere comprendeva le seguenti domande:
I. Il Sahara Occidentale (Rio de Oro y Saguia el Hamra) era, al momento della colonizzazione spagnola, una terra nullius?. Nel caso di risposta negativa alla I:
II. Quali erano i legami giuridici di questo territorio con il Regno del Marocco e l'insieme mauritano?. Nei mesi di maggio e giugno del 1975, il Segretario Generale delle Nazioni Unite, Kurt Waldheim, mandò una commissione di indagine sulla questione del Sahara Occidentale, che ebbe contatti anche con Spagna, Algeria, Marocco e Mauritania. Questa commissione preparò un rapporto sulla situazione nella zona e affermò che una schiacciante maggioranza della popolazione era a favore dell'indipendenza (10). Il 16 Ottobre 1975, la Corte internazionale di giustizia pubblicò il suo verdetto giuridico ed esibì il suo punto di vista sulle questioni sollevate:

La Corte internazionale di giustizia esaminò tutti gli atti internazionali che avevano legato il Marocco ad altri paesi (alcuni paesi europei e l'America) negli anni fra il 1767 e il 1911, che secondo lui stabilivano il riconoscimento estero della sua sovranità sul Sahara Occidentale. Un esempio di questi atti era il trattato per "la pace e il commercio" concluso fra il Sultano del Marocco Sidi Mohamed Ben Abdullah (1757-1790) e il re Carlo III di Spagna, il 28 maggio 1776 a Marrakech. Tale trattato all'articolo n°18 presenta una differenza tra il testo arabo e quello spagnolo che il Marocco tentò di strumentalizzare, senza successo. Nel testo arabo l'articolo recitava: " La Sua Maestà Imperiale ammonisce gli abitanti delle isole Canarie contro qualsiasi spedizione per la pesca nelle coste di Oued Noun e oltre. Lui respinge qualsiasi responsabilità per i modi con cui potrebbero essere trattati dagli Arabi del paese sui quali è difficile applicare decisioni in quanto non hanno residenza fissa; viaggiano e montano le loro tende dove vogliono. Gli abitanti delle isole Canarie saranno certamente maltrattati da questi Arabi ". Il testo in lingua spagnola invece specificava: " La Sua Maestà Imperiale si trattiene di esprimere un'opinione riguardo alla base commerciale che la Sua Maestà Cattolica desidera stabilire a sud del Fiume Noun, in quanto Lui non può assumere la responsabilità degli avvenimenti imprevisti oinfortuni che possano verificarsi, poiché il suo dominio (sus dominios) non vi si estende" (11). In sostanza i due testi confermano l'assenza del controllo del territorio da parte del Sultano. La Corte concluse che gli elementi e le informazioni di cui aveva preso conoscenza non stabilivano l'esistenza di alcun legame di sovranità territoriale fra il territorio del Sahara Occidentale da una parte e il Regno del Marocco o il complesso mauritano dall'altra, e che quindi erano assenti gli impedimenti giuridici che avrebbero potuto modificare l'applicazione della risoluzione 1514(XV) dell'Assemblea Generale delle Nazioni Unite relativa alla decolonizzazione del Sahara Occidentale e all'applicazione del principio di autodeterminazione. Il Re del Marocco strumentalizzò la parte del verdetto in cui la Corte riconosceva la presenza di legami di lealtà fra il Sultano e alcune tribù, e diffuse l'interpretazione secondo cui tali legami sarebbero stati l'equivalente del riconoscimento della sovranità sul territorio. Il 31 ottobre 1975, le sue forze armate entrarono nelle zone a Nord Est del Sahara e il 6 Novembre, dopo aver coinvolto anche l'opposizione, annunciò la partenza della "Marcia Verde": circa 350000 cittadini marocchini attraversarono il confine fra Sahara e Marocco, per la maggior parte poveri a cui il re prometteva un futuro eccellente, grazie alla ricchezza del territorio verso il quale si stavano muovendo. Sotto raccomandazione del Consiglio di Sicurezza, contenuta nella sua risoluzione del 22 ottobre (377-1975), Il Segretario Generale stesso si era recato nella regione (25-28ottobre) visitndo Marocco, Mauritania, Algeria e Spagna. Nel suo rapporto finale sulla visita riportò le posizioni delle parti interessate nella questione, io le riporto qui integralmente come furono pubblicate nel volume 31 de "La comunità Internazionale", 1976 : La posizione del Marocco (dalle consultazioni avute con re Hassan II):
a) Il Marocco non può accettare la tesi secondo la quale converrebbe trattare separatamente la questione di fondo della decolonizzazione del Sahara Occidentale e la situazione determinata dalla "Marcia Verde" verso il Sahara Occidentale, marcia che costituiva un " movimento d'entusiasmo appoggiato dal popolo marocchino ".
b) Di recente, Spagna e Marocco sono entrati in diretto rapporto per giungere a una soluzione bilaterale, con la partecipazione della Mauritania. Da parte marocchina si spera che questi rapporti possano sfociare in un'intesa. Sembra tuttavia che, in caso di fallimento, il Marocco sarebbe disposto a contemplare altre soluzioni, per le quali le Nazioni Unite potrebbero essere chiamate ad esercitare una opportuna funzione. Qualsiasi proposta al riguardo dovrà essere accuratamente esaminata prima di prendere una decisione definitiva.
c) Il Marocco si dichiara soddisfatto del parere consultivo della Corte internazionale di giustizia per quella parte in cui esso pone in luce l'esistenza di legami giuridici di allègeance fra il sultano del Marocco e le tribù viventi sul territorio del Sahara Occidentale, ma respinge la conclusione della Corte secondo la quale i documenti e i dati ad essa presentati non recano alcuna prova dell'esistenza di vincoli di sovranità territoriale fra il territorio del Sahara Occidentale e il regno del Marocco. Il Marocco nutre intenzioni pacifiche e non v'è alcun motivo per cui il popolo marocchino non torni pacificamente in un territorio che storicamente gli appartiene. Il Segretario Generale era rimasto inteso con il re del Marocco che egli lo avrebbe tenuto al corrente, per via diplomatica o tramite un rappresentante personale, del risultato dei colloqui che egli avrebbe avuto con altri governi.
La posizione della Mauritania (emersa dalle consultazioni avute con il presidente M.Oul Daddah):
a) La posizione della Mauritania è praticamente identica a quella del Marocco. Anch'essa ritiene che la Corte internazionale di giustizia ha riconosciuto le sue rivendicazioni territoriali. La Mauritania considera che la situazione creata dalla "marcia verde" nel Sahara Occidentale è collegata con la questione decolonizzazione del territorio e che i due aspetti del problema non possono essere dissociati.
b) Al pari del Marocco, anche la Mauritania ritiene possibile giungere a una soluzione per quanto concerne la decolonizzazione del Sahara Occidentale attraverso negoziati diretti fra la Spagna da un lato, e il Marocco e la Mauritania dall'altro. Benché la Mauritania ritenga che la Spagna sarebbe favorevole a questa formula, tuttavia Madrid non si è ancora pronunciata chiaramente in tal senso.
c) La Mauritania auspica che ogni soluzione cui giungessero questi negoziati riceva l'appoggio delle Nazioni Unite. Se i negoziati dovessero fallire, la Mauritania sarebbe disposta a prendere in considerazione una soluzione in cui le Nazioni Unite fossero chiamate ad esercitare una opportuna funzione.
La posizione dell'Algeria (risultante dalle consultazioni avute dal Segretario Generale con il presidente Boumedienne):
a) L'Algeria respinge categoricamente la posizione del Marocco e della Mauritania secondo la quale il Sahara Occidentale apparterrebbe ad essi a motivo di vincoli storici avuti con questo territorio. Essa ritiene che la Corte internazionale di giustizia ha confermato, nel suo parere consultivo, che le rivendicazioni territoriali del Marocco e della Mauritania non sono giustificate.
b) L'Algeria non nutre alcuna rivendicazione territoriale sul Sahara Occidentale, ma insiste sul fatto che le popolazioni di questo territorio dovrebbero avere la possibilità di decidere del proprio avvenire, esercitando il diritto all'autodeterminazione.
c) L'Algeria ritiene che tutte le parti dovrebbero attendere la decisione dell'Assemblea Generale, in conformità alla ris.3292-XXIX, relativa alla politica da seguire per la decolonizzazione del Sahara Occidentale. Qualsiasi soluzione di questo problema presa fuori dell'ambito delle Nazioni Unite sarebbe inaccettabile per l'Algeria. A parere di quest'ultima, la "marcia verde" era nettamente in contrasto con le pertinenti risoluzioni delle Nazioni Unite. L'Algeria non sarebbe in alcun caso disposta ad accettare un fatto compiuto.
d) Secondo l'Algeria, bisognerebbe applicare il principio dell'autodeterminazione mediante un referendum nel territorio, da organizzarsi sotto gli auspici delle N.U., cui spetta un compito speciale nel processo di decolonizzazione del Sahara Occidentale. Qualunque sia il compito che le Nazioni Unite decidano di assolvere al riguardo, l'Algeria l'accetterebbe senza riserve, pronta altresì ad accettare, qualunque essi fossero, i risultati del referendum. Per converso, l'Algeria non potrebbe accettare nessun accordo bilaterale che la Spagna concludesse con il Marocco e la Mauritania. Ove il Marocco prendesse possesso del territorio in seguito a un accordo del genere, le ripercussioni sarebbero gravi tanto nella regione quanto al di fuori di essa.
La posizione della Spagna (dai colloqui svoltisi dal Segretario Generale con il primo ministro Arias Navarro e il ministro degli esteri Cortina Mauri):
a) Benché il governo spagnolo non si sia messo in diretto rapporto con i governi marocchino e mauritano a motivo dell'urgenza della situazione creata dalla "marcia verde", esso non si è affatto impegnato a cercare una soluzione bilaterale o trilaterale della questione della decolonizzazione del Sahara Occidentale .
b) Secondo occorre esaminare separatamente la situazione determinata dalla "marcia verde" e il problema della politica da seguire per la decolonizzazione del Sahara Occidentale. Tuttavia, alla luce degli avvenimenti più recenti, risulta evidente che, di fatto, i due elementi non potrebbero essere dissociati.
c) La Spagna auspica vivamente che si giunga a un accordo accettabile per tutte le parti della regione. A questo fine, essa è disposta a cooperare in pieno con le Nazioni Unite, che potrebbero essere invitate ad esercitare una opportuna funzione, consistente, eventualmente, in un'amministrazione temporanea del territorio fino a quando non potessero essere definite le aspirazioni della popolazione (12).
La Spagna all'ultimo momento cambiò posizione, e il 14 novembre 1975 firmò con il Marocco e la Mauritania l'accordo di Madrid (13). Questo accordo mise fine alla presenza spagnola sul territorio che venne diviso invece fra le altre due parti firmatarie: la parte nord al Marocco e quello del sud alla Mauritania. È interessante sapere la posizione della Tunisia, che sin dagli anni '60, insieme alla Francia, era uno degli oppositori principali alle rivendicazioni marocchine nei confronti della Mauritania. Per quanto riguarda il Sahara, la sua posizione era ben diversa, e la aveva espresso in modo un po' arrogante: Habib Bourgheba in una dichiarazione riferita dall'Express del 10 novembre 1975, proponeva: " Consiglierei ai marocchini e ai mauritani di dividere il Sahara. Questo immenso Sahara, ove si trovano una ventina di migliaia di nomadi, non è uno Stato vitale. Non è possibile assicurare l'autodeterminazione dappertutto. L'autodeterminazione, talvolta, contribuisce alla creazione di difficoltà. Lo stesso Boumedienne è intervenuto per porre un termine al conflitto tra gli iracheni e i curdi, che domandavano anche essi la loro autonomia…" (14). L'accordo di Madrid rappresentò una deviazione dal processo di decolonizzazione previsto dalla risoluzione delle Nazioni Unite 1514(XV) del 1960, trasformandolo invece in un nuovo colonialismo. L'invasione del Sahara permise al re Hassan II di: calmare le rivolte interne degli anni '70 dovute alla povertà e alla disoccupazione; allontanare l'esercito coinvolgendolo in guerra contro il Polisario (visto che tale esercito era l'incubo principale del re dopo i famosi tentativi di colpo di Stato negli anni precedenti); domare o neutralizzare l'opposizione che non poteva agire per non essere accusata di tradimento dato che il re stava conducendo una guerra per gli interessi "nazionali". La tendenza espansionista del Marocco ebbe un incoraggiamento enorme quando la Spagna cedette la regione di Tarfaya [vedi mappa 1, pag 32] con l'accordo firmato il primo aprile 1958 a Cintra (Portogallo) fra il ministro degli esteri spagnolo Castiella e il suo omologo marocchino Balafraj. Questo accordo estense il confine del Marocco 150 km a sud del suo territorio ereditato dal colonialismo, e il Marocco lo considerò un riconoscimento della "legittimità" delle sue aspirazioni nei confronti delle altre zone (Ifni, Mauritania, Sahara Occidentale). Secondo la sua tesi, la risoluzione 1514(XV) del 1960, paragrafo 6 (15), gli attribuì il diritto di recuperare la sua "integrità territoriale", quindi il diritto di annettere le zone sopraindicate sotto pretesto di "diritti storici". I diritti storici che il Marocco rivendica a difesa delle sue aspirazioni sul Sahara sono infondati e le testimonianze storiche non sono a loro favore:
I- La Corte internazionale di giustizia nel 16 ottobre 1975, negò l'esistenza nel passato di legame di sovranità fra il Sahara e il Marocco.
II- Il Marocco, nel suo tentativo di "recuperare" il Sahara, seguì una modalità che mise in discussione la legittimità delle sue rivendicazioni quando accettò la divisione del territorio con un altro paese (la Mauritania), e lasciò l'impressione che si trattasse solo della spartizione di una preda sotto la protezione degli alleati.
III- Maurice Barbier (16) nel suo commento sulle memorie storiche scritte da uomini europei e americani che girarono ed esplorarono il Sahara Occidentale prima dell'arrivo degli spagnoli scrisse: "La pubblicazione di questi documenti troppo ignorati mira a chiarire il conflitto attuale del Sahara Occidentale dandogli una profondità storica insospettata. Da una parte, i documenti rivelano l'esistenza di una popolazione originale e omogenea, avente la sua identità propria e suoi tratti particolari, e dall'altra parte mostrano che, nel passato, queste tribù nomadi, fiere e indipendenti, non sono mai state sottomesse al Sultano, cosa che rovina la tesi marocchina sui"diritti storici"(16) . Le riflessioni di Barbier si fondano su testimonianze di viaggiatori ed esploratori europei, americani, e senegalesi che misero piede nella zona dal 1810 in poi. Nelle memorie che descrivono i loro viaggi (le loro navi naufragarono sulle coste del Sahara Occidentale, o furono incaricati dai loro Governi di esplorare la zona), nonostante la diversità delle loro provenienze e dei lori scopi confermarono tutti i seguenti fattori:
1- Il Sahara Occidentale prima dell'arrivo della Spagna, era abitato da gruppi tribali indipendenti con caratteri diversi notevoli, dovuti alla diversità etnica (origine araba ,berbera e mista).
2- Nonostante queste diversità, la popolazione aveva numerosi tratti in comune: usanze, abiti, costumi, abitudini alimentari, la pratica di una confessione religiosa, l'Islam, a cui era molto legata, parlava la stessa lingua, Hassania, un dialetto molto vicino all'Arabo classico, e conduceva un modo di vita identico basato sul nomadismo e sullo spostamento continuo per la ricerca di pascoli e acque. L'attività economica era semplice: allevamento, commercio, caccia o pesca, e a volte un po' di artigianato e coltura.
3- La società era composta da varie tribù, ognuna delle quali aveva la sua organizzazione propria, divisa in frazioni e sub-frazioni e queste, divise in gruppi di famiglie (Friq) , ognuna delle quali, costituita da una decina di tende (Khaima). L'autorità veniva applicata dal capo di tribù (Cheikh) con l'assistenza di un'Assemblea (Giama-a), ma non c'era un'autorità che riunisse tutte le tribù, o un'assemblea inter-tribale o sopra-tribale (18), e per questo la zona di Saguiet el Hamra visse in anarchia rispetto alle altre zone vicine.
4- La popolazione del Sahara Occidentale dimostrò sempre un attaccamento alla sua indipendenza e alla sua libertà, questo carattere fu l'incentivo principale alla sua resistenza contro tutti i tentativi dei paesi vicini come gli Emirati di Mauritania, e i Sultani del Marocco. Oltre i punti sopra descritti, si potrebbe aggiungere una peculiarità sociale della popolazione sahrawi. Le tribù applicavano un sistema di solidarietà sociale allo scopo di vincere la povertà: se una persona, o una famiglia, fosse rimasta senza niente, tutte le altre sarebbero dovute intervenire moralmente e religiosamente ad aiutarla, dando un contributo provvisorio (che di solito era un numero di capre, pecore o cammelli), secondo la possibilità di ognuno, finché questa persona, o famiglia, avesse costituito un gregge di animali con il quale cominciare a condurre una vita come gli altri. L'intervento militare provocò l'esodo verso l'Algeria di migliaia di cittadini sahrawi che furono oggetto dei bombardamenti di aerei marocchini in Um Draiga, Tifarite, Ghelta. Il giorno successivo la partenza dell'amministrazione spagnola, avvenuta il 26 febbraio 1976, Il Fronte Polisario dichiarò la nascita della Repubblica Araba Sahrawi Democratica (RASD) e i primi riconoscimenti arrivarono dai paesi africani come il Madagascar, il Benin e l'Algeria. Di fronte all'invasione del territorio da parte del Marocco e della Mauritania, in seguito all'accordo di Madrid fra questi due paesi e la Spagna, il Polisario continuò la lotta per la liberazione e dopo quattro anni la Mauritania rinunciò alle sue rivendicazioni e stipulò il 5 agosto 1979 la pace con la RASD, ma il territorio che era sotto il suo controllo venne occupato l'11 dello stesso mese dal Marocco, senza nessuna reazione delle Nazioni Unite, data la registrazione da parte loro dell'accordo di Madrid nel 1975 (19). Dopo l'uscita della Mauritania dalla guerra il Polisario concentrò i suoi attacchi contro il Marocco e nel biennio 1979-80 riuscì a controllare la maggior parte del territorio. Il Marocco si vide costretto alla costruzione di mure difensive, che all'inizio limitarono l'efficacia degli attacchi del Polisario, perché si trattava di una tattica nuova per i suoi combattenti, ma non passò un anno che si adattarono, tanto che le grandi operazioni militari furono proprio quelle verificatesi contro il muro. Il primo tratto di queste mura fu il triangolo utile fra la Capitale Aaiun, Smara e Bu Craa, in altre parole quello costruito per proteggere le miniere dei giacimenti di fosfati. Gli anni 1979-87 furono gli anni più duri della guerra che durò dal 1975 al 1991, sia dal punto di vista militare che diplomatico, al punto che il re (20) del Marocco cominciò seriamente a pensare di risolvere il problema, e diede inizio a vari negoziati segreti in Lisbona, Algeria (21)e Mali. Se non che l'andamento degli avvenimenti nel mondo giocarono a suo favore: "

 

Evoluzione dei confini del Sahara Occidentale

MAPPA 1
MAPPA 2
MAPPA 3
MAPPA 4

(Inizio pagina)

 

  1. La partecipazione del Marocco consistette nell'offrire all'autorità spagnola tutti i dati concernenti la resistenza sahariana, e nel privare delle armi quelli che erano presenti nel Marocco.
  2. Filipe Briones, Sahara: Cien años sin libertad, p. 132: Le stime fatte dalla Spagna erano: 1955 (24563 abitanti), 1963 (33439 abitanti), 1964 (37500 abitanti), 1965 (54178 abitanti), 1970 (59777 abitanti).
  3. "Keesing's Record of World Events", vol. 37, 1991, p. 38063.
  4. Felipe Briones, cit., pp. 16-19.
  5. Fu consegnata al Marocco solo nel 1958, e forse per questo alcune fonti determinano la superficie del Sahara in 284000 Kmq, cioè incudono anche la regione di Tarfaya .
  6. Giulia Fumagalli, Il Sahara Occidentale. Eredità coloniali e nuove indipendenze, in "L'Africa e il XX Secolo, Riflessioni sulle culture e le società contemporanee", pp. 10 e 17.
  7. Andreina Francisi, La controversia per il Sahara occidentale (1956-1975), "Politica Internazionale", 1978, pp. 84-5.
  8. "Yearbook of the United Nations", Vol. 28, 1974, p. 794-5.
  9. "Yearbook of the United Nations", cit., p. 795.
  10. La Commissione era composta dal suo presidente Simeon Akè (Costa d'Avorio), Marta Jiménez Martìnez (Cuba), Manouchehr Pishva (Iran).
  11. Il testo originale è: "His Imperial Majesty refrain from expressing an opinion with regard to the trading post which His Catholic Majesty wishes to establish to the south of the River Noun, since he cannot take responsibility for accidents and misfortunes, because his domination(sous dominios) does not extend so far". Presente in: "International Court of Justice: Reports of Judgments, Advisory Opinionns and Orders, 1975", p. 50. e in Tony Hodges, Historical Dictionary of Western Sahara, pp. 223-4.
  12. "La Comunità Internazionale", vol. 31, pp. 168-170.
  13. Vedi appendice II, p.79
  14. Loris Gallico, Il caso controverso dell'ex territorio spagnola: troppi pretendenti per il Sahara, "Relazione Internazionale", n. 2, 1976, p. 20 .
  15. Il contenuto di questa paragrafo afferma: " ogni tentativo volto a distruggere, parzialmente o integralmente, l'unità nazionale e l'integrità territoriale di un paese, è incompatibile con i fini ed i principi della Carta delle Nazioni Unite ".
  16. Maurice Barbie, Professore di Scienze Politiche all'Università di Nancy-II
  17. Maurice Barbier,Voyages et Explorations au Sahara Occidental au XIXe Siecle, pp. 14-17.
  18. In realtà c'era un'Assemblea Federale (Consiglio dei Quaranta) che riuniva tutte le tribù, ma solo nei periodi di guerra contro gli invasori stranieri. Nei periodi di pace ogni tribù o frazione o sub-frazione si autogestisce.
  19. Il Polisario contestò immediatamente l'invasione all'ONU, ma non essendone membro, la sua richiesta non ebbe conseguenze. A mio parere, invece, le Nazioni Unite avrebbero dovuto agire contro quest' annessione in base ai capitoli VI e VII della loro Carta, in quanto secondo il Diritto internazionale, l'occupazione di un territorio altrui rappresenta un'aggressione che richiama il diritto alla legittima difesa collettiva.
  20. "Keesing's Record of World Eventes", Vol. XXVIII, 1982, p. 31488: Il Marocco per giustificare le sue sconfitte cominciò ad accusare altre parti di aver mandato esperti militari per aiutare il Polisario, un esempio è il messaggio del re Hassan II ai presidenti di USA e Francia, al Segretario Generale dell'ONU, e al gruppo dei Sette dell'OUA il 13 ottobre 1982, in cui si leggeva: " Moroccan territory had been violated and its troops attacked by heavily armed bands with the most sophisticated weaponry who could only have come from neighboring countries. Since no state in the region, and certainly not Polisario, has African- we stress African- technicians capable of the skilful and effective use of sush weapons".
  21. http://www.aljazeera.net/nr/exeres/6E8A0CA9-3E19-49A4-940D-9E38DF3F9838. Intervista con Bachir Mustafa, l'ex numero due del Frente Polisario, con l'emittente araba Aljazeera, del 20/08/04.
  22. "Keesing's Contemporary Archives", vol. XXVII, 1981, p. 30714.
  23. "Keesing's Record of World Events", vol. XXX, 1984, p. 33246.
  24. "Keesing's Record of World Events", Vol. 35, 1989, p. 36409.