2.1 Origine del piano
2.2 Il piano di pace del 1991
Tabella
2.3 Le critiche al piano per il referendum
2.1 Origine del piano
Durante le riunioni del 17° vertice dell'OUA a Nairobi, nel giugno 1981,
il Marocco ammise, per la prima volta l'idea di organizzare un referendum nel
Sahara Occidentale. Hassan II accettò, oltre al referendum, anche che
la fonte per stabilire la base del corpo elettorale fosse il censimento del
1974, realizzato dalla Spagna, a condizione che l'esercito (1)
e l'amministrazione marocchini rimanessero nel territorio. Questo era
il frutto di vari impegni presi dall'OUA a partire dall'istituzione della commissione
ad hoc (Wise Men) nel 1979 che mirava alla ricerca di una soluzione del
conflitto.
L'11 novembre 1983, Pèrez de Cuèllar, ex Segretario Generale delle
Nazioni Unite, dichiarò che l'ONU era disposta a collaborare con l'OUA
per trovare una soluzione al conflitto fra Marocco e Polisario.
Il mese successivo (il 10 dicembre), il Vicepresidente USA, George Bush, in
una visita ai paesi nordafricani, manifestò la volontà del suo
paese di trovare una soluzione pacifica al conflitto nel Sahara.
Il 12 novembre 1984, l'OUA accettò la RASD (Repubblica Araba Sahrawi
Democratica) come suo 51° membro, e il Marocco si ritirò dall'Organizzazione.
Nel mese d'agosto del 1988, le due parti in conflitto nel Sahara Occidentale
(Marocco e Polisario), diedero il loro consenso, in via di principio, al piano
delle Nazioni Unite che prevedeva: il cessate il fuoco, lo scambio di prigionieri
di guerra, e lo svolgimento di un referendum in cui il popolo sahrawi era chiamato
a scegliere fra l'indipendenza e l'integrazione con il Marocco.
2.2 Il Piano di pace del 1991 (Inizio
pagina)
Il 27 giugno 1990, il Consiglio di Sicurezza dell'ONU approvò un piano
preliminare per la creazione di una Missione delle Nazioni Unite per il Referendum
nel Sahara Occidentale (MINURSO) che fu istituita ufficialmente il 29 aprile
1991 con il compito di monitorare il cessate il fuoco e organizzare il referendum.(2)
Il piano prevedeva come condizione necessaria, dopo la creazione della Missione
delle Nazioni Unite per il Referendum nel Sahara Occidentale (MINURSO), il cessate
il fuoco fra le due parti e subito a seguire un periodo di transizione di 24
- 26 settimane durante il quale:
Il cessate il fuoco fu realizzato il 6 settembre 1991, ma il processo per
il referendum fu bloccato ai primi passi della sua applicazione, cominciando
dal suo elemento sostanziale cioè dalla determinazione del corpo elettorale
che ogni parte voleva scegliere secondo criteri a proprio favore.
Davanti alla flessibilità mostrata da parte delle Nazioni Unite nell'applicare
le clausole del piano per il referendum, il Marocco riuscì a mettere
in crisi il processo d'identificazione, infatti all'improvviso, nel 1991, il
Marocco ritirò l'ammissione fatta in cui riconosceva il censimento del
1974 come base con cui determinare i votanti e presentò inoltre nuove
domande per l'inscrizione di nuove categorie nella lista elettorale. Per complicare
le cose diede anche inizio alla seconda "Marcia Verde": uno spostamento
di massa di 35000 cittadini marocchini nel territorio del Sahara.
Secondo il Marocco si trattava proprio del ritorno di profughi sahrawi previsto
dal piano di pace, sahrawi che a detta del Marocco erano stati espulsi dall'autorità
spagnola durante la sua permanenza nel territorio del Sahara prima del 1975
e che si erano rifugiati in Marocco.
La questione si peggiorò ancora di più quando l'ex segretario
delle Nazioni Unite, Javier Perz de Cuèllar, nel suo rapporto al Consiglio
di Sicurezza, il 19 dicembre 1991, apportò nuove proposte che miravano
all'allargamento del corpo elettorale che nel piano originale era determinato
secondo le seguenti categorie :
a) Le persone i cui nomi figurano nel censimento aggiornato del 1974 realizzato
dalla Spagna, ex amministratrice del Sahara Occidentale, che al giorno del referendum
avranno compiuto 18 anni.
b) Le persone che erano residenti nel territorio come membri d'una tribù
Sahrawi al momento della realizzazione del censimento del 1974, che non furono
censiti.
c) I membri stretti della famiglia (padre, madre, figli) delle due categorie
precedenti.
I due nuovi criteri proposti, che miravano proprio ad avvantaggiare il Marocco
e che per essere verificati si accontentavano anche della sola testimonianza
orale, erano i seguenti:
I. -Le persone figlie di padre di origine Sahrawi nato nel territorio .
II.-I membri di una tribù sahrawi appartenente al territorio che vi hanno
vissuto per sei anni consecutivi o dodici non consecutivi prima del primo dicembre
1974.
"The Independent" britannico del 21 dicembre 1991, commentò
i nuovi criteri in questo modo: "
come se uno volesse decidere il
futuro dell'Irlanda del nord, dando il diritto di voto a tutti quegli americani
di origine irlandese" .(4)
Il Marocco con i nuovi criteri annunciò che almeno 120000 persone sarebbero
state aggiunte alla lista elettorale rispetto al conteggio precedente.
Al momento della discussione del suo rapporto al Consiglio di Sicurezza (CS),
mancava solo un giorno al termine del mandato di Perez di Cuellar, quindi il
CS si trovava imbarazzato: non voleva respingere l'ultimo atto del Segretario
uscente, ma nello stesso tempo non poteva adottarlo data la sua faziosità
rifiutata da alcuni dei suoi membri come l'Austria, la Cina, Cuba, lo Zimbabwe
e l'India (5) .
Come via di uscita il Consiglio non votò le nuove proposte e chiese invece
all'entrante Segretario Generale, Boutros Boutros Ghali, di preparare un nuovo
rapporto sulle modalità per sbloccare il processo d'identificazione.
L'atteggiamento di Cuéllar può trovare una spiegazione nella notizia
riportata dal giornale spagnolo El Mundo, il 2 febbraio1993: "Perez de
Cuéllar è stato nominato vicepresidente di una filiale del consorzio
marocchino ONA, legato ad Hassan II. Poco prima di lasciare la sua carica, il
diplomatico ha raccomandato al Consiglio di Sicurezza di allargare il censimento
del Sahara Occidentale prima dello svolgimento del referendum di autodeterminazione"
(6)
Con l'arrivo di Boutros Ghali, le cose non cambiarono molto: la posizione
di questo nuovo Segretario simpatizzante del Marocco nel suo conflitto contro
il Polisario, era conosciuta già da quando nel 1977 era capo della diplomazia
del suo paese, l'Egitto.
Durante il processo d'identificazione sorse il problema di individuare le persone
appartenenti ad alcune tribù non classificate in sub-frazioni dal censimento
del 1974 a causa della loro piccola dimensione, e che erano invece riunite sotto
la stessa sigla pur appartenendo a tribù diverse. Si tratta delle tribù
messe sotto le sigle H41, H61 e J51-52 il cui nucleo principale vive in Marocco
e Mauritania e tramite le quali il Marocco voleva aggiungere migliaia di nuovi
nomi alla lista elettorale [vedi tabella].
In questo contesto il Marocco spinse nuove ondate di immigrazione allo scopo
di bloccare il referendum e mettere le Nazioni Unite davanti al fatto compiuto.
Così nel mese di settembre 1991 iniziò appunto questa seconda
"Marcia Verde" (di cui sopra). L'accaduto, verificatosi nel periodo
del mandato di Perez de Cuèllar, non era stato condannato dall'UNO, quindi
negli anni 1993-94 con la terza e la quarta Marcia, il numero di quelli che
il Marocco voleva inserire nella lista si moltiplicò più di tre
volte.
Il Piano di pace attribuì agli individui il diritto di sollecitare una
richiesta per essere inclusi nella lista elettorale, ma a causa della mancata
precisazione riguardo la possibilità di ripetere questa richiesta in
caso di rifiuto (appello), le parti fornirono due diverse interpretazioni: per
il Marocco la persona avrebbe sempre avuto il diritto di chiedere fino all'accettazione
della sua domanda, mentre per il Polisario, dopo il primo rifiuto, la persona,
per presentarsi di nuovo davanti alla commissione d'identificazione, avrebbe
dovuto essere in possesso di nuove prove che confermassero il suo diritto di
voto.
Nel 1997 venne nominato come inviato personale del Segretario Generale delle
Nazioni Unite l'ex Segretario degli Affari Esteri americano James Baker, che
per sbloccare il processo del referendum, organizzò vari negoziati fra
le parti. Questi portarono alla conclusione dell'accordo di Houston (nel settembre
1997) con la partecipazione di due paesi osservatori, Algeria e Mauritania.
L'accordo di Houston pose le regole da seguire per la campagna elettorale, determinò
la base per i votanti, programmò le date per il ritorno dei rifugiati,
lo scambio di prigionieri di guerra, la liberazione dei detenuti politici e
infine determinò le modalità per la riduzione delle forze delle
due parti e i luoghi in cui sarebbero state stanziate .(7)
Baker in una conferenza stampa ufficiale dopo la conclusione dell'accordo dichiarò:
"Tra dieci o undici mesi potrebbe essere il giorno dello scrutinio"(8)
. Il rapporto del Segretario Generale del 13 novembre 1997, fissava
per il 7 dicembre dell'anno successivo la data del referendum.
L'operazione d'identificazione per le tribù sulle quali vi era l'accordo
delle due parti si concluse nei primi giorni di settembre 1998, e le Nazioni
Unite procedettero alla ricerca di un accordo fra Marocco e Polisario per determinare
la lista finale per i tre gruppi H, I e J.
Nel mese di luglio 1999 veniva pubblicata la lista provvisoria delle persone
accettate a far parte del corpo elettorale, relativa alle tribù non contestate
dalle parti: nella lista figurano 84251 nomi su 147249 richieste presentate
alla Commissione d'Identificazione.
Con la diffusione di questa lista cominciò il processo degli appelli
e nel giro di sei settimane gli uffici della Commissione d'Identificazione ricevettero
circa 79000 appelli quasi tutti da parte del Marocco.(9)
Per i gruppi contestati la Commissione d'Identificazione nel dicembre 1999 accettò
2130 persone come votanti su 51220 richieste e diede inizio ai ricorsi. Successivamente,
nel gennaio 2000, ricevette altri 50000 ricorsi relativi ai gruppi contestati
e questo portò il numero totale degli appelli sollevati a 130000, secondo
il rapporto del Segretario Generale S/2000/461.
Baker guidò vari negoziati per sbloccare la situazione in varie capitali
europee, come Londra (14 maggio,28-29 giugno 2000), Ginevra (20-21 luglio 2000),
Berlino (28-29 settembre 2000) .(10)
Col perpetuarsi della divergenza fra gli oppositori, le Nazioni Unite cominciarono
man mano ad abbandonare il piano originale e a ricercare altre soluzioni per
risolvere il conflitto. I primi segnali di questo cambiamento si rivelarono
nei rapporti del Segretario Generale, che con il passare del tempo aumentò
la tendenza a parlare dell'impossibilità di applicare il piano per il
referendum dato il mancato accordo fra le parti. Ad esempio nel rapporto del
Segretario Generale, Boutros Boutros Ghali, del 10 marzo 1994, propose al Consiglio
di Sicurezza di scegliere una delle seguenti opzioni .(11)
1. Lo svolgimento del referendum per l'autodeterminazione entro dicembre 1994
a prescindere dal consenso delle due parti.
2. La sospensione di tutti i lavori del MINURSO tranne il mantenimento di alcuni
osservatori militari per garantire il cessate il fuoco.
3. La continuazione dei negoziati fino alla fine del mese di giugno 1994 allo
scopo di determinare una lista credibile per il referendum che sarebbe stato
organizzato entro la fine dell' anno 1994.
Il Consiglio di Sicurezza optò per la terza scelta con la risoluzione
n° 907 del 29 marzo 1994.
Nel mese di gennaio 1996, il Consiglio di Sicurezza minacciò le due parti
dell'eventuale ritiro del MINURSO se avessero protratto la loro divergenza sul
piano di pace, e quattro mesi dopo (il 29 maggio 1996), con la sua risoluzione
1056, decise una riduzione del 20% dello staff del MINURSO operativo nel Sahara
Occidentale.
Infatti dal 2000 le risoluzioni del Consiglio di Sicurezza, sulla questione,
parlano di soluzione politica e non più dello svolgimento del referendum
(o almeno parlano di un referendum con parametri diversi di quelli del piano
originale) . La più famosa di quelle vie alternative al referendum era
il piano Baker che nella sua prima versione fu rifiutato completamente dal Polisario
e dall'Algeria, e accettato dal Marocco. Dopo vari contatti fra le parti interessate
(Fronte Polisario, Marocco, Algeria, Mauritania, Spagna, Francia e gli Stati
Uniti) Baker apportò alcune modifiche al suo piano e lo ripropose alle
parti, e divenne il famoso Piano Baker 2 (12) intitolato
"Peace plan for self-determination of the people of Western Sahara"
.
Di nuovo il Polisario rifiutò il piano perché prevedeva il diritto
di voto anche per i cittadini marocchini installati sul territorio che costituivano
la maggioranza della popolazione. Il Marocco invece lo accettò e accusò
il Polisario di bloccare tutti gli sforzi delle Nazioni Unite, ma a questo punto
improvvisamente il Polisario cambiò strategia e annunciò l'accettazione
del piano Baker2, lasciando il Marocco sorpreso. Di fronte all'accettazione
delle due parti, infatti le Nazioni Unite avrebbero dovuto procedere alla fase
successiva, cioè l'applicazione del piano. Il Marocco, nonostante la
maggior parte dei votanti del nuovo piano fossero suoi cittadini, non ha avuto
il coraggio di andare incontro al referendum, quindi (dopo averlo accettato)
rifiutò il Piano Baker 2, e dichiarò invece la sua disponibilità
a cedere un'autonomia allargata al territorio.
Si può dire che tutti gli sforzi prestati dalle Nazioni Unite per individuare
i votanti per il referendum sono state solo una perdita di risorse umane, di
tempo e soldi. La questione non era dunque la difficoltà di determinare
le persone aventi diritto al voto, ma la mancata volontà politica di
risolvere il conflitto da parte del Marocco e dei suoi alleati, in prima linea
della Francia.
Tabella (Inizio pagina)
| Totale | Zone occupate(Sahara Occi.) | Zone liberate e campi profughi | Marocco | Mauritania L'aumento rispetto al censimento del 1974 |
L'aumento rispetto al censimento del 1974 | |
| Il totale delle domande | 242000 | 85140 | 42300 | 98371 | 16189 | 181000 |
| Di cui figurano nel censimento del 1974 | 61000 | 28000 | 27000 | 1000 | 5000 | 296.72% |
| Domande delle sub - frazioni delle tribù A,B,C,D,E,F e G | 131730 | 47754 | 38252 | 37869 | 7863 | 78630 |
| Di cui figurano nel censimento del 1974 | 53100 | 22800 | 25700 | 580 | 4020 | 148.07% |
Domande del gruppo delle tribù H41,H61e J51-52. |
66472 | 17786 | 1706 | 53590 | 3390 | 64272 |
Di cui figurano nel censimento del 1974 |
2200 | 1200 | 200 | 50 | 750 | 2921.45% |
| Domande delle altre tribù H, I e J | 43798 |
19600 |
2342 | 16912 | 4936 | 38090 |
| Di cui figurano nel censimento del 1974 | 5708 | 4000 | 1100 | 370 | 230 | 668.38% |
La tabella porta i numeri e le percentuali delle persone che fecero domande
per partecipare come votanti nel referendum rispetto al censimento del 1974
che determina la popolazione in 73497 persone.
L'autorità della Spagna attribuì a ogni tribù una lettera
(A,B,C,D,E,F,G,H,I,J) e per ogni sub -frazione attribuì una sigla alfanumerica,
questa ultima venne attribuita in alcuni casi anche ad un insieme di tribù
i cui dimensione era molto piccolo. Le sigle per le prime sette tribù
A-G : (A11 a A62, B11 a B81, C11 a C 35, D11 a D 22 , E11 a E 21 , F 11 a F
51 e G11 a G 61), mentre per H-J le più diffuse furono (H41, H61, J51-52,)
sono le tribù che la loro maggioranza vive in Marocco e Mauritania .
La sigla H61 comprese 17 tribù e J51-52 invece 64 tribù.
2.3 Le critiche sul piano per il referendum nel Sahara
Occidentale(Inizio
pagina)
Al piano delle Nazioni Unite e alle modalità seguite per metterlo in
pratica, non mancarono le critiche sia da parte di studiosi (13)
che di alcuni componenti della Commissione stessa del MINURSO.
Il piano per la pace previde che il Rappresentante Speciale del Segretario Generale
avrebbe dovuto avere l'esclusiva responsabilità sulle materie connesse
al referendum, la sua organizzazione e il suo svolgimento, ma in realtà
con l'entrata in funzione del piano, il MINURSO non ha mai avuto un controllo
effettivo e per muoversi è sempre stato condizionato dalla presenza dell'autorità
e dell'esercito marocchini.
Per il monitoraggio del cessate il fuoco e per garantire la sicurezza, il Piano
prevedeva l'invio di 1695 soldati e 300 poliziotti delle Nazioni Unite. Nonostante
la presenza di 160000 soldati marocchini e nonostante il territorio sia vasto
poco meno dell'Italia, di queste forze le Nazioni Unite hanno messo in campo
solo 240 (14) uomini, fra militari e civili, che rappresentano
solo il 12% dello staff previsto. Questo è un altro elemento insieme
alla mancata precisazione delle regole per individuare i votanti, che rafforza
l'impressione che le potenze che gestiscono le Nazioni Unite abbiano preparato
il Piano in modo tale che non potesse essere destinato ad essere la base definitiva
per la risoluzione del conflitto(15) , visto che lo svolgimento
del referendum significherebbe "the winner takes all" (chi vince prende
tutto). Il Piano era servito loro per fermare la guerra e trovare il tempo per
cercare altre soluzioni che potessero garantire gli interessi di tutte le parti
interessate eccetto il popolo sahrawi che continua a soffrire lontano dalla
sua terra in campi profughi, in condizioni climatiche tra le più aride
del mondo.
Il territorio continua ad essere diviso materialmente da un muro lungo 2500km
costruito con pietre e cemento, protetto da filo spinato e campi minati (16)
, vigilato da 160000 soldati e da sistemi sofisticati di radar. È
una realtà che le Nazioni Unite, nonostante la presenza dei loro caschi
blu lungo i suoi lati, non l'hanno mai denunciato, in quanto costituisce una
violazione eclatante dei diritti umani: separa migliaia di famiglie da circa
30 anni, nel silenzio dei mass-media.
Il piano è rimasto vago e poco preciso a proposito del ruolo amministrativo
che dovrebbe spettare alle Nazioni Unite, mentre il Marocco è rimasto
l'amministratore effettivo del territorio e ha annunciato nuovi spostamenti
di massa di circa 170000 marocchini da installare nel territorio contestato.
Inoltre il Marocco, nonostante la presenza delle Nazioni Unite, ha organizzato
il 4 settembre 1992, un referendum per le riforme costituzionali nel Marocco
sul territorio, senza che l'ONU protestasse per questo, mostrando così
la sua sovranità sul Sahara Occidentale.
Era anche previsto il ritorno dei rifugiati sahrawi alla loro terra, ma il piano
non avev,a precisato come questi avrebbero potuto recuperare le loro proprietà
abbandonate all'inizio del conflitto nel 1975/76.
Mancavano anche le garanzie contro qualsiasi eventuale episodio di repressione
da parte della polizia marocchina contro i cittadini sahrawi, dato che il piano
non aveva determinato come il MINURSO avrebbe dovuto agire per evitare tali
situazioni. Queste garanzie sono pericolosamente assenti dal Piano, nell'eventualità
della vittoria del voto pro Marocco, nei confronti dei militanti e simpatizzanti
del Polisario.
Il re del Marocco voleva la presenza sul territorio dell'amministrazione e delle
truppe marocchine durante il processo del referendum; non erano chiarite le
modalità e il calendario per il loro ritiro nel caso in cui l'esito del
referendum fosse a favore dell'indipendenza.
Inoltre il Piano delle Nazioni Unite non prevedeva nessuna procedura precisa
per l'istituzione di una nuova autorità né procedure per la legittimazione
di nuove strutture politiche nel caso di un voto a favore dell'indipendenza,
mancanze che potrebbero portare allo scoppio di divergenze politiche nella popolazione
e alla probabile strumentalizzazione di queste divergenze da parte del Marocco
fino a creare una guerra civile.
Il Piano parlava di libertà di voto e di garanzie per la libertà
di espressione durante la compagna elettorale del referendum, senza però
chiarire come sarebbero dovute essere garantite.
Oltre a questo non erano previste sanzioni contro la parte non adempiente alle
procedure accettate dalle due parti .
Forti furono anche le critiche di Frank Ruddy, ex vicepresidente del MINURSO
nel periodo tra febbraio 1993 e giugno 1994. In un suo rapporto presentato davanti
ai rappresentanti del Sottocomitato americano dei Dipartimenti di Giustizia,
Commercio, Interno e altre Agenzie collegate. Riporto qui alcuni tratti delle
sue testimonianze di cui il Segretario Generale, Boutros Ghali (17)
, impedì la presentazione davanti alla Quarta Commissione delle
Nazioni Unite:
" I nostri membri arabi della Commissione d'Identificazione mi hanno informato
che i Sahrawi invitati all'identificazione si lamentavano (in Hassania, il dialetto
arabo locale), che alcuni membri delle loro famiglie e loro amici avevano presentato
richieste ai centri marocchini, ma i loro nomi non figuravano nella lista delle
persone che avrebbero dovuto essere identificate, quindi il loro diritto di
voto è stato negato
Altri invece erano sulla lista, ma i marocchini
hanno rifiutato di caricarli sul furgoncino che li portava al centro d'identificazione
".
" Una nota esplicativa: solo a quelle persone locali che erano state accreditate
dai marocchini era permessa l'entrata al centro d'identificazione del MINURSO
o agli uffici delle Nazioni Unite..".
" Nessuno ha parlato ai marocchini, per quanto ne sappia, e con molto certezza
il Quartiere Generale delle Nazioni Unite non era stato mai informato ".
" Molti dicevano di temere per la loro vita se i marocchini li avessero
visti parlare con il personale dell'ONU..".
" Nello stesso mese, il coordinatore ufficiale del Marocco con il MINURSO,
si era vantato pubblicamente davanti ad un gruppo del personale del MINURSO
in un bar che bastava solo lui a decidere se il processo d'identificazione dovesse
continuare o no il giorno successivo (che era già fissato) e per dimostrarlo
prese il telefono (era circa mezza notte) e davanti a tutti cancellò
le sessioni d'identificazione per la settimana successiva ".
" Esperti nella politica del Marocco me hanno detto che, questo paese non
vuole il referendum, perché i rischi sono maggiori delle garanzie possibili
e che lo statuto quo non è tanto male..'' (18) .
Penso di aver dimostrato che la mancata risoluzione del conflitto del Sahara
Occidentale non è dovuta alla mancanza della legittimità della
causa Sahrawi bensì alla debole se non nulla efficacia dell'intervento
delle Nazioni Unite e alla presenza degli interessi delle grande potenze di
cui tratterò specificamente nel prossimo capitolo.