Indice

Capitolo 2


Il piano per la pace nel Sahara Occidentale (1991)

 

2.1 Origine del piano
2.2 Il piano di pace del 1991
Tabella
2.3 Le critiche al piano per il referendum

2.1 Origine del piano

Durante le riunioni del 17° vertice dell'OUA a Nairobi, nel giugno 1981, il Marocco ammise, per la prima volta l'idea di organizzare un referendum nel Sahara Occidentale. Hassan II accettò, oltre al referendum, anche che la fonte per stabilire la base del corpo elettorale fosse il censimento del 1974, realizzato dalla Spagna, a condizione che l'esercito (1) e l'amministrazione marocchini rimanessero nel territorio. Questo era il frutto di vari impegni presi dall'OUA a partire dall'istituzione della commissione ad hoc (Wise Men) nel 1979 che mirava alla ricerca di una soluzione del conflitto.
L'11 novembre 1983, Pèrez de Cuèllar, ex Segretario Generale delle Nazioni Unite, dichiarò che l'ONU era disposta a collaborare con l'OUA per trovare una soluzione al conflitto fra Marocco e Polisario.
Il mese successivo (il 10 dicembre), il Vicepresidente USA, George Bush, in una visita ai paesi nordafricani, manifestò la volontà del suo paese di trovare una soluzione pacifica al conflitto nel Sahara.
Il 12 novembre 1984, l'OUA accettò la RASD (Repubblica Araba Sahrawi Democratica) come suo 51° membro, e il Marocco si ritirò dall'Organizzazione.
Nel mese d'agosto del 1988, le due parti in conflitto nel Sahara Occidentale (Marocco e Polisario), diedero il loro consenso, in via di principio, al piano delle Nazioni Unite che prevedeva: il cessate il fuoco, lo scambio di prigionieri di guerra, e lo svolgimento di un referendum in cui il popolo sahrawi era chiamato a scegliere fra l'indipendenza e l'integrazione con il Marocco.

2.2 Il Piano di pace del 1991 (Inizio pagina)

Il 27 giugno 1990, il Consiglio di Sicurezza dell'ONU approvò un piano preliminare per la creazione di una Missione delle Nazioni Unite per il Referendum nel Sahara Occidentale (MINURSO) che fu istituita ufficialmente il 29 aprile 1991 con il compito di monitorare il cessate il fuoco e organizzare il referendum.(2)
Il piano prevedeva come condizione necessaria, dopo la creazione della Missione delle Nazioni Unite per il Referendum nel Sahara Occidentale (MINURSO), il cessate il fuoco fra le due parti e subito a seguire un periodo di transizione di 24 - 26 settimane durante il quale:

Il cessate il fuoco fu realizzato il 6 settembre 1991, ma il processo per il referendum fu bloccato ai primi passi della sua applicazione, cominciando dal suo elemento sostanziale cioè dalla determinazione del corpo elettorale che ogni parte voleva scegliere secondo criteri a proprio favore.
Davanti alla flessibilità mostrata da parte delle Nazioni Unite nell'applicare le clausole del piano per il referendum, il Marocco riuscì a mettere in crisi il processo d'identificazione, infatti all'improvviso, nel 1991, il Marocco ritirò l'ammissione fatta in cui riconosceva il censimento del 1974 come base con cui determinare i votanti e presentò inoltre nuove domande per l'inscrizione di nuove categorie nella lista elettorale. Per complicare le cose diede anche inizio alla seconda "Marcia Verde": uno spostamento di massa di 35000 cittadini marocchini nel territorio del Sahara.
Secondo il Marocco si trattava proprio del ritorno di profughi sahrawi previsto dal piano di pace, sahrawi che a detta del Marocco erano stati espulsi dall'autorità spagnola durante la sua permanenza nel territorio del Sahara prima del 1975 e che si erano rifugiati in Marocco.
La questione si peggiorò ancora di più quando l'ex segretario delle Nazioni Unite, Javier Perz de Cuèllar, nel suo rapporto al Consiglio di Sicurezza, il 19 dicembre 1991, apportò nuove proposte che miravano all'allargamento del corpo elettorale che nel piano originale era determinato secondo le seguenti categorie :
a) Le persone i cui nomi figurano nel censimento aggiornato del 1974 realizzato dalla Spagna, ex amministratrice del Sahara Occidentale, che al giorno del referendum avranno compiuto 18 anni.
b) Le persone che erano residenti nel territorio come membri d'una tribù Sahrawi al momento della realizzazione del censimento del 1974, che non furono censiti.
c) I membri stretti della famiglia (padre, madre, figli) delle due categorie precedenti.

I due nuovi criteri proposti, che miravano proprio ad avvantaggiare il Marocco e che per essere verificati si accontentavano anche della sola testimonianza orale, erano i seguenti:
I. -Le persone figlie di padre di origine Sahrawi nato nel territorio .
II.-I membri di una tribù sahrawi appartenente al territorio che vi hanno vissuto per sei anni consecutivi o dodici non consecutivi prima del primo dicembre 1974.

"The Independent" britannico del 21 dicembre 1991, commentò i nuovi criteri in questo modo: "…come se uno volesse decidere il futuro dell'Irlanda del nord, dando il diritto di voto a tutti quegli americani di origine irlandese" .(4)
Il Marocco con i nuovi criteri annunciò che almeno 120000 persone sarebbero state aggiunte alla lista elettorale rispetto al conteggio precedente.
Al momento della discussione del suo rapporto al Consiglio di Sicurezza (CS), mancava solo un giorno al termine del mandato di Perez di Cuellar, quindi il CS si trovava imbarazzato: non voleva respingere l'ultimo atto del Segretario uscente, ma nello stesso tempo non poteva adottarlo data la sua faziosità rifiutata da alcuni dei suoi membri come l'Austria, la Cina, Cuba, lo Zimbabwe e l'India (5) .
Come via di uscita il Consiglio non votò le nuove proposte e chiese invece all'entrante Segretario Generale, Boutros Boutros Ghali, di preparare un nuovo rapporto sulle modalità per sbloccare il processo d'identificazione.
L'atteggiamento di Cuéllar può trovare una spiegazione nella notizia riportata dal giornale spagnolo El Mundo, il 2 febbraio1993: "Perez de Cuéllar è stato nominato vicepresidente di una filiale del consorzio marocchino ONA, legato ad Hassan II. Poco prima di lasciare la sua carica, il diplomatico ha raccomandato al Consiglio di Sicurezza di allargare il censimento del Sahara Occidentale prima dello svolgimento del referendum di autodeterminazione" (6)

Con l'arrivo di Boutros Ghali, le cose non cambiarono molto: la posizione di questo nuovo Segretario simpatizzante del Marocco nel suo conflitto contro il Polisario, era conosciuta già da quando nel 1977 era capo della diplomazia del suo paese, l'Egitto.
Durante il processo d'identificazione sorse il problema di individuare le persone appartenenti ad alcune tribù non classificate in sub-frazioni dal censimento del 1974 a causa della loro piccola dimensione, e che erano invece riunite sotto la stessa sigla pur appartenendo a tribù diverse. Si tratta delle tribù messe sotto le sigle H41, H61 e J51-52 il cui nucleo principale vive in Marocco e Mauritania e tramite le quali il Marocco voleva aggiungere migliaia di nuovi nomi alla lista elettorale [vedi tabella].
In questo contesto il Marocco spinse nuove ondate di immigrazione allo scopo di bloccare il referendum e mettere le Nazioni Unite davanti al fatto compiuto. Così nel mese di settembre 1991 iniziò appunto questa seconda "Marcia Verde" (di cui sopra). L'accaduto, verificatosi nel periodo del mandato di Perez de Cuèllar, non era stato condannato dall'UNO, quindi negli anni 1993-94 con la terza e la quarta Marcia, il numero di quelli che il Marocco voleva inserire nella lista si moltiplicò più di tre volte.
Il Piano di pace attribuì agli individui il diritto di sollecitare una richiesta per essere inclusi nella lista elettorale, ma a causa della mancata precisazione riguardo la possibilità di ripetere questa richiesta in caso di rifiuto (appello), le parti fornirono due diverse interpretazioni: per il Marocco la persona avrebbe sempre avuto il diritto di chiedere fino all'accettazione della sua domanda, mentre per il Polisario, dopo il primo rifiuto, la persona, per presentarsi di nuovo davanti alla commissione d'identificazione, avrebbe dovuto essere in possesso di nuove prove che confermassero il suo diritto di voto.
Nel 1997 venne nominato come inviato personale del Segretario Generale delle Nazioni Unite l'ex Segretario degli Affari Esteri americano James Baker, che per sbloccare il processo del referendum, organizzò vari negoziati fra le parti. Questi portarono alla conclusione dell'accordo di Houston (nel settembre 1997) con la partecipazione di due paesi osservatori, Algeria e Mauritania.
L'accordo di Houston pose le regole da seguire per la campagna elettorale, determinò la base per i votanti, programmò le date per il ritorno dei rifugiati, lo scambio di prigionieri di guerra, la liberazione dei detenuti politici e infine determinò le modalità per la riduzione delle forze delle due parti e i luoghi in cui sarebbero state stanziate .(7)
Baker in una conferenza stampa ufficiale dopo la conclusione dell'accordo dichiarò: "Tra dieci o undici mesi potrebbe essere il giorno dello scrutinio"(8) . Il rapporto del Segretario Generale del 13 novembre 1997, fissava per il 7 dicembre dell'anno successivo la data del referendum.
L'operazione d'identificazione per le tribù sulle quali vi era l'accordo delle due parti si concluse nei primi giorni di settembre 1998, e le Nazioni Unite procedettero alla ricerca di un accordo fra Marocco e Polisario per determinare la lista finale per i tre gruppi H, I e J.
Nel mese di luglio 1999 veniva pubblicata la lista provvisoria delle persone accettate a far parte del corpo elettorale, relativa alle tribù non contestate dalle parti: nella lista figurano 84251 nomi su 147249 richieste presentate alla Commissione d'Identificazione.
Con la diffusione di questa lista cominciò il processo degli appelli e nel giro di sei settimane gli uffici della Commissione d'Identificazione ricevettero circa 79000 appelli quasi tutti da parte del Marocco.(9)
Per i gruppi contestati la Commissione d'Identificazione nel dicembre 1999 accettò 2130 persone come votanti su 51220 richieste e diede inizio ai ricorsi. Successivamente, nel gennaio 2000, ricevette altri 50000 ricorsi relativi ai gruppi contestati e questo portò il numero totale degli appelli sollevati a 130000, secondo il rapporto del Segretario Generale S/2000/461.
Baker guidò vari negoziati per sbloccare la situazione in varie capitali europee, come Londra (14 maggio,28-29 giugno 2000), Ginevra (20-21 luglio 2000), Berlino (28-29 settembre 2000) .(10)
Col perpetuarsi della divergenza fra gli oppositori, le Nazioni Unite cominciarono man mano ad abbandonare il piano originale e a ricercare altre soluzioni per risolvere il conflitto. I primi segnali di questo cambiamento si rivelarono nei rapporti del Segretario Generale, che con il passare del tempo aumentò la tendenza a parlare dell'impossibilità di applicare il piano per il referendum dato il mancato accordo fra le parti. Ad esempio nel rapporto del Segretario Generale, Boutros Boutros Ghali, del 10 marzo 1994, propose al Consiglio di Sicurezza di scegliere una delle seguenti opzioni .(11)
1. Lo svolgimento del referendum per l'autodeterminazione entro dicembre 1994 a prescindere dal consenso delle due parti.
2. La sospensione di tutti i lavori del MINURSO tranne il mantenimento di alcuni osservatori militari per garantire il cessate il fuoco.
3. La continuazione dei negoziati fino alla fine del mese di giugno 1994 allo scopo di determinare una lista credibile per il referendum che sarebbe stato organizzato entro la fine dell' anno 1994.
Il Consiglio di Sicurezza optò per la terza scelta con la risoluzione n° 907 del 29 marzo 1994.
Nel mese di gennaio 1996, il Consiglio di Sicurezza minacciò le due parti dell'eventuale ritiro del MINURSO se avessero protratto la loro divergenza sul piano di pace, e quattro mesi dopo (il 29 maggio 1996), con la sua risoluzione 1056, decise una riduzione del 20% dello staff del MINURSO operativo nel Sahara Occidentale.
Infatti dal 2000 le risoluzioni del Consiglio di Sicurezza, sulla questione, parlano di soluzione politica e non più dello svolgimento del referendum (o almeno parlano di un referendum con parametri diversi di quelli del piano originale) . La più famosa di quelle vie alternative al referendum era il piano Baker che nella sua prima versione fu rifiutato completamente dal Polisario e dall'Algeria, e accettato dal Marocco. Dopo vari contatti fra le parti interessate (Fronte Polisario, Marocco, Algeria, Mauritania, Spagna, Francia e gli Stati Uniti) Baker apportò alcune modifiche al suo piano e lo ripropose alle parti, e divenne il famoso Piano Baker 2 (12) intitolato "Peace plan for self-determination of the people of Western Sahara" .
Di nuovo il Polisario rifiutò il piano perché prevedeva il diritto di voto anche per i cittadini marocchini installati sul territorio che costituivano la maggioranza della popolazione. Il Marocco invece lo accettò e accusò il Polisario di bloccare tutti gli sforzi delle Nazioni Unite, ma a questo punto improvvisamente il Polisario cambiò strategia e annunciò l'accettazione del piano Baker2, lasciando il Marocco sorpreso. Di fronte all'accettazione delle due parti, infatti le Nazioni Unite avrebbero dovuto procedere alla fase successiva, cioè l'applicazione del piano. Il Marocco, nonostante la maggior parte dei votanti del nuovo piano fossero suoi cittadini, non ha avuto il coraggio di andare incontro al referendum, quindi (dopo averlo accettato) rifiutò il Piano Baker 2, e dichiarò invece la sua disponibilità a cedere un'autonomia allargata al territorio.
Si può dire che tutti gli sforzi prestati dalle Nazioni Unite per individuare i votanti per il referendum sono state solo una perdita di risorse umane, di tempo e soldi. La questione non era dunque la difficoltà di determinare le persone aventi diritto al voto, ma la mancata volontà politica di risolvere il conflitto da parte del Marocco e dei suoi alleati, in prima linea della Francia.

Tabella (Inizio pagina)

  Totale Zone occupate(Sahara Occi.) Zone liberate e campi profughi Marocco
Mauritania L'aumento rispetto al censimento del 1974
L'aumento rispetto al censimento del 1974
Il totale delle domande 242000 85140 42300 98371 16189 181000
Di cui figurano nel censimento del 1974 61000 28000 27000 1000 5000 296.72%
Domande delle sub - frazioni delle tribù A,B,C,D,E,F e G 131730 47754 38252 37869 7863 78630
Di cui figurano nel censimento del 1974 53100 22800 25700 580 4020 148.07%

Domande del gruppo delle tribù H41,H61e J51-52.
66472 17786 1706 53590 3390 64272

Di cui figurano nel censimento del 1974
2200 1200 200 50 750 2921.45%
Domande delle altre tribù H, I e J 43798

19600

2342 16912 4936 38090
Di cui figurano nel censimento del 1974 5708 4000 1100 370 230
668.38%


La tabella porta i numeri e le percentuali delle persone che fecero domande per partecipare come votanti nel referendum rispetto al censimento del 1974 che determina la popolazione in 73497 persone.
L'autorità della Spagna attribuì a ogni tribù una lettera (A,B,C,D,E,F,G,H,I,J) e per ogni sub -frazione attribuì una sigla alfanumerica, questa ultima venne attribuita in alcuni casi anche ad un insieme di tribù i cui dimensione era molto piccolo. Le sigle per le prime sette tribù A-G : (A11 a A62, B11 a B81, C11 a C 35, D11 a D 22 , E11 a E 21 , F 11 a F 51 e G11 a G 61), mentre per H-J le più diffuse furono (H41, H61, J51-52,) sono le tribù che la loro maggioranza vive in Marocco e Mauritania . La sigla H61 comprese 17 tribù e J51-52 invece 64 tribù.


2.3 Le critiche sul piano per il referendum nel Sahara Occidentale(Inizio pagina)

Al piano delle Nazioni Unite e alle modalità seguite per metterlo in pratica, non mancarono le critiche sia da parte di studiosi (13) che di alcuni componenti della Commissione stessa del MINURSO.
Il piano per la pace previde che il Rappresentante Speciale del Segretario Generale avrebbe dovuto avere l'esclusiva responsabilità sulle materie connesse al referendum, la sua organizzazione e il suo svolgimento, ma in realtà con l'entrata in funzione del piano, il MINURSO non ha mai avuto un controllo effettivo e per muoversi è sempre stato condizionato dalla presenza dell'autorità e dell'esercito marocchini.
Per il monitoraggio del cessate il fuoco e per garantire la sicurezza, il Piano prevedeva l'invio di 1695 soldati e 300 poliziotti delle Nazioni Unite. Nonostante la presenza di 160000 soldati marocchini e nonostante il territorio sia vasto poco meno dell'Italia, di queste forze le Nazioni Unite hanno messo in campo solo 240 (14) uomini, fra militari e civili, che rappresentano solo il 12% dello staff previsto. Questo è un altro elemento insieme alla mancata precisazione delle regole per individuare i votanti, che rafforza l'impressione che le potenze che gestiscono le Nazioni Unite abbiano preparato il Piano in modo tale che non potesse essere destinato ad essere la base definitiva per la risoluzione del conflitto(15) , visto che lo svolgimento del referendum significherebbe "the winner takes all" (chi vince prende tutto). Il Piano era servito loro per fermare la guerra e trovare il tempo per cercare altre soluzioni che potessero garantire gli interessi di tutte le parti interessate eccetto il popolo sahrawi che continua a soffrire lontano dalla sua terra in campi profughi, in condizioni climatiche tra le più aride del mondo.
Il territorio continua ad essere diviso materialmente da un muro lungo 2500km costruito con pietre e cemento, protetto da filo spinato e campi minati (16) , vigilato da 160000 soldati e da sistemi sofisticati di radar. È una realtà che le Nazioni Unite, nonostante la presenza dei loro caschi blu lungo i suoi lati, non l'hanno mai denunciato, in quanto costituisce una violazione eclatante dei diritti umani: separa migliaia di famiglie da circa 30 anni, nel silenzio dei mass-media.
Il piano è rimasto vago e poco preciso a proposito del ruolo amministrativo che dovrebbe spettare alle Nazioni Unite, mentre il Marocco è rimasto l'amministratore effettivo del territorio e ha annunciato nuovi spostamenti di massa di circa 170000 marocchini da installare nel territorio contestato. Inoltre il Marocco, nonostante la presenza delle Nazioni Unite, ha organizzato il 4 settembre 1992, un referendum per le riforme costituzionali nel Marocco sul territorio, senza che l'ONU protestasse per questo, mostrando così la sua sovranità sul Sahara Occidentale.
Era anche previsto il ritorno dei rifugiati sahrawi alla loro terra, ma il piano non avev,a precisato come questi avrebbero potuto recuperare le loro proprietà abbandonate all'inizio del conflitto nel 1975/76.
Mancavano anche le garanzie contro qualsiasi eventuale episodio di repressione da parte della polizia marocchina contro i cittadini sahrawi, dato che il piano non aveva determinato come il MINURSO avrebbe dovuto agire per evitare tali situazioni. Queste garanzie sono pericolosamente assenti dal Piano, nell'eventualità della vittoria del voto pro Marocco, nei confronti dei militanti e simpatizzanti del Polisario.
Il re del Marocco voleva la presenza sul territorio dell'amministrazione e delle truppe marocchine durante il processo del referendum; non erano chiarite le modalità e il calendario per il loro ritiro nel caso in cui l'esito del referendum fosse a favore dell'indipendenza.
Inoltre il Piano delle Nazioni Unite non prevedeva nessuna procedura precisa per l'istituzione di una nuova autorità né procedure per la legittimazione di nuove strutture politiche nel caso di un voto a favore dell'indipendenza, mancanze che potrebbero portare allo scoppio di divergenze politiche nella popolazione e alla probabile strumentalizzazione di queste divergenze da parte del Marocco fino a creare una guerra civile.
Il Piano parlava di libertà di voto e di garanzie per la libertà di espressione durante la compagna elettorale del referendum, senza però chiarire come sarebbero dovute essere garantite.
Oltre a questo non erano previste sanzioni contro la parte non adempiente alle procedure accettate dalle due parti .
Forti furono anche le critiche di Frank Ruddy, ex vicepresidente del MINURSO nel periodo tra febbraio 1993 e giugno 1994. In un suo rapporto presentato davanti ai rappresentanti del Sottocomitato americano dei Dipartimenti di Giustizia, Commercio, Interno e altre Agenzie collegate. Riporto qui alcuni tratti delle sue testimonianze di cui il Segretario Generale, Boutros Ghali (17) , impedì la presentazione davanti alla Quarta Commissione delle Nazioni Unite:
" I nostri membri arabi della Commissione d'Identificazione mi hanno informato che i Sahrawi invitati all'identificazione si lamentavano (in Hassania, il dialetto arabo locale), che alcuni membri delle loro famiglie e loro amici avevano presentato richieste ai centri marocchini, ma i loro nomi non figuravano nella lista delle persone che avrebbero dovuto essere identificate, quindi il loro diritto di voto è stato negato… Altri invece erano sulla lista, ma i marocchini hanno rifiutato di caricarli sul furgoncino che li portava al centro d'identificazione ".
" Una nota esplicativa: solo a quelle persone locali che erano state accreditate dai marocchini era permessa l'entrata al centro d'identificazione del MINURSO o agli uffici delle Nazioni Unite..".
" Nessuno ha parlato ai marocchini, per quanto ne sappia, e con molto certezza il Quartiere Generale delle Nazioni Unite non era stato mai informato ".
" Molti dicevano di temere per la loro vita se i marocchini li avessero visti parlare con il personale dell'ONU..".
" Nello stesso mese, il coordinatore ufficiale del Marocco con il MINURSO, si era vantato pubblicamente davanti ad un gruppo del personale del MINURSO in un bar che bastava solo lui a decidere se il processo d'identificazione dovesse continuare o no il giorno successivo (che era già fissato) e per dimostrarlo prese il telefono (era circa mezza notte) e davanti a tutti cancellò le sessioni d'identificazione per la settimana successiva ".
" Esperti nella politica del Marocco me hanno detto che, questo paese non vuole il referendum, perché i rischi sono maggiori delle garanzie possibili e che lo statuto quo non è tanto male..'' (18) .
Penso di aver dimostrato che la mancata risoluzione del conflitto del Sahara Occidentale non è dovuta alla mancanza della legittimità della causa Sahrawi bensì alla debole se non nulla efficacia dell'intervento delle Nazioni Unite e alla presenza degli interessi delle grande potenze di cui tratterò specificamente nel prossimo capitolo.


  1. Il rientro dei militari, per la monarchia, significherebbe il ritorno degli incubi dei tentati di colpi di stato avvenuti negli anni '70.
  2. "La comunità internazionale", 1992, pp. 278-9.
  3. "Yearbook of the United Nations", vol. 45, 1991, p. 793.
  4. Felipe Briones, Sahara: cien años sin libertad, p. 98
  5. "Keesing's Ricord of World Events", vol. 37, 1991, pp. 38692-3
  6. Sul sito www.ab.es/solidarita/observatori/esp/sahara/analisi/cronologia.htm troviamo: "1 de febrero 1993: la prensa publica que el anterior Secretario General de la ONU, Pérez de Cuéllar, ha sido nombrado vicepresidente de la sociedad francesa Optorg, vinculada a ONA (empresa africana con fuerte presencia de la familia real marroquí). Pago al cambio de opiníon anterior. El Frente Polisario acusa de corrupción al ex-secretari general de la ONU".
  7. Senato della Repubblica , Servizio Studi, Ufficio ricerche nei settore della politica estera e di difesa, La questione del Sahara Occidentale, dossier n° 120, Febraio 2002, p. 119.
  8. Ibidem, p. 10.
  9. Ibidem, p. 11.
  10. Senato della Repubblica , Servizio Studi, Ufficio ricerche nei settore della politica estera e di difesa, La questione del Sahara Occidentale, dossier n° 120, Febraio 2002, pp. 10-11.
  11. "Keesing's Record of World Events", vol. 40, 1994, p. 39937
  12. vedi appendice IV, p.83
  13. Riproduzione di analisi su "Annuaire de l'Afrique du Nord", scritta dal Professore all'Università di Kassel, Werner Fur, Un Conflit Sans Solution?, vol. XL, 2002, pp. 125-127
  14. www.onu.org. Nel rapporto del Segretario Generale, S/2005/254, del 19 aprile 2005, il numero degli uomini inviati è di 233, fra militari e civile.
  15. "Annuaire de l'Afrique du Nord", cit.
  16. Ci sono circa 5 milioni di mine antiuomo.
  17. Boutros Ghali aveva anche chiesto al Sud Africa di non riconoscere la Repubblica del Sahara, giustificando la sua richiesta con il timore che tale riconoscimento avrebbe influenzato gli sforzi dell'ONU per risolvere il conflitto. ( Dalla lettera del Presidente del Sud Africa, Thabo Mbeki, al re Mohamed VI del Marocco, del 1 agosto 2004).
    In realtà lo scopo era solo di evitare una sconfitta diplomatica al Marocco.
  18. Felipe Briones, Sahara : Cien años sin libertad , 1997, pp. 118-9