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Capitolo 3

Sahara Occidentale: una chiave per la concorrenza euro - americana nel Nord Africa.

L'inizio del conflitto nel Sahara Occidentale nel 1975 avvenne in un periodo in cui la Guerra Fredda si combatteva ancora a pieno, su tutti i fronti e i conflitti internazionali erano giudicati e trattati non in concordanza con il diritto internazionale, ma in funzione degli interessi delle due superpotenze (USA, URSS) e dei loro alleati.
Gli Stati Uniti e la Francia furono entrambi gli artefici principali dell'accordo tripartito del 14 novembre 1975 fra Spagna, Marocco e Mauritania. Valery Giscard d'Estaing, il Presidente francese, e Kissinger, Segretario degli Affari Esteri americano, con il re del Marocco Hassan II, riuscirono a convincere Arias Navarro, Primo Ministro spagnolo, ad abbandonare l'idea avanzata dalla Spagna nel 1974, di organizzare un referendum per l'autodeterminazione del popolo Sahrawi, e a dividere invece il territorio fra Marocco e Mauritania. In questo modo la Spagna avrebbe continuato a godere degli interessi economici nel Sahara (un terzo dei suoi giacimenti di fosfato ed accordi privilegiati per la pesca) (1).
Gli americani, in quel momento, temevano uno Stato indipendente nel Sahara Occidentale, perché avrebbe potuto costituire una minaccia per la NATO offrendo basi militari allo schieramento socialista; e inoltre volevano allargare, attraverso le loro relazioni con il Marocco, il controllo sul mercato internazionale del fosfato di cui il territorio è molto ricco.
Per quanto riguarda invece la Francia, interessi particolari la spingevano a partecipare accanto agli USA alla ricostruzione dell'assetto dell'Africa nord - occidentale, dopo la decisione della Spagna di abbandonare il Sahara: la Francia voleva coinvolgere la Mauritania nella questione del Sahara per assicurare il riconoscimento dell'indipendenza di questo paese da parte del re del Marocco, Hassan II, (che tempo prima l'aveva rivendicato), e proprio l'accordo del 14 novembre 1975 rappresentò l'occasione per il manifestarsi di questo riconoscimento dato che il Marocco in quel momento trattò la Mauritania come pari.
La Francia temeva sempre l'ambizione del re del Marocco nei confronti della Mauritania, che costituiva (e costituisce ancora) una riserva importante di ferro necessario all'industria francese. È noto che dopo tre anni la guerra aveva messo questo paese in ginocchio, costringendolo a rivolgersi ai suoi alleati chiedendo loro protezione; così la Francia mandò i suoi aerei sofisticati di allora (Jaguar), stanziati in Senegal, per combattere le Unità militari del Polisario (Tmemichat, dicembre 1977), mentre il Marocco mandò nel 1977-78, circa 8000 soldati per proteggere le città del Nord della Mauritania, contro gli attacchi del Polisario, soldati che sono stati ritirati su richiesta della Mauritania nel Marzo 1979. (2)
La presenza delle truppe marocchine sul territorio mauritano era preoccupante per la Francia, perché temeva che diventasse un ombrello per qualsiasi tentativo da parte del Marocco di rovesciare il regime della Mauritania, appena installato dopo un colpo di Stato (il 10 luglio 1978), e che il Marocco potesse sostituirlo con un governo fantoccio. Uno scenario che, se si fosse realizzato, avrebbe portato alla fusione della Mauritania con il Regno del Marocco, progetto ispirato dalle idee d'Alal Alfasi. Per la Francia avrebbe significato la messa in pericolo dei suoi interessi in Mauritania e anche nei paesi vicini: entrambi, infatti, il Marocco e la Mauritania, erano stati domini francesi, ma la Francia avrebbe preferito comunque continuare a gestire il suo rapporto con questi paesi in modo separato, e non sarebbe stata tanto meno disposta a vedere un Marocco esteso dal mare Mediterraneo fino al confine del Senegal (3), soprattutto dopo che i vari tentativi, negli anni '70, di colpo di Stato da parte dell'esercito marocchino contro il re, Hassan II, avevano dimostrato che il regime del Marocco avrebbe potuto essere rovesciato da un momento all'altro. Quindi davanti all'incertezza del futuro politico di questo paese, una Mauritania indipendente rappresentava l'ideale per gli interessi della Francia; e dato che la Mauritania non poteva continuare la guerra, la soluzione adeguata alle esigenze francesi comprendeva la fuoriuscita della Mauritania dal conflitto, e il ritiro delle truppe marocchine. Così andarono le cose, la Francia evitò i rischi temuti, e garantì alle sue industrie il flusso del ferro dai giacimenti della Mauritania.
Per quanto riguarda la posizione della Francia circa le pretese del Marocco sul Sahara Occidentale, la sua strategia d'appoggio al Marocco si basava su: l'esclusione della presenza di uno Stato di lingua spagnolo per garantire la continuità fisica del dominio francofono; garantire gli interessi dei francesi residenti nel Marocco che gestivano una quota considerevole dell'economia di questo paese; mantenere il ruolo che il Marocco svolgeva nelle operazioni militari francesi in Africa (molteplici erano stati gli interventi nello Zaire, Benin e Guinea Equatoriale); continuare a considerare il Marocco quale ponte assolutamente necessario per qualsiasi integrazione fra Europa e Nord Africa.
Per l'Occidente, il Regno del Marocco era un paese molto importante nella strategia della NATO: la sua posizione geografica aveva all'epoca del bipolarismo un'importanza particolare perché insieme alla Spagna e alle sue isole Canarie, costituiva il "triangolo della Sicurezza" all'entrata del Mediterraneo dove operava, e opera, la Sesta Flotta.
Altri elementi a vantaggio del Marocco furono:
-   la presenza delle basi aeree americane, vitale per qualsiasi eventuale intervento del Rapid Deployment Force nel Medio Oriente.
-   la sua apertura verso Israele (4) .
-   la sua posizione nell'era della Guerra Fredda come barriera contro l'espansione del comunismo.

Queste furono le ragioni per le quali la stabilità del Regno era una priorità nelle strategie degli importanti paesi occidentali; così quando il Marocco non riuscì a resistere agli attacchi durissimi del Polisario (5) nei primi anni della guerra, Peter Duignan, esperto dell'Africa nell'influente Hoover Institution, chiese al governo americano di aiutare il Marocco sostenendo: " Gli Stati Uniti dovranno provvedere con soldi, armi e alimentari per aiutare il Marocco nella sua lotta contro il Polisario. Mantenere il Marocco ben vigilato e stabile comporta questo prezzo" (6) .
Durante la guerra contro il Polisario, il Marocco ricevette armi da USA, Francia, Belgio, Regno Unito, Spagna, Italia ed Egitto, e aiuti finanziari ed energetici dai paesi arabi quali Arabia Saudita, Emirati Arabi, Kuwait e Iraq.
Per quanto riguarda l'Unione Sovietica, la sua posizione nella regione era piuttosto debole: forniva le armi all'Algeria, e collaborava nel campo della formazione militare di questo paese, mentre le sue relazioni economiche erano per il resto poco rilevanti, in quanto gli impianti industriali algerini erano stati costruiti grazie alla collaborazione di RFT, Giappone e Stati Uniti.
Il Fronte Polisario, a differenza dagli altri movimenti di liberazione, non ha avuto legami stretti con l'URSS, nonostante la provenienza sovietica di gran parte delle armi usate dai suoi soldati, che furono ottenute indirettamente tramite altri paesi come la Libia (fino al 1984), l'Algeria e l'ex Yugoslavia (fino 1989). L'Unione Sovietica, dal lato suo invece, faceva grandi sforzi per instaurare le sue relazioni economiche e politiche con il Marocco, relazioni che riuscì a intensificare dopo il 1974, concludendo accordi di cooperazione particolari nel campo dell'importazione del fosfato, tantochè, nel 1978, il Marocco era diventato il suo primo partner in Africa (7).
Si può affermare che il Marocco, al momento dell'occupazione del Sahara Occidentale, nel novembre 1975, non temeva nessuna reazione da parte del Consiglio di Sicurezza, perché contava sull'appoggio delle potenze occidentali (Francia, USA, Regno Unito) che preferivano un Sahara controllato da un paese amico dell'Occidente, sapeva che l'URSS era interessata maggiormente ai rapporti economici con lui piuttosto che alla nuova situazione nella regione nord - africana, e che la Cina, appena insediatasi nel seggio permanente, al Consiglio di Sicurezza, sarebbe stata molto cauta non essendo pronta ad intromettersi in conflitti regionali tanto lontani dai suoi impegni geo-strategici.
Le Nazioni Unite si trovavano sotto l'influenza dell'era bipolare e questo spiega perché la Quarta Commissione delle Nazioni Unite approvò il 4 dicembre 1975, due proposte di risoluzione, una favorevole al Marocco e alla Mauritania, l'altra all'autodeterminazione per il popolo Sahrawi, l'adozione delle quali aveva raccomandato all'Assemblea Generale (8) . La prima proposta da Africa Centrale, Gabon, Gambia, Giordania, Oman, Senegal, Togo e Tunisia, dava il benvenuto all'accordo di Madrid, e invitava al rispetto del principio dell'autodeterminazione usando però il termine della "popolazione" includendo cioè anche i partecipanti alla "Marcia Verde". La seconda risoluzione che invece fu presentata da 27 paesi, richiedeva il rispetto del diritto inalienabile dell'autodeterminazione del popolo Sahrawi, riaffermava la responsabilità della Spagna come ex- amministratrice del territorio e la invitava a prendere tutte le misure necessarie che permettessero al popolo del territorio di decidere il suo futuro tramite un referendum sotto la vigilanza delle Nazioni Unite.
Il Consiglio di Sicurezza si limitò a invitare il Marocco a ritirare dal territorio del Sahara Occidentale tutti i partecipanti alla "Marcia Verde" (9) .
Durante l'era del bipolarismo, il conflitto del Sahara Occidentale quindi restava nell'agenda secondaria delle Grandi Potenze, e perciò non fu regolato nonostante la sua presenza nell'agenda delle Nazioni Unite fin dagli anni '60.
Dopo il crollo del sistema sovietico e la caduta del muro di Berlino (1989-1991), gli Stati Uniti adottarono una nuova politica che mirava al controllo di tutti gli spazi strategici possibili nel mondo. Nella prima metà degli anni '90 gli Stati Uniti erano impegnati nelle zone di tensione più importanti in base alla loro strategia: il Golfo con la questione dell'Iraq-Kuwait, i Balcani, il Corno d'Africa (guerra di Somalia) e il Medio Oriente. Ma questo non ha escluso l'estensione di nuovi piani strategici ad altre zone che non erano al centro della loro politica estera nel passato, e per la precisione in quell'Africa tradizionalmente divisa nei due domini, britannico e francese.
La Francia, dopo la fine del sistema bipolare, fu uno dei promotori principali della spinta verso l'accelerazione del processo di costruzione dell'Europa unita (10), allo scopo di farne un attore di primo piano nella scena internazionale, capace di contribuire alla pace e alla stabilità nel mondo, cioè un'Europa non intesa soltanto come zona di libero scambio.
In questo senso si possono leggere l'attuazione del partnership euromediterraneo, lanciato a Barcellona nel 1995, e l'intenzione di creare rapporti di fiducia e di buon vicinato, di incoraggiare lo sviluppo in tutto il Mediterraneo, nonché il sostegno alle iniziative dell'Unione Europea a favore dell'integrazione regionale (ad esempio tra i paesi del Maghreb).
Semplicemente la Francia non ha gradito la gestione quasi unilaterale delle questioni mondiali da parte degli Stati Uniti, e per questo sta seguendo, con la Germania, una politica(11) che, secondo le sue dichiarazioni, mira ad instaurare un ordine mondiale più equo, caratterizzato dalla presenza di un sistema multipolare fondato sulla diplomazia preventiva e sulla regolazione pacifica dei contenziosi (12).
Nel contesto della nuova politica americana, la Francia sentì la necessità di cambiare la sua politica applicata nel Continente africano: il Primo Ministro Lionel Jospin, durante una visita in Mali il 22 dicembre 1997, dichiarò che " la Francia ha l'intenzione di abbandonare il suo ruolo paternalista in Africa assunto durante gli ultimi trent'anni"(13) . Questo nuovo orientamento della politica francese divenne particolarmente urgente con l'aumento dell'attenzione americana verso l'Africa. La visita del Presidente americano, Bill Clinton, ad alcuni paesi africani (Botswana, Ghana, Ruanda, Senegal, Sud Africa e Uganda) nel marzo 1998, ha suscitato la cautela della Francia sulle nuove mosse degli Stati Uniti. Subito dopo anche il Presidente francese Jacques Chirac si è recato nel continente nero per consolidare le relazioni francoafricane e avviare la nuova politica annunciata dal Primo Ministro, Lionel Jospin, l'anno prima. Questa politica prevedeva la riduzione delle truppe francesi in Africa a 5000 soldati, la revisione della politica degli aiuti destinati ai paesi africani, e la stipulazione di contratti che riorganizzavano il flusso degli immigrati e il controllo della immigrazione illegale (14).

Il Nord Africa era uno dei luoghi nevralgici che gli Stati Uniti non avrebbero omesso dai loro piani di influenza per l'importanza, sia strategica che economica; il loro comportamento però, prima della caduta del sistema bipolare, fu un po' condizionato dai legami storici della Francia con i paesi della zona, volevano infatti evitare qualsiasi rottura nel rapporto fra i membri della NATO, che avrebbe potuto indebolirla innanzi al blocco comunista.
Quando era stato eletto Ronald Reagan alla presidenza americana, le relazioni fra Marocco e Stati Uniti si erano intensificate molto soprattutto con la creazione del Rapid Deployment Force, necessaria per la politica americana nel Medio Oriente. Così le due parti il 27 maggio 1982 conclusero un accordo di mutua difesa. Il rapporto tra Marocco e Francia aveva già conosciuto un deterioramento a causa della campagna della sinistra francese contro la repressione, condotta dalla monarchia, delle manifestazioni popolari di Casablanca nel giugno 1981(15) .Ma la scelta del Marocco di aderire all'accordo con gli USA arrivò soprattutto come reazione alla politica di F. Mitterrand che il Marocco accusava di intromettersi nei suoi affari interni in seguito alla dichiarazione fatta il 29 gennaio 1982, nella quale il presidente Mitterrand aveva affermato il suo appoggio a un negoziato diretto fra Marocco e Polisario (16)
La Francia però non poté rinunciare così facilmente ai suoi interessi in Marocco, quindi l'anno dopo il presidente Mitterrand vi si recò in una visita in cui, mettendo fine alle divergenze, reinstaurò i rapporti in modo solido e continuo, facendo della Francia il primo difensore della politica del Marocco nel Sahara Occidentale.
Gli USA, oltre alla collaborazione nel campo militare e della sicurezza per la lotta contro il terrorismo, dopo l'11 settembre 2001, soprattutto con Algeria(17) e Marocco, nei ultimi anni hanno lanciato una politica che mira all'apertura dei mercati del Maghreb ai prodotti americani, all'aumento del volume degli investimenti delle imprese petrolifere americane in Algeria e Libia (recentemente), e addirittura alla ricerca del petrolio nel territorio conteso fra Marocco e Fronte Polisario. Due imprese petrolifere infatti, TotalFinalElf (Francia) e Keer-McGee (USA) hanno cominciato la ricerca del petrolio nel territorio del Sahara Occidentale occupato dal Marocco. Le Nazione Unite hanno sollevato la questione al Sottosegretario Generale per le questioni legali, Hans Corell, che ha risposto in una lettera al Consiglio di Sicurezza il 5 febbraio 2002, affermando l'illegalità di questa esplorazione in un territorio contestato senza il consenso della popolazione locale, e negando al Marocco la possibilità di concedere licenze per l'estrazione del petrolio. Era ovvio che il Marocco cercava di complicare la soluzione del conflitto coinvolgendo sia gli USA che la Francia nello sfruttamento della ricchezza del Sahara (18).
" Non c'è amico né nemico per sempre ", sembrerebbe che questa sia una delle regole che hanno dominato le relazioni internazionali dopo il crollo del sistema bipolare. Nessuno avrebbe potuto immaginare che il Vietnam e gli Stati Uniti avrebbero instaurato rapporti diplomatici normali, dopo quella lunga ostilità dovuta alla guerra tremenda negli anni '70, come nessuno avrebbe pensato di vedere gli USA rimuovere con la forza il regime di Saddam Hussen, l'amico di una volta, e la stessa cosa vale per il modificarsi dei rapporti fra Libia e paesi dell'Occidente (19).
Il Governo francese, vedendo i suoi interessi minacciati nelle zone che aveva sempre considerato dominio riservato (perché ex colonie), ha espresso il suo dissenso in modo chiaro in occasione della conclusione dell'accordo commerciale, nel gennaio 2003, fra Stati Uniti e Marocco, quando il ministro delegato per il commercio estero, Francois Loos, ha avvertito che questo accordo sarebbe stato incompatibile con i legami economici tra Regno del Marocco e UE (20).
Bernard Ravenel, esperto nelle questioni mediterranee, scrive: "Questa concorrenza fra Francia e Stati Uniti per il Marocco non presenta che un aspetto di una competizione più generale che si estende a tutta l'Africa. Il Marocco tende a diventare con la Costa d'Avorio e il Camerun una delle zone più calde del confronto severo tra la Francia e gli Stati Uniti per il controllo dei mercati africani "(21) .
Perciò si può dire che la Francia, e quindi anche l'Europa, si sono messe in una posizione che potrebbe condurle allo scontro, non necessariamente bellico, con gli Stati Uniti .
A questo punto, gli Stati Uniti hanno fatto i loro conti riguardo la regione del Nord Africa e hanno dedotto che la modalità di risoluzione del conflitto nel Sahara Occidentale potrebbe essere decisiva per i loro interessi futuri.
Gli Stati Uniti, che nel 1975 furono tra i principali alleati di Re Hassan II e i promotori insieme alla Francia dell'occupazione del Sahara Occidentale(22) da parte del Marocco, senza però riconoscergli la sovranità sul territorio (come nessun altro Stato, del resto gliela riconosce), ora, coerentemente con i loro interessi, per risolvere il conflitto sostengono la necessità di applicare le risoluzioni delle Nazioni Unite, di rispettare il diritto di autodeterminazione dei popoli, sancito nella risoluzione storica 1514 (XV) del 1960, e di organizzare un referendum in concordanza con le risoluzioni dell'ONU .
La possibilità per il popolo sahrawi di decidere in modo democratico e trasparente il suo futuro in armonia con le regole internazionali, rappresenta la soluzione meno imbarazzante per gli USA nei confronti del loro amico storico, il Marocco (23), in quanto si limitano a chiedere solo il rispetto delle risoluzioni delle Nazioni Unite.
In realtà gli USA non vogliono abbandonare il Marocco, ma stanno cercando una soluzione che possa conciliare i loro interessi con tutte le parti coinvolte in modo diretto o indiretto nel conflitto, specialmente con l'Algeria, principale sostenitore del Polisario, con la quale il volume degli scambi commerciali è aumentato più che con qualsiasi altro paese del Maghreb. Inoltre gli USA stanno anche valutando eventuali possibili vantaggi di uno Stato indipendente nel Sahara Occidentale, senza per questo perdere quelli esistenti con il Marocco. Quest'ultimo rimane sempre importante per loro perché è considerato il promotore del dialogo fra i paesi arabi e Israele, e perché la presenza di una minoranza ebraica, tollerata in Marocco, ha valore per la lobby ebraica degli Stati Uniti.
La nomina (24) dell'ex Segretario degli Affari Esteri americano James Baker III nel 1997, come Inviato Personale del Segretario Generale delle Nazioni Unite per la questione del Sahara Occidentale, dimostrò l'importanza che gli americani attribuiscono alla regione del Nord Africa.
La Francia invece vede in una soluzione del genere una minaccia ai suoi interessi: un referendum libero e trasparente per il popolo sahrawi porterà sicuramente alla creazione di uno Stato indipendente nel Sahara, con l'uso di una lingua diversa da quella francese (lo spagnolo), a fianco di un'Algeria considerata sempre un paese ribelle nei riguardi della politica francese e che potrebbe essere più forte se il nuovo stato gli concedesse la possibilità d'accesso all'Oceano Atlantico. Al contrario, se il Marocco riuscisse a integrare il territorio, questo garantirebbe alla Francia una continuità del "dominio francofono", chiuderebbe il cerchio intorno all'Algeria e condizionerebbe il rapporto di quest'ultima con l'estero.
La politica della Francia nei confronti all'Algeria negli anni passati, provocò alla prima perdite enormi: davanti all'intransigenza della politica francese, l'Algeria si è rivolta agli Stati Uniti come essenziale partner economico, e siccome la Francia aveva perso le sue quote di petrolio che gestiva in Iraq prima dell'ultimo intervento americano, ha cercato di riprendere i suoi rapporti con l'Algeria che si è trovata nella condizione favorevole di negoziare da una posizione forte.
La Spagna, ex amministratrice del territorio, è in una situazione scomoda con il Marocco riguardo la questione del Sahara: da una parte il Marocco fa pressione sulla Spagna strumentalizzando la questione di Ceata e Melilla, la tendenza separatista delle Isole delle Canarie (la Spagna teme un sostegno marocchino ai separatisti), e il peso che riveste nell'economia spagnola la pesca sulle coste marocchine; mentre dall'altra parte, il Governo sta sotto la pressione dell'opinione pubblica spagnola favorevole alla causa del popolo sahrawi, e questo giustifica la sua posizione ambigua che oscilla fra il sostegno al Marocco e l'affermazione di essere favorevole a una soluzione che rispetti le risoluzione delle Nazioni Unite.
Accanto all'attuale potenza dominante, gli USA, due nuove forze economiche gigantesche stanno conquistando quote enormi nei mercati mondiali e con il passare del tempo, grazie al loro peso economico, avranno anche sicuramente un ruolo nella politica mondiale. Si tratta di Cina e India. Davanti ad uno scenario del genere l'Europa, che ora ha la sensazione di essere esclusa da qualsiasi ruolo importante nella politica mondiale, sarebbe del tutto emarginata in futuro se rimanesse chiusa in se stessa.
La necessità e l'emergenza potrebbero spingere l'Europa a cercare nuovi alleati che, insieme, potrebbero giocare un ruolo importante nell'equilibrio mondiale, e per ragioni varie (geografiche, storiche, culturali, strategiche) il futuro la obbligherebbe ad avvicinarsi ai paesi arabi, musulmani e africani, per poter affrontare le sfide che verranno.
L'iniziativa presentata da Zapatero, Primo Ministro Spagnolo, alla riunione della Lega Araba ad Algeri, fra il 22 e il 23 marzo 2005, che porta il nome di "Dialogo fra le Civiltà"(25) , non è altro che un invito mascherato rivolto proprio a questi paesi dalla Comunità Europea.
I paesi del Nord Africa sono molto importanti per l'Europa, sia da un punto di vista economico che per ragioni di sicurezza, quindi la stabilità di questa zona costituisce un elemento vitale per il presente e il futuro dell'Europa. Però i piani della futura strategia americana, per garantire il flusso di petrolio, prevedono l'installazione di basi militari anche in questi paesi: un elenco di dodici paesi che hanno il petrolio o sono situati a ridosso di grandi oleodotti o lungo le rotte dei rifornimenti e che sono nel mirino della strategia americana. Fra questi figurano i seguenti Stati africani: Algeria, Camerun, Gabon, Sao Tomi e Principe e Tunisia (26).
Le previsioni del dipartimento americano dell'energia indicano che entro il 2025 le zone di Golfo, Africa, e America Latina produrranno circa il 61% del prodotto mondiale, quindi saranno sicuramente oggetto della strategia americana che è sempre disposta a far di tutto pur di garantire il flusso dell'oro nero (27) .
La questione del Sahara Occidentale rimane uno degli principali elementi che destabilizzano la zona del Maghreb e impediscono l'integrazione regionale fra i suoi paesi.
La Comunità Europea è sempre (eccetto la Francia) a favore di una soluzione accettata dalle due parti che rispetti il principio di autodeterminazione del popolo sahrawi (28). L'Europa però non è mai arrivata al punto di prendere iniziative che potessero obbligare le parti a trovare una soluzione al conflitto, e i motivi sono tanti:
-  l'esistenza di legami economici e turistici consistenti col Marocco.
-  per alcuni paesi europei come Gran Bretagna, Francia e Spagna, ragioni di politica interna hanno impedito loro di tenere una posizione ferma a favore dell'autodeterminazione del popolo sahrawi. Quindi,    per evitare qualsiasi incentivo ai movimenti che chiedono l'indipendenza in Irlanda del Nord, Costarica, Paesi Baschi (29) , questi Stati hanno preferito mantenere la situazione del Sahara occidentale come è,   oppure adottare una posizione piuttosto ambigua e comunque favorevole al Marocco.

Ultimamente Francia e Spagna, i paesi dell'Europa più interessati alla questione, hanno preso un'iniziativa finalizzata alla ricerca di una soluzione del conflitto e hanno invitato a partecipare anche l'Algeria e il Marocco (Incontro dei Quattro). Tale tentativo è fallito a causa del rifiuto dell'Algeria a partecipare, motivato dal fatto che i promotori avessero escluso una dalle parti direttamente implicate nel conflitto, cioè il Polisario, a cui le Nazioni Unite hanno sempre fatto riferimento come portavoce del popolo Sahrawi. Un'iniziativa miope condizionata dall'egoismo dei suoi sponsor.
I paesi del Nord Africa sono molto importanti per l'Europa per la fornitura del petrolio e del gas che provengono da Algeria e Libia, anche per l'offerta di mano d'opera, e perché nello stesso tempo costituiscono una frontiera di sicurezza. Quindi la stabilità della zona dovrebbe essere una priorità per l'Europa.
Davanti alla concorrenza mondiale, l'Europa dovrebbe capire che questi paesi sono nella condizione di valutare le offerte migliori che i colossi in concorrenza sono disposti a concedere, e per questo dovrebbe fare sforzi verso questi paesi:
-    dare un contributo enorme per la stabilità politica della regione, tramite:

1. L'incoraggiamento di un processo vero per la democratizzazione di tutti i paesi componenti la zona, evitando l'esportazione forzata dei modelli che non combaciano con i loro valori culturali e religiosi, affinchè non si dia l'impressione che si tratti solo di un'invasione culturale;
2. L'incoraggiamento del processo di integrazione regionale del Maghreb, che richiede inevitabilmente la soluzione del problema del Sahara Occidentale, una soluzione che dovrebbe essere definitiva e giusta, secondo le norme del diritto internazionale, e nel rispetto delle risoluzioni delle Nazioni Unite.
-    Contribuire allo sviluppo economico di questi paesi, e facilitare loro l'accesso alla tecnologia, che potrebbe anche risolvere il problema dell'immigrazione illegale verso l'Europa.
-    Cercare di creare un rapporto volto alla mutua cooperazione, eliminando l'idea che questi paesi siano solo come fonti di materie prime.
-    Questi paesi a loro volta devono:
-    Accelerare il processo di democratizzazione, creando le condizioni migliori per garantire la libertà d'espressione e il rispetto dei diritti umani. Inoltre adeguare le leggi interne in modo che garantiscano la possibilità e la sicurezza per le imprese e le persone straniere che vogliono investire nei loro paesi.
Collaborare con l'Europa nel campo della sicurezza (lotta contro il terrorismo, traffico della droga, immigrazione illegale..).

 

 

 

 

 

  1. In realtà i contenuti segreti dell'accordo di Madrid non sono stati pubblicati, ma probabilmente la Spagna cedette il Sahara Occidentale al re del Marocco Hassan II, in cambio della rinuncia dalle sue rivendicazioni su Ceuta e Melilla, le due città nel Nord del Marocco sotto dominio della Spagna.
  2. "Keesing's Contemporary archives", vol. XXV, 1979, p. 29566.
  3. Bernard Ravenel, esperto nelle questioni mediterranee nel suo libro Mèditerranèe Le Nord contre le Sud?, p. 88, scrive:" Mais la preservation de l'hègèmonie française dans cette règion suppose, en même temps, que ne s'y constitue une puisance cabable de modifier l'èquilibre règional, ce qui diminuirait les possibiliès d'action de la France de maintenir le statu quo et d'agir en sorte qu'entre l'Algerie et Maroc ne se produise pas un dèsèquilibre des forces, en faveur de l'un ou de l'autre".
  4. Hassan II fu il primo che invitò ad un "matrimonio fra il capitale arabo e la genialità israeliana".
  5. Le più famose battaglie furono Libeyrat 1979, Mahbes (ottobre 1979), Ouarkziz (marzo 1980), Guelta (ottobre 1982), Izaq (ottobre 1984).
  6. Werner Ruf , Sahara Occidental:Un Conflit Sans Solution?, "Annuaire de l'Afrique du Nord", Vol. XL, 2002, pp.125-127.
  7. Elsa Assidon , Sahara Occidental: un enjeu pour le nord ouest africain, p. 135.
  8. "Yearbook of United Nations", 1975, vol. 29, pp. 802-03.
  9. "Yearbook of United Nations", 1975, vol. 29, p. 187: Risoluzione 380 (1975) del Consiglio di Sicurezza adottato il 6 novembre 1975.
  10. Il referendum del 29 maggio 2005 in Francia, che ha visto vincente il " no" alla Costituzione Europea, non ha confermato la volontà di creare quell' Europa tanto sognata.
  11. Jean-Bernard Mèrimée, (l'ambasciatore della Francia in Italia), La Francia e la Politica Estera, "Affari Esteri", anno XXVIII- n°112, ottobre 1996.
  12. Si ricorda il tentativo di Francia e Germania di evitare la guerra in Iraq nel 2003, e le loro proposte di dare il tempo sufficiente ai gruppi di UNMOVIC e di aumentare il numero degli ispettori per la ricerca delle armi di distruzione di massa in Iraq.
  13. "Keesing's Record of World Events", dicembre 1997, vol. 43, pp. 41971 .
  14. "Keesing's Record of World Eventes", vol. 43, anno 1997, p. 41971.
  15. Bernard Ravenel , Mèditerranèe Le Nord contre le Sud?,cit., p. 88-89.
  16. www.ab.es/solidarita/observatori/asp/shara/analisi/cronologia.htm
  17. "Keesing's…", cit., dicembre 2002: "Il 10 dicembre 2002, William Burns, Segretario Assistente dello Stato americano annunciò che il suo governo stava preparando una proposta di legge da presentare al Congresso, che autorizzava la vendita delle armi all'Algeria. E aggiunse che "USA hanno molto da imparare dall'Algeria nelle modalità di lotta al Terrorismo"".
  18. "Keesing's Record of World Eventes", vol. 48, febbraio 2002, p.44649.
  19. "Keesing's Record of World Eventes", vol. 49, 2003,p. 45764. Per quanto riguarda la Libia la svolta c'è stata il 19 dicembre 2003, quando gli Stati Uniti e la Gran Britanna hanno dichiarato il raggiungimento di un accordo con la Libia che permetteva di eliminare le sue armi di distruzione di massa.
  20. "Keesing's …", cit., gennaio 2003, p. 45220.
  21. Bernard Ravenel, Mèditerranèe Le Nord contre le Sud?, 1990, p. 92.
  22. Loris Gallico, in un articolo su Affari Esteri, scrive:" Perché la soluzione a patto a tre era voluto dagli Stati Uniti, che attraverso il Marocco intendono allungare la mano sui fosfati del Sahara e preferiscono sostenere le ragione di una monarchia piuttosto che correre il rischio di rigimi indipendenti, eventualmente aperti all'influenza del mondo socialista, e in particolare della vicina Algeria".
  23. Il rapporto fra il Marocco e USA risale al periodo della creazione delle Stati Uniti nel 1776.
  24. "Keesing's Record of World Events", 1997, vol. 43, p. 41568.
  25. www.elkhabar.com
  26. Gli altri paesi sono Azerbaigian, Iraq, Kazakistan, Kuwait, Qatar e Romania. Dal settimanale "Internazionale", del 20/26 maggio 2005, n° 591, anno 12, p. 33.
  27. Il presidente americano Jimmy Carter, nel 1980 promise che il flusso del petrolio proveniente dal Golfo Persiano sarebbe stato garantito "con tutti i mezzi necessari, compresa la forza".
  28. l'ultima risoluzione del Parlamento europeo nel 2005, sulla questione del Sahara Occidentale, ha confermato questa posizione.
  29. Iric Jenson, l'ex Inviato Speciale delle Nazioni Unite nel Sahara Occidentale e l'ex Vicepresidente della Commissione dell'Identificazione, nonostante la sua cautela, in un'intervista con l'emittente araba Al Jazeera il 2 aprile 2005 ha accennato a queste analisi. C'è da dire però che la situazione di questi movimenti indipendentisti europei non può essere paragonata al caso del Sahara occidentale che storicamente non ha mai fatto parte del Marocco.