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Conclusione


Dopo la fine della Guerra Fredda e l'inizio del processo di democratizzazione in vari paesi dell'Europa Orientale e in alcuni paesi del Terzo Mondo, è aumentata anche la speranza di risolvere i conflitti sulla base della legalità internazionale. La modalità con la quale ha reagito la società internazionale contro l'invasione del Kuwait da parte di Saddam Hussein (1990), e la soluzione del problema di Timor Est (1999), hanno dato la speranza al popolo sahrawi che arrivasse il giorno in cui potesse decidere del suo avvenire. Però dodici anni di presenza delle Nazioni Unite (dal 1991) nel territorio, per organizzare un referendum per l'autodeterminazione, hanno deluso questo popolo. L'ONU non può fare un passo senza entrare nel gioco degli interessi delle grandi potenze interessate alla zona del Nord Africa.
Il popolo sahrawi dopo aver subito le conseguenze della Guerra Fredda, sta ora facendo anche i conti con la rivalità e le ambizioni di varie parti che, per determinare il loro futuro equilibrio, non sono disposte a lasciare alcuno spazio geografico, soprattutto se il suo sottosuolo è ricco di materie prime o la sua posizione è strategica.
Data la complessità delle relazioni internazionali, è impossibile stabilire quali saranno gli orientamenti futuri per la soluzione del conflitto. Se si sceglierà la via della legalità internazionale, il contributo dell'Europa sarà essenziale e saranno garantiti anche i suoi interessi aggiungendo un tassello al processo di integrazione dei paesi del Mediterraneo. In questo Francia e Spagna hanno un ruolo decisivo.
Ad ogni modo, la situazione di stallo non può durare per sempre. I sahrawi finora hanno dimostrato una pazienza enorme nell'attesa di una soluzione pacifica del conflitto, un conflitto in corso da più di trent'anni, ma non è esclusa la possibilità che riprendano le armi se i loro sforzi per la pace restassero vani ancora a lungo. Inoltre la situazione interna del Marocco, non dà garanzie di stabilità e anche il mantenimento dell'esercito nel territorio occupato del Sahara ha un peso enorme sulla sua economia fragile.
L'aspetto umanitario non è affatto trascurabile, il conflitto coinvolge drammaticamente: circa centottantamila profughi sahrawi che vivono nel deserto algerino in precarie condizioni climatiche e materiali; la sorte dei prigionieri di guerra; i detenuti politici sahrawi in Marocco, di cui il Marocco nega la presenza; le famiglie rimaste nei territori occupati dai marocchini segregate dal muro lontano dai loro familiari.