Nel 1956, il fondatore del Partito dell'Indipendenza marocchino (Istighlal),
Alal Alfasi, lanciò (il 19 giugno) durante un discorso pubblico, l'idea
di creare il "Grande Marocco" dichiarando:
" Il Marocco è indipendente, ma non è completamente unificato;
i marocchini continueranno a lottare finché otterranno l'indipendenza
di tutte le parti del Marocco, finché il Sahara sotto influenza spagnola
ed il Sahara sotto influenza francese saranno liberati, finché i territori
dei quali si è impadronito il colonialismo: Tinduf, Colomb-Bechar, Tuat,
Kenadsa e la Mauritania ritorneranno al Regno sceriffiano. Il Marocco, fratelli,
a sud ha come limite Saint Louis del Senegal ".
Questo discorso si trasformò in una dottrina politica adottata dai sovrani
del Regno del Marocco, ed è servita loro per la stabilizzazione dei problemi
interni della monarchia, creandone altri esterni attorno ai quali mobilitare
l'opinione popolare, reprimendo così l'opposizione; fino ad oggi le popolazioni
del Nord Africa ne hanno pagato le conseguenze:
Questa occupazione trasformò il processo di decolonizzazione del territorio
in un nuovo colonialismo espansionista contro la volontà della popolazione
locale, e in deroga a tutte le risoluzioni delle Nazioni Unite, che dal 1963
chiedono, prima alla Spagna e poi al Marocco, di dare la possibilità
al popolo sahrawi di decidere del suo avvenire in modo libero e trasparente.
Il nuovo colonialismo, ha provocato una situazione umanitaria molto grave per
centinaia di migliaia di sahrawi, obbligati all'esilio nel territorio algerino,
in condizioni climatiche molto aride, dove la popolazione da trent'anni, per
vivere dipende completamente dagli aiuti umanitari, mentre il territorio è
diviso da un muro vigilato da 160000 soldati, dotato di sistemi radar sofisticati
che si estendono lungo tutto il muro (2500 km).
Il mantenimento di questo muro è costato al Marocco spese enormi che,
se fossero state impiegate nell'economia del paese avrebbero migliorato la vita
di migliaia di marocchini, risparmiandoli all'immigrazione clandestina che provoca
la morte di decine di persone ogni mese (le barche della morte).
La questione del Sahara, dal 1963, è stata sempre presente nell'agenda
delle Nazioni Unite, ma i suoi interventi sono stati sempre inefficaci, o sotto
l'influenza della Guerra Fredda, o seguendo la volontà dei paesi influenti
nel Consiglio di Sicurezza che hanno interessi molto forti nella regione (USA,
Francia).
Dal 1991 le Nazioni Unite sono presenti nel Sahara Occidentale, per il monitoraggio
del cessate il fuoco fra Marocco e Polisario, e per organizzare un referendum
che decida il futuro di questa territorio, cioè che scelga fra l'integrazione
con il Marocco e l'indipendenza, con l'adozione del Piano per la pace e l'istituzione
della missione delle Nazioni Unite per il Referendum nel Sahara Occidentale,
MINURSO.
La complicità e l'inconciliabilità degli obiettivi delle parti
interessate (Fronte Polisario, Marocco, Algeria, Spagna, Francia e USA) hanno
costituito ostacoli veri che hanno impedito lo svolgimento del referendum. Il
mancato svolgimento del referendum è stato giustificato da Marocco e
dall'ONU dall'impossibilità di individuare il corpo elettorale che avrebbe
dovuto votare per decidere lo statuto futuro del Sahara Occidentale, ma gli
ultimi sviluppi del processo di pacificazione ad opera delle Nazioni Unite,
hanno dimostrato l'infondatezza di questa giustificazione: l'ultimo Piano di
pace (Piano Baker 2) (3) dal nome del suo redattore James
Baker III, prevedeva l'attribuzione del diritto di voto anche ai coloni marocchini
presenti sul territorio, in altre parole si tratterebbe di svolgere il referendum
in condizioni demografiche in cui i marocchini sono la maggioranza. Nonostante
ciò, il Marocco ha rifiutato il Piano Baker 2.
Data la natura della lotta del popolo sahrawi, che non ha mai fatto ricorso
ad alcun tipo di terrorismo o violenza contro i civili dell'avversario, né
ha legami con alcun tipo d'integralismo religioso o politico che sia, penso
che la maggioranza dei paesi del mondo, compresa l'Europa (4),
in sostanza non si oppongano alla creazione di uno Stato nel Sahara Occidentale.
Il problema però sta nella paura che ha l'Occidente in generale per il
futuro del regime del Marocco nel caso in cui perdesse la partita del Sahara:
l'attuale regime, visto dall'Occidente come esempio di regime moderato (!!!),
essendo stato sempre legato all'Occidente durante e dopo la Guerra Fredda, è
preferibile, in favore della continuità, rispetto a qualsiasi altro ignoto
regime che potrebbe giungere al potere, data la presenza dei movimenti di natura
integralista in questo paese.
Credo che questo timore sia infondato, piuttosto il sostegno al Marocco significa
sostegno ad un regime repressivo, che è tra l'altro all'origine dell'aumento
dei movimenti integralisti stessi, e inoltre nessuna stabilità è
possibile fuori dalla legittimità internazionale. Sarebbe meglio convincere
un paese amico a rispettare la legalità internazionale, che trovare una
soluzione che lasci la questione pericolosamente aperta.
La risoluzione del conflitto nel Sahara occidentale rimane la chiave principale
per qualsiasi successo di collaborazione fra l'Europa e il Nord Africa.