Indice

Introduzione


Nel 1956, il fondatore del Partito dell'Indipendenza marocchino (Istighlal), Alal Alfasi, lanciò (il 19 giugno) durante un discorso pubblico, l'idea di creare il "Grande Marocco" dichiarando:
" Il Marocco è indipendente, ma non è completamente unificato; i marocchini continueranno a lottare finché otterranno l'indipendenza di tutte le parti del Marocco, finché il Sahara sotto influenza spagnola ed il Sahara sotto influenza francese saranno liberati, finché i territori dei quali si è impadronito il colonialismo: Tinduf, Colomb-Bechar, Tuat, Kenadsa e la Mauritania ritorneranno al Regno sceriffiano. Il Marocco, fratelli, a sud ha come limite Saint Louis del Senegal ".
Questo discorso si trasformò in una dottrina politica adottata dai sovrani del Regno del Marocco, ed è servita loro per la stabilizzazione dei problemi interni della monarchia, creandone altri esterni attorno ai quali mobilitare l'opinione popolare, reprimendo così l'opposizione; fino ad oggi le popolazioni del Nord Africa ne hanno pagato le conseguenze:

  1. di politica interna: le rivolte dell'esercito contro il re dove tre tentativi contro il regime ebbero luogo negli anni 1971-72, e la mobilitazione delle masse marocchine.
  2. di Guerra Fredda: il Marocco nell'era del bipolarismo era alleato dell'Occidente il quale temeva la presenza di uno Stato nel Sahara amico dei paesi rivoluzionari (Algeria e Libia) legati al blocco socialista, che avrebbe potuto minacciare la NATO data la vicinanza del Territorio alle isole Canarie.
  3. di interessi economici: il territorio del Sahara è molto ricco di fosfati che avrebbero permesso al Marocco di ottenere una sorta di monopolio mondiale sulle esportazioni del minerale. Inoltre la presenza di circa 1500 km costieri sull'Oceano Atlantico tra le più pescose del Mondo.
  4. di competizione regionale: dato la natura diversa del regime del Marocco (Monarchico alleato all'Occidente) e quello dell'Algeria (Repubblica socialista) nasceva una rivalità politica e militare in cui il Marocco era visto dall'Occidente come barriera contro l'espansione del comunismo.


Questa occupazione trasformò il processo di decolonizzazione del territorio in un nuovo colonialismo espansionista contro la volontà della popolazione locale, e in deroga a tutte le risoluzioni delle Nazioni Unite, che dal 1963 chiedono, prima alla Spagna e poi al Marocco, di dare la possibilità al popolo sahrawi di decidere del suo avvenire in modo libero e trasparente.
Il nuovo colonialismo, ha provocato una situazione umanitaria molto grave per centinaia di migliaia di sahrawi, obbligati all'esilio nel territorio algerino, in condizioni climatiche molto aride, dove la popolazione da trent'anni, per vivere dipende completamente dagli aiuti umanitari, mentre il territorio è diviso da un muro vigilato da 160000 soldati, dotato di sistemi radar sofisticati che si estendono lungo tutto il muro (2500 km).
Il mantenimento di questo muro è costato al Marocco spese enormi che, se fossero state impiegate nell'economia del paese avrebbero migliorato la vita di migliaia di marocchini, risparmiandoli all'immigrazione clandestina che provoca la morte di decine di persone ogni mese (le barche della morte).
La questione del Sahara, dal 1963, è stata sempre presente nell'agenda delle Nazioni Unite, ma i suoi interventi sono stati sempre inefficaci, o sotto l'influenza della Guerra Fredda, o seguendo la volontà dei paesi influenti nel Consiglio di Sicurezza che hanno interessi molto forti nella regione (USA, Francia).
Dal 1991 le Nazioni Unite sono presenti nel Sahara Occidentale, per il monitoraggio del cessate il fuoco fra Marocco e Polisario, e per organizzare un referendum che decida il futuro di questa territorio, cioè che scelga fra l'integrazione con il Marocco e l'indipendenza, con l'adozione del Piano per la pace e l'istituzione della missione delle Nazioni Unite per il Referendum nel Sahara Occidentale, MINURSO.
La complicità e l'inconciliabilità degli obiettivi delle parti interessate (Fronte Polisario, Marocco, Algeria, Spagna, Francia e USA) hanno costituito ostacoli veri che hanno impedito lo svolgimento del referendum. Il mancato svolgimento del referendum è stato giustificato da Marocco e dall'ONU dall'impossibilità di individuare il corpo elettorale che avrebbe dovuto votare per decidere lo statuto futuro del Sahara Occidentale, ma gli ultimi sviluppi del processo di pacificazione ad opera delle Nazioni Unite, hanno dimostrato l'infondatezza di questa giustificazione: l'ultimo Piano di pace (Piano Baker 2) (3) dal nome del suo redattore James Baker III, prevedeva l'attribuzione del diritto di voto anche ai coloni marocchini presenti sul territorio, in altre parole si tratterebbe di svolgere il referendum in condizioni demografiche in cui i marocchini sono la maggioranza. Nonostante ciò, il Marocco ha rifiutato il Piano Baker 2.
Data la natura della lotta del popolo sahrawi, che non ha mai fatto ricorso ad alcun tipo di terrorismo o violenza contro i civili dell'avversario, né ha legami con alcun tipo d'integralismo religioso o politico che sia, penso che la maggioranza dei paesi del mondo, compresa l'Europa (4), in sostanza non si oppongano alla creazione di uno Stato nel Sahara Occidentale. Il problema però sta nella paura che ha l'Occidente in generale per il futuro del regime del Marocco nel caso in cui perdesse la partita del Sahara: l'attuale regime, visto dall'Occidente come esempio di regime moderato (!!!), essendo stato sempre legato all'Occidente durante e dopo la Guerra Fredda, è preferibile, in favore della continuità, rispetto a qualsiasi altro ignoto regime che potrebbe giungere al potere, data la presenza dei movimenti di natura integralista in questo paese.
Credo che questo timore sia infondato, piuttosto il sostegno al Marocco significa sostegno ad un regime repressivo, che è tra l'altro all'origine dell'aumento dei movimenti integralisti stessi, e inoltre nessuna stabilità è possibile fuori dalla legittimità internazionale. Sarebbe meglio convincere un paese amico a rispettare la legalità internazionale, che trovare una soluzione che lasci la questione pericolosamente aperta.
La risoluzione del conflitto nel Sahara occidentale rimane la chiave principale per qualsiasi successo di collaborazione fra l'Europa e il Nord Africa.

 

 

  1. Andreina Francisi, La controversia per il Sahara occidentale (1956-1975), "Politica Internazionale", n°9, 1978, p. 76.
  2. Ibidem, p.84.
  3. Vedi appendice numero IV, p.83
  4. Fatta eccezione per quei paesi che temono di creare un precedente rispetto alle richieste d'indipendenza e di secessione che li coinvolgono nei loro stessi territori (Gran Bretagna: Irlanda del Nord, Spagna : Paesi Baschi, Francia: Costarica)